L’ANIMA DELL’APOSTOLATO (4)

R. P. CHAUTARD D. G. B .

L’ANIMA DELL’APOSTOLATO (4)

TRADUZIONE del Sac. GIULIO ALBERA, S. D. B.

8a EDIZIONE

SOCIETÀ EDITRICE INTERNAZIONALE

TORINO MILANO GENOVA PADOVA PARMA ROMA

NAPOLI BARI CATANIA PALERMO

VISTO: Nulla osta alla stampa.

Torino: 22 giugno 1922.

Can. CARLO FRANCO – Rev. Arciv.

VISTO: Imprimatur.

C. FRANCESCO DUVINA – Provic. gen.

PARTE SECONDA

Unione della vita attiva e della vita interiore

1.

Preminenza, riguardo a Dio, della vita interiore sulla vita attiva.

In Dio vi è la vita, ogni vita; Egli è la stessa vita. Ora l’Essere Infinito non manifesta questa vita nel modo più intenso nelle sue opere esteriori, come per esempio nella creazione, ma in quelle che la teologia chiama operazioni ad intra, in quell’attività ineffabile il cui termine è la generazione eterna del Figlio e la continua processione dello Spirito Santo: qui vi è per eccellenza la sua opera essenziale ed eterna.  – Consideriamo la vita mortale di Gesù Cristo, esecuzione perfetta del disegno divino: trent’anni di raccoglimento e di solitudine, poi quaranta giorni di ritiro e di penitenza preludono alla sua breve carriera evangelica; e quante volte ancora noi lo vediamo, nelle sue corse apostoliche, ritirarsi sulla montagna o nel deserto per pregare: Secedebat in desertum et orabat(Si ritirava nel deserto e pregava – S. Luc. V, 16), oppure passare la notte nell’orazione: Pernoctans in oratione Dei(Si ritirò sulla montagna per pregare e passò tutta la notte in orazione di Dio – S. Luc. VI, 12). Cosa più significante ancora, Marta desidera che il Signore, condannando il preteso ozio di sua sorella, proclami la superiorità della vita attiva; ma la risposta di Gesù: Maria optimam partem elegit(Maria ha scelto la parte migliore – S. Luc. X, 42), consacra la preminenza della vita interiore. Che cosa ne dobbiamo conchiudere, se non il proposito ben fermo di farci sentire la preponderanza della vita di orazione sulla vita attiva?  – Dopo il Maestro, gli Apostoli, fedeli al suo esempio, si riserveranno dapprima l’ufficio della preghiera e poi, per darsi al ministero della parola, lasceranno ai diaconi le occupazioni  più esteriori: Nos vero orationi et ministerio verbi instantes erimus (E noi ci dedicheremo interamente alla preghiera e al ministero della parola – Atti VI, 4). – I Pontefici alla loro volta, i santi Dottori, i Teologi affermano che la vita interiore è in sé superiore alla vita attiva.  Pochi anni fa, una donna di gran fede, di virtù e di carattere, Superiora generale di una delle più importanti Congregazioni insegnanti dell’Aveyron, fu invitata dai suoi superiori ecclesiastici a favorire la secolarizzazione delle sue religiose. Bisognava sacrificare le opere alla vita religiosa, oppure abbandonare quelle per conservare questa? Perplessa, non sapendo come conoscere la volontà di Dio, parte segretamente per Roma, ottiene un’udienza da Leone XIII, gli espone i suoi dubbi e l’insistenza che le viene fatta a favore delle opere. L’augusto vegliardo, raccoltosi per qualche momento, le dà questa risposta categorica: «Prima di tutto il resto, prima di tutte le opere, conservate la vita religiosa a quelle tra le vostre figliuole che posseggono davvero lo spirito della loro vocazione e l’amore della vita di orazione. Se non potete conservare insieme con questo anche le opere, Dio saprà suscitare in Francia altre operaie, se occorre. In quanto a voi, con la vostra vita interiore, soprattutto con le vostre preghiere e con i vostri sacrifizi, sarete più utili alla Francia restando davvero religiose, anche lontane da lei, che non rimanendo in patria prive dei tesori della vostra consacrazione a Dio».  – In una lettera indirizzata a un Istituto esclusivamente insegnante, Pio X espresse chiaramente il suo pensiero con queste parole: Sappiamo che va diffondendosi un’opinione secondo la quale voi dovreste dare il primo posto all’educazione dei fanciulli e il secondo posto soltanto, alla professione religiosa: così vorrebbero lo spirito e i bisogni del tempo. Noi NON VOGLIAMO ASSOLUTAMENTE che tale opinione abbia il più piccolo valore per voi e per gli altri Istituti religiosi che, come il vostro, hanno per scopo la rieducazione. Resti dunque stabilito per quanto vi riguarda, che la vita religiosa importa assai più che la vita ordinaria, e che se avete gravi obblighi verso il prossimo per il dovere di i/nse* gnare, ben più gravi sono gli obblighi che vi legano a Dio (Il lasciare l’abito religioso per continuare un’istituzione, non è cosa biasimata da Pio X, purché si mantengano 1 mezzi per conservare in tutto lo spirito religioso). – La ragione di essere della vita religiosa, il suo scopo principale, non è forse l’acquisto della vita interiore?

