CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (II)

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO 

Mons. J. J. Gaume:  

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I. , Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

INTRODUZIONE -2-

IV.

Il quarto motivo è l’interesse della società. Dire che dopo la predicazione del Vangelo non si è visto mai una insurrezione contro il Cristianesimo così generale e così ostinata come oggidì, è dire una cosa triviale a forza d’essere ripetuta, e a forza d’essere disgraziatamente vera: ma nel dir questo, è confessare che il mondo non è stato mai così malato e per conseguenza tanto minacciato da ignote catastrofi; insomma è dichiarare che, da diciotto secoli in poi, il demonio non ha regnato mai tanto imperiosamente come al presente. — Chi salverà l’infermo? Forse gli uomini? No. Tanto nel temporale come nello spirituale non vi è che un Salvatore, l’Uomo-Dio, Cristo-Gesù. Egli solo è la via, la verità, la vita: tre cose senza delle quali ogni salute è impossibile. Come farà l’Uomo-Dio a salvare il mondo, se questo deve esser salvato? Come Egli lo salvò, or son due mil’anni, per mezzo dello Spirito Santo. Perché? Perché lo Spirito Santo è il negatore adeguato di satana o dello Spirito maligno. Andiamo innanzi: se in nessun tempo dei secoli evangelici, il regno di satana non è stato così generale, né così accetto come è oggidì, mostra che l’azione dello Spirito Santo dovrà rivestire dei caratteri di una estensione e di una forza stragrande. Gli assiomi di geometria non ci compariscono meno rigorosi di queste proposizioni. Della necessità pertanto di una nuova effusione dello Spirito Santo per il mondo attuale, ne sentiamo già qualche presentimento, del quale non bisogna esagerare il valore, ma sarebbe temerario il non tenerne conto. Accettati questi presentimenti dal conte De Maistre, manifestati da un gran numero d’uomini rispettabili, sì per sapere che per virtù, sono discesi nel mondo della pietà, e formano le basi di una aspettazione assai generale. Il demonio stesso abusando di questo fondo di verità, ne fa uscir fuori una setta recentemente condannata dalla Chiesa. Alla nuova influenza dello Spirito Santo si attribuisce lo splendido trionfo della Chiesa, la pace del mondo, l’unità dell’ovile annunziata dai Profeti e dallo stesso Signor Nostro, come le altre meraviglie, tra le quali il domma della Immacolata Concezione sembra essere il pegno. – Comunque siasi, una cosa rimane accertata, e dà ad un Trattato dello Spirito Santo tutto il merito dell’opportunità. Il mondo non sarà salvo che per mezzo di Esso. Ma come salverà il mondo lo Spirito Santo, se il mondo lo ripudia? ed egli lo ripudierà se non lo ama. Come lo amerà, e come lo chiamerà egli? Essendo egli traviato, come potrà egli correre a porsi sotto il suo impero, se non lo conosce? Il far conoscere adunque lo Spirito Santo ci sembra, per tutti i versi, una necessità più che mai imperiosa. – Tali sono in compendio, i motivi principali del nostro lavoro. Ci sarà egli permesso di aggiungerne un altro? Noi abbiamo combattuto per venticinque anni lo Spirito Maligno, additando il ritorno del suo regno in mezzo alle attuali nazioni. Scorto da lungo tempo da taluni, negato pertinacemente da altri, questo fatto culminante della storia moderna, è oggidì palpabile. A confessione generale, il Satanismo o il Paganesimo, che è la stessa cosa, assume sotto i nostri occhi limiti così ignoti come la sua potenza. La Compagnia di Gesù per mezzo di uno dei suoi organi più accreditati, non sospetta su questa materia, ha riconosciuto la realtà del terribile fenomeno e lo ha proclamato in Roma poco distante dal Vaticano. – Nel 1862, durante l’ottava dell’Epifania, il Padre Curci, redattore della Civiltà cattolica, sale in pulpito, e per otto fiate, manda un grido d’allarme, mostrando che l’Europa, l’Italia, la stessa Roma sono invase dal paganesimo. « Il mondo moderno, esclama egli, ritorna a gran passi verso il paganesimo. Egli vi ritorna con le idee, con gli affetti, con le tendenze, con le opere, con le parole senza risuscitarne poi la grossolana idolatria. Ciò è talmente vero, che se dall’immenso sepolcro che appellasi suolo romano, uscisse vivo il popolo dei tempi degli Scipioni e dei Coriolani, e che, senza osservare i nostri templi ed il nostro culto, ponesse attenzione soltanto ai pensieri, alle aspirazioni, al linguaggio dei più, io son convinto ch’egli non troverebbe tra essi e lui altra sensibile differenza che nella prostrazione delle anime e nell’imbecillità déll’idee. » – E più innanzi: « Oh sì è vero pur troppo, e quantunque me ne dispiaccia, io lo dirò; tacere il male non è un mezzo per guarirlo. Il mondo attuale, e appunto adesso, la nostra Italia più forse di qualunque altra parte del mondo, comincia evidentemente ad avere dei pensieri, delle affezioni, dei desideri poco differenti da quelli dei pagani. Non crediate che sia necessario per questo adorare gli idoli. No. Il paganesimo nella sua parte costitutiva, o nella sua ragione d’essere, non implica altra cosa che il Naturalismo. Ora se voi mirate la società e la famiglia; se voi ascoltate i discorsi’ che si fanno; se leggete i libri e i giornali che si stampano; se voi considerate le tendenze che si manifestano, a fatica troverete in tutto ciò altra cosa che la natura, la sola natura, sempre la natura.  – « Ebbene, questo Naturalismo invasore e dominatore della società moderna, non è altro che il paganesimo puro puro; ma paganesimo mille volte più condannabile dell’antico, attesoché il paganesimo moderno è l’effetto della apostasia da quella fede che il paganesimo antico ricevette con tanta gioia, e che abbracciò con tanto amore. Paganesimo risuscitato, che ha tutte le servilità e tutte le abominazioni del defunto, senza averne l’originalità e la grandezza, essendo stato impossibile risuscitare la grandezza pagana a coloro che 1’hanno tentata, non essendo riusciti che a formare parodìe sfortunate e sempre ridicole quando non erano il più delle volte atroci. – Paganesimo disperato, attesoché nessun Balaam gli ha promesso una stella di Giacobbe, come succedette all’antico, il quale aspettava di risorgere; mentre il nostro, nato dalla corruzione del Cristianesimo, o piuttosto da una civiltà decrepita e incancrenita, non ha da aspettare altra chiamata che quella del supremo giudice, vendicatore di tante misericordie conculcate. 1 » Così, a confessione stessa de’ nostri più ardenti avversari, il verme roditore della moderna società, non è né il protestantesimo, né l’indifferentismo, né tale altra malattia sociale con particolare denominazione, ma bensì il paganesimo che tutte le comprende; il paganesimo nei suoi elementi costitutivi, come il mondo lo subiva or son diciotto secoli. Per completare adunque le nostre fatiche, che cosa restava egli d’ora innanzi se non che cercare di glorificare lo Spirito Santo, affinché, ripigliando il suo impero, cacci egli l’usurpatore e rigeneri di nuovo la faccia della terra?

