SALMI BIBLICI: “NISI DOMINUS ÆDIFICAVERIT DOMUM” (CXXVI)

SALMO 126: “NISI DOMINUS ÆDIFICAVERIT DOMUM”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS. 

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME TROISIÈME (III)

PARIS – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 126 

Canticum graduum Salomonis.

[1] Nisi Dominus ædificaverit domum,

in vanum laboraverunt qui ædificant eam. Nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam.

[2] Vanum est vobis ante lucem surgere: surgite postquam sederitis, qui manducatis panem doloris. Cum dederit dilectis suis somnum,

[3] ecce hæreditas Domini, filii; merces, fructus ventris.

[4] Sicut sagittæ in manu potentis, ita filii excussorum.

[5] Beatus vir qui implevit desiderium suum ex ipsis: non confundetur cum loquetur inimicis suis in porta.

[Vecchio Testamento Secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO CXXVI.

Esortazione attribuita a Salomone, che edificò il tempio e amplificò la città, e diretta a colui che dovea riedificare, dopo il ritorno dalla cattività, tempio e città. L’esortazione è anche ai fedeli, che han da edificare colle buone opere il tempio a Dio in loro stessi, e la celeste Gerusalemme por sé stessi.

Cantico dei gradi. Di Salomone.

1. Se il Signore non edifica egli la casa, invano si affaticano quelli che la edificano (1).

2. Se il Signore non sarà egli il custode della città, indarno veglia colui che la custodisce.

3. È cosa inutile a voi il levarvi prima del giorno: levatevi dopo che avrete riposato, voi che mangiate pan di dolore.

4. Quando egli ai suoi diletti avrà dato il sonno, ecco dal Signore l’eredità, i figliuoli, il lucro, i parti.

5. Qual saette nella mano d’uomo possente, così sono i figliuoli dei tribolati.

6. Reato l’uomo, il cui desiderio riguardo ad essi è adempiuto: ei non sarà svergognato, quando avrà da parlare coi suoi nemici alla porta. (2)

(1) Voi vi agitate inutilmente alla ricerca inquieta della felicità, voi anticipate il vostro risveglio, ritardate il vostro sonno e mangiate un pane acquistato con penoso lavoro; e mentre vi agitate vanamente, Dio fa dormire in pace i suoi diletti, e dà al loro risveglio più beni ancora di quelli che avrete raccolto con la vostra agitazione. 

(2) Si legge nell’ebraico. « Felice colui che ha riempito la sua faretra di tali frecce ». I figli che sono state comparate alle frecce, il salmista continua il suo paragone designando la casa  sotto il nome di faretra. I Settanta fanno sparire la figura, ma nella traduzione abbiamo conservato il senso, se non la figura del testo ebraico.

Sommario  analitico

In questo salmo, il Salmista avverte gli esiliati del ritorno nella loro patria che si dedicavano con troppo ardore alla ricostruzione della loro città e del tempio e, nella loro persona, tutti i Cristiani:

I. che essi non possono nulla senza Dio:

1° né nella costruzione particolare delle loro dimore (1),

2° né nella custodia della città (2); da qui conclude: a) che essi non devono anticipare l’aurora per darsi al loro lavoro, b) ma aspettare che abbiano preso il necessario riposo (2).

II. Che essi possono tutto con la benedizione di Dio.

1° Egli predice che Dio li benedirà, accordando loro dei figli come eredità e ricompensa delle buone opere (3);

2° predice ciò che faranno questi figli: a) saranno così forti contro i nemici che renderanno inutile ogni resistenza (4); b) si moltiplicheranno e saranno vittoriosi sui loro nemici alle porte della città (5).

