IL CUORE DI GESÙ E LA DIVINIZZAZIONE DEL CRISTIANO (11)

H. Ramière: S. J.

Il cuore di Gesù e la divinizzazione del Cristiano (11)

[Ed. chez le Directeur du Messager du Coeur de Jesus, Tolosa 1891]

TERZA PARTE

MEZZI PARTICOLARI DELLA NOSTRA DIVINIZZAZIONE

Capitolo IV.

IL CUORE DI GESÙ E L’EUCARISTIA

Unione tra Cristo e noi.

È verità che l’unione definitiva degli uomini con Dio attraverso Gesù Cristo non possa avvenire qui sulla terra. Essa avrà luogo in cielo. Quando tutto ciò che è terreno e mortale in noi sarà stato sepolto sulla terra e consumato nel sepolcro, allora la nostra anima potrà unirsi a Dio con tutte le sue forze, ricevere nella sua intelligenza tutto lo splendore della luce divina, fare spazio nella sua volontà alle fiamme dell’amore divino, unendosi a Dio con le facoltà sensibili, ed essere – secondo San Paolo – uno e medesimo spirito con Lui, inebriarsi del torrente delle sue delizie, entrare nella sua gioia, godere della sua beatitudine. Allora – come dice ancora l’Apostolo – Dio sarà tutto per tutti gli uomini, e tutti gli uomini saranno uno in Gesù Cristo e nel Padre suo, come il Padre è uno con il Figlio, e il Figlio uno con il Padre. Solo allora tutti i desideri del Cuore di Gesù saranno soddisfatti. Mentre siamo sulla terra ci saranno sempre in noi elementi che si opporranno alla nostra perfetta divinizzazione, e la nostra unione con Dio e tra di noi, attraverso Gesù Cristo, non potrà mai essere perfetta. Ma non crediamo che questa impossibilità spinga il Cuore di Gesù a rinunciare alle sue aspirazioni. Anche se la nostra unione con Lui non sarà completa sulla terra, Egli non cessa di lavorare per la sua realizzazione. Se è obbligato a mantenere l’unione beatifica per una vita migliore, ne creerà sulla terra, nella Comunione eucaristica, una più adatta alla nostra esistenza attuale, attraverso la quale potrà soddisfare il desiderio di unione che l’amore per noi fa nascere nel suo Cuore. Nessun Santo Dottore ha espresso meglio di San Cirillo d’Alessandria l’amorevole piano che ha spinto il Divin Salvatore ad istituire questo Sacramento: « Per aiutarci a raggiungere la perfetta unione con Dio e tra di noi, per quanto lontani siamo l’uno dall’altro nel corpo e nello spirito, il Figlio unigenito di Dio ha adottato un mezzo degno della sua sapienza: santificare i fedeli nella Santa Comunione, con il cibo dello stesso corpo, il suo, che li rende “concorporali” con Se stesso e tra di loro. Chi potrebbe, infatti, mettere in discussione e negare l’unione sostanziale che si opera tra tutti coloro che questa divina delizia unisce a Gesù Cristo? Nutriti dallo stesso pane, non possiamo che formare un unico corpo, perché Gesù Cristo non può essere diviso… Egli è uno ed indivisibile; e quando i nostri corpi sono uniti al Suo, con la più intima delle unioni, i nostri membri sono suoi più che nostri. » San Paolo testimonia la realtà di questa unione corporea che contraiamo con Gesù Cristo partecipando alla sua carne