VIVA CRISTO RE (11)

CRISTO-RE (11)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO XII

CRISTO, RE DELLA FAMIGLIA (I)

IL BANCHETTO DI NOZZE DI CANA

Cristo è il Re della vita familiare, l’unico capace di rinnovare la vita familiare, oggi così attaccata e oltraggiata. Ogni momento vediamo e sperimentiamo come la vita familiare scricchioli alle fondamenta e minacci di crollare. Tutti sentiamo che la società è malata. Sono state approvate molte leggi per ripulire la situazione. Tutto ciò va bene, ma tutto questo è solo un bendaggio per la piaga che sanguina. Dobbiamo andare alla causa: la disgregazione della vita familiare. C’è chi crede che l’importante sia ripulire il Parlamento, il Congresso…, le imprese, l’istruzione…, i media…. Sì, tutto questo è importante, è vero, ma non è la cosa più importante. Dove sta il futuro dell’umanità? Nella famiglia! È la salvaguardia della vita sociale, dello Stato e della religione. Ed è proprio perché la malattia ha attaccato la vita familiare che è così scioccante e spaventoso vedere quanto sia cattiva la società di oggi. Se volessimo riassumere in tre parole le cose che assicurano la felicità della vita familiare, sceglieremmo queste tre: fede, armonia e fedeltà. – In un piccolo villaggio della Galilea, chiamato Cana, una coppia giovane e sconosciuta si sposò e invitò Nostro Signore Gesù Cristo ad un evento così importante. Egli accetta l’invito e partecipa volentieri alle nozze, portando con sé sua Madre e i suoi Apostoli. Per tirare fuori dai guai gli sposi compie il suo primo miracolo? Questa è in sostanza la semplice e incantevole storia…. Ma quali insegnamenti profondi si nascondono sotto queste semplici apparenze! Gli sposi vogliono sposarsi e invitano Nostro Signore Gesù Cristo al loro matrimonio. Potremmo chiederci: gli sposi di oggi, quando commettono il primo errore che poi avrà gravi conseguenze negative sul loro matrimonio? Quando invitano al loro matrimonio parenti, conoscenti, colleghi di ufficio, amici, tutti… tranne Gesù Cristo. È solo il Signore che dimenticano.  Questo è il male principale di molti matrimoni oggi: fanno a meno di Gesù.  – E nel dire questo non penso a coloro che hanno contratto solo un matrimonio civile, né penso a coloro che divorziano e cercano di risposarsi. Questo modo di agire, tra i Cristiani, è davvero incomprensibile. È incomprensibile come un Cristiano possa osare creare una nuova famiglia senza aver chiesto la grazia al Signore prima di prendere una decisione così importante. C’è un detto: “Stai andando in pellegrinaggio? Vi imbarcate in un pellegrinaggio? Pregare due. Sposarsi? Pregate cento. Attenzione: non siamo ingenui. La vita matrimoniale è piena di sacrifici e di responsabilità: come posso essere sicuro di poterli gestire? Ricorrendo alla grazia soprannaturale che nostro Signore Gesù Cristo ha meritato per noi. Il Sacrificio di Cristo nella Santa Messa, per amore della Chiesa, è un campanello d’allarme per gli sposi che devono anch’essi dare la vita e fare sacrifici per amore l’uno dell’altro e per il bene della famiglia che hanno formato. Per queste ragioni, Gesù Cristo ha elevato il matrimonio al rango di sacramento, affinché dall’altare scaturisca una nuova vita familiare e la grazia abbondante necessaria per essa. Infatti, è solo con l’aiuto della grazia divina che la fedeltà coniugale può essere garantita fino alla morte. È vero che al momento del matrimonio i due cuori vibrano con veemenza per la forza della reciproca infatuazione, ma la fiamma della passione più ardente alla fine si spegne; eppure, la fedeltà e l’amore non devono mai spegnersi nella vita matrimoniale. Non si spegneranno se il matrimonio è costruito su fondamenta sicure, sull’amore incommensurabile dell’amore di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, che si è dato per noi fino a dare tutto il suo sangue, amore fedele fino alla fine.  