LO SCUDO DELLA FEDE (XXVI)

[A. Carmignola: “Lo Scudo della Fede”. S.E.I. Ed. Torino, 1927]

XXVI.

LA DIVINA INCARNAZIONE

Come Iddio stabilì di salvare gli uomini. — Se non potevano essere salvati altrimenti  — Perché Dio differì la redenzione di 4000 anni circa? — Come si salvarono gli uomini prima di essa? — Gesù Cristo vero Dio e vero uomo. — Sua intelligenza, sue volontà ed operazioni.— Se come uomo poteva far peccati, e se ebbe ogni scienza, grazia e virtù. — Se con la visione beatifica abbia realmente patito, e se sia veramente morto.

— Ed ora mi piacerebbe conoscere che cosa è avvenuto di tutta l’umanità dopo il peccato di Adamo?

Dio senza dubbio poteva lasciarla irreparabilmente nello stato deplorevole, in cui era caduta. Ma così non volle nella sua infinita misericordia. Epperò stabilì di rialzare gli uomini dal loro stato di colpa e di dare agli stessi la salute, esigendo tuttavia della colpa una adeguata riparazione.

— E che cosa vuol dire un’adeguata riparazione della colpa?

Vuol dire che siccome la colpa per ragione di quel Dio infinito, contro del quale era stata commessa, aveva rivestito il carattere di infinita, perciò a ripararla convenevolmente innanzi a Dio si richiedeva una soddisfazione di valore infinito.

— Come mai gli uomini, che sono finiti in tutto e per tutto, potevano dare questa soddisfazione infinita?

Certamente essi non lo potevano. Ed è perciò che la seconda Persona della Santissima Trinità, come fu stabilito nei divini consigli, discese dal cielo, s’incarnò e si fece uomo, per compiere questa soddisfazione. Come uomo poté meritare, e come Dio, quale restò facendosi uomo, poté comunicare ai suoi meriti un valore infinito ed ottenere che agli uomini fosse restituita la grazia santificante, e volendolo, potessero salvarsi coll’acquisto eterno del cielo.

— Fu adunque obbligata la seconda Persona della Santissima Trinità ad incarnarsi.

Che cosa dici mai? In nessuna maniera e da nessuno il Verbo di Dio ricevette tale obbligo. Ciò egli fece per comprovarci l’immenso amore che ci portava e per cattivarsi nel modo più efficace l’amore nostro, ma liberamente, senza essere in nessun modo costretto o forzato, perché né il Padre celeste poteva obbligare il suo Divin Figlio innocente e giusto a vestirsi di umana carne per morire poscia su di una croce per i peccatori; né gli uomini avevano alcun diritto a che il Divin Figlio facesse ciò.

— Ma Iddio non avrebbe potuto perdonare il peccato senza esigerne un’adeguata riparazione, epperò salvare gli uomini in altro modo senza farsi uomo?

Di potenza assoluta certamente avrebbe potuto perdonare il peccato senza esigerne alcuna soddisfazione, o accettando la soddisfazione che gli fosse stata offerta da qualche santa creatura, per esempio da un Angelo. Ma egli volle, come sopra dicemmo, una condegna soddisfazione della colpa, epperò volle operare la nostra salvezza con la divina Incarnazione. E di ciò noi non dobbiamo cercare a Dio il perché, sebbene possiamo riconoscere che il modo scelto da Dio per la salvezza nostra fu convenientissimo, restando così pienamente soddisfatta la Divina Giustizia e venendo manifestati in un grado incomparabile gli altri divini attributi, come la Clemenza, la Sapienza, l’Onnipotenza, eccetera.

— Ma per lo meno non poteva egli salvarci senza sottostare alla morte? Mi è accaduto più volte di sentir a predicare che a salvarci sarebbe bastata una goccia di sangue, una lacrima, un sospiro di Gesù: perché dunque non si è contentato Egli di questo?

Sì, assolutamente parlando sarebbe bastato a salvarci un sospiro, una lacrima, una goccia del sangue di Gesù Cristo, perché in Lui, vero uomo e vero Dio, ogni più piccola azione ha un merito infinito. Anzi qualora Egli non avesse tatto altro che incarnarsi con l’intenzione di rendere omaggio al suo Padre celeste affine di espiare le nostre colpe, Egli avrebbe già passato la misura del nostro riscatto. Ma Egli volle per di più patire e morire, e della morte di croce, per fare sovrabbondante la sua redenzione, per rendere al suo Divin Padre l’omaggio più eccelso, per dare a noi la prova suprema dell’amore ed accrescere in tal guisa in noi la fiducia della nostra salute.

— E perchè tuttavia Iddio ha voluto aspettare circa 4000 anni a compiere la redenzione?