divina, quando ci ha parlato di questo mistero di pietà: « Sconosciuto in passato ai figli degli uomini, ai quali lo Spirito Santo lo rivela ora attraverso gli Apostoli e i Profeti, è giusto sapere che tutti i popoli sono invitati a diventare parte dell’eredità divina, ad essere incorporati a condividere insieme i frutti delle promesse di Gesù Cristo. » (Ef.. III, 5-6). Come possiamo dubitare di essere una cosa sola con Lui e tra di noi, se siamo tutti “concorporei”, non solo tra di noi, ma con il Divin Salvatore, presente in ognuno di noi attraverso la sua carne? Comprendiamo dunque questa ammirevole economia? Il Figlio di Dio che ci aveva dotato di una natura spirituale e corporale allo stesso tempo e che, per riscattarci, volle formarsi un corpo e un’anima simile alla nostra, si è compiaciuto di unirsi a noi spiritualmente e corporalmente in questo Sacramento. Nell’Incarnazione, il suo corpo sensibile e palpabile gli era servito come mezzo per rivelarsi agli uomini, immerso nell’oscurità dei sensi. Quel Corpo divino è stato per tutta l’umanità il veicolo materiale della sua dottrina celeste e della sua grazia spirituale. Nell’Eucaristia lo stesso corpo gli servirà non solo per mostrarsi, ma per donarsi. Egli verrà a portare lo Spirito di grazia non solo in seno all’umanità, ma al cuore stesso di ogni singolo uomo. Gesù Cristo ha due corpi ugualmente reali: uno materiale, simile al nostro; l’altro mistico, le cui membra siamo noi. Attraverso la Comunione eucaristica, le membra del suo corpo materiale servono come cibo per i membri del suo Corpo mistico, come nella Redenzione gli servirono come vittima e come riscatto. Mangiando la carne del loro Capo, essi sono uniti più strettamente a Lui e, attraverso di Lui, l’uno all’altro. Più Lo ricevono, più gli appartengono. Ogni volta che lo prendono come cibo, essi incorrono in un nuovo obbligo di consacrare a Lui la vita che Egli conserva per loro. Infatti, come il Divin Salvatore può vivere solo per il Padre suo, così chi si nutre di Lui è obbligato a vivere solo per Lui (Giov. VI, 58). La Comunione eucaristica realizza sulla terra le aspirazioni del Cuore di Gesù e i disegni misericordiosi del suo amore. È il centro al quale convergono tutte le operazioni divine nell’ordine della grazia e l’immagine più perfetta che abbiamo in terra delle meraviglie celesti dell’ordine della gloria. La vita e la felicità degli Angeli e dei Santi del cielo viene dal possesso di Gesù Cristo stesso che, nell’Eucaristia, ci viene donato nella sua interezza. In loro questo possesso è accompagnato da una certa gioia, ma è privato del merito. In noi si compensa con il merito ciò che si perde in gioia. Questo Sacramento dell’amore significa che sono in vera ed intima unione non solo i Cristiani con Gesù e i Cristiani della terra tra di loro, ma anche gli abitanti della terra con quelli del cielo, gli uomini con gli Angeli, consumando così nell’unità vivente del Cuore di Gesù, tutta la creazione razionale.

