LA SUMMA PER TUTTI (22)

LA SUMMA PER TUTTI (23)

R. P. TOMMASO PÈGUES

LA SOMMA TEOLOGICA DI S. TOMMASO DI AQUINO IN FORMA DI CATECHISMO PER TUTTI I FEDELI

PARTE TERZA

GESÙ CRISTO OSSIA LA VIA DEL RITORNO DELL’UOMO VERSO DIO

Capo XLI

Del sacramento della Estrema Unzione.

1742. Fra i sacramenti della Chiesa, Ve ne è uno che ha per oggetto speciale di preparare l’uomo ad entrare in cielo quando sta per morire?

Sì; è il sacramento della Estrema Unzione (XXIX, 1).

1743. Che cosa intendete per Estrema Unzione?

Intendo quel sacro rito istituito da Gesù Cristo, che consiste nell’ungere con gli oli santi un infermo in pericolo di morte, chiedendo a Dio che tutto ciò che può restargli di debolezza spirituale per causa dei suoi peccati passati, gli venga rimesso per ricuperare la piena e perfetta salute spirituale che gli permetterà di entrare, nel pieno vigore dell’anima, nella vita della gloria in cielo, per godervi eternamente Dio (XXIX – XXXII).

1744. Questo sacramento ha per effetto di rimettere i peccati?

No; perché non è ordinato né contro il peccato originale come il Battesimo, né contro i peccati mortali come la Penitenza; oppure in un certo senso, contro i peccati veniali come la Eucarestia; ma a ristabilire le forze, tolto che sia stato il male del peccato. Tuttavia, in forza della grazia speciale che esso conferisce e che è incompatibile col peccato, può rimettere, per modo di conseguenza, i peccati che per caso si trovassero nell’anima, purché non vi siano ostacoli da parte del soggetto, vale a dire che egli sia in buona fede ed abbia già fatto da se stesso ciò che da lui dipendeva, perché questi peccati fossero rimessi (XXX, 1).

1745. Il sacramento della Estrema Unzione può rendere anche la sanità del corpo?

Sì; ed è questo un effetto proprio di questo sacramento. Di modo che se il soggetto che lo riceve non mette ostacoli alla virtù del sacramento, per la virtù sacramentale che gli è propria, il sacramento stesso rende le forze fisiche e la sanità corporale, nelle circostanze e nella misura che questo ritorno alla sanità corporale è utile alla perfetta sanità spirituale, che il sacramento ha per effetto primo e principale di produrre (XXX, 2).

1746. Quando si può e si deve ricevere questo sacramento?

Non si può ricevere che in istato di infermità o di debolezza corporale che induca pericolo di morte. Ma si deve fare tutto il possibile perché sia ricevuto in piena conoscenza e col più grande fervore (XXXII, 1, 2).

1747. Si può ricevere più volte il sacramento della Estrema Unzione?

Non si può ricevere più volte nello stesso pericolo di morte. Ma se dopo averlo ricevuto si ritorna in salute, o almeno si cessa di essere nel primo pericolo di morte, si può ricevere di nuovo, e tante volte quante il pericolo di morte, per diverse malattie o nel corso della stressa malattia che si prolunga, potesse rinnovarsi (XXXIII, 1, 2).

1748. Il sacramento della Estrema Unzione è l’ultimo dei sacramenti istituiti da Gesù Cristo, per assicurare agli uomini il benefizio della vita della sua grazia?

Sì; esso è l’ultimo dei sacramenti ordinati al bene della vita della grazia. In quanto l’individuo ne vive per se stesso. Ma vi sono ancora altri due sacramenti di somma importanza, ordinati per assicurare il bene di questa vita di grazia, in quanto gli uomini

Formano una società che può e deve estendersi fino alle estremità del mondo, e fino alla fine dei tempi.

1749. Quali sono questi altri due sacramenti?

Sono l’Ordine ed il Matrimonio.

CAPO XLII.

Del sacramento dell’ordine. – I sacerdoti, i Vescovi ed il Sommo Pontefice. La Chiesa madre delle anime.

1750. Che cosa si intende per sacramento dell’Ordine?

Intendo quel sacro rito istituito da Gesù Cristo, per conferire a certi uomini il poterer speciale di consacrare il suo Corpo reale, in ordine al suo corpo mistico (XXXVII, 2).

