APPARECCHIO ALLA SS . COMUNIONE (3)

APPARECCHIO ALLA SS . COMUNIONE (3)

[Sac. G. Riva: Manuale di Filotea, Milano, 1888]

APPARECCHIO VII.

Atto di Contrizione.

Mio Dio, mio Creatore e Redentor Gesù Cristo,  mi pento e mi dolgo con tutto il cuore di avervi offeso perché siete sommo bene, infinitamente buono ed amabile. Propongo, mediante la vostra grazia, di non offendervi mai più, di fuggire le occasioni del peccato e di farne penitenza. Spero che per la vostra bontà mi perdonerete.

Atto d’Adorazione.

Adoro umilmente la vostra infinita maestà avanti la quale tremano gli Angioli più sublimi. Vi riconosco per padrone e Signore di tutto il mondo,  e confesso che sono un nulla davanti a voi.

Atto d’Umiltà.

Come dunque ardirei io di venire a Voi, se Voi medesimo non mi invitaste con tanta bontà? Io non sono degno di ricevervi nel mio cuore, perché  una creatura vile ed ingrata, piena di miseria e di peccati, e voi siete il fonte d’ogni bene, il Dio della gloria, della maestà e della santità; ma dite una parola e l’anima mia sarà santificata. Gloriosissima Vergine Maria, Angioli e Santi del Paradiso, supplite, vi prego, con la vostra intercessione alla mia indegnità.

Atto di Desiderio.

Suvvia adunque, amabilissimo Gesù mio, degnatevi per la vostra bontà di venire nel mio cuore, che, senza Voi, nulla sono e nulla posso. Venite, vi prego, a guarire le malattie dell’anima mia, a fortificarla con la vostra grazia, illuminarla con la vostra luce, infiammarla con il fuoco del vostro santo amore, e rallegrarla con le vostre dolcissime consolazioni. Io desidero di ricevervi per gloria vostra e salute dell’anima mia: desidero di unirmi tutto a Voi e non separarmene mai più in eterno.

Atto di Fede.

Con la fede la più viva, la più ferma, io credo che nell’Ostia consacrata riceverò il vostro corpo, il vostro sangue, la vostr’anima, e la vostra Divinità. Lo credo più fermamente che se lo vedessi con i propri occhi, perché voi, che non potete mentire, lo avete detto, e se bisognasse sarei pronto a darà la mia vita per questa verità.

Atto di Speranza.

Per mezzo della s. Comunione, che sono per fare, spero che mi assisterete ne’ miei bisogni, mifortificherete nei miei travagli, mi darete la vostra grazia in questa vita e la vostra gloria nell’altra. Ecco quello che io, sebben indegno, a voi domando e da voi spero, perché voi, per vostra bontà, me lo avete promesso.

Atto di Carità,

Vi amo, Gesù dolcissimo, con tutto il cuore. E chi mai amerò, o Signore, se non amo Voi che mi amate tanto e siete il sommo Bene infinitamente buono ed amabile! Misero me che non vi amo ancora quanto debbo! Desidero di amarvi sempre più. Voglio prima perdere la vita che il vostro amore. Fatemi la grazia che io vi ami con tutte le forze, e vi ami continuamente, per amarvi poi in eterno nel Paradiso.

A Maria.

O speranza e consolazione della miserabile anima mia, gloriosissima Vergine, che diveniste la madre di tutti i fedeli, dando alla luce l’Autore e il consultore della fede, quello stesso Figliuol di Dio che io sono per ricevere sotto il velo di poco pane, degnatevi adesso di farmi parte dei vostri celesti tesori; vestitemi delle vostre virtù, affinché possa con più fiducia accostarmi alla sua mensa, e ritrarrò dalla presente Comunione quei gusti e quei vantaggi che ritraeste voi stessa, quando lo albergaste per nove mesi nel vostro seno, e tante volte lo riceveste sotto le specie sacramentali.

Agli Angeli.