È certo, rispose S. Tommaso, che Iddio ha definito bene tutte le cose, epperò differì la redenzione a quel tempo, che Egli giudicò sopra ogni altro convenientissimo. Tuttavia non mancano ragioni, che lasciano conoscere anche a noi la convenienza di tale ritardo. Le principali sono: 1° L’aver voluto Iddio che gli uomini conoscessero per loro esperienza il bisogno che avevano di un Salvatore e ne esprimessero un desiderio, come realmente accadde. Giacché durante i 4000 anni, che precedettero la venuta di Gesù Cristo, gli uomini caddero in tale abisso di errori e d’iniquità, da sentirono essi stessi il bisogno di un celeste liberatore e da invocarlo con le più infuocate preghiere. 2° L’aver voluto Iddio che Gesù Cristo comparisse al mondo in guisa da essere facilmente riconosciuto. Ed in vero, come i sovrani, quando stanno per entrare in qualche città, mandano innanzi i loro araldi per far conoscere il loro arrivo, così Gesù Cristo lungo il corso dei secoli, che precedettero la sua venuta, mandò nel mondo gli araldi suoi, che chiaramente lo indicassero. Tali appunto furono i patriarchi, che lo aspettarono con tanto desiderio. profeti che lo annunziarono, i giusti che lo figurarono. – 3°. L’aver voluto Iddio che il mondo per mezzo de’ suoi grandi avvenimenti gradatamente preparasse la via a Gesù Cristo a presentarsi nel tempo più opportuno per compiere l’opera sua. Difatti chi guarda la storia della umanità con occhio superficiale non vedrà nulla di tutto ciò, ma chi invece la considera attentamente, tosto riconosce che tutte le grandi monarchie, che l’una dopo l’altra dominarono il mondo, l’una dopo l’altra senza addarsene, lavorarono a formare nel mondo quella vasta unità politica, che era necessaria non solo a simboleggiare, ma eziando a stabilire la grande unità religiosa, che Gesù Cristo sarebbe venuto a crearvi.

— Ma se Gesù Cristo ha ritardato per 4000 anni ad incarnarsi e farsi uomo per la salute degli uomini, come mai avranno potuto salvarsi quelle migliaia di generazioni, che esistettero prima della sua venuta?

Tutti gli uomini, intendilo bene, anche prima della venuta di Gesù Cristo, potevano benissimo salvarsi, giacche Iddio nella sua bontà infinita applicava loro anticipatamente i meriti di Gesù Cristo istesso, e compartiva loro le grazie necessarie. Non altro ad essi occorreva per salvarsi, se non che conoscessero, amassero e servissero il vero Dio, e avessero la fede e la speranza nel promesso Redentore. Ora non ostante gli errori e i delitti del genere umano, nessuno era incapace di questa fede e di questa speranza, neppure tra i pagani e i gentili, perché quando Iddio non avesse fatto altro, mise d’innanzi a tutti la grandezza e la bellezza del Creato, mediante la quale tutti gli uomini avrebbero potuto conoscere l’esistenza di un Dio Creatore e Signore di tutte le cose, conforme ci insegna il libro della Sapienza (Vedi Capo XIII), e vegliò perché le tradizioni e il desiderio del Redentore fossero dovunque, anche tra i pagani e gentili, conservati. Se pertanto prima della venuta di Gesù Cristo molti uomini andarono alla perdizione, non incolperanno certamente il ritardo della Divina Incarnazione, ma unicamente se stessi, che in mezzo alla luce più sfolgorante chiusero volontariamente gli occhi per non vedere la verità.

— Dunque è proprio certo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio fattosi uomo?

Certissimo, tanto che ad essere veri Cristiani

Cattolici, dobbiamo credere e confessare che Gesù Cisto Verbo di Dio incarnato è vero Dio e vero uomo; Dio consustanziale all’Eterno Padre, da Lui generato avanti a tutti i secoli da tutta l’eternità, e uomo formato con la sostanza della Madre e nato nel tempo; che però in Gesù Cristo vi sono due nature, la natura divina e la natura umana, e una sola Persona, la Persona divina.

— E come mai in Gesù Cristo essendovi due nature non v’è che una Persona?

A questo proposito ascolta la bella spiegazione di S. Agostino; « Come negli altri uomini l’anima in unità di persona si unisce al corpo ed abbiamo un uomo, così in unità di Persona Dio si unisce ad un’anima e ad un corpo, e abbiamo l’unico Gesù Cristo. In tale unione Gesù Cristo conserva quella essenza, quella immortalità, quella impassibilità, quel tutto, che è proprio della natura divina, ed aggiunge l’essere passibile, l’essere mortale, che è alieno da Dio, ma proprio dell’uomo. Prende ciò che è proprio dell’uomo, il potere patire e morire, ma ritiene ciò che è alieno dall’uomo, il potere di propria virtù risorgere e rendersi impassibile ed immortale. Quindi è che il divin Verbo ha comune la divina natura col Padre, e secondo essa Gesù Cristo dice: « Io e il Padre siamo una cosa sola »; per l’umana natura è minore del Padre e secondo essa asserisce: « Il Padre è maggiore di me ». Così il grande dottore spiega come in Gesù Cristo vi siano  due nature ed una sola Persona.

— E in Gesù Cristo fatto uomo vi è anche la ragione naturale, l’intelligenza umana?

Certamente.

— E quante volontà vi sono i n Lui?

Due: la divina e l’umana: la divina è quella che come Dio ha comune col Padre, e l’umana è quella che come uomo ha distinta da quella del Padre.

