TUTTA LA MESSA (LA “VERA” UNICA CATTLICA ROMANA) MOMENTO PER MOMENTO (8)

TUTTA LA MESSA MOMENTO PER MOMENTO (8)

[Aldéric BEAÜLAÇ, p. S. S.

Vicario & subdiacono (Montréal)

“TOUTE LA MESSE

Par questions et réponses”

TUTTA LA MESSA in Domande e risposte

(Nouvelle édition revue et corrigée)

3425, RUE ST-DENIS MONTREAL

Cum permissu Superioris,

EUGENE MOREAU, p.s.s.

Nihil obstat’.

AUGUSTE FERLAND, p.s.s.

censor deputatus

Marianopoli, die 28a martii 1943

Imprimi potest’.

ALBERT VALOIS, V. G.

Marianopoli, die 28a martii 1943

9 — La Consacrazione

214 — Qual è la formula della Consacrazione?

Le parole della Consacrazione si enunciano come segue:

« Qui prídie quam paterétur, accépit panem in sanctas ac venerábiles manus suas, elevátis óculis in coelum ad te Deum, Patrem suum omnipoténtem, tibi grátias agens, bene dixit, fregit, dedítque discípulis suis, dicens: Accípite, et manducáte ex hoc omnes. HOC EST ENIM CORPUS MEUM.

Símili modo postquam cœnátum est, accípiens et hunc præclárum Cálicem in sanctas ac venerábiles manus suas: item tibi grátias agens, bene dixit, dedítque discípulis suis, dicens: Accípite, et bíbite ex eo omnes.
HIC EST ENIM CALIX SANGUINIS MEI, NOVI ET AETERNI TESTAMENTI: MYSTERIUM FIDEI: QUI PRO VOBIS ET PRO MULTIS EFFUNDETUR IN REMISSIONEM PECCATORUM.

Hæc quotiescúmque fecéritis, in mei memóriam faciétis»

[Il Il quale nella vigilia della Passione preso del pane nelle sue sante e venerabili mani, alzati gli occhi al cielo, a Te Dio Padre suo onnipotente rendendoti grazie, lo bene ✠ disse, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: Prendete e mangiatene tutti: QUESTO È IL MIO CORPO.

Nello stesso modo, dopo aver cenato, preso nelle sue sante e venerabili mani anche questo glorioso calice: di nuovo rendendoti grazie, lo bene ✠ disse, e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: Prendete e bevetene tutti:

QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE, DELLA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA: MISTERO DI FEDE: IL QUALE PER VOI E PER MOLTI SARÀ SPARSO IN REMISSIONE DEI PECCATI.

Ogni qual volta farete questo, lo fate in memoria di me.]

215 — Quando Gesù-Cristo ha instituito la santa Eucarestia?

Gesù Cristo ha istituito la Santa Eucaristia nell’Ultima Cena, il Giovedì Santo, alla vigilia della sua morte.

Tre evangelisti, San Matteo, Santa Marco, San Luca e l’apostolo San Paolo ci hanno trasmesso la recita dell’istituzione della Santa Eucaristia. (S. Matteo, cap. XXVI; S. Marco, cap. XIV; S. Luca, cap. XXII; I Cor., cap. XI).

216 — Cosa fece Nostro Signore nell’istituire la santa Eucarestia?

Nell’istituire la Santa Eucaristia, Nostro Signore prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede ai suoi Apostoli, dicendo: Questo è il mio corpo. Poi prese il calice di vino, lo benedisse e lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti. Questo è il mio sangue che sarà sparso per la remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me.

Confrontando la formula liturgica per la consacrazione del pane e del vino con il testo degli Evangelisti e quello di San Paolo, è facile riconoscere, fuso in un testo che ha una fisionomia propria, i tratti che presi in prestito dalla Sacra Scrittura e i tratti che attingono dalla Tradizione. Le aggiunte al testo sacro – nelle sue mani sante e venerabili e … avendo alzato gli occhi verso di te, Dio, suo Padre Onnipotente; – l’eterna alleanza; – il mistero della fede – provengono dalla tradizione apostolica e sono indubbiamente autentiche e certe come le parole della Sacra Scrittura (S. Tommaso, III, Q. 78, a. 3, ad 9). Questa formula ci dice cosa abbia fatto Nostro Signore nell’Ultima Cena e cosa i sacerdoti debbano continuare nel suo Nome ed in sua memoria fino alla fine dei secoli.