1751. Il potere che si conferisce nel sacramento dell’Ordine è unico o molteplice?

È molteplice; ma la sua molteplicità non nuoce alla unità del sacramento dell’Ordine, perché gli ordini inferiori non sono che una partecipazione dell’Ordine superiore (XXXVII, art. 2).

1752. Che cosa intendete per Ordine superiore?

Intendo 1’Ordine dei sacerdoti, che nella loro consacrazione ricevono il potere di consacrare la Eucarestia (XXXVII, 2).

1753. E gli Ordini inferiori quali sono?

Sono tutti gli Ordini fuori del presbiterato, che hanno per ufficio di servire il sacerdote nell’atto della consacrazione. Vengono prima i ministri che servono il sacerdote all’altare: essi sono i diaconi, i suddiaconi e gli accoliti. I primi arrivano sino alla facoltà di distribuire la Eucarestia almeno sotto le specie del vino, quando si distribuisce anche sotto questa specie; i secondi dispongono la materia del Sacramento nei vasi sacri; i terzi presentano la materia stessa. Quindi vengono i ministri aventi l’ufficio di preparare coloro che devono ricevere il sacramento; non mediante l’assoluzione sacramentale che il solo sacerdote è in grado di dare, ma allontanandone gli indegni, istruendone i catecumeni e liberando gli ossessi: uffici che avevano soprattutto la loro ragione di essere nella Chiesa primitiva, quando si andava formando fra gli infedeli, ma che la Chiesa conserva sempre per la integrità della sua gerarchia (XXXVII, 2).

1754. Dei sette ordini che sono stati enumerati, quali sono quelli che si chiamano maggiori e quali i minori?

Gli ordini maggiori sono quelli del Presbiterato, del Diaconato e del Suddiaconato Gli ordini minori sono gli altri quattro, cioè di quello degli accoliti; degli esorcisti, dei lettori e degli ostiari (XXXVII, 2; 3).

1755. Dove stanno ordinariamente i soggetti dei diversi ordino, ad eccezione del presbiterato?

Stanno ordinariamente negli stabilimenti ecclesiastici dove si formano i membri del clero, e dove si preparano a ricevere il supremo ordine del Presbiterato.

1756. Dunque quando un soggetto è sacerdote, è messo veramente a contatto col popolo fedele per lavorare alla sua santificazione?

Sì; i fedeli debbono propriamente trattare con i sacerdoti.

1757. Il sacerdote è rivestito di un carattere speciale, che nella Chiesa di Dio lo distingue dagli altri uomini?

Non soltanto il sacerdote, ma ogni membro della gerarchia ecclesiastica, fin dal primo ordine minore, è rivestito di un certo carattere speciale che gli viene impresso quando riceve il sacramento dell’Ordine. Tuttavia, tale carattere è più particolarmente impresso nei soggetti degli ordini maggiori, e più ancora in coloro che hanno ricevuto il Presbiterato, nel quale viene conferita la potestà di consacrare il Corpo ed il Sangue di Gesù Cristo e di rimettere i peccati.

1758. Dunque i fedeli debbono veramente tutto al sacerdote, nell’ordine dei beni di grazia e di salute annessi ai sacramenti della redenzione operata da Gesù Cristo?

1758. Sì; perché ad eccezione del solo sacramento della Confermazione che è ordinariamente riservato al Vescovo, appartiene di ufficio al sacerdote di amministrare ai fedeli i sacramenti che abbiamo detto essere ordinati al bene della vita individuale, cioè il Battesimo, la Eucarestia, la Penitenza e la Estrema Unzione. Come pure è il sacerdote che ha, come abbiamo detto, la potestà suprema e divina di rendere presente in mezzo agli uomini e di offrire in sacrifizio, mediante la consacrazione sacramentale, il Corpo ed il Sangue di Gesù Cristo.

1759. I fedeli non debbono pure al sacerdote il bene inapprezzabile della conoscenza dei misteri cristiani e delle verità di salute?

Sì; perché egli, mediante il suo ministero continuo, è applicato ad istruirli in questi misteri ed in queste verità.

1760. Ma il sacerdote stesso da chi riceve tutte le sue facoltà?

Le riceve dal Vescovo (XXXVIII,1;XL,4).

