SALMI BIBLICI: “AD TE, DOMINE, CLAMABO; Deus meus…” (XXVII)

SALMO 27: AD TE, DOMINE, CLAMABO; Deus meus …

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER

PARIS

LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR RUE DELAMMIE, 13

1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.T

SALMO XXVII

[1] Psalmus ipsi David.

   Ad te, Domine, clamabo; Deus meus,

ne sileas a me: nequando taceas a me, et assimilabor descendentibus in lacum.

[2] Exaudi, Domine, vocem deprecationis meæ, dum oro ad te, dum extollo manus meas ad templum sanctum tuum.

[3] Ne simul trahas me cum peccatoribus, et cum operantibus iniquitatem ne perdas me;

[4] qui loquuntur pacem cum proximo suo, mala autem in cordibus eorum.

[5] Da illis secundum opera eorum, et secundum nequitiam adinventionum ipsorum.

[6] Secundum opera manuum eorum tribue illis, redde retributionem eorum ipsis.

[7] Quoniam non intellexerunt opera Domini et in opera manuum ejus; destrues illos, et non aedificabis eos.

[8] Benedictus Dominus, quoniam exaudivit vocem deprecationis meæ.

[9] Dominus adjutor meus et protector meus; in ipso speravit cor meum, et adjutus sum:

[10] et refloruit caro mea, et ex voluntate mea confitebor ei.

[11] Dominus fortitudo plebis suæ, et protector salvationum christi sui est.

[12] Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hæreditati tuæ; et rege eos, et extolle illos usque in æternum.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XXVII.

Davide, in persona di Cristo, congiunge la passione sua e la glorificazione, come nel salmo 21, del quale è questo un compendio.

Salmo dello stesso David.

1. A te, o Signore, alzerò le mie grida: Dio Mio, non istare in silenzio con me, affinché, tacendo tu, non sia io come quelli che scendono nella fossa.

2. Esaudisci, o Signore, la voce delle suppliche mentre io ti prego, mentre alzo le mie mani al tuo tempio santo.

3. Non mi prendere insieme coi peccatori non mi sperdere con quelli che commettono

l’iniquità;

4. i quali parlano di pace col prossimo loro, ma nei loro cuori covano il male.

5. Rendi a questi secondo le opere, delle mani loro e secondo la malvagità delle loro macchinazioni.

6. Dà ad essi secondo le opere delle mani loro; rendi ad essi la lor ricompensa.

7. Perché non hanno intese le opere del Signore, né quello che ha fatto la mano di lui; tu gli distruggerai, e non gli ristorerai.

8. Benedetto il Signore, perché ha esaudito la voce della mia orazione.

9. Il Signore mio aiuto e mio protettore; in Lui sperò il cuor mio, e fui sovvenuto.

10. E rifiorì la mia carne, ed io col mio affetto a Lui darò laude.

11. Il Signore è fortezza del suo popolo, ed è protettore della salvazione del suo Cristo.

12. Salva, o Signore, il popol tuo, e benedici la tua eredità, e sii loro pastore e ingrandiscili fino all’eternità.

Sommario analitico

Il sentimento più probabile e più fondato è che questo salmo sia stato composto da Davide durante la rivolta di Assalonne, allorché fu obbligato a fuggire da Gerusalemme, a risalire piangendo il versante del monte degli ulivi, e Sadoc ed Abiathar portarono l’arca del Signore nell’accompagnare Davide (II Re, XV), per cui Davide la fece riposare nella città, giudicando indegno il possederla presso di lui. Esaminando attentamente questo salmo, si vede che tutto si riporta a questa circostanza dolorosa della vita del Re-Profeta. – 1° Davide grida verso il Signore (1), e noi vediamo (II Re, XV, 23) che tutto il popolo piange ad alta voce nell’accompagnarlo. – 2° Egli domanda a Dio di non restare in silenzio, cioè di non rifiutare di rendergli oracoli a suo favore attraverso il sommo sacerdote. – 3° Davide, camminando con la testa coperta da un velo, somiglia più ad un morto che ad un vivo. – 4° Dal monte degli ulivi, egli poteva facilmente levare le mani verso il tabernacolo (2). – 5° Egli allora era ancora punito per il suo doppio crimine di omicidio ed adulterio, cosa che gli faceva credere di essere coinvolto nel castigo riservato ai peccatori (3). – 6° Achitophel, che gli aveva tenuto un linguaggio pacifico, si dichiarava contro di lui. – 7° Egli prevede che Dio punirà Assalonne ed Achitophel come meritano. – 8° Rende grazie a Dio per la sua liberazione futura ed esprime la speranza certa di essere come richiamato alla vita e ristabilito sul suo trono. – 9° Raccomanda a Dio il suo popolo che vedeva esposto ai pericoli più gravi, in mezzo alle guerre civili. – Questo salmo che, nel senso spirituale, ha per oggetto nostro Signore in croce che profeta la distruzione di Gerusalemme e, nella seconda parte, celebra il trionfo della sua resurrezione, e pregando per tutta la sua Chiesa, ottiene a tutti i Cristiani imploranti, tra le tribolazioni, il soccorso e la misericordia di Dio.

