DA SAN PIETRO A PIO XII (13)

[G. Sbuttoni: Da Pietro a Pio XII, Edit. A. B. E. S. Bologna, 1953; nihil ob. et imprim. Dic. 1952]

PARTE SECONDA

DAL 1000 AI NOSTRI GIORNI

CAPO III.

LA SCHIAVITÙ AVIGNONESE E LO SCISMA D’OCCIDENTE

PREAMBOLO

1 – DECADIMENTO POLITICO DEL PAPATO

Il tramonto dell’Impero d’Occidente s’iniziò con la morte di Federico II avvenuta nel 1250. Ma, come l’impero, decadde poi politicamenteanche il Papato.

Nel 1294 morto Nicolò IV, i Cardinali, dopo un conclave di 27 mesi, elessero Papa un eremita abruzzese, Pietro del Monte Morone, che prese il nome di Celestino V, e, nauseato della politica, dopo soli quattro mesi, « fece… il gran rifiuto », cioè rinunciò al Pontificato. La tiara passò a Bonifacio VIII, che, malgrado le mutate condizioni dei tempi, volle seguire le idee di Gregorio VII. Per evitare un possibile scisma, Bonifacio tenne prigioniero il vecchio Celestino e, per realizzare il suo sogno politico, bandì nel 1300 il primo GIUBILEO. A Napoli favorì gli Angioini contro gli Aragonesi, in Firenze inviò Carlo di Valois per difendere i Neri e cacciare i Bianchi, a Roma, si schierò contro i Colonna, fautori di Celestino, e, fuori d’ Italia, osteggiò Filippo il Bello che, in lotta con gl’Inglesi ed avendo bisogno di denaro, aveva tassato gli ecclesiastici e steso il « suo braccio secolare » sui beni dei Templari.

* * *

BONIFACIO VIII E FILIPPO IL BELLO

D. Che aveva portato la lunga lotta degl’imperatori tedeschi contro la Chiesa?

— Un indebolimento delle forze dell’impero, di modo che i Papi dovettero procacciarsi l’aiuto della Francia, frattanto cresciuta in prosperità e potenza dopo il governo di San Luigi IX.

D. Ma come rispose il governo degli Angioini?

— Con disordini e distrazioni in Italia, da dove furono cacciati nel 1282 nei famosi Vespri Siciliani, e in Francia con l’ambizione sfrenata di Filippo il Bello, nipote di S. Luigi IX, inteso ad assicurarsi un’assoluta indipendenza dalla Chiesa, usando a tal fine l’ingiustizia, la slealtà e la frode.

D. Chi gli si parò contro a difendere i diritti della Chiesa?

— Bonifacio VIII (1294 – 1303), uno dei Papi più grandi del Medio Evo e dei più calunniati.

D. Quale fu il suo proposito?

— Risollevare e consolidare l’autorità dei Papi e della Chiesa, come avevan fatto Gregorio VII e Innocenzo III, ma i tempi erano mutati e divenuti assai più difficili.

D. Che tentava Filippo il Bello?

— Emancipare la Francia dall’autorità della S. Sede e perciò cominciò a stendere le sacrileghe mani sui beni ecclesiastici.

D. Che cosa emanò Bonifacio VIII allora?

— La famosa Bolla « Clericos laicos », con cui decretava che re e principi non potessero, senza il consenso del Papa, esigere le decime dal clero, sotto pena di scomunica, tanto per i principi quanto per gli ecclesiastici.

D. Come rispose Filippo?

— Dichiarò, continuando la sacrilega rapina, che la Francia non avrebbe più sofferto altra autorità che quella di Dio e del re. Fece poi imprigionare il Legato che il Papa gl’inviava per indurlo a più miti consigli, gli distrusse i documenti ufficiali che egli portava, e inviò al Papa una lettera di villanie, insolenze e calunnie.

D. Come ribatté il Papa?

— Con l’ancor più famosa Bolla « Unam Sanctam » del 1302, con la quale rinnovava l’idea di Gregorio VII e di Innocenzo III, del dominio universale della Chiesa, non soggetta a principe alcuno.

D. Che cosa provocò l’« Unam Sanctam »?

— Le più assurde accuse di Filippo e suoi perfidi consiglieri, contro cui il Papa lanciò la scomunica. Allora il re mandò il francese Nogaret che, con Sciarra Colonna, assalì papa Bonifacio in Anagni, lo insultò e imprigionò. Fu poi liberato dal popolo e ricondotto, fra grandi dimostrazioni di rispetto, a Roma, ma un mese dopo per i dispiaceri e strapazzi sofferti morì (1303).