217 — Si commenti lo sguardo di Nostro Signore verso il Padre.

Lo sguardo di Nostro-Signore verso il Padre è un gesto spontaneo di preghiera. Gli evangelisti ci dicono che al momento della risurrezione di Lazzaro « Gesù, alzando gli occhi, disse: Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato » (Giovanni, XI, 41) e che alla moltiplicazione dei pani nel deserto, « alzando gli occhi al cielo, Gesù disse la benedizione e spezzò i pani » (Marco, VI, 41). Chi potrebbe dubitare che Gesù abbia alzato gli occhi al Padre nel momento in cui si compì pienamente la moltiplicazione figurativa del pane materiale, nell’offerta del suo corpo e del suo sangue al Padre prima di presentarli ai suoi discepoli come cibo e bevanda?

218 — Si spieghi l’espressione “Nuova ed eterna alleanza

È nel quadro pasquale dell’Antica Alleanza che Nostro Signore nell’Ultima Cena dichiara la concludere la Nuova Alleanza, che è anche eterna. Ai piedi del Sinai,  l’antica alleanza fu conclusa con il sangue degli animali; ma allora le promesse erano puramente terrene e dovevano durare solo per un certo tempo. Con il sangue di Nostro Signore è stata stabilita una nuova alleanza tra Dio e gli uomini: è nuova perché la realtà che essa costituisce soppianta l’antica figura, ormai vecchia; è eterna perché i beni terreni e passeggeri dell’alleanza del Sinai lasciano il posto alle meraviglie celesti ed eterne della Nuova Alleanza, che durerà fino alla fine dei tempi.

219 — Donde viene l’espressione “Mistero di fede”?

In passato, quando il Vescovo pronunciava le parole di Nostro Signore sul calice, il diacono annunciava nel silenzio dell’assemblea, invitando i fedeli all’adorazione: Mysterium fidei, mistero della fede. I sacerdoti, cominciando a dire la Messa senza diacono, hanno pronunciato essi stessi queste parole, che sono entrate, tra parentesi, nel testo della Consacrazione.

Questa espressione è registrata nei più antichi sacramentari; sembra avere origine in Gallia ed è presa in prestito da San Paolo che insegna che « i diaconi conservano il mistero della fede in una coscienza pura » (1Tim., III, 9). Molti esegeti interpretano questa espressione della Santa Eucaristia, che è appunto il mistero della fede per eccellenza. San Tommaso, nel suo Adoro te, lo afferma con semplicità e profondità:

Visus, tactus, gustus in te fallitur, Sed auditu solo tuto creditur. Credo quidquid dixit Dei Filius: Nil hoc verbo Veritatis verius. In cruce latebat sola Deitas, At hic latet simul et humanitas …

[La vista, il tatto e il gusto si ingannano su di te.

È solo attraverso l’ascolto che si esercita la fede nella sicurezza.

Credo a tutto ciò che ha detto il Figlio di Dio.

Nulla è più vero della parola della Verità:

Sulla croce si nascondeva la sola divinità.

Ma qui anche l’umanità è nascosta.]

220 — Cosa successe quando Nostro Signore disse: Questi è il mio corpo; questo è il mio sangue?

Quando Nostro Signore ebbe detto: “Questo è il mio corpo”, la sostanza del pane è stata trasformata nella sostanza del suo corpo; e quando disse: “Questo è il mio sangue”, la sostanza del vino è stata trasformata nella sostanza del suo sangue.

Istituendo la santa Eucaristia, Gesù Cristo disse: Questo è il mio corpo, QUESTO, cioè ciò che vi presento, QUESTO è il mio corpo. Se, in virtù di queste divine parole, non si fosse verificato un cambiamento di sostanza, ma solo un’unione di due sostanze, Gesù Cristo si sarebbe espresso falsamente e avrebbe indotto in errore i Suoi Apostoli. In questo caso avrebbe dovuto dire, e certamente avrebbe detto: Questo è il mio corpo e il mio pane tutti insieme. Ma poiché Egli disse semplicemente ed espressamente: Questo è il mio corpo, dobbiamo credere che ciò che Egli presentava ai suoi Apostoli, che all’inizio era stato pane, fosse diventato il suo stesso corpo, con un cambiamento di sostanza.