Vita contemplativadice san Tommaso – simpliciter melior est… et potior quam activa(La vita contemplativa è migliore della vita attiva e le è preferibile.).  – San Bonaventura accumula i comparativi per mostrare l’eccellenza della vita interiore: Vita sublimior, securior, opulentior, suavior, stabilior (Vita più sublime, più ricca, più sicura, più soave e più stabile.).

Vita sublimior.

La vita attiva si occupa degli uomini, la vita contemplativa invece ci fa entrare nel dominio delle più sublimi verità, senza distogliere i suoi sguardi dallo stesso principio di ogni vita: Principium quod Deus est quæritur. Essendo più sublime, essa ha un orizzonte e un campo di azione assai più esteso: Martha in uno loco torpore laborabat circa aliqua, Maria in multis locis caritate circa multa. In Dei enim contemplatione et amore videi omnia; dilatatur ad omnia, eomprehendit et complec-titur omnia, ita ut eius comparatone Martha sollicita dici possit circa panca (Marta in un solo luogo si dedicava corporalmente a poche cose. Maria con la carità lavorava in più luoghi e in diverse occupazioni. Contemplando e amando Dio, essa vede tutto, si estende a tutto, comprende e abbraccia tutto. Si può dunque dire che, in confronto di Maria, Marta si turba per poche cose – RICCARDO DA S. VITTORE, in Cant., 8).

Vita securior.

In essa vi sono meno pericoli. Nella vita quasi esclusivamente attiva, l’anima si agita, diventa febbricitante, disperde le sue energie e con ciò s’indebolisce. Vi è un triplice difetto: Sollicita es(Marta, Marta, tu ti affanni e t’inquieti per molte cose; eppure una sola è necessaria – S. Luc. X, 41, 42).): sono le sollecitudini del pensiero, sollicitudinis in cogitata; Turbaris: ecco i turbamenti che nascono dalle affezioni, turbationis in affectu; finalmente Erga plurima: moltiplicazione di occupazioni, e perciò divisione nello sforzo e nelle azioni, divisionis in actu. — Una sola cosa invece s’impone per formare la vita interiore, cioè l’unione con Dio: Porro unum, est necessatium. Il resto è e non può essere che secondario e si fa soltanto in virtù di questa untone e per rafforzarla di più.

Vita opulentior.

Con la contemplazione si trovano tutti i beni. Venerunt mini omnia bona pariter eum illa (Con essa mi sono venuti tutti i beni – Sap. VII, 11).). Essa è la parte più eccellente di tutte: Optimam partem elegit(Essa ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta – S. Luc. X, 42). 2). In essa si fanno più meriti, perché essa aumenta nello stesso tempo lo slancio della volontà e il grado dì grazia santificante, e fa agire l’anima per un principio di carità.

Vita suavior.

L’anima che vive davvero di vita interiore, si abbandona al beneplacito di Dio, accetta con lo stesso cuore paziente tanto le cose piacevoli quanto le penose e arriverà fino al punto di mostrarsi lieta nelle afflizioni, fortunata di portare la sua croce.

Vita stabilior.

La vita attiva, per quanto sia intensa, termina quaggiù; predicazioni, scuole, lavori di ogni sorta, tutto finisce alle porte dell’eternità. La vita interiore invece non ha tramonto: Quæ non auferetur ab ea. Per lei la dimora su questa terra non è altro che una continua ascesa verso la luce, ascesa che la morte rende immensamente più radiosa e più rapida.  – Per riassumere tutte le eccellenze della vita interiore, possiamo applicarle queste parole di san Bernardo: « In essa l’uomo vive più puro, cade più di rado, si rialza più prontamente, cammina più sicuro, riceve più grazie, riposa più tranquillo, muore più fiducioso, è purificato più presto e riceve una ricompensa più grande» (S. BERNARDO, Hom. Simile est.. De bono relig.).

