NELLA FESTA DI SAN PIETRO (29 GIUGNO 2020)

FESTA DI SAN PIETRO (2020)

I Santi Apostoli Pietro e Paolo.

Doppio di I classe con Ottava comune – Paramenti rossi

Tutta la Chiesa è in festa, perché « Dio ha consacrato questo giorno col martirio degli Apostoli Pietro e Paolo » (Or.) Nelle due grandiose basiliche erette a Roma sulle tombe « di questi Principi che hanno conquistato con la croce e la spada il loro posto nel senato eterno (Inno ai Vespri), come in Catacumbas sulla via Appia, il Papa celebrava oggi solennemente la Messa stazionale. Più tardi, a causa della gran distanza che separa queste due chiese, si divise questa festa, onorando più particolarmente San Pietro il 29 giugno, e San Paolo il 30 giugno. – 1° San Pietro, Vescovo di Roma, è il Vicario, luogotenente, sostituto visibile del Cristo. Come mostrano il Prefazio, l’Alleluia, il Vangelo, l’Offertorio e l’Antifona della Comunione, gli Ebrei avevano respinto Gesù, e fecero lo stesso verso il suo successore (Ep.). Spostando allora il centro religioso del mondo, Pietro lasciò Gerusalemme per Roma, che divenne la città eterna e la sede di tutti i Papi. — 2° San Pietro, primo Papa, « parla a nome del Cristo » che gli ha comunicato la sua infallibilità dottrinale. Quindi non la carne e il sangue lo guidano, ma il Padre celeste, che non permette che le porte dell’Inferno prevalgano contro la Chiesa, di cui egli è il fondamento ( Vang.). — 3° San Pietro ricevendo le chiavi è preposto al « regno dei cieli » sulla terra, cioè alla Chiesa, « e regna in nome del Cristo», che lo ha investito della sua potenza e della sua autorità suprema ( Vang.). I nomi di San Pietro e di S. Paolo aprono la lista degli Apostoli nel Canone della Messa. — Con la Chiesa, che non cessava di rivolgere preghiere a Dio per Pietro (Ep.), preghiamo per il suo successore, « il servo di Dio, il nostro Santo Padre, il Papa [Gregorio XVIII – ndr.] » (Canone della Messa)

Incipit

In nómine Patris, ✠ et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus

Acts XII: 11
Nunc scio vere, quia misit Dóminus Angelum suum: et erípuit me de manu Heródis et de omni exspectatióne plebis Judæórum.

[Adesso riconosco veramente che il Signore ha mandato il suo Angelo: e mi ha liberato dalle mani di Erode e da ogni attesa dei Giudei.]


Ps 138:1-2
Dómine; probásti me et cognovísti me: tu cognovísti sessiónem meam et resurrectiónem meam.

[Signore, tu mi scruti e mi conosci: conosci il mio riposo e il mio cammino.]


Nunc scio vere, quia misit Dóminus Angelum suum: et erípuit me de manu Heródis et de omni exspectatióne plebis Judæórum.

[Adesso riconosco veramente che il Signore ha mandato il suo Angelo: e mi ha liberato dalle mani di Erode e da ogni attesa dei Giudei.]

Oratio

Orémus.
Deus, qui hodiérnam diem Apostolórum tuórum Petri et Pauli martýrio consecrásti: da Ecclésiæ tuæ, eórum in ómnibus sequi præcéptum; per quos religiónis sumpsit exórdium.

[O Dio, che consacrasti questo giorno col martirio dei tuoi Apostoli Pietro e Paolo: concedi alla tua Chiesa di seguire in ogni cosa i precetti di coloro, per mezzo dei quali ebbe principio la religione.]

Lectio

Léctio Actuum Apostolórum.
Act 12:1-11
In diébus illis: Misit Heródes rex manus, ut afflígeret quosdam de ecclésia. Occidit autem Jacóbum fratrem Joánnis gládio. Videns autem, quia placeret Judæis, appósuit, ut apprehénderet et Petrum. Erant autem dies azymórum. Quem cum apprehendísset, misit in cárcerem, tradens quátuor quaterniónibus mílitum custodiéndum, volens post Pascha prodúcere eum pópulo. Et Petrus quidem servabátur in cárcere. Orátio autem fiébat sine intermissióne ab ecclésia ad Deum pro eo. Cum autem productúrus eum esset Heródes, in ipsa nocte erat Petrus dórmiens inter duos mílites, vinctus caténis duábus: et custódes ante óstium custodiébant cárcerem. Et ecce, Angelus Dómini ástitit: et lumen refúlsit in habitáculo: percussóque látere Petri, excitávit eum, dicens: Surge velóciter. Et cecidérunt caténæ de mánibus ejus. Dixit autem Angelus ad eum: Præcíngere, et cálcea te cáligas tuas. Et fecit sic. Et dixit illi: Circúmda tibi vestiméntum tuum, et séquere me. Et éxiens sequebátur eum, et nesciébat quia verum est, quod fiébat per Angelum: existimábat autem se visum vidére. Transeúntes autem primam et secundam custódiam, venérunt ad portam férream, quæ ducit ad civitátem: quæ ultro apérta est eis. Et exeúntes processérunt vicum unum: et contínuo discéssit Angelus ab eo. Et Petrus ad se revérsus, dixit: Nunc scio vere, quia misit Dóminus Angelum suum, et erípuit me de manu Heródis et de omni exspectatióne plebis Judæórum.

