LA PREGHIERA DI PETIZIONE (10)

OSSIA IL MEZZO PIÙ INDISPENSABILE E NELLO STESSO TEMPO INFALLIBILE PER IMPETRARE DADIO OGNI BENE E SOPRATTUTTO L’ETERNA SALVEZZA. (10)

ISTITUTO MISSIONARIO PIA SOCIETA’ S. PAOLO

N. H., Roma, 15 maggio 1942, Sac. Dott. MUZZARELLI

Imprim., Alba 25 maggio 1942. Cn. P. Gianolio, Vic. Gen.

Tipogr. – Figlie di S,. Paolo. – Alba – giugno – 1942.

16. — Guai a chi non prega!

Possiamo dunque far nostro il sillogismo del P. Von Doss: « Senza il divino aiuto — ei scrive — non v’è per noi salute. Senza la preghiera questo divino aiuto ci manca. Dunque senza la preghiera per noi non v’è salute ». « Chi non prega certamente si danna » (S. Alfonso). Infatti — e va bene il ripeterlo — « i comandamenti di Dio si possono osservare tutti e sempre, anche nelle più forti tentazioni », se non colle nostre forze, ben però « coll’aiuto della grazia, che Dio non nega mai a chi lo invoca di cuore » (Cat. di Pio X, dom. 165). Perciò « chi vuole stare con Dio deve pregare. Ogni qualvolta il peccato minaccia l’anima nostra, ricorriamo alla preghiera se non vogliamo soccombere » (S. Isidoro). Certo « non ha scusa chi cade; poiché se pregava non sarebbe stato vinto dai nemici » (Crisostomo). – La preghiera è dunque a tutti assolutamente necessaria; anzi « fa d’uopo osservare che la preghiera è per noi un mezzo indispensabile e che non può surrogarsi con altri mezzi per raggiungere la perfezione e la salvezza » (P. Meschler S. J.). – Ed anche su questo punto i Ss. Padri e gli uomini che hanno il senso di Dio, son tutti d’accordo. « Noi crediamo – dice S. Agostino – che niuno meriti il divino aiuto, se non chi prega… Senza il cibo non può sostenersi il corpo, e senza la preghiera non può conservarsi la vita dell’anima ». E il P. Meschler : « La preghiera è il minimo che Dio poteva esigere dall’uomo. Chi si rifiuta di farla, si chiude volontariamente la porta delle grazie del cielo… Nessuna cosa si deve sperare, se non per la preghiera. Tutta la fiducia che non sia basata sulla preghiera è vana. Dio nulla ci deve se non mediante la preghiera, poiché è a questa che Egli ha promesso tutto. Ordinariamente Dio non concede alcuna grazia se non Gliela si domanda; e quando la concede è grazia della preghiera ». « Quella della preghiera — scrive il P. Berlatti, Gesuita anche questo — è una strada, mettendoci sulla quale, i più grandi peccatori si salvano, ed uscendo dalla quale i più grandi santi si perdono ». Ma già prima il Crisostomo aveva asserito che « la preghiera è per l’uomo ciò che l’acqua è per il pesce »; e l’A Lapide, raccogliendo il pensiero di tutti, conclude: « la preghiera è per l’anima nostra ciò che il sole è per la natura per vivificarla e fecondarla, ciò che l’aria è pei nostri polmoni, il pane per la vita materiale, l’arma pel soldato, l’anima pel corpo »: tutte cose, come si vede, necessarie e insostituibili. – Riporto qui anche il pensiero del P. Oddone S. J. « La grazia — egli scrive — ci manca qualche volta. Ma questo avviene non perché Dio ce la rifiuti, ma perché noi non gliela domandiamo. Non perché Dio non ci voglia esaudire, ma perché noi siamo negligenti nell’invocarlo. Se noi abbandoniamo Dio, trascurando di ricorrere a Lui e di attirarci, colla preghiera la sua grazia e il suo soccorso, Dio abbandona noi. Ma l’abbandono di Dio, sempre suppone il nostro abbandono o la nostra trascuranza ». Ecco dunque a che punto trascina la trascuranza nella preghiera: nientemeno che all’abbandono di Dio! E questo non si dirà grave, anzi disastroso? – Hanno quindi ragione anche il Crisostomo e l’Aquinate, il primo dei quali dice: « Io penso che appaia a tutti evidente come sia a tutti impossibile vivere virtuosamente senza il sussidio della preghiera »; e l’altro: « Il Signore non vuole concederci le grazie che « ab