221 — Gesù Cristo è tutto intero sotto le specie del pane e tutto intero sotto le specie del vino?

Sì, Gesù Cristo è tutto intero sotto la specie del pane e tutto intero sotto la specie del vino; è tutto intero anche sotto ogni parte dell’una o dell’altra specie.

In Gesù glorioso, il corpo, il sangue, l’anima e la divinità non possono essere separati. Perciò, quando la sostanza del pane si trasforma nella sostanza del corpo di Cristo, in virtù delle parole “QUESTO È IL MIO CORPO”, il sangue, l’anima e la divinità di Cristo diventano presenti contemporaneamente sotto la specie del pane. Allo stesso modo, quando la sostanza del vino si trasforma nella sostanza del sangue di Gesù Cristo, in virtù delle parole QUESTO È IL MIO Sangue, anche il corpo, l’anima e la divinità di Gesù Cristo si trovano sotto le specie del vino. Questo è l’insegnamento del Concilio di Trento.

Secondo il racconto degli Evangelisti, Nostro Signore ha dato il suo corpo e il suo sangue agli Apostoli, dicendo loro: « Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, prendete e bevete, questo è il mio sangue. » Ora nonc’è stata che una sola consacrazione del pane e una sola consacrazione del vino. Ma gli Apostoli, dividendo tra loro questo pane consacrato e questo vino consacrato, ricevettero ciascuno Gesù Cristo intero. È quindi necessario che la condivisione delle specie sacramentali non porti alla divisione di Gesù Cristo, altrimenti gli Apostoli avrebbero avuto ciascuno solo un frammento del loro divino Maestro.

222 — Il cambiamento del pane e del vino nel corpo e sangue di Gesù Cristo continua a farsi nella  Chiesa?

Sì, il cambiamento dal pane e dal vino nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo continua ad avvenire nella Chiesa, sui nostri altari, attraverso Gesù Cristo che usa il ministero dei suoi Sacerdoti. – Gesù Cristo ha dato ai suoi Sacerdoti il potere di cambiare il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue quando disse ai suoi Apostoli: « Fate questo in memoria di me ». Fate questo, cioè tutto ciò che è stato fatto prima, tutto ciò che Cristo ha fatto e detto, riti e parole; … in ricordo di me, cioè in ricordo della mia morte, perché Nostro Signore sottolinea nell’Ultima Cena che il suo corpo sarà dato offerto, che il suo sangue sarà versato per molti per la remissione dei peccati. – Con queste parole Nostro Signore ha istituito il Sacerdozio e il santo Sacrificio della Messa. Ai Sacerdoti, e solo ai Sacerdoti, Nostro Signore ha conferito il potere di celebrare la Messa. È una verità di fede definita dai Concili. – In tempi di persecuzione, ai confessori della fede, ai semplici fedeli, era permesso di portare con sé l’Eucaristia, di conservarla, per fortificarsi con essa, prima di comparire davanti ai giudici e disporsi, con questo cibo divino, a sacrificare generosamente la propria vita a testimonianza della propria fede. Sarebbe stato loro affidato questo prezioso deposito se avessero avuto il potere di consacrare? Se è stata loro affidata, è perché, vedendo raramente i Sacerdoti, non avrebbero potuto altrimenti avere la felicità di ricevere la Santa Eucaristia.

223 — Come è reppresentata nella messa la morte di Gesù Cristo sulla croce?

La morte di Gesù Cristo sulla croce è rappresentata nella Messa dal corpo del Salvatore sotto la specie del pane e il suo sangue sotto la specie del vino.

La morte di Nostro Signore non può essere rinnovata nella Messa, perché Cristo risorto non muore più.

La separazione materiale del Corpo dal Sangue di Nostro Signore, attraverso lo spargimento materiale di questo sangue, esprime l’immolazione. E questa immolazione liberamente accettata e offerta a Dio diventa un’oblazione. Ora, all’altare, Nostro Signore, con la stesso potere del Calvario, offre il suo Sacrificio a Dio suo Padre, il suo Corpo e il suo Sangue, separati sacramentalmente e misticamente dalla consacrazione del pane e del vino. All’altare, come sul Calvario, si trovano i due elementi di tutta l’immolazione vera e propria: la vittima immolata e la sua oblazione.