Spiegazioni e considerazioni

I. – 1, 2.

ff. 1, 2. – Queste parole sono indirizzate ai Giudei, quando dopo il ritorno da Babilonia, lavorando per ricostruire il tempio e la città di Gerusalemme, incontravano grandi opposizioni e numerosi ostacoli da parte dei popoli vicini, e si videro attaccati da ogni parte da nemici gelosi della loro felicità e che temevano di vederli riuscire (II Esdras). Pertanto queste ricostruzioni avanzavano molto lentamente, e durarono tanto tempo, che ci vollero oltre quaranta anni per ricostruire il tempio. In presenza di queste difficoltà insieme riunite, il Profeta insegna loro a ricorrere a Dio, mostrando loro l’inutilità assoluta dei loro sforzi, se non fossero giunti ad attirare su di essi il soccorso divino. Sotto la protezione divina, la loro liberazione era impossibile; senza questa stessa protezione sarebbe ugualmente impossibile rialzare le loro mura. La ricostruzione della città poi, quando fosse interamente terminata e tutte le costruzioni completate, è impossibile da costudire senza l’assistenza divina … Bisogna fare attenzione ad ogni parola, non per autorizzare la nostra negligenza e la nostra tiepidezza, ma per determinarci a fare tutto ciò che dipende da noi, e mettere poi tutto nelle mani di Dio. Senza l’assistenza divina, noi non possiamo riuscire in niente (Giov. XV); ed anche se non rispondiamo al soccorso di Dio che con la negligenza e l’ozio, il successo ci sarà ugualmente rifiutato (S. Chrys.). – Qual è questa casa di cui parla il Profeta? Dio dice in un altro salmo: «Questo è il luogo del mio riposo  per i secoli dei secoli; Io vi abiterò, perché l’ho scelta, » (Ps CXXXI, 14); ma questa casa di Sion che Egli aveva scelto è distrutta da tempo senza più speranze di vederne ristabilire le rovine. Dove è dunque questa casa che Dio abiterà per sempre, o il luogo di questo riposo eterno? Qual è il tempio ove fisserà la sua dimora? È ciò di cui l’Apostolo ha detto: « Voi siete il tempio di Dio, e lo Spirito Santo abita in voi. (I. Cor. III, 16). Ecco la casa, ecco il tempio di Dio, pieno di dottrina e di virtù, devenuto degno, con la santità del cuore, di offrire una dimora conveniente a questo Ospite divino … Ora, è Dio stesso che deve costruire questa casa: se essa si costruisce con il lavoro dell’uomo, non ha alcuna speranza di durata; se essa si appoggia alle dottrine del secolo, essa non ha alcuna consistenza, e tutti i vani sforzi della nostra sollecitudine saranno impotenti a sostenerla. Bisogna ricorrere ad altri mezzi per costruirla, per custodirla: non è sulla terra, non è sulla sabbia mobile che bisogna posare i suoi fondamenti, ma sui Profeti e sugli Apostoli. Bisogna costruirla con pietre viventi, unite dalla pienezza di Cristo (Ephes. IV, 13) – (S. Hilar.). – Queste stesse parole sono indirizzate ai ministri della Chiesa che si sforzano di convertire gli uomini a Dio con la predicazione della sua parola, e di edificare così un tempio che è la Chiesa, secondo questa parola dell’Apostolo ai Corinti: «Come un saggio architetto, io ho posto le fondamenta, » (I. Cor., III, 10); ma, senza l’assistenza del principale Architetto che ha detto: « Su questa pietra io costruirò la mia Chiesa, » è invano che costruiscano gli uomini, è invano che predichino i dottori della parola di Dio. (Bellarm.). – È il Signore Gesù-Cristo che costruisce la sua casa. Molti lavorano alla costruzione di questa casa, ma se il Signore non costruisce Egli stesso, invano coloro che la costruiscono avranno lavorato, hanno costruito … « Io temo per voi di aver lavorato invano tra di voi, » diceva San Paolo (Gal. V, 11). Sapendo che è Dio che eleva interiormente il suo edificio, Egli stesso piangerebbe su coloro per i quali avrebbe lavorato invano. Noi parliamo dunque esteriormente, Dio costruisce interiormente. Noi possiamo ben notare come voi ascoltate; ma ciò che voi pensate, lo sa solo Colui