VI.

Quanto al piano del lavoro, esso è delineato dal soggetto: cioè lo Spirito Santo in se medesimo, e nelle opere sue; la spiegazione delle opere sue meravigliose tanto nell’Antico che nel Nuovo Testamento, per conseguenza l’azione incessante, universale dello Spirito Santo, e quella non meno continua dello Spirito maligno; il luogo immenso che occupa nel mondo della natura, come pure nel mondo della grazia, e che deve sotto pena di morte, tenere, nella nostra vita la terza Persona dell’adorabile Trinità oggidì tanto obliata e sconosciuta; la duplice rigenerazione del tempo e dell’eternità a cui il suo amore ci conduce; la natura, infine le condizioni, la pratica del culto che il cielo e la terra a Lui vanno debitori per tanti titoli: tale è adunque l’insieme delle materie che compongono questo Trattato. – L’ordine è il seguente: Due Spiriti opposti si contrastano l’impero del mondo. La guerra essendo incominciata in cielo, si è perpetuata sulla terra. Isaia e san Giovanni la descrivono. San Paolo ci dice che è contro il demonio che dobbiamo combattere. Lo stesso nostro Signore annunzia non essere venuto sulla terra che per distruggere il regno del demonio. Noi non poniamo in contrasto questi due Spiriti; essi vi sono, non ne inventiamo il fatto ma lo constatiamo. Siccome è impossibile conoscere la redenzione senza conoscere la caduta, così è impossibile di far conoscere lo Spirito del bene, senza far insieme conoscere lo Spirito del male. Appena che noi abbiamo detto l’esistenza dello Spirito Santo, siamo obbligati a parlare di satana la cui nera figura apparisce come l’ombra accanto alla luce. L’esistenza di questi due Spiriti suppone quella di un mondo superiore al nostro; cioè la divisione di questo mondo in due campi nemici, come pure la sua azione permanente, libera e universale sul mondo inferiore. Stabilita che sia la realtà di questi tre fatti, noi veniamo a confermare la personalità dello Spirito malvagio, la sua caduta, la causa e le conseguenze della di lui caduta, insomma l’origine storica del male. – I due Spiriti non sono mai rimasti in regioni inaccessibili all’uomo, né estranei a ciò che succede sulla terra. Tutt’altro! essi padroni del mondo, si rivelano come i fondatori di due Città; la Città del bene e la Città del male. Città visibili, palpabili, antiche quanto l’uomo, estese quanto il mondo, durevoli perciò quanto i secoli, racchiudono nel loro seno il genere umano tutto quanto, al di qua e al di là della tomba. – La cognizione di queste due Città esaminata bene a fondo, interessa egualmente all’uomo, al Cristiano, al filosofo ed al teologo.