[In quei giorni: Il re Erode mise le mani su alcuni membri della Chiesa per maltrattarli. Uccise di spada Giacomo, fratello di Giovanni. E, vedendo che ciò piaceva ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano allora i giorni degli azzimi. Arrestatolo, lo mise in prigione, dandolo in custodia a quattro squadre di quattro soldati ciascuna, volendo farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Pietro, dunque, era custodito nella prigione; ma la Chiesa faceva continua orazione a Dio per lui. Ora, la notte precedente al giorno che Erode aveva stabilito per farlo comparire innanzi al popolo, Pietro, legato da due catene, dormiva fra due soldati, e le sentinelle alla porta custodivano la prigione. Ed ecco apparire un Angelo del Signore e una gran luce splendere nella cella. Toccando Pietro al fianco, lo riscosse, dicendo: Alzati in fretta. E gli caddero le catene dalle mani. L’Angelo gli disse: Mettiti la cintura e infílati i sandali. Pietro obbedí. E l’Angelo: Buttati addosso il mantello e séguimi. Ed egli uscí e lo seguí, senza rendersi conto di quel che l’Angelo gli faceva fare, parendogli un sogno. Oltrepassata la prima e la seconda guardia, giunsero alla porta di ferro che mette in città, ed essa si aprí da sé davanti a loro. E usciti, si avviarono per una strada, e improvvisamente l’Angelo partí da lui. Pietro, allora, tornato in sé, disse: Adesso riconosco davvero che il Signore ha mandato il suo Angelo e mi ha liberato dalle mani di Erode, e da ogni attesa dei Giudei.]

Graduale

Ps XLIV: 17-18
Constítues eos príncipes super omnem terram: mémores erunt nóminis tui, Dómine.
V. Pro pátribus tuis nati sunt tibi fílii: proptérea pópuli confitebúntur tibi. Allelúja, allelúja.

[Li costituirai príncipi sopra tutta la terra: essi ricorderanno il tuo nome, o Signore.
V. Ai padri succederanno i figli; perciò i popoli Ti loderanno. Alleluia, alleluia.]


Matt XVI: 18
Tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam. Allelúja.

[Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Allelúia.]

Evangelium

Sequéntia +︎ sancti Evangélii secúndum Matthǽum.
Matt XVI:13-19
In illo témpore: Venit Jesus in partes Cæsaréæ Philippi, et interrogábat discípulos suos, dicens: Quem dicunt hómines esse Fílium hóminis?
At illi dixérunt: Alii Joánnem Baptístam, alii autem Elíam, álii vero Jeremíam aut unum ex Prophétis. Dicit illis Jesus: Vos autem quem me esse dícitis? Respóndens Simon Petrus, dixit: Tu es Christus, Fílius Dei vivi. Respóndens autem Jesus, dixit ei: Beátus es, Simon Bar Jona: quia caro et sanguis non revelávit tibi, sed Pater meus, qui in cœlis est. Et ego dico tibi, quia tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam, et portæ ínferi non prævalébunt advérsus eam. Et tibi dabo claves regni cœlórum. Et quodcúmque ligáveris super terram, erit ligátum et in cœlis: et quodcúmque sólveris super terram, erit solútum et in cœlis.

[In quel tempo: Gesú, venuto nei dintorni di Cesarea di Filippo, cosí interrogò i suoi discepoli: Gli uomini chi dicono che sia il Figlio dell’uomo? Essi risposero: Alcuni dicono che è Giovanni Battista, altri Elia, altri ancora Geremia o qualche altro profeta. Disse loro Gesú: E voi, chi dite che io sia? Simone Pietro rispose: Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente. E Gesú: Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perché non la carne o il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Io darò a te le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato anche nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto anche nei cieli.]

OMELIA

[Mons. G. Bonomelli, Il Papa; Libr. Vismara, Monza]

[Disc. tenuti nella Chiesa di S, Pietro a Cremona negli ultimi anni del 1800)

Nihil obstat

Mediolani,  29 Nov. 1944 sac. Joseph Arienti c. e.

Imprimatur

 In Curia Arciv. Mediolani, 30, XI, 1944 Can. Bernareggi.