Ma perché un matrimonio sia cristiano, non basta che lo sia esteriormente. Può capitare che il matrimonio sia esteriormente sfarzoso e sontuoso, con un’entrata in chiesa sfavillante, mentre viene suonata la marcia nuziale di Mendelson…, eppure gli sposi si uniscono in un matrimonio cristiano senza rendersi veramente conto di cosa significhi: un cammino di santificazione a cui Dio li chiama. Infatti, ci possono essere Cattolici che considerano il matrimonio con gli stessi criteri pagani con cui coloro che non hanno fede considerano il matrimonio civile. Non come un vincolo sacro, ma come un semplice contratto in cui “do per ricevere”. – Non come una vocazione che dia molta gloria a Dio, ma come un’unione temporanea “finché andiamo d’accordo”. Non come un impegno definitivo ad amarsi e ad essere fedeli l’uno all’altro fino alla morte, ma come un modo di vivere insieme e di godere della reciproca compagnia. Non con l’intenzione di formare una nuova famiglia in cui l’arrivo di ogni figlio sia una benedizione di Dio, ma al contrario: con l’intenzione di avere il minor numero possibile di figli, o addirittura nessuno. È la mentalità pagana di chi pensa che avere molti figli sia da idioti, e non essere consapevoli di come va il mondo? Non si chiede come Rachele: “Dammi dei figli, altrimenti muoio” (Genesi XXX, 1). – Per la Chiesa, il matrimonio cattolico è qualcosa di molto serio e sublime. a) Rappresenta niente di meno che la relazione d’amore che esiste tra Cristo e la sua Chiesa; b) È una vocazione a formare la Chiesa domestica, in cui gli sposi si santificano aiutandosi a vicenda; c) È una partecipazione all’opera creativa di Dio. Qualcosa di molto superiore alla semplice biologia e al semplice contratto naturale…. – Il Signore vuole che gli sposi partecipino alla procreazione di nuovi esseri umani, chiamati ad essere figli di Dio in questo mondo e nell’eternità. Ecco perché la scelta del marito o della moglie dovrebbe essere fatta non tanto in base alla bellezza o alla fortuna, cose di secondaria importanza, ma in base al fatto che questo giovane uomo sarà un buon marito e padre, o questa giovane donna sarà una buona moglie e madre, con cui condividere la vita e aspirare alla santità. – È vero che l’uomo non può vivere d’aria; e non è sbagliato che gli sposi valutino se hanno le condizioni economiche giuste per garantirsi minimamente il futuro? Ma l’economia non deve essere messa al primo posto, anteponendola ai valori spirituali. Al contrario, la concezione pagana del matrimonio considera i figli come un ostacolo, non come una benedizione di Dio, e quindi pone ogni possibile ostacolo alla loro nascita. Convinciamoci che il matrimonio contratto senza Cristo non garantisce una felicità duratura, né tantomeno la fedeltà fino alla morte. Non c’è da stupirsi che ci siano così tanti divorzi e rotture nella vita familiare. – Se i coniugi non conducono una vita di pietà, se non dedicano ogni giorno del tempo alla preghiera, è impossibile che Cristo sia il centro della casa. – Solo quando il Cuore di Gesù presiede al centro della casa, quando Cristo è il Re della famiglia, la fede si mantiene, c’è gioia nei cuori, felicità in mezzo alle prove? Perché Cristo deve santificare tutta la vita familiare: le faccende, le conversazioni, i divertimenti. In questo modo la casa sarà un’anticipazione del paradiso; e quando ci saranno molti cieli di questo tipo, la società inizierà a migliorare. Cristo salverà la famiglia, se la famiglia lo accetta come Re.

