VIVA CRISTO RE (17)

CRISTO-RE (17)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO XXI

CRISTO, RE DELLA VITA UMANA

Cristo è il Re della vita umana!

Qual è il valore della vita per un Cattolico? Non è nessuno dei due estremi: né il godimento eccessivo della vita attraverso il lusso sfrenato, i piaceri o il culto del corpo; né l’altro estremo, il frivolo disprezzo dell’esistenza, che può arrivare fino al suicidio. La Chiesa cattolica ha sempre avuto una visione seria e rispettosa della vita e della salute. Non affermiamo ciò che tanti sostengono a torto: che “la salute è il bene più grande del mondo” – valutiamo molto di più l’anima – ma confessiamo apertamente che “la salute è il più grande dei beni terreni”; che è lecito, anzi necessario, fare sacrifici per essa; e che nessuno ha il diritto di accorciare di un giorno o di un’ora il tempo che la Provvidenza gli ha assegnato. – Pertanto, il Cattolico dà tutto il diritto che gli spetta alla salute, alla cura del corpo, perché sa bene che con un corpo malato non si può fare molto. Non è forse in questa vita che ci santifichiamo e ci rendiamo degni della vita eterna? Dobbiamo meritarla con il lavoro onesto, con l’adempimento fedele del dovere, con l’apostolato… E per questo abbiamo bisogno di un corpo forte e sano. La Religione cattolica parla continuamente della vita eterna e ci incoraggia costantemente a meritarla, ma non dimentica questa vita terrena. Non solo l’anima dell’uomo è santa, ma anche il corpo lo è, poiché è il dono di Dio Creatore. Per lo stesso motivo, la Chiesa ha sempre trattato il corpo umano con santa sollecitudine e lo ha sempre rispettato. Nel Battesimo, con cui la Chiesa ci accoglie, l’acqua santa tocca il nostro corpo, benedicendoci; nella Cresima, il crisma usato dal Vescovo unge il corpo; e nella sepoltura, l’acqua santa tocca di nuovo il nostro corpo. Per noi la vita terrena non è una punizione, come nella nebulosa dottrina della reincarnazione asiatica. No. Per noi la vita terrena è il mezzo che Dio ci dà per raggiungere la vita eterna. – Ciononostante, la Chiesa ci chiede di essere duri con noi stessi, di avere disciplina, abnegazione…. Non lo chiede per il gusto dell’abnegazione in sé, ma per garantire l’armonia tra corpo e anima. Questa armonia è stata disturbata dal peccato originale. Da allora il corpo è incline al peccato e non possiamo riconquistare la supremazia dell’anima sul corpo se non attraverso una severa disciplina. La Chiesa ha sempre apprezzato questa vita terrena e le ha dato l’importanza che merita. Essa dà valore alla vita corporea e a tutto ciò che è necessario per essere sani. Esistevano sette exoteriche (gli gnostici, i manichei) che vedevano nel corpo umano l’opera del principe del male e consideravano la vita terrena una tortura. La Chiesa li bollò come eretici. Ma allo stesso modo ha dichiarato eretici altri fanatici che, interpretando male la parola del Signore, chiedevano a tutti l’estrema povertà e la distribuzione dei propri beni. La Chiesa ha sempre insegnato che non solo l’eccessiva ricchezza è nemica della vita religiosa, ma anche la povertà, la miseria estrema. L’eccessiva agiatezza ci rende delicati e tiepidi; la grande miseria ci rende spietati; l’agiatezza ci rende orgogliosi; la miseria ci fa disperare; l’agiatezza rende l’anima incapace di vivere le esigenze della fede; la miseria ci rende insensibili. Per poter rispondere alla fede religiosa, è necessario che all’uomo non manchino le condizioni più elementari della vita, quelle minime. La Chiesa lo ha sempre saputo e lo ha sempre insegnato. Per questo la Chiesa ha sempre difeso la vita e l’invulnerabilità del corpo umano. Chi non si prende cura della propria salute commette un peccato. Amputarsi un dito, come facevano alcuni per sottrarsi al servizio militare obbligatorio, è un peccato. E se qualcuno si suicida, commette uno dei peccati più gravi.

Perché il suicidio è un peccato così grave?