che vede i vostri pensieri. È Lui che costruisce, è Lui che avverte, è Lui che minaccia, è Lui che apre l’intelligenza, è Lui che applica il vostro spirito alla fede. E tuttavia, anche noi, noi lavoriamo come operai; ma se il Signore non costruisce la casa, è invano che avranno lavorato coloro che la costruiscono … Noi lavoriamo pure nel custodirla come appartiene agli uomini il farlo, e tanto lo possiamo fintanto che Dio ce ne dà i mezzi …, ma il nostro lavoro è inutile, se Colui che vede i nostri pensieri non lo custodisce: Egli vi custodisce mentre voi vegliate; Egli vi custodirà ancora quando voi dormirete. Egli ha dormito una volta sulla croce ed è resuscitato; oramai Egli non dorme più, e Colui che custodisce Israele non dormirà e non si assopirà. » (Ps. CXX, 4). Noi vi guardiamo, è vero, per obbedire ai doveri della nostra carica, ma noi vogliamo essere custoditi nello stesso tempo da Voi; noi siamo per Voi come dei pastori, ma, come Voi, noi siamo delle pecore sotto la guardia del pastore. Da questo luogo elevato, noi siamo per Voi dei dottori; ma, sotto questo maestro unico, noi siamo con Voi i condiscepoli di una stessa scuola (S. Agost.) –  Non è così il grave insegnamento che lo Spirito-Santo dà a tutti i governi che si succedono sì rapidamente in questi tempi in cui le cause della rivoluzione sono in uno stato permanente? È vero dei popoli come degli individui questa parola: « Se Dio non custodisce la città, è invano che vegliano coloro che la custodiscono. » Turenne diceva ai suoi ufficiali che si felicitavano per una vittoria che tutti credevano certa: « Signori, se Dio non è con noi, ci resta il tempo che ci occorre per essere vinti. » Si, il supremo Operatore non è per niente nella ricostruzione del mondo sociale, tutti questi legislatori impotenti, tutti questi fabbricanti di costituzioni effimere, si esauriranno in sforzi inutili; essi non si succederanno gli uni agli altri che per morire appena, come i loro predecessori; ed il giorno in cui essi crederanno di aver composto l’edificio, monarchia, impero, repubblica, poco importa, sarà quello il giorno che vedrà crollare tutte le loro costruzioni. Illuminati dall’esperienza, volete sedervi in società, non più sulle sabbie mobili dei sistemi, ma sulla pietra solida della verità? Ebbene! Questa pietra è Gesù-Cristo (I. Cor. X, 1). Che Gesù-Cristo ed il suo Vangelo sia la base delle vostre costruzione, ed esse non periranno giammai, (Mgr. Plantier). – Noi abbiamo tutti una casa da costruire ed una città da custodire. Gesù-Cristo, dice S. Paolo, è come un figlio nella propria casa, e questa casa, siamo noi stessi. Voi siete una casa spirituale – dice S. Pietro – voi servite alla sua costruzione come pietre vive, ed è per questo che è scritto che la pietra angolare è stata posta in Sion. (I Piet., II,5). Questa pietra angolare, è Gesù-Cristo! Come eleveremmo questa casa senza di Lui? Come, senza il suo potente soccorso, potremo custodirla? Se il Signore non custodisce Egli stesso la città, è invano che vegliano coloro che sono preposti alla sua custodia. » La nostra anima, l’anima del Cristiano, è spesso comparata ad una città, ad una città fortificata: ora questa città ha delle porte, queste sono i nostri sensi; sono queste porte che hanno bisogno di essere custodite: c’è bisogno di una guardia severa, altrimenti il nemico che ronza incessantemente intorno a noi, può fare delle terribili incursioni nella piazza. Le porte di questa città, troppo spesso non hanno l’ausilio di una mano forte, sicura per difenderne l’entrata … Si, la nostra anima è una città le cui porte sono quasi sempre mal custodite, quando non sono custodite che da noi stessi. Fortunati quando non diventiamo complici del nemico che assedia la piazza e diveniamo vittima del nostro tradimento. Non gli consegniamo noi stessi la chiave del nostro core (Mgr. Pie, Disc. et Inst. I, 220, 221).   