1761. In che cosa ed in che modo il Vescovo è superiore al sacerdote e può conferirgli le sue facoltà?

Il Vescovo è superiore al sacerdote in ciò che riguarda la consacrazione del Corpo reale di Gesù Cristo nella Eucarestia, ma in ciò che riguarda il corpo mistico di Gesù Cristo, vale a dire i fedeli che formano la Chiesa. La potestà episcopale è stata infatti costituita

da Gesù Cristo stesso propriamente e. direttamente in ordine a questo Corpo mistico. Di per sé essa comprende tutto ciò che è necessario per la creazione e la organizzazione del Corpo mistico, allo scopo di comunicargli nella sua pienezza la vita della grazia annessa ai sacramenti della Redenzione. Per conseguenza il Vescovo ha in sé, per il fatto della consacrazione episcopale, la pienezza del sacerdozio col potere non soltanto di consacrare il Corpo reale di Gesù Cristo come qualunque sacerdote, ma anche di amministrare senza riserva tutti gli altri sacramenti compresa la Confermazione, e di conferire ai sacerdoti stessi ed ai ministri inferiori la loro potestà di ordine, consacrandoli od ordinandoli; e la loro potestà di giurisdizione sui fedeli, affidando loro, nella misura che gli piacerà di determinare, la cura di questi stessi fedeli (XL, 4, 5).

1762. Dunque in qualche modo tutta la vita della Chiesa si riconcentra nella persona del Vescovo?

Precisamente: nella persona del Vescovo si riconcentra tutta la vita della Chiesa; e niente può appartenere a questa vita che non provenga da Lui, e non resti alla sua piena e perfetta dipendenza.

1763. Che cosa ci vuole perché il Vescovo sia questo principio di vita per la sua Chiesa?

Bisogna che Egli stesso sia in piena e perfetta comunione col Vescovo di Roma, Capo dell’universo di tutte le Chiese riunite per mezzo suo e sotto la sua suprema autorità e somma potestà in un solo tutto, che forma in senso puro e semplice la Chiesa di Gesù Cristo (XL, 6).

1764. Il Vescovo di Roma, ossia il Sommo Pontefice, ha dei poteri che gli altri Vescovi non hanno?

Se si tratta di atti gerarchici riflettenti l’amministrazione dei Sacramenti in quanto tali, i poteri del Sommo Pontefice, Vescovo di Roma, sono gli stessi di quelli degli altri Vescovi. Ma se si tratta del potere di giurisdizione che comprende tutto ciò che ha attinenza col governo della società che forma la Chiesa, e col diritto di amministrare, i sacramenti a determinati soggetti, questo potere si trova tutto intero e come nella sua origine nella persona del Sommo Pontefice, applicandosi di per sé a tutta la società della Chiesa Cattolica nell’intero universo; mentre negli altri Vescovi non si trova se non in rapporto a quella porzione della Chiesa universale che forma la Chiesa di cui essi sono i Vescovi, o che formano le Chiese più o meno dipendenti da loro nella organizzazione della società della Chiesa universale. Ed anche in rapporto a questa parte determinata che è affidata al loro governo, il loro potere, nella sua natura e nel suo esercizio, dipende dal potere supremo del Sommo Pontefice, da cui lo ricevono ed in dipendenza del Quale essi lo esercitano (XL, 6).

1765. Perché questo supremo potere, nell’ordine della giurisdizione ossia del governo della Chiesa, è assegnato al Sommo Pontefice?

Perché la perfetta unità della Chiesa richiedeva che fosse così. Ed è per questo che Gesù Cristo incaricò di pascere tutto il suo gregge, agnelli e pecorelle, il solo Simon Pietro, di cui il Romano Pontefice resta il solo legittimo successore sino alla fine dei tempi (XL, 6).

1766. Dunque dal solo Sommo Pontefice, Vescovo di Roma, dipende in tutto l’universo e dipenderà sino alla fine del mondo, per ogni uomo vivente sulla terra, la sua unione  Gesù Cristo per mezzo dei Sacramenti, per conseguenza la sua vita soprannaturale e la sua eterna salute?