I – Davide chiede a Dio di venire in suo soccorso:

1° A causa della sua pietà che manifesta: a) con le sue grida, b) con la disposizione in cui si trova di ascoltare il responso del Signore, c) con la sua umiltà che gli fa riconoscere che solo Dio può salvare dalla morte (1), d) con la fiducia che gli fa sperare che Dio solo, verso il quale tende la mani, può liberarlo dai suoi mali (2).

2° A causa dell’empietà dei suoi nemici, con i quali egli chiede a Dio di non essere confuso (3): – a) sotto un linguaggio in apparenza pacifico, essi nascondono i loro perfidi disegni (4); – b) essi riceveranno il giusto castigo per le loro opere e per i loro pensieri criminali; – c) il principio dei loro crimini, così come dei loro castighi, e del loro odio, è che essi non sono entrati nell’intelligenza delle opere di Dio (7).

II. – Davide rende grazie a Dio per ciò che si è degnato di esaudire: – a) dichiarandosi suo aiuto e suo protettore, dandogli una nuova forza dopo le crudeli prove (9, 10), – b) diventando la forza del suo popolo, e la protezione che salva il suo Cristo (11).

III. – Egli prega Dio di compiere al più presto ciò che ha dichiarato di fare per il suo popolo, – a) liberandolo dai pericoli in mezzo ai quali si trova, – b) colmandolo delle sue benedizioni e dei suoi doni, – c) dirigendolo nel preservarlo dal peccato, – d) ed elevandolo, con le virtù e le sue grazie, fino all’eternità (12).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1-7.

ff. 1, 2. – Niente di più negativo è l’attirarsi, con le proprie infedeltà, il silenzio di Dio che minaccia di non ascoltare coloro che rifiutano da se stessi di ascoltare quando Egli parla loro (Dug.). – Un uomo privato del soccorso di Dio è simile ad un morto, non ha in sé i principi della vita spirituale; le sue azioni più oneste non sono che sforzi filosofici, e non delle opere cristiane e perciò meritorie del cielo. – La preghiera è potente ed efficace quando le mani pregano insieme alla lingua, e le opere insieme alle parole (Dug.).

ff. 3. – La pratica di alzare le mani pregando è antica come la preghiera stessa. Essa indica ed esprime: – 1° che l’anima vuole spiegare le ali per elevarsi verso il cielo pregando; – 2° che essa si rifugia con viva fiducia nel seno di Dio come porto sicuro; – 3° che offre a Dio tutto ciò che è, e tutto ciò che possiede; – 4° che essa ha il più ardente desiderio di ottenere il soccorso che implora; – 5° che è preparata e disposta ai combattimenti spirituali che Egli gli fa affrontare; – 6° che così esprime ancora, come nota Tertulliano, l’innocenza delle opere; – 7° che infine rappresenta, agli occhi del Padre eterno, l’immagine di Gesù Cristo crocifisso. – Il torrente della malizia dei peccatori coinvolge sovente coloro che non resistono nel principio; non si ha il coraggio di opporsi alla sua violenza. All’inizio ci si contenta di dissimulare il male che si vuol credere di non poter impedire; in seguito si familiarizza con esso; poi, anche se non lo si approva interamente, però non lo si condanna. All’inizio ci si lascia andare; la seconda volta, questa prima impressione si attenua, se ne forma l’abitudine, si smorza il rimorso della coscienza, ed infine ci si invischia con i peccatori, e ci si perde con coloro che commettono l’iniquità. – « Non permettete che io faccia causa comune con quelli che parlano di pace nell’assemblea dei loro fratelli, e che meditano il male nei loro cuori ». Per questi uomini, l’ideale della pace è la tranquillità del disordine, è la piacevole soddisfazione delle passioni, la gioiosità ininterrotta di tutto ciò che alletta l’orgoglio ed i sensi.