ff. 2. – « È cosa vana per voi alzarvi prima della luce. » Se vi alzate prima che si levi la luce, voi restate inevitabilmente nella vanità, perché siete nelle tenebre. Il Cristo, nostra lice, si è levato: per voi è bene alzarvi dopo il Cristo, e non alzarvi prima di Lui. Chi sono coloro che si alzano prima del Cristo? coloro che vogliono mettersi davanti al Cristo, coloro che vogliono elevarsi quaggiù, ove il Cristo si è umiliato. Siano umili, se vogliono essere elevati là dove il Cristo si è elevato (S. Agost.). – « Alzatevi dopo esservi riposati. Voi che gemete nell’umiliazione, rialzatevi; voi che vi ricordate che siete nati o vivete nel peccato, e che desiderate arrivare fino a Dio (S. Gerol.). – Chi sono coloro che il Profeta invita a levarsi? Coloro che hanno mangiato il pane di dolore? Ora, mangia il pane del dolore chi ha sempre davanti agli occhi la verità che è nato e vive in una natura viziata. In effetti, quando la nostra volontà si sforza di elevarsi alle opere perfette della santità per timor di Dio e nella speranza dei beni eterni, mentre d’altro canto noi siamo impediti dall’inclinazione abituale che abbiamo ai vizi dai quali vogliamo uscire, noi proviamo un sentimento di dolore vedendo l’impotenza della nostra debole volontà, secondo le parole della Scrittura: « Colui che moltiplica la scienza moltiplica il dolore. » Da un lato, la conoscenza della verità eccita la nostra volontà a fare dei progressi nella pratica della virtù; dall’altra la forza dell’abitudine naturale incatena la volontà che sa che doveva avanzare. Questo aumento di scienza è un aumento di dolore, e questo dolore della vita è il pane di dolore di cui parla il Profeta, e di cui ha detto in altro Salmo: « Fino a quando saremo nutriti dal pane delle lacrime, abbeverati dal calice del pianto? » (Ps. LXXIX, 6) – « Alzatevi dopo esservi riposati. » L’azione importante per i ministri della Chiesa e per i fedeli stessi, affinché nell’edificazione della dimora comune o particolare, essi abbiano meno confidenza nel loro lavoro che nella preghiera, sull’esempio di Nostro Signore che « trascorreva le notti nel pregare Dio, e di giorno insegnava e confermava i suoi discorsi con i miracoli, » (Luc. VI, 12), e degli Apostoli che dicono: « Quanto a noi, noi ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola. » (Act. VI, 3). – È inutile consumare tutto il proprio tempo a costruire o a custodire; levatevi per l’opera dopo il pasto della contemplazione e della preghiera, voi che il desiderio della patria celeste fa gemere e gridare: « Le mie lacrime sono state il mio pane giorno e notte, mentre mi si ripete ogni giorno: « Dov’è il tuo Dio? » (Bellarm.). – C’è la necessità della grazia per ogni buona azione, grande o piccola, facile o difficile, per cominciarla, continuarla e completarla; c’è necessità particolare di questa grazia per coloro che mangiano il pane di dolore e della penitenza e che gemono incessantemente per un ardente desiderio dei beni eterni (Dug.).  