Sì; perché se è vero che la grazia di Gesù Cristo non è in modo assoluto attaccata al ricevimento dei Sacramenti quando è impossibile riceverli, almeno per gli adulti, e che l’azione interiore dello Spirito Santo vi può supplire purché non vi sia malafede nel soggetto, d’altra parte è assolutamente certo che nessun essere umano che scientemente si separa dalla comunione del Sommo Pontefice, può partecipare della grazia di Gesù Cristo; e per conseguenza se muore in questo stato va irrimediabilmente perduto.

1767. Si dice in questo senso che nessuno può salvarsi fuori della Chiesa?

Sì; precisamente in questo senso si dice che nessuno può salvarsi fuori della Chiesa, ed ancora che non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre.

Capo XLIII.

Del sacramento del Matrimonio. – Sua natura.- Degli impedimenti. – Dei doveri. – Del divorzio. – Delle seconde nozze. – Degli sponsali.

1768. Accanto al sacramento dell’Ordine, destinato a perfezionare l’uomo in ordine alla vita sociale soprannaturale, per mezzo della potestà che gli conferisce di agire sugli altri uomini, per comunicare loro i beni della grazia di Gesù Cristo, quale è l’altro Sacramento istituito dallo stesso Gesù Cristo, per perfezionare l’uomo in ordine alla vita sociale sprannaturale?

È il sacramento del Matrimonio (XLII).

1769. Come è ordinato il sacramento del Matrimonio al bene della società soprannaturale?

Il sacramento del Matrimonio è ordinato al bene della società soprannaturale per la stessa ragione che è ordinato essenzialmente alla propagazione della specie umana, i cui membri sono chiamati a far parte della società soprannaturale (XLI, XLII).

1770. Che cosa intendete per il sacramento del Matrimonio?

Intendo la unione dell’uomo e della donna, indissolubile fino alla morte di uno dei due, coniugi, che esclude di per sé ogni partecipazione di terzi a questa unione, la quale si contrae tra soggetti battezzati mediante il consenso reciproco dei due soggetti che si danno l’uno all’altro, in ordine al diritto che acquisteranno ambedue di esigere di fare gli atti che hanno per effetto di dare alla patria terrena ed alla patria celeste membri degni che debbano popolarle (XLI, XLII).

1771. Perché questa unione, nel momento che si contrae tra battezzati, ha ragione di Sacramento?

Perché Gesù Cristo ha voluto così e l’ha elevata alla dignità di significare la propria unione con la Chiesa, uscita in certo modo dalle sue viscere sulla Croce, come la prima donna era stata da principio estratta da Dio dal primo uomo misteriosamente addormentato (XLII, 2).

1772. Che cosa ci vuole perché questi due soggetti battezzati abbiano il diritto di contrarre tale unione?

Bisogna che ambedue possano disporre di sé, e che non vi sia alcun ostacolo che si opponga alla loro unione.

1773. Quali sono gli ostacoli che possono opporsi alla unione matrimoniale?

Sono quelli che si chiamano impedimenti del matrimonio.

1774. Gli impedimenti del matrimonio sono tutti della stessa natura?

No; perché ve ne sono di quelli che non fanno che rendere il matrimonio illecito; ed altri che lo rendono nullo.

1775. Come si chiamano gli impedimenti che rendono il matrimonio illecito, e come si chiamano quelli che lo rendono nullo?

I primi si chiamano impedimenti proibenti o impedienti; i secondi, impedimenti dirimenti (Codice, can. 1036).

1776. Quali sono gli impedimenti impedienti?

Sono anzitutto il voto semplice di verginità, di castità, di non maritarsi o di ricevere gli ordini sacri e di abbracciare lo stato religioso; poi la parentela legale risultante dalla adozione, nei paesi dove la legge civile ne fa un impedimento impediente; finalmente quello che darebbe un matrimonio misto, quando uno dei due soggetti battezzati fosse affiliato ad una setta eretica o scismatica (Codice, can. 1058, 1059, 1060).

1777. Che cosa ci vuole perché il matrimonio si possa fare esistendo uno di questi impedimenti?

Bisogna che la Chiesa dispensi da questo impedimento, cosa che Essa non fa che per ragioni gravi, specialmente nel caso del matrimonio misto; e per questo caso esige l’assicurazione che la parte non cattolica escluda ogni pericolo di perversione per la parte cattolica, e che ambedue le parti procurino che tutti i figli ricevano il Battesimo e non altra educazione che la cattolica (Codice, Can. 1061).