ff. 4. –  Il carattere dipinto qui dal Re-Profeta, uno dei più comuni nel mondo, e dei più odiosi al Signore, è la maniera di agire di coloro che, nel mondo, si definscono “gente onesta”. Mille sono le offerte di servizio, mille le proteste di devozione la più sincera, mentre nel fondo del cuore ci si nutre di pensieri di gelosia, di odio, di perfide intenzioni. Si tratta dei processi di prudenza, di finezza, di politica, dell’uso del mondo; e la Scrittura che è parola di Dio, le mette al rango dei crimini: dappertutto il Signore minaccia delle sue vendette i furbi, i cuori doppi, i simulatori, e dappertutto Egli fa i suoi elogi al candore, alla probità, alla semplicità (Berthier). – Il tuo nemico, dice l’autore dell’Ecclesiastico, ha il dolce sulle labbra, ma in cuore medita di gettarti in una fossa. Il nemico avrà lacrime agli occhi, ma se troverà l’occasione, non si sazierà del tuo sangue. Se ti capiterà del male, egli sarà là per primo e, con il pretesto di aiutarti, ti prenderà per il tallone (Eccli. XII, 15-18).

ff. 5, 6. –  Dio rende a ciascuno non secondo la sua qualità, secondo la sua scienza, le sue ricchezze, gli onori, le dignità di cui è rivestito, ma secondo le sue opere. Quando il male che il peccatore si preparava a far soffrire agli altri ricade sulla sua testa, egli non fa che ricevere la ricompensa delle opere delle sue mani. È dunque egli stesso che prepara con la proprie mani il suo supplizio, e la giustizia di Dio non fa che rendergli ciò che gli è dovuto (Duguet).

ff. 7. –  In questo versetto, noi vediamo nello stesso tempo la causa della disgrazia dei riprovati, l’estensione di questi malanni, la durata di questa sventura, e sono pochi i testi dei Libri santi dai quali si possa trarre una maggiore istruzione. La causa d questo sventura è quella di non aver compreso le opere del Signore, le cose mirabili che ha fatto per la creazione ed nel governo del mondo, e soprattutto il miracolo del suo amore nella redenzione del genere umano. « Le perfezioni invisibili di Dio, come la sua eterna potenza e la sua divinità, sono divenute visibili, dopo la creazione del mondo, per tutto ciò che è stato fatto; così la sua eterna potenza e la sua divinità, in modo tale da essere inescusabili ». (Rom. I, 20). Gesù Cristo piangerà su Gerusalemme, perché essa non aveva conosciuto che lui doveva dare la pace. Il risultato di questo disconoscimento, è la distruzione; la durata di questa sventura è l’eternità (Berthier).

II. — 8-12.

ff. 8-10. –  Felici coloro che, come Davide, dopo aver pregato Dio, possono dirgli: « Siate benedetto per aver esaudito la mia preghiera. » Solo una viva fede può dare questa certezza. Ma ancor più felice colui che, dopo non aver ottenuto ciò che domandava, dice a Dio con sincera riconoscenza: « siate benedetto per non aver esaudito la mia preghiera, perché verso i vostri amici, voi considerate più i loro veri interessi che le loro inclinazioni ed i loro desideri » (Duguet). – Quando sia possibile rendere testimonianza al fatto che si considera Dio nostro aiuto e nostro protettore, che si spera in Lui e non negli uomini, né nelle ricchezze, si può aggiungere con certezza, come Davide, che nel presente si è stati soccorsi da Lui, anche se la tribolazione dura ancora (Dug.). « … la mia carne è come rifiorita ». La giovinezza dell’uomo, dice San Tommaso su questo salmo, è spesso comparata nella santa Scrittura, ad un fiore, e con ragione: perché come il fiore è presagio del frutto, così la giovinezza è il presagio della vita che deve seguire. La carne sembra dunque rifiorire quando, nella sua vecchiaia, essa sembra raggiante, perché l’uomo sembra in effetti raggiante quando la sua anima è nella gioia, anche se sembra invecchiare nella tristezza, « Voi lo vedrete, dice Dio in Isaia, e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca » (Isaia LXVI, 14). Non sarà che nella resurrezione che la nostra carne riprenderà tutto il fiore dell’età, della salute, della gioia e della bellezza. Qui in basso, questa forza, questo vigore sarebbe pericoloso.

ff. 11, 12. – Coloro che Gesù Cristo ha riscattato con la sua morte e che si è acquistato con il suo sangue come sua eredità, sono veramente la razza scelta, il sacerdozio reale, la nazione santa, il popolo di Dio (I Piet. II, 9). – Questo popolo, ben diversamente dal popolo giudaico che ha voluto imporre la sua giustizia alla giustizia di Dio, crede e proclama che la sua forza viene da Dio solo, e che Dio solo può salvarlo, benedirlo, condurlo, proteggerlo nel cammino della vita ed elevarlo fin nella gloria dell’eternità.

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.