Santi Angeli, ministri fedelissimi di quel Signore che io sono per ricevere, e voi specialmente, o mio amoroso Custode, illuminate adesso la mia mente con la pienezza della vostra scienza, perché conosca la mia viltà e l’eccellenza di quel Sacramento a cui sono per accostarmi. Sciogliete il ghiaccio del mio cuore ed accendetelo del vostro fuoco, affinché ami il mio Dio con quell’ardore con cui lo amate voi. Impetratemi insomma la vostra purità, la vostra innocenza, la vostra umiltà, il vostro fervore, e tutte le vostre virtù, affinché, ornata di una veste così preziosa, l’anima mia diventi un’abitazione non del tutto indegna della divina Maestà.

Ai Santi.

Santi Patriarchi e Profeti, che vaticinaste con tanti oracoli, rappresentaste con tanti simboli, e con l’ardore dei vostri desideri chiamaste dal cielo in terra quel divin Salvatore che sta per venire dentro di me: santi Apostoli, che foste i primi a partecipare a questo gran Sacramento; santi Martiri, che dalla divina Eucaristia riceveste la forza di sostenere con gioia i più spietati supplizi; santi Pontefici, che, a salute dei popoli, immolaste tante volte sopra l’altare questo Agnello senza macchia; santi Monaci e Romiti, che alimentati da questo pane miracoloso, superaste gli assalti i più violenti del mondo e della carne; sante Vergini, che con la diligente custodia del vostro candore, preparaste in voi una stanza degna di Dio, ed ora ne godete una visione più completa, e cantate d’intorno a lui il cantico tutto nuovo che non può essere cantato da alcun altro; voi infine, o Santi dei quali fa in oggi memoria la Santa Chiesa, e voi specialmente miei Avvocati e Protettori, impetratemi almeno una parte di quei doni dei quali abbondaste, affinché, accostandomi con fede viva, con carità ardente, con disposizione perfetta, a questa mensa di paradiso, ne riporti un gran lume per conoscere, una gran forza per superare tutti gli ostacoli che si incontrano nella vìa della salute, una risoluzione efficace di non trascurare alcun mozzo per sempre più avanzarmi nella santità e nella perfezione; onde, conformando ai vostri esempi tutta quanta la mia vita, meriti di essere un giorno compagno vostro nel cielo.

APPARECCHIO VIII.

Atti diversi,

Con cuor contrito, o mio Gesù, vi adoro.

E il vostro ajuto in ogni istante imploro.

Senza di voi nulla di ben poss’io,

Perciò domando il vostro ajuto, o Dio.

Tutto ciò che la Chiesa insegna e crede,

Lo credo anch’io colla più viva fede.

Io credo e spero in voi, Dio trino ed uno

Senza di cui non può salvarsi alcuno.

Credo e spero in Gesù mio Redentore,

Che crocifisso fu per nostro amore.

Creato fui per amar Voi, mio Dio,

Ma a tutt’altro pensai che al dover mio.

Or però, benché tardi, ho risoluto

Di tributare a Voi l’amor dovuto.

D‘avervi offeso, o Dio, ogni momento

Non per timor, ma per amor mi pento.

La vita e il sangue, o mio Gesù, darei

Per cancellare tutti i peccati miei.

Vorrei poter ricominciar la vita,

Per sempre amar Gesù Bontà infinita.

Come fermo nel mar stassi lo scoglio,

Cosi con Voi, caro Gesù, star voglio.

In Voi spero, Voi bramo ogni momento,

O vivo Pan del ciel gran Sacramento.

Per Voi vivo, o Gesù, per Voi respiro,

E di venire a Voi sempre sospiro.

Tanta fame ho di Voi, gran Sacramento,

Che per amor quasi languir mi sento,

Siccome al fonte l’assetato cervo,

Cosi sospira a Voi il vostro servo.

L‘unico fonte, o mio Gesù, Voi siete;

Chi beve al vostro sen non ha più sete,

Venite nel mio cuor, caro Gesù,

Per starvi sempre e non partir mai più,

Venite a ristorar col vostro sangue

L’anima mia che di tristezza langue,

In me venite a ravvivar la fede,

E a stabilir del vostro amor la fede.