1778. Se una delle due parti, senza appartenere ad una setta eretica o scismatica, fosse notoriamente empia, avendo ripudiato la fede cattolica, od essendosi iscritta in società condannate dalla Chiesa, vi sarebbe in questo caso impedimento per il matrimonio?

No; nel senso che vi sia bisogno di ricorrere ad una dispensa della Chiesa; ma la Chiesa vuole che i fedeli aborriscano dal contrarre tali unioni, per causa dei pericoli di ogni sorta che vi si trovano uniti (Codice, can. 1065).

1779. Potreste dirmi quali sono gli impedimenti dirimenti del matrimonio?

Eccoli quali sono determinati nel Codice del nuovo diritto canonico: 1° il difetto di età richiesta, vale a dire prima dei sedici anni compiuti per l’uomo, e dei quattordici parimente compiuti per la donna; 2° la impotenza anteriore al matrimonio e perpetua, tanto da parte dell’uomo che da parte della donna, conosciuta o non conosciuta, assoluta o relativa; 3° il fatto di essere già maritato, anche Se il matrimonio non è stato consumato; 4° la disparità del culto, quando una delle parti non è battezzata e l’altra è stata battezzata nella Chiesa Cattolica, o è venuta alla Chiesa convertita dallo scisma o dalla eresia; 5° il fatto di essere negli ordini sacri; 6° l’avere emesso voti solenni di religione, o anche voti semplici ai quali fosse unita, per una prescrizione speciale della S. Sede, la virtù di rendere nullo il matrimonio; 7° il ratto o la violenta detenzione della donna in ordine al matrimonio, finché la parte rapita o detenuta non sia restituita alla sua piena libertà; 8° il delitto di adulterio con promessa o tentativo di matrimonio anche solo civile, oppure l’adulterio seguito dal delitto di assassinio dell’altro coniuge commesso da uno dei due, oppure la cooperazione anche senza adulterio, sia fisica sia morale, all’assassinio del coniuge; 9° la consanguineità. in linea retta sempre, ed in linea collaterale fino al 3° grado, il quale impedimento si moltiplica tante volte quante si moltiplica lo stipite comune alle due parti; 10° la affinità in linea retta sempre, ed in linea collaterale fino al secondo grado inclusivamente; e questo impedimento si moltiplica in quanto si moltiplica l’impedimento di consanguineità che lo produce, oppure per il matrimonio susseguente con un consanguineo del coniuge defunto; 11° la pubblica onestà derivante da un matrimonio invalido, consumato o no, e dal concubinato. pubblico e notorio; questo dirime il matrimonio nel primo e secondo grado della linea retta fra l’uomo ed i consanguinei della donna e viceversa; 12° la parentela spirituale contratta fra il soggetto battezzato e colui che lo battezza, il padrino e la madrina; 13° la parentela legale proveniente dall’adozione, se la legge civile la riguarda come un ostacolo alla validità del matrimonio, diviene per diritto canonico un impedimento dirimente (Codice, can. 1067 a 1080; L-LXII).

1780. La Chiesa dispensa qualche volta da questi impedimenti dirimenti?

Non dispensa mai nè può dispensare dagli impedimenti dirimenti che sono di stretto diritto naturale o di diritto divino, quali ad esempio la impotenza, il matrimonio consumato, la consanguineità in linea retta o in linea collaterale troppo prossima. Ma dagli altri impedimenti che dipendono piuttosto da Lei, Essa può dispensare; cosa che peraltro non fa se non per gravi ragioni.

1781. Non esiste anche un altro impedimento dirimente, che non riguardi più la condizione delle parti contraenti, ma è qualche cosa di estrinseco?

Sì; è l’impedimento di clandestinità.

1782. Che cosa intendete per impedimento di clandestinità?

Intendo quella legge della Chiesa che dichiara nullo ogni matrimonio contratto fra loro da battezzati Cattolici che hanno appartenuto alla Chiesa cattolica; e da questi battezzati con dei non cattolici, battezzati o no; e dai latini con orientali: che non sia contratto davanti al Parroco della parrocchia o davanti all’Ordinario del luogo dove si celebra il matrimonio, davanti ad un sacerdote delegato dall’uno o dall’altro nei limiti del loro territorio, almeno alla presenza di due testimoni. Se il Parroco o l’Ordinario non potessero assolutamente o senza gravissime difficoltà essere chiamati e vi fosse pericolo di morte, oppure le difficoltà dovessero rendere impossibile per un mese questa chiamata, il matrimonio potrebbe contrarsi validamente con la sola presenza di due testimoni (Codice, can. 1094 a 1099).