æterno » ha determinato di donarci, per altro mezzo che per la preghiera ». Questo, si comprende, vale per le grazie efficaci; poiché le grazie comuni (sufficienti) son date a tutti. Anche S. Teresa di Gesù, commentando le evangeliche parole: « Chiunque domanda riceve, chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto » (Luc. XI, 10), così si esprime: « Dunque chi non domanda non riceve, chi non cerca non trova, e a chi non picchia non sarà mai aperta la porta. Dunque, chi lascia la preghiera è simile ad un corpo paralitico che ha mani e piedi e non li può adoperare; dunque il lasciar la preghiera è lo stesso che lasciar la buona strada che guida al cielo e gettarci da noi stessi nell’inferno senza bisogno del demonio che vi ci spinga ». Dopo ciò deve apparire chiaro ciò che — già nella prefazione — scrive S. Alfonso nel suo libretto « Del gran mezzo della preghiera ». « Ben s’inculcano — ei rileva e lamenta — tanti buoni mezzi alle anime per conservarsi in grazia di Dio: la fuga delle occasioni, la frequenza ai Sacramenti, la resistenza alle tentazioni, il sentir la divina parola, il meditar le massime eterne ed altri mezzi, tutti — non si nega — utilissimi. Ma a che servono, io dico, le prediche, le meditazioni e tutti gli altri mezzi che danno i maestri spirituali, senza la preghiera, quando il Signore si è dichiarato che non vuol conceder le grazie se non a chi prega? « Chiedete ed otterrete » (Giov. XVI, 24). Senza la preghiera — parlando secondo la Provvidenza ordinaria — resteranno inutili tutte le meditazioni fatte, tutti i nostri propositi e tutte le nostre promesse. Se non preghiamo, saremo sempre infedeli a tutti i lumi ricevuti da Dio e a tutte le promesse da noi fatte. La ragione si è perché a fare attualmente il bene, a vincere le tentazioni, ad esercitare le virtù, insomma ad osservare i divini precetti, non bastano i lumi da noi ricevuti e le considerazioni e i propositi da noi fatti; ma di più vi bisogna l’attuale aiuto di Dio; e il Signore questo aiuto attuale non lo concede se non a chi prega. I lumi ricevuti, le considerazioni e i buoni propositi concepiti a questo servono, acciocché pei pericoli e tentazioni di trasgredir la divina legge, noi attualmente preghiamo e colla preghiera otteniamo il divino soccorso che ci preservi poi dal peccato; ma se allora non preghiamo, saremo perduti ». Ed altrove, nello stesso libretto, scrive: « Alcune anime devote impiegano gran tempo a leggere e meditare, ma poco attendono a pregare. Nel leggere e meditare (e — si potrebbe aggiungere — nell’ascoltar prediche) noi apprendiamo i nostri obblighi, ma colla preghiera otteniamo la grazia per adempierli. Che serve conoscere ciò che siamo obbligati a fare, e poi non farlo, se non per renderci più colpevoli innanzi a Dio? Leggiamo e meditiamo quanto vogliamo: non soddisferemo mai le nostre obbligazioni, se non chiediamo a Dio l’aiuto per adempierle ». E tutto questo — si noti bene — dice quel S. Alfonso che pur scrisse volumi di meditazioni, di prediche e di esortazioni al bene, e che pur promosse in modo ammirabile la frequenza ai SS. Sacramenti. Qualcuno si sarà meravigliato nel leggere che S. Alfonso (vedi le parole da me sottolineate) neghi, sotto l’aspetto da me trattato, perfino l’efficacia dei SS. Sacramenti. Eh, già! fra « tutti gli altri mezzi che dànno i maestri spirituali », è segnalata anche « la frequenza dei Sacramenti ». Perciò su questo punto convien fare due righe di spiegazione. Potrei spicciarmi dicendo coll’Aertnys che, « come Dio ha stabilito che la grazia santificante ci giunga attraverso i Sacramenti, così ha decretato che le grazie attuali (è il caso nostro) ci giungano per il canale della preghiera di petizione »; ed avrei detto quanto basta. – Ma voglio essere più chiaro ancora. Intanto i Sacramenti, a