— E quante operazioni si trovano in Gesù Cristo?

Anche due: le operazioni proprie della natura umana, come il dormire, il mangiare, il bere, il passeggiare e simili; le operazioni proprie della natura divina, come il dare lo Spirito Santo, il rimettere i peccati, il fare miracoli, eccetera. Ma devi avvertire che in Gesù Cristo benché le volontà e le operazioni si distinguano, non si possono tuttavia separare l’una dall’altra, di quella guisa, dice San Anselmo, che un ferro tagliente ed infuocar essendo un ferro solo, ha tuttavia due atti sempre insieme uniti, quello dell’abbruciare e del tagliare.

— E Gesù Cristo come uomo poteva fare dei peccati, avere dei difetti, essere ignorante, eccetera?

No assolutamente, perché fin dall’istante primo della sua mortale esistenza, l’anima di Lui ricevette nell’intelletto la pienezza della scienza e nella volontà la pienezza della grazia santificante e di tutte le virtù.

— Allora egli non era più libero.

Lo era perfettamente. E i cordati di quanto abbiamo già detto parlando delle perfezioni di Dio, che il non poter fare il male non è difetto, ma perfezione.

— Se Gesù Cristo nell’anima sua ricevette subito fin dal primo istante la pienezza della scienza e della grazia, come mai si dice in un Vangelo, « che Egli cresceva in sapienza, in età e in grazia? »

Così si dice nel Vangelo di S. Luca, ma ciò si riferisce solo in quanto all’esercizio e alla manifestazione esteriore, che Egli faceva, della sua sapienza e della sua grazia, col crescere dell’età. Del resto è verissimo quello che già dicemmo, epperò nulla potevasi aggiungere di scienza e di grazia a quanto Gesù Cristo aveva ricevuto sin dal primo istante.

— Dunque in Gesù Cristo vi furono eziandio tutte le virtù?

Senza dubbio, ad eccezione di quelle che suppongono il peccato od altra imperfezione, come sarebbe la virtù della penitenza in quanto è pentimento del male operato, e ad eccezione ancora di quelle altre che non possono ritrovarsi nell’Uomo-Dio, come sarebbero la fede e la speranza, per ragione della visione beatifica, che Egli ebbe.

— E che cos’è questa visione beatifica, che ebbe Gesù Cristo?

È la visione che l’anima di Gesù Cristo aveva chiarissima d i Dio, ossia della Divina Persona, cui era unita, e della Persona del Padre e di quella dello Spirito Santo, visione che la rendeva beata e incapace di patire.

. — Ma allora come mettere insieme questa visione beatifica coi patimenti, che si dicono sofferti da Gesù Cristo dal primo istante di sua esistenza fino alla sua morte in croce?

La nostra corta intelligenza non arriva certamente a farsi un pieno concetto del come ciò sia avvenuto, ma con tutto ciò non lascia di esser vero che Gesù Cristo sofferse realmente patimenti di corpo e di spirito inesprimibili, e insieme godette le delizie della visione beatifica. Senza dubbio ciò doveva accadere per un grande miracolo della Divina Onnipotenza, col quale Gesù Cristo conteneva il gaudio della visione beatifica nella parte, superiore ossia intellettuale dell’anima, perché nella parte inferiore ossia sensitiva di essa e nel corpo potesse patire.

— Dunque Gesù Cristo ha sofferto realmente patimenti di corpo e di spirito?

Sì, ciò è di fede, come è di fede che abbia preso vera carne umana. E siccome quanto più si è delicati, sensibili e perfetti, tanto più al vivo si sentono le pene, perciò avendo Gesù Cristo un corpo il più delicato, un cuore il più sensibile, e un’anima la più perfetta, che Dio stesso potesse creare, nessuna mai tra le creature potrà pienamente conoscere i patimenti suoi.

— Ed è pur certo che Gesù Cristo sia veramente morto?

Anche questo è di fede. E come accade quando muoiono gli uomini, anche in Lui la morte avvenne per la separazione dell’anima dal corpo, benché la Persona divina sia rimasta unita tanto all’anima che al corpo.

— E Gesù Cristo ha sofferto ed è morto come uomo, non è vero?

Verissimo!

— Come dunque si dice: « Dio ha patito ed è morto per noi? »

Siccome in Gesù Cristo, essendovi due nature, la divina e la umana, non vi ha tuttavia che una sola Persona, la Persona divina, perciò riferendosi alla sua Persona si dice « Dio ha patito ed è morto », come si dice ancora: « Il corpo, l’anima del Figliuol di Dio ».

— Che cosa pertanto ha meritato Gesù Cristo con la sua incarnazione, passione e morte?

Oltre all’aver meritato la gloria del suo corpo e l’esaltazione del suo nome, secondo che ci apprende S. Paolo, ha meritato per noi il perdono dei peccati ed ogni grazia necessaria alla salute, e non solo per quelli che vennero dopo la sua incarnazione, ma anche per quelli che vissero prima, di modo che ogni grazia fu da Dio concessa in ogni tempo per riguardo ai meriti di Gesù Cristo.

— Ho inteso abbastanza, e la ringrazio!

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.