2.

L’azione dev’essere soltanto l’effusione della vita interiore

Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste (S. Matt. V, 48). Fatte le debite proporzioni, il modo di agire di Dio dev’essere il criterio e la regola della nostra vita esteriore e interiore.  Ora sappiamo che è proprio della natura di Dio il dare, ed è un fatto constatato, che Egli sparge a profusione i suoi benefici su tutti gli esseri e più particolarmente sulla creatura umana. Così da migliaia, se non da milioni di secoli, tutto l’universo è oggetto di quella inesauribile prodigalità che si espande continuamente in benefizi. Dio intanto non s’impoverisce mai, e la sua inesauribile munificenza non può per nulla diminuire le sue infinite ricchezze. – Ma all’uomo, Dio non si accontenta di concedere beni esteriori, gli manda il suo Verbo. E anche qui, in questo atto di somma generosità che è il dono di se stesso, Dio non abbandona nè può abbandonare nulla dell’integrità della sua natura. Dandoci suo Figlio, Egli lo conserva sempre in se stesso: Sume exemplum de summo omnium Parente Verbum suum emittente et retinente (Prendete esempio dal Creatore di tutte le cose, il quale manda il suo Verbo e nel tempo stesso lo tiene con sé – S. BERNARDO, lib. II de Consid,, e. III).  Per mezzo dei Sacramenti, e specialmente per mezzo dell’Eucaristia, Gesù Cristo viene ad arricchirci delle sue grazie; Egli le versa su noi senza misura, perché è un oceano sconfinato che ribocca su noi, senza mai esaurirsi: De plenitudine eius nos omnes accepimus (Noi tutti abbiamo ricevuto dalla sua pienezza – Giov. I, 16).  Cosi, in un certo modo, dobbiamo essere noi, uomini apostolici, che abbiamo il nobile compito di santificare gli altri: Verbum tuum considerano tua, quæ si proceda, non recedat(Il vostro Verbo è la vostra considerazione; essa si allontani da voi senza uscirne – S. BERNARDO, Hb. II de Consid., c. III).; il nostro verbo è lo spirito interiore che la grazia ha formato nelle nostre anime. Questo spirito dunque dia vita a tutte le manifestazioni del nostro zelo, ma come continuamente viene speso a vantaggio del prossimo, così viene continuamente rinnovato con i mezzi che Gesù ci offre: la nostra vita interiore sia il tronco pieno di buon succo, e le nostre opere ne siano la fioritura. Un’anima di apostolo dev’essere essa per la prima inondata di luce e infiammata di amore, affinché riflettendo questa luce e questo calore, possa illuminare e riscaldare gli altri. Quello che essi videro, che contemplarono con i loro occhi, quello che quasi toccarono con mano, lo insegneranno agli uomini (I S. Giov. I, 1). La loro bocca verserà nei cuori l’abbondanza delle dolcezze celesti, dice san Gregorio.  Possiamo intanto stabilire questo principio: LA VITA ATTIVA  DEVE PROCEDERE DALLA VITA CONTEMPLATIVA, TRADURLA E CONTINUARLA DI FUORI E DISTACCARSENE IL MENO POSSIBILE.  – I Padri e i Dottori proclamano tale dottrina.  Priusquam exserat proferenlem linguam, dice sant’Agostino, ad Deum levet animam sitientem ut eructet quod biberit, vel quod impleverit fundat(Prima di permettere alla sua lingua di parlare, l’apostolo deve innalzare a Dio la sua anima assetata, per poter poi esalare ciò che ha bevuto e diffondere quello di cui si sarà riempito – S. AGOSTINO, Doct. Christ. I, IV). – Prima di comunicare, dice lo Pseudo-Dionigi (PSEUDO-DION., Cæl. hier,, c. III), bisogna ricevere, e gli Angeli superiori trasmettono agli inferiori soltanto quei lumi di cui ricevettero la pienezza. Il Creatore ha stabilito quest’ordine universale riguardo le cose divine: colui che ha la missione di distribuirle, vi deve partecipare per il primo e riempirsi prima abbondantemente delle grazie che Dio vuol dare alle anime per mezzo suo; allora, e soltanto allora, a lui sarà permesso di farne parte agli altri. Tutti conoscono quell’avviso che san Bernardo dà all’uomo apostolico: [Se sei saggio, sii un serbatoio e non un canale: Si sapis, concham te exhibebis, non canaìem (S. BERNARDO, Serm. 1 8 in Cant.). Il canale lascia scorrere l’acqua che riceve, senza serbarne una goccia; il serbatoio invece si riempie, poi senza vuotarsi versa il di più che  sempre si rinnova, nei campi che rende fertili. Quanti sì dedicano all’azione e non sono mai altro che canali! e mentre si sforzano di fecondare i cuori, essi restano all’asciutto! Canales multos hodie habemus in Ecclesia, conchas vero perpaucas (Vi sono oggi nella Chiesa molti canali, ma pochissimi serbatoi (S. BERNARDO, ibid.), soggiungeva con amarezza il santo Abate di Chiaravalle. – Ogni causa è superiore al suo effetto, perciò si richiede maggior perfezione per poter perfezionare gli altri, che non per poter semplicemente perfezionare se stesso (S. TOMM., Opusc. de perf, vit. Spirt.).  Come la madre non può allattare il bambino se non nella misura in cui alimenta se stessa, cosi i confessori, i direttori spirituali, i predicatori, i catechisti, i professori, devono prima assimilare la sostanza con cui nutriranno poi i figli della Chiesa (Oportet quod prædicator sit imbutus et dulcoratus in se, et post aliis proponat – S. BONAVENTURA, Illus. EccL, Serm. 17). La verità e l’amore divino sono elementi di questa sostanza, e soltanto la vita interiore può fare della verità e della carità divina un nutrimento capace di dare la vita.