chi li riceve colle dovute disposizioni, danno od aumentano « ex opere operato », cioè infallibilmente, la grazia santificante. Questa però non è la grazia attuale, della quale qui si tratta. I Sacramenti poi ci danno per giunta la cosiddetta grazia sacramentale, la quale consiste in un diritto a quelle speciali grazie attuali che rispondono al fine proprio di ogni Sacramento. Ora qui si può chiedere: questo diritto è esso valorizzato e le relative grazie attuali riescono esse efficaci senza la nostra preghiera? Giusta quanto è stato detto e sostenuto fin qui, non è forse soltanto la preghiera quel mezzo potentissimo che ci assicura l’efficacia delle grazie attuali? – La S. Comunione poi ci preserva — come dice il Tridentino — dai peccati mortali. Ed è verissimo. Questa però è una grazia preservativa che entra nella serie delle grazie attuali. Dunque essa pure, perché riesca infallibilmente efficace, abbisogna della nostra fervente preghiera. Ed ecco che così si deve per forza dar ragione a S. Alfonso. Senza preghiera, almeno ordinariamente, non si dà grazia efficace. Ed il celebre Teol. De Lugo non lo contraddice. « Dall’esperienza ci consta — ei scrive — che tali aiuti efficaci non son dovuti a chi riceve i Sacramenti » (De Sacram., Disp. 4, sect. 3, 26). E quanto dico è recentemente confermato anche dall’autore di « Vivere in Cristo » (pag. 121). « Nemmeno i Sacramenti — egli scrive — ci assicurano in modo infallibile la corrispondenza alle grazie attuali. Indubbiamente per salvarci dobbiamo frequentare i SS. Sacramenti; ma non basta. Bisogna accompagnarli con molta preghiera. Ciò spiega come qualche volta avvenga che anche chi riceve la S. Comunione frequentemente, ricada spesso in peccato e non riesca a liberarsi da cattive abitudini. La ragione è questa: non prega, (o non prega bene, o non prega abbastanza). Per star vivi non basta soltanto mangiare, ma bisogna anche respirare. Nella vita della grazia la preghiera è il respiro ». E quanto ho scritto non spiegherebbe pure il vero motivo della precarietà di certe conversioni che avvengono realmente nel tempo pasquale e specialmente in occasioni di tridui e missioni? Allora si udì la divina parola, allora si invocò il divino perdono, e lo si ottenne. In seguito però (e quanto presto!) si cessò di pregare, e purtroppo si ritornò al vomito, riducendosi spesso in condizioni peggiori delle precedenti (Matt. XII, 45). Ecco la desolante storia di tante povere anime! È la trascuranza di pregare che le rovina. Lo dice anche S. Alfonso: « Molti peccatori coll’aiuto della grazia giungono a convertirsi a Dio; ma poi, perché lasciano di domandare la perseveranza, tornano a cadere e perdono tutto ». Invece purtroppo « tutto quaggiù tende a farci trascurare la preghiera pur così dolce e per se stessa tanto facile. Il semplice Cristiano che vive nel mondo ne è distolto dagli affari, il religioso ritirato nella solitudine trova troppo spesso ostacoli al compimento di essa nell’attività dello spirito, il Sacerdote ne trova appena il tempo in mezzo alle fatiche e alle distrazioni del ministero. Noi infelici, infelice la Chiesa, se finissimo per cedere davanti a questi ostacoli! » (P. Ramiere). E dunque? Dunque, applichiamo a noi queste gravi parole colle quali il pio e venerabile P. Riccardo Friedl S. J. terminò un corso di esercizi spirituali predicato a degli studenti religiosi: « Dimenticatevi pure di quanto vi ho detto e di quanto vi fu insegnato nei lunghi anni della vostra formazione; ma ricordatevi di una cosa sola: di pregare. Diverrete santi e sarete grandi apostoli. Che, se ricordaste tutto il resto, ma dimenticaste questo solo: che occorre pregare, perdereste l’anima vostra e sareste pur la rovina di altre ». – E questo valga non solo pei religiosi, ma indistintamente per tutti.

