IL CATECHISMO DI F. SPIRAGO (XXVII)

IL CATECHISMO DI F. SPIRAGO (XXVII)

CATECHISMO POPOLARE O CATTOLICO SCRITTO SECONDO LE REGOLE DELLA PEDAGOGIA PER LE ESIGENZE DELL’ETÀ MODERNA

DI

FRANCESCO SPIRAGO

Professore presso il Seminario Imperiale e Reale di Praga.

Trad. fatta sulla quinta edizione tedesca da Don. Pio FRANCH Sacerdote trentino.

Trento, Tip. Del Comitato diocesano.

N. H. Trento, 24 ott. 1909, B. Bazzoli, cens. Eccl.

Imprimatur Trento 22 ott. 1909, Fr. Oberauzer Vic. G.le.

SECONDA PARTE DEL CATECHISMO:

MORALE (8).

 I COMANDAMENTI DELLA CHIESA

1. I COMANDAMENTI DELLA CHIESA SONO UN COMPLETAMENTO DEL III COMANDAMENTO DI DIO.

Il 1° comandamento prescrive l’osservanza del riposo domenicale in alcuni giorni per ringraziare Dio di grazie speciali;

il 2° prescrive il modo di santificare la domenica e i giorni di riposo supplementari;

il 3° e il 4° prescrivono il modo di santificare la domenica più importante, il giorno di Pasqua;

il 5° e il 6° prescrivono il modo di prepararsi per la santificazione delle domeniche e delle principali feste dell’anno.

2. NOI SIAMO TENUTI, SOTTO PENA DI PECCATO GRAVE AD OSSERVARE I COMANDAMENTI DELLA CHIESA, PERCHÉ LA DISOBBEDIENZA AD ESSA È DISOBBEDIENZA A CRISTO STESSO.

Gesù ha dato alla sua Chiesa gli stessi poteri che ha avuto da suo Padre. (S. Giovanni XX, 21). Se quindi la Chiesa comanda, è come se l’ordine venisse da Cristo stesso: “Tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato in cielo” (S. Matth. XVI, 18). – È disobbedire a Cristo quando disobbediamo alla Chiesa: “Chiunque vi disprezza – disse ai suoi Apostoli – disprezza me” (Luca X, 16). – Gesù chiama la sua Chiesa un regno e la paragona ad un ovile, per indicare l’obbedienza dovuta dai fedeli ai superiori ecclesiastici. – Perché, inoltre, la Chiesa non dovrebbe avere ogni diritto di imporre leggi alle quali i suoi membri sono tenuti a sottomettersi?

Quindi trasgredire volontariamente e per negligenza un comandamento della Chiesa è commettere un peccato grave.

Chi – dice Gesù Cristo – non ascolta la Chiesa – deve essere considerato un pagano ed un pubblicano (S. Matth. XVIII, 171). L’Antico Testamento prevedeva la pena di morte per chi resisteva al sommo sacerdote per orgoglio (Deut. XVIII, 12); la legge mosaica considerava quindi un peccato grave la disobbedienza all’autorità sacerdotale.

3. L’AUTORITÀ ECCLESIASTICA PUÒ, PER GRAVI MOTIVI, ESENTARE I FEDELI DALLE LEGGI DA ESSA STABILITE.

Gesù Cristo disse infatti ai suoi apostoli: “Ciò che sciogliete in terra, sarà sciolto in cielo”. (S. Matth. XVIII, 18). In molte diocesi, per esempio, è permesso mangiare carne il venerdì, quando c’è una festa molto solenne; in altre, alcuni giorni festivi vengono trasferiti alla domenica successiva.

Primo comandamento della Chiesa: l’osservanza delle feste.

1. Questo primo comandamento prescrive di osservare:

1° le feste di Nostro Signore, 2° quelle della Vergine Maria, 3° quelle dei Santi, compresa quella del patrono del paese o del luogo.