II. — 3-5.

ff. 3-5. – Quando Dio avrà dato loro il sonno ed il riposo, ed avrà respinto gli attacchi dei loro nemici, non solo allora essi potranno ricostruire la loro città e custodirla con sicurezza, ma riceveranno dei beni molto più preziosi: diventeranno i padri di numerosi figli, ed una brillante posterità crescerà sotto i loro occhi … Perché, benché questa sia l’opera della natura, la protezione di Dio viene ad aumentarne la fecondità. (S. Chrys.). – Il Profeta sembra rispondere qui a questa domanda: Quando si compirà questo? E risponde: « Quando il Signore avrà dato un sonno tranquillo ai suoi diletti. » I diletti di Dio, sono i santi che, dopo il sonno della vita presente, sembrano ancora assopiti prima che meritino di giungere alla resurrezione, alla vita eterna. Ora, quando i santi, usciti da questo secolo, saranno entrati in questo sonno dolce e tranquillo, diverranno porzione del Signore, perché cesseranno di essere sottomessi alle tentazioni (S. Gerol.). – Necessita la perseveranza nel bene, per la quale il dolore della penitenza si cambierà in gioia. Dolce è il sonno della morte, gradevole il riposo di una buona morte per gli eletti che sono i diletti di Dio, per il possesso dell’eredità del Signore, questa eredità che Dio ha promesso a suo Figlio come giusta ricompensa e come premio della sua incarnazione. È Lui che li ha generati come suoi figli, e come frutto delle viscere della sua carità, che lo ha portato a morire per noi. (Duguet). – Potenza di questi figli di Gesù-Cristo, che saranno sua eredità e sua ricompensa: essi saranno così potenti come frecce che, lanciate dalla mano di un uomo vigoroso, non conoscono ostacoli (Bellarm.). – In effetti le frecce non sono terribili di per se stesse, esso non sono da temersi se non quando vengono lanciate da una mano vigorosa: esse allora portano con sé una morte certa. (S. Chrys.). – Le frecce sono lanciate mediante l’arco, e più forte è colui che le lancia, più lontano portano queste frecce. Ora, chi c’è più forte del Signore? Dal suo arco, il Signore lancia gli Apostoli come frecce; esse penetrano fino all’ultimo confine della terra, e se non vanno ancora più lontani, è perché il genere umano non oltrepassa questi limiti (S. Agost.). – La potenza spirituale dei servi di Gesù-Cristo è non meno grande nell’azione, che nello stato di sofferenza; perché quando convertono gli infedeli alla fede, o i peccatori alla penitenza, con l’efficacia della loro predicazione, lo splendore della loro santità e la virtù dei loro miracoli, e quando, combattendo fino alla morte per la fede e la pietà, sopportano i più feroci supplizi con una rassegnazione ed un coraggio incredibili, cosa sono se non frecce nelle mani di un arciere vigoroso? Ma perché sono chiamati figli degli uomini cacciati ed esiliati? Perché essi sono i figli di uomini cacciati e respinti come il rifiuto e la spazzatura del mondo. Tali sono i discepoli degli Apostoli, in tutta la generazione dei fedeli perpetuati da secolo a secolo fino a noi. « Sembra – dice S. Paolo – che Dio ci tratti come gli ultimi degli Apostoli, come degli uomini condannati a morte, dandoci in spettacolo al mondo, agli Angeli ed agli uomini. » Fino a quest’ora, noi abbiamo fame e sete, noi siamo nudi ed in preda agli oltraggi, non abbiamo una stabile dimora, lavoriamo con molta pena con le nostre mani; ci si maledice, e noi benediciamo; ci si perseguita e lo sopportiamo; ci si blasfema e preghiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti fino ad oggi (I. Cor. IV). E tuttavia questi uomini così respinti, rigettati, hanno trionfato con meravigliosa potenza del mondo e dei demoni (Bellar. – Berth.). – « Felice l’uomo che trova in essi il compimento dei suoi desideri. » E chi dunque trova in essi il compimento dei suoi desideri? Colui che non ama il secolo. Perché colui che è pieno dei desideri del secolo non ha dove ricevere in sé ciò che essi hanno predicato. Rovesciate ciò che portate, e diventati capaci di ricevere ciò che non avete. Se dunque desiderate le ricchezze, non potete trovare in questi predicatori il compimento dei vostri desideri. Se desiderate gli onori della terra, se desiderate ciò che Dio ha dato anche agli animali, come le voluttà temporali, la salute del corpo ed altri beni simili, non potete trovare in essi il compimento dei vostri desideri. Se, al contrario, nei vostri desideri paragonabili a quelli del cervo per le fonti d’acqua (Ps, XLI, 2), voi dite: «La mia anima desidera e si consuma dall’ardore dietro gli atri del Signore, (Ps. LXXXIII, 3), voi trovate in essi il compimento dei vostri desideri; non che essi possano da se stessi soddisfare questi desideri, ma imitandoli arrivate a Colui che ha colmato i loro desideri (S. Agost.). – Felici dunque colui che ha riempito la sua faretra con tali frecce, e che desidera saziarsi delle parole della dottrina e dei frutti dei beni futuri che sono stati loro annunziati … « Egli non sarà confuso quando parlerà ai suoi nemici alla porta. » Noi vediamo che il Profeta si impegna a render lode a Dio alle porte della figlia di Sion; (Ps. IX, 15); ma qui non è questione di una porta sola, la porta reale, la porta del Signore, la porta del cielo, della quale lo stesso Profeta ha detto: « È qui la porta del Signore, i giusti entreranno per essa. » (Ps. CXVII, 20). « Essi non saranno confusi parlando ai propri nemici », cioè avvicinandosi loro l’empietà nei confronti di Dio, la loro disobbedienza agli insegnamenti dei suoi ministri, la loro incredulità a riguardo delle promesse eterne, il loro odio contro gli innocenti, la loro crudeltà contro i membri della Chiesa (S. Hilar.) – Beato colui che, nel giorno del giudizio di Dio, avrà per difensore, per protettore i figli degli uomini perseguitati, ed il primo degli uomini perseguitati, è Gesù-Cristo; dopo di Lui ci sono gli Apostoli, e tutti i Santi sono i loro figli. Ma non bisogna illudersi di questo appoggio, se non abbiamo alcuna somiglianza con questi uomini che il mondo ha calunniato, oltraggiati, decapitati. Noi li avremo invece piuttosto come accusatori e nemici (Berthier).