17. — O Signore, non c’indurre in tentazione.

Dunque « la preghiera è necessaria perché Dio la comanda, è necessaria per trionfare dei nostri nemici, per uscire dallo stato di peccato, per non ricadervi, per lavorare alla nostra salvezza, per corroborare la nostra fiacchezza, per praticare la virtù, per poter giungere in Paradiso ». Soprattutto, però la preghiera è necessaria quando siamo tentati al male. Ah, sì! allora dobbiamo seguire senza dilazione il consiglio di Gesù, che dice: « Vigilate e pregate per non soccombere alla tentazione (Matt. XVI, 41), ed immediatamente e con tutta fiducia rivolgerci al buon Dio, e dirgli: « Deh, per carità! non permettere ch’io ceda alla tentazione » (Luc. XI, 4). È bensì vero ciò che dice lo Spirito Santo quando chiede: « Che cosa sa mai chi non è tentato? » (Eccli. XXXIV, 9), ed è pur lodato chi esce vittorioso dalle tentazioni: « Beato l’uomo che sostiene la tentazione, poiché quando sarà stato provato, riceverà la corona della vita » (Giac. 1, 12); ma purtroppo spesso, se anche lo spirito è pronto a resistere, la carne invece e assai debole (Matt. XXVI, 41), e cede miseramente. Ed allora son veri guai! Dobbiamo tuttavia ritenere che « Dio è fedele, e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche l’aiuto necessario, affinché possiate sostenerla (I Cor. X, 13). Ora chi nelle tentazioni invoca Dio, Gesù, lo Spirito Santo o Maria Santissima, e coll’anima sua si rifugia in Essi con quello slancio stesso con cui una bambina invoca la mamma e si rifugia di corsa nel suo grembo quando si vede assalita da un cagnaccio, oh, è certissimo di evitare il peccato! Chi fa così non può essere abbandonato dal Signore. – Talvolta le tentazioni sono assai forti e si ripetono con grande frequenza. In simili frangenti « chi siamo noi e qual è la nostra forza per resistere a tante tentazioni? » Ora il Signore, permettendo questo, vuol farci capire che « vedendo noi la nostra debolezza, ricorriamo con tutta umiltà alla sua misericordia » (S. Bernardo). Ne vien di conseguenza che « chi si ritrova combattuto da qualche grave tentazione, senza dubbio pecca gravemente se non ricorre a Dio coll’orazione chiedendo l’aiuto per resistere a quella, vedendo che altrimenti si mette a prossimo, anzi certo pericolo di cadere » (S. Alfonso). Avverto poi che quanto dice qui S. Alfonso è di massima importanza specialmente per la gioventù, che non crede alla propria debolezza morale, che non vede il bisogno di vegliare su se stessa e che quindi non ritiene neppur necessario raccomandarsi a Dio. Con ciò non si vuol dire che chi prega possa sempre liberarsi da tutte le tentazioni. È però certo e sicuro che, colla preghiera ben fatta, ci preserviamo infallibilmente dal soccombere alle medesime. E questo basta. Scrive infatti S. Bernardo a sua sorella: « Tu mi chiedi un rimedio contro le suggestioni del demonio… Raccomandati continuamente a Dio. La preghiera perseverante spunta le frecce dell’infernale nemico ed è l’arma più poderosa contro i suoi assalti ». E S. Alfonso « Molte volte noi cerchiamo da Dio che ci liberi da qualche tentazione pericolosa, e Dio non ci esaudisce, e permette che la tentazione seguiti a molestarci. Intendiamo che anche allora Dio permette ciò pel nostro maggior bene. Non sono le tentazioni e i cattivi pensieri che ci allontanano da Dio, ma i mali consensi (cioè l’acconsentire malamente ad essi). Quando l’anima nella tentazione si raccomanda a Dio e col suo aiuto