ISTITUZIONE DIVINA DEL PRIMATO DI S. PIETRO

Alle nostre spalle scorre tacito il Tevere, chiuso nelle anguste sue sponde: a destra torreggia la mole adriana, e di fronte ecco il primo tempio del mondo, S. Pietro in Vaticano. Studiamo il passo, ed avviciniamoci a quell’incomparabile monumento del genio e della fede. Ai due lati s’aprono verso di noi le due braccia dello stupendo porticato di Bernini colle sue quattrocento massiccie colonne e centosessantatrè statue, che incoronano la vastissima piazza, che entro vi gira. Due magnifiche fontane lanciano altissime e perenni due colonne d’acqua limpidissima, le quali, ripiegandosi sovra se stesse a guisa di fiori o di salici piangenti, riflettono vagamente tutti i colori dell’iride. Nel centro della gran piazza, in mezzo alle due fontane, giganteggia il primo obelisco del mondo. L’imperatore Nerone lo fe’ venire dall’Egitto, lo trasse su pel Tevere e lo drizzò, qui, dove spaziava allora il suo circo, e gittavano fresche ombre e spargevano soavi profumi i suoi giardini. Le mani dei barbari lo rovesciavano e qui giaceva sul suolo « in sua lenta mole » da mille anni. Un pontefice dal genio audace. Sisto V, lo sollevò e l’ebbe collocato sull’alto piedestallo, dal quale or spinge verso il cielo la fronte sormontata dalla Croce sfavillante alla luce del sole. Alla nostra destra, sovra il portico, ci si affaccia in tutta l’austera sua maestà il palazzo Vaticano. Consigli inscrutabili della sapienza di Dio. che scherza nel mondo! L’obelisco di Nerone porta la Croce di Cristo e sorge presso la tomba di Pietro: di quel Pietro, che Nerone lì presso sul Gianicolo, faceva porre in croce! Il circo, i giardini di Nerone sono scomparsi, e su quell’area ecco la Piazza di S. Pietro e l’atrio del suo tempio! La storia stupefatta guarda e tace. La miscredenza moderna mediti su questi trionfi di Cristo e del suo primo Vicario! Passiamo a lato di quel gigante degli obelischi e in passando leggiamo le parole, che il gran papa Sisto V, vi fece scolpire, vere allora, vere oggi, vere sempre:

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat, Christus triumphat.

Montiamo la gradinata che mette al tempio: quinci e quindi stanno le due statue colossali di Pietro e Paolo, quasi due sentinelle veglianti sulle porte del tempio, in cui riposano i mortali avanzi del Principe degli Apostoli. Siamo nell’atrio: a destra e a sinistra vedete le statue equestri di Costantino e di Carlo Magno, i due sommi protettori della Chiesa e del suo capo. La storia imparziale concesse ad entrambi il titolo di grandi, e lo furono.Valichiamo le soglie del tempio, di questo miracolo del genio e dell’arte. Non badiamo all’ampiezza, alla bellezza dei marmi, ai mosaici, alle colonne, agli archi, ai monumenti, ond’è ripieno, alla ricchezza e alla squisitezza dei lavori: noi non siamo curiosi, ma pii visitatori. Nel centro del tempio cento lumi ardono perennemente dinnanzi al maggior altare: sotto giace il sepolcro del pescatore di Galilea e dinnanzi ad esso lo scalpello di Canova scolpiva, com’egli sapeva scolpire, il VI Pio inginocchiato, con le mani giunte e devotamente orante. Inginocchiamoci noi pure e veneriamo le spoglie del figliuolo di Giovanni, di colui che l’Uomo Dio scelse a suo primo Vicario. Leviamo la fronte: nuove meraviglie! Sovra di noi si stende un ampio baldacchino di bronzo, sostenuto da quattro colonne egualmente di bronzo a forma spirale: esse sono alte come il più bello dei palazzi di Roma; al disopra del baldacchino vaneggia la cupola, quel prodigio unico dell’architettura moderna. — Il genio pagano creò il Panteon, e il genio cristiano, per opera di Michelangelo, portò il Panteon in aria, e, quasi fosse una leggera corona, lo tiene sospeso sul capo del povero battelliere di Galilea. Bramante, Raffaello, Michelangelo, Maderno, Bernini, per tacer d’altri, parvero suscitati da Dio. L’un dopo l’altro per compiere questo monumento, che non ha né avrà l’uguale, sulla tomba di Simon Pietro. Perché tante meraviglie? Perché questo tempio, il più vasto e il più bello, che vegga il sole? Perché questi marmi, questi bronzi, questi tesori di natura e di arte? – Girate lo sguardo intorno alla cupola e sotto al maggior capitello di tutto il tempio. Che vedete voi? Una scritta. A destra entrando è nella lingua di Omero: a sinistra, in quella di Virgilio. Leggete:

TU ES PETRUS ET SUPER HANC PETRAM ÆDIFICABO ECCLESIAM MEAM ETC. ET TIBI DABO CLAVES REGNI COELORUM  ET QUODCUMQUE LIGAVERIS SUPER TERRAM ERIT LIGATUM ET IN CÆLIS ET QUODCUMQUE SOLVERIS SUPER TERRAM ERIT SOLUTUM ET IN CÆLIS. EGO ROGAVI PRO TE UT NON. DEFICIAT FIDES TUA ET TU ALIQUANDO CONVERSUS CONFIRMA FRATRES TUOS. PASCE AGNOS MEOS PASCE OVES MEAS.

Queste parole un di caddero dalle labbra di un uomo, che era anche Dio, e furono rivolte a quel Pietro, del quale qui riposano le ceneri. Quelle parole dicono la grandezza, la dignità, le prerogative tutte di Pietro e de’ suoi successori e spiegano questo tempio e tutte le sue meraviglie. Là in quella scritta è il secreto dei secoli, il compendio di tutta la storia, l’autorità e la forza indistruttibile del pontificato, che da Pietro giunse a Leone XIII (e da Leone XIII, fino a Gregorio XVIII – ndr.), riempie il mondo di sé e delle opere sue, passando sui ruderi di cento monarchie e repubbliche l’una dopo l’altra cadute nella polvere. Oggi io non farò che il semplicissimo commento di quei tre oracoli, e vi mostrerò come in essi si racchiudano tutte le prerogative divine, onde il Pontificato Romano si adorna e va glorioso.