CAPITOLO XIII

CRISTO, RE DELLA FAMIGLIA (II)

NAZARETH

“Bisogna che ci sia scandalo”, ha detto una volta il Signore; ma quando lo scandalo diventa un fatto quotidiano, un’abitudine, che attanaglia migliaia di famiglie, è il segno terrificante della disgregazione della società. Non dobbiamo infatti dimenticare che i popoli sono costituiti da famiglie e muoiono con le famiglie. E non sarebbe così grave se vedessimo il male solo nelle famiglie non credenti, che si vantano di essere agnostiche e di non avere fede. In fondo, potremmo dire: non hanno scelta. Ma la cosa grave è che questo male colpisce anche le famiglie cristiane: giovani che si avviano al matrimonio senza amarsi, spinti solo dalla passione, coniugi che non mantengono la fedeltà reciproca e che non vogliono avere figli, o non li educano, se li hanno, come dovrebbero…. Non c’è problema più angosciante della crisi della vita familiare. Eppure il Padre ha dato “tutto” a Cristo. Ma se “tutto” è stato dato a Lui, allora anche la famiglia appartiene a Cristo. È nella famiglia che nasce la vita, sia corporea che spirituale; è nella famiglia che si sviluppa la vita morale e religiosa, così come quella immorale e degradata. Tutto dipende dalla famiglia. Dal seno della famiglia provengono gli uomini onesti, laboriosi, puliti…, e da essa provengono anche i criminali, gli increduli, gli oziosi, i corrotti…. È terribile vedere quante famiglie si disgregano! Dove trovare un rimedio? Dove? A Nazareth, nella vita della Sacra Famiglia. – Il Figlio di Dio ha vissuto nascosto in una casa per trent’anni; dei trentatré anni della sua vita mortale, ne ha trascorsi trenta nella casa dei suoi genitori. Cosa ci mostra con questo esempio? È la migliore predica agli uomini di oggi: Uomini, state a casa! Gesù Cristo ha trascorso trent’anni a Nazareth: padri, madri, giovani…, amiamo la vita familiare. Questo è ciò che ci insegnano Gesù, San Giuseppe e la Beata Vergine. – Mamme, mogli, dovete fare il possibile per rendere la casa davvero calda e accogliente, in modo che marito e figli non debbano lasciarla, tentati dal caffè, dal bar, dalle feste… Santa casetta di Nazareth, casa traboccante di gioia e felicità! – Se marito e moglie vivono davvero una vita di unione con Dio, se Cristo è il Re della famiglia, ci sarà felicità in casa. A volte il padre di famiglia ha una bella casetta, anche se modesta; figli sani e un po’ monelli; uno stipendio sufficiente, ma non abbastanza per le cose superflue…, abbastanza per condurre una vita dignitosa. Ma lui non ci fa caso e cerca la felicità altrove: divertimenti, feste con i compagni, alcol… Prova di tutto per anni, alla ricerca di una felicità che non arriva mai. Ma invano… Finché alla fine, a volte troppo tardi, lo trova nella sua stessa casa, nella sua stessa abitazione.  – Dobbiamo scoprire la felicità della vita familiare! Brilla negli occhi del bambino, nel primo balbettio delle sue labbra, quando dice: “Papà, mamma…”; quando prova il suo primo passo…, quando salta di gioia davanti alla culla…, quando unisce le mani per pregare con la mamma…, quando recita una poesia per il compleanno del padre…, quando racconta le impressioni del suo primo giorno di scuola…, della sua prima Comunione…, quando termina gli studi universitari…, quando si sposa e forma una nuova casa….  “Ma tu non conosci la vita! – Sì, ci sono piccoli momenti di felicità, ma ci sono molte più sofferenze che dobbiamo attraversare”. Sì, c’è anche la sofferenza. E a volte è colpa degli stessi coniugi – gelosia, litigi più o meno gravi, egoismo, capricci, spese superflue… – non possono essere imputati alla sfortuna, sono cose che si potevano evitare. In questi casi possiamo applicare a noi stessi la risposta data da Gesù Cristo a Pietro: Tu mi chiedi: quante volte devi perdonare al tuo fratello quando pecca contro di te? Fino a sette volte? Non vi dico sette volte, ma fino a settanta volte sette (Mt XVIII, 22).  – Nel matrimonio ci sono giorni di calma e giorni di tempesta; ma se Cristo lo ha benedetto, gli uragani più furiosi non possono distruggerlo.  Ci sono anche sofferenze che non possiamo evitare: malattie, disgrazie inaspettate, contrattempi, morte di persone care; ma se avete una fede profonda in Dio Padre riuscirete sempre a trovare la giusta consolazione e a ritrovare la pace. – E se manca la fede?  Allora è un caso senza speranza. Assistere al capezzale di un figlio morente, senza fede; vedere morire il proprio coniuge, senza fede; subire i piccoli e grandi martiri della vita, senza fede… è l’inferno in terra. Chi non ha una fede viva, manca dei fondamenti, qualcosa che non può essere sostituito da nulla. Se non avete fede, è difficile superare il vostro egoismo e amare i vostri parenti, essere comprensivi nei loro confronti… quindi è logico che non sarete felici a casa.  Per questo la Chiesa è contraria ai matrimoni misti tra due persone di religione diversa, dove non ci può essere una completa unione di spirito, o dove questa può essere raggiunta solo con difficoltà. Molti rimproveri vengono mossi alla Chiesa Cattolica per questo. La Chiesa Cattolica è accusata di essere “intollerante”, di “disprezzare coloro che appartengono ad altre religioni”, di “mancare di compassione”…. Eppure, se ci pensiamo con calma, capiremo che la Chiesa non può procedere in altro modo.  Esaminiamo con calma: perché la Chiesa è contraria ai matrimoni misti? 1° Per il bene dei coniugi stessi e 2° Per il bene dei figli. I coniugi devono vivere in armonia, condividere lo stesso spirito, avere lo stesso ideale. Il matrimonio deve rifiutare l’equazione matematica 2 = 2; il matrimonio deve dire 2 = 1; cioè, ci sono due persone, ma hanno un solo cuore, una sola volontà, un solo desiderio, un solo ideale. Come ha detto qualcuno: due cuori, ma uno che “batte all’unisono”. Questa perfetta concordia o armonia è tutt’altro che impossibile in un matrimonio misto. La perfetta armonia non può regnare se il marito è un professore universitario e la moglie è analfabeta; se la contessina sposa un contadino; se la differenza di età tra i due è molto marcata…. Tutti questi matrimoni sono pericolosi. Perché se differiscono molto per posizione sociale, per cultura, per età, è difficile che diventino una stessa anima, che abbiano un rapporto di cuori. Ma la Chiesa non mette mano a questa materia, non proibisce questi matrimoni, perché in essi l’armonia, anche se difficile, non è impossibile; e uno spirito di benevolenza e di amore cristiano può colmare le differenze. Se, invece, gli sposi sono in disaccordo sulla questione principale della religione, questo è spesso un ostacolo così grande all’unione degli spiriti che è quasi impossibile rimuovere le differenze; così la Chiesa è costretta a dichiarare che la differenza di religione è un impedimento al matrimonio. – Se guardiamo la questione in questo modo, troveremmo nella posizione della Chiesa un motivo di offesa, intolleranza, disprezzo per i fedeli di un’altra religione? Devo amare mia moglie… donandomi completamente a lei; devo amare Dio… anche Lui completamente, senza riserve. Ma se non abbiamo la stessa religione, questo è quasi impossibile. O non amerò completamente mia moglie, o non amerò la mia fede. La grande difficoltà di superare queste insidie è evidente. – La Chiesa ha ragione nel proibire i matrimoni misti e, tra le altre ragioni, lo fa per paura che i coniugi non riescano a raggiungere la perfetta armonia. Perché questa armonia è così difficile? Partiamo dal concetto di matrimonio. La parte cattolica sa, per fede, che il matrimonio è una cosa sublime e santa, uno dei Sacramenti istituiti da Nostro Signore Gesù Cristo. E la parte non cattolica? Crede, con Lutero, che il matrimonio sia una cosa meramente civile, o con Calvino, che il matrimonio sia tanto lontano dalla dignità di un sacramento quanto l’agricoltura o il mestiere del barbiere. Il Cattolico segue la parola del Signore: “Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt XIX, 6; Mc X, 9); cioè, il Cattolico confessa che il matrimonio è indissolubile. Il non cattolico, invece, ritiene che possa essere sciolto. E se lo stato d’animo o l’interesse lo impongono, lascerà il partito cattolico nei guai. Nei matrimoni misti, la parte cattolica è quella che rischia di più, perché l’altra parte può, secondo i suoi sentimenti, risposarsi, mentre la parte cattolica sa di essere legata per tutta la vita. Né si trovano d’accordo sulle questioni più importanti di come affrontare la propria vita. Marito e moglie devono aiutarsi e amarsi a vicenda. Ma come può essere possibile se c’è un abisso invalicabile tra loro sulle questioni più importanti? Il marito cattolico non vuole mangiare carne il venerdì; il non cattolico, invece, lo esige. Il Cattolico vuole pregare l’Ave Maria; il non cattolico, invece, non acconsente a tale “idolatria”. Il Cattolico vuole confessarsi; il non cattolico ride di questa “superstizione”! Passano la vita insieme, si vedono insieme per strada, nei divertimenti…; ma quando arrivano alla porta della Chiesa, è proprio in quel momento che devono separarsi: ciò che è sacro per una delle parti è materia di riso per l’altra; ciò che è una festa per l’una è un giorno di lavoro per l’altra. “No, ma non è così”, mi si obietta. L’uomo educato e affabile non disconosce mai le convinzioni religiose di un’altra persona. Possono vivere bene ed essere felici, senza criticare la religione dell’altro…”.  Non sto dicendo di no. In effetti, ci sono casi di coniugi educati e affabili che evitano delicatamente nelle loro parole qualsiasi allusione alla differenza che li separa. Ma una tale situazione può essere considerata ideale? Quando, per amore della pace, si devono mettere a tacere i sentimenti più intimi, quando si deve rinunciare a condividere le proprie convinzioni più profonde per il resto della vita, è possibile cantare le lodi? Inoltre, se i coniugi non possono esprimere le loro convinzioni religiose, se devono continuamente trattenersi negli esercizi di pietà per paura di offendere l’altro, quale sarà il risultato? Questo accade abbastanza spesso nei matrimoni misti: entrambe le parti diventano fredde nei confronti della propria religione e finiscono per non essere né calde né fredde, né carne né pesce, né cattoliche né protestanti, ma due persone che hanno perso la certezza della propria fede.  – La Chiesa ha un’altra ragione per condannare i matrimoni misti, anche nei casi in cui si promette che tutti i figli saranno Cattolici. Qual è quest’altra ragione? L’educazione dei bambini. Infatti, se i coniugi stessi soffrono le conseguenze di non avere le stesse convinzioni religiose, i figli nati da matrimoni misti le sentiranno molto di più. Sottolineo: anche se tutti i bambini devono essere Cattolici!  Supponiamo il primo caso: il padre li cresce nella fede cattolica. Quanto più i bambini sono profondamente religiosi, tanto più rapidamente la triste domanda salirà sulle loro labbra quando, ad esempio, la madre li saluterà alla porta della Chiesa: “Mamma, perché non entri?”  – E ancora più frequente è quest’altro caso. Il bambino riceve contemporaneamente due diverse educazioni: una cattolica, l’altra non cattolica, opposte tra loro. Qual è la conseguenza? L’educazione cattolica e quella non cattolica, entrambe tiepide, vengono mescolate insieme… e ne risulta una totale indifferenza religiosa. Non credi, lettore? Una coppia di anziani coniugi, davvero molto simpatici, viveva in una piccola casa con un giardino…. Un giorno di primavera la moglie pensò: “Il mio vecchio ama molto i fagioli; gli farò una sorpresa, seminerò fagioli in tutto il giardino… Come ne sarà felice!” E così fece. Il marito, invece, pensava: “Ecco l’orto senza alcun raccolto…; seminerò i piselli…, è il piatto preferito della mia signora…”. E ha anche messo in pratica il suo piano. Dopo qualche giorno, la donna andò nell’orto e guardò con curiosità se i fagioli stavano spuntando. “Qualcosa di verde spunta qui…; vediamo, vediamo…; sono fagioli?