SALMI BIBLICI: “AD TE, DOMINI, LEVAVI ANIMAM MEAM” (XXIV)

SALMO 24: Ad te Domine, levavi animam meam …

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

SALMO XXIV

[1] In finem. Psalmus David.

   Ad te, Domine, levavi animam meam.

Deus meus, in te confido; non erubescam.

[2] Neque irrideant me inimici mei: etenim universi, qui sustinent te, non confundentur.

[3] Confundantur omnes iniqua agentes supervacue.

[4] Vias tuas, Domine, demonstra mihi, et semitas tuas edoce me.

[5] Dirige me in veritate tua, et doce me, quia tu es Deus salvator meus, et te sustinui tota die.

[6] Reminiscere miserationum tuarum, Domine, et misericordiarum tuarum quae a saeculo sunt.

[7] Delicta juventutis meæ, et ignorantias meas ne memineris.

[8] Secundum misericordiam tuam memento mei tu, propter bonitatem tuam, Domine.

[9] Dulcis et rectus Dominus; propter hoc legem dabit delinquentibus in via.

[10] Diriget mansuetos in judicio; docebit mites vias suas.

[11] Universæ viæ Domini, misericordia et veritas, requirentibus testamentum ejus et testimonia ejus.

[12] Propter nomen tuum, Domine, propitiaberis peccato meo; multum est enim.

[13] Quis est homo qui timet Dominum? legem statuit ei in via quam elegit.

[14] Anima ejus in bonis demorabitur; et semen ejus haereditabit terram.

[15] Firmamentum est Dominus timentibus eum; et testamentum ipsius ut manifestetur illis.

[16] Oculi mei semper ad Dominum, quoniam ipse evellet de laqueo pedes meos.

[17] Respice in me, et miserere mei; quia unicus et pauper sum ego.

[18] Tribulationes cordis mei multiplicatæ sunt; de necessitatibus meis erue me.

[19] Vide humilitatem meam et laborem meum, et dimitte universa delicta mea.

[20] Respice inimicos meos, quoniam multiplicati sunt, et odio iniquo oderunt me.

[21] Custodi animam meam, et erue me; non erubescam, quoniam speravi in te.

[22] Innocentes et recti adhæserunt mihi, quia sustinui te.

[23] Libera, Deus, Israel ex omnibus tribulationibus suis.S

[Vecchio Testamento secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da Mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XXIV

Preghiera che gli incipienti nella giustizia fanno a Dio pel perdono dei peccati e per la grazia di vivere rettamente. È il primo salmo alfabetico, che ha tanti versetti quante lettere dell’alfabeto (22), cominciando il primo dalla prima lettera, il secondo dalla seconda, ecc.; forse per aiuto di memoria.

Per la fine, salmo di David.

1. A te, o Signore, innalzai l’anima mia. Dio mio, in te confido, non abbia io da arrossire;

2.Nè mi deridano i miei nemici; imperocché tutti coloro, che li aspettano, non rimarranno confusi.

3. Sieno confusi tutti coloro, che invano commettono l’iniquità.

4. Mostrami le tue vie, o Signore, e insegnami i tuoi sentieri.

5. Fa ch’io cammini nella tua verità, e ammaestrami; perché tu sei il Dio mio Salvatore, e te ho io aspettato tutto il giorno.

6. Ricordati di tue misericordie, o Signore, delle tue misericordie che furono nei secoli addietro.

7. Non ti ricordare dei delitti di mia giovinezza, né delle mie ignoranze.

8. Secondo la tua misericordia, abbi memoria di me, o Signore, per la tua benignità.

9. Il Signore è buono e giusto; per questo ci darà ai peccatori la legge della via da tenere.

10. Condurrà gli umili alla giustizia; insegnerà le sue vie ai mansueti.

11. Tutte le vie del Signore (sono) misericordia e verità por coloro che cercano il testamento di lui e i suoi comandamenti

12. Pel nome tuo, o Signore, tu perdonerai il mio peccato; perché egli è grande.

13. Che uomo è quello che teme il Signore? (Dio) ha data a lui la legge della via, ch’egli elesse.

14. L’anima di lui sarà nella copia dei beni e la stirpe di lui avrà in retaggio la terra.

15. Il Signore è sostegno di coloro che lo temono; e il testamento di lui è per essere ad essi manifestato.

16. Gli occhi miei sempre rivolti al Signore, perché Egli trarrà dal laccio i miei piedi.

17. A me volgi il tuo sguardo, e abbi pietà di me, perché io son solo e son povero.

18. Le tribolazioni del mio cuore sono moltiplicate; tu mi libera dai miei affanni.

19. Mira la mia abiezione e le mie pene, e perdona tutti i miei peccati.

20. Pon mente ai miei nemici, come son molti di numero e ingiustamente mi odiano.

21. Custodisci l’anima mia, e dammi salute: non abbia io da arrossire perché ho sperato in te.

22. Gli innocenti e quelli di retto cuore si sono uniti con me, perché io ti ho aspettato.

23. O Dio, libera Israele da tutte le sue afflizioni.

Sommario analitico

Questo salmo è una preghiera composta da Davide quando era in preda ai molteplici sforzi dei suoi nemici per perderlo. Gli si può assegnare l’epoca della persecuzione di Saul o meglio ancora, quella di Assalonne. Egli era allora un oggetto di derisione per i suoi nemici, non sapeva dove rifugiarsi e si rimproverava i gravi peccati ai quali fa sovente allusione. Infine ricorda l’umiliazione alla quale è ridotto, la moltitudine dei suoi nemici ed i soggetti fedeli che si erano legati a lui, e prega Dio perché il suo popolo, in previsione degli orrori della guerra civile, sia liberato da tutte le persecuzioni. Nel senso allegorico si può applicare questo salmo a Gesù Cristo che parla in nome e nella persona della Chiesa; è la preghiera di ogni anima penitente in cui il regno di Gesù Cristo non è ancora pienamente stabilito e chiede a Dio di essere diretta nella via che conduce al cielo.

I. – Davide domanda a Dio di fargli conoscere la via nella quale debba camminare: 1) dove egli si sforza di entrare elevando la sua anima a Dio, e mettendo in Lui la sua fiducia, al punto da non dover arrossire e di non essere più oggetto di derisione per i suoi nemici e non essere confuso come tutti coloro che commettono il male senza soggezione (1-3); 2) ove egli prega Dio per essere aiutato con potenza: – a) facendogli conoscere la via dei suoi precetti ed il sentiero dei suoi consigli, dirigendolo Egli stesso in questa via (4), perché Dio è verità e non può ingannare né ingannarsi – b) perché Egli è un Dio salvatore che con il suo sangue ci ha aperto la via che conduce al cielo, – c) perché Egli ama coloro che sperano in Lui ed attendono pazientemente il suo soccorso (5); 3) nell’alleggerirlo del fardello che ritarderebbe la sua marcia, cioè rimettendogli i peccati commessi durante la sua giovinezza e per ignoranza (6, 7).

II. – Dopo aver chiesto a Dio di fargli conoscere la via che conduce a Lui, Davide si eleva più in alto e, contemplando Dio da vicino, invita tutti gli uomini ad avvicinarsi a lui: – 1) egli mostra al termine della via Dio come un vero padre pieno di dolcezza e giusto rimuneratore dei meriti; – 2) presenta la legge che Dio dà: – a) come un maestro che riprende e corregge i peccatori, – b) come una guida sicura che conduce i penitenti, – c) come un dottore che istruisce le anime umili, i perfetti (9, 10); 3) egli descrive questa via nella quale Dio ci impegna e ci conduce, essendo pieno di misericordia e di verità (4); 4) egli enumera i vantaggi ed i frutti che raccolgono coloro che camminano in questa via: – a) il perdono accordato ai peccatori, per la gloria del nome del Dio Salvatore (12); – b) per i veri penitenti, la considerazione continua della legge di Dio (14); – c) l’accrescimento delle virtù, « la sua anima riposerà in mezzo ai beni »; – d) la salvezza dei loro figli e della loro posterità; – e) per i perfetti, una forza granitica, e la manifestazione di Dio (15).

III. – Davide deplora gli impedimenti che lo tengono prigioniero sulla terra e chiede a Dio di esserne liberato: 1) eleva gli occhi a Dio, suo liberatore, e nutre la più viva speranza della sua liberazione (16); 2) non contento di elevare gli occhi, egli apre la bocca ed implora il soccorso divino e presenta a Dio diverse ragioni in appoggio alla sua preghiera: – a) egli è destituito di ogni soccorso e nell’estrema indigenza (17), – b) è nella più grande afflizione (17), – c) è ridotto ad una eccessiva umiliazione; conclude domandando a Dio di essere liberato dalle insidie ove i suoi peccati lo hanno condotto (18); 3) egli ricorda a Dio la moltitudine dei suoi nemici, il loro odio accanito contro di lui e gli chiede di salvare la sua anima, il suo corpo e la sua reputazione contro i loro sforzi uniti, perché egli ha sperato in Dio (20); 4) egli ricorda la fedeltà e l’attaccamento delle persone dabbene alla sua causa, e prega Dio di salvare il suo popolo da tutte le sue tribolazioni (21, 22).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1- 7.

ff. 1, 2, 3. – « Signore, io ho elevato la mia anima verso di Voi, per un desiderio spirituale, essa che era prima ricacciata in terra dai desideri carnali » (S. Agost.). – Primo atto, prima condizione della preghiera, è elevare a Dio la nostra anima forzatamente abbassata, depressa verso la terra per tutto ciò che la circonda. « Il corpo che si corrompe appesantisce l’anima, e questa abitazione terrestre abbatte lo spirito che vuole elevarsi a pensieri più alti » (Sap. IX, 15). – « Esaminiamo le nostre vie, interroghiamole e torniamo al Signore. Leviamo verso Dio che è nei cieli i nostri cuori e le nostre mani » (Lam. III, 40), vale a dire le nostre affezioni con le nostre opere. – Verso chi il Re-Profeta eleva la sua anima? verso Dio! Non è verso i grandi, i potenti della terra. Troppo spesso noi crediamo di poter loro indirizzare le nostre voci, le nostre speranze, le nostre preghiere, le nostre sollecitazioni. Qual frutto ne raccogliamo se non il conoscere per esperienza le volontà cangianti, le parole ingannevoli, le diverse facce dei tempi, le delusioni delle promesse, l’illusione delle amicizie terrene che se ne vanno con gli anni e gli interessi? (Bossuet). – Niente di simile è da temere riponendo tutta la propria fiducia in Dio. « Considerate, figli miei, la moltitudine degli uomini, e sappiate che nessuno di quelli che hanno sperato nel Signore è rimasto confuso » (Eccli. II, 11). – C’è per Dio come per ogni fedele una specie di punto di onore acciocché i loro nemici comuni non rendano la preghiera impotente. – Mio Dio, la fiducia che avevo in me stesso mi ha fatto cadere nelle debolezze della carne; abbandonando Dio, io ho voluto essere come Dio, e temendo allora che il più piccolo degli animali mi desse la morte, ho arrossito a causa degli scherni meritati dal mio orgoglio. Ma ora io rimetto la mia fiducia in Voi, e non devo più arrossire (S. Agost. Su questo Salmo). – Falsa delicatezza di un’anima convertita da poco tempo, è l’apprendere le beffe dei peccatori che sono i suoi nemici più irriducibili. – Occorre porsi al di sopra di questa debolezza, persuadendosi bene che il genio del mondo è quello di beffarsi di ciò che non comprende e che non ama e di ciò che non vuole imitare, di irritarsi per quello che crediamo ed insegniamo dei giudizi di Dio, del suo continuo intervento, della maniera calma con cui rende i suoi giudizi, della lentezza con la quale esegue le sue sentenze. – Tutta le scienza della vita spirituale si condensa in questa espressione; « sospirare verso il Signore », mai disperare del suo soccorso, pazientare nelle attese, perché Egli conosce al meglio i tempi più opportuni per soccorrerci, profittando dei suoi ritardi per umiliarci. La confusione sarà il risultato di coloro che commettono l’iniquità, che insultano la virtù, la religione, la pietà, portandosi fino alla derisione, che è l’ultimo eccesso e come il trionfo dell’orgoglio, ed è parte di quei beffardi il cui giudizio è così prossimo, secondo la parola del saggio (Prov. XIX, 24).

ff. 4, 5. –  «Insegnatemi non le vie larghe che conducono la moltitudine a perdersi, ma gli stretti sentieri, che solo pochi uomini conoscono » (S. Agost.). –Le vie sono i mezzi necessari, i mezzi generali e comuni, cioè la via dei Comandamenti; i sentieri sono come le vocazioni speciali, le vie dei consigli. – Ciascuno di noi ha la sua vocazione, il suo sentiero particolare; non ci sono mai state due vocazioni precisamente identiche dall’inizio del mondo, e non se ne troveranno mai da qui fino al giorno del giudizio. Poco importa quale sia la nostra posizione nella vita, poco importa quanto dei nostri doveri possa sembrare ordinario, poco importa l’aspetto volgare di un’esistenza comune: ciascuno di noi, segretamente, ha questa grande vocazione. Posto questo, occorre ammettere che tutta la vita spirituale va all’avventura, se non è basata sulla conoscenza di questa vocazione o sugli sforzi da fare per scoprirla. Questa vocazione, qualunque essa sia, è la volontà di Dio su di noi; Egli può volere che essa non ci sia pienamente conosciuta, ma vuole però che tentiamo di scoprirla. La santità consiste semplicemente in due cose che sono entrambe uno sforzo: lo sforzo di conoscere la volontà di Dio, e lo sforzo di compierla una volta conosciuta (Faber. Conf. spirit. vocal. speci.). – Bisogna chiedere al più presto a Dio che ci faccia conoscere le sue vie, e che ce le insegni Egli stesso. – I sentieri sono strade strette; è poco conoscere le vie di Dio se non vi si cammina; è poco che Dio ce le insegni, a meno che non ci conduca Egli stesso. Privilegio delle nuova legge è « essere istruiti in tutto da Dio » (Giov VI, 40), essere istruiti non solo della lettera morta e i suoi Comandamenti, ma essere toccati dalla voce interiore ed onnipotente del suo Spirito (Duguet). – Essere condotto dalla verità di Dio, essere istruito nella verità da Colui che non ha detto solamente agli uomini come gli altri maestri: Venite a me, io ho la verità, bensì « Io sono la verità ». Gli altri uomini vogliono dirigerci secondo i loro interessi, le loro idee, le loro inclinazioni, le loro passioni; Dio come nostro Dio, Dio come nostro Salvatore non può dirigerci che secondo le regole della sua eterna Verità. – « Io sono la via, la verità e la vita, la via per la quale bisogna camminare, la verità verso la quale bisogna tendere, la vita nella quale bisogna perseverare; Io sono la via esente dall’errore, la verità pura da ogni menzogna, la vita al riparo dalla morte; Io sono la via nei miei esempi, la verità nelle mie promesse, la vita nelle mie ricompense; Io sono la via sicura, la verità irrevocabile, la vita senza fine; Io sono la via larga e spaziosa, la verità potente ed abbondante, la vita piena di gioia e di gloria » (S. Bern. Sermon. VI, in cæna).

ff. 6, 7. –  L’oblio non può esistere in Dio, la sua misericordia è sempre attiva; essa è antica quanto l’esistenza del male, risale all’inizio dei secoli, copre la terra come gli acque coprono il fondo del mare. Una delle nostre gioie più dolci è sapere che la sua sovrabbondanza sfugge ai nostri sguardi e che non possiamo comprenderla. – Quando, colpiti come siamo in tutte le facoltà della nostra anima, esauriti nelle forze da ferite così profonde, ci sentiamo attaccati da violente tentazioni, soccombenti sotto i piedi delle opposte cupidigie, esposti alle cadute alle debolezze che ci fanno gemere, noi crediamo qualche volta di essere dimenticati da Dio. Ma Dio è la, vicino a noi, la sua misericordia plana su di noi e ci copre con le sue ali (S. Agost. Conf. 1. III, c. III), essa ci sostiene nei nostri combattimenti e nelle nostre cadute. Essa protegge ancora questo cuore da cui Dio si ritira, con i ricordi che si degna di lasciarci, con l’adorabile facilità del suo ritorno, con questa profusione di clemenza che l’anima cristiana sa riconoscere fin nelle punizioni che lo colpiscono, sia per punirlo dei suoi peccati, sia per svegliarlo dal suo torpore. – Occorre pregare Dio di ricordarsi sempre delle sue misericordie, di dimenticarsi dei nostri peccati, ma soprattutto dei peccati di questa età in cui l’uomo sente, più vivamente che in ogni altra, la legge che combatte contro la legge dello spirito, e che lo tiene schiavo sotto la legge del peccato che è nelle sue membra (Rom. VII, 23); … di questa età in cui l’ardore, l’impazienza, l’impetuosità dei desideri, la forza, il vigore, il sangue caldo e ribollente, simile ad un vino fumante, che non permettendo nulla di stantio e di moderato; di questa età in cui tutto si fa con un calore sconsiderato, che si compiace del movimento e del disordine, che non è quasi mai in un’azione composta, che non ha onta che della moderazione e del pudore (Bossuet, Paneg. de S. Barn.); di questa età scossa da tentazioni numerose e terribili, battuta di volta in volta da tutte le tempeste delle passioni con una incredibile violenza, presumendo delle sue forze, mettendo tutta la sua felicità, tutta la sua gloria nel vedere il mondo e ad esserne visto, correndo con furore dietro alle false voluttà, allo splendore delle dignità menzognere o all’attrazione delle false voluttà (S. Agost.). – Sembra che Davide avrebbe voluto dire: ricordatevi di tutte le mie ignoranze che, dal momento che mi devono servire da scusante presso di Voi, è mio interesse che ne conserviate la memoria. È così che ne parla? No, ma dice a Dio: dimenticatele, cancellatele da questo libro terribile che voi produrrete contro di me quando verrete a giudicarmi (Bourdal, Aveug. Spir.). – Le ignoranze della nostra giovinezza o della nostra infanzia, possono ben diminuire la gravità delle nostre colpe, ma non rendere tuttavia la nostra condotta esente da ogni colpa. – Lo stato di ignoranza è senza dubbio quello che oppone l’ostacolo minore ai disegni e all’azione della misericordia divina, purché questa ignoranza non accheti ogni desiderio di verità, e non sia il frutto di qualche cattiva passione. – C’è sempre ignoranza nel peccato, anche nel peccato che è da condannare più duramente, come è il crimine di deicidio, del quale Gesù Cristo diceva: « Padre, perdonate loro, perché non sanno quello che fanno ». Nessuno può volere il male così come tale, perché l’oggetto della volontà non può essere che il bene. Coloro dunque che scelgono il male, lo scelgono sempre in tanto che esso si presenta al loro spirito sotto l’apparenza del bene (Bellar. Le sette parole). – Vi sono due tipi di ignoranza, l’una che viene dalla debolezza e dall’incapacità naturale di intendere ciò che potrebbe essere utile; l’altra è uno spirito ingegnoso nell’ingannare se stesso, avendo la luce sufficiente per comprendere ciò che sia necessario alla salvezza, ma il cui cuore corrotto non può soffrire la rettitudine della Verità che gli comanda di separarsi da ciò che egli ama. Tali spiriti amano la luce della Verità, ma non possono soffrire queste censure. Essa piace loro quando la si scopre, perché è bella; cominciano però ad urtarsi quando scoprono che esse stesse sono deformi. (S. Agost. De la correct, et de la grace).

II. — 8-15.

ff. 8-10. –  « Ricordatevi di me secondo la vostra misericordia », non secondo la collera della quale sono degno, ma secondo la misericordia che è degna di voi, « a causa della vostra bontà, e non a causa dei miei meriti » (S. Agost.). – Il Signore è dolce, perché Egli ha pietà dei peccatori al punto da favorirli con tutte le sue grazie; ma nello stesso tempo Egli è giusto e retto, perché dopo il dono misericordioso della vocazione e del perdono, grazie che essi non avevano potuto meritare, Egli esigerà da loro dei meriti degni del giudizio che Egli eserciterà nell’ultimo giorno (S. Agost.). – La bontà di Dio fa sì che Egli perdoni facilmente: la rettitudine fornisce ai peccatori i mezzi per rientrare nei diritti della giustizia. – Egli è dolce dando gratuitamente la sua grazia, ed è retto nell’esigere il buon uso della grazia che Egli dona; Egli è dolce perché non vuole che noi periamo, Egli è retto perché non dimentica di punirci. Egli è dolce perché è come una madre, è retto perché è come un padre. Egli è dolce per il nostro cuore, è retto per la nostra intelligenza. Egli è dolce perché è la nostra vita, è retto perché è la nostra via. (Hug. Card.). – Mai si devono separare questi due attributi che devono essere presenti nel cuore sia dei giusti che dei peccatori. La sola vista della bontà è capace di portare i peccatori all’impenitenza ed i giusti al rilassamento. La vista della sola giustizia è capace di precipitare gli uni nella disperazione e di diminuire l’umile confidenza negli altri (Dug.). – « Egli dirigerà coloro che sono docili: Egli insegnerà le sue vie a coloro che sono docili », non a coloro che vogliono correre da se stessi in avanti, come se fossero capaci di dirigersi meglio, ma a coloro che non alzano con fierezza la testa e che non si lamentano affatto quando si impone loro un giogo che è pieno di dolcezza ed un fardello che è leggero (S. Agost.). – Dio solo è il maestro dei cuori; Egli ha formato lo spirito ed il cuore dell’uomo, Egli conosce il modo per arrivare a loro, e dirigerli, raddolcirli, ed operare metamorfosi. Egli possiede mezzi all’infinito; ma per essere istruiti da Dio, e fare in modo che divenga efficacemente il nostro maestro, occorre che non abbiamo né orgoglio, né indocilità di cuore. Dio non si rivela che alle anime umili, che il Profeta chiama dolci, perché l’umiltà e la dolcezza sono virtù inseparabili l’una dall’altra.

ff. 11. – Quali vie insegnerà loro se non quella della sua misericordia, che fa che si pieghi facilmente, e quella della sua verità, che fa che Egli sia incorruttibile. Egli ci ha mostrato l’una, perdonando i nostri peccati; Egli ci mostrerà l’altra, giudicando i nostri meriti (S. Agost.). – Se ci sono delle ombre nelle condotte misteriose della Provvidenza di Dio, ci sono anche delle luci; se il velo non può togliersi interamente, Egli può nondimeno dischiuderlo e mostrare a quelli che cercano con ardore di conoscere la legge divina che le vie di Dio sono tutte piene di misericordia e di verità. È a questi che Egli dà a vedere in tutta la sua condotta una economia ammirabile ed una mescolanza tutta divina di questa giustizia e di questa misericordia che Egli esercita sugli uomini, proporzionando i mali ed i beni di questa vita ai disegni di misericordia o di giustizia che ha su di essi.

ff. 12-14. –  L’enormità e la moltitudine dei peccati per coloro che ne hanno un vero pentimento, sono una ragione per sperarne il perdono. Il nome di Dio non è mai tanto glorificato se non con l’esercizio e la manifestazione di questa grande misericordia. « A causa del suo nome » e qual è questo Nome? Il Nome di Gesù. « Voi Gli darete il nome di Gesù, cioè Salvatore, perché è Lui che salverà il suo popolo dai suoi peccati » (Matt. I, 21). – Altri hanno portato questo nome per aver liberato il popolo da una lunga prigionia, o dai pericoli della guerra, o dagli orrori della carestia. Ogni lingua deve confessare che questi è un Salvatore a miglior titolo, perché non viene per salvarci come gli altri, dalle pene o da qualche conseguenza di peccato; Egli viene a salvarci dal peccato stesso, ed estirpando il male fin dalla radice, è il vero liberatore ed il Salvatore per eccellenza (Bossuet, III Serm. Circ.). – « Chi è che teme il Signore »? Domanda giusta e fondata, ma terribile. In effetti ce n’è pochi che hanno veramente questo timore salutare! « Felice l’uomo che ha ricevuto il dono del timor di Dio! Colui che lo possiede a chi sarà comparato? » (Eccli. XXV, 25). – Questa via che l’uomo che teme Dio ha scelto, è lo stato particolare della vita al quale si è determinato, la vocazione speciale alla quale egli ha risposto, il genere di perfezione che ha abbracciato. – Ovunque arrivi, sarà felice, ed i suoi figli gioiranno della medesima gioia, sia in questa vita, sia nell’altra. – Il timore sembra riservato ai deboli e sembra essere l’appannaggio delle persone timide; ma il timore del Signore rende più forti, perché il Signore è il fermo appoggio di quelli che Lo temono (S. Agost.). – Si può essere anche molto versati nella scienza divina, si può aver approfondite le questioni più elevate della teologia, e ciò nondimeno essere lontani da Dio e conoscere molto poco della sua santa legge, di questa conoscenza viva e pratica come la ebbero i Santi che, sotto la guida e la scuola di Dio stesso, ne scoprirono rapporti sconosciuti ai sapienti.

ff. 16-22. –  « I miei occhi sono sempre al Signore; perché Egli liberi i miei piedi dalle reti e dalle trappole ». Sei caduto nelle reti delle avversità? Oh! Non guardare la tua disavventura, né le trappole in cui sei finito; guarda Dio e lascialo fare, Egli avrà cura di te; « … poni il tuo pensiero su di Lui, ed Egli ti nutrirà ». Perché tu vuoi immischiarti nel volere o non volere gli avvenimenti e gli accidenti del mondo? tu non sai ciò che devi volere, e quel che Dio vorrà per te, sempre a tuo vantaggio, e tutto ciò che tu potrai volere senza che ti metta in pena? (S. Franc. De Sales. Tratt. dell’am. di Dio, IX, c. XV). – « Gli occhi del Profeta non si volgono per contemplare ed ammirare il vano spettacolo delle cose nuove; essi non si fermano a considerare la bellezza dei corpi, scoglio frequente del pudore; essi non si lasciano prendere dal lavorio ricercato degli abiti preziosi, dal candore temperato dell’argento, dallo splendore seducente dell’oro, dal vano brillare delle pietre, etc.; ma, in mezzo a tutte queste opere magnifiche, essi si levano fino all’Autore di tutte queste meraviglie » (S. Ilar. Su questo Sal.). – Guardiamo sempre Dio come l’unico dal quale si attende il soccorso. Con questo sguardo, non c’è nessuna trappola da cui non potersi liberare. – Questo è il modello della vera orazione mentale: non si tratta che di girare gli occhi dell’anima, cioè l’attenzione dello spirito e le affezioni della volontà, verso il Signore (Berthier). – Mezzo infallibile per attirare questo sguardo favorevole di Dio, è il riconoscere la propria povertà, il proprio niente, la propria indigenza, la propria debolezza, la propria impotenza per ogni tipo di bene (Dug.). – Io alzo gli occhi verso di Voi, abbassate il vostro sguardo su di me per la vostra misericordia. Il mio dovere è quello di amarvi, a Voi il salvarmi! « Perché io sono solo, unico », conservando l’unità della vostra Chiesa che è unica, che nessuno scisma, nessuna eresia mi possano raggiungere, perseverando nell’unità della fede, della speranza e della carità; perché io sono il vostro povero, che non cerca al di sopra di Voi né l’oro, né l’argento, né i possedimenti, né le ricchezze. Io non mi presumo, non sono gonfio dei miei meriti, ma sono dolce ed umile di cuore e che non cerca nulla se non Voi. Gettate dunque gli sguardi su questo povero solitario ed abbiate pietà di lui (Ruffin, sul salmo). – Siamo ridotti a necessità spirituali, anche dopo che i nostri peccati siano stati perdonati: ancora abbattuti da mortali e perniciosi languori; feriti in tutte le facoltà della nostra anima, svuotati di forze da queste profonde lesioni, noi non facciamo che vani sforzi. Abbiamo mai preso una generosa risoluzione il cui effetto non ci abbia ben presto smentito? Abbiamo mai avuto un buon pensiero che non sia stato contrariato da qualche cattivo desiderio? Abbiamo mai iniziato una azione virtuosa in cui il peccato non si sia come messo di traverso? Si mescolano quasi sempre certi compiacimenti che vengono dall’amor proprio, e tanti altri peccati sconosciuti che si nascondono nelle pieghe della nostra coscienza, che è un abisso senza fondo, impenetrabile a noi stessi (Bossuet, Conc. de la S.te V.). – « Maledetto l’uomo che io sono, chi mi libererà da questo corpo di morte »? la grazia di Dio, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, che solo ci salva dai peccati, rimettendo quelli commessi ed aiutandoci a non commetterne più, conducendoci alla vita ove non se ne possono più commettere (S. Agost.). – Indirizziamoci a Lui: « Vedete le mie umiliazioni e la mia pena, etc. », c’è una moltitudine spaventosa di nemici che ci circondano e che vogliono perderci. – Di tutti i nemici che ci attaccano, quelli della salvezza sono i più accaniti, i più protervi; l’odio che ci portano è oltremodo ingiusto, perché essi non possono trovare nella nostra perdita altra soddisfazione che la maligna gioia che viene ai malvagi nell’avere dei complici, dei compagni dei loro errori e dei loro tormenti. – Moltitudine non meno grande è quella dei nemici interiori, delle nostre passioni, delle nostre cattive inclinazioni, etc. – Gli innocenti ed i giusti non si congiungono a me con una presenza corporea, come i malvagi; ma essi si legano a me mediante l’accordo intimo dei cuori, fondato sull’innocenza e la giustizia, e questo perché io non sono portato ad imitare i malvagi, ma vi sono rimasto fedele, aspettando la separazione che farete del grano dalla pula nella vostra ultima mietitura (S. Agost.).

SALMI BIBLICI: “DOMINI EST TERRA, ET PLENITUDO EJUS” (XXIII)

SALMO 23: “DOMINI EST TERRA et … plenitudo ejus”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

[1] Prima sabbati. Psalmus David.

   Domini est terra, et plenitudo ejus;

orbis terrarum, et universi qui habitant in eo.