E quando entrato nel mio cor sarete,

Come in trono d’amor nel cor sedete.

Offerta per le Anime Purganti

Sulla Sposa che geme, che langue

Nella foga di tutti i tormenti,

Scenda, o Nume pietoso, quel sangue,

Speme e vita de’ veri credenti,

Che cancellò l’antico reato,

Che rinnova dell’alme lo stato,

E gustare fa i gaudi del ciel

A chiunque al Signore è fedel.

Amore ed Umiltà,

Ecco quel dolce istante

Che in sacro velo ascoso

Tu vieni a me pietoso,

Eterno Re dei re,

Vieni nel seno mio,

caro pietoso Iddio;

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Come assetato il cervo

Corre veloce al rio,

Sull’ali del desio

Vola il mio cuore a te.

Da te ristoro brama

Te solo aspetta e chiama

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

In te che fonte sei

D’ogni immortal favore,

Ricerca questo core

La grazia che perdè.

M‘innebria dunque il petto

Di grazia e di diletto:

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Pascolo più soave,

Che ogni sapor contiene,

Di te mio sommo Bene

Per l’alma mia non v’è.

Unico pan del cielo,

A te mai sempre anélo:

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Pria mi donò la vita

Tua mano creatrice,

Poi vita più felice

Il sangue tuo mi diè.

L‘opra compisci adesso

Donami ancor tu stesso:

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Innanzi al tuo cospetto

Un’ombra, un nulla io sono,

Tu vanti il ciel per trono,

Ed hai le stelle al piè.

Eppur nel seno mio

D’accoglierti desio;

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

T‘offesi ingrato, è vero,

Ma piango il fallo mio,

Ed al tuo trono invio

La carità, la fè;

T’invio le più sincere

Fervide mie preghiere:

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Domanda di un Cuor nuovo

Io vorrei languir d’amore,

Ma non so come si fa.

O Gesù, datemi un cuore

Che amar sappia in verità.

Il mio cuor non è che gelo!

Per amar come conviene;

Antepon la terra al cielo,

Ed il falso al vero ben.

Ho bel dirgli che Voi siete

Solo degno d’ogni amor,

Che appagar Voi sol potete

Di sue brame il vivo ardor

Ei non bada, né intende,

E continua a vaneggiar;

Né il mio dir punto l’accende

Perchè voi pensi ad amar

Deh! un sì stolto e freddo core

Voi toglietemi dal sen.

E un cor datemi, o Signore,

Che del vostro amor sia pien.

Se un tal cor voi mi darete,

Gesù mio, ben v’amerò,

E d’amor per voi che siete

Tutto amor, io languirò.

Ma se il cor mi resta in petto

Qual finora sempre fu,

Io vorrei, ma invano aspetto

Di languir per voi Gesù!

A Maria

O del ciel gran Regina,

Tu sei degna d’ogni amor;

La beltade tua divina,

Chi non ama non ha cor.

Tu sei Figlia, tu sei Sposa,

Tu sei Madre del Signor:

Di noi pur, Madre pietosa

Tu innamori tutti i cor.

Tu del giusto sei la guida,

Sei conforto al peccator,

Che perdon, se in te confida,

Sempre ottiene dal Signor.

Tutti adunque, deh venite

A piegar Maria di cor,

E devoti a lei v’offrite

D’esser figli amanti ognor.

Si, Maria, vi dono il core

Egli è reo, ma se sarà

Da voi dato al mio Signore

Riliutarlo ei non saprà.

Altro ben da voi non brama,

Nè altro mai vi chiederò

Spero un di, se così v’amò

Che in eterno v’amerò.

Avvocata in questo esilio,

Già vi eleggo per pietà!

Impetrate a un vostro Figlio

La beata eternità.

Desiderio

Vieni, vieni, o dolce Amore,

Gesù mio, sposo diletto:

Vieni, o caro, in questo petto

Vieni, o Dio, non più tardar.

Vieni  o sposo,  vieni Amante,

Vieni o Dio del santo amore ;

Ecco aperto è già il mio core,

vieni in esso a riposar.