resiste, oh! com’ella si avanza allora nella perfezione e viene a stringersi con Dio! E perciò il Signore non la esaudisce » per darle modo di crescere in virtù e arricchirsi di meriti. Spesso poi, ma specialmente quando siamo tentati, « dobbiamo aver sempre pronte molte orazioni giaculatorie… con slanci ed elevazioni di cuore, simili a quelle degli antichi penitenti: Io sono vostro, o mio Dio, salvatemi! Abbiate misericordia di me! Siate propizio a me, povero peccatore! e simili » (S. Francesco di Sales). Ora anzi ce n’è un vero arsenale, anche di indulgenziate; e ci conviene apprenderne alcune a memoria per averle pronte nel momento del bisogno. Ma ecco una domanda: Si avrà poi sempre. quando si è tentati, la grazia di raccomandarci a Dio? Rispondo senz’altro di sì; e chi fa la carità di leggermi, lo vedrà chiaramente nel cap. 21, che non è lontano. – Insomma nelle tentazioni e nei pericoli di offender Dio e di cadere in peccato, sia nostro il grido di S. Pietro, quando stava per sommergersi: « O Signore, salvami! »; sia quello degli Apostoli sorpresi dalla tempesta: « Signore, salvaci, se no siam perduti! », e tutto ci andrà bene (Matt. XIV, 30; Luc. VII, 24). Ah, sì! se faremo così il buon Dio interverrà senza fallo in nostro soccorso; e noi ci salveremo certamente dall’acconsentire al male. E non si creda — come ritengono non pochi — che i buoni e i santi vadano esenti da tentazioni. La verità invece è che i buoni son tentati assai più spesso e più violentemente dei cattivi. Non occorre che il demonio tenti i cattivi: essi son già suoi. Egli li tenta e li agita per lo più quando vorrebbero svincolarsi dal suo giogo; ma poi non si preoccupa tanto di loro, e li lascia in relativa tranquillità. Ora perché i buoni resistono a grandi, e frequenti tentazioni, mentre i cattivi cedono vergognosamente su tutta la linea? È presto detto. I buoni invocano allora istantemente il Signore e la Madonna; questi dànno ad essi l’aiuto onnipotente della grazia; ed essi con tale aiuto resistono vittoriosamente ai più forti assalti. I cattivi invece quando son tentati trascurano di raccomandarsi a Dio; non possono quindi pretendere ch’Egli li aiuti in modo particolare, come avrebbero bisogno; ed essi, abbandonati alla loro connaturale debolezza, aggravata dalle loro malvage abitudini, cadono miseramente alla più leggera spinta. – Dopo ciò, che mi resta a fare, se non confessare anch’io con S. Alfonso « Ah, mio Dio! io non sarei mai caduto, se nelle tentazioni fossi a voi ricorso »? Soprattutto però dobbiamo raccomandarci a Dio quando siam tentati di cose impure. Dice infatti S. Gregorio Magno « Quanto maggiormente siamo oppressi dal tumulto delle miserie carnali tanto più ardentemente dobbiamo insistere nella preghiera ». E S. Alfonso « Specialmente avvertasi che niuno può resistere alle tentazioni impure della carne, se non si raccomanda a Dio quando è tentato. Questa nemica è sì terribile che, quando ci combatte, quasi ci toglie ogni luce. Ci fa dimenticare di tutte le meditazioni e buoni propositi fatti e ci fa vilipendere anche le verità della fede, quasi anche perdere il timore dei castighi divini; poiché essa si congiura coll’inclinazione naturale, che con somma violenza ne spinge ai piaceri sensuali. Chi allora non ricorre a Dio è perduto ». Si noti che queste son parole sacrosante! Si comprende troppo bene che di quanto ho qui riferito e detto non possono beneficiare coloro che da se stessi, senz’alcuna ragione