[2] Quia ipse super maria fundavit eum, et super flumina praeparavit eum.

[3] Quis ascendet in montem Domini? aut quis stabit in loco sancto ejus?

[4] Innocens manibus et mundo corde, qui non accepit in vano animam suam, nec juravit in dolo proximo suo.

[5] Hic accipiet benedictionem a Domino, et misericordiam a Deo salutari suo.

[6] Hæc est generatio quærentium eum, quærentium faciem Dei Jacob.

[7] Attollite portas, principes, vestras, et elevamini, portæ æternales, et introibit rex gloriæ.

[8] Quis est iste rex gloriæ? Dominus fortis et potens, Dominus potens in prælio.

[9] Attollite portas, principes, vestras, et elevamini, portæ æternales, et introibit rex gloriæ.

[10] Quis est iste rex gloriæ? Dominus virtutum ipse est rex gloriæ.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XXIII

Il salmo è sulla ascensione di Cristo. I Greci hanno aggiunto il titolo: pel primo giorno della settimana, forse perché si cantava in quel giorno (che noi diciamo domenica).

Salmo di Davidde pel primo giorno della settimana.

1. Del Signore ell’è la terra, e tutto quello che la riempie; il mondo, e tutti i suoi abitatori.

2. Imperocché egli la fondò superiore ai mari, e al di sopra dei fiumi la collocò.

3. Chi salirà al monte del Signore o chi starà nel suo santuario?

4. Colui che ha pure le mani e il cuore mondo, e non ha ricevuta invano l’anima sua, e non ha fatto giuramento al suo prossimo per ingannano.

5. Questi avrà benedizione dal Signore, e misericordia da Dio suo Salvatore.

6. Tale è la stirpe di coloro, che lo cercano, di coloro che cercano la faccia del Dio di Giacobbe.

7. Alzate, o principi, le vostre porle, e alzatevi voi, porte dell’eternità; ed entrerà il Re della gloria.

8. Chi è questo Re della gloria? il Signore forte e potente, il Signore potente nelle battaglie.

9. Alzate, o principi, le vostre porte, e alzatevi voi, porte dell’eternità; ed entrerà il Re della gloria.

10. Chi è questo Re della gloria? il Signore degli eserciti egli è il Re della gloria.

Sommario analitico

Davide in questo salmo che egli compose per il trasporto dell’arca dalla casa di Obededon alla montagna di Sion, descrive con linguaggio poetico l’Ascensione del Signore nell’alto dei Cieli e la sua entrata trionfale nel suo reame; nel senso spirituale, l’entrata di Gesù Cristo nelle anime mediante la sua grazia. Vi sono in questo salmo come tre parti che esprimono i tre regni di Dio: il suo regno nella natura, il suo regno nell’economia della grazia, il suo regno nella gloria. Il Re-Profeta dichiara che la gloria di cui è stato coronato Gesù Cristo nella sua Ascensione è dovuta a tre titoli:

I) – come Creatore e Padrone assoluto dell’universo:

1° della terra, di tutto ciò che essa contiene, e di tutti coloro che la abitano (1);

2° della stabilità della terra che Egli stesso ha fondato sui mari ed elevata al di sopra dei fiumi (2).

II) – In ragione della sua innocenza e della sua santità; dopo aver assegnato il termine del trionfo: il cielo che designa sotto il nome della montagna del Signore e del suo luogo santo (3), Egli indica le quattro virtù principali che sono come le quattro ruote del carro trionfale che Lo conducono verso il cielo:

1° l’innocenza delle opere;

2° la purezza del cuore;

3° il fervore dell’anima nella pratica di tutte le virtù;

4° la moderazione e la sincerità della lingua e dei discorsi (4).

Ecco colui che riceve la benedizione di Dio per sé, e la misericordia per i suoi membri, affinché essi cerchino il Signore, Lo amino e desiderino vederlo (5, 6).

III) – Come vincitore e trionfatore:

1) Egli descrive il santo giubilo degli Angeli e dei cittadini del cielo nel riceverlo (7); 2) descrive Se stesso trionfante, splendente di gloria, con davanti al carro i nemici sui quali ha trionfato e di cui si è coperto delle spoglie sottratte nel combattimento (8-10).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1, 2.

ff. 1. – « Al Signore appartiene la terra e quanto essa contiene ». – « O Israele – esclama il profeta Baruch – quanto è grande la casa di Dio, e quanto sono vasti i luoghi che possiede! Egli è grande, non ha fine; Egli è elevato, immenso » (III, 24). – Dopo che il chierico ha fatto la sua pubblica professione di fede nelle mani del Vescovo, ed ha scelto il Signore come sua parte, la Chiesa gli risponde ad alta voce con questo bel cantico di Davide, come se gli dicesse: « È con grande ragione che voi confidate in Dio; voi potete ben rimettervi nelle sue mani e contentarvi della vostra parte, perché il Signore che voi avete scelto come eredità, è il sovrano padrone della terra e di tutto quanto essa contiene (Olier, Traité des Saints Ordres). – « La terra è del Signore », nonostante gli uomini vogliano rendersene padroni. Egli dà a ciascuno di essi qualche porzione di questa terra, per coltivarla e raccoglierne i frutti, ed essi pretendono di esserne i proprietari assoluti. – Non contenti di quanto loro assegnato, cercano di impossessarsi della parte degli altri. – « Tutti quelli che abitano la terra sono del Signore », ed essi vogliono essere di se stessi, vivere per sé, non pensare che a sé, lavorare solo per sé (Duguet). –

ff. 2. – Gli uomini non costruiscono che sulla terra ferma; Dio ha stabilito i fondamenti dell’universo sui mari e sui fiumi, prova eclatante della sua onnipotenza, che ha fatto stabilire e riposare sulle acque la base ed il fondamento di una massa così prodigiosa come la massa della terra. – Egli non gli ha voluto dare altro fondamento che le acque, per far conoscere che essa dipende sempre da Lui nel suo appoggio, e far comprendere così a tutti gli uomini che essi dipendono dalla sua mano, e che la terra che li sostiene, senza il suo soccorso, si inabisserebbe nelle acque (Olier). I palazzi magnifici costruiti dalla mano dell’uomo su solidi fondamenti, crollano e rovinano, ma la terra, fondata sulle acque, resta sempre ferma. – Dio ha stabilito la Chiesa sulle acque, cioè sul Sangue di Gesù Cristo, sulle acque del Battesimo, sui fiumi dei Sacramenti, di tutte le grazie e di tutte le consolazioni spirituali.

II — 3-6.

ff. 3. –  Siccome è piccolo il numero di quelli che salgono sulla montagna del Signore, il Re-Profeta ha ragione di porre questa domanda: « Chi salirà etc. …? », come se dicesse: non sarà affatto il primo venuto, colui i cui costumi sono comuni e volgari, ma colui la cui vita presenta un meraviglioso concentrato di tutte le virtù (S. Ambr.). – Ci possono essere molti che salgono; ma tenersi sulla montagna santa è appannaggio di un piccolo numero, di coloro che sono perfetti. Quanti sono saliti, ma in seguito non sono tornati indietro. Chi dunque potrà resistere senza esporsi alla caduta ed a ritirarsi nel giorno della tentazione? (Ruffin.).

ff. 4. –  Essere puri significa essere senza compromessi, semplice come la luce, trasparente come il cristallo, limpido come l’acqua della roccia, affrancato dalla materia, come l’idea pura del vero, del bene, del bello. Lungi da noi quindi le tenebre, il peccato; lungi da noi tutto ciò che teme lo splendore dell’anima ed offusca la limpidezza del suo sguardo; lungi da noi gli attaccamenti, le affezioni, benché legittime in se stesse, perché possono ritardare lo slancio della nostra anima verso Dio. Così intesa, la purezza, è la castità, la verginità, l’amore santo della Verità eterna, è il matrimonio mistico del cuore e della divina saggezza, è una partecipazione di questa unione ineffabile che esiste al cuore di Gesù tra la sua anima umana ed il Verbo divino (Mgr. Baudry, Le Coeur de Jésus). – Ma chi potrà glorificarsi di aver le mani innocenti de il cuore puro? Nessuno è esente da peccati, nemmeno il bambino che ha vissuto solo un giorno sulla terra. Pertanto non ce n’è che uno innocente tra i colpevoli, uno tra gli impuri, vivo in mezzo ai morti, ce n’è uno e non ce ne sono altri. È Colui di cui leggiamo nel III capitolo di San Giovanni: « Nessuno è salito in cielo se non Colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’Uomo, che è nel cielo ». Le sue mani erano innocenti, perché Egli non ha commesso peccato; ma dopo aver operato una moltitudine di buone opere, poteva dire apertamente ai Giudei (Giov. VIII, 46): « Chi di voi può convincermi di peccato? » (S. Bern. Sur le Ps. XXIII). – « Colui che non ha ricevuto la sua anima invano »; Chi non ha confidato nella sua anima nel numero delle cose passeggere, e che, sentendola immortale, ha voluto prepararle una dimora immortale; colui che non ha seguito la vanità, la vanagloria, il fasto, l’orgoglio che gonfia senza riempire, la menzogna che è opposta alla verità; colui che non ha ricevuto la vita inutilmente ma che si è esercitato nella pratica delle buone opere per raggiungere il fine per il quale era stato creato, cioè la beatitudine eterna (S. Agost.). Ogni uomo che vive senza produrre dei frutti, ha ricevuto invano la sua anima. Coloro ai quali il Padre di famiglia diceva: « … perché ve ne state tutto il giorno senza far nulla? » avevano ricevuto la loro anima invano. Bisogna vivere in modo da poter dire con San Paolo: « è per grazia di Dio che io sono ciò che sono e la sua grazia non è stata vana in me » (I Cor XV, 10); e con il servo buono: « Signore, voi mi avete dato cinque talenti, ecco io ne ho guadagnati altri cinque » (Matt. XXV, 20). – A maggior ragione, colui che, per sua vocazione, è una delle principali parti di questa Chiesa, che Gesù Cristo vuole presentare a Dio tutto pura e senza rughe, senza avere nulla dell’uomo vecchio, santo e senza alcuna macchia; a maggior ragione egli deve essere innocente nelle sue opere e puro nel suo cuore. – È d’obbligo rinunziare completamente a tutte le vanità del mondo e ai suoi piaceri, se non si vuole aver ricevuto invano la sua anima. Tutto il suo dovere, tutto il suo oggetto, tutta la sua natura, è quello di attaccarsi agli interessi di Dio e del suo culto, che Gesù Cristo stesso chiama Verità: carità perfetta verso i propri fratelli, che evita tutte le parole piene di artifizi, gli abili giri di parole, le menzogne confermate da giuramenti; ecco i pensieri, le parole, le azioni rettificate, e tutto l’uomo preparato per la santa montagna di Dio.

ff. 5, 6. –  La benedizione del Signore, è principio di ogni bene; la benedizione del Salvatore, è principio di tutte le misericordie che si ottengono da Dio. – Il Re-Profeta ha chiesto al singolare « chi salirà sulla montagna, etc. », ed ha risposto egualmente al singolare: « colui le cui mani sono innocenti, etc. »; poi in seguito dice al plurale « … questa è la generazione di quelli che lo cercano ». Egli non parla inizialmente che di uno solo: « è colui che riceverà, etc. »; ma egli intende ora questa benedizione su tutta una generazione, aggiungendo: « Tale è la generazione di coloro che lo cercano », affinché in questo solo uomo di cui ha parlato all’inizio, non intendiate la singolarità della persona, ma l’unità di spirito. Poiché Egli è lo sposo, e la Chiesa la sua sposa, e noi sappiamo che ha detto: « Non sono più due, ma una sola carne » (Gen. II 2, 4; Efes. V, 31). Questi dunque salirà per ricevere la benedizione, ma con Lui, o piuttosto in Lui salirà colui che ha ricevuto da Lui la benedizione. È ciò che il Re-Profeta dice altrove (Sal. LXXXIII, 6) « il sovrano Legislatore li colmerà di benedizioni; essi andranno di virtù in virtù, essi contempleranno il Dio degli dei in Sion » (S. Bern.). – Altro è la generazione e l’inclinazione naturale degli uomini come figli di Adamo, altro sono le loro inclinazioni, i loro umori, il loro genio, come Cristiani e come figli di Dio. « Ecco la generazione di Adamo », dice la Scrittura, riferendosi alla discendenza della posterità del nostro primo padre; e ben presto questa generazione dimenticherà Dio e si abbandonerà all’idolatria e a tutti i vizi. Non è lo stesso della generazione di cui Gesù Cristo è il Capo, « essa cerca sinceramente Dio, essa cerca la faccia del Dio di Giacobbe », espressioni che sottolineano una continuità di desideri, di impressioni, di lavori, e non solo degli sforzi passeggeri, degli eccessi, se così si può parlare, di pietà e di regolarità (Berthier).

III. – 7-10.

ff. 7-10. –  Porte del cielo aperte a Gesù Cristo, e che Lui stesso ha aperto agli uomini, e che il peccato di Adamo ed i peccati propri avevano chiuse. – Cuori dei Cristiani, porte dell’anima chiuse da lungo tempo a tutti i movimenti di grazia, apritevi infine al Re della gloria, che bussa e che vi dice (Apoc. III, 20): « Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, Io entrerò in lui, e cenerò con lui e lui con Me » ( Dug.). – L’entrata del chierico nella Chiesa, che è il paradiso della terra, è comparato all’entrata gloriosa di Gesù Cristo in cielo nel giorno della sua Ascensione (Olier.). – Cuori induriti, ai quali bisogna spesso ripetere la medesima cosa per obbligarli ad arrendersi, porte aperte a tutte le vanità del secolo, alla falsa gloria del mondo, non vi aprirete mai al Re della vera gloria? Non chiedete più chi sia il Re della gloria, di cui parlate così spesso: è Gesù Cristo umiliato, è Gesù Cristo povero, sofferente e morto sulla croce, che è diventato, proprio per questo, il Re della gloria, e che ci grida che noi non entreremo mai nella sua gloria se non per gli obbrobri, le umiliazioni e la croce (Duguet).

SALMI BIBLICI: “DOMINUS REGIT ME, ET NIHIL MIHI DEERIT” (XXII)

Salmo 22: “Dominus regit me …

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

Psalmus David.

[1] Dominus regit me, et nihil mihi deerit:

in loco pascuæ ibi me collocavit.

[2] Super aquam refectionis educavit me, animam meam convertit.

[3] Deduxit me super semitas justitiæ, propter nomen suum.

[4] Nam, etsi ambulavero in medio umbræ mortis, non timebo mala, quoniam tu mecum es.

[5] Virga tua, et baculus tuus, ipsa me consolata sunt.

[6] Parasti in conspectu meo mensam, adversus eos qui tribulant me;

[7] impinguasti in oleo caput meum; et calix meus inebrians quam praeclarus est!

[8] Et misericordia tua subsequetur me omnibus diebus vitae meæ;

[9] et ut inhabitem in domo Domini, in longitudinem dierum.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana

da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XXII

Esimia benevolenza di Dio verso i suoi eletti, figurata dalle cure dell’ottimo pastore verso le sue pecorelle.

Salmo di David.

1. Il Signore mi governa, e niuna cosa a me mancherà;

2. Egli mi ha posto in luogo di pascolo abbondante; Mi ha condotto a un’acqua che riconforta.

3. Richiamò a sé l’anima mia. Mi ha condotto pei sentieri della giustizia, per amor del suo nome.

4. Imperocché, quand’anche io camminassi in mezzo all’ombra di morte, non temerò disastri, perché meco sei tu.

5. La tua verga stessa e il tuo bastone mi han consolato.

6. Hai imbandita dinanzi a me una mensa, in faccia di quelli che mi perseguitano.

7. Hai asperso il mio capo di unguento; ma quanto è mai buono il mio calice esilarante!

8. E la tua misericordia mi seguirà per tutti i giorni della mia vita,

9. Affinché io abiti nella casa del Signore per lunghi giorni.

Sommario analitico

Questo salmo, sorgente inesauribile di soavità e sicurezza per l’anima che ama Dio e medita sulla sua provvidenza paterna, è stato composto da Davide, poco tempo dopo che Samuele gli ha conferito l’unzione reale, e torna verso il suo gregge nelle pianure così fertili di Bethleem. Davide, qui, nel senso allegorico e tropologico, rappresenta la Chiesa ed ogni uomo giusto che nella Chiesa riconosce Gesù Cristo come suo pastore e gli rende grazie per i molteplici doni che gli ha fatto, e soprattutto per i Sacramenti del Battesimo e dell’Eucarestia. Il Profeta qui fa tre cose:

I – Descrive la via purgativa dell’uomo, sotto la figura di un pastore.

II – La via illuminativa, sotto la figura di un ospite e di un amico, al quale si è dato nutrimento durante la pace, e l’olio degli atleti per il giorno del combattimento.

III – La via unitiva, sotto il simbolo di una coppa inebriante.

Iˆ Sezione.

Gesù Cristo ci viene qui presentato come un pastore che riunisce in sé tutte le condizioni di un pastore buono ed eccellente:

1) È il Signore stesso e non un mercenario che pasce le sue pecore.

2) È un pastore liberale: “nulla potrà mancarmi”.

3) È un pastore ricco: “mi ha stabilito in pascoli erbosi” (1). –

4) È un pastore buono e soave: “mi ha condotto presso acque tranquille”. –

5) È un pastore vigilante e attento a riportare la pecora errante: “egli fa ritornare la mia anima”. (2) –

6) È un pastore prudente che conduce le sue pecore lungo sentieri sicuri ed agevoli (3). –

7) È un pastore potente e forte per difendere le sue pecore da ogni pericolo (4). –

8) È un pastore severo che al bisogno sa fare un uso moderato del vincastro e del bastone pastorale (5).

II e III Sezione

In questa seconda parte, il Profeta ci propone le via illuminativa, sotto il simbolo di un amico ammesso al banchetto di un amico, e la via unitiva, sotto la figura di un calice inebriante:

1) Gesù Cristo riceve come amici ed ospiti coloro che si presentano alla sua tavola e dà loro la forza necessaria per combattere i nemici e sopportare tutti i travagli (6). –

2) Gesù Cristo nell’Eucarestia, è per l’anima uno dei profumi più soavi (7). –

3) Gesù Cristo, nell’Eucarestia, inebria l’anima ispirando il disprezzo delle cose terrene, e l’unisce a Gesù cristo. –

4) La misericordia di Dio segue ed accompagna tutta la vita coloro che ricevono con pietà l’Eucaristia (8). –

5) Gesù Cristo, nell’Eucaristia, conduce misericordiosamente i suoi servitori fino al cielo (9).

Spiegazioni e Considerazioni

I. Sezione – 1-5.

ff. 1. –  Quale consolazione per un Cristiano avere Dio per guida e per pastore! Cosa gli può mancare? Che calma, che sicurezza! « Io non sono turbato, Signore, se voi mi guidate come pastore » (Ger. XVI, 17). – Dite con Giacobbe: « Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio » (Gen. XXVIII, 20, 21). – Differenza immensa c’è tra Dio, considerato come pastore, e gli altri pastori. Dio, nostro Maestro sovrano e nostro Creatore, non ci mette in altre mani; Egli non disdegna di essere Egli stesso nostro pastore, di condurci al passo come un pastore conduce le sue pecore « Ascoltatemi, voi che governate Israele, voi che conducete Giuseppe come una pecora » (Sal. LXXIX, 1). – In quanti modi la Provvidenza paterna di Dio ci governa e ci conduce. La Provvidenza che Dio stende sulla nostra vita e su ciascuno di noi, in particolare è una rivelazione personale del suo amore. Nessuno di noi saprebbe studiare la propria storia senza trovarvi l’influenza soprannaturale e l’azione diretta di Dio, così sensibile ed anche palpabile come se leggessimo una pagina dell’Antico Testamento. Dio veglia su noi con tanta sollecitudine che noi potremmo ingannarci e crederlo il nostro Angelo custode, invece che il nostro Dio (Faber, Il Creatore e la creatura). – Essendo Gesù Cristo il Pastore della Chiesa, nulla può mancare alle sue pecore, né per l’anima, né per il corpo. 1) Egli da loro per nutrimento la propria carne: « … la mia carne è un vero nutrimento ed il mio sangue vera bevanda ». – 2) Egli le nutre con la sua grazia: « Felici coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché essi saranno saziati ». – 3) Egli li nutre di scienza e di dottrina: « Egli lo nutrirà con pane di vita e di intelligenza, e lo disseterà con la saggezza e la salvezza » (Eccles. XV, 3). – 4) Egli li nutre di gloria celeste: « Quale ineffabile onore è il far parte delle truppe di Gesù Cristo! Se noi vogliamo seriamente riflettervi, noi troveremmo in questo stesso pensiero, in mezzo a queste lacrime, a queste tribolazioni, il motivo di una grande gioia » (Sant’Agost. Lib. De Ovib.). – Davide faceva qui allusione a Bethleem, città situata in una contrada fertile, irrorata da numerosi corsi d’acqua … la Chiesa, vera Bethleem, è la casa del pane. Tre pascoli vi sono nella Chiesa: Gesù Cristo, i Sacramenti e le Sante Scritture. E cosa sono questi tre pascoli, se non Gesù Cristo? È Lui che ci nutre e ci ripara le forze che abbiamo perso. È nei divini Sacramenti che raccogliamo questo fiore nuovo che ha sparso il buon odore della resurrezione; voi raccogliete questo giglio brillante degli splendori dell’eternità; raccogliete la rosa, cioè il sangue del corpo del Signore. – Sono ancora i libri delle Scritture celesti ad essere il nostro nutrimento quotidiano, con cui ripariamo le forze della nostra anima quando ne gustiamo i divini oracoli, o quando ruminiamo frequentemente e approfondiamo le verità che abbiamo solo sfiorato con la semplice lettura (S. Ambr. Serm. XIV sur le Ps. CXVIII.). – il Re-Profeta, dice « in loco Pascuæ », e non « in locis », perché la Chiesa è una. Le eresie, gli scismi, le false filosofie, il libero pensiero sono dei deserti aridi pieni di erbe velenose. Sovrana importanza è il ben considerare dove si debba cercare questo pascolo e dire come la sposa dei cantici: « Dimmi, o amore dell’anima mia, dove vai a pascolare il gregge, dove lo fai riposare al meriggio, perché io non sia come vagabonda dietro i greggi dei tuoi compagni » (Cant. I, 7). – Per troppo tempo sono stato simile alla pecora che erra e perisce, ma non voglio più seguire i pastori mercenari che proponevano davanti ad essi la volontà dei loro capricci; i loro pascoli lussureggianti e fioriti, non erano che veleni mortali, e mai la minima ombra mi metteva al riparo dagli ardori di un sole bruciante! Voi solo, Signore, sapete dare alla pecora che in voi confida l’alimento che la fa vivere e l’ombra sotto la quale riposare. È Gesù Cristo stesso che ci pone nei suoi pascoli. Egli è nel contempo il Pastore e la via; Egli lo fa con sollecitudine, con carità, con soavità. Se diventate pastore voi stessi, con quale bontà, con quale dolcezza, con quale amore dovreste pascere le pecore di Gesù Cristo. « Pietro, mi ami tu? Pasci le mie pecore ». Gesù Cristo, dice san Crisostomo, avrebbe potuto dire a Pietro: se mi ami, dedicati ai giovani, dormi sulla terra nuda, veglia continuamente, sii il protettore degli oppressi, mostrati padre degli orfani, difensore delle vedove. Ma no, Egli gli domanda solo una cosa: « pasci le mie pecore ».

ff. 2. –  Questa acqua fortificante, è l’acqua del Battesimo, ove noi veniamo rigenerati; è l’acqua della grazia che ci purifica e ci infonde nuove forze; è l’acqua della saggezza che disseta e rinfranca la nostra anima. « Colui che ne berrà non avrà mai sete » (Giov. IV). – Questa è l’acqua viva e pura e che sola spegne la sete. L’acqua stagnante e fangosa dei beni e dei piaceri della terra non fa che alterare. Noi attingiamo, alla sorgente della misericordia, le acque del perdono per cancellare i nostri peccati; noi attingiamo alla sorgente della grazia le acque della devozione per produrre e spandere la pioggia delle buone opere. Noi attingiamo alla fonte della saggezza le acque del discernimento spirituale per spegnere la nostra sete (S. Bern. I, Serm. sur la Nat.). – Dovere di un pastore è: condurre le sue pecore presso le acque pure della sana dottrina; « Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi i resti della vostra pastura; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidire con i piedi quella che ne resta. Le mie pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidito » (Ezech. XXXIV, 18, 19). – « Egli ha convertito la mia anima ». A Dio solo appartiene il cercare, il ricondurre la pecora errante, a Dio solo appartiene la conversione della nostra anima. Questa conversione esige un atto di potenza superiore a quella che richiede la creazione. Il pastore deve lavorare con tutto il suo potere per convertire la anime che gli sono affidate, se … non vuole esporsi a questo terribile rimprovero:  «Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura » (Ezech. XXXIV, 6).

ff. 3. –  I sentieri sono letteralmente (sentiero = semi-iter) una via più stretta delle strade ordinarie, e bisogna intendere, con questi sentieri della giustizia, la pratica dei consigli così come quella dei comandamenti. « Il cammino della virtù – dice Bossuet – non è quello delle strade larghe nelle quali ci si può estendere con libertà; al contrario noi apprendiamo, dalle Sante Lettere, che questo non è che un piccolo sentiero, ed una via stretta e angusta e nello stesso tempo estremamente diritta; noi dobbiamo comprendere che in essa bisogna camminarvi in semplicità, e con grande rettitudine. Se ci si distoglie, o anche se si vacilla solo in questa via, si cade negli scogli dai quali è circondata da una parte e dell’altra » (Paneg. De S. Jos. I. P.). – Il pastore deve condurre le sue pecore, non lungo cammini larghi e spaziosi che conducono alla morte, ma attraverso i sentieri stretti della giustizia, che solo conducono alla vita. – Sull’esempio di Gesù Cristo, il buon pastore non deve cercare la propria gloria, ma unicamente quella di Dio nell’opera divina della conversione delle anime. Grande differenza c’è tra lo spirito mercenario, che guarda le pecore in rapporto a se stesso, come un bene proprio, e la carità pastorale che non le considera come proprie, perché esse sono di Gesù Cristo ed i loro interessi sono suoi (Dug.).

ff. 4. – L’ombra della morte, è il pericolo della morte; è la vita presente, che è piuttosto una morte che una vita, che non è che un’ombra in cui non vi è nulla di solido e di reale, e che svanisce rapidamente come l’ombra. L’ombra della morte sono ancora le tribolazioni, le prove, le grandi tentazioni, che riempiono la nostra anima di inquietudini mortali, nelle quali sembra che tutta la natura si sia scatenata contro di noi, e in cui corriamo il rischio di perdere la vita dell’anima e del corpo. – Se un branco di pecore è in piena sicurezza quando è condotto o sorvegliato da un uomo, quale non deve essere per noi la sicurezza, per noi che abbiamo Dio stesso come pastore? (S. Agost. lib. de Ou.). – Il pastore che ama le sue pecore, e che non vuole che nessuna di esse perisca (Matt. XVIII, 14) è un Pastore vigilante: « … non dormirà e non si assopirà, Colui che custodisce Israele » (Sal. CXX, 4); egli non teme in mezzo ai mali dai quali ti senti oppresso, perché: « Io sono il tuo Dio che ti fortifica, non mi svio mai dalla via nella quale ti introduco, perché Io sono con te, e non cesserò mai di soccorrerti; ed il Giusto che Io invio al mondo, questo Salvatore misericordioso, questo Pontefice compassionevole, ti tiene per mano » (Isaia, XLI, 9, 10.); è un Pastore potente e forte: « Io do alle mie pecore la vita eterna, esse non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. » – Dovere per il Pastore delle anime è l’esporre la propria vita, se necessario, per le proprie pecore, l’essere sempre con esse e non abbandonarle come fa un mercenario.

ff. 5. –  La verga è per gli agnelli, ed il bastone per i figli diventati più grandi e già avanzati, in virtù della propria crescita, dalla vita animale a quella spirituale (S. Agost.). – Secondo San Gregorio, la verga è per la correzione, il bastone per sostegno. – « Il pastore porta la verga ed il bastone, l’una per le pecore, l’altro contro i lupi, ma l’uno e l’altro nell’interesse degli eletti » (S. Bern.). – La verga pastorale è necessaria per difendere le pecore contro gli attacchi dei lupi, per allontanarle da tutto quello che potrebbe corromperle: cattive dottrine, letture pericolose, commerci sospetti. – Il bastone pastorale non solo serve a condurre le pecore, ma pure per battere salutarmente quelle che si allontanano. – È il dovere della correzione con la quale un buon pastore evita egualmente due eccessi contrari: un lassismo complice che perdona tutto, ed una severità inesorabile che non vuole perdonare nulla (Dug.).

