DA SAN PIETRO A PIO XII (10)

[G. Sbuttoni: Da Pietro a Pio XII, Edit. A. B. E. S. Bologna, 1953; nihil ob. et imprim. Dic. 1952]

CAPO XII.

LE CONDIZIONI DELLA CHIESA NEI SECOLI IX E X

1) L’elezione del Papa — 2) Il sacro romano impero

3) Lo spavento dell’anno 1000

1 – L’ELEZIONE DEL PAPA PREAMBOLO

Eletto dal clero e dal popolo

Essendo il Papa anzitutto capo della comunità romana, era naturale che questa, a somiglianza delle altre chiese, partecipasse alla scelta del proprio pastore. Sicché anche a Roma si osservava il cànone apostolico « Oportet episcupum testimonium habere bonum ab his qui foris sunt » (I Tim. III, 7), cioè « è necessario che il Vescovo abbia, buona riputazione presso gli estranei », e il Papa alla stregua della disciplina comune era eletto dal clero e dal popolo e confermato dai Vescovi suburbicari, che a tale scopo convenivano a Roma. Cipriano agli scismatici Noviziani mostra come Cornelio fosse eletto in piena regola nel 251. Due secoli dopo, a testimonianza di Papa Leone Magno, l’elezione importava sempre « vota civium, testimonia populorum, honoratorum arbitrium, electio clericorum ». – In seguito vollero calamitosamente interferirvi imperatori e fazioni nobiliari, finché fu esclusivamente riservata al Collegio dei Cardinali (1179). E con ciò continua la disciplina antica del Papa eletto dal clero romano : perché i Cardinali, anche se stranieri, sono titolari d’una chiesa dell’Urbe e perciò fanno parte del clero romano’.

D. Chi aveva diritto ad eleggere il Papa?

— Il clero di Roma.

D. Che cosa pretesero i nobili romani dopo la costituzione dello Stato Pontificio?

— Dopo la formazione dello Stato Pontificio i nobili romani pretesero di prender parte anch’essi all’elezione del Papa.

D. Per qual motivo?

— Perché il Papa era il loro sovrano temporale giuridicamente riconosciuto, perciò ritenevan giusto che nella sua elezione avessero anch’essi da far sentire la loro voce, come i principali cittadini del suo Stato.

D. Chi vi si oppose?

— Il clero; e la storia posteriore gli diede piena ragione, poiché i potenti del mondo, nell’elezione del Papa, si lasciarono spesso guidare non dagl’interessi della religione, ma da passioni di parte e da interessi familiari e politici, per cui qualche volta furono eletti degli incapaci o indegni.

PREAMBOLO

2 – IL SACRO ROMANO IMPERO

Restaurazione

Adriano I, morto nel 795, era stato dato per successore Leone III di illustre famiglia romana. Un’audace fazione prese ad avversarlo in tutti i modi, ne esitò a ricorrere anche ad un infame attentato. Di fatti nel giorno di S. Marco (25 aprile), durante la processione delle Rogazioni, alcuni sediziosi s’impadronirono della persona del Papa, e, dopo averlo malmenato, lo chiusero in carcere. Il popolo accorse a liberarlo, ma Leone, non sentendosi sicuro, ricorse a colui che, essendo stato investito del titolo di Patrizio, aveva il diritto e il dovere di tutelare i diritti della S. Sede e la dignità, del Pontefice. Andò dunque in Francia presso il re Carlo. Sei mesi dopo Leone III rientrava in Roma accompagnato dai delegati del re, che dovevano procedere contro gli autori del criminoso attentato. Carlo stesso poco dopo venne a Roma per sanzionare i provvedimenti presi. – Leone approfittò per restaurare in Carlo la maestà dell’Impero Romano fatto cristiano.

D. In che circostanza Leone III incoronò Cario Magno quale Imperatore del Sacro Romano Impero?

— Nel Natale del 799, mentre il re assisteva alle solenni funzioni inginocchiato dinanzi all’altare del Principe degli Apostoli.

D. Che fece il Papa?

— Prese la corona imperiale, e dopo la benedizione di rito, la pose sul capo del re dei Franchi, mentre il popolo festante ripeteva: « A Carlo, augusto coronato da Dio, grande e pacifico Imperatore dei Romani, vita e vittoria».

D . L’atto compiuto dal Papa doveva essere solo una vuota cerimonia ?

— No, ma la base di nuovi rapporti tra l’autorità civile e religiosa, il fondamento di un nuovo importantissimo edificio politico. Leone III, sostituendosi al Senato nel proclamare Carlo M. imperatore, e consacrandolo con il sacro Crisma, come un giorno il sommo sacerdote faceva con i re d’Israele, dava al nuovo Impero un carattere essenzialmente cristiano.

D. Qual era in quest’Impero la missione dell’Imperatore?

— L’Imperatore veniva chiamato ad esercitare la sua azione accanto a quella stessa del Papa; egli doveva essere il capo temporale di un’alleanza fraterna fra i popoli Cristiani, a quella guisa che il Papa n’era il capo spirituale. Per questo titolo Carlo Magno veniva ad acquistare una preminenza su tutti gli altri principi, anzi sullo stesso Imperatore di Costantinopoli.