Comunione eucaristica e creazione materiale.

Ma essa fa ancora di più: estende alla natura materiale le glorie di questa unione di tutti gli esseri con Dio attraverso Gesù Cristo. Natura e grazia non sono che due parti della stessa opera, armoniosamente subordinate l’una all’altra. Non perdiamo di vista questa verità di fede così cara enunciata da San Paolo. È bene sapere che le cose materiali della terra, così come le cose spirituali del cielo, sono state create per Gesù Cristo. Non hanno altro scopo se non quello di glorificarlo, e devono trovare in Lui, come nel loro comune Capo, la loro perfezione e la loro unità. I Santi avevano questa verità davanti a sé ed hanno anche scoperto nel libro della natura, bellezze e ragioni per amare Dio. Imitiamoli e consideriamo la creazione materiale nel suo rapporto con la Comunione Eucaristica. Sarà facile per noi comprendere che questa Comunione non è solo il punto di unione tra cielo e terra, ma anche il coronamento soprannaturale dell’ordine della natura. La natura è una scala vivente, i cui passi tendono a salire incessantemente, ad unirsi a quelli più alti ed a salire verso Dio. È un’unione ininterrotta, in cui gli elementi si uniscono ai minerali, questi alle piante, le piante agli animali e questi all’uomo. Ma sembra che lì l’unione sia interrotta. Tra l’uomo e Dio c’è un abisso che nulla può colmare, eppure deve essere colmato. Perché Dio ha fatto la creazione non per separarsene, ma al contrario per unirla a Sé. Con quali mezzi userà il suo amore per unire tra loro termini separati da una distanza infinita? Molti si sono offerti a Lui. Potrebbe Egli, innanzitutto, accontentarsi di dare all’uomo il potere di conoscerlo nelle sue opere, di amarlo come un servo ama il suo padrone e di meritare una mercede commisurata ai suoi servizi. Queste relazioni del Signore con il servo avrebbero stabilito tra l’uomo e Dio una certa unione, anche se molto imperfetta, realizzando i disegni misericordiosi dell’amore divino. Egli ha progettato che l’uomo vivesse della sua vita, che fosse animato dal suo Spirito e che fosse degno della gioia dell’eterna visione “faccia a faccia”. La nostra unione con Dio si fermerà lì? Dandoci il Suo Spirito ci unisce al mondo degli spiriti; ma il mondo dei corpi non può così partecipare alla gioia di questa intima comunicazione. L’opera dell’Amore divino sarebbe incompleta. Affinché non fosse così, il Figlio di Dio assunse un corpo simile al nostro. A quel corpo, composto come il nostro da elementi presi dal mondo materiale, Egli comunica una dignità veramente divina, perché è il corpo di un Dio. In Lui, quindi, il mondo dei corpi e degli spiriti è in comunicazione con Dio. Tuttavia, questa è un fatto solo parziale. In tutto il mondo materiale e nell’immensità dello spazio c’è un solo punto illuminato dagli splendori della divinità. Questo non basta per l’Amore divino, che vuole un’unione più intima ed estesa allo stesso tempo, un’unione più universale e perfetta. Come ottenere questo risultato? Il corpo dell’Uomo-Dio avrà il potere di riprodursi simultaneamente in tutti i punti dello spazio, di unirsi a tutti gli altri corpi, di darsi in pasto a tutti gli uomini, di farli comunicare con Sé e, attraverso di Sé, con la Trinità. Per operare questa unione, alla quale tutti i corpi e gli spiriti sono invitati, Gesù userà due sostanze che si trovano ovunque: il pane ed il vino. Non c’è un solo chicco di grano, un solo grappolo d’uva sulla terra che, in virtù delle parole sacramentali, non possa diventare il corpo e il sangue di Gesù Cristo. E poiché ogni chicco di grano ed ogni acino d’uva è composto da parti prese dagli elementi, dall’aria, dalla terra, la creazione intera, materiale e spirituale, realizza incessantemente la sua ascensione a Dio nell’Eucaristia. Questo è il modo di considerare la Comunione Eucaristica. Non è solo l’unione dell’uomo con Dio e dei Cristiani con gli altri Cristiani. È, inoltre, l’unione universale di tutti gli esseri creati con il loro Creatore, attraverso Gesù Cristo, il Mediatore Universale. Attraverso la Comunione eucaristica, il Cuore di Gesù ha così colmato l’abisso che separa il finito dall’infinito. Attraverso di essa, si completa in modo soprannaturale l’ascesa della natura verso Dio, che sembrava destinata ad essere incompleta. Attraverso di essa, Egli unisce continuamente il mondo della natura a quello della grazia, e quello della grazia a quello della gloria. Realizza così il piano di raccogliere in Sé, come nel comune Capo, tutte le cose del cielo e della terra. Cosa c’è di più bello dell’unità di tutte le cose nel Sacramento che in modo molto speciale può essere chiamato il Sacramento del Cuore di Gesù? Se ci soffermassimo su questi pensieri, sarebbe molto più facile per noi elevarci a Dio attraverso la contemplazione della creazione. Si comprenderebbe meglio il linguaggio con cui ciascuno degli esseri che lo compongono glorifica non solo il Dio invisibile che lo ha fatto uscire dal nulla, ma anche il Dio incarnato, in previsione del quale è stato creato. Con i Santi saliremmo i gradini di questa scala mistica che porta dalla terra al cielo, dal visibile all’invisibile, dalla creatura al Creatore. Non potremmo prendere il pane materiale che nutre il nostro corpo ed il vino che lo fortifica, senza desiderare il Cibo divino di cui queste sostanze sono al tempo stesso simbolo e veicolo. Così, in ognuno di quegli oggetti sensibili, che così spesso ci distolgono da Gesù Cristo e da Dio, troveremmo i mezzi per unirci a Gesù Cristo e, attraverso Gesù Cristo, alla Trinità.