« Gesù Cristo un giorno (MATTEO XVI, 13-19) domandò ai suoi discepoli: Chi dicono gli uomini che io sono, Figliuol dell’uomo? Ed essi risposero: alcuni Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia, od uno dei profeti. Ed egli disse loro: E voi chi dite ch’io sia? E Simon Pietro, rispondendo, disse: Tu sei Cristo, il Figlio di Dio vivo. E Gesù, rispondendo, gli disse: Tu se’ beato, o Simone figliuol di Giovanni, perché la carne ed il sangue non ti hanno rivelato questo, ma il padre mio, che è ne’ cieli. Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro e che sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non la potranno vincere. Ed Io ti darò le chiavi del regno de’ cieli; e tutto ciò che avrai legato in terra, sarà legato nei cieli; e tutto ciò che avrai sciolto in terra, sarà sciolto ne’ cieli ». In queste parole voi avete esattamente voltate nella nostra favella il testo evangelico. Studiamoci, o carissimi, di afferrarne il senso, che è piano e manifesto a tutti quelli, che con semplicità ed amore cercano il vero. E primieramente, chi è quegli che parla? È Gesù Cristo, il Figlio di Dio, l’eterna Sapienza: dunque in queste sentenze non vi può essere una parola, non un accento solo, che non sia perfettamente conforme alla verità, o che sia anche soltanto incerto, fuor di luogo od esagerato. È Gesù Cristo quegli che parla, l’infinita potenza, per la quale il Padre trasse dal nulla tutte le cose: dunque Egli può e deve fare tutto ciò che dice e promette, e neppur una delle sue parole cadrà mai inutilmente. A chi parla Egli Gesù Cristo? A principio Egli parla a tutti gli Apostoli, che gli fanno corona (v. 13). Rispondono tutti insieme, uno dopo l’altro, od alcuni per tutti, assentendo gli altri, e riferiscono le voci, che del Maestro correano nel popolo (v. 15). Gesù Cristo li interroga ancora e domanda, non ciò che di sé diceano gli uomini, ma ciò che essi, suoi Apostoli, pensavano di lui. Qui non tutti, ma un solo risponde e dice : « Tu sei Cristo, il Figlio di Dio » . Chi è questi? È Simon Pietro, quel medesimo, al quale Gesù fin dalla prima volta che lo vide, riguardatolo in faccia disse: Tu sei Simone figliuol di Giovanni; tu ti chiamerai Cefa, ossia Pietra » (Gio. I, 42). Allora Gesù, rivolto a Pietro, gli disse : « Tu sei beato, o Simone, figliuolo di Giovannii, ecc. » (v. 17). Poi continua e pronuncia le due sentenze, sulle quali dobbiamo fermare tutta la nostra attenzione. Queste son dette da Gesù Cristo a Pietro, al solo Pietro, e vi prego di scolpirvi ben addentro nell’animo questa verità, perché ne scaturisce la gravissima conseguenza, che le alte promesse e la somma potestà in quelle racchiuse, spettano a Pietro e al solo Pietro. – Che cosa adunque Gesù Cristo promette a Pietro con queste due sentenze? Esaminiamole alla luce dell’insegnamento della Chiesa, che qui si confonde con quello del più comune buon senso. « Felice te, o Pietro, che hai conosciuta la mia origine divina! Questo conoscimento ti viene, non dalla ragione, non dagli uomini, ma dal Padre mio. Ed Io dico a te, che tu sei veramente Pietro e meriti quel nome, che Io ti ho imposto e quella dignità, che a suo tempo ti darò. Tu hai riconosciuta divina la mia persona e mi hai confessato Figlio di Dio alla presenza de’ tuoi fratelli; te ne rendo la mercede e fin d’ora anch’Io ti fo conoscere i disegni che sopra di teho formato e ti manifesto la dignità, alla quale sarai sollevato. Io ti mutai il nome di Simone in quello di Pietro (3); e veramente tu sei pietra e sopra di questa pietra io edificherò la mia Chiesa ».  È questo il linguaggio che Gesù Cristo tiene con Pietro, presenti tutti gli altri Apostoli, e nel quale evidentemente gli promette un premio, che in qualche modo risponda al merito della splendida sua confessione. Qual è, o dilettissimi, questo premio? Gesù Cristo parla della sua Chiesa, la fondazione della quale è il motivo della sua missione sulla terra. Come rappresenta Egli la Chiesa, che è venuto a fondare? la rappresenta sotto la bella immagine d’un edificio o gran casa, e di qui la sentenza: « Tu sei Pietro o pietra, e sopra di questa pietra edificherò la mia Chiesa » . Gesù Cristo adunque promette di edificare la Chiesa; ma due cose principalmente si domandano per costruire un edificio,  l’architetto, che costruisce e il fondamento, su cui deve poggiare l’edificio. L’architetto e costruttore è Gesù Cristo stesso, che dice: « Io edificherò la mia Chiesa: Ædificabo Ecclesiam meam ». E chi è il fondamento? Chi la pietra principale, su cui Gesù Cristo vuol collocare l’edificio della sua Chiesa? Udite: « Tu sei Pietro o pietra, e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa ». Queste parole di Gesù Cristo chiaramente stabiliscono, che Pietro ha verso la Chiesa quei rapporti stessi che il fondamento ha verso l’edificio. Ora, è proprio del fondamento sostenere sempre, ad ogni istante, tutto l’edificio e le singole sue parti, e tenerle tra di loro congiunte, tanto che l’intero edificio con tutta verità deve la sua esistenza e conservazione al fondamento, e perciò da esso necessariamente dipende. Pietro adunque, fondamento della Chiesa per volontà di Gesù Cristo, sempre, ad ogni istante, sostiene e conserva l’edificio della Chiesa, e la Chiesa tutta, e sempre e necessariamente, dipende da lui. È cosa pertanto più che manifesta, che