1° All’uomo, attesoché ogni individuo, ogni popolo, ogni età appartiene necessariamente all’una o all’altra.

2° Al Cristiano, attesoché l’una è la dimora della vita e il vestibolo del cielo; l’altra, la dimora della morte, e il vestibolo dell’inferno.

3° Interessa al filosofo, conciossiachè la eterna lotta delle due Città, formi l’ordito generale della storia, e sola renda conto di ciò che il mondo ha visto, di ciò che egli vede e vedrà sino alla fine, di delitti e di virtù, di prosperità e di infortuni, di pace e di rivoluzioni.

4° Interessa infine al teologo in quanto ché le due Città mostrando in azione lo Spirito del bene e lo Spirito del male gli fanno conoscere meglio di tutti i ragionamenti. Per conseguenza le due Città sono oggetto di uno studio, la cui importanza, e forse la novità ne faranno perdonare la lunghezza. La formazione, l’organamento, il governo, il fine della Città del bene; il di lei Re, lo Spirito Santo, rivelato dai nomi che Egli ha nei libri santi; i suoi principi, e gli Angeli buoni; la natura loro, le lor qualità, le loro gerarchie, gli ordini, gli uffici, la ragione sì degli uni che degli altri, sono altrettanti soggetti di particolari investigazioni. – Un lavoro analogo succede pure intorno alla Città del male. Noi facciamo conoscere la sua formazione, il suo governo, il suo fine; il suo re, satana, rivelato dai suoi nomi biblici; i suoi principi, i demoni; le loro qualità, gerarchie, la loro dimora, l’azione loro sull’uomo e sulle creature. – Ogni città dividesi in due classi, governanti e governati. Dopo i principi vengono i cittadini di ambe le città, gli uomini. Mostriamo l’esistenza di essi, posta tra due armate nemiche che se la litigano, come pure quei bastioni con cui lo Spirito Santo circonda la Città del bene per impedire all’uomo di uscirne, o al demonio di entrarvi. Non basta pei nostri bisogni conoscere le due Città in se medesime e nella metafisica loro esistenza; bisogna altresì vederle nell’azione, cioè studiar di entrambe la storia religiosa, sociale, politica e contemporanea Questo quadro abbraccia nelle sue intime cagioni, tutta la storia della umanità; ma noi non abbiamo fatto altro che abbozzarla. Contuttociò, il nostro saggio pone in rilievo il punto capitale, vale a dire lo spaventevole parallelismo che esiste tra la Città del bene e quella del male, tra l’opera divina per salvar l’uomo, e l’opera satanica per perderlo. Esporre questo parallelismo non solo nel suo insieme, ma altresì nei suoi tratti principali, ci è parso il miglior modo di smascherare lo Spirito delle tenebre, e di far sentire al vivo al mondo attuale, incredulo o leggero, la presenza permanente e l’azione multiforme del suo più terribile nemico. Quindi risulta, evidente come la luce, l’obbligo perpetuo e perpetuamente imperioso, nel quale noi tutti siamo, tanto popoli come individui, di tenerci in guardia, e sotto pena di morte, di rimanere o di rimettersi sotto l’impero dello Spirito Santo. Con questa conseguenza termina il primo volume dell’opera e ci conduce al secondo.

VII.