Perché il suicida tocca un tesoro che non è suo: la vita; e commette un peccato che non potrà mai essere riparato; con la morte viene tagliata ogni possibilità di riparazione. Certo, la Chiesa è ben consapevole di quegli argomenti sentimentali con cui lo spirito deviato della nostra epoca riveste i suicidi di un certo fascino e li riveste di eroismo; è anche consapevole della terribile situazione economica in cui alcuni possono trovarsi; eppure rimane ferma nel suo atteggiamento: considera sempre e in ogni circostanza il suicidio come uno dei peccati più gravi. Voglio essere chiaro: noi non condanniamo nessuno, lasciamo il giudizio al Signore. Solo Dio può giudicare il grado di normalità o anormalità di quel povero disgraziato, di quel nostro fratello, con l’anima spezzata e in frantumi, nel momento in cui ha alzato la mano suicida contro se stesso. Eppure la Chiesa non può cambiare la sua posizione dottrinale; non può cambiare la sua opinione che solo Colui che ha dato la vita, il Creatore, può togliercela, e che né la malattia, né la morte di persone care, né la perdita di fortuna, né la delusione, né le illusioni frustrate, né la disgrazia, né la bancarotta, né qualsiasi altra prova ci danno il diritto di toglierci la vita. “Ma la mia vita è mia, è una mia proprietà personale! Che ti importa se voglio togliermela?” No, fratello! Tu possiedi un quadro d’arte. È l’opera di un pittore famoso. L’hai comprato. L’hai pagato. Il quadro è tuo. Eppure, non potete distruggerlo a vostro piacimento? No. Sarebbe sbagliato da parte vostra farlo. E quando si tratta della vita, essa è incomparabilmente più preziosa del miglior quadro, e anche perché la vostra vita è vostra rispetto alla mia, è vostra e non mia; ma non è vostra rispetto a Dio; non potete dire: è mia e non di Dio; è vostra nella misura in cui Dio ve la dà in usufrutto, ma è vostra nella misura in cui Dio ve la dà in usufrutto, nella misura in cui Dio ve la dà in usufrutto. È vostro nella misura in cui Dio ve lo concede in usufrutto, e ve lo concede perché porti frutto in opere buone finché non ve lo chieda. Siete usufruttuari e non proprietari assoluti. “Ma la vita è così dura, quando non c’è la minima gioia, quando si deve lottare tutto il tempo…..” Nemmeno allora. Questa vita terrena è davvero molto imperfetta; è solo uno stato di transizione. E se la sofferenza vi commuove, se la tristezza vi fa venire le lacrime agli occhi, è comprensibile. Ma romperla, annientarla?…; no, mai! “Ma nella mia vita è crollato tutto! Una cattiva amministrazione, un imbroglio, alcune decisioni sbagliate che ho preso… mi pesano e mi opprimono. Sono affondato… Che io possa almeno riparare ai miei torti!”. Espiare? Sì; ogni peccato richiede una riparazione. Ma ditemi: fare ammenda significa chiudersi la porta alle spalle, rendere impossibile qualsiasi tipo di riparazione? Riparare ciò che si è fatto di male significa avere il coraggio di correggere i propri errori, di iniziare una nuova vita. D’ora in poi potrete riparare con il vostro lavoro al peccato che avete commesso. Ma non è riparazione, bensì vigliaccheria, porre fine ad una vita sbagliata con un colpo di rivoltella; non è espiazione, ma fuga vigliacca, perché si rifiuta di pagare ciò che si deve, per risparmiarsi la fatica. Si tratta di un modo di pensare del tutto insensato e ingiusto. – Se ci guardiamo intorno, vediamo con stupore che questo modo di pensare del tutto insensato e, di conseguenza, il suicidio, si sta diffondendo al giorno d’oggi. Da quando ci sono state tante delusioni in amore, da quando ci sono stati tanti “fallimenti” negli esami, da quando la borsa va male? No, questo tipo di male non è nuovo per l’umanità, ma si sta diffondendo da quando il pensiero cristiano e la vita religiosa si sono indeboliti tra gli uomini. Per molti la vita terrena ha perso il suo valore. Come siamo arrivati a una conseguenza così fatale? Sembra strano, eppure è vero: il pilastro, la forza, il sostegno di questa vita terrena è proprio la vita eterna. Gli sfortunati adducono varie ragioni per spiegare le loro azioni: sfortuna, crisi economica, malattia, delusione…. Ma chi può dubitare che la maggior parte dei casi potrebbe essere evitata se si facesse capire loro che dovranno rendere conto a Dio, che non tutto è perduto, che la speranza non può mai venire meno quando si ripone la propria fiducia nel Signore, che è sempre pronto ad ascoltarci? Questa è una grande verità, una grande lezione tratta dall’esperienza: la vita umana, la vita sociale, ha bisogno del sostegno della Religione. Le fondamenta della società sono minate quando l’influenza della Religione viene meno. Non può esistere una società senza Religione, uno Stato senza Religione, sarebbe una follia, un omicidio. Non trovo un’altra parola: chi separa il corpo dall’anima è un assassino. E la Religione è l’anima della società. La vita dignitosa dell’uomo e la Religione formano un tutt’uno, come il corpo e l’anima. Il corpo è lo Stato; il suo fine, la prosperità naturale del popolo. L’anima è la Religione; il suo