D. A che doveva servirsi di tale potere?

— Per rinforzare l’azione della Chiesa sopra la società, per diffondere il Cristianesimo in mezzo ai popoli barbari, per tutelare i diritti e l’autorità del Pontefice.

D. Che intendeva inoltre il Papa con tale creazione?

— Intendeva affrancarsi definitivamente dalla supremazia politica dell’Impero di Bisanzio, che più d’una volta era stato alla mercé di audaci avventurieri o di qualche rozzo guerriero; e più d’una volta i suoi imperatori avevano creato alla Chiesa Cattolica gravi difficoltà o facendosi fautori di eresie, o mostrandosi impotenti od incuranti nel recarle aiuti in circostanze difficili. Tutti poi angariavano l’Italia con estorsioni e balzelli, quasi fosse un paese di conquista.

D. Che fece Carlo Magno divenuto imperatore del S.R.I.?

— Spiegò nell’interesse della Chiesa e del Papato la più ammirabile sollecitudine.

D. Come furono regolate le relazioni tra i due poterli

— Per via di amichevoli accordi, come lo attestano vari documenti. Le monete romane portano insieme con il nome del Papa anche quello dell’Imperatore, e i Romani prestavano giuramento di fedeltà all’Imperatore ugualmente che al Papa; a questi come loro sovrano, all’Imperatore come a loro protettore ed avvocato.

D.Che cosa doveva ingenerare tuttavia questa confusione di poteri?

— Questa mancanza di severa distinzione dei diritti reciproci fra i due poteri, doveva a non lungo andare ingenerare deplorevoli equivoci e odiosi dissensi.

D.Quando cominciarono questi dissensi!

— Con i successori di Carlo Magno, che, considerandosi come legittimi eredi di Augusto, di Costantino, di Teodosio, venivano ad esercitare la loro azione anche sulla stessa disciplina della Chiesa, indipendentemente dal Papa, il quale, secondo loro, non dava all’autorità imperiale che una sanzione religiosa.

D. A che valsero le rimostranze del Papa?

— A nulla, per cui tra non molto si accenderà con la lotta delle investiture in un duello terribile che si protrarrà per secoli.

3 – LO SPAVENTO DELL’ANNO 1000

PREAMBOLO

Meschine fantasie

L’inglése Robertson, il francese Michelet, il ginevrino Sismondi. arrivati con le loro storie alla seconda metà del sec. X, s’indugiano a descrivere la società come pervasa « dalla spaventosa speranza della fine del mondo », annunziata per la notte di San Silvestro dell’anno 999. Gli uomini di quel tempo erano nella condizione del reo che udì la sentenza e attende l’esecuzione. Mille e non più mille. Il testo dell’Apocalisse (XX, 1-7), le parole di S. Paolo che dicevano imminente la venuta del Signore a rapir seco i morti e i vivi nell’aere, il presentimento del giudizio finale prossimo, che compare con tanta frequenza negli scritti di Gregorio Magno, tutti questi terrori, come nubi diverse che aggruppandosi fanno temporale, confluirono sulla fine del sec. X in una sola e immane paura E che grido di gioia salì al cielo dalle turbe raccolte in gruppi silenziosi intorno ai manieri feudali, accasciate e singhiozzanti nelle chiese tenebrose e nei chiostri, sparse con pallidi volti e sommessi mormorii per le vie e i campi, quando il sole, fonte di luce e di vita, si levò trionfale la mattina dell’anno mille!…

D. Quale fondamento ha tutta cotesta descrizione?

—  Nessuno. Lo mostrò il padre Plaine fin dal 1873. Falso che si aspettasse universalmente il finimondo per il S. Silvestro del 999; falso che si citasse a sostegno il XX, 1-7 dell’Apocalisse; falso che il clero alimentasse la diceria per impinguarsi dei beni lasciati dai fedeli « prò remedio animæ ».

D. Non ci fu qualche cenno sulla fine del mondo fra il 960 e 970?

— Sì, e sparso da qualche fanatico, ma negli anni successivi fino al 1000 non troviamo un testo, un cenno, un’allusione a simile credenza; non nelle 150 bolle papali di quel trentennio, non in bolle posteriori, non in atti conciliari, non in strumenti privati. Si trova anzi il contrario, per es. il concilio romano del 998 impone a Roberto il Pio, re di Francia, una penitenza di 7 anni, e papa Silvestro II, proprio il 31 dicembre 999, conferma i privilegi del Monastero di Fulda e della chiesa di Reims.

D. A che si riduce dunque tutto lo spavento all’avvicinarsi dell’anno 1000?

— A un curioso errore storico. Accenni alla prossima fine del mondo si trovano in tutti i secoli, prima e dopo i l mille; e quindi anche nel sec. X. Il mondo, però, continuò ad andare avanti senza accorgersi di questo errore.

D. E tutte le dicerie contro la Chiesa al riguardo?

— Non vengono ad avere nessuna consistenza storica; hanno servito puramente all’anticlericalismo per gracidare contro la Chiesa.