Dell’eterno Genitore

Tu sei Figlio e di Maria;

Cibo sei dell’alma mia;

mio conforto e mio tesor.

Qual solinga tortorella

Gemo e piango il fallo mio,

deh mi torna, amabil Dio,

Agli implessi del mio cor.

Come cervo sitibondo,

A te solo aspiro e anelo,

Fonte eterno in cui del cielo,

Si nasconde ogni piacer.

Pel desio di te, mia vita.

Venir meno già mi sento,

Più di me non mi rammento,

In te solo è il mio pensier.

G m’investono le tue fiamme,

Già quest’alma spicca il volo,

Mio Gesù, mio ben, tu solo

Puoi mie brame soddisfar.

Vieni dunque, vieni eletto,

Fior del campo, intatto giglio.

Di Maria augusto Figlio,

Io non posso più aspettar.

Aspettar più non poss’io.

Cara gioia, luce bella,

Di Giacobbe eletta stella;

 Io ti vengo ad incontrar.

APPARECCHIO IX.

Fede e domanda

Come ubertosi sono

Quegli orticelli aprici,

Cui l’acque irrigatrici

Non sogliono mai mancar.

Così sarà copiosa

Di frutti l’alma mia

Se dell’Eucaristia

Saprolla fecondar,

Sacramentata specie,

Che ascondi il mio tesoro,

Del sommo Ben che adoro

Deh lasciami bear,

In così gran mistero

Fa’ che i più ascosi arcani

Con occhi sovrumani

Io possa penetrar,

O testimon dolcissimo

Di sua passione e morte,

O vivo Pan, che forte

Bendi il mortai quaggiù:

Deh, fa’ che di te solo

M’occupi tutto e viva;

Né pensi, parli, o scriva,

Che di te sol, Gesù,

Del pane onde beato

Tu fai l’eterno regno,

Lo sai che non son degno,

Mio dolce Redentor.

Ma d’ogni fallo il sangue

Sparso da te mi scioglie,

L’indegnità mi toglie,

Nuovo m’infonde amor.

Mistico Pellicano,

Mio buon Signor, mio Dio,

Deh, tu dal lezzo mio

Mondami per pietà.

Mondami col tuo sangue,

Onde una stilla basta

D’Eva a salvar la guasta.

La rea posterità.

Sol col toccar la veste

Del Redentor dicea

L’inferma Cananea,

Potrommi risanar.

Che mai dovrò dir io

A cui vien or concesso

Di Cristo il Corpo stesso

Ricever dall’altar?

Volgi, Gesù, deh! volgi

Il guardo tuo pietoso;

Discendi a me lebbroso

Penetra in questo cuor.

Col tuo divin contatto

La lebbra sanerassi,

Ripiglieranno i passi

Le strade tue, Signor.

Qual tenero arboscello,

Che col languor dei rami.

Par che la pioggia chiami

Sua sete a ristorar.

Tale, o Gesù, il mio core,

Che da gran tempo langue,

Nel tuo divino sangue

Si brama dissetar,

Gesù, le cui bellezze

Si umane che divine

Bramano senza fine

Gli Spirti in ciel mirar,

Sempre il mio cor ti cerchi

E tal sien le brame

Che mai di te la fame

Non abbia in me a cessar.

Gesù, che sotto il velo

Del Sacramento or miro,

Deh compiasi il desiro

Del servo tuo fedel.

Quel gran desiro ond’ardo

Di vagheggiarti in volto,

E di vedermi accolto

Fra tuoi beati in ciel.

Desiderio.

Sospira questo core.

E non so dir perché,

Sospirerà d’amore

Ma non lo dice a me.

Rispondimi cor mio.

Perchè sospiri tu?

Risponde; voglio Dio,

Sospiro per Gesù.

Sospira, e non lasciare

Mai più di sospirar:

Tua vita sia l’amare

Chi ti sa tanto amar.

Sospira, e fa che sia

Gesù il tuo solo amor,

E tutta sia Maria

La tua speranza ognor.

Manda i sospiri tuoi

A chi ti può salvar;

E lieto spera poi

Quanto mai puoi bramar.