224 — Si mostri come l’atto della Consacrazione sia la riproduzione dell’ultima Cena.

Nel Cenacolo, Gesù Cristo era l’unico Sacerdote. All’altare, Egli è il Sacerdote capo, ma Egli si immola attraverso il ministero del suo sacerdote. Per questo il Sacerdote riproduce, il più fedelmente possibile, le parole e le azioni di Gesù Cristo.

Nel Cenacolo, Gesù prese il pane (nelle sue mani) e, (avendo alzato gli occhi al cielo):  avendo reso grazie, lo benedisse, lo spezzò, e lo distribuì dicendo: Questo è il mio corpo”.

Allo stesso modo, dopo la Cena … prendendo questo prezioso calice… e ringraziando parimenti grazie, lo benedisse e lo diede ai suoi discepoli, dicendo:

Prendetene e bevetene tutti, perché questo è il calice del mio sangue…..

All’altare, il sacerdote prende l’ostia tra le mani e alza gli occhi alla croce dell’altare, fa un cenno con la testa e fa il segno della croce sull’ostia (farà la frazione e la distribuzione delle specie sante alla Comunione), e dice: « Questo è il mio corpo ».

Prende poi il calice e chinato il capo, benedice il vino contenuto nel calice (l’usanza di comunicare dei fedeli sotto le due specie si conserva solo nelle chiese di rito orientale), e dice le stesse parole.

225— Si spieghi il rito dell’elevazione.

Subito dopo aver pronunciato le parole della Consacrazione, il sacerdote solleva rispettosamente prima l’ostia, poi il calice, per offrire ai fedeli il Corpo e il Sangue di Nostro Signore in adorazione.

I fedeli inginocchiati devono:

a) chinare il capo profondamente ad ogni genuflessione del sacerdote;

b) alzare la testa per guardare e adorare l’Ostia e il Calice ad ogni elevazione.

Il 12 giugno 1907, Pio X concesse un’indulgenza di 7 anni a tutti coloro che, durante l’elevazione, avessero guardato all’Ostia Santa con fede, pietà e amore e avessero detto: Mio Signore e mio Dio.

226 — Cosa si sa dello scampanellio all’elevazione?

La campana della chiesa dovrebbe essere suonata all’elevazione durante le Messe alte per ricordare ai fedeli, trattenuti a casa dalla malattia o dalle loro occupazioni, che Cristo scende sull’altare, e per invitarli a unirsi all’intenzione con il Sacerdote, che offre al Padre la Vittima divina.

All’interno della chiesa, l’accolito suona la campanella tre volte all’elavazione dell’ostia e tre volte all’elevazione del Calice, anche se la Messa viene celebrata in un oratorio privato.

L’uso di una campanella all’interno della chiesa fu stabilito verso la fine del XII secolo. Il suono della campanellaa, al Sanctus, all’Elevazione e alla Comunione, annuncia i momenti principali della Messa ai presenti e li invita ad un maggiore raccoglimento e fervore.

10 — L’Unde et memores

227 — Qali misteri ricorda la preghiera: “Unde et memores”?

Nostro Signore non solo aveva detto “fate questo”, ma aveva specificato “in memoria di me”. Così la Chiesa, appena fatta la consacrazione, riprende: “Noi ricordiamo – da qui il nome di memoria applicato a questa preghiera – ed enuncia i misteri della Redenzione: la passione, la risurrezione e l’ascensione, che si devono ricordare per ordine di Nostro Signore.

Preghiera:

Unde et mémores, Dómine, nos servi tui, sed et plebs tua sancta, eiusdem Christi Fílii tui, Dómini nostri, tam beátæ passiónis, nec non et ab ínferis resurrectiónis, sed et in cœlos gloriósæ ascensiónis: offérimus præcláræ maiestáti tuæ de tuis donis ac datis, hóstiam puram, hóstiam sanctam, hóstiam immaculátam, Panem sanctum vitæ ætérnæ, et Calicem salútis perpétuæ.