D. Chi successe a Bonifacio VIII

— Benedetto XI, che tentò di pacificare Filippo il Bello con la Chiesa; ma avendo scomunicato, per il fatto sacrilego di Anagni, il Nogaret e il Colonna, morì improvvisamente, pare di veleno da parte di questi e per istigazione di Filippo il Bello.

2 – L A SCHIAVITÙ’ AVIGNONESE

PREAMBOLO

Il papato avignonese

Clemente V, eletto Papa per influenza di Filippo il Bello, restò in Francia e la sede del Papato rimase in Avignone per 72 anni, dal 1305 al 1377. Durante questo periodo di umiliante asservimento, che a ricordo della schiavitù del popolo ebreo, fu detto « cattività avignonese » o babilonica, si acuirono le lotte della Chiesa e si favorì lo smembramento d’Italia in piccole Signorìe: gli Ordelaffi a Forlì, i Malatesta a Rimini, i Pepali a Bologna, i Da Polenta a Ravenna. Morto Clemente V, i Cardinali discordi, dopo due anni di lotte, elessero Giovanni XXII che aumentò i danni della Chiesa. I francescani  erano divisi in due partiti, i Zelanti o Fraticelli, rigidi seguaci del Poverello d’Assisi, ed i Conventuali, propensi all’acquisto di ricchezze. Il Papa si scagliò contro i primi e poiché, alla morte di Enrico VII, erano stati eletti ad un tempo Ludovico il Bavaro e Federico d’Austria, e Giovanni XXII aveva preso le parti di quest’ultimo, Ludovico appoggiò i Fraticelli, scese in Italia e nominò antipapa Nicolò V. – Roberto di Napoli come capo dei Guelfi marciò in difesa di Giovanni XXII e Ludovico, avendo poche milizie, lasciò Roma ed abbandonò l’antipapa al suo destino. Le lotte e le scomuniche continuarono fino alla morte di Ludovico, ed il Papa riuscì a far riconoscere come imperatore Carlo IV di Boemia. A Giovanni XXII successe Benedetto XII, poi Clemente VI, ed a Roma si disputarono il potere gli Orsini ed i Colonna. Di queste lotte approfittò Cola di Rienzo, figlio di un oste e di una popolana, per restaurare l’antica repubblica. Proclamato tribuno, Cola per le sue stranezze fu obbligato a fuggire presso Carlo IV, che prima lo imprigionò, poi lo mandò ad Avignone. Il nuovo pontefice Innocenzo VI inviò il tribuno in Italia con il card. Egidio d’Albornoz per occupare pacificamente Roma. Ritornato nella Città eterna e fatto senatore, Cola riprese la lotta contro i nobili, ma in un tumulto fu ucciso. L’Albornoz con le armi e con l’astuzia restaurò lo Stato pontificio ed il nuovo papa Urbano V, venuto a Roma, al rinnovarsi dei disordini dopo la morte dell’Albornoz, ritornò ad Avignone. Solo nel 1377 Gregorio XI, esortato da S. Caterina da Siena, si trasferì definitivamente a Roma.

D. Che cosa causarono le tristi condizioni in cui si trovò la S. Sede?

— Una sua vacanza per undici mesi e poi l’elevazione dell’Arcivescovo di Bordeaux, che prese il nome di Clemente V; ma le lotte che tenevano in perturbazione l’Italia fecero rifiutare a Clemente V di recarsi a Roma. Fissò la sua sede ad Avignone nel 1305 ed iniziò così quel calamitoso periodo della Chiesa che fu detto « Schiavitù Avignonese » e che durò fino al 1377.

D. Che cosa rappresenta la Schiavitù Avignonese?

— Uno dei periodi più funesti per la Chiesa in generale e per lo Stato Pontificio in particolare; perché l’autorità del Papa vide assai diminuito il proprio prestigio, apparendo influenzata dai re di Francia; e inoltre la lontananza della s. Sede dall’Italia procurò lo smembramento dello Stato Pontificio, con funeste conseguenze per l’ordine pubblico e per le condizioni di vita della città di Roma, divenuta null’altro che una miserabile borgata.

D. Chi caldeggiò il ritorno del Papa a Roma?

— Un’umile fanciulla senese, Caterina Benincasa, le cui suppliche accorate finalmente esaudite indussero Gregorio XI a rientrare a Roma. Era il 17 gennaio del 1377. I Romani l’accolsero con immensa festa.