Capitolo V

IL CUORE DI GESÙ SI IMMOLA INCESSANTEMENTE PER NOI NELL’EUCARISTIA

Immolazione del Cuore di Gesù

Il primo e principale aspetto dell’opera divina, che dobbiamo realizzare con il Cuore Divino, è il sacrificio, poiché la sua prima funzione sulla terra è stata la continua immolazione di se stesso. Il nostro primo dovere verso di Lui è quello di immolarci con Lui. Tra tutti gli atti di religione, il sacrificio è il più perfetto di tutti, il più glorioso per Dio, il più meritorio per l’uomo, perché è la testimonianza più significativa che l’uomo possa dare alla sovrana maestà di Dio, la più solenne dichiarazione che possa fare della sua completa dipendenza dalla potenza assoluta del Creatore. Il primo e principale aspetto dell’opera divina, che dobbiamo compiere con il Cuore Divino, è il sacrificio, poiché la sua essenziale attività sulla terra è stata la continua immolazione di se stesso. Il nostro primo dovere verso di Lui è quello di immolarci con Lui. Le parole sono solo un suono passeggero che proviene frequentemente dalle labbra. I sentimenti del cuore sono ascoltati solo da Dio, ed il suo linguaggio è più sincero di quello delle labbra, anche se non è sempre privo di illusioni. Ma, quando la creatura si offre da se stessa alla propria immolazione per onorare il suo Creatore, non riconosce forse che Egli è il principio della sua vita, l’arbitro supremo dei suoi destini? Questo è esattamente ciò in cui consiste il sacrificio. Esso non è solo la testimonianza di sentimenti, di parole o di atti: è la testimonianza della morte; l’osservanza della volontà onnipotente di Dio, non solo nell’accettazione del bene, ma anche del male; è il nulla e la tomba che ci obbligati a glorificare l’Autore della vita. Ma ciò che rende meritoria questa testimonianza è proprio ciò che sembra renderla impossibile: Dio non ha fatto le sue creature per niente e, nell’immolarsi, esse operano contro i suoi piani: « Voi non vi dilettate della nostra distruzione », diceva Tobia al Signore. E non c’è, infatti, nessun crimine che sia punito più severamente nella Scrittura che i sacrifici umani. Cosa possiamo fare per esprimere a Dio, attraverso il sacrificio, la nostra completa dipendenza, senza privarci della vita che Egli ci ha dato? Per molto tempo gli uomini non potevano fare altro che ricorrere al sacrificio di animali. Hanno sostituito la loro vita con quella degli animali. Sceglievano dai loro greggi i tori più grassi, o gli agnelli più teneri, e, immolando sull’altare dell’Altissimo quelle vittime, riconoscevano di dipendere da Lui non solo nei loro possedimenti, ma in tutto il loro essere. Fino a che punto questa testimonianza è stata degna della maestà di Colui al quale è stata offerta! Che cos’erano quegli agnelli o quei capri che venivano macellati per manifestare la grandezza dell’Altissimo? Non erano nulla di per sé, ma Dio li ha accettati come figure dell’Ostia Immacolata che, nella pienezza dei tempi, gli sarebbe stata offerta. Infatti, è nel seno di Maria che comincia a battere il Cuore che darà a Dio tutta la gloria che merita. Il suo primo battito fu l’inizio del suo sacrificio: « I sacrifici non potevano esservi graditi – disse a Dio Padre fin da quel primo momento – ma per rimediare alla loro insufficienza mi avete dato un corpo; così io ho detto: eccomi, sono pronto a fare la vostra volontà. » Avete bisogno di una vittima parimenti divina come Voi; perché la vostra infinita maestà e potenza siano riconosciute, deve essere sacrificata una vita di valore infinito. In realtà, la vita mortale del Salvatore non fu che una lunga immolazione, durante la quale Egli non cessò di offrire nel suo Cuore il Sacrificio che doveva offrire poi sulla croce. Il Sacrificio di sangue è durato alcune ore, mentre quello del Cuore è durato trentatré anni. Cosa manca ora alla gloria divina? Cosa manca nella testimonianza data all’Onnipotente dall’umanità? Quando un uomo, che è vero Dio accettò la morte in croce, in quel giorno ci fu una perfetta uguaglianza tra il saldo ed il debito. Quel giorno gli omaggi della terra erano in perfetta consonanza con la Maestà che riempiva il cielo. Ma il sacrificio è finito, la vittima ha lasciato l’altare e Dio Padre gli ha restituito la vita che aveva perso per amore. Cosa ci resta da offrire a Dio? Rimarremo senza sacrificio? La più perfetta delle religioni sarà privata dell’atto supremo della religione? Qui l’immenso amore del Cuore di Gesù chiamerà in suo aiuto la sapienza del Verbo di Dio. Il Cuore Divino aveva trovato i mezzi per iniziare la sua immolazione trentatré anni prima del sacrificio del Calvario. È giusto che ora trovi i mezzi per continuare il suo Sacrificio fino alla fine dei secoli. Colui che è immortale deve sottomettersi alla distruzione della morte, perché senza di essa non c’è sacrificio. Inoltre, il rinnovarsi del Sacrificio cruento del Calvario, deve avvenire non tutto in una volta e in un solo luogo, ma ogni giorno e in quasi tutti i punti dello spazio. Il Profeta infatti lo aveva annunciato e il Cuore di Gesù è incaricato dell’attuazione di questa parola: « Da est ad ovest il mio Nome è grande tra le nazioni, e ovunque l’ostia immacolata viene sacrificata e offerta nel mio nome. » La profezia non si è forse compiuta? L’Immortale non muore in ogni momento? L’Agnello Divino non è costantemente sugli altari? Qual clima, per quanto sia mortifero, quale regione è così barbara da non essere fecondata dal sangue di questa vittima divina? In quale momento del giorno o della notte non è immolato in qualche parte nel mondo?