Pietro è la base, il centro, il principio conservatore di tutta la Chiesa, perché tale è la volontà di Cristo: « Super hanc petram ædificabo Ecclesiam meam ». E di qual Chiesa favella Gesù Cristo? Per fermo non di questa o quella particolare, ma sì di tutta la Chiesa, della Chiesa universale, perché Gesù Cristo la designa con quella parola, che non ammette dubbio: « la mia Chiesa: Ecclesiam meam » . E fino a quando durerà in Pietro l’eccelsa prerogativa di fondamento della Chiesa di Cristo? Fino a quando durerà la Chiesa, cioè, sino consumazione dei tempi; perocché come non è possibile l’esistenza della Chiesa senza di Pietro, così senza della Chiesa e la sua perpetuità, giusta le parole di Cristo, derivano dalla saldezza di Pietro; e le potenze dell’inferno non vinceranno la Chiesa » , appunto perché fondata sovra Pietro, fatto da Cristo pietra incrollabile: « Et portæ inferi non prævalebunt adversus eam ». Che se Pietro, perché uomo, deve cedere alla natura e scendere nel sepolcro, non per questo verrà meno il suo potere, ma passerà ne’ suoi successori d’uno in altro sino al termine dei secoli. – Questa spiegazione, che sgorga limpidissima dalle parole di Cristo, si conferma e di nuova luce si rischiara nella sentenza di Cristo, e che vuolsi considerare come il più ampio svolgimento di quella, che ora abbiamo messo in sodo: « Ed Io ti darò le chiavi del regno dei cieli, ecc. ». –  La Chiesa è un edificio, una gran casa, com’è chiamata da S. Paolo (II. TIM. 2 – 20): questa immagine come richiama quella di architetto, di costruttore e di fonte, così naturalmente sveglia l’altra immagine delle chiavi e del padrone, che le tiene. Presso gli ebrei, e indistintamente presso tutti i popoli, le chiavi simboleggiano il potere sulle città, se trattasi di città, della case, se trattasi della casa. Gesù Cristo, Signore assoluto dell’edificio o della casa, che innalzerà, ne tiene le chiavi che è  quanto dire ha sopra della Chiesa piena, illimitata, inalienabile potestà: ond’egli apre e nessuno chiude, chiude e nessuno apre (APOCAL. III 7). Come Dio Creatore ha sovrana balìa su tutto il creato, perché è opera sua, così Gesù Cristo l’ha sulla Chiesa, perché è lavoro delle sue mani, frutto e conquista del suo sangue. Ora, Gesù Cristo dice a Pietro: « Darò a te le chiavi di questo edificio o regno dei cieli; onde come Io ne sono il padrone naturale ed assoluto, tu ne sarai il mio rappresentante, il mio depositario, e chiuderai ed aprirai con la mia stessa autorità, non a capriccio, ma a norma del mio Vangelo. L’amministratore rende conto dell’opera sua al solo padrone, e tu pure, o Pietro, la renderai soltanto a me, non ad altri, chiunque egli sia. In questa casa, della quale Io ti affido le chiavi,  ho deposto tutti i miei tesori, tesori di verità, tesori di grazie, tesori di autorità: son tutti nelle tue mani: Quodcumque ligaveris quadcumque solveris »; Tutto ciò che tu farai qui sulla terra, qual mio Vicario, qual capo di questa casa e famiglia, che ti commetto, Io, che tutto conosco e tutto posso, lo ratificherò in Cielo. Le tue parole, le tue leggi, le tue sanzioni, le tue dispense, come Capo della mia Chiesa, riceveranno il mio suggello, e chi ascolterà te, ascolterà me; chi sprezzerà te, sprezzerà me. Quand’Io salirò al Cielo, il mio potere sarà trasfuso in te, tutto nella sua pienezza in te, entro i limiti del Vangelo e della mia parola, eterno ed inviolabile statuto da me promulgato ». Carissimi, vi domando: Gesù Cristo poteva usare parole più chiare, più precise, immagini più vive per apprenderci la dignità e il supremo potere, che volle conferire a Pietro e al solo Pietro? Egli è il fondamento dell’edificio; egli è il clavigero o depositario delle chiavi, il sommo reggitore di questa casa, il padre di questa grande famiglia, non ad altri soggetto, fuorché all’Uomo-Dio, che tanto potere gli ha dato. – È  tempo di passare al secondo oracolo, che sta scolpito sotto gli archi di S. Pietro in Vaticano e che leggiamo nel Vangelo di S. Luca (XXII, 21-32). Gesù avea celebrato l’ultima cena e dato se stesso in cibo ed in bevanda a’ suoi diletti discepoli: ancora tre o quattro ore, ed Egli si darà in mano a’ suoi giurati nemici. Quali momenti solenni! In quelle crudeli distrette (parrebbe incredibile!) gli Apostoli contendevan tra loro chi fosse il maggiore. L’amabile Gesù, dopo aver sopito quel puerile contrasto coll’ammirabile sentenza, che solo dalla sua bocca poteva uscire: « Il maggiore tra voi si faccia come il minore » (Ib. v.. 26), rivolto a Pietro, con aria piena di maestà, dice: « Simone, Simone, ecco satana ha richiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma Io ho pregato per te, acciocché la tua fede non venga meno; e tu quando un giorno sarai convertito, conferma i fratelli tuoi ». Vi piaccia, o dilettissimi, con tutta l’attenzione e con la massima riverenza ponderare queste parole pronunciate dal Salvatore, che ben lo meritano. Esse sono indirizzate a Pietro, unicamente a Pietro, che è chiamato col suo nome antico, quasi per ricordargli la sua povera origine; e questo nome è ripetuto due volte, cosa insolita nelle Sante Scritture, ed usata solo in condizioni straordinarie, per eccitare l’attenzione e quasi avvertire che cose di altissima importanza sono per dirsi. E che dice Gesù Cristo? « Simone, Simone! Sappi che satana, l’antico