3 – IL GRANDE SCISMA D’OCCIDENTE

PREAMBOLO

La parola scisma deriva dal greco « schizo », che significa « divido » ed è appunto, lo scisma, una divisione religiosa per cui, rifiutata la comunione con quella società religiosa cui prima si apparteneva, si fa corpo separato, scisso. Alla base di questa lacerazione dell’unità della Chiesa come Corpo mistico di Cristo sta, quindi, il rifiuto — per lo più collettivo — di ubbidienza, una ribellione per sé solo disciplinare alla autorità della Chiesa. Senonchè, dato il dogma del Primato di Pietro, lo scisma implica anche eresia sul piano pratico (C. J. C. can. 1325). Anche in Occidente si ebbe dal 1378 al 1429 un luttuoso periodo storico durante il quale la Cristianità, benché una nella Fede e nello spirito di ubbidienza ad un solo Pietro, non sapeva quale persona fosse il suo legittimo successore.

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D. Quale conseguenza portò la « schiavitù avignonese »?

— Il grande scisma d’Occidente.

D. Come nacque?

— Quando alla morte di Gregorio XI (1378) si adunò il Conclave, venne eletto Urbano VI, santo uomo, ma di carattere focoso, non gradito ai cardinali francesi, che, riunitisi a Fondi, il 20 settembre 1378, fra l’universale sbalordimento, elessero Roberto di Ginevra, che prese il nome di Clemente VII. Morto Urbano VI, gli successero poi Bonifacio IX (1389 – 1404), Innocenzo VII (1404 – 1406), e Gregorio XII (1406 – 1417). All’antipapa Clemente VII, trasferitosi ad Avignone, successe Pietro di Luna (1394 – 1437) con il nome di Benedetto XIII.

D. Che si fece per risolvere la questione?

— Dopo infinite discussioni, nel 1409, si apri a Pisa un concilio di cardinali delle due obbedienze (romana e avignonese), depose i due Papi, come fautori di scisma eretici e, nel conclave che ne seguì, uscì eletto Alessandro V .

D. Quale la conclusione?

— Invece dell’unità della Chiesa si ebbero tre Papi simultanei a disputarsi il supremo potere.

D. Che cosa provocarono queste vicende della Chiesa?

— Provocarono dei moti ereticali. L’inglese Giovanni Wycliff, precorrendo Lutero, ammise la superiorità della Bibbia sul Papa e rimproverò al clero lo sfruttamento delle indulgenze.

D. Fu ben accolta in Inghilterra questa eresia?

— Fu avversata. Tuttavia essa trovò in Boemia un campione in Giovanni Huss e, siccome l’agitazione ebbe carattere nazionale e antitedesco, l’imperatore Sigismondo promosse a Costanza il 5 novembre 1414 un concilio che affermò la sua autorità sullo stesso Pontefice e mandò al rogo Huss ed il suo discepolo Girolamo da Praga.

D. Che fece inoltre il Concilio?

— Il concilio depose Giovanni XXIII, che era succeduto ad Alessandro V, scomunicò Benedetto XIII, accettò le volontarie dimissioni del Papa romano Gregorio XII (il Papa legittimo – n.d.r.), ed elesse il cardinale Ottone Colonna, che prese il nome di Martino V (11 novembre 1417).

D. Che fece Martino V?

— Aprì a Basilea, poco prima della sua morte, un altro Concilio, che il successore Eugenio IV cercò di sciogliere, per evitare che affermasse di nuovo la sua superiorità sul Papa. Vi furono delle proteste ed Eugenio IV trasferì il Concilio prima a Ferrara e poi a Firenze, anche per tentare, con la venuta dei prelati greci, la riunione della Chiesa latina con l’ortodossa.

D. Che avvenne intanto?

— Si riaprì lo scisma, perché alcuni Padri del Concilio di Basilea, non volendo ubbidire, deposero Eugenio IV ed elessero Amedeo VIII di Savoia con il nome di Felice V.

L’energia di Eugenio IV e del suo successore Nicolò V posero fine allo scisma, che fu detto « d’Occidente», per distinguerlo da quello d’Oriente provocato nell’880 da Fozio. Felice V depose volontariamente la tiara, ed una Bolla dichiarò eretico il principio della superiorità del Concilio sul Papa.

D. Avrebbe resistito un’istituzione terrena alla fiera tempesta?

— No, risponde il protestante Gregorovius, « ma così meravigliosa era l’organizzazione della Chiesa e indistruttibile l’idea del Papato, che la divisione ne mostrò l’indivisibilità ».