L’immolazione eucaristica è solo apparente?

Diremo allora che questa immolazione è apparente, e che, di conseguenza, non può soddisfare le esigenze di una Religione perfetta, che chiede un vero sacrificio? Chi non vede che nel sacrificio reale ciò che piace di più a Dio non è la distruzione del corpo, come atto esteriore, ma la libera accettazione che ne fa il cuore? Se così non fosse, il sacrificio più glorioso per Dio sarebbe la morte incessante ed eterna che i condannati soffrono all’inferno. No, quello che Dio vuole è l’abbandono di un cuore così penetrato nel rispetto della sua sovrana Maestà, così pieno d’amore della sua infinita bontà, che dimentica se stesso, che si abbandona, si arrende, non fa conto di ciò che non sia Dio, e, contento di compiacerlo, accetta finanche la morte con la stessa volontà come della vita, la ignominia con tanta gioia quanto la gloria. Non sono queste le disposizioni del Cuore di Gesù nella Santa Eucaristia? Se è impassibile in se stesso, non è impassibile nella specie in cui è coinvolto. Sotto queste Egli è davvero soggetto ad insulti, ad oltraggi ed a rifiuti. Si guardi come si arrende a loro, con quanta sincerità si dona. C’è mai stata una vittima più obbediente? La morte stessa è per caso più passiva ed immobile? E qual è la causa di questa indifferenza? È per caso impotenza? No, perché quella Vittima-Ostia immobile è l’Autore della vita. Solo l’amore lo riduce in quello stato, l’amore per Padre suo ed il nostro amore. Cos’è che manca nel suo sacrificio perché sia il più libero, il più espressivo ed efficace di tutte le testimonianze date alla Maestà divina? D’altra parte, il Sacrificio che il Cuore di Gesù offre sull’altare non è un sacrificio isolato: è il rinnovamento perpetuo del Sacrificio del Calvario. Come il Cuore Divino ha potuto, trentatré anni prima, offrire quel Sacrificio di sangue, anche se il sangue non scorreva ancora, così potrà rinnovarlo ora e fino alla fine dei secoli, anche se il sangue non scorre. Era necessario che il sangue fosse versato una sola volta, perché quel Sacrificio, essendo pubblico, non poteva essere compiuto solo nel silenzio del cuore; ma avendo soddisfatto a questo requisito, cosa può impedire che il sacrificio si rinnovi frequentemente?

Noi completiamo l’immolazione eucaristica.