avversario mio, e vostro e di tutti gli uomini, sta per mettervi a durissima prova: egli si apparecchia a vagliarvi come si vaglia il grano ». Qui, fratelli miei, non vi sfugga una cosa degnissima di considerazione: Gesù parla al solo Pietro, predice una fierissima battaglia, che satana sta per muovere, non al solo Pietro, ma a tutti gli Apostoli, e per conseguenza a tutta la Chiesa: « Simon, Simon: ecce satana expetivit vos » . Amorosissimo Gesù! Voi annunziate una prova terribile, che sovrasta a tutti gli Apostoli: una prova che non ha limiti di sorta, né di tempo, né di luogo, né di modo: come provvederete voi ai vostri cari? Quali difese, quali armi loro fornirete per combattere e vincere nell’aspra pugna? Una sola difesa, un’arma sola, ma validissima e bastevole: « Ego rogavi prò te. ut non deficiat fides tua » . Gesù Cristo protesta d’aver pregato il Divin Padre pel suo Pietro: « Rogavi prò te » . Qual è lo scopo di questa specialissima preghiera innalzata da Gesù Cristo al Padre per il solo Pietro? Unicamente quella di ottenergli una fede invincibile, che non soccomba in qualsivoglia più fiera battaglia che satana s’appresta a dargli: « Ut fides tua non deficiat » . Ma questa fede Gesù Cristo l’ha Egli ottenuta al suo Pietro? E, ottenutala debb’essa considerarsi come un dono fatto a Pietro e unicamente a suo vantaggio, o a vantaggio d’altri? Non vi è dubbio, che Gesù Cristo abbia ottenuto a Pietro questa fede perenne ed incrollabile, sia perché chi prega  è l’Uomo Dio e dal Padre è sempre esaudito a ragione della sua maestà: « Exauditus est prò sua reverentia  (Hebr. v. 7) »; sia perché il favore ottenuto a Pietro non riguarda lui personalmente, sebbene tutta la Chiesa. Ascoltate, o carissimi, e meditate queste parole memorabili: « E tu, o Pietro, rivolgendoti ai tuoi confratelli, o meglio dopo che ti sarai convertito, li conferma: « Confirma fratres tuos » . E in che cosa Pietro confermare i suoi fratelli, gli Apostoli, e per conseguenza tutta la Chiesa? Li deve confermare in quella fede, che in lui non deve vacillare giammai: « Rogavi prò te, ut non deficiat fides tua ». Pietro adunque per la preghiera di Gesù Cristo è siffattamente stabilito nella fede, che può, anzi deve raffermare eziandio quella dei suoi fratelli Apostoli, ogni qualvolta il bisogno lo chiegga, e raffermarla per comando di Colui, che ne è l’autore e consumatore. Gesù Cristo dunque nella guerra implacabile che ferve continuamente tra satana e i suoi seguaci da una parte, la Chiesa e i suoi figli dall’altra, ha provveduto alla difesa ed al trionfo de’ suoi mercè la fede e l’opera di Pietro : « Confirma fratres tuos ». Gesù prega, dice a meraviglia S. Leone, per la fede di Pietro, perché se il capo non è vinto, è certissima la vittoria dei soldati, e in Pietro sono avvalorati tutti i credenti per guisa che da lui, come capo, si trasfonde in tutte le membra e in tutto il corpo l’aiuto celeste: « In suos quoque (Petrus) soliditas illa transfuditur hæredes… Pro fide Petri proprie supplicatur, tamquam aliorum status certior sit futurus, si mens principis vieta non fuerit. In Petro ergo omnium fortitudo munitur, et divinæ gratiæ ita ordinatur auxilium, ut firmitas, quæ per Christum Petro tribuitur, per Petrum apostolis conferatur ». (Serm. 2 et 3). – Ora, se Pietro per volontà espressa di Gesù Cristo, deve rassodare nella fede non solo la Chiesa, ma gli Apostoli stessi, dove n’avessero avuto bisogno; se Pietro in altri termini, nelle cose della fede, deve ammaestrare, guidare e raffermare tutta quanta la Chiesa: « confirma fratres tuos », ne conseguita ch’egli sempre per volontà di Cristo, ne è il Capo supremo, il sommo ed infallibile Maestro. Diteci, o carissimi: vi può essere verità che scaturisca dalle S. Scritture più limpida e più spontanea di questa? – Resta a spiegare, o dilettissimi, il terzo ed ultimo oracolo che sta scolpito sotto le volte di S. Pietro in Vaticano, che comporta ed illustra gli altri due e che insieme con essi forma la vera e incancellabile epigrafe che. dettata da Gesù Cristo medesimo, doveva essere collocata sulla tomba dell’Apostolo. – Eran trascorsi pochi giorni dopo la risurrezione di Gesù Cristo e Pietro con altri sei Apostoli, dopo la pesca prodigiosa, sedeva sulla riva del lago di Galilea ai piedi di Gesù. « Dopo aver pigliato il cibo, che Gesù die loro di sua mano, tosto questi disse a Simon Pietro: – Simon di Giovanni, mi ami tu più di costoro? – Egli disse: Veramente, Signore, tu sai ch’io t’amo. Gesù gli disse: – Pasci i miei agnelli, ecc. ». È questa una delle narrazioni più care e più commoventi, che si incontrano nel Vangelo, e tante esso ne contiene! Tre volte Pietro aveva negato il Divin Maestro e qui tre volte domanda a Pietro se lo ama, volendo che colla triplice affermazione dell’amore, scrive S. Agostino, cancellasse la triplice negazione. Gesù, chiamando Pietro col suo nome primitivo, presenti i suoi fratelli, gli domanda se lo ama, e, avutane risposta che sì, ne esige la prova, dicendogli: « Pasci adunque i miei agnelli pasci le mie agnelle ». Chi è desso Gesù Cristo? Egli è il buon Pastore, il buon Pastore che mette la sua vita per le agnelle; il buon Pastore che conosce, che le raccoglie in modo che vi sia un sol greggie e un sol pastore (Giov. X, 11, 14, 15, 16). Dinanzi a questo Pastore supremo tutti i credenti, semplici fedeli