Già i primi Cristiani celebravano le ricorrenze di alcuni importanti eventi importanti o di benedizioni di Dio. Furono istituite delle feste – dice S. Pietro Crisol. -affinché eventi accaduti una volta rimanessero nella memoria dei Cristiani per sempre nella memoria dei Cristiani. Le feste sono state istituite per ricordare i benefici di Dio, per lodarlo e ringraziarlo. (S. Vinc. Ferr.). “Purtroppo – dice san Girolamo – molti pensano solo a trasformare le feste in giorni di festa e di piaceri, come se il mangiare ed il bere potessero onorare coloro che hanno cercato di piacere a Dio con il digiuno e la mortificazione” (S. Girolamo).

1 . Le feste di N. S. di diritto comune sono: Natale (25 dicembre); la Circoncisione o Capodanno (1° gennaio); Epifania o Re Magi (6 gennaio); Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Corpus Domini, Cristo-Re. – Poiché il Natale, la Pasqua e la Pentecoste sono gli eventi principali della Religione, ognuna di queste feste ha una festa aggiuntiva il giorno successivo: Santo Stefano dopo Natale, Lunedì di Pasqua e Lunedì di Pentecoste.

2. Le feste della Vergine Maria sono: Immacolata Concezione (8 dicembre); la Natività (8 settembre); l’Annunciazione (25 marzo); la Purificazione o Candelora (2 febbraio); l’Assunzione (15 agosto). Si celebrano così tante feste della Vergine perché la sua vita è così strettamente legata a quella di N. S. Per gli altri Santi la Chiesa celebra solo il giorno della loro morte, perché è il giorno della loro nascita alla vita eterna. Per Maria (e per S. Giovanni Battista) si celebra anche il giorno della natività, perché Maria era santa fin dalla nascita.

3. Le feste dei Santi sono: S. Stefano (26 dic.); S. Pietro e S. Paolo (29 giugno) e Ognissanti (1° novembre). – I patroni variano a seconda del paese e del luogo.

Tutte queste feste si dividono in fisse e mobili: le prime si celebrano ogni anno nello stesso giorno, le seconde variano di anno in anno.

Le feste fisse sono: l’Immacolata Concezione, il Natale, l’Epifania, la Purificazione, l’Annunciazione, SS. Pietro e Paolo, l’Assunzione, la Natività della Vergine, Ognissanti.

Le feste mobili sono: “Pasqua (celebrata la domenica successiva al plenilunio dopo l’equinozio di primavera), cioè tra il 22 marzo e il 25 aprile), l’Ascensione (40 giorni dopo la Pasqua), Pentecoste (50 giorni dopo Pasqua), Corpus Domini (2° giovedì dopo Pentecoste). – Alcune di queste feste, Pasqua e Pentecoste, ricordano le feste dell’Antico Testamento, figure di quelle del Nuovo Testamento: alcune di esse coincidono con antiche feste pagane: il Natale sostituisce le notti sacre celebrate dai pagani in onore del sole; la Candelora, all’inizio di febbraio, coincide con le feste accompagnate da processioni illuminate da fiaccole per l’alba del giorno. La Chiesa ha fatto questa sostituzione per allontanare i Cristiani dalle solennità idolatriche. Alcune feste come il Santissimo Nome di Gesù, la Trinità e il Nome di Maria sono state spostate alla domenica per non aumentare il numero dei giorni festivi.

2. SIAMO OBBLIIGATI A CELEBRARE LE FESTE COME LA DOMENICA: quindi con l’astenersi dal lavoro servile e col partecipare alle funzioni. – A causa delle circostanze, il Papa ha trasferito in diversi Paesi alcune feste alla domenica successiva. L’esperienza ha dimostrato, inoltre, che la molteplicità a volte vanifica il suo scopo. – Tutte queste feste costituiscono l’Anno Ecclesiastico.

L’anno liturgico.

Oltre al sabato, gli ebrei celebravano già alcuni anniversari di eventi importanti. La Pasqua in ricordo dell’uscita dall’Egitto; 50 giorni dopo, la Pentecoste in ricordo della promulgazione della legge al Sinai; in autunno la Festa dei Tabernacoli in memoria del loro soggiorno nel deserto. Per gli israeliti si trattava di un riassunto della loro storia. Lo stesso vale per le feste cristiane, soprattutto durante la Settimana Santa, che sono un riassunto della storia di Nostro Signore

1. L’ANNO LITURGICO È LA RAPPRESENTAZIONE ANNUALE DELLA VITA DI CRISTO E DEGLI AVVENIMENTI CHE L’HANNO PRECEDUTA O SEGUITA.