Sospiri miei, su andate.

Ite a trovar Gesù:

Ai piedi suoi restate,

Né vi partite più.

Dite che un cor vi manda

Ch’arde dì sua beltà:

Dite la sua domanda,

Ch’ egli la gradirà.

Amore ed Invito

Vieni, vieni, o mio Signore,

Vieni, vieni nel mio petto,

Fosti sempre il mio diletto,

Il primo e solo amor.

S‘io t’invito è questo amore

Che m’infonde un santo ardire,

Deh! non farmi più languire,

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Gesù mio, se a me tu manchi,

Che il mio tutto ognor sei,

Manca il lume agli occhi miei,

Perde l’alma il suo vigor.

Ah, se tu non mi rinfranchi,

Io mi sento già svenire;

Deh, non farmi più languire,

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Se una stella, un fior io veggo,

Tua bellezza mi rammenta,

Ogni voce o suon ch’io senta

Sol di te mi parla al cor.

Vedi ben ch’io più non reggo!

Alla forza del desire;

Deh! non farmi più languire;

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Vieni alfine, e meco unito

Resta, o caro, in sempiterno;

Da te lungi un altro inferno

Mi parrebbe il cielo ancor.

Del mio amore al dolce invito

Godi ormai, né  più fuggire,

Deh non farmi più languire.

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Senza te non trova pace

L’alma mia d’amor ferita.

Sei tu solo la mia vita,

L a mia calma, il mio tesor.

Se vedermi a te non piace

Di dolore, o Dio, morire.

Deh non farmi più languire

Vieni, ah vieni, o mio tesor!

Sia che spunti o cada il sole

Sempre a me tu sei presente!

In te fissa è la mia mente

Anche oppressa dal sopor!

No, non puote, ancor se vuole

L’alma mia da te partire

Deh non farmi più languire

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Ah! pietà di chi sospira

Te cercando, o sommo Bene

Metti fine alle mie pene

Ti commova il mio dolor.

Il mio cor pietoso mira

Che è già stanco di soffrire

Deh! non farmi più languire:

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Il desio frenar non posso

Onde tutto avvampo ed ardo,

Se a venir ancor sei tardo

Vengo meno a tanto ardor.

Ma il tuo cuor è già commosso,

Già ti sento a me venire.

Cesso ormai di più languire,

Già t’abbraccio, o mio tesor.

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[Tra i nove “apparecchi” riportati, ognuno troverà quello che meglio si adatti alla propria condizione,  momento ed alla circostanza. L’ultimo “Apparecchio”, in particolare, si presta ad essere cantato salmeggiando. – Importante è che gli “apparecchi” siano propedeutici ad una santa Comunione, ad una “vera” Comunione, ricevuta da un Sacerdore della Chiesa Cattolica, unica Arca di salvezza voluta da N. S. Gesù-Cristo, in unione con il Santo Padre Gregorio XVIII che, pur in esilio e nelle mani dei “nemici di Dio e di tutti gli uomini”, è pur vivo e vegeto, secondo le promesse del divin Redentore e del Sacrosanto Magistero della Chiesa [Cost. Apost. Paster Æternus]. I Sacramenti che non vengono ricevuti nella Chiesa Cattolica [è Cattolico colui che è in unione col Santo Padre … il “vero” – Bolla: Una Sanctam di Bonifacio VIII] sono invalidi, illeciti e sacrileghi, amministrati da falsi sacerdoti, apostati e mai validamente consacrati da mai-vescovi non-consacrati [novus ordo], o dai discepoli delle fraternità paramassoniche [se si preferisce si può anche eliminare il “para” … è lo stesso], mai-consacrati dal non-vescovo Lienart, il cavaliere kadosh, dal suo figlioccio Marcel ed epigoni vari, scomunicati ipso facto, oltretutto per essere fraudolentemente non-consacrati e senza alcuna Giurisdizione apostolica o missione canonica. Un falso sacramento, è una maledizione terribile, peccato gravissimo contro la fede e la carità, peccato mortale che conduce direttamente al fuoco della geenna.- ndr. -]

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.