fine, la felicità eterna dell’uomo. Oggi vediamo in molti luoghi quanto scioccamente molti partiti e ideologie cerchino di far sì che lo Stato non si occupi di Religione, che la Religione non sia l’anima dello Stato…. Esaminiamo per un momento dove andrà a finire l’uomo senza Cristo. – Su questo punto si potrebbero scrivere pagine e pagine, raccontando i casi più improbabili. Ne trascrivo alcuni presi a caso; basteranno questi pochi per sentire come l’uomo si svilisce, come si abbassa il suo livello spirituale, come scompaiono i tratti umani dal suo volto, se durante il suo pellegrinaggio terreno si allontana da Gesù Cristo. A volte basta una piccola notizia di giornale per avviare le mie riflessioni. Ad esempio, l’Amministrazione postale degli Stati Uniti ha comunicato di aver adottato una nuova misura in via sperimentale, che si è rivelata molto efficace. Aggiunge che, una volta terminata la sperimentazione, sarà adottata definitivamente e la raccomanda vivamente agli interessati. Qual è l’innovazione? Che le poste si impegnano a trasportare a un prezzo molto vantaggioso, come “pegno senza valore”, le ceneri rimaste dai cadaveri bruciati. Con una piccola spesa, chiunque può inviare per posta le ceneri di un proprio caro… “gettone senza valore”… È un motivo di indignazione? A qualcuno potrebbe non sembrare, ma se ci pensiamo un po’… Non sentiamo tutti che qui manca qualcosa, che manca qualcosa nel giudizio degli uomini? – Non molto tempo fa è morto a Varsavia un famoso ladro, al cui funerale ha partecipato una folla immensa. In passato, la presenza a un funerale era un omaggio al defunto; da qui il nome “onoranze funebri”. Oggi muore un capo bandito o si suicida un uomo disperato, e gli uomini, isterici e non, eccitati dalle notizie sensazionalistiche dei giornali, sono capaci di aspettare per lunghe ore per assistere al momento della sepoltura. Scienziati di grande valore, artisti, genitori che fanno il loro dovere fino in fondo con silenzioso eroismo, sono accompagnati da pochi sull’ultima strada; ma quando si tratta di un assassino o di un suicida, i giornali lo pubblicano con numerose fotografie, e al funerale partecipa una folla immensa. Non sentiamo tutti che manca qualcosa nel giudizio degli uomini? – E che dire dei fautori del “suicidio assistito” e dell’eutanasia che, attraverso conferenze e articoli sui media, inducono le persone a porre fine alla propria vita? Che fatto terribile – e di cui nessuno sembra aver paura – che si debbano mettere recinzioni e sbarre intorno ai ponti per impedire alla gente di buttarsi giù! Non sentiamo tutti di aver perso Cristo? Non sentiamo tutti la bancarotta definitiva dell’incredulità? Dov’è il male? Nel fatto che abbiamo dimenticato che Cristo è anche il Re di questa vita terrena; non pensiamo di vivere secondo la dottrina di Cristo. Non c’è rimedio a questo se non in Cristo. Questo è l’unico modo efficace per prevenire il suicidio. Dobbiamo fare tutto il possibile per difendere la vita umana. Dobbiamo avere compassione per i suicidi. D’accordo. Ma… gli articoli che descrivono dettagliatamente come tale persona si è suicidata dovrebbero essere vietati dai media. Tutte le misure preventive sono giuste e lodevoli…. – Ma quando saranno efficaci tutte queste misure? Quando andremo a bere di nuovo alla fonte delle acque vive; quando torneremo a vivere per fede e ci renderemo conto che questa vita è il tempo della prova che Dio ci ha dato per diventare come Lui nell’amore, facendo la Sua volontà. Non ci è lecito abbandonare il posto di sentinella che Egli ci ha destinato, non ci è lecito fuggire vigliaccamente, ma dobbiamo perseverare in mezzo al fango e alla tempesta, al sole e al gelo, nella buona e nella cattiva sorte, facendo sempre il nostro dovere. “Chi ha orecchio ascolti….: A chi vince darò da mangiare dell’albero della vita, che è in mezzo al paradiso del mio Dio” (Apocalisse II:7).

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Cristo è il Re di tutta la nostra vita e solo una fede viva ancorata a Cristo è in grado di aiutarci quando la nostra vita è difficile. Abbiamo bisogno di corrimano quando saliamo su sentieri ripidi e delimitati da abissi vertiginosi. Questa strada ripida è la vita; il corrimano è la fede. Abbiamo bisogno della forza per continuare a vivere, la forza della fede. Oggi assistiamo ad una grande battaglia: quella disperata del divino e del diabolico, del bello e del brutto, del concetto cristiano e di quello pagano della vita. Con Cristo la vita ha un senso, anche se è piena di lotte; senza Cristo la vita non vale la pena di essere vissuta. Scegliamo dunque: Cristo o Anticristo? Dio o satana? Il regno di Dio sulla terra o l’inferno oscuro di una vita senza senso? Signore, il mio corpo, la mia anima, tutto è tuo! Dammi forza, salute, un corpo robusto, un’anima pulita, affinché tutte le mie fatiche siano una continua lode in tuo onore. Che io sia l’arpa e Tu il canto che ne scaturisce! Che io sia il fuoco e che il Tuo amore arda in me! Che io sia la quercia e che Tu mi tenga in piedi!