Affinché l’uomo ed il mondo sentano la necessità di ritornar sotto l’impero dello Spirito Santo fa d’uopo innanzi tutto che essi lo conoscano: Ignoti nulla cupido. Né potrebbe bastare una cognizione generale e puramente filosofica, ma ci vuole una scienza intima, particolareggiata, pratica: il dar questa è il fine dei nostri sforzi. Dopo d’avere dimostrata la divinità dello Spirito Santo, parlato della sua processione e della sua missione, e spiegato i di lui attributi, noi seguiremo la sua speciale azione sul mondo fisico e sul mondo morale nell’Antico Testamento. Questo lavoro ci preparerà ai tempi evangelici. – Qui si rivela in tutta la magnificenza del suo amore, la terza Persona dell’adorabile Trinità. Dinanzi a noi si presentano quattro grandi creazioni: la SS. Vergine, il Verbo incarnato, la Chiesa e il Cristiano. Questi quattro capi d’opera sono studiati con tanta più cura in quanto abbracciano tutta la filosofia della storia; poiché esse riassumono tutto il mistero della grazia, vale a dire tutta l’azione di Dio sul mondo. Questo mistero della grazia, pel quale l’uomo diviene Dio, è, in quanto dipenderà da noi, esposto nei suoi mirabili particolari, vogliamo dire il principio della nostra generazione divina, gli elementi di cui si compone, la loro natura, il loro concatenamento, lo svolgimento loro successivo, fino a tanto che il figlio d’Adamo sia giunto alla misura del Verbo incarnato, figlio di Dio e Dio Egli stesso. Le Virtù, i Doni, le Beatitudini, i Frutti dello Spirito Santo, tutto insomma il lavoro intimo della grazia, tanto poco stimato ai nostri dì, perché è assai poco conosciuto, sono spiegati con l’estensione necessaria al Cristiano che vuole istruirsi da se medesimo, e al prete incaricato d’istruire gli altri. Le beatitudini del tempo conducono alla beatitudine dell’eternità. L’Uomo divenuto figlio di Dio, mediante lo Spirito Santo, ha diritto all’eredità di suo Padre. Noi varcando il soglio dell’eternità tentiamo alzare un lembo del velo gettato sugli splendori e sulle delizie di questo regno creato e governato dall’amore; dove, tanto per il corpo come per l’anima, tutto è luce senz’ombra, vita senza limiti, cioè dire comunicazione plenaria, incessante dello Spirito Santo agli eletti e degli eletti allo Spirito Santo: in una parola, flusso e riflusso di un oceano d’amore che immergerà gli alunni del Crisma, alumni Chrismatis, in una eterna ebrietà. Tanti benefizi per parte dello Spirito Santo chiedono una proporzionata riconoscenza dalla parte dell’uomo. Noi mostreremo come questa riconoscenza siasi manifestata nella successione dei secoli, e come ella debba ancora manifestarsi. Ella splende nel tabernacolo del culto dello Spirito Santo, nelle feste, in associazioni, in pratiche pubbliche e private, istituite in onore dell’eterno Benefattore, a cui ogni creatura del Cielo e della Terra è debitrice di ciò che ella è, di ciò che ella possiede, di ciò che ella spera: Neque enim est ullam omnino donum absque Spiritu Sancto ad creaturam perveniens.

VIII

Per adempiere il nostro compito, difficile per la sua natura, per la sua estensione e per la precisione teologica che esso richiede, abbiamo, senza parlare dei concili e delle costituzioni pontificie, chiamato in nostro aiuto gli oracoli della vera scienza, i Padri della Chiesa. La Dottrina di costoro intorno allo Spirito Santo è così profonda e così abbondante che niente le si può sostituire. Aggiungasi che oggidì la conosciamo così poco, che essa offre tutto l’interesse della novità. Si tratta forse di precisare le verità dommatiche con rigorose definizioni, di dare la ragione ultima delle cose, ovvero di ‘mostrare la concatenazione gerarchica che unisce gli elementi della nostra formazione? In queste delicate questioni san Tommaso ci ha fatto da maestro. Possano le numerose citazioni che abbiamo preso da lui, farlo conoscere sempre più, e accelerare il moto che oggidì conduce gli spiriti seri verso questo incomparabile centro di ogni vera scienza, divina ed umana! –