Il Sacrificio Eucaristico non è del tutto completo di per sé. La sua unione con il sacrificio del Calvario non è sufficiente a dargli tutta la perfezione che dovrebbe avere nella mente della Vittima divina. Sta a noi dargli il suo ultimo complemento. Poiché la terra continua ad oltraggiare la giustizia divina, è opportuno che l’espiazione di questi oltraggi non venga interrotta. I continui eccessi di sensualità e di orgoglio, devono essere contrapposti ad una reale e perpetua immolazione. Il sangue deve scorrere senza sosta, per lavare via le macchie con cui gli uomini non smettono di coprirsi. Ma quel sangue, che non può scorrere dal Cuore di Gesù, può scorrere dalle membra del Corpo mistico del Salvatore. Ed infatti, deve essere così. E se non fosse così, in che modo i membri sarebbero degni del Suo Capo? Come riconoscerebbe Dio Padre nei fratelli adottivi di Gesù Cristo, l’immagine del suo Figlio naturale? Non è forse l’unica condizione per la salvezza degli uomini, la loroà somiglianza con il modello divino degli eletti? E possiamo sperare di raggiungere la somiglianza con un Dio la cui vita di sacrificio è stata una continua immolazione, se ci rifiutiamo di immolarci con Lui? Non sarebbe ingiusto volere che il nostro Capo Divino si sacrifichi per l’espiazione dei nostri crimini, e rifiutarsi assolutamente di far parte di questa espiazione? Quando si incaricò di soddisfare per noi, non è stato per compensare la nostra impotenza. Offrendo se stesso per primo in sacrificio, ci ha messo a disposizione infinite soddisfazioni, che non potrebbero essere applicate a noi se non volessimo sacrificarci con Lui. – Anche se l’unione con il sacrificio del Salvatore non fosse di assoluta necessità, esso sarebbe comunque un obbligo d’onore. Ed infatti, supponendo che sia in nostro potere unirci alla più divina di tutte le opere di Gesù Cristo, il Sacrificio del Calvario, e che spettasse solo a noi dare al Sacrificio Eucaristico il complemento che gli manca, non saremmo forse noi felici di usare un tale potere? Questa indifferenza dimostra che non prestiamo attenzione ai desideri che il Cuore di Gesù ci manifesta assistendo alla sua immolazione eucaristica. Infatti, ogni volta che si Egli presenta a noi sull’altare, chiede il sacrificio di coloro che lo amano. In un altro tempo disse ai suoi Apostoli: « Sarò battezzato con un battesimo di sangue, e come sono in angoscia finché non sarà compiuto! » – Ognuna delle palpitazioni del suo Cuore aveva lo stesso merito dello spargimento di tutto il suo sangue. Ma quel merito non gli bastava, perché sapeva che gli uomini avevano bisogno della potente voce del sangue per uscire dal loro letargo. Perché vedeva ovunque che l’orgoglio e la sensualità avevano strappato via la gloria di Dio, proclamando che i piaceri e la gloria di questa vita sono gli unici beni dell’uomo. E ardeva dal desiderio di poter protestare contro queste menzogne e di gridare, con i tormenti e le ignominie della sua morte, che la gloria ed il piacere non sono nulla; che solo Dio merita il nostro amore. Per questo desiderava poter offrire, in faccia del cielo e della terra, quel Sacrificio che già da tempo aveva offerto nel suo cuore. L’orgoglio e la sensualità non esercitano lo stesso impero nelle anime e non rinnovano gli stessi oltraggi contro la Maestà divina? Il sacrificio del sangue versato liberamente e delle persecuzioni subite con amore è meno necessario oggi che in passato? Senza dubbio il Cuore di Gesù offre in esso il suo sacrificio mistico, di valore pari a quello della croce. Ma pur avendo lo stesso merito, non brilla allo stesso modo. C’è bisogno di qualcos’altro, quindi, per riparare alla gloria divina. È necessario che il battesimo di sangue sia rinnovato nel corpo del Salvatore. Il Cuore di Gesù assaporerà un’angoscia indicibile fino a quando i suoi membri non gli daranno la soddisfazione di vederlo riprodotto in loro. Questo è proprio quello che chiede ad essi: « Io faccio quel che è la mia parte, e ciò che voi non potreste fare. Offro a Dio mio Padre un’immolazione di un prezzo infinito, che metto a vostra disposizione; c’è però qualcosa che non posso più fare e che voi dovete compensare. Non posso più soffrire, eppure per ciò è necessaria una sofferenza volontaria per compensare la giustizia divina e salvare il mondo. Compensate la mia impotenza in ciò che questo riguarda, e nulla mancherà al nostro sacrificio; così sarà veramente il sacrificio di tutto il mio Corpo mistico; voi presenterete la materia e io le darò la virtù. In questo modo il mio Cuore avrà compiuto in voi la sua grande funzione, che consiste nel riprodurre Me stesso in ciascuno dei miei membri, e nel continuare nella mia Chiesa, fino alla fine dei secoli, la grande opera che ho compiuto nella mia Persona durante la mia vita mortale. »