3.

La base, il fine e i mezzi di un’istituzione devono essere penetrati dalla vita interiore

Dobbiamo dire un’Istituzione degna di questo nome, perché certune ai nostri giorni non meritano tale titolo: sono opere organizzate con un’apparenza di pietà, ma con lo scopo reale di procurare ai loro fondatori, con gli applausi del pubblico, una fama di capacità non comune, e per la cui riuscita sarebbero adoperati, all’occorrenza, tutti i mezzi, anche quelli meno giustificabili. Altre opere meritano certamente maggiore stima; esse vogliono il bene; il loro fine e i loro mezzi sono irreprensibili. Eppure, perché i loro organizzatori avevano poca fede nella potenza di azione della vita soprannaturale sulle anime, nonostante mille sforzi, i loro risultati furono nulli o quasi. Per precisare quella che dev’essere un’istituzione, sarà meglio lasciare la parola ad un uomo il quale con il suo apostolato illustrò un’intera regione, e ricordare la lezione che ricevetti da lui negli inizi del mio ministero sacerdotale. Volevo fondare un patronato per i giovani e, dopo di aver visitato i Circoli cattolici di Parigi e di alcune altre città della Francia, le Opere cattoliche di Val-des-Bois ecc., andai a Marsiglia per studiare le istituzioni per la gioventù del santo sacerdote Allemand e del venerando canonico Timon-David. Mi piace ricordare con quale commozione il mio cuore di sacerdote novello accolse le parole di quest’ultimo. – « Banda, teatro, proiezioni, cinematografo ecc., io non biasimo nulla di tutto questo. Da principio anch’io avevo creduto tali cose indispensabili: ma sono soltanto stampelle che si adoperano in mancanza di meglio; più vado avanti, e più diventano soprannaturali il mio fine e i miei mezzi, perché vedo sempre più chiaramente che qualunque istituzione costruita su ciò che è umano, è destinata a morire, e soltanto l’istituzione che mira ad avvicinare gli uomini a Dio mediante la vita interiore, è benedetta dalla Provvidenza.  « Gli strumenti musicali da molto tempo sono sul solaio, il teatro mi è diventato inutile, eppure l’istituzione è più prospera che mai. Perché? Perché i miei sacerdoti e lo vediamo, grazie a Dio, molto meglio che da principio, e la nostra fede nell’azione di Gesù e della grazia è centuplicata.  – «Credetemi, non esitate a mirare in alto più che sia possibile, e sarete meravigliato dei risultati. Mi spiego: Non abbiate soltanto come ideale l’offrire ai giovani un certo numero di distrazioni oneste che distolgono dai piaceri illeciti e dalle relazioni pericolose, e neppure il verniciarli semplicemente di Cristianesimo col farli assistere macchinalmente alla Messa e con far loro ricevere qualche volta, e in modo appena passabile, i Sacramenti.  « Duc in altum(Avanzate in alto mare – Luc. V, 4). Abbiate prima di tutto la nobile ambizione di ottenere, a qualunque costo, che un certo numero di giovani prendano la risoluzione energica di vivere da Cristiani ferventi, cioè con la pratica della meditazione del mattino, con l’abitudine della Messa quotidiana se è possibile, con una breve lettura spirituale e, naturalmente, con frequenti e fruttuose Comunioni. Mettete tutte le vostre cure per infondere in questo gregge scelto un grande amore di Gesù Cristo,  lo spirito di preghiera, di sacrificio, di vigilanza sopra se stessi, insomma, di sode virtù. Sviluppate con la stessa cura nelle loro anime la fame dell’Eucaristia; poi eccitate questi giovani all’azione sui loro compagni. Formatene degli apostoli franchi, generosi, ardenti, buoni, seri, senza devozione gretta, pieni di tatto e che non cadano mai, col pretesto di zelo, nel brutto sbaglio di spiare i compagni. Prima di due anni voi mi direte se vi è ancora bisogno della banda e del teatro per ottenere una messe copiosa ».  – « Comprendo, — risposi io; — questa minoranza dev’essere il fermento; ma che cosa si dovrà fare per gli altri che non si possono portare a questo livello? per la maggioranza, per quei giovani di ogni età e anche per gli uomini ammogliati che apparterranno al circolo progettato, che cosa si dovrà fare? ».  – « Dare loro una fede salda con corsi di conferenze preparate seriamente, le quali occuperanno parecchie delle loro serate invernali. I vostri Cristiani ne usciranno abbastanza armati non solo per rispondere vittoriosamente ai loro compagni di lavoro, ma anche per resistere all’azione più perfida del giornale o del libro. Il far nascere nei giovani convinzioni incrollabili che essi all’occorrenza sapranno affermare senza rispetto umano, sarà già un risultato molto apprezzabile: però bisognerà condurli più lontano, fino alla pietà, a una pietà vera, fervorosa, convinta e illuminata ». – « E dovrò fin da principio aprire la porta a chiunque si presenti?». – « Il numero è da desiderarsi soltanto se gli elementi raccolti sono bene scelti. L’aumento del vostro circolo deve risultare soprattutto dall’influenza di quel nucleo di apostoli dei quali Gesù, Maria e voi, come loro strumento, sarete il centro ».  – « Il locale sarà modesto; dovrò dunque aspettare che i nostri mezzi ci permettano di fare di più?». – « Da principio le sale spaziose e comode possono, come un tamburo, attirare l’attenzione sulla nascente istituzione; ma vi ripeto, se sapete mettere, come base della vostra società, la vita cristiana ardente, integrale, apostolica, il locale strettamente necessario basterà sempre per dare posto anche a tutti gli accessori voluti dal funzionamento di un Circolo. Oh! come potrete allora constatare che il rumore fa poco bene e che il bene fa poco rumore! come vedrete allora che il Vangelo ben compreso fa diminuire la lista delle spese senza pregiudicare i risultati, anzi! Ma prima di tutto, dovrete pagare di vostra persona, ma non tanto per preparare faticosamente recite per il teatro o accademie ginnastiche, quanto piuttosto per accumulare in voi la vita di orazione; poiché dovete persuadervi bene, che la misura con cui voi per il primo vivrete di amore di Gesù Cristo, è la stessa misura con cui potrete accenderlo negli altri ». – «Insomma, voi basate tutto sulla vita interiore!»  – « Sì, mille volte sì; perché così invece di lega si ottiene oro fino. Del resto credete alla mia esperienza: a ogni istituzione, parrocchia, seminario, catechismo, scuola, circolo militare ecc., si può applicare ciò che dico per le istituzioni giovanili. Quanto bene produce in una grande città un’associazione cristiana la quale viva davvero nel soprannaturale! Essa agisce come un lievito potente, e soltanto gli Angeli possono dire quanto essa sia feconda di frutti di salute! – «Ah! se tutti i sacerdoti, i religiosi e anche le persone di azione conoscessero la potenza della leva che tengono nelle loro mani, e prendessero come punto di appoggio il Cuore di Gesù e la vita di unione con questo divin Cuore, solleverebbero la nostra patria: sì, la solleverebbero nonostante gli sforzi di Satana e dei suoi satelliti» (Lo zelante canonico che così mi parlava e della cui conversazione ho voluto conservare un esatto ricordo, sviluppò il suo pensiero in alcuni dei suoi bellissimi libri: Méthode de direction (les ceuvres de jeunesse, 2 voll.; Traité de la confession des enfants et des jeunes gens, 3 voll.; Souvenirs de l’oeuvre ou vie et mori de quelques Congréganistes, in vendita presso l’Oeuvre de la jeunesse, Timon-David, 30, e du Canuta, Marsiglia; oppure presso i Fratelli Mignar, rue Saint-Sulpice, Parigi.).