II e III sezione. – 6-9

ff. 6. –  Questa mensa è l’abbondanza delle grazie e delle consolazioni divine (Orig.), essa è la santa Scrittura. Allo stesso modo di quando, sedendosi ad una tavola si ritrova il rilassamento, la consolazione e la refezione, così i Cristiani, sedendosi al banchetto delle sante Scritture, vi trovano consolazione e forza, cioè la fede, la speranza e la carità, contro i persecutori della Chiesa (S. Girol.). – È nella divina Eucaristia che il Cristiano attinge forza per resistere ai nemici della sua anima. – Frequentiamo quindi questo sacro pasto dell’Eucaristia, e viviamo in unione con i nostri fratelli; frequentiamola e ci nutriremo della gioia celeste, mangiamo questo pane che sostiene l’uomo; beviamo questo vino che gli deve rallegrare il cuore, e diciamo con un santo trasporto: « … che il mio calice inebriante è squisito! » Gesù Cristo si è servito del pane e del vino per darci il suo corpo ed il suo sangue, al fine di dare all’Eucaristia il carattere della forza e del sostegno, nonché il carattere della gioia e del trasporto; e col fine anche di farci comprendere, dalla figura di queste cose che costituiscono il nostro alimento ordinario, che tutti i giorni noi dobbiamo non soltanto sostenere, ma anche riscaldare il nostro cuore; non solo fortificarci ma anche inebriarci con Lui e bere a tratti lunghi già da questa vita, l’amore che ci renderà felici per l’eternità (Bossuet, Medit. LII° j.). – Quando il vostro nemico vi incontra dopo aver partecipato alla santa Tavola, dopo esservi seduti al celeste banchetto, scappa rapidamente come se vedesse un leone vomitare fuoco e fiamme, e non osa avvicinarsi. Quando questo nemico crudele percepisce che tutta la vostra lingua è coperta da sangue, credetemi, egli non oserà affrontare la vostra presenza, e quando vedrà la vostra bocca brillante di un chiarore divino, prenderà la via della fuga con sentimenti di vergogna e di spavento (S. Chrys. Omel. ai neofiti). – l’anima viene usata più del corpo, in mezzo alle battaglia della vita; essa si impegna lottando contro la malvagità, contro le tentazioni, contro le amare disillusioni del mondo, contro le scosse dell’odio e della calunnia; e quando non c’è più da lottare all’esterno, gli restano ancora i nemici interni, le angosce invisibili, le torture dello spirito immortale che vorrebbe delle ali per volare verso l’oggetto dei suoi desideri. Povera anima, quanto è da compiangere! Ma Dio nella sua misericordia, le ha dato, come ad un atleta, un nutrimento solido e sostanzioso: egli si siede al banchetto divino; poi terminato il pasto celeste, si alza, e come il pellegrino sempre gioioso, continua la sua strada cantando con il Profeta: « Il Signore mi conduce, nulla mi può mancare; … Egli ha servito davanti a me una tavola reale per fortificarmi nelle mie debolezze » (Mgr Landriot. Euchar, 3° Conf.) . – Dovere sacro del pastore è quello di preparare alle sue pecore la magnifica mensa del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo; e di renderle capaci e degne di questo divino nutrimento con la parola, l’istruzione e l’esempio (Dug.).

ff. 7. –  L’Eucaristia è per l’anima uno dei profumi più soavi. Essa non è soltanto la forza, ma la soddisfazione, la gioia data a tutte le facoltà. È la proprietà dell’olio che galleggia su tutti gli altri liquidi, che è soave, si dilata e si spande, guarisce le ferite, assorbe la luce, nutre e rende l’atleta inaccessibile alla presa dell’avversario. – Ciò che c’è di essenziale in noi è la nostra anima; ecco perché il Re-Profeta gli dà il nome di capo (S. Greg. Mor. XIX). – Questo calice che inebria, è soprattutto l’Eucaristia, ove con il Sangue di Gesù Cristo, noi beviamo torrenti di latte, fiumi di miele e un balsamo celeste (S. Bern.). – Effetti di questa ebbrezza celeste prodotta dall’Eucaristia sono: 1) la sobrietà dell’anima, dice San Cipriano, perché l’ebrezza prodotta dal calice che contiene il Sangue del Salvatore è ben diversa da quella che produce il vino; – 2) la saggezza. « Essa l’abbevera con l’acqua della saggezza e della salvezza »; – 3) l’amore di Gesù Cristo; – 4) Una santa gioia. « Venite a bene a questa divina coppa, dice S. Ambrogio, gusterete la gioia della remissione dei vostri peccati, l’oblio delle pene e degli affanni di questa vita, sarete affrancati dalla paura e dalla sollecitudine della morte »; – 5) L’aumento delle forze dell’anima: – 6) Una unione intima con Gesù Cristo (S. Cipr. Serm. de cæna). – nostro Signore Gesù Cristo si tiene alla porta della vostra anima, ascoltatelo mentre vi dice: « Io batto alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, Io entrerò in lui, cenerò con lui e lui con Me » (Apoc. III, 29); e la Chiesa stessa vi dice . « … la voce del mio diletto si fa sentire alla porta » (Cant. V, 22). – Egli rimane allora alla porta ma non da solo, gli Angeli lo precedono e vi dicono: « Aprite le vostre porte, o principi ». Quali porte? Quelle di cui il Signore dice: « apritemi le porte della giustizia » (Salm. CXVII). – Aprite dunque le porte a Gesù Cristo, affinché Egli entri in voi; aprite le porte della giustizia, aprite le porte della purezza, aprite le porte della forza e della saggezza … Che la vostra porta si apra al Cristo, e non si apra solamente, ma si elevi, se essa è eterna e non fragile o deperibile. Ora le porte della vostra anima si eleveranno se voi credete che il Figlio di Dio è il Dio eterno, onnipotente, inenarrabile, incomprensibile, il Dio che conosce tutte le cose passate e future; se voi limitate anche di poco la sua potenza e la sua saggezza, non solleverete mai le porte eterne (S. Ambr. De Fide).

ff. 8, 9. –  L’abbondanza e la continuità della grazia sono meravigliose come la sua natura. Noi viviamo in un oceano di grazia come il pesce nella acque del mare. Esse sono sopra, sotto, attorno a noi, dappertutto ed in numero prodigioso; è una marea che può avere i suoi improvvisi aumenti, ma che sale sempre e non conosce deflusso o riposo. La nostra anima è tutta avvolta dalla misericordia divina, essa vive nella sua luce, si appoggia su di essa, così come il nostro corpo respira l’atmosfera, vede mediante la luce del giorno, e sente sotto i suoi piedi l’appoggio solido del nostro pianeta (Faber, le Createur et la creature, p. 224.). – « Affinché abiti eternamente, etc. », è l’ultimo frutto ed il più prezioso dell’Eucaristia: Essa ci conduce a questa Gerusalemme celeste, a questa eternità felice ove non ci sono che gioie, « ove non ci sarà più notte, né dolore, né pianto, né lacrime, né pericolo, né combattimenti ».

SALMI BIBLICI: “DEUS DEUS MEUS, RESPICE IN ME” (XXI)

SALMO 21: ” Deus. Deus meus, respice …”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS …

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

Salmo XXI

In finem, pro susceptione matutina. Psalmus David.

[1] Deus, Deus meus, respice in me:

quare me dereliquisti? Longe a salute mea verba delictorum meorum.

[2] Deus meus, clamabo per diem, et non exaudies; et nocte, et non ad insipientiam mihi.

[3] Tu autem in sancto habitas, laus Israel.

[4] In te speraverunt patres nostri; speraverunt, et liberasti eos.

[5] Ad te clamaverunt, et salvi facti sunt; in te speraverunt, et non sunt confusi.

[6] Ego autem sum vermis, et non homo; opprobrium hominum, et abjectio plebis.

[7] Omnes videntes me deriserunt me; locuti sunt labiis, et moverunt caput.

[8] Speravit in Domino, eripiat eum: salvum faciat eum, quoniam vult eum.

[9] Quoniam tu es qui extraxisti me de ventre, spes mea ab uberibus matris meae.

[10] In te projectus sum ex utero; de ventre matris meae Deus meus es tu;

[11] ne discesseris a me, quoniam tribulatio proxima est, quoniam non est qui adjuvet.

[12] Circumdederunt me vituli multi; tauri pingues obsederunt me.

[13] Aperuerunt super me os suum, sicut leo rapiens et rugiens.

[14] Sicut aqua effusus sum; et dispersa sunt omnia ossa mea.

[15] Factum est cor meum tamquam cera liquescens in medio ventris mei.

[16] Aruit tamquam testa virtus mea, et lingua mea adhaesit faucibus meis, et in pulverem mortis deduxisti me.

[17] Quoniam circumdederunt me canes multi; concilium malignantium obsedit me.

[18]Foderunt manus meas et pedes meos, dinumeraverunt omnia ossa mea.

[19] Ipsi vero consideraverunt et inspexerunt me. Diviserunt sibi vestimenta mea, et super vestem meam miserunt sortem.

[20] Tu autem, Domine, ne elongaveris auxilium tuum a me; ad defensionem meam conspice.

[21] Erue a framea, Deus, animam meam, et de manu canis unicam meam.

[22] Salva me ex ore leonis, et a cornibus unicornium humilitatem meam.

[23] Narrabo nomen tuum fratribus meis; in medio ecclesiae laudabo te.

[24] Qui timetis Dominum, laudate eum; universum semen Jacob, glorificate eum.

[25] Timeat eum omne semen Israel, quoniam non sprevit, neque despexit deprecationem pauperis;

[26] nec avertit faciem suam a me: et cum clamarem ad eum exaudivit me.

[27] Apud te laus mea in ecclesia magna; vota mea reddam in conspectu timentium eum.

[28] Edent pauperes, et saturabuntur; et laudabunt Dominum qui requirunt eum; vivent corda eorum in sæculum sæculi.

[29] Reminiscentur et convertentur ad Dominum universi fines terrae;

[30] et adorabunt in conspectu ejus universæ familiæ gentium;

[31] quoniam Domini est regnum, et ipse dominabitur gentium.

[32] Manducaverunt et adoraverunt omnes pingues terræ; in conspectu ejus cadent omnes qui descendunt in terram.

[33] Et anima mea illi vivet; et semen meum serviet ipsi.

[34] Annuntiabitur Domino generatio ventura; et annuntiabunt cæli justitiam ejus, populo qui nascetur, quem fecit Dominus.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XX

Preghiera di Cristo in croce intorno la sua passione e risurrezione. Il titolo riguarda la risurrezione che avvenne il mattino, e per mano di Dio che quasi ricevè e trasse Cristo dal sepolcro per darlo all’aura di vita.

Per la fine; per l’aiuto del mattino, salmo di Davidde.

1. Dio. Dio mio, volgiti a me; perché mi hai tu abbandonato? la voce de’ miei delitti allontana la mia salute da me.

2. Dio mio, io griderò il giorno, e tu non mi esaudirai: griderò la notte, e non per mia colpa.

3. E tu pure nel luogo santo risiedi, o gloria di Israele.

4. In te sperarono i padri nostri; sperarono, e tu gli liberasti.

5. A te alzarono le loro grida, e furon salvati; in te sperarono, e non ebber da vergognarsi.

6. E io sono un verme e non un uomo, l’obbrobrio degli uomini e il rifiuto della plebe.

7. Tutti coloro che mi vedevano, mi schernivano; borbottavano colle labbra, e scuotevano la testa.

8. Pose sua speranza nel Signore, egli lo liberi; lo salvi, dacché lo ama.

9. E sei pur tu, che fuor mi traesti dall’utero, speranza mia fin da quando io suggeva il latte materno.

10. Dall’utero io fui rimesso nelle tue braccia; dal seno della madre tu sei il mio Dio.

11. Non allontanarti da me; Perocché la tribolazione è vicina: perocché chi soccorra non è.

12. Mi han circondato un gran numero di giovenchi, da grossi tauri sono assediato.

13. Spalancaron le loro fauci contro di me, come leone che agogna alla preda e ruggisce.

14. Mi son disciolto come acqua, e le ossa mie sono slogate.Si è liquefatto come cera il mio cuore in mezzo alle mie viscere.

15. Il mio vigore è inaridito come un vaso di terra cotta, e la mia lingua è attaccata al  mio palato, e mi hai condotto sino alla polvere del sepolcro.

16. Una frotta di cani mi si è messa d’intorno; una turba di maligni mi ha assediato. Hanno forate le mie mani e i miei piedi.

17. Hanno contate tutte le ossa mie. Ed eglino stavano a considerarmi e mirarmi.

18. Si divisero le mie vestimenta, e la veste mia tirarono a sorte.

19. Signore, non allontanar da me il tuo soccorso; accorri in mia difesa.

20. Libera dalla spada, o Signore, l’anima mia, e dalla violenza del cane l’unica mia.

21. Salvami dalla gola del leone: e dalle corna degli unicorni la mia miseria.

22. Annunzierò il nome tuo ai miei fratelli; canterò laude a te in mezzo alla Chiesa.

24. O voi che temete il Signore, lodatelo: seme di Giacobbe, quanto tu sei, rendi a lui gloria.

25. Lo temano tutti i posteri d’Israele, perché non disprezzò né ebbe a vile l’orazione del povero:

26. Né da me rivolse i suoi sguardi; e quando alzai a lui le mie grida, mi esaudì.

27. Da te le laudi, ch’io ti darò nella Chiesa, grande in presenza di color che lo temono, scioglierò i miei voti.

28. I poveri mangeranno, e saranno satollati; e al Signore daranno lodi quei che lo cercano; vivranno i loro cuori in eterno.

29. Si ravvederanno, e si convertiranno al Signore tutte l’estreme parti della terra.

30. E davanti a lui porteranno le adorazioni tutte quante le famiglie delle genti.

31. Imperocché del Signore è il regno, ed Egli sarà il dominatore delle nazioni.

32. Hanno mangiato, e hanno adorato lui tutti i potenti della terra; dinanzi a lui si prostreranno tutti quelli che scendono nella terra.

33. E l’anima mia per lui viverà, e la mia stirpe a Lui servirà.

34. Sarà chiamata col nome del Signore la generazione che verrà, e i cieli annunzieranno la giustizia di Lui al popolo che nascerà, cui fece il Signore.

Sommario analitico

Questo salmo che, si è detto, è piuttosto una cronaca che una profezia della Passione del Salvatore e della sua Resurrezione, indicata dal titolo: « per il soccorso del mattino ».

SEZIONE I.

I. – Nostro Signore Gesù Cristo, circondato da una folla di nemici crudeli e furiosi, e piombato in un abisso di sofferenze, chiede a suo Padre perché Lo abbia così abbandonato, e ne indica la causa nei crimini del genere umano che Egli ha fatto suoi e che sollecitano la vendetta divina (1).

II. – Contro questa moltitudine di nemici, contro questo diluvio di male, non c’è che una sola risorsa, e non oppone che un’arma sola: la preghiera perseverante notte e giorno, e presenta a Dio cinque ragioni pressanti per essere esaudito (2).

1) La santità, o, se si vuole, la misericordia di Dio, o ancora la sua potenza che dall’alto dei cieli, ove Egli risiede, può distruggere o annientare i suoi nemici (3);

2) La bontà paterna con la quale ha esaudito le preghiere dei suoi padri secondo la carne (4, 5);

3) L’eccesso dei suoi dolori e delle sue ignominie: 1. Egli è come un verme di terra; 2. Egli è l’obbrobrio degli uomini ed il rifiuto del popolo (6); 3. è un oggetto di scherno ed oltraggi per i suoi carnefici e i criminali crocifissi con lui (7); 4. questi oltraggi ricadono su Dio stesso (8);

4) I benefici dei quali Dio lo ha colmato in precedenza:

1. è Dio stesso che lo ha estratto dal seno di sua madre, in modo ammirevole (9);

2. dalla sua prima infanzia ha riposto in Dio tutta la sua fiducia (10);

3. egli Lo ha servito ed onorato fedelmente come suo Dio durante tutta la sua vita (10);

4) la grandezza e l’eccesso delle sue sofferenze, delle quali fa l’numerazione: 1. la tribolazione è la più stringente; 2. nessuno può soccorrerlo, tutti lo hanno abbandonato (11); 3. è attaccato da ogni sorta di nemici: a) dal popolo, figurato dalla folla di giovani buoi; b) dai sacerdoti e dai dottori, figurati dai tori (13), c) dai grandi ed i principi, figurati dai leoni (14); –

Non c’è una sofferenza di cui il suo corpo non sia l’oggetto: a) il suo sangue sparso come acqua; tutte le sue ossa dislocate; c) il suo cuore fuso come la cera; d) la sua forza essiccata come l’argilla (15); la sua lingua incollata al palato; f) tutta la sua forza vitale dissipata (16); g) le sue orecchie afflitte dalle bestemmie dei suoi nemici (17); h) i suoi piedi e le mani perforati; i) tutte le membra lacerate (18), j) egli è diventato uno spettacolo, un oggetto di derisione e di ludibrio per i suoi carnefici; k) vede i suoi vestiti contesi, la sua veste sorteggiata (19).

SEZIONE II.

I. Dopo aver esposto a Dio i motivi più urgenti perché Egli esaudisca la sua preghiera, il Salvatore lo supplica di inviargli i suoi potenti soccorsi per resuscitarlo dai morti, e difenderlo dopo la sua morte contro i demoni pronti a gettarsi su di Lui come preda sicura:

1) Egli domanda a Dio di non lasciarlo uscire solo dalla vita, privato di ogni soccorso divino (20);

2) descrive gli sforzi dei demoni pronti a piombare su di Lui come un branco di animali furiosi (21, 22).

II. – Il Salvatore percorre ed enumera i frutti della sua resurrezione:

1) la sua liberazione ed il suo trionfo si volgeranno interamente a gloria di Dio, a) per se stesso, Egli farà conoscere il suo nome a tutti i suoi fratelli, agli Apostoli (23); b) per gli Apostoli, che Egli invierà in tutte le nazioni, e per la bocca dei quali loderà Dio in mezzo all’assemblea dei popoli (24);

2) Egli esorta tutti quelli che temono Dio a lodarlo con i loro canti, le loro opere, e con timore tutto filiale, e offre loro una ragione per cui Dio non disprezza la preghiera del povero, al quale Egli ha prestato orecchio per le sue suppliche, che non ha allontanato da lui la sua faccia, che ha esaudito la sua preghiera (24-26).

3) Il Salvatore, come riconoscenza di così grandi benefici, promette di lodare Dio in una assemblea numerosa, la sua Chiesa (27), e di compiere voti in presenza di coloro che temono il Signore: il primo voto è quello dell’istituzione dell’Eucarestia, che deve durare fino alla fine del mondo, e dei quali espone i multipli effetti: a) l’anima saziata senza disgusto; b) la lode di Dio, seguita della gioia spirituale prodotta da questo Sacramento; c) la vita senza paura della morte (28); d) la riconoscenza per il beneficio della Passione (29); e) l’adorazione del vero Dio (30); f) la sottomissione libera e spontanea delle Nazioni, come ricambio di questa grazia sì segnalata (31); g) la devozione di tutti i fedeli; h) la consolazione per coloro che, prima di morire, si nutrono del celeste viatico (32).

– Il secondo voto è quello per il quale Gesù Cristo promette, non solo di dare il suo corpo nell’Eucaristia, ma di consacrare la sua anima al servizio di suo Padre (33). – Il terzo voto è quello con il quale Egli consacra a Dio, per tutta la durata dei secoli, tutti i fedeli che sono suoi figli, concepiti, formati ed animati dal suo sangue e, affinché nessuno dimentichi, Egli promette di inviare degli uomini apostolici che ricorderanno gli obblighi di questo voto (34).

Spiegazioni e Considerazioni

SEZIONE I.

I. — 1, 2.

ff. 1. –  Questo salmo è stato definito a giusto titolo il Vangelo della Passione. Ma che dire? Il Vangelo non è più completo né più esaustivo, non avendo visto gli Apostoli più dei dolori divini di Davide che li ha contemplati alla luce della profezia? Spesso anche il salmista non ha fatto penetrare oltre le angosce dell’uomo del dolore e completa con vari tratti la recita troppo sobria del Vangelo, ed è nella passione di Gesù Cristo, ancor più della sua incarnazione e della sua vita mortale, che san Tommaso ha potuto dire che i salmi, descrivendola, sembrano piuttosto un Vangelo che una profezia. – È soprattutto in questo salmo XXI, che tutte le principali scene della Passione, l’abbandono di Dio, l’abbandono delle creature, l’odio, l’insulto, l’oltraggio, l’orribile insieme di tutti i dolori, sono intrecciati tra i colori più vivi e le sfumature più circostanziate. – Caricato dei peccati del mondo, Gesù Cristo, che voleva farci sentire che questo divino salmo era tutto per Lui dalla prima all’ultima parola, lo cominciò sulla croce con un gran grido, per farci apprendere a continuarlo nello stesso senso, e per così dire, sullo stesso tono, spingendo fino al cielo nel suo nome che Gli sembrava implacabile, questo pianto: mio Dio, mio Dio, etc. (Bossuet). – Queste parole contengono anche in compendio, tutto l’essenziale del suo supplizio nel personaggio di un peccatore che allora impersonava, perché la punizione propria di un peccatore, è quella di essere abbandonato da Dio, che egli ha per prima abbandonato per essere consegnato poi ai suoi nemici e a se stesso. – Ma come Gesù Cristo, la santità stessa, è potuto diventare peccatore? Egli non lo è diventato per una santa finzione, ma secondo la verità di questa parola: « Dio ha messo su di Lui l’iniquità di tutti noi » (Isaia, LIII, 6); ed ancora: « Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia » (I Piet. II, 24); o ancora: « Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio. » (II Cor. V, 21). – Chiunque si rende garante, si rende veramente debitore: Gesù Cristo è obbligato ad acquistarci mediante la giustizia di Dio, di modo che non sarà rimesso alcun peccato del quale non sarà scontata la pena; né alcun peccatore riconciliato, se non per coloro per i quali egli avrà, non solo corrisposto, ma anche pagato il debito secondo il rigore della giustizia. Così Egli ha espresso tutto il fondo del suo supplizio quando ha gridato con tanta forza: « … perché mi hai abbandonato? », e queste parole significano che viene consegnato ai suoi nemici ed a se stesso. Egli è debitore: è caricato di tutti i peccati del mondo; Egli è peccatore in questo senso veramente; tutti i peccati degli uomini sono suoi; Egli è vittima per il peccato, tutto penetrato di peccato, peccato Egli stesso, per così dire. Non meravigliamoci quindi se noi vediamo Gesù Cristo abbandonato dall’esterno e nel di dentro; dall’esterno alla crudeltà dei suoi nemici; al di dentro, alle sue passioni, di cui aveva la vivacità ed il sentimento, benché non ne avesse il disordine, vale a dire una tristezza mortale, ai suoi terrori, al suo spavento terribile, ad una lunga ed sfibrante agonia, ad una desolazione totale che noi possiamo ben chiamare scoraggiamento in rapporto a questo coraggio sensibile che sostiene l’anima tra le sofferenze: tali sono le piaghe interiori di Gesù Cristo, ben più rudi e per così dire più insopportabili di quelle delle sue mani e dei suoi piedi. (Bossuet). – Gesù Cristo ci insegna a temere la morte, perché essa è la pena del peccato, di cui non si può avere che troppo orrore. Egli ci mostra che non bisogna mai abbandonare Dio, anche quando sembra che Lui ci abbandoni, perché Colui che dice « mio Dio, mio Dio, perché mi avete abbandonato »?, non lascia, malgrado questo abbandono, di ricordare che questo Dio che lo abbandona, è suo Padre, poiché torna a Lui dicendo: « Mio Padre, nelle vostre mani rimetto il mio spirito. » (Bossuet, Expl. du Ps. XXI).

ff. 2. –  Lo stato di abbandono è deplorevole: nell’approssimarsi della morte, passa il giorno e la notte a reclamare il soccorso di un Dio irritato; Egli non ottiene nulla con le sue grida, e sulla croce si sente talmente abbandonato da Dio, che non osa più chiamarlo suo Padre, come prima, e non Lo chiama se non come suo Dio: « Dio mio, Dio mio »! Questi non è più Colui che diceva: « Padre mio, Io so che Voi mi ascoltate sempre » (Giov. XI, 42); è un Dio offeso che rifiuta di ascoltare, privando di qualsiasi assistenza (Bossuet). L’esempio di Gesù Cristo che prega senza essere esaudito, è di grande istruzione per i Cristiani affranti che cercano presso Dio il rimedio ai loro mali, ma si meravigliano e si tormentano quando le loro preghiere non siano esaudite subito come essi desiderano. Occorre gettare gli occhi sulla croce, imparare da Gesù Cristo che tutto ciò che ha passato Lui, dobbiamo passarlo anche noi. – Dio agisce così perché noi possiamo avere la saggezza di chiedere ciò che Egli vuole. San Paolo ha gridato per ottenere che il pungiglione gli fosse tolto dalla carne, ma si è sentito rispondere: « … ti basta la mia grazia, perché la potenza di Dio si manifesta in proporzione alla debolezza umana ». L’Apostolo dunque non è stato esaudito, non a suo detrimento, ma affinché acquisisse una saggezza più grande (S. Agost.).

II. — 3-18.

ff. 3-5. –  Gesù rigettato da suo Padre, abbandonato da Lui senza soccorso né difesa ai furori dei suoi nemici, rende giustizia a se stesso; Egli è colpevole, è sacrificato a tutte le espiazioni e merita tutti i supplizi: « Voi, o mio Dio, abitate la santità », Voi siete Santo, siete la santità stessa, e io? « Io non sono che un verme di terra, non sono più un uomo ». – Santità di Dio, così dolce per i giusti, e terribile per i peccatori. Essa è infinitamente lontana dal peccato, e da tutto ciò che ne porta le apparenze, essa lo persegue ovunque lo incontri, fosse anche nella Persona del Figlio (Dug.). – Dio, il Santo dei Santi, è il soggetto perpetuo delle lodi del suo popolo che non cessa di celebrare le sue misericordie; tutte le preghiere confluiscono a Lui dalle estremità della terra e dai mari più lontani; tutti i Patriarchi vi hanno ricorso e non certo inutilmente; Gesù è il solo che Egli non vuole ascoltare. – Rappresentiamoci nelle nostre preghiere la condotta che Dio ha tenuto riguardo ai suoi amici, i benefici dei quali li ha colmati, il soccorso che ha dato loro nel tempo della loro afflizione.

ff. 6-8. –  Gesù Cristo è simile ad un verme nella sua passione, a causa della umiltà sovrana; Egli è stato come un verme ed un oggetto di orrore per tutti coloro che lo vedevano. « Noi l’abbiamo visto, era irriconoscibile e lo abbiamo desiderato, disprezzato dagli uomini, l’ultimo degli uomini, uomo dei dolori, che conosce l’infermità » (Isaia LIII, 2). – Come un verme schiacciato dai piedi non getta alcun grido, così Gesù Cristo non ha fatto sentire alcun pianto. « Quando Lo si malediceva, non rispondeva con ingiurie; quando Lo si maltrattava, non minacciava, ma si abbandonava al potere di colui che Lo giudicava ingiustamente » (I Pietro, II,22). – Egli non risponde quando Lo si accusa; non mormora quando Lo si batte; e finanche questo grido confuso che forma il gemito ed il pianto, triste ed unica risorsa della debolezza oppressa, per cui fa intenerire i cuori ed arrestare con la pietà ciò che non ha potuto impedire con la forza, Gesù non vuole permetterselo. Tra tutte queste violenze, non si ode un mormorio, e non si sente la sua voce; in più Egli non si concede che di girare soltanto la sua testa dai colpi. Eh! Un verme di terra schiacciato dai piedi, fa ancora qualche sforzo per svincolarsi, mentre Gesù rimane immobile, e non cerca di sottrarsi ai colpi neppure con il minimo movimento (Bossuet, I, Serm. P. le vend. Saint, 2° P.). – Annientamento prodigioso! Questo Dio si allinea, assume una forma, dice delle parole, concepisce pensieri che saranno oggetto di stupore per la terra ed il cielo. Il primo uomo pretende l’onore sacrilego di ritenersi un dio, il Dio espiatore non vuole più chiamarsi un uomo. « Io sono un verme di terra, e non più un uomo ». – Avvicinare con questi eccessi di umiliazione la dignità suprema del Figlio di Dio, del Creatore di tutte le cose, del Giudice sovrano dei viventi e dei morti: ecco fino a qual punto il Figlio di Dio si è annientato per salvare gli uomini. – Come coloro che sono in realtà dei vermi di terra, potrebbero pretendere di aver parte alla salvezza, cercando di elevarsi, di divenire i primi fra tutti? – Un verme che arranca ai miei piedi, mi fa orrore. Ma io stesso arranco e sono orribile davanti a Dio, ancora più di quanto un verme che si arrampichi sia orrendo davanti a me. Come lui, io ho attaccato alla radice piante ben utili; ma egli cerca la sua vita, mentre io non cercavo la mia vita; ma egli non ha distrutto nessuna specie di pianta, mentre cosa ne so io se non ho fatto morire più di un’anima? (L. Veuill. Rome e Lorette). – « Tutti quelli che mi vedevano mi hanno insultato ». Chi non ha rivolto il suo insulto a Gesù Cristo nella sua Passione? Chi non Lo ha coperto dei propri improperi, dei suoi detti ingiuriosi, dei suoi propositi di derisione e di oltraggio? – Dio ha permesso che Davide non vedesse in spirito tutta la sostanza delle bestemmie che queste bocche empie vomitavano contro Gesù Cristo; ma lo Spirito Santo, ha voluto che Davide ne componesse un riassunto, e le ascoltassero vari secoli prima di Gesù Cristo, nel libro della Sapienza (II, 16-18). Dio ha voluto che i giusti antichi che hanno preceduto Gesù Cristo, ascoltassero queste crudeli bestemmie come l’espiazione per i loro crimini, e per essere loro di consolazione nelle proprie sofferenze (Bossuet). – Essere appeso ad un legno infame, avere i piedi e le mani perforati, sostenersi sulle proprie piaghe, contrarre le mani dilaniate dal peso del suo corpo cedente e abbattuto; avere tutti gli arti fratturati e slogati da una sospensione violenta; sentire nel contempo la lingua e le viscere disseccate, sia per la perdita di sangue, sia per il lavorio terribile dello spirito e del corpo, e non ricevere per dissetarsi che un miscuglio di fiele ed aceto; tra questi indicibili dolori, vedere un popolo infido che si beffa, che scuote la testa, che ne fa oggetto di risa così estremamente deplorevole; avere due ladri ai propri fianchi, dei quali uno furioso e disperato muore vomitando mille blasfemie. Questo spettacolo in verità è spaventoso, questo cumulo di mali fa orrore; ma né la crudeltà del supplizio, né tutti gli altri tormenti non sono che un sogno, e un dipinto, in confronto ai dolori, all’oppressione, all’angoscia che soffre l’anima divina di Gesù, sotto la mano di Dio che Lo percuote (Bossuet, Serm. p. le vent. Saint.).