La Chiesa ce li rappresenta per farceli ricordare ed imitare. Durante l’Avvento dobbiamo unirci ai patriarchi che sospiravano per il Salvatore; a Natale, ai pastori che si rallegrarono davanti alla sua mangiatoia; in Quaresima, con il digiuno di Gesù Cristo; a Pasqua, con la festa del Signore. – A Pasqua dobbiamo risorgere con Lui; a Pentecoste dobbiamo chiedere lo Spirito Santo con gli Apostoli. Inoltre, la Chiesa ha posto in ogni giorno dell’anno la festa di un Santo. – Le feste dei Santi sono come pianeti brillanti intorno al sole della giustizia; la Chiesa le ha istituite per aiutarci a meditare sulla vita di coloro che con la loro imitazione della vita di Gesù Cristo sono un modello di perfezione cristiana, per spronarci maggiormente a seguire il Maestro divino e a chiedere la loro intercessione per ottenere più facilmente le grazie meritate dal Salvatore. “Pregare con la Chiesa – dice sant’Agostino – è pregare nel modo più perfetto “. – Infine, distribuendo le feste dei Santi lungo tutto l’anno liturgico, la Chiesa sembra dirci che non tutti i giorni sono giorni di riposo, eppure, nonostante le vostre occupazioni terrene, dovete sempre avere l’anima innalzata verso Dio, secondo il precetto dell’Apostolo: “Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi cosa fate tutto per la gloria di Dio”. (I. Cor. X, 31).

2. L’ANNO LITURGICO INIZIA CON LA PRIMA DOMENICA DI AVVENTO, ED È SUDDIVISA IN TRE CICLI PRINCIPALI, DI NATALE, DI PASQUA E PENTECOSTE, che corrispondono ai misteri della nascita, della resurrezione e della missione dello Spirito Santo.

L’anno liturgico è quindi una glorificazione della S. Trinità, che ci ricorda l’amore del Padre che ci ha mandato suo Figlio, l’amore del Figlio che è morto per noi, l’amore dello Spirito Santo Spirito Santo che si comunica a noi: così la Chiesa celebra la prima domenica dopo Pentecoste la festa della Santissima Trinità. Trinità, che riassume i tre cicli. Ognuna delle tre feste principali è preceduta da un tempo di preparazione e viene seguita da altre feste che sono loro correlate.

L’Avvento è il periodo di preparazione al Natale. Quel che segue è costituito dalla Circoncisione, l’Epifania, la Purificazione e le domeniche dopo l’Epifania.

Le quattro settimane di Avvento rappresentano i secoli (spesso si arrotonda a 4000 anni) di attesa del Redentore. La festa dell’Immacolata Concezione (8 dicembre) si inserisce molto bene in questo periodo. Dopo quaranta secoli di tenebre, ignoranza e peccato, sorge dul mondo il sole della giustizia e Maria ne è come l’aurora. (Cant. dei Cant. VI, 9). – Le settimane e le feste che seguono il Natale sono come la figura della giovinezza e della maturità di Cristo fino alla sua entrata nella vita pubblica, e quindi della sua vita nascosta a Nazareth. Ci sono almeno due, e al massimo sei domeniche dopo l’Epifania, a seconda che la Pasqua cada prima o dopo. Il tempo che precede la Pasqua è quello della Settuagesima e i quaranta giorni di Quaresima. – Il ciclo che segue comprende i quaranta giorni che vanno da Pasqua all’Ascensione. I termini Septuagesima (70), Sexagesima (60), Quinquagesima (50) derivano dall’usanza di alcune chiese primitive di iniziare la Quaresima 70, 60 o 50 giorni prima della Pasqua, per espandere ulteriormente i giorni di digiuno. Il mercoledì dopo la Quinquagesima è chiamato Mercoledì delle Ceneri, perché in questo giorno il Sacerdote cosparge di cenere il capo dei fedeli, dicendo: “Ricordati, o uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai”. “Questo mercoledì è il 46° giorno prima di Pasqua e l’inizio della Quaresima, che dura esattamente 40 giorni, poiché non si digiuna la domenica (ce ne sono 6). Durante questo periodo, la Chiesa ci ricorda la vita pubblica del Salvatore, che inizia con il digiuno e termina con la passione. I 40 giorni che seguono la Pasqua sono esattamente quelli che Gesù Cristo trascorse sulla terra dopo la sua risurrezione. La 1ª domenica dopo Pasqua è chiamata in Albis (depositis), perché in questo giorno i neo-battezzati (il Sabato Santo) depongono le loro vesti bianche. I 3 giorni che precedono l’Ascensione sono chiamati “Rogazioni“. (In questi giorni si svolgono le processioni).