…; deve essere un’erbaccia…”, e tirò su tutto con cura. Non passò molto tempo prima che anche l’uomo si intrufolasse nell’orto per vedere se i piselli avevano già spuntato la testa. “Qui c’è qualcosa, ma non sono piselli…”, e anche lui tirò su la pianta che gli sembrava un’erbaccia. E il buon marito e la buona moglie possono aspettare… e aspettano anche oggi… il raccolto! – È necessario applicare la stessa storia ai matrimoni misti e difendere il criterio della Chiesa? Anche i protestanti seri lo capiscono e lo accettano! – Quando il caso è grave, per evitare mali maggiori, la Chiesa concede la dispensa dall’impedimento, permette i matrimoni misti; e poi impone la condizione che tutti i figli siano Cattolici. Chi non vuole accettare questa condizione, o fare una promessa formale di adempierla, non può sposarsi lecitamente; e se deve ricevere la benedizione nuziale in una chiesa non cattolica, la Chiesa lo scomunica e lo esclude dal numero dei suoi figli. “Questo è troppo”, risponderanno alcuni, “è una crudeltà”. Non lo è. Infatti, se credo che la Religione Cattolica sia la vera religione, non posso cedere nemmeno uno dei miei figli a un’altra religione. Nella storia di Salomone, la falsa madre avrebbe dato metà del figlio all’altra; non così la vera madre. E tale è la Chiesa. “Ma la scomunica non è una crudeltà? Non posso confessarmi, né posso essere sepolto secondo la mia religione!”. Ah, ma chi ha iniziato, non ha abbandonato la sua religione, non è entrato in un tempio non cattolico, non ha rinunciato ai suoi figli e ai figli dei suoi figli? Non hai forse consegnato i tuoi figli e nipoti e tutti i loro discendenti ad un’altra religione? Non ti sembra crudele la punizione della Chiesa per un atto così grave? Non puoi confessarti? E non ti fa male? E non ti fa male aver consegnato tuo figlio a un’altra religione, in cui né lui, né i suoi figli, né i suoi nipoti, né nessuno dei suoi discendenti remoti può confessarsi? Che il Sacerdote cattolico non ti seppellisca? E ti sembra troppo? Non vuole seppellire nemmeno vostro figlio… e la colpa è vostra.  – Non è per crudeltà o per odio verso le altre religioni che la Chiesa dà questa nota di fermezza e severità; è perché il permesso senza condizioni sarebbe una resa inammissibile, e anche con i precedenti e dovuti requisiti, la Chiesa lo concede malvolentieri, perché sa, per triste esperienza, qual sia l’esito di solito. – La Chiesa ha già perso migliaia di bambini a causa dei matrimoni misti, ed un numero ancora maggiore di anime si è raffreddato; per questo motivo sta in guardia ed evita per quanto possibile la causa di tanti mali. – “Ma perché, se tutti i bambini sono Cattolici, quanto è degno di pietà il bambino la cui madre non è cattolica! Non voglio sminuirla, Dio non voglia. Se crede profondamente e rispetta la sua religione, la rispetto; può essere una madre ideale sotto molti aspetti; ma c’è un punto su cui non possa esserlo: nella preghiera; questa madre non può pregare con il suo bambino.

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Nelle grandi città, le piccole luci delle case sante brillano di notte. E brillano anche le insegne luminose ed allettanti nelle strade, nei caffè, nei bar, nei cinema, nei locali notturni. E sapete quale potrebbe essere la rovina dell’umanità moderna? Che le piccole luci della casa siano sconfitte dalle esche che brillano nella strada e che seducono l’uomo a lasciare la casa. – Salviamo la vita familiare, invitiamo il Redentore, Cristo, e allora avremo trovato l’unica medicina efficace per il nostro male. Quale medicina? Questa: rendere la casa un paradiso. I nostri primi genitori avevano il paradiso come casa; gli sposi di oggi che amano Cristo faranno della loro casa un paradiso. E il giorno in cui la casa sarà un paradiso, guarirà il nostro mondo malato.

VIVA CRISTO RE (12)