ff. 9, 10. –  Chi mai aveva ricevuto tante prove nella sua infanzia della protezione divina che Gesù Cristo, e chi fu così mai più abbandonato alla fine della sua vita? – Felice colui che nell’uscire dal seno di sua madre è gettato tra le braccia della provvidenza paterna di Dio e posto nel seno della Chiesa Cattolica per non esserne mai più ritratto! – Felice chi, fin da questi primi inizi, mette tutte le sue speranze in Dio, senza mai riporle nelle creature. Felice chi, con il latte materno, succhia il miele della pietra, cioè la Sapienza increata di cui nutrirsi durante tutta la sua vita! (Duguet).

ff. 11. –  È motivo della necessità di ricorrere a Dio quando è vicina la tribolazione, e che non ci si può attendere il soccorso da altri; è motivo di bontà in Dio il sovvenirsi di questi incontri, ed avvertire che è solo Lui che può salvare (Dug.). – A chi ricorriamo nelle grandi prove? Non esauriamo tutte le risorse della nostra immaginazione nel tentare il soccorso umano? Se noi ricorriamo a Dio, non è forse con una mezza speranza che si avvicina molto al dubbio ed alla mancanza di fede?

ff. 12-17. –  Il dramma diventa terrificante. Tutto ha abbandonato la vittima spirante, il Calvario risuona dei clamori della folla, delle grida forsennate dei carnefici, delle atroci risate dei farisei e degli scribi. « Nessuno che lo soccorra ». Quale immagine renderà l’accanimento di questa moltitudine? Come dipingere la forza, l’agilità, la petulanza, l’odio, l’avidità di queste bestie selvagge che si scagliano sulla tenera ed inoffensiva vittima? Colpito infine da tanti colpi, prosciugato di sangue e privo di forze, l’agnello espiatore non ne può più di soffrire, la croce è testimone dei suoi supremi mancamenti e degli ultimi dolori (Doublet, Psaumes, etc.). I nemici di Gesù erano tutti gli ipocriti e tutti i malvagi, cosicché mai odio più forte fu così aspro, né più acceso del loro, ed è per questo che egli li rappresenta con queste figure raccapriccianti (Bossuet). Persecuzioni nascoste che squarciano in segreto la reputazione, figurate da cani che mordono lacerando; persecutori potenti in autorità, che opprimono apertamente, figurati da giovani buoi e da tori grassi. Il nemico capitale ed irreconciliabile dell’uomo, cioè il demonio, rappresentato da un leone fascinoso e ruggente che gira per ogni dove cercando chi divorare (Dug.). Sono queste le circostanze dolorose della passione di Gesù Cristo. Egli si è disciolto come l’acqua nel sudore che versò nel giardino; sulla croce il suo sangue si mescolò con l’acqua e le sue ossa furono slogate nella crocifissione. Il suo cuore era come cera fusa quando piombò in una tristezza mortale, e tutte le sue forze erano come ritirate nell’intimo dell’anima, mentre il resto fu lasciato allo spavento, alla debolezza, allo scoraggiamento, alla desolazione. – Davide non dimentica questo prodigioso disseccarsi che si produce in coloro che sono condannati al supplizio della croce, in un corpo svuotato dal sangue e con gli arti slogati dalla tortura e da una violenta sospensione; da qui viene la sete bruciante che Davide esprime con queste parole: « la mia lingua è attaccata al mio palato »; è forse il più grande tormento dei crocefissi e la più certa disposizione alla morte. Gesù Cristo ha voluto sentirla quando gridò: « ho sete », e rese l’anima un attimo dopo (Bossuet). L’uomo di per se stesso è simile all’acqua che cola, a meno che non sia contenuta in un vaso, e che da se stessa non abbia alcuna consistenza. Egli non ha più forza di colui le cui ossa sono slogate, o della la cera che fonde avvicinandosi al fuoco. È lo stato di un’anima dalla quale Dio si allontana e volta per un certo tempo da una condotta piena d’amore, benché severa; o di un’anima che ha interamente abbandonato a causa dei suoi peccati. Essa non è più irrorata dalle acque della grazia, è sterile di buone opere. La sua lingua attaccata al suo palato, non si scioglie che per proferire parole inutili o cattive, e spesso è condotta fino alla polvere della tomba, perseverando fino alla morte in questo stato funesto (Dug.). – Rappresentare un giusto in mezzo ad una truppa di malfattori che non cercano se non di perderlo, che tentano di sorprenderlo nelle sue parole, che spiano tutte le sue azioni per dar loro le interpretazioni peggiori che possano ricevere. La giustizia ha tradito Gesù Cristo, più della folla, più dei grandi e dei principi, più di coloro che Egli aveva ricolmato di beni. Ogni genere di iniquità mai fu commesso nello stesso tempo dai tribunali di Gerusalemme; mai in alcuna causa e per nessuna vittima, fu violato al tal punto il pudore stesso delle giustizia.

ff. 18, 19. – Nulla è più espressivo di questo smembramento di ossa in un corpo disincarnato e che non era più che uno scheletro, per significare questa violenta estensione delle membra sospese che poggiavano sulle stesse loro piaghe, e non potevano, per così dire, che dislocarsi da se stesse per il proprio peso. È così che l’abbandono fu spinto all’estremo; Egli è infine sulla croce, e vede, tra gli orrori dell’ultimo supplizio, le sue vesti sorteggiate e divise; e dopo una sì sanguinosa esecuzione, sembra che non resti alcuna risorsa all’umanità desolata; ma non è così, e ad contrario è li che iniziano le meraviglie di Dio nella seconda parte di questo divino salmo (Bossuet). – Che l’Apostolo dica ora: « Io sono sulla croce con Gesù Cristo » (Gal. II, 19), non meraviglia affatto, ogni vero Cristiano dovrebbe pensare lo stesso; che Dio dica per mezzo del suo profeta che Egli spanderà lo spirito di grazia e di preghiera su tutti quelli che Lo hanno perforato con i chiodi (Zac. XII, 10), è una sequela di questo amore ineffabile che ha stabilito il grande sacrificio sulla croce come la fonte di tutte le grazie. Tutto ciò che è accaduto al Cristo, deve pure avverarsi nei suoi fedeli servitori; bisogna  – che siano divisi i loro vestiti sia prima che dopo la morte, – che i loro beni siano sottratti dall’ingiustizia, – che siano loro tolti parenti, amici, protettori, – siano privati di forza e di salute, – e alla morte la spartizione assoluta e senza ritorno (Berthier). – Felice colui che alla morte, non ha da dividere altri beni che i suoi vestiti; egli può morire in un sentimento più profondo di pace e di applicazione a Dio. – Gesù Cristo, spogliato di tutto, sulla croce, ci insegna soprattutto a fare la divisione tra l’uomo vecchio con l’uomo nuovo.

II — 23-34.

ff. 23. – Prima di spirare, Gesù Cristo annunzia al mondo la potenza della sua morte e la Gloria del suo sepolcro. Durante il calvario e fino alla croce, Gesù Cristo annunzia solennemente l’imperituro trionfo della sua Resurrezione e della sua vita gloriosa: « … o voi che temete il Signore, etc. ». Tale fu la preghiera suprema di Gesù sulla croce; lo notte oscura che avvolgeva il calvario si rischiarò, l’avvenire appariva con le sue glorie; Gesù, dopo essersi visto schiacciato dai colpi della giustizia, estendeva le sue promesse di gloria e le assicurazioni di immortalità (Doublet, Psaumes, de.). – Gesù Cristo resuscitato dice alle sante donne: « Andate, annunciate la mia Resurrezione ai miei fratelli, e quando andranno in Galilea, essi mi vedranno ». Egli dice alla Maddalena: andate verso i miei fratelli e dite loro: « Io salgo verso mio Padre e vostro Padre, verso il mio Dio e vostro Dio ». E l’Apostolo San Paolo, dal suo canto dice: « Colui che santifica e colui che è santificato hanno tutti uno stesso principio; è per questa ragione che Egli non disdegna di dare loro il nome di fratelli quando dice: Io farò conoscere il vostro nome ai miei fratelli » (Ebr. II, 12). Gesù Cristo sembra prendere una cura tutta particolare nel confermarci questo dolce nome di fratelli, qualche tempo prima della sua Ascensione, come se Egli ci dicesse: mio Padre è vostro Padre così come Lo è il mio, e voi siete miei fratelli, siete dunque suoi figli, i suoi figli diletti, come lo sono anch’Io! Ma se noi siamo i figli di Dio – conclude San Paolo – siamo dunque anche i suoi eredi, eredi di Dio e coeredi di Gesù Cristo, ma a condizione di soffrire con Lui, per essere glorificati con Lui (Rom. VIII, 17). – Gesù Cristo ha dei fratelli da far conoscere al Padre, e per formare con essi un’assemblea, che è la Chiesa, che ne canta eternamente le lodi.

ff. 24-26. – Tre sono i doveri indispensabili per tutti i membri della Chiesa della terra, significati qui dalla razza di Giacobbe e dalla posterità di Israele: lodare, glorificare, temere il Signore. – Tre sono le ragioni di questo obbligo: 1) « Egli non ha disprezzato né rigettato l’umile preghiera del povero »; 2) « Non ha allontanato il suo volto da sopra il povero », lo ha guardato con occhio favorevole, lo ha fatto uscire dalla tomba. 3) « Egli ha esaudito il povero ». Quale fondo inesauribile di istruzione e di consolazione per tutti quelli che soffrono, che sono afflitti, poveri come Gesù Cristo! – Il Re-Profeta ci fa assistere alla nascita ed alla fondazione della Chiesa; egli ne ha contemplato le prime assise, e ci descrive i suoi fondamenti. I diseredati di questo mondo vi sono chiamati per primi. « I poveri mangeranno e saranno saziati ».

ff. 27. –  Questa grande assemblea, questa grande chiesa, è l’unione di tutti i fedeli disseminati in tutto l’universo, sotto il medesimo Capo invisibile che è Gesù Cristo, e sotto uno stesso Capo-visibile, che è il Sovrano Pontefice, Vicario di Gesù Cristo. Questa grande Assemblea è sparsa su tutta la terra, ma unita dai legami di una stessa fede, dalla partecipazione agli stessi Sacramenti, e governata da Pastori che formano un corpo visibile ed indivisibile. Ora, la Chiesa Cattolica è la sola nella quale questi caratteri si conservano e si perpetuano. – La Chiesa si proclama essere una società universale ove debbano riunirsi tutte le generazioni umane. Essa sa che, come società pubblica, deve a Dio un culto pubblico, solenne, ove tutte le voci e tutti i cuori si fondano in un unico sentimento di rispetto, di adorazione e di amore. Le sue riunioni, le sue assemblee popolari, sono l’adempimento di questa suddetta sacralità, di questo dovere dell’universo cristiano. È la legge degli esseri collettivi, legge non meno imperiosamente necessaria di quella dell’individuo. Così il Profeta, che lasciava tanto frequentemente evadere il suo cuore nel silenzio del ritiro, e sfogava la sua anima come l’acqua solitaria, aggiunge: « Io racconterò la gloria di Dio ai miei fratelli, e loderò il Signore in una grande assemblea ». – «Io renderò le mie voci, etc. ». è soprattutto il Crocifisso ed il Resuscitato che parla, è Lui che rende le sue voci. Rendere le sue voci secondo la Scrittura, era offrire a Dio un sacrificio di azione di grazia o di Eucaristia, quando si è ottenuto ciò che si domandava. È quello che fa Gesù Cristo dopo la Resurrezione, ed è proprio di questo Sacrificio l’essere un banchetto sacro, e il Profeta lo designa anche nel suo carattere (Bossuet).

ff. 28. – Una parte essenziale del culto pubblico che deve essere reso nella Chiesa, con Gesù Cristo e per Gesù Cristo, ed il primo che Gesù Cristo annunzia, è il culto della divina Eucaristia. Nel culto di questa Chiesa, di questa assemblea nella quale Gesù Cristo deve glorificare suo Padre, e compiere i suoi voti, è nessun’altra tavola se non quella dell’Eucaristia; e sono i poveri o gli uomini miti, umili di cuore, modesti, che devono usare questa carne per essere saziati. Partecipandovi « … essi lodano il Signore », e nel modo in cui « essi Lo ricercheranno », cioè se si porteranno davanti a Lui con sincerità e con ardore « il loro cuore vivrà eternamente », ciò che è, secondo lo stesso Vangelo, il frutto immediato dell’Eucaristia (Berthier). – I poveri, gli umili di cuore mangeranno; cosa mangeranno se queste non sono, secondo il costume, le carni immolate nel Sacrificio dell’Eucaristia, che sono in effetti quelle di Gesù Cristo? Perché per noi non ci sono altre vittime che Questa. « Ed essi saranno saziati »: da cosa se non dagli obbrobri, dalle sofferenze di Gesù Cristo e dalle sue umiliazioni? Ma essi non devono per questo mormorare, scoraggiarsi per questo Sacrificio, perché è a causa degli obbrobri di Gesù Cristo che noi dobbiamo aver parte alla sua vita ed alla sua gloria, ed in effetti il salmo dice loro nel nome di Gesù Cristo: « I vostri cuori vivranno nei secoli dei secoli, e voi avrete parte al nutrimento del quale Io ho già detto: « chi mi mangia vivrà per me, e non morirà. » (Bossuet).

ff. 29-32. –  La prima e più antica conoscenza del genere umano è quella della divinità: l’idolatria, sparsa in tanti secoli per tutta la terra, non era altra cosa che un lungo e profondo oblio di Dio: rientrare in questa conoscenza, e tornare in se stessi dopo un assopimento mortifero, per riconoscere Dio che ci ha creati, è ciò che Davide chiama il ricordarsi, e spiega in questi tre versetti che questa doveva essere la felice e prossima sequela della crocifissione di Gesù Cristo (Bossuet). – Era questo uno spaventoso oblio di Dio, nel quale vivevano tutte le nazioni della terra prima della venuta di Gesù-Cristo, come se Dio non fosse stato il loro creatore. – Ma l’oblio di Dio è non meno terribile, per un gran numero di Cristiani, che vivono come se in realtà non ne avessero mai inteso parlare (Dug.). – L’Eucaristia, è considerata come il viatico dei morenti, di coloro i cui sensi si spengono, nei quali la vita svanisce, e che stanno per discendere nella terra dove il corpo di Gesù Cristo sarà per il proprio corpo un pegno sicuro di resurrezione.

ff. 33. 34. – Il frutto principale dell’Eucaristia è vivere la vita di Gesù Cristo. « Gesù Cristo è morto per tutti, affinché coloro che vivono non vivono più per se stessi, ma per Colui che è morto e resuscitato per essi » (II Cor. V, 15). – « Io vivo, e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me » (Galat. II, 19, 20). – Questa posterità che deve venire, erano i Cristiani che il Profeta distingue qui dai giudei. Ma oggi, in cui è così grande il numero dei Cristiani che non lo sono che di nome, e che vivono una separazione completa da Dio e da ogni pratica religiosa, c’è da desiderare che una nuova generazione si formi, cresca e si ingrandisca alla scuola di queste verità eterne ed imprescrittibili, di cui la Chiesa Cattolica custodisce il deposito, e provi che la Francia non abbia cessato di essere a Dio con la sua fede, il suo cuore, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue tradizioni, le sue speranze; che non abbia cessato di essere la Francia del Cristo, e la figlia primogenita della sua Chiesa.

SALMI BIBLICI: “DOMINE IN VIRTUTE TUA LÆTABITUR REX” (XX)

Salmo 20: “Domine in virtute tua lætabitur rex

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS, PAR …

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

SALMO XX

In finem. Psalmus David.

[1] Domine, in virtute tua lætabitur rex,

et super salutare tuum exsultabit vehementer.

[2] Desiderium cordis ejus tribuisti ei, et voluntate labiorum ejus non fraudasti eum.

[3] Quoniam prævenisti eum in benedictionibus dulcedinis; posuisti in capite ejus coronam de lapide pretioso.

[4] Vitam petiit a te, et tribuisti ei longitudinem dierum in sæculum, et in sæculum sæculi.

[5] Magna est gloria ejus in salutari tuo; gloriam et magnum decorem impones super eum.

[6] Quoniam dabis eum in benedictionem in sæculum sæculi; lætificabis eum in gaudio cum vultu tuo.

[7] Quoniam rex sperat in Domino; et in misericordia Altissimi non commovebitur.

[8] Inveniatur manus tua omnibus inimicis tuis; dextera tua inveniat omnes qui te oderunt.

[9] Pones eos ut clibanum ignis in tempore vultus tui: Dominus in ira sua conturbabit eos et devorabit eos ignis.

[10] Fructum eorum de terra perdes, et semen eorum a filiis hominum,

[11] quoniam declinaverunt in te mala; cogitaverunt consilia quæ non potuerunt stabilire.

[12] Quoniam pones eos dorsum; in reliquiis tuis præparabis vultum eorum.

[13] Exaltare, Domine, in virtute tua; cantabimus et psallemus virtutes tuas.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI. Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XX

Rendimento di grazie a Dio della vittoria riportata;

e nel senso letterale, ringraziamento della Chiesa a Dio della vittoria

riportata da Cristo sulle potestà infernali.

Per la fine, salmo di David.

1. Signore, nella tua possanza riporrà il re la sua consolazione; e nella salute, che vien da te, esulterà grandemente

2. Tu hai adempiuti i desideri! del suo cuore, non hai renduti vani i voti delle sue labbra.

3. Imperocché tu lo hai prevenuto colle benedizioni di tua bontà; hai posta a lui sulla testa una corona di pietre preziose.

4. Egli domandò a te la vita, e tu gli hai dato lunghezza di giorni pei secoli in sempiterno.

5. Gloria grande egli ha nella salute avuta da te; di gloria o di splendore grande lo ammanterai.

6. Perocché tu lo farai benedizione per tutti i secoli; lo letificherai col tuo gaudio nel tuo cospetto.

7. Imperocché il re ha la sua fidanza nel Signore; e sopra la misericordia dell’Altissimo poserà sempre immobile.

8. Incappino nella tua mano tutti i tuoi nemici; incappino nella tua destra tutti coloro cheti odiano.

9. Li ridurrai come ardente fornace, allorchè ti farai conoscere; il Signore nell’ira sua li conquiderà, e li divoreranno le fiamme.

10. I loro frutti sperderai dalla terra, e la loro posterità (torrai) dal numero dei figliuoli degli uomini.

11. Perocché ei li caricarono di mali; formarono dei disegni, ai quali non poterono dar sussistenza.

12. Tu farai loro volgere il dorso; degli avanzi che tu lascerai, preparerai alle percosse la faccia.

13. Innalzati, o Signore, secondo la tua possanza; noi celebreremo con cantici ed inni le tue meraviglie.

Sommario analitico

Questo salmo è legato al precedente. Ciò che il popolo chiedeva per il suo re, ciò che prevedeva, lo ha ottenuto, e ne testimonia a Dio la sua gioia e riconoscenza. Nel senso letterale lo si può intendere di Davide, rappresentante la figura di Gesù Cristo, al Quale solo convengono i tratti più salienti di questo salmo. In senso tropologico, si può applicare al giusto, sia vivendo ancora sulla terra, e unito a Dio con legami di amore, sia slegato dai legami della sua mortalità ed ammesso nel riposo del Signore.

Il popolo cristiano, per bocca di Davide, rende grazie a Dio:

I – Per le vittoria riportata da Gesù Cristo, suo re,

a) liberato dai suoi nemici dalla potenza divina (2);

b) in possesso della vittoria che aveva desiderato (3);

c) ricolmo di tutte le benedizioni divine;

d) la fronte cinta da una corona preziosissima (4);

e) circondato da una gloria luminosa (6);

f) ricolmo di felicità tutta celestiale e pieno di vita eterna nella visione di Dio (7);

g) ottenente tutti questi favori per la speranza (8) che ha messo in Dio.

II- Per il castigo con il quale Dio ha percosso i suoi nemici:

1) nel giorno del giudizio, a) essi saranno afferrati dalla destra di Dio, b) e condotti davanti al suo tribunale e pieni di turbamenti e di spavento in sua presenza (9); c) precipitati nelle fiamme dell’inferno;

2) nell’inferno essi saranno tormentati: 1) dal ricordo del passato; 2) in considerazione dei mali presenti (13): a) la loro ricchezza perduta, b) i loro figli morti (10), c) l’inutilità dei loro sforzi contro Dio ed i suoi servitori;

3) per la prospettiva dei mali futuri: a) i loro tormenti eterni, b) la giustizia di Dio (12), c) la gioia dei giusti (14).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1-8.

ff. 1. –  Gesù Cristo è veramente questo re che dice di se stesso, in un altro salmo: « Per me, sono stato stabilito re da lui, su Sion, la sua santa montagna, affinché io annunzi i suoi precetti » (Sal. II, 6). – « Benedetto sia il re d’Israele che viene dal Signore », gridava la folla alla sua entrata a Gerusalemme (Giovanni, XII, 13). Che cos’era per questo re dei secoli il divenire il re degli uomini? Gesù Cristo non fu re d’Israele per imporre tributi, per formare ed armare truppe, per combattere i suoi nemici visibili, ma è Re d’Israele per governare le anime, difendere i loro interessi eterni e condurre nel Regno dei cieli coloro che hanno riposto in Lui la fede, la loro speranza, il loro amore. – Questa non è un’elevazione per Lui, ma un atto di bontà per noi, una testimonianza di misericordia piuttosto che un accrescimento di potenza (S. Agost.). – Il re che trova la sua gioia nel libero dispiegarsi della forza divina, nel libero esercizio dei diritti superiori di Gesù Cristo, il re che trassale con ardore quando l’opera di salvezza degli uomini si compie nei suoi Stati, il tipo della vera realtà, e della realtà battezzata e consacrata in Gesù Cristo. Anche se disatteso, reietto, rigettato, questo programma nondimeno resta il programma di ogni potere regolare in seno alle nazioni cristiane (Mgr. Pie, 3^ Instruct. Synod. V, 183). – Gioire si deve quindi, non nella propria forza, che non è che una vera debolezza, ma nella forza di Dio, che sola può procurare la salvezza a coloro che fanno ricorso ad essa (Dug.).

ff. 2. –  I desideri del giusto sono sempre accolti, perché non desidera mai nulla che Dio non voglia. – La preghiera delle labbra non viene mai rigettata quando viene da un’anima che merita che Dio esaudisca i desideri del suo cuore (Dug.).

ff. 3. –  Le benedizioni delle quali Dio Padre ha prevenuto il Cristo sono: 1) l’unione ipostatica delle due nature in una sola Persona divina, è la fonte dalla quale sono usciti come la sorgente del Paradiso terrestre, i quattro fiumi che bagnano la terra; 2) l’impeccabilità; 3) l’abbondanza e la pienezza delle grazie; 4) l’abbondanza della gloria  e la visione beatifica; 5) la molteplicità delle grazie e dei doni che da Gesù Cristo discendono su tutta la Chiesa di cui è il Capo. – Noi abbiamo bisogno di tre specie di benedizioni: una benedizione che ci previene, una benedizione che ci aiuta, una benedizione che ci conferma e continua l’opera della nostra salvezza; la prima è una benedizione di misericordia; la seconda di una benedizione di grazia; la terza, una benedizione di gloria (S. Bern.). – La grazia di Dio ci previene e ci chiede ciò che essa vuole ottenere da noi; ed in questo consiste una delle differenze tra la grazia e la legge: la legge comanda, la grazia invita; la legge minaccia, la grazia attira; la legge costringe, e la grazia impegna (S. Prosper.). – Le benedizioni di Dio, sono sorgente feconda di ogni bene, soprattutto della vera dolcezza che gustano i giusti. – La corona dei Santi, che è Gesù Cristo stesso, è infinitamente più ricca e più brillante di tutte le pietre preziose, e preferibile a tutte le corone della terra (Dug.).

ff. 4. –  Gesù Cristo ha domandato ed ottenuto la vita, quando vicino alla sua Passione offriva preghiere a Colui che poteva salvarlo dalla morte (Ebr. V) e Dio Gli accordò dei giorni prolungati nei secoli dei secoli, cioè la vita eterna; perché il Cristo, risuscitando dai morti non muore più, e la morte non ha più potere su di Lui (Rom. VI). – Questa vera vita ci è stata meritata e data da Gesù Cristo, che ci ha detto: « Io sono la resurrezione e la vita; colui che crede in me vivrà, anche se sarà morto;  chiunque vive e crede in me non morrà per sempre. » (Giov. XI, 25, 26). Noi domandiamo spesso a Dio, nelle nostre prove, nelle nostre malattie o nelle malattie di coloro che ci sono cari, di prolungare di qualche anno, di qualche giorno questa vita deperibile e mortale, che è piuttosto una morte continua che una vita vera. Noi non cessiamo di tormentarci, noi facciamo tante cose per morire più tardi. Cerchiamo piuttosto di intraprendere qualche cosa di considerevole per non morire mai (S. Agost.).

ff. 5-7. –  La gloria, l’onore, la maestà, sono state per Gesù Cristo la sequela, il coronamento di questa felice eternità. « Dio Lo ha glorificato e Gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù Cristo si pieghi ogni ginocchio nel cielo, sulla terra e negli inferi, e che ogni lingua confessi che il Signore Gesù Cristo è nella gloria del Padre » (Filip. II, 10, 11). – Salvezza eterna, è accompagnata da una splendida gloria, con la quale ogni gloria del mondo non può essere comparata. – Sono le benedizioni eterne, le sole degne dei nostri desideri e della nostra speranza. Le benedizioni dei giusti, nel cielo, vengono figurate dalle benedizioni date a Giacobbe da suo padre Isacco (Gen. XXVII, 28). – Protezione eterna contro il fuoco delle tentazioni, è la costanza inamovibile nella virtù, nessuna mancanza nel bene, l’oblio di tutte le miserie, l’impero su tutte le creature, l’onore e la gloria, il trionfo su tutti i nemici, una gioia ineffabile alla vista stessa di Dio. – Colui che spera unicamente nel Signore, è più forte di tutte le forze della terra; la misericordia di Dio lo rende granitico, bisognerà vincere Dio per vincerlo. – « Il vostro compito sarà il trovare tutti quelli che vi odiano ». La giustizia divina riveste una duplice perfezione, di cui la giustizia umana non può che parzialmente gioire. Le sue ricerche sono sempre vittoriose, i suoi colpi sono sempre inevitabili e sempre sicuri; il suo sguardo non può essere evitato, il suo braccio non può mai tradirlo ».

ff. 8. –  I peccatori, come i bambini, immaginano che quando hanno gli occhi chiusi e non vedono nessuno, nessuno li veda; ma ovunque si nascondano, la mano di Dio li troverà e saprà loro far ben sentire il peso di questa destra onnipotente (Dug.). – « La mia mano potente ha rovesciato dai loro troni i re più elevati; la forza delle nazioni è stata per me come un nido di deboli uccelli; Io come si raccolgono le uova abbandonate, così ho raccolto tutta la terra; non vi fu battito d’ala, nessuno apriva il becco o pigolava » (Isaia X, 14). – « Cosa orribile, dice San Paolo, è cadere nelle mani del Dio vivente »; tra queste mani ove tutto è azione, ove tutto è vita, non c’è nulla che non si indebolisca, non si rilasci, e non rallenti! (Bossuet).

ff. 9, 10. –  Quale differenza tra le benedizioni della dolcezza di Dio, di cui viene a parlare il Re-Profeta, e queste orride maledizioni dalle quali sono minacciati i suoi nemici: … un giorno ardente, la collera del viso di Dio, lo sconcerto di cui questa vista li assalirà, il fuoco che li divorerà senza mai spegnersi, le loro ricchezze perse, i loro beni, le loro dignità tra le mani dei fanciulli, gli eredi ingrati od invidiosi; la loro famiglia, la loro posterità sparita tra gli uomini! Con la morte, i nemici di Dio perdono tutto, i loro beni, i loro parenti, i loro amici, le loro speranze, e cosa trovano in questa regione eterna? L’assenza di tutti i beni, l’accumulo di tutti i mali, il non vedere mai Dio, l’essere eternamente con i propri nemici, senza poterlo amare in eterno, ed essendo eternamente odiato da Lui.

ff. 11, 12. –  I mali che i peccatori fanno ricadere sui giusti, raggiungono Dio stesso, ed Egli se ne vendica come di un’ingiuria fatta alla Persona sua stessa. – I nemici di Dio, sono puniti anche per i progetti che non hanno mai potuto eseguire: Dio vede il fondo del loro cuore e condanna non solo le azioni cattive, ma le intenzioni perverse. – « Essi hanno formato dei progetti che non potevano realizzare ». È l’eterna aberrazione dei poteri, il formare progetti contro Cristo e contro la sua Chiesa … Essi tramano nell’ombra i complotti, sono astuti, abili, riuniscono dei congressi e per fini politici vi parlano e vi persuadono che la salvezza dell’Europa è legata alla sconfitta del Papato. Nel salmo secondo invece di queste parole « essi hanno formato dei progetti », il Profeta ne impiega queste non meno espressive: « essi hanno meditato fandonie ». Parola ammirevole! Queste assemblee deliberanti, questi congressi sì pomposamente riuniti e le cui profonde risoluzioni dovrebbero cambiare il mondo, questi consigli dei re, questi spettacoli dei popoli … « hanno meditato ». Chi non si aspetterebbe grandi cose? Chi non profetizzerebbe ampi risultati? Ora, ciò che essi meditano così sapientemente sono stupidaggini: meditano l’impossibile, vogliono l’irrealizzabile, chiedono cose che nessuna forza al mondo darà loro mai: l’abdicazione di Dio, il suo allontanamento dalle cose umane, la decadenza di Gesù Cristo, la distruzione della Chiesa. « Stupidaggini! » Essi dunque hanno formato progetti che non potevano mai realizzarsi (Doublet, Psaumes, 11, 307). – Impotenza degli empi e dei malvagi: essi si rivoltano contro la potenza, l’autorità, la grandezza, la forza, la Maestà e sono schiacciati sotto i piedi di queste divine ed eterne perfezioni. – Insolenti, arditi contro Dio soli, essi osano ora attaccarlo perché Egli taccia, ma verrà un giorno in cui Egli farà loro voltare il dorso, affinché siano esposti agli ultimi colpi della sua giustizia.

ff. 13. –  Dio è ugualmente adorabile nella punizione dei malvagi e nelle ricompensa dei buoni, quando fa risplendere la sua potenza, o quando mantiene il silenzio tra i disordini del genere umano e vuole sembrare debole, soffrendo con pazienza gli oltraggi dei peccatori. È bene celebrare anche la sua bontà, la sua longanimità nell’attendere il peccatore, e la potenza della sua giustizia nel punire (Duguet).