[Onde anche noi tuoi servi, o Signore, come pure il tuo santo popolo, ricordando la beata Passione del medesimo Cristo tuo Figlio, nostro Signore, e certo anche la sua Risurrezione dagli inferi e la sua gloriosa Ascensione in cielo: offriamo all’eccelsa tua maestà, delle cose che ci hai donate e date l’Ostia ✠ pura, l’Ostia ✠ santa, l’Ostia ✠ immacolata, il Pane ✠ santo della vita eterna e il Calice ✠ della perpetua salvezza.]

228—Si spieghi l’espressione “come pure il tuo popolo santo”

Il Battesimo imprime all’anima un carattere indelebile e la infonde una grazia santificante: ecco perché normalmente un Cristiano è un santo. Ecco perché San Paolo chiama i battezzati dei santi e Sant’Agostino si rivolge alla comunità cristiana chiamandola vostra santità. La Chiesa mette la stessa espressione sulle labbra del Sacerdote durante la Messa: noi tuoi servi, e con noi il tuo popolo santo, offriamo …

Non c’è dubbio che i fedeli non sono mediatori tra Dio e gli uomini; non sono deputati da Dio in modo speciale per offrire il santo Sacrificio; ma poiché sono battezzati, appartengono a Cristo e partecipano in modo misterioso ma reale al suo sacerdozio: sono un popolo santo, un Sacerdozio regale.

229—Si spieghi l’espressione “Noi offriamo a vostra Maestà delle cose donate e date”.

I Sacerdoti sono sia ministri di Gesù Cristo che ministri della Chiesa. Come ministri della Chiesa, essi procedono alla maniera dei Sacerdoti dell’Antica Legge: ricevono dai fedeli la materia da offrire alla divina Maestà, come Melchisedec e come Cristo stesso, il pane di grano e il vino della vite, che sono prodotti della terra. Li offrono prima di tutto come beni ricevuti dal Creatore a gloria del Padre, Autore di ogni dono perfetto. Ma offrono queste sostanze come destinate a far posto al Corpo e al Sangue di Cristo, che la consacrazione metterà nelle mani della Chiesa come un dono perfetto, un’Ostia santa, un’Ostia senza macchia, il Calice della salvezza eterna da offrire alla gloria del Padre.

230 — Perché il Sacerdote traccia cinque segni di croce alla fine di questa preghiera?

Secondo il Messale, il Sacerdote fa tre segni della croce sopra il Calice e l’Ostia, uno sopra l’Ostia da sola e uno sopra il Calice.

Questi cinque Segni della Croce dopo la Consacrazione corrispondono ai cinque Segni della Croce del Quam oblationem. Il Sacerdote – dice San Tommaso – dopo la consacrazione, non si serve più del segno della croce per benedire e consacrare, ma solo per ricordare la virtù della croce e il modo in cui si è compiuta la Passione di Cristo. (III, q. 83 a. 5 ad 4).

11 — Il Supra quæ

231 — Perché la Chiesa fa menzione dei sacrifici antichi alla Messa?

L’orazione Supra quæ parla dei sacrifici di Abele, di Abramo e di Melchisédech. La Chiesa ne fa menzione perché essi annunciano e rappresentano, meglio di tutti gli altri, il Sacrificio del Calvario ed il Sacrificio della Cena.

Preghiera:

Supra quæ propítio ac seréno vultu respícere dignéris: et accépta habére, sicúti accépta habére dignátus es múnera púeri tui iusti Abel, et sacrifícium Patriárchæ nostri Abrahæ: et quod tibi óbtulit summus sacérdos tuus Melchísedech, sanctum sacrifícium, immaculátam hóstiam.

[Su questi doni, con propizio e sereno volto, dégnati di guardare e di gradirli, come ti degnasti gradire i doni del tuo giusto servo Abele e il sacrificio del nostro Patriarca Abramo e quello che ti offrì il tuo sommo sacerdote Melchisedech, santo sacrificio, immacolata ostia.]

232 — Come i sacrifici antichi figurano il sacrificio di Gesù-Cristo?

Abele offrì agnelli a Dio, i primi frutti delle sue greggi e figura dell’Agnello di Dio, il primogenito del Padre. Come l’innocente, Abele fu messo a morte per mano di suo fratello, l’innocente Gesù veniva sacrificato dall’invidia degli ebrei, suoi fratelli.