A questo proposito noi domanderemo, non è egli tempo di ravvedersi dalla aberrazione che è stata così funesta al clero, ai fedeli, alla Chiesa, alla stessa società? « Esiste un genio unico nel suo genere, che l’ammirazione dei secoli chiama il Principe della teologia, l’Angelo della scuola, l’angelico Dottore. Questo genio, abbraccia in una immensa sintesi, tutte le scienze teologiche, filosofiche, politiche, sociali, e le insegna con una chiarezza ed una profondità senza paragone. Quantunque per la forma e qualche volta anche per il fondo la sua dottrina sia, da un tempo all’altro, marcata dall’inevitabile sigillo dell’umanità, ella è però di tal fatta sicura che al Concilio di Trento i suoi scritti, mediante un privilegio ignoto negli annali della Chiesa meritarono, secondo la tradizione, d’essere posti accanto alla Bibbia stessa. – Questo gran genio è un santo, al quale il Vicario di Gesù Cristo, nel canonizzare le sue virtù ha reso questa testimonianza solenne: « Frate Tommaso quanti articoli scrisse, tanti miracoli fece. Egli solo ha illuminata la Chiesa più di tutti gli altri dottori. E un’enciclopedia universale. Alla sua scuola si approfitta più in un anno che in quella di tutti gli altri dottori durante tutta la vita. » (Bolla di S. S. Giovanni XXII)  Finalmente, affinché nulla manchi alla di lui gloria, egli è un genio talmente potente, che un eresiarca del XVI secolo [Bucero] non temeva di dire: « Toglietemi Tommaso, io distruggerò la Chiesa. » (“Tolle Thomam, et Ecclesiam dissipabo”. —  In tal modo devesi considerare san Tommaso posto in mezzo ai secoli, a guisa di un serbatoio dove son venuti a riunirsi tutti i fiumi di dottrina dell’Oriente e dell’Occidente, e come un vaglio, per il quale le acque della tradizione sbrogliate di tutto ciò che non è alta e pura scienza, ci pervengono fresche e limpide senza aver perduto niente della loro fecondità. Ora questo dottore, questo santo, questo maestro tanto utile alla Chiesa, e tanto temuto dall’eresia, l’epoca del così detto Rinascimento lo ha bandito dai seminari, come essa ha bandito dai Collegi tutti gli autori Cristiani. Qual professore di teologia, di filosofia, di diritto sociale, or sono quasi trenta anni, parlava mai di san Tommaso? chi conosceva le sue opere? chi più le leggeva, chi le meditava, chi più le stampava? chi, e che cosa gli hanno eglino sostituito? Senza saperlo si era adunque almeno in parte realizzato il voto dell’eresiarca. Perciò che cosa è avvenuto? Dove è oggigiorno tra noi la scienza della teologia, della filosofia e del diritto pubblico? In che stato si trovano la Chiesa e la società? Di qual tempera sono le armi impiegate a loro difesa? Quale è la profondità, l’ampiezza, la solidità, la virtù nutritiva della dottrina; distribuita alle menti, nella maggior parte delle opere moderne; che cosa sono libri, giornali, riviste, conferenze, sermoni, catechismi? Noi non sappiamo che rispondere: ci è più caro salutare il movimento retrogrado che si manifesta verso san Tommaso. Fortunati noi se questi pochi versi, sfuggiti a ciò che vi ha di più intimo nell’anima, il dolore e l’amore, potessero renderlo più generale e più rapido. (Il voto dell’illustre autore, perché fosse richiamata all’antico onore la dottrina di S. Tommaso, è stato esaudito. Infatti nell’Enciclica Æterni Patris, il sapiente Leone XIII richiamava l’attenzione non solo dei Pastori della Chiesa, ma del mondo tutto, sul grave torto che si faceva all’Angelico Dottore, e sui gravi danni che ne conseguivano alla Chiesa e alla stessa civil società, con l’abbandono dello studio delle immortali opere del Dottore di Aquino – n. d. trad.-).

IX.

Noi esterneremo un ultimo voto, quello cioè di vedere ridestarsi nel clero e nei fedeli, l’ardore apostolico per lo Spirito Santo. Se è vero che tra i tempi presenti e i primi secoli del Cristianesimo esista più di una relazione, aggiungiamo un nuovo tratto di rassomiglianza per la nostra premura nel conoscere e per la nostra fedeltà nell’invocare la terza Persona dell’adorabile Trinità, sorgente inestinguibile di luce, di forza e di consolazione. Diventino dunque le parole del Savio, applicate allo Spirito Santo, e così ben comprese dai nostri maggiori, l’incoraggiamento dei nostri sforzi e la Regola della nostra condotta. « Beato l’uomo che è costante nella Sapienza, e medita la giustizia, e con la sua mente pensa le meraviglie del Dio creatore, redentore e glorificatore; che va studiando in cuor suo le vie di lei e ne penetra gli arcani; che la insegue come il cacciatore, e si pone nell’imboscata per sorprenderla, e rimira per le finestre di lei, e alla porta di lei sta a udire, e presso alla casa di lei prende i suoi riposi, e che pianta nelle mura di essa il chiodo per dispiegare la sua tenda a fine di abitare sotto la sua mano. Alla tutela di lei raccomanderà egli ed i suoi figliuoli, le sua facoltà, le opere, la vita sua e la sua morte, e gusteranno le delizie della pace. Ella stessa gli nutrirà con i suoi frutti, gli proteggerà con i suoi rami; e difesi dalle tempeste vivranno felici e riposeranno nella gloria: Et in gloria ejus requiescet. » (Eccl. XIV, 22 e segg.)