SALMI BIBLICI: “EXAUDIAT TE, DOMINUS, IN DIE TRIBULATIONIS” (XIX)

Salmo 19: “Exaudiat te, Dominus in die …”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

SALMO XIX

[1] Exaudiat te Dominus in die tribulationis;

protegat te nomen Dei Jacob.

[2] Mittat tibi auxilium de sancto, et de Sion tueatur te.

[3] Memor sit omnis sacrificii tui, et holocaustum tuum pingue fiat.

[4] Tribuat tibi secundum cor tuum, et omne consilium tuum confirmet.

[5] Lætabimur in salutari tuo; et in nomine Dei nostri magnificabimur.

[6] Impleat Dominus omnes petitiones tuas; nunc cognovi quoniam salvum fecit Dominus christum suum.

[7] Exaudiet illum de cælo sancto suo, in potentatibus salus dexteræ ejus.

[8] Hi in curribus, et hi in equis; nos autem in nomine Domini Dei nostri invocabimus.

[9] Ipsi obligati sunt, et ceciderunt, nos autem surreximus, et erecti sumus.

[10] Domine, salvum fac regem, et exaudi nos in die qua invocaverimus te.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XIX.

Preghiera del popolo a Dio per Davide, affinché dalla battaglia ritornasse vincitore.

Per la fine, salmo di David.

1. Ti esaudisca il Signore nel giorno di tribolazione, e sia tua difesa il nome del Dio di Giacobbe.

2. Egli spedisca a te aiuto dal luogo santo, e da Sionne ti porga sostegno.

3. Siangli graditi tutti i tuoi sacrifizi, e sia accettevole il tuo olocausto.

4. Dia a te quello che brama il cuor tuo, e adempia tutti i tuoi disegni.

5. Noi sarem lieti della salute che tu ci darai, e trionferemo nel nome del nostro Dio.

6. Adempia il Signore tutte le tue richieste; adesso ho conosciuto come il Signore ha salvato il suo Cristo.

7. Ei lo esaudirà dal cielo, dal suo santuario; nella potente mano di lui sta la salute.

8. Quelli parlano di cocchi, e questi di cavalli; ma noi il nome del Signore Dio nostro invochiamo.

9. E furono presi al laccio, e dieder per terra; ma noi ci rialzammo e fummo ripieni di vigore.

10. Signore, salva il re, ed esaudisci la nostra orazione nel di in cui ti invochiamo.

Sommario analitico

Questo salmo sembra essere una preghiera composta da Davide, che il popolo doveva recitare quando il suo re marciava per andare a combattere contro i suoi nemici. La maggior parte dei Padri e degli interpreti l’applicano in senso allegorico, a Gesù Cristo, ed alle vittorie che Egli ha riportato contro i nemici della salvezza.

Il popolo prega Dio perché accetti il proprio re:

I. – A causa di Dio stesso, che è:

a) il Signore del popolo di Israele;

b) il suo capo, il cui nome è sui suoi stendardi (1);

c) il suo re, che ha posto il suo trono in Sion (2).

II. – A causa del re, a) dei sacrifici che egli offre (3), b) delle preghiere che indirizza a Dio; c) dei saggi disegni che egli ha concepito (4).

III. – A causa del popolo di Dio,

a)che gioiràdella vittoria accordata al suo re (5);

b) che prega per lui prima del combattimento;

c) che presagisce il felice esito della guerra, a causa dell’unzione santa che ha ricevuto il re, a causa della potenza di Colui che risiede nell’alto dei cieli (7);

 d) che predice la sconfitta dei nemici di Davide, perché essi sono arroganti, e non pongono la loro fiducia nella forza delle loro armi, mentre Davide ed il suo popolo la mettono solo in Dio (8, 9);

e) esso rinnova le sue suppliche e le sue preghiere (10).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1, 2.

ff. 1, 2. –  Il giorno della tribolazione per Gesù Cristo è stato soprattutto il tempo della passione, in cui avendo offerto a Colui che poteva salvarlo dalla morte le sue preghiere e le sue suppliche con forti grida e lacrime, è stato esaudito a causa del suo umile rispetto per suo Padre (Ebr. VII). – Il giorno della tribolazione per noi, è a ben vedere, tutta la nostra vita, che non è che un giorno, e meno di un giorno comparato all’eternità; ma in questo breve spazio di tempo che ci è dato vivere, quante tristezze, quanti dolori, quante prove ci si presentano una dopo l’altra! « L’uomo, nato da donna, breve di giorni e sazio di inquietudine » (Giob. XIV, 1). – Il nome di Dio rappresenta qui Dio stesso. Quando noi invochiamo il suo santo Nome, è Lui stesso che invochiamo; quando noi profaniamo il suo santo Nome, è Lui stesso che offendiamo; quando il suo Nome santo ci protegge, è Lui stesso che ci copre con la sua protezione. – Il combattimento che noi dobbiamo sostenere, « non contro la carne ed il sangue, ma contro i principati, contro le potenze, contro i principi di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti di malizia disseminati nell’aria » (Efes. VI, 12). –  a noi è impossibile resistere a questi nemici il cui numero è prodigioso, il cui potere è così terribile, il regno così esteso, gli artifici sì sottili, la malizia sì consumata, se Dio non ci invia il suo soccorso dal suo luogo santo e non si costituisce nostro difensore (Duguet). –

II. — 3, 4.

ff. 3, 4. –  Il sacrificio che Gesù Cristoha offerto, sono le sofferenze che ha patito durante tutta la sua vita per la gloria di Dio, e l’olocausto, il sacrificio di tutto Se stesso con la morte in croce. – Quale più bell’augurio si può fare ad un prete che continua tutti i giorni ad offrire sull’altare il Sacrificio, l’olocausto che Gesù Cristo ha offerto una volta sulla croce? – Occorrono a Dio dei sacrifici, degli olocausti, una scelta di vittime; occorre che il cuore sia il ministro di questa immolazione, bisogna che i nostri progetti, i nostri disegni siano degni di essere protetti da Dio, e consumati sotto i suoi auspici (Berthier). – Il sacrificio di cui Dio si sovviene e che è gradito, è il sacrificio del cuore: « anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo » (I Piet. II, 5). – Augurare a qualcuno che Dio gli dia tutto ciò che il suo cuore desidera, è un augurio legittimo, è un augurio fortemente legittimo riguardo ad un cuore puro, ma che sarebbe funesto per un cuore corrotto. Dio mostra la sua misericordia quando compie i disegni dei giusti; Egli esercita la sua giustizia quando esaudisce quelli dei malvagi, che Egli abbandona ai desideri del loro cuore (Duguet).

III — 5-10.

ff. 6, 7. –  L’effetto della carità, è gioire della felicità di altri come se fosse la propria. Effetto dell’invidia, è il rattristarsi per la prosperità degli altri e gioire dei loro mali. Glorificarsi in Dio, è la sola vera gloria. Non bisogna glorificarsi mai né nelle ricchezze, né nelle qualità dello spirito e del cuore, né nei doveri che si compiono, ed ancor meno nelle buone opere, ma in Dio solo (Duguet). Il Signore esaudisce sempre le richieste dei giusti, perché essi non domandando mai se non ciò che è a supporto della gloria di Dio e della loro salvezza, di Dio, che conosce meglio di loro ciò che conviene all’uno e all’altro, li esaudisce sempre, anzi spesso in un senso più elevato di ciò che essi intendono. – La salvezza temporale, qualunque essa sia, è sempre un effetto dell’onnipotenza di Dio, ma che cos’è nei confronti della salvezza eterna per la quale ci sono tanti e sì potenti ostacoli da vincere (Duguet). – « La salvezza che opera la sua destra è di una forza invincibile ». La nostra forza è nella salvezza che ci viene dalla sua misericordia, quando ci soccorre in mezzo alle nostre tribolazioni; di modo che la nostra stessa debolezza diventa la causa della nostra forza. Ma la salvezza che l’uomo riceve non dalla destra di Dio, ma dalla sua sinistra, è vana; essa non serve che a gonfiare di folle orgoglio i peccatori che la ricevono in modo passeggero (S. Agost.).

ff. – 7-9. –  La felicità, per la maggior parte degli uomini, è darsi una grande esistenza. Ma per essi questa grande esistenza è il corpo, sono i falsi beni che dipendono dal corpo e che periscono con lui. – Tutto ciò che brilla, tutto ciò che sorride agli occhi, tutto ciò che sembra grande e magnifico, diviene l’oggetto dei nostri desideri e della nostra curiosità. Quest’uomo crede di ingrandirsi con i suoi beni che aumenta, con i suoi appartamenti che amplia, con il suo territorio che estende, questa donna ambiziosa e vana crede di valere molto quando è carica di oro, di pietre e di mille altri vani ornamenti (Bossuet, Prof. De La Vall.). – Si ha un bell’essere a circondarsi di carri, di cavalli, di tutto questo apparato di forza e difesa in cui il mondo mette la sua fiducia e la sua gloria, si è di una estrema debolezza quando si è privi della forza di Dio.  C’è una forza invincibile nell’invocazione del Nome di Dio Salvatore. « perché nessun altro nome sotto il cielo è stato dato agli uomini per mezzo del quale dobbiamo essere salvati » (Act. IV). – Gli uni sono trascinati dalla rapida mobilità dei beni temporali, gli altri sono gonfi di orgoglio a causa degli onori in cui ripongono la loro gioia; noi al contrario, fissando la nostra speranza nei beni eterni, e dimentichi di ogni gloria, mettiamo la nostra gioia nel nome del Signore (S. Agost.). – L’effetto infallibile della fiducia nelle proprie forze e nel soccorso puramente umano, è come un legarsi ed incatenarsi senza aver affatto la libertà nei movimenti. L’effetto ugualmente infallibile della fiducia in Dio solo, è di elevarci, di ergerci al di sopra dei nostri nemici (Duguet).

ff. 10. –  Le nostre preghiere devono effondersi per tutti gli uomini, ma devono avere specialmente come oggetto i sovrani, quelli che sono costituiti in dignità, che San Paolo chiama « le potenze più elevate ». È un dovere il pregare specialmente per i depositari dell’autorità pubblica, perché essi contribuiscono all’ordine della società, che è buono in se stesso e che è voluto e stabilito da Dio.

SALMI BIBLIBICI: “CÆLI ENARRANT GLORIA DEI” (XVIII)

Salmo 18: Cæli enarrant Gloria Dei …

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

PARIS

LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR

13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM. Soissons, le 18 août 1878. f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

In finem. Psalmus David.

[1] Cæli enarrant gloriam Dei,

et opera manuum ejus annuntiat firmamentum.

[2] Dies diei eructat verbum, et nox nocti indicat scientiam.

[3] Non sunt loquelae, neque sermones, quorum non audiantur voces eorum.

[4] In omnem terram exivit sonus eorum, et in fines orbis terrae verba eorum.

[5] In sole posuit tabernaculum suum; et ipse tamquam sponsus procedens de thalamo suo.

[6]Exsultavit ut gigas ad currendam viam;

[7] a summo cælo egressio ejus. Et occursus ejus usque ad summum ejus; nec est qui se abscondat a calore ejus.

[8] Lex Domini immaculata, convertens animas; testimonium Domini fidele, sapientiam praestans parvulis.

[9] Justitiæ Domini rectae, laetificantes corda; præceptum Domini lucidum, illuminans oculos.

[10] Timor Domini sanctus, permanens in sæculum sæculi; judicia Domini vera, justificata in semetipsa.

[11] Desiderabilia super aurum et lapidem pretiosum multum; et dulciora super mel et favum.

[12] Etenim servus tuus custodit ea; in custodiendis illis retributio multa.

[13] Delicta quis intelligit? ab occultis meis munda me;

[14] et ab alienis parce servo tuo. Si mei non fuerint dominati, tunc immaculatus ero, et emundabor a delicto maximo.

[15] Et erunt ut complaceant eloquia oris mei, et meditatio cordis mei in conspectu tuo semper.

[16] Domine, adjutor meus, et redemptor meus.

SALMO XVIII

[Vecchio Testamento secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons.

ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

La lode della legge divina paragonata al cielo e al sole, e del cielo e del sole più bella, più potente e più utile.

Per la fine, salmo di David.

1 . I cieli narrano la gloria di Dio, e le opere delle mani di lui annunzia il firmamento.

2. Il giorno al giorno fa nota questa parola, e la notte ne dà cognizione alla notte.

3. Non avvi linguaggio né favella, presso di cui intese non siano le loro voci.

4. Il loro suono si è diffuso per tutta quanta la terra, e le loro parole sino a’ confini della terra.

5. Ha posto nel sole il suo padiglione, e questi, come uno sposo che esce dalla stanza nuziale,

6. Spunta fuori qual gigante a fornir sua carriera. Dall’una estremità del cielo si parte;

7. E corre fino all’altra estremità di esso, e non havvi chi al calore di lui si nasconda.

8. La legge del Signore immacolata, che converte le anime; la testimonianza del Signore è fedele, e ai piccoli dà sapienza.

9. I precetti del Signore sono retti, e rallegrano i cuori; il comandamento del Signore è lucente, e gli occhi rischiara.

10. Santo il timor del Signore, che sussiste per tutti i secoli; i giudizi del Signore son verità, giusti in se stessi.

11. Più desiderevoli che l’oro e le pietre molto preziose, e dolci più del miele, e del favo di miele.

12. Imperocché il tuo servo diligentemente gli osserva, e grande è la mercede dell’osservarli.

13. Chi è che gli errori conosca? Mondami da peccati, che a me sono occulti.

14. E da’ perversi uomini tienimi lontano. Se questi non prevarranno sopra di me, sarò allora senza macchia, e da delitto gravissimo sarò mondato.

15. E a te accette saranno le parole della mia bocca, e la meditazione del cuor mio alla tua presenza in ogni tempo.

16. O Signore, aiuto mio e mio Redentore.

Sommario analitico

Davide, contemplando i cieli, il firmamento ed il sole come tante voci potenti che proclamano la gloria di Dio, e come rapito in estasi, vede nei cieli l’immagine degli Apostoli che percorrono l’universo e spandono la luce del Vangelo che dissipa le tenebre dell’infedeltà, dell’empietà, dell’ignoranza e del peccato; nel sole, la figura di Gesù-Cristo, del Figlio di Dio fatto carne, elevandosi radiosa dal seno di Maria, come dal letto nunziale ove si è unito alla natura umana, con la legge, è il simbolo della luce di cui Egli è il focolare. Questo salmo è come la promulgazione della legge evangelica. La grande verità che vuol mostrare è questa: La gloria di Dio si manifesta nelle opere visibili della creazione, che obbediscono alle leggi che Egli ha loro tracciato; ma ancora più mirabile è la legge morale che ha dato all’uomo.

I. – Egli compara gli Apostoli ai cieli, che proclamano la gloria di Dio e annunciano le opere delle sue mani (2), a) senza alcuna interruzione del tempo (3); b) senza alcune eccezione di persone (4); c) senza alcuna differenza di luogo (4).

II. – Egli fa vedere come la fonte di ogni luce è in Gesù-Cristo, simile al sole: a) per la maestà del suo brillare, Egli è il trono di Dio (5); b) per la beltà del suo levarsi, è più amabile di uno sposo che esce dalla camera nunziale; c) per la rapidità e l’immensità della sua corsa, è più forte di un gigante (6); d) per il suo calore fecondante (7).

III. – Egli fa l’elogio della legge della quale gli Apostoli sono i predicatori, di cui Gesù Cristo è la fonte e l’Autore: 1) essa viene in soccorso alla fede, convertendo le anime, insegnando loro a fuggire il peccato e loro ispirando la saggezza necessaria all’acquisizione delle virtù (8); 2) essa sostiene la speranza, diffondendo nelle anime la gioia che causa la prospettiva dell’eterna beatitudine, eccitando un vivo desiderio di seguire il sentiero umano di cui essa è il termine (9); 3) essa dà delle ali alla carità per il filiale timore che spinge le anime al dovere, e con un amore non meno filiale che conduce a Dio per Dio solo (10); 4) essa attira gli uomini alla pratica delle buone opere: a) con la sua utilità in questa vita, essa è più ricca, più desiderabile dell’oro e delle pietre preziose; b) per la sua soavità, essa è più dolce del miele (11); c) per l’eccellenza della ricompensa eterna che è loro riservata (12).

IV. – Malgrado il proposito che è quello di osservare la legge di Dio, proposito che afferma appunto, Davide teme le tenebre dei peccati: a) a causa dell’ignoranza dell’intelligenza, che non li conosce sufficientemente; b) a causa della debolezza della memoria che li dimentica; c) a causa della fragilità della volontà, che cede alle cattive suggestioni (13).

V. – Egli desidera dissiparle: a) con le sue opere, separandosi dai malvagi per essere senza macchia (14); b) con la bocca, invocando e lodando Dio; c) con il cuore, meditando la sua legge (15); d) con tutta la sua vita, mettendo la sua speranza solo in Dio (16).

Spiegazioni e Considerazioni

I – 1-4.

ff. 1. – « I cieli raccontano la gloria di Dio »; non che i cieli lascino intendere una voce sensibile, ma perché colui che si sarà esercitato a meditare le ragioni che hanno presieduto alla creazione del mondo e colui al quale questo linguaggio dei cieli avrà fatto comprendere la disposizione ammirevole e la magnificenza dei corpi celesti, giungerà così a conoscere la gloria del Creatore dei cieli (S. Basilio). – I cieli, gli astri, i giorni, le notti, non dicono nulla di per se stessi, poiché manca loro l’intelligenza; ma lo spettacolo che essi presentano, eccita l’uomo a riconoscere ed a celebrare la potenza, la saggezza, la bontà del Creatore (Berthier). – Voci eclatanti dei cieli che raccontano la gloria di Dio non con le parole, ma con la loro semplice mostra, che persuade ed istruisce con gli occhi. – Libro comune è questo, aperto sotto gli occhi di tutti, ed in cui gli astri, le stelle, sono tante lettere d’oro che rendono visibile l’eterna potenza e la divinità del Creatore del mondo. – Sventura dei filosofi pagani è stato l’aver conosciuto Dio attraverso le sue creature e non averlo glorificato come Dio (Rom. I, 21). – Sventura ancora più grande dei filosofi che, in seno al Cristianesimo e tra i suoi baglori, non studiano i cieli e gli astri se non per soddisfare ad una vana curiosità (Duguet). – Quando contemplate la bellezza, la grandezza, lo splendore dei cieli, e meditando al di fuori di voi stessi sullo spettacolo magnifico che essi presentano ai vostri occhi, voi lodate il Creatore per tante meraviglie, i cieli hanno fatto intendere veramente la loro voce, e hanno raccontato la gloria di Dio nel linguaggio che è loro proprio. E Come questo? Con il loro fulgore e splendore essi ci elevano a questa luce la più bella e più viva della quale è Dio la sorgente (S. Chryis. su Isai. XLV). – Nel senso allegorico i cieli sono i santi Apostoli, nei quali Dio abita come nei cieli, e che raccontano la gloria di Nostro Signore Gesù Cristo, o la gloria che il Figlio ha dato al Padre quando era sulla terra. Il firmamento è il loro cuore trasformato in cielo, per la loro fiducia nello Spirito Santo, da quando era terra di cui era fatto in precedenza a causa della paura (S. Agost.). Il linguaggio dei cieli è continuo; notte e giorno essi parlano; di giorno per la bellezza del sole, e di notte per quella della luna; e come i giorni e le notti si succedono, il Re-Profeta dice che ogni giorno, dopo aver compiuto il suo corso, trasmette al giorno seguente il compito di lodare Dio; che la notte anche, dopo aver cantato il suo inno, fa conoscere alla notte seguente, la sapienza nel lodare Dio. È un concerto magnifico in cui il cielo e la terra si rispondono e cantano il loro inno al Creatore. Quale sarà l’uomo così insensato da rifiutare di unire la propria voce alla vostra universale armonia? (Bellarm.). – Così avviene la trasmissione tradizionale e perpetua di età in età del deposito della Dottrina apostolica e della predicazione evangelica. I pastori, ai quali il deposito è affidato in modo speciale, devono avere, seguendo la raccomandazione di San Paolo, due qualità: essere fedeli e capaci; fedeli per conservare questo deposito nella sua integrità; capaci, per trasmetterlo senza alterazioni e così come esso è stato trasmesso a loro stessi (II Tim. II, 2). – Tre sono i caratteri della predicazione che fanno i cieli della Gloria di Dio, e che deve riprodurre la predicazione evangelica. – 1) essi la predicano incessantemente; 2) in tutte le lingue possibili; 3) a tutta la terra. – Predicazione continua, se non sempre con le parole, almeno con gli esempi. È una successione non interrotta di Pastori che annunciano la parola di Dio. – Un predicatore deve parlare in modo tale da essere inteso da tutti, dagli ignoranti fino ai sapienti, sia dal popolo che dalle persone di qualità. Egli deve predicare volentieri nei villaggi, così come nelle grandi città, sia davanti ad un piccolo uditorio, che davanti ad un uditorio numeroso (Duguet).

II. — 5-7.

ff. 5-7.  –  « Egli ha posto la sua tenda nel sole »; Egli ha stabilito la sua Chiesa in piena luce e non nell’oscurità; Essa non deve essere né nascosta né velata per così dire, per paura che non appaia come velata agli occhi degli eretici (S. Agost.). – Lo stesso Verbo, quando si è fatto carne, simile ad uno sposo, ha trovato il suo letto nunziale nel seno di una Vergine; unito per questo mistero alla natura umana e uscendo da questo puro e casto nido, umile per misericordia al di sopra di tutti, sorpassando tutti in dignità, « Egli si è slanciato come un gigante per intraprendere il suo percorso »; Egli è nato, si è fatto grande, ha insegnato, sofferto, e resuscitato, è salito in cielo; ha fatto il suo percorso e non si è arrestato (S. Agost.). – Ci vuole ardore per correre come un gigante nella via di Dio, cosa necessaria per essergli gradito. La vita molle e languida, senza amore per Dio, è lo stato più pericoloso. – Ogni fedele deve essere molto attento a seguire il percorso di Gesù-Cristo, cioè a studiare la sua vita più di quanto non sia un astronomo curioso nell’osservare le rivoluzioni del sole. Svincoliamoci allora da tutto ciò che ci appesantisce e da ogni legame col peccato, e corriamo con pazienza nel percorso che si apre guardando Gesù, l’autore ed il ricapitolatore della fede (Hebr. XII, 1-2). – Dio ha creato il sole, per comunicare alla terra la luce ed il calore di cui essa ha bisogno, e, docile alla voce che l’ha lanciato un dì nello spazio, l’astro del giorno non ha mai cessato di compiere regolarmente la sua opera. Poco gli importa di ciò che avviene sulla terra, egli la rischiara, la scalda, e nulla può sfuggire al suo calore. Che il mondo sia tranquillo o che sia agitato o sconvolto, esso riluce con uguale splendore sulle campagne serene e sui campi di battaglia. Che gli uomini obbediscano a Dio, o che Lo offendano, il sole ogni anno, fa nondimeno maturare le loro messi. Esso è pure l’immagine della bontà di Dio che si prende cura di tutte le sue creature, che non rifiuta a nessuno i suoi benefici, e che fa rilucere il suo sole sui buoni e sui malvagi (De La Bouillerie, Symbolisme, I, 33). – Dio, nell’universo morale come nell’universo fisico, ha diviso la luce dalle tenebre; e come quella del giorno colpisce repentinamente gli occhi, quella della coscienza colpisce ugualmente tutti gli spiriti. Cosa dico, per la luce del sole vi sono delle vaste profondità ove essa non penetra; ma non ve ne sono nel fondo dell’anima ove scende quella della coscienza, ed è di essa, più che dell’astro fisico, che si può dire che nulla sfugge al suo calore vivificante. « Luce vera, essa illumina – dice S. Giovanni – tutti gli uomini che vengono a questo mondo » (De Boulogne, Sur la Verité).

III. — 8 – 12.

ff. 7-12. – Il Re-Profeta sempre trasportato da una santa ammirazione per la Provvidenza divina, dopo aver celebrato la saggezza dei suoi consigli nelle sue opere grandi e magnifiche, passa da qui insensibilmente a considerare le sue leggi; similmente al salmo CXVIII 89-92. Cosa vuol dire? Quale legame trova questo canto celeste tra Dio e la sua legge? Non sembra che dica a tutti nel fondo della nostra coscienza: alzate i vostri occhi, figli di Adamo, uomini fatti ad immagine di Dio! Contemplate questa meravigliosa struttura del mondo, vedete quanto accordo e quanta armonia; c’è qualcosa di più bello e di più magnifico di questo grande e superbo edificio? Questo è perché la volontà divina vi è fedelmente osservata, perché i suoi disegni sono stati puntualmente eseguiti e tutto si regge per mezzo dei suoi movimenti. Se anche le creature corporee ricevono tale ornamento perché obbediscono ai decreti di Dio, quanto più sarà grande la bellezza delle nature intelligenti regolate dai suoi ordinamenti! (Bossuet. Serm. Sur la loi de Dieu). – Due cose sono necessarie all’uomo in questa vita: la luce del sole per i bisogni del corpo, e la luce della legge per la pace e la tranquillità dell’anima. – Sotto questi diversi nomi di legge, di testimonianza, di giustizia, di giudizio, di timore, il Profeta qui ha in vista la legge naturale, la legge mosaica e la legge di Gesù Cristo. Ecco alcuni dei tratti che applica convenientemente a queste tre leggi; ma presi tutti insieme non convengono che alla legge di Gesù Cristo. – Dio ha operato differentemente tra tutti gli altri popoli del mondo, ai quali si è contentato di parlare con lo spettacolo della natura, il popolo di Israele ed il popolo Cristiano, ai quali ha parlato con i suoi Profeti e con suo Figlio. Quali sono le caratteristiche di questa santa Legge? Sono multiple. – 1) la legge di Dio è pura, a) formalmente in se stessa, essa non permette né soffre di alcun peccato, come le leggi umane che ne tollerano diversi; b) effettivamente, rendendo puri coloro che l’osservano. La sua purezza coinvolge le anime, e facendosi amare da esse, le eleva fino a Dio, come fino all’Autore di questa legge. – Questa parola è santa e santificante. Non richiederebbe nessun’altra qualità perché sia separata dagli insegnamenti della morale umana quanto tutta la distanza che corre dalla terra al cielo. L’orgoglio ed il sensualismo legati insieme, hanno ai nostri giorni riesumato dai vecchi sepolcri del paganesimo, ciò che la stoltezza e l’irriflessione contemporanea hanno nominato la morale indipendente, o, ed è la stessa cosa, con formula brutalmente empia, la morale senza Dio. Ah! Questa come potrebbe essere santa? Come, scaturita da intelligenze corrotte e da cuori votati al vizio, non sarebbe affetta dall’infezione del vaso che la rinchiude? Come, priva di esempi, troverebbe il cammino della virtù? Come, privata di sanzioni, resisterebbe agli assalti impetuosi e alle rivolte dei sensi? (Doublet, Psaumes, I, 178). – La legge di Dio, considerata assolutamente, è in essa stessa ed in rapporto a Dio, che è suo principio, una legge semplice ed uniforme, una legge invariabile ed inalterabile, una legge santa ed irreprensibile (Bourd. Faus. Cons.). La santità della legge divina e ciò che le dà la forza di convertire le anime (Idem). – 2) La testimonianza del Signore è fedele perché essa è resa da Colui che è la verità stessa; è fedele perché secondo la sua promessa essa ricompensa certissimamente i buoni e punisce i malvagi. – Essa dà la saggezza ai piccoli, agli umili che hanno la semplicità del cuore e non si fidano delle luci del proprio spirito, ma si sottomettono umilmente a Dio, il solo capace di dar loro la vera saggezza. « Io vi rendo gloria o Padre, Signore del cielo e della terra, perché avete nascosto queste cose ai saggi ed ai prudenti, e le avete rivelate ai piccoli » (Matteo XI, 25). – 3) I giudizi del Signore sono retti e non vengono mai meno. La legge di Dio stabilisce nello spirito una certezza infallibile. Quale irrequietezza nelle cose umane! Non si sa se si faccia bene o male: si fa bene per stabilire la propria fortuna, si fa male per conservare la salute; si fa bene per i propri piaceri, ma non si contentano i propri amici e così anche altre cose. Nella sottomissione alla legge di Dio, si fa assolutamente bene, si fa bene senza limiti, perché quando si fa questo bene, tutto il resto ha poca importanza; in una parola si fa bene perché si segue il Bene sovrano. E come è possibile non essere nel riposo seguendo il sovrano bene? Quale dolcezza e quale tranquillità alla propria anima! … anche il Re-Profeta aggiunge: « I giudizi di Dio fanno gioire il cuore », perché essi sono retti, perché essi regolano le sue affezioni, perché essi li mettono nella disposizione che gli è più conveniente, e nel vero punto ove è la perfezione (Boss.). – 4) « Il precetto del Signore è luminoso, rischiara gli occhi » della nostra anima, perché più Dio la rende pura con la pratica della sua legge, più la rende chiara. La legge di Dio mostra la verità senza sfumature, senza rimescolio di oscurità, e noi facilmente scopriamo questo bagliore, questa chiarezza, quando imponiamo il silenzio alle nostre passioni. – 5) « Il timore del Signore è santo ». Questo timore del Signore non è servile, ma casto; esso ama Dio per se stesso; esso non teme la punizione di Colui davanti al Quale tremerebbe, ma temedi essere separato da Colui che egli ama. Tale è il casto timore, che non bandisce la perfetta carità, ma che sussiste nei secoli dei secoli (S. Agost.). – Le leggi umane ispirano la paura, ma una paura che non ferma che la mano, che non ha dominio sulla volontà. A Dio solo appartiene l’assoggettare l’uomo interiore e il creare nel cuore un timore veramente salutare, veramente puro e santo, questo timore che opprime i cuori; non la paura dello schiavo che teme l’arrivo di un padrone adirato, ma il timore di una sposa casta che teme di perdere ciò che ama. – 6) « I giudizi del Signore sono veraci e giusti per se stessi; » essi non sono sottomessi all’approvazione, alla conferma o all’accettazione degli uomini. Essi sono veraci per se stessi e gli uomini non potranno mai cambiarne alcunché (Duguet). – I giudizi degli uomini possono essere talvolta ben veri, ma non possono essere giustificati per se stessi. Tutte le verità create devono essere necessariamente riferite alla Verità divina, da cui traggono tutta la loro certezza. Ma per i giudizi di Dio – dice il santo Profeta – essi sono veri di una verità propria ed essenziale, ed è per questa ragione che sono giustificati per se stessi (Bossuet, Serm. Sulla legge di Dio). – 7) Lo spirito di fede solo può far comprendere e sentire la beltà, il pregio e la dolcezza della legge di Dio, lo spirito del mondo giudica diversamente, perché il mondo è nemico di Dio e di Gesù Cristo. Quale fondo di orazione doveva essere nel santo Profeta!Perché senza l’orazione non si conoscerà mai la bellezza e la dolcezza della legge di Dio, non se ne penetreranno mai i comandi (Berthier). – 8) Il vostro servitore prova quanto essi siano dolci, non solo lodandoli con le parole, ma soprattutto osservandoli. Il vostro servitore li osserva sia perché sono dolci per il presente, sia perché sono salutari per l’avvenire (S. Agost.). – O quanto desiderabile è questa legge e quanto dolce è questa parola! « Essa è più dolce del miele alla bocca, più desiderabile di ogni tesoro ». In effetti questa legge mirabile è un bagliore di verità divina, ed un efflusso di questa sovrana bontà. Non dubitate che questa fontana non abbia conservato qualcosa delle qualità della sua sorgente. Il vostro servitore, o Dio mio, osserva i vostri comandamenti, canta amorevolmente il salmista, « c’è una grande ricompensa » nell’osservarli. Non in altra cosa, dice Sant’Agostino, ma in questo li si osserva; la retribuzione è grande perché là c’è una dolcezza senza eguali (Bossuet, Sulla legge di Dio). Questa dottrina non persuade con le parole. Davide non ne ha fatto un trattato; egli l’ha provata, egli ha fatto, in rapporto alla legge, ciò che dice della dolcezza dell’amore di Dio: cominciate con il gustare il Signore, e vedrete la dolcezza legata al suo servizio.