Abramo che si prepara a sacrificare suo figlio Isacco è l’immagine di Dio Padre che consegna alla morte il suo unico Figlio. Melchisedek offrì pane e vino.

Un mosaico della metà del VI secolo perpetua il ricordo di queste tre oblazioni figurative: al centro, di fronte a un tavolo coperto da una tovaglia bianca, appare Melchisedek che tiene in mano il pane, e sul tavolo stesso un calice d’oro e due Pani eucaristici; a sinistra, Abele offre il suo agnello; a destra, Abramo conduce Isacco all’immolazione.

Il sacrificio di Abramo è molto spesso riprodotto nelle catacombe, insieme ad altri eventi biblici che rappresentano il sacerdozio e il sacrificio della nuova Alleanza, come emblema dell’Eucaristia.

12 — Il Supplices

233 — Quale rubrica osserva il Sacerdote recitando il “Supplices”?

Non appena il sacerdote inizia questa preghiera, si inchina profondamente e appoggia le sue mani unite contro l’altare. Questi gesti segnano l’atteggiamento di un supplicante. Il Sacerdote si appoggia sull’altare, figura di Gesù Cristo, per sottolineare che tutto ciò che fa, lo fa con Gesù Cristo, al quale si appoggia.

Preghiera:

Súpplices te rogámus, omnípotens Deus: iube hæc perférri per manus sancti Angeli tui in sublíme altáre tuum, in conspéctu divínæ maiestátis tuæ: ut, quotquot ex hac altáris participatióne sacrosánctum Fílii tui Cor pus, et Sán guinem sumpsérimus, omni benedictióne coelésti et grátia repleámur. Per eúndem Christum, Dóminum nostrum. Amen.

[Supplici ti preghiamo, o Dio onnipotente: comanda che questi doni, per le mani dell’Angelo tuo santo, vengano portati sul tuo sublime altare, al cospetto della tua divina maestà, affinché quanti, partecipando a questo altare, riceveremo il sacrosanto Cor ✠ po e San ✠ gue del Figlio tuo, veniamo ricolmi d’ogni celeste benedizione e grazia. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.]

234 — Qual è questo sublime altare ove sono portate le nostre preghiere?

Questo sublime altare ove sono portate le nostre preghiere, è Dio stesso, quando riceve e accetta il Sacrificio del Calvario e quello della Messa riprodotto nel ricordarlo.

235 — Quale offerta l’Angelo del Signore porta sull’altare sublime?

Poiché il sacrificio consiste non solo in un’ostia offerta, ma anche nell’oblazione di questa ostia (vittima), il rito consacratorio rende presente non solo il corpo e il sangue immolati sulla croce da Cristo, ma anche l’oblazione, l’atto oblatorio con cui Egli li offriva alla gloria di suo Padre per la salvezza del mondo. Poiché, d’altra parte, Cristo come uomo rimane permanentemente in cielo, non chiediamo nei Supplices che l’Angelo del Signore porti il suo corpo e il suo sangue sul sublime altare del cielo, ma piuttosto l’atto rituale (liturgico), l’oblazione che ne facciamo sul nostro altare terreno attraverso la nostra preghiera.

236 — Qual è questo Angelo che porta le nostre offerte sull’altare sublime?

L’angelo che porta le nostre offerte sul sublime altare del cielo è l’Angelo della preghiera, l’Angelo incaricato da Dio di presentare le nostre preghiere e i nostri sacrifici davanti al suo trono. È ragionevole credere che questa funzione sia assolta o dall’Angelo protettore della chiesa e dell’altare dove si celebra la Messa, o dall’angelo custode del sacerdote, o da San Michele, onorato come difensore dell’Eucaristia e della Chiesa militante.

Questa preghiera è ispirata da un passo dell’Apocalisse: « E venne un altro Angelo, e  stava vicino all’altare con un incensiere dorato nella sua mano, e gli fu dato molto incenso, affinché offrisse le preghiere di tutti i Santi sull’altare dorato che è davanti al trono » (Apoc., VIII, 3).

https://www.exsurgatdeus.org/2020/04/23/tutta-la-messa-la-vera-unica-cattolica-romana-momento-per-momento-9/