e pastori sono agnelli. Questo Pastore supremo sta per lasciar la terra, e agli agnelli, che si governano coi sensi, deve  lasciare in sua vece un pastore, che in modo sensibile li regga. E chi sceglie? Non molti, ma un solo, come un solo è il suo gregge ed un solo il Pastor supremo che è per dipartirsi. Sceglie Pietro e gli dice: « Pasci i miei agnelli, pasci le mie agnelle: vale a dire, sii pastore in mio luogo e colla mia autorità. Come io sono il Pastor supremo di questo ovile, così lo devi esser tu pure » . Che importa, o carissimi, essere pastore? Importa pascere con la parola e coi Sacramenti gli agnelli, importa reggerli e governarli; importa guidarli ai pascoli della vita e allontanarli dai pascoli di morte; importa, per dir tutto in breve, governare il gregge, esserne capo e moderatore supremo. Gesù Cristo non vi appone limite, alcuno di tempo, di luogo, di persone; nulla affatto. Pietro è pastore supremo e del suo governo non deve rendere ragione che a Quegli, il qual lo ha eletto e preposto all’ovile. In altre parole: Gesù Cristo in questo celebre oracolo adempie le promesse già fatte al suo Pietro e le adempie nei termini più chiari: gli aveva promesso di costituirlo pietra fondamentale della Chiesa e affidargliene le chiavi: « Super hanc petram ædificabo Ecclesiam meam. – Tibi dabo claves regni cœlorum »: gli aveva promesso di ottenergli una fede immobile, onde in essa potesse confermare i suoi fratelli, e con essi e per essi tutti i credenti: « Rogavi prò te, ut non deficiat fides tua… Confirma fratres tuos » . Qui lo costituisce maestro e pastore del suo ovile. Quella prima promessa fu fatta a Pietro in vista della sua fede: qui si adempie in ricompensa della sua carità: la promessa ripete l’origine dalla fede di Pietro, dalla fede radice d’ogni virtù; l’adempimento viene per la carità, nella quale ogni virtù si consuma. Pietro è fondamento della Chiesa di Gesù Cristo: Pietro ne stringe le chiavi; Pietro è il sostegno della fede nei fratelli: Pietro è il gran pastore di tutto l’ovile di Cristo; tutti gli altri apostoli, discepoli, semplici fedeli, tutti insieme ad uno ad uno, sempre ed in ogni luogo, dipendono come pietre dal fondamento, come figli di famiglia dal capo, come discepoli dal maestro, che li conferma, come agnelli e agnelle dal pastore, che le guida. Sotto forme alquanto diverse brilla sempre la stessa idea, si stabilisce sempre lo stesso ufficio; le idee di edificio, di casa, di fratelli da confermarsi, di agnelli e di agnelle da pascersi, si legano tra di loro, significano in sostanza la stessa cosa, e importano la dipendenza dal fondamento, dal capo di famiglia, dal maestro, dal pastore. Gesù Cristo nel commettere a Pietro l’ufficio, e il diritto di fondamento rapporto all’edificio, di reggitore rapporto alla famiglia, di confermatore rapporto ai confermati, di pastore rapporto alle agnelle, necessariamente impone alle pietre dell’edificio, ai figli di famiglia, ai fratelli da confermarsi, alle agnelle e agli agnelli, l’ufficio e il dovere dell’obbedienza, non potendosi concepire il diritto di reggere e governare senza il relativo dovere d’essere retti e governati. Figliuoli amatissimi! Se le parole di Gesù Cristo per noi sono legge immutabile; se ciò che ho detto sgorga a tutta evidenza dalle parole di Lui, pel quale dire è fare, « Ipse dixit, et facta sunt » , ne conseguita che Pietro e i suoi successori nell’apostolato si debbono riverire come fondamento, clavigeri, maestri e pastori sommi di tutta la Chiesa. Pietro, o miei cari, è il fondamento dell’edificio: io, voi, ciascuno di voi siam le pietre, che la provvidenza divina ha collocato sovra di questo inconcusso fondamento: se non vogliam cadere, e cessar d’appartenere a questo benedetto edificio, teniamoci sempre saldamente congiunti alla pietra immobile, che è la nostra forza, il nostro sostegno. Pietro ha ricevuto da Cristo le chiavi di questo edificio, apre e chiude, regge e governa questa gran Casa di Dio; noi tutti siamo in essa figli di famiglia: obbediamo adunque al capo datoci da Gesù Cristo medesimo. Pietro ha una fede che non può essere vinta dalle superbe potenze dell’inferno: Pietro con essa e per essa conferma tutti i suoi fratelli maggiori e minori, vescovi e preti e semplici fedeli. Lasciamoci adunque confermare da lui, e con lui e per lui noi pure usciremo vincitori dalla tremenda e incessante lotta. Pietro è il pastore di tutto l’ovile di Cristo: siamo in esso agnelli e agnelle: lasciamoci adunque guidare dal massimo Pastore, e non cadremo giammai tra le unghie dei lupi rapaci, che c’insidiano. – Carissimi! V’ho dato il commento legittimo dei grandi oracoli in tre diverse occasioni pronunciati in modo solenne dal nostro divin Maestro e Salvatore; vi ho dato il legittimo commento di que’ tre oracoli, che formano la gran carta, il vero ed immutabile statuto sul quale poggia il dogma fondamentale del primato di Pietro e de’ suoi successori, e che noi entrando nel massimo tempio della terra leggemmo intorno alla sua cupola. Questo commento rimanga scolpito nei vostri cuori più che sui marmi di S. Pietro in Vaticano, e sia la tessera della vostra fede, il simbolo della vostra speranza, e vi conduca là, dove un giorno, cessando la fede e la speranza nell’immediata visione e nel beato possesso di Dio, regna la sola carità (Ad Corinth. XIII, 13).