IV. — 13, 16.

ff. 13, 14. –  Conservando questa dolcezza, questa soavità della carità, questo amore dell’unità, il timore come il Re-Profeta, siamo attenti che qualche peccato non si infiltri in noi, perché noi siamo uomini, e pertanto ci lasciamo invadere dal peccato (S. Agost.). – Dov’è dunque l’innocente, vi prego, dov’è il giusto? Spesso ripenso a questo brano della Bibbia dove è detto: « Io visiterò Gerusalemme con dei lampi ». Abbiamo noi il coraggio di visitare Gerusalemme con dei lampi, e non oseremo più pronunziare arrossendone le parole di virtù, di giustizia e di innocenza. Cominciamo ad esaminare il male che è in noi, e lanciamo uno sguardo coraggioso che giunga al fondo di questo abisso; poiché è impossibile conoscere il numero di trasgressioni, e nondimeno fino a qual punto si sia stati colpevoli, come si sia perturbato l’ordine generale e contrariati i piani del Legislatore eterno. Pensiamo di poi a questa spaventosa comunicazione di crimini che esiste tra gli uomini, con la complicità, il consiglio, l’esempio, l’approvazione, parole terribili che bisognerebbe meditare incessantemente. Quale uomo sensato potrà pensare senza fremere all’azione disordinata che ha esercitato sui suoi simili e alle conseguenze possibili di questa funesta influenza? Raramente l’uomo si rende colpevole da solo, raramente un crimine non ne produce un altro. Dove sono i limiti della responsabilità? Da qui questo tratto luminoso che scintilla tra mille altri nel libro dei Salmi: « … quale uomo può conoscere l’estensione delle sue prevaricazioni? O Dio, purificatemi da quelle che ignoro, e perdonatemi quelle degli altri. » (J. De Maistre). – Si dica spesso con il sant’uomo Giobbe: « Quali sono i miei crimini e le mie iniquità? Mostratemi i miei peccati e le mie colpe. » (Giob. XIII, 23). – Quando, alla vista delle vostre buone opere, sarete tentati di compiacervi in voi stessi e moderate le vostre inquietudini, tremate ancora, perché il gran Dio giudicherà i giudizi stessi, e foste anche elevati come le aquile (Abd. IV), o rivestiti delle virtù brillanti come il sole, nessuno vi possa rispondere che una caduta fatale ne offuschi all’istante il lustro e lo splendore. E quando avrete confessato davanti a Dio tutti i vostri peccati conosciuti, tremate ancora, perché vi sono dei peccati nascosti – dice il Profeta – e che tutti i misteri non sono nel seno di Dio, ma ve ne sono ancora di mostruosi e di incomprensibili nel cuore dell’uomo. « Chi conosce i suoi peccati? » (De Boulogne, Sulla giustizia di Dio). – « Chi conosce le proprie colpe »? Dov’è l’uomo che sa acquisire questa scienza necessaria? Quanto siamo ardenti e vanamente curiosi? In quale abisso di cuori, in quali misteri segreti della politica, in quale oscurità della natura non pretendiamo noi di penetrare? Malgrado questo spazio immenso che ci separa dal sole, noi abbiamo saputo scoprire le sue macchie, cioè rimarcare delle ombre nel seno stesso della luce; tuttavia le nostre macchie ci sono sconosciute; noi solo vogliamo essere senza ombra ed le nostre colpe, che sono la favola del popolo, sono nascoste a noi stessi. Due cose ci impediscono di conoscerle: primieramente noi non vediamo molto da vicino, l’occhio si confonde con l’oggetto, noi non siamo tanto distaccati da noi stessi per considerarci con sguardo distinto e vederci in piena luce; secondariamente, ed è il disordine più grande, noi non vogliamo conoscerci se non per le nostre belle caratteristiche. Noi ci dispiacciamo nel dipingere chi non ha saputo coprire i nostri difetti, e amiamo meglio non vedere se non la nostra ombra e la nostra figura, pur se poco sembri bella, piuttosto che la nostra persona ove appaiono delle imperfezioni. Questa ignoranza ci soddisfa, e con la stessa debolezza con la quale immaginiamo di essere sani quando non avvertiamo i nostri mali, e rassicurati quando chiudiamo gli occhi al pericolo, ricchi quando trascuriamo di vedere l’imbarazzo e la confusione dei nostri conti e dei nostri affari; noi crediamo di essere perfetti quando non percepiamo i nostri difetti (Bossuet, Serm. Sulla carità, et Serm. de Profes.). – I peccati segreti, nascosti agli altri e a noi stessi sono i più pericolosi ed i più difficili da guarire. Niente c’è di più funesto di quelle colpe che si ritengono essere peccati leggeri. Nessun male inganna più facilmente di un male sull’esistenza del quale ci si illude. Nessun peccatore è più degno di lacrime di colui che immagina di non avere colpe da piangere (S. Agost.). – « Preservate il vostro servo dal peccato d’altri ». Preghiera ammirevole è quella che richiama all’uomo questa funesta comunicazione del male, in virtù della quale vi sono pochi peccati puramente personali. I miei peccati mi deturpano, quelli degli altri mi fanno soffrire; purificatemi dei primi, preservatemi dagli altri. Togliete dal mio cuore ogni pensiero cattivo, allontanate da me ogni cattivo consigliere (S. Agost.). – Noi possiamo renderci colpevoli dei peccati di altri con i nostri consigli (Eccl. XXVIII, 30); con le nostre approvazioni, (Rom. I, 32); con i nostri inasprimenti (Efes. VI, 4); con ingiusti comandi (Isaia XI); con i nostri discorsi o con i nostri esempi; con la reticenza (Ezech. III, 18); con la dissimulazione e la connivenza; con la complicità (Prov. XXIX, 24); prendendo le difese del male commesso, etc. – Essere posseduto dal peccato, è un grande male; ma esserne dominati, è il male sovrano. Il peccato non domina se non colui che cede e che, cedendo, divenga suo schiavo (II Piet. II, 19). – Tale è l’effetto di dominare dappertutto e di non cedere a nessuno, e che si lascia poi vergognosamente assoggettare alle passioni più disonorevoli (Duguet). – Questo grande peccato è l’orgoglio, origine e causa di tutti i crimini. È a causa di questo vizio, di questo grande peccato d’orgoglio che Dio si è fatto umile sulla terra. Questo grande peccato, questa grande malattia dell’anima, ha attirato dal cielo il Medico onnipotente, L’ha costretto ad abbassarsi fino alla condizione di schiavo, L’ha coperto di obbrobri, e Lo ha sospeso alla croce, alfine di guarire questo tumore con la virtù salutare di tale rimedio (S. Agost.). – Se noi non siamo purificati da questo grande peccato, le nostre parole potranno essere gradevoli alla presenza degli uomini, ma non in presenza di Dio (S. Agost.). – La purezza del cuore, è la principale disposizione per assicurare il successo delle nostre preghiere vocali e delle nostre orazioni. Quanto al peccatore, Dio gli dice: spetta a te rendere pubblici i miei giudizi, cantare le mie lodi, annunciare la mia alleanza? (Ps. XLIX, 16). – « Signore, voi siete il mio aiuto ed il mio Redentore. Eccellente conclusione di tutte le mie preghiere; il mio Aiuto nel bene, il mio Redentore nel male; il mio Aiuto affinché io viva nel vostro amore, il mio Redentore affinché sia liberato dalle mie iniquità ». (S. Agost.)

SALMI BIBLICI “DILIGAM TE, DOMINE” (XVII)

Salmo 17: Diligam te, Domine…

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

PARIS LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR

13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

In finem. Puero Domini David, qui locutus est Domino verba cantici hujus, in die qua eripuit eum Dominus de manu omnium inimicorum ejus, et de manu Saul, et dixit:

[1] Diligam te, Domine,

fortitudo mea.

[2] Dominus firmamentum meum, et refugium meum, et liberator meus.

[3] Deus meus adjutor meus, et sperabo in eum; protector meus, et cornu salutis meae, et susceptor meus.

[4] Laudans invocabo Dominum, et ab inimicis meis salvus ero.

[5] Circumdederunt me dolores mortis, et torrentes iniquitatis conturbaverunt me.

[6] Dolores inferni circumdederunt me, praeoccupaverunt me laquei mortis.

[7] In tribulatione mea invocavi Dominum, et ad Deum meum clamavi:

[8] et exaudivit de templo sancto suo vocem meam; et clamor meus in conspectu ejus introivit in aures ejus.

[9] Commota est, et contremuit terra, fundamenta montium conturbata sunt, et commota sunt, quoniam iratus est eis.

[10] Ascendit fumus in ira ejus, et ignis a facie ejus exarsit; carbones succensi sunt ab eo. (1)

[11] Inclinavit cælos, et descendit; et caligo sub pedibus ejus.

[12] Et ascendit super cherubim, et volavit; volavit super pennas ventorum.

[13] Et posuit tenebras latibulum suum; in circuitu ejus tabernaculum ejus, tenebrosa aqua in nubibus aeris. (2)

[14] Præ fulgore in conspectu ejus nubes transierunt, grando et carbones ignis. (3)

[15] Et intonuit de cælo Dominus, et Altissimus dedit vocem suam: grando et carbones ignis.

[16] Et misit sagittas suas, et dissipavit eos; fulgura multiplicavit, et conturbavit eos.

[17] Et apparuerunt fontes aquarum, et revelata sunt fundamenta orbis terrarum,

[18] ab increpatione tua, Domine, ab inspiratione spiritus irae tuæ.

[19] Misit de summo, et accepit me; et assumpsit me de aquis multis.

[20] Eripuit me de inimicis meis fortissimis, et ab his qui oderunt me. Quoniam confortati sunt super me,

[21] prævenerunt me in die afflictionis meae; et factus est Dominus protector meus.

[22] Et eduxit me in latitudinem; salvum me fecit, quoniam voluit me,

[23] et retribuet mihi Dominus secundum justitiam meam, et secundum puritatem manuum mearum retribuet mihi;

[24] quia custodivi vias Domini, nec impie gessi a Deo meo;

[25] quoniam omnia judicia ejus in conspectu meo, et justitias ejus non repuli a me. (4)

[26] Et ero immaculatus cum eo; et observabo me ab iniquitate mea.

[27] Et retribuet mihi Dominus secundum justitiam meam, et secundum puritatem manuum mearum in conspectu oculorum ejus.

[28] Cum sancto sanctus eris, et cum viro innocente innocens eris,

[29] et cum electo electus eris, et cum perverso perverteris.

[30] Quoniam tu populum humilem salvum facies, et oculos superborum humiliabis.

[31] Quoniam tu illuminas lucernam meam, Domine; Deus meus, illumina tenebras meas.

[32] Quoniam in te eripiar a tentatione; et in Deo meo transgrediar murum.

[33] Deus meus, impolluta via ejus; eloquia Domini igne examinata; protector est omnium sperantium in se.

[34] Quoniam quis Deus præter Dominum? aut quis Deus præter Deum nostrum?

[35] Deus qui præcinxit me virtute, et posuit immaculatam viam meam;

[36] qui perfecit pedes meos tamquam cervorum, et super excelsa statuens me;

[37] qui docet manus meas ad praelium; et posuisti, ut arcum aereum, brachia mea;

[38] et dedisti mihi protectionem salutis tuae, et dextera tua suscepit me;

[39] et disciplina tua correxit me in finem, et disciplina tua ipsa me docebit.

[40] Dilatasti gressus meos subtus me; et non sunt infirmata vestigia mea.

[41] Persequar inimicos meos, et comprehendam illos; et non convertar donec deficiant.

[42] Confringam illos, nec poterunt stare; cadent subtus pedes meos.

[43] Et præcinxisti me virtute ad bellum, et supplantasti insurgentes in me subtus me.

[44] Et inimicos meos dedisti mihi dorsum, et odientes me disperdidisti.

[45] Clamaverunt, nec erat qui salvos faceret; ad Dominum, nec exaudivit eos.

[46] Et comminuam eos ut pulverem ante faciem venti; ut lutum platearum delebo eos.

[47] Eripies me de contradictionibus populi; constitues me in caput gentium.

[48] Populus, quem non cognovi, servivit mihi; in auditu auris obedivit mihi.

[49] Filii alieni mentiti sunt mihi, filii alieni inveterati sunt, et claudicaverunt a semitis suis.

[50] Vivit Dominus! et benedictus Deus meus! et exaltetur Deus salutis meae!

[51] Deus qui das vindictas mihi, et subdis populos sub me; liberator meus de inimicis meis iracundis.

[52] Et ab insurgentibus in me exaltabis me; a viro iniquo eripies me.

[53] Propterea confitebor tibi in nationibus, Domine, et nomini tuo psalmum dicam;

[54] magnificans salutes regis ejus, et faciens misericordiam christo suo David, et semini ejus usque in sæculum.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XVII.

Davide ringrazia Dio dell’ottenuta liberazione.

Per la fine, salmo di David servo del Signore, il quale indirizza al Signore le parole di questo cantico nel giorno in cui liberollo il Signore dalle mani di tutti i suoi nemici, e dalle mani di Saul, onde disse:

1. Te amerò io, o Signore, fortezza mia;

2. Il Signore mia fermezza, e mio rifugio, e mio liberatore.

3. Il mio Dio, mio soccorso, e in lui spererò Protettor mio, e mia potente salute e mio difensore.

4. Loderò, e invocherò il Signore, e sarò liberato dai miei nemici.

5. Mi circondarono i dolori di morte, e i torrenti d’iniquità mi atterrirono.

6. Mi circondarono i dolori d’inferno, mi impigliarono i lacci di morte.

7. Nella mia tribolazione invocai il Signore, e al mio Dio alzai le mie grida,

8. Ed egli dal santo tempio suo esaudì la mia voce, e il gridar ch’io feci dinanzi a lui alle orecchie di lui arrivò.

9. Si commosse, e fu in tremore la terra; agitate furono e scosse le fondamenta delle montagne, perché egli era sdegnato con essi.

10. Dall’ira di lui saliva il fumo, e fuoco ardeva nella sua faccia; da questo furono accesi i carboni.

11.. Abbassò i cieli, e discese, e una nebbia caliginosa era sotto ai suoi piedi.

12. E sali sopra i Cherubini, e sciolse il suo volo; volò sull’ale de’ venti.

13. Si occultò nelle tenebre, nel padiglione che d’ogni parte il copriva, (che è) la nera acqua delle nubi dell’aria.

14. Al fulgore di sua presenza si sciolser le nubi (e ne venne) grandine e carboni di fuoco.

15. E tuonò il Signore dal cielo, e l’Altissimo vociò: grandine e carboni di fuoco.

16. E vibrò sue saette, e li dissipò; mandò in copia le folgora, e gli atterrì.

17. E si rendetter visibili le sorgenti delle acque, e si scoprirono i fondamenti della terra.

18.Per effetto di tue minacce, o Signore, (per effetto) dello spirare del fiato dell’ira tua.

19. Mi porse la mano dall’alto, e mi prese, e dalle molte acque mi trasse.

20. Liberommi da’ potentissimi miei nemici, e da coloro che mi odiavano, ed erano più forti di me.

21. Venner sopra di me repentinamente nel giorno di mia afflizione; ma il Signore si fe’ mio protettore.

22. Trassemi fuora all’aperto; mi fece salvo, perché mi amò.

23. E il Signore renderà a me secondo la mia giustizia, renderà a me secondo la purezza delle mie mani.

24. Perché io seguitai attentamente le vie del Signore ed empiamente non operai contro il mio Dio.

25. Perché io ho davanti agli occhi tutti i suoi giudizi, e i suoi comandamenti non ho rigettati lungi da me.

26. E sarò senza macchia dinanzi a lui, o mi guarderò dalla mia iniquità.

27. E il Signore renderà a me secondo la mia giustizia, e secondo la purezza delle mani mie, ch’ei vede cogli occhi suoi.

28. Col santo tu sarai santo, coll’uomo innocente sarai innocente.

29. Coll’uomo sincero sarai sincero e con chi mal fa, tu sarai malfacente.

30. Perocché tu salverai il popolo umile, e umilierai gli occhi degli orgogliosi.

31. Perché tu, o Signore, alla mia lampa dai luce: Dio mio, rischiara tu le tenebre mie.

32. Imperocché per te sarò tratto fuori dalla tentazione, e col mio Dio sormonterò le muraglie.

33. Immacolata ell’è la via del mio Dio: le parole del Signore son provate col fuoco: Egli è protettore di tutti quelli che sperano in Lui.

34. Imperocché chi è Dio fuori che il Signore? e chi è Dio fuori che il nostro Dio?

35. Dio che mi cinse di robustezza, e la via ch’io batto rendette immacolata.

36. Che fece i miei piedi simili a quei dei cervi, e in luogo sublime mi ha collocato.

37. Che insegna alle mie mani la guerra; e tu le mie braccia facesti quasi, arco di bronzo.

38. E mi desti in mia difesa la tua salute, e la destra tua mi sostenne.

39. E la tua disciplina mi corresse in ogni tempo, e la tua disciplina stessa mi istruirà.

40. Tu allargasti le vie ai miei paesi, e le mie gambe non vacillarono.

41. Terrò dietro a’ miei nemici, e li raggiungerò, e non tornerò indietro finché sieno consunti.

42. Gli abbatterò, e non potranno più reggersi; cadranno sotto i miei piedi.

43. E tu mi cingesti di valore per la guerra, e facesti cadere sotto di me quei che si levavano contro di me.

44. E a’ miei nemici facesti volger la schiena e dispergesti coloro che mi odiavano:

45. Alzaron le grida, e non era chi li salvasse; (alzaron le grida) al Signore, e non li esaudì.

46. Li stritolerò come al soffiar del vento la polvere; come il loto delle piazze io li conculcherò.

47. Tu mi salverai dalle contraddizioni del popolo: mi stabilirai capo delle nazioni.

48. Un popolo, ch’io non conosceva, mi ha servito; tosto che ebbe udito, si rese a me obbediente.

49. I figliuoli adulteri negarono fede a me; i figliuoli adulteri sono alla vecchiaia, e zoppicando van fuori di loro strada.

50. Viva il Signore, e diasi benedizione al mio Dio, e sia glorificato il Dio di mia salute.

51. Dio, che a me dai potere per far vendetta; e soggetti a me le nazioni, tu che mi salvasti dall’ira de’ miei nemici.

52. E sopra coloro che si levano contro di me, tu mi innalzerai; mi torrai dalle mani dell’uomo iniquo.

53. Per questo ti loderò io, o Signore, fra le nazioni, e canterò inni al nome tuo.

54. A lui, il quale meravigliosamente ha salvato il suo re, e fa misericordia a David suo Cristo, e al seme di lui pe’ secoli.

(1) Dal seno dei bagliori che la sua faccia espande, sono partite le nubi, la grandine ed i carboni ardenti.

(2) Delle tenebre che sono intorno a Lui, cioè delle acque tenebrose e degli ammassi di nuvole, ne ha fatto la sua tenda.

(3) Da quando il Signore ha fatto scoppiare il suo tuono, la grandine e i fulmini coprono la terra.

(4) Questi versetti non possono che applicarsi rigorosamente a Nostro Signore,

Sommario analitico

I. Dopo un preambolo in cui, liberato dalle persecuzioni di Saul e dei suoi nemici, promette a Dio di essere riconoscente per tanti e sì grandi benefici (I-11), Davide espone la grandezza delle sue tribolazioni e le preghiere che ha indirizzato a Dio. –

II. Egli descrive, con la figura di una tempesta, la maniera con cui Dio ha distrutto i suoi nemici.

III. Indica come Dio lo abbia salvato da questa orribile tempesta, – la causa, i motivi di questa liberazione. –

IV. Proclama la vittoria che ha riportato, grazie a questo soccorso divino, e rende a Dio delle azioni di grazie per tutti questi favori segnalati. – Nel senso spirituale, questo salmo può applicarsi a Nostro Signore morente, invocante il Padre che annunzia, col rintronare della terra, il soccorso che va a portargli. È a causa della sua innocenza che Egli esce trionfante dalla tomba, ed il suo impero si estende su tutto l’universo (Ebr. I, 12; Rom. XV, 11).

Davide promette a Dio di essere riconoscente per i grandi benefici ricevuti:

1) Per il suo amore per Dio, che è stato: a) la sua forza in mezzo ai combattimenti; b) il suo sostegno nei suoi trinceramenti; c) il suo rifugio nella fuga; d) il suo liberatore quando era assediato (1, 2);

2) Per la sua speranza in Dio, che è stato: il suo aiuto nell’attacare i nemici; .b) il suo protettore nel difenderlo; .c) la forza che lo ha salvato e liberato da tutte le sue tribolazioni (2, 3);

3) Per la sua fede costante, in riconoscimento: .a) perché Dio lo ha ricolmato di beni; .b) perché lo ha liberato da ogni male (4).

I SEZIONE

Egli fa il quadro dell’afflizione estrema alla quale è ridotto, afflizione che è stata: .a) terribile nei suoi inizi (5, 6); .b) pericolosa lungo il protrarsi, e che lo ha costretto a ricorrere a Dio; c) e la cui uscita è stata felice per lui, grazie a Dio, che ha prestato orecchio alla sua voce ed alle sue grida (7).

II SEZIONE

Davide espone, con la figura di una tempesta, la maniera nella quale i suoi nemici sono stati distrutti: a) la terra ha tremato, le montagne si sono sgretolate (8); b) l’atmosfera coperta da spesse nubi e solcata da folgori e saette (9, 15); c) il mare stravolto fin nelle sue profondità (16, 17).

III. SEZIONE

I. – Davide mostra come Dio lo abbia salvato da così grandi pericoli e dalla mano dei nemici (19-21).

II. – Egli indica la duplice causa di questa liberazione:

1) da parte sua, la sua innocenza: .a) la giustizia della sua anima; .b) la purezza delle sue mani; .c) la cura con la quale ha camminato nelle vie del Signore; .d) i giudizi di Dio, sempre presente ai suoi occhi; .e) la sua attenzione a tenere senza macchia tutte le potenze dell’anima e del corpo (23, 27);

2) Da parte di Dio: a) la sua santità (28, 29); b) la sua bontà per gli umili e la sua severità verso i superbi (30); c) la sua saggezza che ci aiuta nella prosperità e nelle avversità (31); d) la sua potenza, che libera da ogni tentazione e fa superare tutte le difficoltà (32).

IV. SEZIONE

I. – Davide prosegue con la numerazione dei benefici ricevuti da Dio: proclama la vittoria che ha riportato con il soccorso di Dio, conformemente alle sue promesse, e di cui esalta la fedeltà (31, 32), che gli ha dato: 1) prima del combattimento: a) circondandolo con la sua forza come un baleno (34); b) preparandogli la via (35); c) fermando i suoi piedi (36); d) istruendo le sue mani al combattimento (37); e) fortificando le sue braccia; f) insegnandogli i mezzi per trionfare dei suoi nemici (38, 40); – 2) durante il combattimento aiutandolo: a) ad inseguire i suoi nemici; b) a colpirli (41); c) a distruggerli; d) ad abbatterli (42); e) a metterli in fuga; f) a ridurli in polvere (43); – 3) dopo il combattimento: a) allontanando ogni pericolo di guerra civile (45); b) facendolo regnare su popoli stranieri e lontani /45, 46).

II – Egli paga a Dio il tributo con azioni di grazie che Gli ha promesso: a) a causa di Dio, che esiste per se stesso e che è la vita per essenza (47); b) a causa di se stesso, che Dio ha messo alla testa di queste diverse nazioni, e che ha liberato da tutti i pericoli (48); c) a causa dei suoi nemici umiliati (49); d) a causa delle nazioni vinte, in mezzo alle quali egli promette di cantare le lodi di Dio (50); e) a causa del suo primo popolo, di cui Dio lo ha elevato e glorificato come re, e che estenderà le sue benedizioni sulla estrema posterità (51).

Spiegazioni e Considerazioni

PRELUDIO — 1-4.

ff. 1, 4. –  C’è qui il Cristo e la Chiesa, vale a dire il Cristo tutto intero, la testa ed il corpo, che dice: « Io vi amerò, Signore, Voi che siete la mia forza » (S. Agost.). –  È  l’effusione di un cuore che si trova nell’impotenza di esprimere i sentimenti che lo animano, non potendoli renderli con le sue parole, cerca nel suo amore e nella sua riconoscenza dei termini nuovi, delle nuove espressioni. – Se Dio è tutta la nostra forza, cosa abbiamo da temere? « Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? » (Rom. VIII, 30). Siamo sicuri? Se è Lui il nostro fermo appoggio per sostenerci, siamo esposti a qualche pericolo? È il nostro rifugio al quale dobbiamo ricorrere? Cadiamo nelle mani dei nostri nemici? È il nostro liberatore per sfuggir loro? (Duguet) – Occorre pensare a Dio prima di pensare a se stessi. Lodare primariamente Dio per poi invocarlo, è mezzo infallibile per essere esaudito! Cercando la gloria del Signore e non la mia, io Lo invocherò, e gli errori dell’empietà non potranno nuocermi (S. Agost.). – « O Signore, che siete la mia forza, io Vi amerò »; ma. O Signore, perché dire … io vi amerò? Diciamo già al presente « io Vi amo ». Oh! Che questo precetto sia a me prossimo! Ma o Dio, quanto esso è lontano da me in altra maniera, e qual è la mia malattia! (Bossuet, Médit. Sur l’Ev.). –

I SEZIONE. — 5-7.

ff. 5, 6, 7. –  Un torrente non viene da una sorgente, né da un’acqua viva, esso è formato da piogge torrenziali che scendono con impetuosità dalle montagne nelle valli (S. Gir.). – Delle folle di empi sollevati per un tempo, simili ai torrenti passeggeri che la pioggia forma ed ingrossa, si sono sforzati di turbarmi (S. Agost.). – Da qualsiasi lato il Salvatore nella sua Passione volgesse gli occhi, Egli non vedeva che torrenti di peccati che venivano ad abbattersi sulla sua persona. All’abbattersi di più torrenti, un uomo viene sospinto, travolto, sopraffatto (Bossuet, I^. Pass.). – Dolori di morte, sono terribili per chi non ha mai pensato che a gustare le dolcezze della vita, senza mai pensare che dovesse morire; – ma dolci ed accompagnati da grandi consolazioni essi sono per coloro che, durante la loro vita, hanno sempre avuto la morte presente, e l’hanno considerata come un passaggio alla vera vita. – I torrenti di iniquità che sembrano scorrere così dolcemente attraverso questo mondo, quale spaventoso rigurgito di scompiglio e di inquietudine non causeranno? – Dolori di morte, sono un leggero preludio di quelli dell’inferno. Sentirli, provarli in qualche parte di se stessi è qualcosa che oltrepassa ogni immaginazione. Che cos’è dunque un essere assediato, circondato da ogni parte? – Il laccio della morte, teso davanti al peccatore, e nel quale è preso, è un terribile accecamento dello spirito, un orrido indurimento del cuore. – Si deve ricorrere primariamente e principalmente a Dio nella propria afflizione (Duguet). Il grido che ho gettato in sua presenza, grido che non risuona nelle orecchie degli uomini, ma che io proferisco davanti a Lui dentro di me, è penetrato fino alle sue orecchie (S. Agost.). – « Egli mi ha scacciato dal suo tempio santo », cioè dal mio cuore dove Egli abita come nel suo tempio, o meglio come nel suo corpo, che è un vero tempio in cui l’umanità è stata sostituita dalla divinità (S. Agost., S. Gir.) . Dio attende spesso fini all’estremità per esaudire coloro che Lo pregano: 1) al fine di esercitare la loro pazienza; 2) al fine di farli pregare con più fervore; 3) al fine che, quando sembra tutto disperato, è ben evidente che è da Lui solo che viene la salvezza. Preghiera fatta in presenza di Dio, quando non si ha che Lui solo davanti agli occhi, preghiera potente fatta per ottenere (Duguet).