plausibile e senza le necessarie precauzioni, si buttano in tutte le compagnie, vogliono guardar ed osservar quanti e quante passano davanti alla porta o sotto le finestre, intervengono a tutte le novità del teatro e del cinematografo, ascoltano tutte le canzonette e tutte le operette della radio, frequentano trattenimenti danzanti, voglion leggere tutti i libri, scorrere tutti i giornali, osservare tutte le illustrazioni, visitare le spiagge marine, i luoghi termali, i paesi di villeggiatura, seguire tutte le mode, ecc. ecc. Per costoro sta invece scritto: « Chi ama il pericolo, in quello perirà » (Eccli. III, 27), poiché sono essi stessi che cercano di essere suggestionati e tentati al male (Sarebbe da dire qualcosa su ognuno di questi pericoli; ma dove andrei a finirla? Tuttavia riporto qui ciò che dice la « Civiltà Cattolica » su certi libri che oggi corrono per le mani di tanti. Questi libri — scrive nel fase. I Nov. 1941 — « in religione ci portano troppo spesso ventate di gelido indifferentismo e di spudorate irriverenze; in morale cercano di distruggere ogni argine di pudore, riguardato ormai come ipocrisia da rigettare tra le ideologie di popoli arretrati e come anticaglie stramorte; e nella famiglia diffondono un veleno che uccide il vero concetto dell’amore, cambia la donna nella repellente volgarità della femmina, getta manate di fango sulla maternità, investe con scettico disprezzo la virtù della purezza, e inocula nel santuario domestico uno spirito di libertinaggio al quale tien dietro solamente la catastrofe ». E il cine?… E le spiagge e le stazioni termali?… E le passeggiate promiscue?… Son cose che fan fremere e vergognare!). – Questi tutt’al più, nei momenti di rimorso (che non possono loro mancare), potranno fare al Signore una o l’altra di queste preghiere: « O buon Dio, liberami dal tirannico fascino delle frivolezze mondane! O Signore buono, fammi vedere quanto son vane, sciocche e fatali all’anima mia le misere cose che seguo e amo! O Dio mio, crea in me un cuor puro e mondo, ed infondi nell’anima mia lo spirito d’una sincera rettitudine! — Se saranno fatte di vero cuore, il Signore certamente illuminerà quelle povere anime, farà loro vedere quanto son lontane dalla buona strada e darà pur loro la forza e la fortuna di ritornare tosto o tardi al dolce ed amoroso amplesso del buon Dio, nel quale soltanto potranno trovare la vera pace e felicità. Non succede infatti la prima volta che anime scervellate, le quali resistettero già a tutte le raccomandazioni d’una buona mamma, si burlarono dei consigli d’un pio e santo Sacerdote e si risero perfino dei richiami di persone autorevoli, colpite infine da una speciale illustrazione o, più spesso, da una provvidenziale sventura, cambiarono sentimenti, mutarono vita e divennero non di rado grandi apostoli nel bene. Ebbero forse qualche guaio in seguito ai loro disordini; ma che importa? In fine trovarono la pace, si confermarono nella virtù, fecero penitenza delle loro leggerezze e delle loro colpe, e si assicurarono il Paradiso. – Ora tutto ciò avvenne certamente in grazia di qualche accorato sospiro a Dio fatto da esse medesime in qualche momento di ansietà e di rimorso, od a qualche fervente supplica rivolta al Signore da qualche persona che voleva loro bene e che, forse, conosceranno soltanto nell’eternità. Nessuno conosce bene la forza e l’efficacia d’una preghiera ben fatta.

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (11)