Credo

https://www.exsurgatdeus.org/2019/10/12/il-credo/

Offertorium

Orémus
Ps XLIV: 17-18
Constítues eos príncipes super omnem terram: mémores erunt nóminis tui, Dómine, in omni progénie et generatióne.

[Li costituirai príncipi su tutta la terra: essi ricorderanno il tuo nome, o Signore, di generazione in generazione.]

Secreta

Hóstias, Dómine, quas nómini tuo sacrándas offérimus, apostólica prosequátur orátio: per quam nos expiári tríbuas et deféndi

[Le offerte, o Signore, che Ti presentiamo, affinché siano consacrate al tuo nome, vengano accompagnate dalla preghiera degli Apostoli, mediante la quale Tu ci conceda perdono e protezione.]

https://www.exsurgatdeus.org/2019/10/20/comunione-spirituale/

Communio

Matt XVI: 18
Tu es Petrus, ei super hanc petram ædificabo Ecclésiam meam.

[Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.]

Postcommunio

Orémus.
Quos cœlésti, Dómine, aliménto satiásti: apostólicis intercessiónibus ab omni adversitáte custódi.

[Quelli, o Signore, che Tu saziasti di un alimento celeste, per intercessione degli Apostoli, proteggili contro ogni avversità.]

https://www.exsurgatdeus.org/2019/10/20/preghiere-

leonine-dopo-la-messa/

https://www.exsurgatdeus.org/2018/09/13/ringraziamento-dopo-la-comunione-1/

https://www.exsurgatdeus.org/2019/05/20/ordinario-della-messa/

https://www.exsurgatdeus.org/2020/04/13/tutta-la-messa-cattolica-momento-per-momento-1/