II SEZIONE — 8-17.

ff. 8-17. – È una descrizione forte e descrittiva, ma ancora troppo debole per esprimere sensibilmente i segni eclatanti che hanno accompagnato la morte e resurrezione di Gesù-Cristo, le circostanze terribili che devono precedere il giudizio universale, e gli effetti terrificanti della collera di un Dio irritato contro i peccatori incalliti (Dug.). – Alla vista del Figlio dell’uomo glorificato, i peccatori sono stati atterriti ed hanno tremato, le speranze dei superbi, figurate con delle montagne, sono state scosse e deluse, non volendo Dio che la speranza dei beni temporali potesse affermarsi nel cuore degli uomini (S. Agost.). -Dio ha abbassato i cieli fino alla debolezza degli uomini (S. Agost.). – Questa espressione « Dio ha abbassato i cieli », indica l’umiltà profonda del Figlio di Dio nella sua incarnazione, la sua carità che Gli ha fatto unire i termini estremi più distanti, la sua liberalità che gli ha fatto spandere, come un vaso che si inclina, l’abbondanza dei suoi doni. – Benché Egli si degni di scendere verso di noi per farci sentire la sua presenza, e sembra che abbassi i cieli fino alla nostra piccolezza, è per noi ancora avviluppato da una nube oscura, che toglie la sua luce alla nostra vista. Noi non Lo conosciamo, noi non Lo vediamo che come in uno specchio e sotto delle immagini oscure (Cor. XIII, 12). – « Egli è salito sui Cherubini e ha preso il suo volo »; Egli si è elevato al di sopra di ogni scienza di modo che nessuno possa giungere a Lui se non con la carità, e la carità è … la pienezza della legge (S. Agost.). – Il Figlio di Dio avendo abbassato i cieli per discendere tra noi, con l’inconcepibile umiltà della sua Incarnazione, nella quale la sua santa umanità era come una nuvola oscura che nascondeva la sua divinità ai nostri occhi, è risalito e si è nascosto nel seno del Padre suo, che è per gli uomini questo ritratto oscuro ed impenetrabile a tutti i loro spiriti, e come una tenda che lo circonda. – Egli è nascosto nelle tenebre della fede, nelle quali noi camminiamo mentre viviamo in questo mondo, sperando ciò che noi non vediamo, attendendo con impazienza ciò che noi non possediamo. Dio si nasconde nei Sacramenti della sua Chiesa. Egli si nasconde negli scritti dei profeti, che somigliano a nuvole tenebrose. Egli si nasconde nelle parabole e nei discorsi oscuri, si nasconde nella profondità dei misteri che non sono conosciuti se non da Lui solo (S. Agost.). – Maestà e grandezza di Dio sono vivamente impressi nei versetti 14, 15, 16, 17. – La presenza di Dio fa fondere le nuvole, e fa piovere quando Gli piace, grandine e carboni di fuoco. – Le folgori e le tempeste, sono voci di Dio che intimano agli uomini di temere Colui che li ha creati. Le nuvole e le folgori, sono emblemi dei predicatori del Vangelo. – Due tipi di frecce Dio scaglia: le frecce d’amore con cui trafigge i cuori dei suoi servitori, e le frecce di collera che Egli lancia per dissipare i suoi nemici; fulmini che scoppiano per illuminare i giusti, e per fulminare i peccatori; scompiglio salutare di penitenza, e scompiglio di rabbia e disperazione; Saul peccatore, mutatosi per rivelarsi giusto; il faraone indurito, mutatosi per non rivelarsi mai (Duguet); le sorgenti d’acqua che sono scaturite nella persona degli Apostoli, hanno zampillato fino alla vita eterna (S. Agost.); sorgente feconda delle acque di grazia, sorgente maledetta dei torrenti di iniquità: le une e le altre appariranno un giorno, e le fondamenta, cioè il sostegno ed il motivo delle azioni, saranno scoperte (Duguet).

III SEZIONE — 19 – 32.

ff. 19-32. –  Felicità delle anime che Dio degna di soccorrere dall’alto del cielo, che prende e sottrae dall’inondazione delle acque, cioè dai vizi del secolo. – Dio attende talvolta che i nostri nemici diventino molto forti, più forti di noi, per farci capire meglio che tutta la nostra forza non è che debolezza, in confronto dell’Onnipotente. – Dio chiama gratuitamente tutti gli uomini; la sua buona volontà è la sua infinita misericordia ed è essa sola che salva. « Dio mi ha salvato perché ha voluto possedermi », e prima che io stesso lo volessi (S. Agost.). « Non siete voi che avete scelto me, ma Io che ho scelto voi » (Giov. XV, 16). – Il Signore ci ricompenserà secondo i meriti della nostra buona volontà, Lui che ci ha concesso misericordia prima della nostra buona volontà, e ci ricompenserà secondo la purezza delle nostre azioni, Egli che ci ha permesso di fare il bene, introducendoci negli spazi liberi della fede. (S. Agost.). La giustizia nel cuore, la purezza nelle opere, è la migliore preghiera che si possa offrire a Dio, e la più efficace per ottenere tutto (Duguet). – Il pensiero corrente della presenza di Dio, è il principio di tutte le virtù, così come l’oblio di questa divina presenza, è invece la fonte di tutti i vizi e sregolatezze. « Dio non è affatto davanti ai suoi occhi, le sue vie sono insozzate in tutti i tempi » (Sal. IX, 26). – « Tutti i suoi giudizi sono davanti ai miei occhi », vale a dire le ricompense dei giusti, i castighi degli empi, le sofferenze di coloro che bisogna correggere e le tentazioni di coloro che bisogna provare. Giudizi che io considero con attenta perseveranza (S. Agost.). – Quale purezza è necessaria onde essere puro davanti a Colui che è la purezza stessa, e che ha trovato macchie finanche nei suoi Angeli! (Giob. IV, 18). – Quanto è necessario guardarsi da questo fondo inesauribile di iniquità e di corruzione che è in ciascuno di noi! – Dio ci renderà secondo la purezza delle nostre mani come essa apparirà ai suoi occhi: non a quelli degli uomini, ma a quelli di Dio (S. Agost.). – Noi non siamo santi, giusti e puri, se non per grazia di Dio; ma siccome questa grazia non impone alcuna necessità al nostro libero arbitrio, se noi non siamo ciò che dobbiamo essere sotto il suo impulso, Dio non è affatto al nostro sguardo più di ciò che dovrebbe essere: benefattore, liberale, misericordioso (Berthier). – Dio è dunque in qualche modo così come l’uomo lo fa. Un uomo dolce e caritatevole, rende Dio dolce e pieno di misericordia al suo riguardo. Colui che non vuole perdonare un’ingiuria, mette Dio nella necessità di non perdonare i suoi peccati. Niente di più comune e nello stesso tempo niente di più pernicioso che usare la dissimulazione e l’artificio con Dio. Giusta è la punizione delle anime che dissimulano con Dio, poiché Dio dissimula con esse; esse cercano di mascherarsi a Lui, Egli si maschera e si nasconde ad esse, e per il giudizio di Dio terribile ed equo, esse sono camuffate non solo a Dio e agli uomini, ma anche a se stesse (Duguet). – Non c’è quasi nessuna pagina della Scrittura in cui non sia scritto a caratteri indelebili questa verità: « Dio resiste ai superbi e dona la sua grazia agli umili ». – Questa lampada che Dio accende, è la nostra ragione illuminata dalla fede e dalle Sante Scritture, « fiamma che riluce nei luoghi oscuri fino a che il giorno comincia ad apparire, e che la stella del mattino eleva nei nostri cuori » (II Piet. 19). – Questa muraglia che noi superiamo con il soccorso di Dio, è quella stessa che i nostri peccati hanno elevato tra Dio e noi (S. Agost. – S. Gerol.). Questa muraglia è costruita con il fango della voluttà, con i mattoni e le pietre dell’avarizia, con la paglia della vanagloria ed il cemento dell’amore del mondo. Essa ha per fondamento la paura di soddisfare Dio, la sua ampiezza è la perseveranza nel peccato, la sua altezza è la presunzione (Hugues, Card.). – Quando anche ci si fosse convertiti, le cattive abitudini, le passioni e le inclinazioni al male, la tirannia del rispetto umano e del mondo, sono altrettante muraglie che ci arrestano nel cammino della virtù e che non possono essere superate se non con il soccorso di Dio.

IV SEZIONE. — 34 – 53.

ff. 33- 50. – « I miei pensieri, dice Dio per bocca del Profeta, non sono i vostri pensieri; le mie vie non sono le vostre vie. Quanto i cieli sono elevati al di sopra della terra, tanto le mie vie sono sopra le vostre delle vostre vie e tanto i miei pensieri al di sopra dei vostri pensieri. » (Isaia LV, 8, 9.). – L’anima che, sull’esempio di Davide, ama veramente Dio, gioisce per il fatto che nulla somigli a Dio; essa gioisce con Lui della sua unità, una della sue gioie più profonde e più segrete; essa è felice per il fatto che niente possa accostarvisi; essa sfida tutte le gerarchie della creazione, con una fiera sicurezza e l’espressione del trionfo; essa grida loro: « Chi è simile al Signore nostro Dio? Non c’è altro Dio al di fuori di Lui » ! (P. Faber, il Creatore, etc. 180). – Un’anima che è arrivata sinceramente a Dio, dopo grandi traviamenti, riceve dei benefici che oltrepassano tutte le sue speranze. Essa diviene attiva contro i nemici della salvezza, essa corre nella carriera della penitenza e della virtù, è superiore a tutte le traversie della vita, esce vittoriosa da tutti i combattimenti che la liberano dal demonio e dalle sue passioni, si erge contro tutte le difficoltà che incontra nelle imprese in cui lo zelo la introduce per la gloria di Dio (Berthier). – Si apprendono da Dio anche l’arte di combattere i nostri nemici. Nostro Signore, e dopo di Lui S. Paolo, ci hanno istruito e rivestito di armi che devono farci trionfare. « Siate attenti, vegliate e pregate », dice Gesù (Marco XIII, 33). « Rivestitevi delle armi di Dio – dice l’Apostolo – per potervi difendere dai tranelli e dagli artifici dei demoni … affinché, fortificati in tutto, voi possiate, nel giorno malvagio, resistere e restare fermi » (Efes. VI, 11-13). – La disciplina o l’istruzione di Dio, è una regola sicura nel guidarci e che noi dobbiamo seguire. La disciplina o il castigo di Dio, è istruzione non meno importante, che ci fa conoscere i difetti che Dio vuole correggere in noi. – I castighi istruiscono utilmente i giusti, li rendono più umili e più vigilanti; essi non fanno che irritare ed indurire ancor più i peccatori (Duguet). – Vi sono due tipi di vie, le larghe e le strette: nelle une, il peccatore prende la via larga che porta alla perdizione, ed il giusto segue la via stretta che conduce alla vita; nell’altra, al contrario, il giusto è nel largo, nella libertà dei figli di Dio, sempre pieno di una santa gioia; ed il peccatore è sempre nello stretto, rinchiuso nelle sue passioni, legato dalle catene dei suoi peccati, catene sempre più tenaci perché volontarie, come diceva S. Agost. (Conf. VIII, 5). – Generosa risoluzione di un Cristiano contro i suoi nemici spirituali, è quella di perseguirli, di raggiungerli, e non tornare indietro, finché non li abbia completamente sconfitti con il soccorso e la potenza di Dio. « La vostra forza – dice il Profeta – ha tolto dai miei reni il drappo fluttuante dei desideri carnali, per timore che, in questo combattimento, essi non indeboliscano la mia azione » (S. Agost.). – I giusti che gridano verso Dio sono sempre esauditi, anche se non sempre secondo le loro vedute, anzi spesso in un senso più alto di quello che essi intendevano. Gli uomini volti al male gridano anche talvolta verso Dio ma non sono esauditi, perché avendo disdegnato di ascoltare la voce di Dio che li chiamava, saranno a loro volta disprezzati ed il Signore si renderà sordo al loro grido (Zacc. VI, 13). – Il destino ordinario dei Santi, è quello di fare grandi cose e, sull’esempio di Gesù Cristo, soffrire di grandi contraddizioni. – C’è da temere che ciò che sia successo ai Giudei, non accada anche ai Cristiani; che essi cioè lascino, come i Giudei, perdere la grazia, la salvezza che essi avevano tra le mani, mentre altri popoli barbari che Dio non conosceva, appena avranno sentito parlare di Lui, saranno docili alla sua voce! – Quanti Cristiani chiamati da Dio ad un’alta perfezione, mentono al Signore, vegliano nel santuario senza acquisirvi le vere virtù, si perdono nei loro sentieri e sono in gran pericolo di compiere deplorevoli cadute!

ff. 50-53. –  Il Signore è il Dio vivente: « che il mio Dio sia benedetto » . L’amore per le cose carnali è morte (Roman. VIII, 6). « Il Signore è vivente e che sia benedetto ». Che i miei sentimenti per il Dio che mi salva non abbiano nulla delle abitudini della terra, non speri io in una salvezza che viene dalla terra, ma speri nella salvezza che viene da Lui e dall’alto dei cieli (S. Agost.). Nemico implacabile del quale è permesso il desiderio di essere vendicato, è il peccato: desiderare che i popoli rivoltati, cioè le nostre passioni, ci siano assoggettate; lavorare attivamente a questa vittoria, e quando siamo presi nel furore di questi terribili nemici, cantare con l’Apostolo (I Cor. XV, 57): « Grazie a Dio che ci ha dato la vittoria, per il Nostro Signore Gesù Cristo » (Duguet). – « Siete voi, mio Dio, che tenete i miei popoli sottomessi al mio potere ». Dio che tiene a freno i flutti del mare, è il solo che può anche tenere sotto il giogo, l’umore indocile dei popoli. È la follia ordinaria dei poteri pubblici: essi non riconoscono né la loro impotenza a tenere i popoli sotto il giogo, né il bisogno che hanno di Dio e della sua Chiesa per un compito che oltrepassa infinitamente le loro forze. Essi si gonfiano solo della loro abilità, si circondano di un formidabile apparato di armi, si credono e si dicono in sicurezza. Pertanto lo spirito del popolo si agita, le volontà si muovono, un soffio di rivolta passa sulla nazione intera, viene dato un segnale, sfugge un grido, il potere pubblico è precipitato prima che ci si renda conto dell’ombra di un pericolo (Duoblet, Ps. Étud. En vue de la Pred.).

SALMI BIBLICI “EXAUDI, DOMINE JUSTITIAM MEAM” (XVI)

Salmo 16: “Exaudi Domine, justitiam meam”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée. 

TOME PREMIER.

PARIS

LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR

13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

SALMO XVI

Oratio David.

[1] Exaudi, Domine, justitiam meam;

intende deprecationem meam.

[2] Auribus percipe orationem meam, non in labiis dolosis.

[3] De vultu tuo judicium meum prodeat; oculi tui videant aequitates.

[4] Probasti cor meum, et visitasti nocte; igne me examinasti, et non est inventa in me iniquitas.

[5] Ut non loquatur os meum opera hominum: propter verba labiorum tuorum, ego custodivi vias duras.

[6] Perfice gressus meos in semitis tuis, ut non moveantur vestigia mea.

[7] Ego clamavi, quoniam exaudisti me, Deus; inclina aurem tuam mihi, et exaudi verba mea.

[8] Mirifica misericordias tuas, qui salvos facis sperantes in te.

[9] A resistentibus dexteraæ tuæ custodi me, ut pupillam oculi.

[10] Sub umbra alarum tuarum protege me, a facie impiorum qui me afflixerunt.

[11] Inimici mei animam meam circumdederunt; adipem suum concluserunt; os eorum locutum est superbiam.

[12] Projicientes me nunc circumdederunt me; oculos suos statuerunt declinare in terram.

[13] Susceperunt me sicut leo paratus ad prædam, et sicut catulus leonis habitans in abditis.

[14] Exsurge, Domine: praeveni eum, et supplanta eum; eripe animam meam ab impio. Frameam tuam ab inimicis manus tuæ.

[15] Domine, a paucis de terra divide eos in vita eorum; de absconditis tuis adimpletus est venter eorum.

[16] Saturati sunt filiis, et dimiserunt reliquias suas parvulis suis.

[17] Ego autem in justitia apparebo conspectui tuo; satiabor cum apparuerit gloria tua.

SALMO XVI.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

Il giusto, ingiustamente perseguitato, prega Dio di liberarnelo.

Orazione di David.

1. Esaudisci, o Signore, la mia giustizia; dà udienza alle mie preghiere.

2. Porgi le orecchie alla orazione, che io fo con labbra non fraudolente.

3. Dalla tua faccia venga la mia giustificazione; gli occhi tuoi rivolgansi verso dell’equità.

4. Hai fatto saggio il mio cuore, e nella notte lo hai visitato; col fuoco hai fatto prova di me, e non si è trovata in me iniquità.

5. Affinché la mia bocca non parli secondo il fare degli uomini; per riguardo alle parole delle tue labbra io ho battuto vie faticose.

6. Reggi tu fortemente i miei passi ne’ tuoi sentieri, affinché i piedi miei non vacillino.

7. Io alzai, o Dio, le mie grida, perché tu mi esaudisti; porgi a me la tua orecchia, e ascolta le mie parole.

8. Fa bella mostra di tue misericordie, o Salvator di coloro che sperano in te.

9. Da color che resistono alla tua destra tienmi difeso come la pupilla dell’occhio.

10. Cuoprimi all’ombra delle ali tue: dalla faccia degli empi, che mi hanno afflitto.

11. I miei nemici han circondata l’anima mia. Hanno chiuse le loro viscere; la loro bocca ha parlato con arroganza

12. Dopo di avermi rigettato adesso mi han circondato; si studiano di tener gli occhi loro rivolti alla lena.

13. Stanno intenti a me come un leone inteso alla preda e come un leoncino, che sta in agguato in luoghi nascosti.

14. Levati su, o Signore, previenilo, gettalo a terra; libera colla tua spada l’anima mia dall’empio,

15. Da’ nemici della tua mano. Separali, o Signore, nella lor vita da que’ che sono in piccol numero sulla terra;

16. il loro ventre è ripieno dei beni tuoi. Hanno numerosa figliolanza, e lasciano i loro avanzi ai lor bambini.

17. Ma io mi presenterò al tuo cospetto con la giustizia, sarò satollato all’apparire della tua gloria.

Sommario analitico

Questo salmo, è stato composto probabilmente durante la persecuzione di Saul, piuttosto che quella di Assalonne, perché Davide vi parla della sua innocenza [In senso spirituale questo salmo può essere applicato a Nostro Signore nel tempo della sua Passione; Egli è in effetti nello stesso tempo il giusto per eccellenza, ed il peccatore per eccellenza. Questo salmo può essere applicato alla Chiesa e ad ogni giusto in questa terra, egualmente perseguitato, giusto in un senso, colpevole nell’altro];

Davide chiede a Dio di essere liberato dalla persecuzione di Saul:

I° per due motivi che gli sono propri:

1) la sua innocenza e la sua giustizia;

2) la sua ardente preghiera;

II. Per quattro ragioni estrapolate dagli attributi di Dio:

1) la sua giustizia,

a) che considera i combattenti con un occhio sorvegliante, a riguardo di ciò che vi è di equo nella loro causa (3); b) che ha penetrato il suo cuore, l’ha messo alla prova e lo ha trovato innocente nei suoi pensieri, nelle sua parole e nelle sue azioni (4); c) che accorda alla sua preghiera la costanza e la perseveranza nel bene.

2) La sua misericordia mirabile che si esercita in favore di coloro che sperano in Dio (7).

3) La sua potenza, che egli implora domandando a Dio:

a) che la conservi con cura, con amore, come la pupilla dell’occhio (8);

b) che la metta al riparo da ogni pericolo all’ombra delle sue ali (9);

c) che si mostri: 1) terribile per i suoi nemici che sono numerosi, crudeli, arroganti (10), astuti ed impietosi (11), furiosi e pieni di malizia (12); 2) efficace, venendo in soccorso dei giusti, prevenendo gli sforzi degli empi, e liberandolo dalle loro mani (13), separandoli dal piccolo numero dei fedeli servitori (14), affinché non possano opprimerlo con le loro ricchezze e la loro abbondanza (15, 16).

4) La sua fedeltà, per la quale:

a) Egli dà al giusto la sua felicità eterna;

b) colma tutti i suoi desideri e li riempie di gioia per la visione chiara dei cieli.

Spiegazioni e Considerazioni

I. – 1, 2.

ff. 1, 2. – Gesù Cristo l’unico di cui la giustizia merita di essere esaudita, e per la quale noi possiamo sperare che le nostre preghiere siano ascoltate, « Voi siete stabiliti in Gesù Cristo che ci è stato dato da Dio come nostra saggezza, nostra giustizia, nostra santificazione e nostra redenzione » (Cor. I, 30). – Questa preghiera condanna: .1° l’ipocrita che sembra pregare, e che vuole imporsi agli uomini con una falsa pietà; .2° l’uomo attaccato ai beni della terra che chiede questi beni a Dio, senza mettersi in pena nel sollecitare le grazie della salvezza; .3° colui che prega tiepidamente e senza unire i sentimenti della sua anima alle formule della sua preghiera (Berthier). – Pregare con labbra ingannevoli, è « onorare Dio con le labbra, mentre il cuore è lontano da Lui » (S. Matt. XV, 8). – Le ragioni per le quali Dio esaudisce la preghiera dei giusti è: – 1) Egli è un giusto giudice; – 2) il giusto ha sempre ascoltato docilmente la voce di Dio che lo chiamava; – 3) l’uomo giusto offre a Dio in un’anima santa come un aroma prezioso in un vaso d’oro; la sua vita come una preghiera interpretativa: « Le nostre preghiere, dice San Cipriano, salgono rapidamente verso Dio, quando esse sono sostenute dai meriti delle nostre opere buone ».

ff. 3. – La luce del volto di Gesù Cristo nel giorno del giudizio: raggi brucianti vivi e che consumano i peccatori, mentre i raggi di questa stessa luce sono dolci e gradevoli ai giusti (Duguet).

ff. 4, 5. – È duro per l’impudico osservare la continenza, la temperanza è dura per colui che si abbandona all’ubriachezza, così è dura al maldicente il dire bene di suo fratello; ed in generale il giogo della legge sembra duro a tutti gli uomini che vogliono godere della propria libertà. Quanti periscono in seguito alla loro vita facile e dolce, e così tanto pochi pervengono alla vita del cielo perché incapaci di sopportare i pesi severi della vita diretti dalla sante regole della virtù! Ascoltiamo il Re-Profeta: « A causa delle parole della vostra bocca, ho battuto delle vie difficili ». Egli chiama delle vie dure e difficili i Comandamenti che ci sono stati imposti per condurre un’anima alla perfezione. Quanto di più difficile è, in effetti, volgere la guancia sinistra a colui che vi batte sulla destra? Cosa di più duro c’è per colui che è nudo, non domandare nulla al suo rapitore? Cosa di più severo che cedere la propria tunica a colui che ha preso il mantello, che opporre le benedizioni alle maledizioni, la preghiera agli oltraggi, l’amore all’odio? Ma queste vie dure e difficili ci conducono nel dolce seno di Abramo (S. Basilio, in Is. c.VIII). – Il mondo ha egli stesso delle vie dure e penose, ma ei vi cammina perché viene dominato dalle proprie passioni, perché è schiavi delle proprie passioni, perché è abbandonato al demone dell’avarizia, ed è così che si porta il peso del mondo, invece di seguire le vie dure e penose della Religione che vuole attaccarsi esattamente alle parole di Gesù Cristo ed ai suoi consigli (Bourdal, Tresor caché dans la Rel.). – Voi avete provato il mio cuore per vedere ciò che io in fondo sono, Voi avete fatta l’esperienza della mia sincerità, mi avete visitato la notte ed esaminato nel fuoco; perché ci sono due occasioni in cui il cuore si mostra scoperto, nel tempo delle tenebre e in quello delle tribolazioni (Bellarm.). – Non è soltanto con il nome della “notte” che bisogna chiamare la tribolazione, a motivo del turbamento che essa porta d’ordinario, ma ancora con il nome di “fuoco”, perché essa brucia; sottomesso a questa prova, io sono stato trovato giusto (S. Agost.). – mi è arrivata la sofferenza, poi verrà anche il riposo; mi è venuta la tribolazione, verrà anche il momento in cui io sarò mondo da ogni peccato, come l’oro brilla nel crogiuolo dell’orafo. Esso brillerà su un monile, su qualche ornamento, ma è necessario che sopporti la fiamma del crogiuolo, per arrivare alla luce che è depurata da ogni miscuglio impuro. In questo crogiuolo, c’è della paglia, c’è dell’oro, c’è del fuoco; l’orafo accende la fiamma, la paglia brucia nel crogiuolo, mentre l’oro si purifica; la paglia è ridotta in cenere e l’oro è liberato da ogni miscuglio impuro. Il crogiuolo è il mondo; la paglia sono gli empi; l’oro i giusti; il fuoco, le tribolazioni; l’orafo è Dio. Ciò che vuole l’orafo, io faccio; dove mi pone l’orafo, io resto pazientemente: a me il compito di sopportare, a Lui la scienza nel purificarmi (S. Agost.). – Ci si provi ad esaminarsi con il pensiero del fuoco dell’inferno: che questo fuoco serva ad eccitare in noi un altro fuoco ed a spegnere ancora un terzo fuoco: cioè che ecciti in noi il fuoco della carità, e spenga il fuoco della cupidigia (S. Agost.).

ff. 5. –  Chi di noi può dire: Signore, Voi mi avete provato, mi avete esaminato, soprattutto nei tempi delle avversità, e non avete trovato che sulla mia bocca io abbia usato il linguaggio degli uomini, che non mi sia dato al pianto ed ai mormorii; Voi avete al contrario trovato che, conformemente alla vostre sante leggi, io sono rimasto tranquillo e sottomesso in questo cammino così contrario alla natura? (Berthier). Levarsi al di sopra degli altri, ammassare più ricchezze che si possa, gioire dei piaceri della vita, etc., è linguaggio o piuttosto sono opere degli uomini, mediante le quali la bocca di un Cristiano non deve mai parlare (Duguet). – Due tipi di strade vi sono: una larga, spaziosa, molto frequentata, che conduce alla perdizione; l’altra, il sentiero stretto, scosceso, solitario e rude, ove il giusto si arrampica più che camminare; è il cammino che conduce alla vita. Questa via è dura e penosa, – 1° perché essa è rada e montuosa: « la terra nella quale state per entrare non è come la terra d’Egitto, è una terra di montagne e di pianure, che attende le piogge dal cielo » (Deut. XI, 10-11); – 2° Essa è dura e penosa perché noi siamo deboli; – 3° essa è pur rada e penosa poiché dobbiamo camminarvi caricati della croce di Gesù Cristo (Matt. X, 38); – 4° essa è dura e penosa perché piena di nemici congiurati contro di noi. – Si seguano queste vie, non per alcuna considerazione umana, ma unicamente per obbedire a Dio, e a causa delle parole che sono uscite dalle sue labbra.

ff. 6. – C’è un bisogno pressante e continuo che Dio ci rafforzi in questo cammino scivoloso a causa dei costumi e della corruzione del secolo, che ne fa cadere così grande numero (Duguet). – Tutta la vita cristiana, tutta l’opera della nostra salvezza, è una sequela continua di misericordia, ma è soprattutto nella vocazione che ci previene e nella perseveranza finale che ci corona, che la bontà che ci salva si nota propriamente con una connotazione incisiva e particolare (Bossuet, Or. Fun. De la Duch. D’Or). – Si chieda incessantemente a Dio che ci sostenga con la sua mano potente, che ci conservi i doni della sua grazia, che ci confermi nel bene e ci raffermi fino alla fine.