1783. Quando da parte dei contraenti si trovano riunite tutte le condizioni richieste in ordine al sacramento del matrimonio, che cosa ci vuole perché essi ricevano di fatto questo sacramento e quale ne è il ministro?

Bisogna e basta che le due parti si diano luna all’altra, attualmente, mediante un consenso libero, ossia senza violenza e senza timore grave ed ingiusto incusso estrinsecamente, formale e reciproco, manifestato esternamente con parole o segni non equivoci; ed essi stessi. sono i ministri del Sacramento (Codice, can. 1081 a 1087; XLVII, 1-6).

1784. Il consenso che fa il matrimonio potrebbe essere infirmato ed annullato, se vi fosse errore da parte dei contraenti?

Se l’errore riguardasse la persona stessa, il matrimonio sarebbe nullo; se riguardasse le qualità della persona, sarebbe illecito (Codice, can. 1083).

1785. È cosa buona che nella occasione della celebrazione di questo Sacramento i contraenti assistano ad una Messa speciale, nella quale dal sacerdote sarà benedetta la loro unione?

Sì; anzi la Chiesa desidera vivamente che tutti i suoi figli, prima di ricevere questo grande Sacramento che deve loro accordare una grazia speciale in ordine ai doveri del matrimonio, si dispongano a ricevere questa grazia in tutta la sua pienezza, con una buona confessione ed una fervorosa Comunione (Codice, can. 1101).

1786. Quale è la grazia speciale unita al sacramento del Matrimonio?

E la grazia di una perfetta armonia coniugale ispirata ad un affetto vero, profondo, soprannaturale; tale da resistere a tutto ciò che potrebbe comprometterlo fino alla morte, e nel medesimo tempo la grazia di una generosità a tutta prova in ordine ai futuri piccoli esseri di cui la loro unione potrà essere benedetta da Dio, per non impedire la loro venuta, per vederli moltiplicati con santa gioia e per attendere con la cura più gelosa a tutto quanto potrà formare le loro anime ed i loro corpi, sia come membri della patria terrena sia come membri della patria celeste (XLI, 1-6).

1787. Il matrimonio una volta contratto, può essere sciolto dal divorzio civile?

Niente affatto; perché nessuna legge umana può separare ciò che Dio ha congiunto. Tanto che anche dopo il divorzio civile le due parti restano unite dal legame matrimoniale, e se l’una o l’altra passa a nuove nozze, la nuova unione agli occhi di Dio e della Chiesa è puramente concubinaria.

1788. Dopo la morte di uno dei coniugi è permesso alla parte che resta di contrarre un nuovo matrimonio?

Sì: la cosa è permessa quantunque lo stato di vedovanza sia di per se stesso più lodevole. Soltanto, nel caso di nuove nozze, la donna che ha già ricevuto la prima volta la solenne benedizione nuziale, non può riceverla di nuovo (LXIII; Codice, can. 1142, 1143).

1789. Gli sponsali celebrati prima del matrimonio sono cosa buona?

S’; essi consistono essenzialmente nella promessa che si fanno scambievolmente due aspiranti al matrimonio, in ordine al matrimonio stesso da contrarsi fra loro in avvenire. Perché siano validi, sia nel foro interno sia in quello esterno, bisogna che la promessa sia fatta in iscritto e firmata dalle due parti, dal Parroco o dall’Ordinario del luogo, o almeno da due testimoni. Se una delle parti non sapesse scrivere o non potesse farlo, bisognerebbe notarlo nell’atto ed addurre un altro testimone per firmare (XLIII, 1; Codice, can. 1017).

1790. Gli sponsali danno il diritto di usare del matrimonio prima che il matrimonio sia celebrato?

Niente affatto; ed i fidanzati che agissero siffattamente, oltre a commettere una colpa grave, si voterebbero da se stessi alla giustizia di Dio che potrebbe far loro pagar caro più tardi nel matrimonio l’abuso che avessero fatto della onestà degli sponsali.

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