II. — 7 – 17.

ff. 7, 8. – Doppio è il grido verso Dio: un grido di desiderio per ottenere ciò che Gli si chiede, e l’altro, un grido di riconoscenza quando lo si è ottenuto. – Secondo i potenti del mondo, non si è quasi mai in diritto di domandare una seconda grazia dopo averne ottenuta una prima. Presso Dio, è invece il contrario; più si ottiene, più si deve aver fiducia di ottenere (Berthier). – Una misericordia comune non è sufficiente dopo tanti e sì gravi peccati da noi commessi, è necessaria una misericordia che sorpassi la misura dei doni ordinari, e come ultimo sforzo di questa misericordia: « fate brillare su di me la vostra misericordia ».

ff. 9, 10. – A quanti oggi non è sufficiente mettersi in uno stato di rivolta aperta contro Dio e la sua Chiesa, ma si sforzano di coinvolgere nella loro ribellione pure i suoi più fedeli servitori. La pupilla dell’occhio sembra troppo piccola e troppo esigua, ma è attraverso di essa che si dirige la forza visiva mediante la quale discerniamo la luce dalle tenebre (S. Agost.). – La pupilla dell’occhio è anche ciò che è di più delicato e sensibile nel corpo umano, e che noi difendiamo con maggior cura contro tutti i corpi estranei che potrebbero danneggiarla (Berthier). – Gli empi ed i peccatori affliggono i giusti non solo con le loro persecuzioni, ma ancor più con la loro cattiva vita (Duguet). – Ci sono due cose necessarie a produrre l’ombra, la luce ed un corpo: la luce è il simbolo della divinità di Cristo; il corpo è la figura della sua umanità (San Girolamo). – « Proteggimi all’ombra delle tue ali »; proteggetemi all’ombra del vostro amore e della vostra misericordia (S. Agost.).

ff. 11, 13. – Noi abbiamo qui una descrizione viva e figurata della crudeltà e della scaltrezza dei nemici della nostra anima, che usano tanto la violenza, tanto la sorpresa per perderla. – Ecco due tratti che caratterizzano bene gli uomini senza Religione: essi chiudono le loro viscere alla pietà, ed il loro linguaggio emana orgoglio ed arroganza. Il loro cuore è chiuso a tutti i sentimenti di carità, la loro bocca è aperta alla critica insolente delle opere di Dio, alle empietà, alle blasfemie, etc.. La causa dell’odio così forte degli empi contro coloro che fanno professione di Religione, è che essi non considerano che i loro interessi, e che non cercano di soddisfare se non le proprie passioni. « Essi sono resoluti nel tener i loro occhi abbassati verso la terra »; essi sono risoluti nell’abbassare verso le cose terrestri i desideri del loro cuore, immaginando che Colui che essi immolavano sulla croce era grandemente un malfattore, e che essi non lo erano in alcun modo (S. Agost.). – « Essi sono resoluti », vale a dire che quando le verità della fede si presentano ai loro occhi, perché si alzino al cielo, è con proposito deliberato, con volontà determinata, con malizia ostentata che essi li rivolgono invece verso terra (Bossuet). – Dio aveva li nobilmente elevati verso il cielo, ma essi hanno preso questa risoluzione di camminare con gli occhi abbassati verso la terra. In questi sciagurati c’è una risoluzione: essi hanno soffocato gli istinti della propria anima, naturalmente cristiana; hanno atrofizzato il loro cuore, hanno ucciso la loro coscienza (Doublet, Psaumes, etc.). – Quanti Cristiani che sembrano aver dimenticato i titoli ed i doveri della loro condizione, e dei quali si può anche dire che essi abbiano fatto giuramento di tenere i loro occhi attaccati alla terra, e che si siano come abbandonati, per partito preso, alla loro parte di eredità eterna. Fieri dei loro successi negli affari terreni, inebriati dai vantaggi e dai guadagni superbi che loro garantiscono l’industria, la cultura ed il negozio, essi non possono essere strappati da questo ordine di preoccupazioni volgari. Questa è una moltitudine grossolana e carnale che non apprezza se non ciò che si conta e ciò che si palpa, che non vive che la vita dei sensi, e sulla quale ogni azione è troppo spesso impossibile da esercitare.

ff. 14. – Dio solo può prevenire i crimini, come preveniva i denti dei leoni che stavano per divorare Daniele, e l’ardore del fuoco che doveva consumare i tre giovani nella fornace (Bellarmin.). – La spada di Dio, è il potere che Egli ha dato agli uomini ed ai demoni di perseguitare i giusti, la spada della quale si serve per punire o provare i suoi eletti. Nessuno sarà al riparo dai suoi colpi se Dio non lo strappa in tempo dalle mani dei nemici.

ff. 15. – Grande è la felicità per il piccolo numero di quelli che sono da Dio sulla terra, separati in questa vita dal numero straordinario degli empi e dei peccatori. Sciagura spaventosa è invece per i malvagi l’essere separati dai buoni per l’eternità (Duguet).- Quaggiù non si cerchi un posto che li separi gli uni dagli altri; essi non sono allontanati dalla distanza dei luoghi; « essi sono, dice S. Agostino, mescolati con i corpi, ma separati nei cuori ».

ff. 16. – Quale errore è più comune oggi che l’affannarsi ad accumulare sempre più beni per i propri figli, senza prendersi alcuna cura di dar loro un’educazione cristiana! Lasciarli eredi di grandi beni, è spesso lasciarli eredi di grandi ingiustizie (Duguet). – I ricchi della terra lasciano i loro resti ai loro figli, cioè essi non lasciano i loro beni ai loro figli se non quando non possono gioirne essi stessi (Berthier).

ff. 17. – Grande sicurezza è l’apparire agli occhi di Dio nella giustizia, non nella propria giustizia, ma in quella che viene dall’alto e che sola rende degni di comparire davanti a Dio (Duguet). – Tutta la gloria, tutti gli onori, tutte le ricchezze, tutte le delizie del mondo, sono incapaci di saziare un cuore creato da Dio. (S. Agost. Conf. XI c. 8). – Dopo la disobbedienza dell’uomo, Dio ha voluto ritrarre a Sé tutto ciò che aveva elargito per una solida gioiosità sulla terra, nell’innocenza degli inizi; Egli ha voluto ritrarli a Sé per renderli di nuovo un giorno ai suoi beati; e la piccola goccia di gioia che ci è stata lasciata da tanta rovina, non è capace di soddisfare un’anima i cui desideri non sono finiti e che non può riposare che in Dio (Bossuet, Serm. 3 D. ap. Paques). – « Io sarò saziato quando manifesterete la vostra gloria », gran parola che ricorda incessantemente al cuore dell’uomo che la fame tortura, il lavoro schiaccia, per cui la vita intera è un martirio per tutti i giorni, e che egli trova nel contempo in questa speranza, un balsamo per i propri affanni ed un pane soprannaturale per i morsi della sua fame”. – « Io sarò saziato quando mi sarà manifesta la vostra gloria ». Pertanto Signore, qualunque cosa il mondo faccia per me, io sarò sempre affamato ed angustiato; fin là, tediato da ciò che io sono, vorrò sempre essere ciò che non sono;; fin là il mio cuore, pieni di vani desideri e vuoto di solidi beni, sarà sempre nell’agitazione e turbato. Ma quando mi avrete fatto parte della vostra gloria, il mio cuore saziato comincerà ad essere tranquillo; io non sentirò più questa sete ardente della cupidigia che mi bruciava; io non avrò più questa fame avida per l’ambizione segreta che mi divorava. Tutti i miei desideri passeranno, perché troverò nella vostra gloria la pienezza della mia felicità, la pienezza del riposo, la pienezza della gioia; perché questa gloria quando la possederò, sarà per me l’affrancamento da ogni male, e la potenza di ogni bene (Bourd. Rec. Des Saints). – È allora che tutti questi misteri che porto nel mio cuore senza comprenderli, saliranno a Lui – come una luce, come un profumo, tutta la città, tutto il tempio della mia anima ed il suo altare, che è il mio cuore, saranno circondati dalla gloria del Signore che cadrà su di lui come un torrente, come un fiume di pace, ed io sarò saziato quando questa visione apparirà (Mgr. Baudry. Il cuore di Gesù). – Questa terra non è il luogo della felicità completa. La mia intelligenza sogna ben altra cosa, il mio cuore attende un’altra felicità di cui quella della terra, benché pura o dolce che sia, non è che l’immagine imperfetta: io ho bisogno della vostra gloria, la vostra gloria completa: solo allora io sarò saziato. Io vedo bene che questo nutrimento transitorio, questo bevanda di un giorno che mi accordate quaggiù, è solo un acconto, un pegno dell’avvenire. Ciò di cui ho bisogno è la vostra stessa gloria, è la vostra stessa essenza divina per me nutrimento, è la vostra saggezza infinita che io reclamo come bevanda di immortalità, e ancora questa saggezza, questa bevanda, io la desidero come un torrente, perché vi è impegnata la vostra parola (mgr. Lardriot, Bestitud. II. 225).

SALMI BIBLICI: “CONSERVA ME DOMINE” (XV)

Salmo 15: “Conserva me Domine”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée. 

TOME PREMIER.

PARIS

LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR

13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

SALMO XV

[1] Tituli inscriptio, ipsi David. 

  Conserva me, Domine,

quoniam speravi in te.

[2] Dixi Domino: Deus meus es tu, quoniam bonorum meorum non eges.

[3] Sanctis, qui sunt in terra ejus, mirificavit omnes voluntates meas in eis.

[4] Multiplicatæ sunt infirmitates eorum, postea acceleraverunt. Non congregabo conventicula eorum de sanguinibus; nec memor ero nominum eorum per labia mea.

[5] Dominus pars hæreditatis meæ, et calicis mei: tu es qui restitues hæreditatem meam mihi.

[6] Funes ceciderunt mihi in præclaris; etenim hæreditas mea præclara est mihi.

[7] Benedicam Dominum qui tribuit mihi intellectum; insuper et usque ad noctem increpuerunt me renes mei.

[8] Providebam Dominum in conspectu meo semper, quoniam a dextris est mihi, ne commovear.

[9] Propter hoc laetatum est cor meum, et exsultavit lingua mea; insuper et caro mea requiescet in spe.

[10] Quoniam non derelinques animam meam in inferno, nec dabis sanctum tuum videre corruptionem.

[11] Notas mihi fecisti vias vitae; adimplebis me lætitia cum vultu tuo: delectationes in dextera tua usque in finem.

SALMO XV

[Vecchio Testamento secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

Il titolo del salmo è memorando e da non più abolire, quindi da scolpire su colonna. È l’orazione di Cristo al Padre per la sua glorificazione.

Dello stesso David: iscrizione da incidersi sopra una colonna.

1. Salvami, o Signore, perocché in te ho posta la mia speranza.

2. Ho detto al Signore: Tu se’ il mio Dio, e de’ miei beni non hai bisogno.

3. A prò de’ santi, che sono nella terra di lui, adempiè egli mirabilmente ogni mia volontà.

4. Eran moltiplicate le loro miserie; dietro a queste camminavano velocemente. Non convocherò le loro adunanze di sangue, né rammenterò i loro nomi colle mie labbra.

5. Il Signore è la porzione di mio retaggio e del mio calice; tu sei quegli che a me restituirai la mia eredità.

6. La sorte è caduta per me sopra le cose migliori; e certamente la mia eredità è preziosa per me.

7. Benedirò il Signore che a me dà consiglio: e di più ancor nella notte il mio cuore mi istruì.

8. Io antivedeva sempre dinanzi a me il Signore, perché egli si sta alla mia destra, affinché io non sia smosso.

9. Per questo rallegrassi il mio cuore ed esultò la mia lingua; anzi anche la carne mia riposerà nella speranza.

10. Perocché tu non abbandonerai l’anima mia nell’inferno, né permetterai che il tuo santo vegga la corruzione.

11. Mi facesti conoscere le vie della vita, mi ricolmerai di allegrezza colla tua faccia: delizie eterne sono alla tua destra.

Sommario analitico

Questo Salmo, uno dei più belli senza dubbio di tutto il Salterio, ha come autore Davide, come indicano il titolo e l’autorità di San Pietro (Act. II, 25) che lo attribuisce al Re-Profeta. Lo stesso Apostolo ne ha citato quattro versetti, che egli applica esclusivamente a Gesù Cristo, e San Paolo ne cita uno che egli anche non intende se non attribuito al Salvatore (Act. II, XIII, 35). Ma poiché la persona che parla nel Salmo è sempre la stessa, come il contesto fa intravedere, la conclusione naturale è: – 1) che questo Salmo intero riguardi, in senso veramente letterale, Nostro Signore che prega il Padre prima della sua passione: – 2) che non possa trattarsi di Lui solo in alcune parti. Nel senso tropologico, può essere applicato a tutti i fedeli membri di Gesù-Cristo, ed in particolare, come fa la Chiesa, a colui che ha lasciato tutto affinché il Signore sia sua parte. Davide, figura di Gesù-Cristo, nei tratti che possono convenire all’uno ed all’altro, si appoggia sulla fedeltà al Signore, per sperarne giorni di felicità che egli celebra in anticipo, tanto che è sicuro di ottenerla.

I. – Davide chiede a Dio di proteggerlo contro i suoi nemici:

1° perché ha posto tutta la sua speranza in Dio;

2° perché si sottomette a Lui come al suo Dio con la più perfetta dipendenza (1);

3° perché tutte le sue attrattive, tutte le sue inclinazioni, sono per i Santi di Dio (1) [i miei reni, cioè le mie affezioni più intime, mi eccitano a lodare il Signore], che egli ha soccorso nelle loro afflizioni nel tornare a Dio (2, 3);

4° perché ha una profonda avversione per gli empi, le loro assemblee, le loro opere (4).

II. – Egli si mostra pieno di baldanza e sicurezza: – 1) per l’eredità eterna che Dio stesso gli ha riservato (5); – 2) per i beni dell’anima di cui è ricolmo, a) nel suo spirito per l’intelligenza che Dio gli ha dato; b) nella sua volontà per l’ardore di cui è stato ripieno il suo cuore (7); c) nel compimento delle sue opere, per il soccorso presente che Dio non gli ha cessato di prestargli (8); – 3) per i beni del corpo, a) nel suo cuore, la gioia (9); b) nella sua bocca, i canti di allegria; c) nella sua stessa carne, un riposo pieno di speranza; – 4) per la grazia segnalata della resurrezione: a) la sua anima non resterà nel limbo; b) il suo corpo sarà preservato dalla corruzione della tomba e restituito alla vita (10); c) egli gioirà eternamente della visione di Dio e della felicità del cielo (11).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1-4.

ff. 1. – La creazione e la conservazione non sono due cose differenti, esse non possono essere separate che dallo spirito; la prima conduce all’altra. Il concorso, l’influsso di Dio, non è meno necessario per noi del conservare l’essere che è stato creato primitivamente dal nulla. – Un bisogno continuo che noi abbiamo, è che Dio conservi in noi i doni della sua grazia; noi non ne possediamo alcuno per cui non possiamo perdere un istante per la mutabilità naturale dei nostri desideri. – Mettere la nostra speranza in Dio è il titolo più giusto per ottenere che Egli ce li conservi, e compia le molteplici promesse che ci ha fatto. – La grandezza di Dio è di non aver alcun bisogno di noi, né dei nostri beni. Una sorgente non viene aumentata dall’acqua dei ruscelli che escono da essa, né Dio dai beni che Egli ha dispensato alle sue creature. Cosa possiamo noi dare a Dio? Egli è la ricchezza e noi la povertà; dare a Lui la nostra indigenza è quello che Egli desidera! Cosa offrire alla pienezza delle acque della grazia se non un vaso vuoto nel quale esse possano riversarsi? Se voi siete senza Dio, sarete sicuramente diminuiti; ma se siete con Dio, Dio non diventerà più grande. Voi non potete aggiungere nulla alla sua grandezza, ma senza di Lui, voi giungerete alla vostra piccolezza … voi avete tutto da guadagnare avvicinandovi a Lui, tutto da perdere allontanandovi da Lui (S. Agost. Tratt. XI su S. Giov.). – Dio non ha alcun bisogno della nostra virtù, del nostro amore, ma Egli lo esige, Egli desidera che noi Lo amiamo, Egli ci comanda di amarlo, Egli ha sete che noi abbiamo sete di Lui, “sitis sitiri”, dice San Gregorio di Nazianze. Una sorgente viva che, per la continua fecondità delle sue acque chiare e fresche, si presenti da bere ai passanti assetati, non ha bisogno che la si lavi dalle sue sozzure, né che la si rinfreschi nel suo ardore; ma contentandosi essa stessa della sua nettezza e della sua freschezza naturale, essa non domanda – ci sembra – più niente, se non che la si beva e che ci si venga a lavare ed a rinfrescare con le sue acque. Così la natura divina, sempre ricca, sempre abbondante, non può più crescere né diminuire a causa della sua pienezza; e la sola cosa che le manca, se si può parlare in tal sorta, è che si vengano a poggiare nel suo seno le acque della vita eterna, di cui essa porta in sé una sorgente infinita ed inesauribile (Bossuet, Serm. Sur la Visit.).

ff. 2. – Le volontà ammirevoli di Gesù-Cristo per i Santi sono apparse soprattutto in tutto ciò che Egli ha fatto e compiuto per essi con i misteri dell’Incarnazione, della Redenzione, e che ha fatto tutto questo per essi, quando erano ancora suoi nemici (Rom. V, 8). – Dio ha reso ammirabile tutte le volontà di suo Figlio nei loro progressi spirituali, nei quali essi hanno compreso quanto era per loro utile che l’umanità in Gesù Cristo fosse unita alla divinità affinché potesse morire, e la divinità alla sua umanità, affinché potesse resuscitare (S. Agost.). – « È questo nei riguardi dei suoi Santi che abitano la sua terra », dei Santi che hanno posto la loro speranza nella terra dei viventi, dei cittadini della Gerusalemme celeste, di cui la vita spirituale, benché siano presenti con il corpo ancora su questa terra, è fissata dall’àncora della speranza in quella patria così giustamente chiamata la terra di Dio (S. Agost.). – Occorre imparare da Gesù Cristo ad essere pieni di carità per tutti gli uomini, soprattutto per i Santi che servono Dio in spirito e verità. – Raccolti in se stessi, non vedendo in me che peccato, imperfezione e nulla, io vedo nello stesso tempo al di sopra di me una natura felice e perfetta, ed in me stesso ripeto, come il salmista: « Voi siete il mio Dio, Voi non avete bisogno dei miei beni ». Voi non avete bisogno di alcun bene; « che mi serve la moltitudine dei vostri sacrifici »? (Isaia I, 2). Tutto è mio, ma io non ho bisogno di tutto ciò che è mio; per me è sufficiente essere, ed in me trovo ogni cosa; Io non ho bisogno delle vostre lodi; le lodi che voi mi innalzate vi rendono felici, ma esse non rendono me felice, ed Io non ne ho bisogno; « le mie opere mi lodano », ma Io non ho bisogno delle lodi che mi rendono le mie opere; tutto mi loda imperfettamente, e nessuna lode è degna di me, se non quella che mi rendo da me stesso gioendo di me stesso e della mia perfezione (Bossuet, Elév. III S. II Elév.).

ff. 3. – Le loro infermità sono state moltiplicate non per perderli, ma per far desiderare loro il medico. Alla vista delle loro infermità divenute sempre più numerose, si sono affrettati a cercare la loro guarigione (S. Agost.). – Il più forte è colui che conosce le proprie infermità, il più debole è colui che si illude di avere una sanità di presunzione. – Dire come San Paolo (II Cor. XII, 4): « Quando sono debole, è allora che sono forte » (Duguet). – Ecco il quadro ammirevole di un’anima toccata da Dio: essa era debole e malata, e la grazia gli ha reso la salute; essa non poteva camminare nella via della salvezza, mentre la grazia la fa correre in questa via. « Io ho corso nella via dei vostri Comandamenti, dice allora il Re-Profeta, quando Voi avete dilatato il mio cuore » (Berthier).

ff. 4. –  Si stabilisce la legge nuova: è venuta l’ora nella quale non è su questa montagna, né in Gerusalemme che adorerete il Padre vostro. È venuta l’ora in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre comanda simili adoratori (Giov. IV, 21-23). – È unico il sacrificio di Gesù Cristo che con una sola oblazione ha reso perfetto per tutti quello che ha santificato (Ebr. X, 14). – Dimenticato il nome antico « vi si chiamerà con un nome nuovo che il Signore stesso vi darà » ( Isaia: LXII, 2), il nome nuovo di cristiano. – « Io non mi unirò mai ad assemblee di sangue ». Le assemblee del mondo non sono spesso che delle riunioni di sangue, ove le ferite che le lingue fanno alla virtù più pura diventano uno spettacolo che diletta l’ozio e che allietano la noia? Bisogna che costi sangue e la reputazione ai loro fratelli perché si divertano; e colui che affonda il pugnale con maggiore abilità e successo è colui che ottiene i pubblici suffragi e le acclamazioni di queste assemblee di iniquità (Massillon).

ff. 5, 6. –  I Santi possiederanno con Gesù Cristo, come eredità, il Signore stesso. Che altri scelgano parti terrene e temporali per gioirne: la parte dei Santi, è il Signore eterno. Che altri bevano dalle voluttà che uccidono, la porzione versata nella mia coppa, è il Signore (S. Agost.). – Ricca e magnifica eredità, non agli occhi di tutti, ma agli occhi di coloro che l’apprezzano (Idem). – O Israele, grida il profeta Baruch, quanto è grande la casa di Dio, e quanto vasti sono i luoghi che Egli possiede! (Baruch, III, 24). – Come si può desiderare altra cosa? La figura del mondo passa e noi passiamo con esso; le sue ricchezze si corrompono, il suo splendore si oscura, le sue corone avvizziscono, ma Dio che è il mondo, la ricchezza, lo splendore, la corona degli eletti, è immortale ed inalterabile.

ff. 7. –  La vera ed unica intelligenza, quella che rende l’uomo veramente felice, è quella che gli fa scegliere il Signore come sua eredità. Non c’è che Dio che possa dare questa intelligenza e questo gusto. – Si Preghi il Padre della gloria affinché ci dia lo spirito di saggezza e di rivelazione per conoscerlo, che rischiari gli occhi del nostro cuore perché possiamo sapere quale sia la speranza della nostra vocazione, quali siano le ricchezze e la gloria dell’eredità che ha preparato ai Santi (Efes. I: 17-18). – Due grandi lezioni ci sono qui per noi: la prima, quella di offrirci allo Spirito di Dio come all’unica guida della nostra vita; la seconda di benedirlo nell’acme delle nostre tribolazioni, e di profittare di questa notte per segnalare la nostra costanza ed il nostro amore (Berthier).

ff. 8. – Sull’esempio di Gesù Cristo, occorre vivere in presenza di Dio e come sotto i suoi occhi, studiare i suoi disegni e le sue volontà su di noi, non perdere mai di vista la sua legge, mezzo, questo, per assicurarsi la sua protezione mediante una fiducia filiale e con una fede viva alla vigilanza paterna che ha su di noi (Duguet). La fede nella presenza di Dio fa che noi ci applichiamo questa santa presenza, che guardiamo Dio come applicato a proteggerci particolarmente. Sull’esempio di Gesù Cristo che vedeva Dio faccia a faccia, i veri Cristiani sono persuasi che Dio sia sempre al loro fianco, e riconoscano l’importanza dell’unione con Dio, dell’operare con Dio, di occuparsi incessantemente della sua presenza, e questa presenza influisca su tutte le loro azioni.

ff. 9. –  Frutti del santo esercizio della presenza di Dio sono: la gioia, i canti di allegria, la speranza del secolo da venire e di resuscitare un giorno, vincitore della morte e coperto di gloria. L’uomo tutto intero, corpo ed anima, ogni membro del suo corpo, ed ogni facoltà della propria anima siano incessantemente richiamate alla loro naturale e sublime destinazione: il servizio di Dio che li ha fatti, l’uno e l’altro per la loro felicità e per la sua gloria. L’uomo intero, corpo ed anima, avrà partecipato alla vita di sofferenze e di prove che non dura che un momento; l’uomo intero, corpo ed anima, parteciperà alla vita di delizie e di ricompense che non finirà mai (Rendu).

ff. 10. –  Queste parole si sono compiute letteralmente in Gesù Cristo, e in Gesù Cristo solamente, ad esclusione anche di David (Act. III e XIII). La morte, dice Bossuet (I. Serm. P. le jour de Paq.), ha avuto molto potere sul suo corpo divino, essa l’ha posseduto sulla terra senza che avesse movimento e senza vita; ma essa non ha potuto corromperlo, e noi possiamo indirizzargli oggi questa parola, questa stessa parola che Giobbe diceva al mare: « tu andrai fin la, e non passerai oltre; questa pietra segnerà il limite alla tua furia », e su questa tomba, come su di un baluardo invincibile, si infrangeranno i tuoi sforzi. – Gesù aveva vinto la morte nelle persone che erano morte naturalmente, e bisognava ancora vincerla quando sarebbe giunta con violenza. Egli l’aveva vinta fin nella tomba e nel putridume nella persona di Lazzaro. Restava solo che Egli impedisse anche la corruzione. Coloro ai quali aveva reso la vita, rimanevano mortali; rimaneva quindi che con la morte, Egli vincesse anche la mortalità. Era nella sua Persona che Egli doveva dimostrare una vittoria completa. Dopo averlo fatto morire, Egli resuscitò per non morire più, anche senza aver visto la corruzione, come aveva cantato il Salmista. Quello che si fece nel Capo, si compirà anche nei membri. La nostra immortalità ci viene assicurata da Gesù Cristo, a miglior titolo di quanto inizialmente ci fosse stata data in Adamo. La nostra prima immortalità era di poter non morire, la nostra ultima immortalità sarà di non poter più morire (Bossuet, Méd. S. l’Ev. I. P. IV j.). – Il corpo incorruttibile di Gesù Cristo è il rimedio della corruzione di Adamo, la semenza dell’incorruttibilità dei Cristiani, ed il germe dell’immortalità (Duguet). – Per l’unione che noi abbiamo con Gesù Cristo e per la promessa che ci è stata fatta, noi possiamo dire anche che il Signore non lascerà affatto la nostra anima all’inferno, e che Egli non permetterà che noi proviamo per sempre la corruzione. La nostra anima, all’uscita da questa vita, non è condannata, come quella dei giusti dell’Antico Testamento, a veder differito il momento della propria felicità. Il nostro corpo, benché condannato a tornare nella polvere, è nondimeno destinato a riprendere una nuova vita, più perfetta della prima (Berthier). – Cosa temi, tu anima cristiana, nell’avvicinarsi della morte? Temi di perdere il tuo corpo? Ma che la tua fede non venga meno: dal momento che ti sottometti allo Spirito di Dio, questo Spirito onnipotente te lo renderà migliore, saprà ben conservartelo per l’eternità. Forse che vedendo cadere la tua casa tu credi di essere senza protezione? Ma ascolta il divino Apostolo: « Noi sappiamo – dice ai Corinti – noi non siamo portati a credere a congetture dubbiose, ma noi lo sappiamo sicuramente e con piena certezza, che se questa casa di terra e di fango nella quale noi abitiamo è distrutta, noi abbiamo un’altra casa che non è fatta da mano d’uomo, e che ci è preparata in cielo ». O condotta misericordiosa di Colui che provvede a tutti i nostri bisogni! « C’è l’intenzione, dice S. Crisostomo, di riparare la casa che ci è stata data; mentre Egli la distrugge e la stravolge per poi ricostruirla, è necessario che noi sloggiamo », perché cosa faremmo in questo tumulto ed in questa polvere? E Lui stesso ci offre il suo palazzo, ci da un appartamento per farci attendere nel riposo l’intera riparazione del nostro antico edificio (Bossuet, Sur la Résur.).

ff. 11. –  Felice e necessaria conoscenza è quella del cammino della vita! Quanto poco è conosciuto ed ancor meno seguito? Quanti scambiano il cammino della morte per quello della vita? (Duguet). – Il cammino che ha condotto Gesù Cristo alla resurrezione è l’obbedienza alla volontà del Padre, la pazienza nelle prove di questa vita, la carità e lo zelo per la salvezza degli uomini (Berthier). – La grazia può mostrarci Dio più di quanto ce Lo faccia vedere la ragione … La conoscenza che ci dà la ragione, sublime per quanto sia, non è che una conoscenza ideale; Dio non si manifesta a noi direttamente; la sua Persona e la sua sostanza ci restano inaccessibili; ed essendo certi di Lui, certi della sua presenza e della sua azione nell’universo, ci resta l’incomparabile inquietudine di non averlo mai visto. Occorre che un’altra chiarezza si sovrapponga alla ragione perché tutte e due insieme elevino l’uomo alla visione della Personalità divina, e lo preparino a vederla un giorno nell’impenetrabile luce dell’essenza increata. Ora lo scopo della grazia, il suo effetto proprio, è di prepararci un giorno a vedere Dio, ed anche a vederlo da quaggiù (Lacord., Conf. De toul, Vie surn.). – Nel libro dei Santi, la faccia, il viso di Dio ci viene rappresentato quasi come – per così dire – l’amante verso il quale sono attirate tutte le creature. Nessuno dubita che per la parola “faccia” si intenda in generale la visione di Dio. La fede è la vista interiore delle cose invisibili. L’attrazione della santità creata è di aspirare alla faccia del Creatore, o piuttosto queste aspirazioni sono esse stesse la santità. Le cose nel mondo offrono certamente delle facce; ma tutte queste facce delle cose, benché belle o piuttosto coperte da una bella tristezza, cupe o sgradevoli, sono tutte rivestite da un’aria di attesa: i loro tratti dicono che esse non sono definitive e che non ci si deve arrestare ad esse. Nessuna di esse, fosse anche la migliore, può procurare la gioia, il riposo all’animo umano … il volto del Creatore, la manifestazione di questo volto nascosto: ecco quello che gli uomini devono ricercare con tutto l’ardore dei loro desideri. La lezione che la vita deve loro insegnare, è che non c’è vera vita al di fuori della visione di questo volto da sempre benedetto (Faber, Bethléem, I Ch. II). – Dio ha un viso per i giusti ed un viso per i peccatori: il viso che Egli ha per i giusti è un volto tranquillo e sereno, che dissipa tutte le nubi, che calma tutte le turbolenze della coscienza; un viso dolce e paterno « … che riempie l’anima di santa gioia » (Bossuet, II Serm. p. le Vend.-saint). – Quattro cose sono da considerare nella vita dei Santi: – 1) essa è piena, « voi mi colmerete di gioia »; – 2) essa è prodotta dalla visione di Dio « per la vista della vostra faccia »; – 3) essa è accompagnata dalla gloria « io gusterò delle delizie ineffabili alla vostra destra »; – 4) essa è eterna, « per l’eternità ».