La preparazione alla Pentecoste comprende i 10 giorni dopo l’Ascensione: il ciclo successivo comprende di solito da 24 a 28 domeniche. –

I 10 giorni che precedono la Pentecoste rappresentano i 10 giorni durante i quali gli Apostoli hanno atteso lo Spirito Santo0; le settimane che seguono sono l’immagine della storia del mondo fino al Giudizio Universale. Ecco perché l’ultima domenica dopo la Pentecoste leggiamo il Vangelo della seconda venuta del Salvatore. (S. Matth. XXIV, 15-35). Il numero maggiore o minore di domeniche dopo la Pentecoste è dovuto alla mobilità della festa di Pasqua. La fine dell’anno liturgico ci porta le feste di Cristo Re [istituita nel 2925], di tutti i Santi e dei defunti, per ricordarci della nostra comunione con i Santi in cielo e con le anime del Purgatorio ed il nostro destino di unirci a loro un giorno. La Festa dei Morti si inserisce molto bene nella stagione (2 nov.), quando gli alberi spogli ed i campi vuoti sono il simbolo perfetto della morte.

3. QUESTE TRE FESTE PRINCIPALI SONO IN PERFETTA ARMONIA CON LA NATURA.

L’Avvento (nel nostro emisfero settentrionale) è un periodo di buio e di freddo; era lo stato morale dell’umanità prima di Gesù Cristo. Verso la fine di dicembre le giornate si accorciano; con la nascita del Salvatore, la luce divina si diffonde nel mondo. A Pasqua, una nuova vita si manifesta nella natura: tutto torna verde, tutto rifiorisce. La Pasqua è la festa di Cristo risorto. A Pentecoste, gli alberi e la campagna sono in piena fioritura; la venuta dello Spirito Santo produce una nuova fioritura nell’umanità, perché è l’origine della vera civiltà e della vera moralità.

La Chiesa ha collegato le Epistole, i Vangeli ed il canto liturgico a queste feste e a questi periodi.

I Vangeli sono estratti dai quattro libri degli Evangelisti; le Epistole, dagli altri libri della Scrittura. Queste pericopi sono state create da San Girolamo e introdotte in alcuni paesi occidentali da Carlo Magno. (+814).

II. Secondo comandamento della Chiesa: la partecipazione alla Santa Messa.

Il 2° COMANDAMENTO DELLA CHIESA CI ORDINA DI PARTECIPARE DEVOTAMENTE AD UNA MESSA COMPLETA LA DOMENICA E NEI GIORNI FESTIVI.

III e IV Comandamento della Chiesa: confessione annuale e la Comunione pasquale.

Questi comandamenti ordinano a tutti i fedeli di confessarsi una volta all’anno e di ricevere la comunione almeno a Pasqua. Le nostre comunioni non devono essere rare, perché l’Eucaristia è il cibo delle nostre anime; un’anima che rimane a lungo senza questo cibo muore di fame. Se non mangiate – disse Gesù – la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete vita in voi” (S. Giovanni, VI, 56). I fedeli della Chiesa facevano la comunione ogni volta che partecipavano alla Messa, in seguito furono limitati alle tre feste principali, Natale, Pasqua e Pentecoste, e infine, essendo aumentata la tiepidezza, il Concilio Lateranense (1216) prescrisse a tutti i Cristiani che avessero raggiunto l’età del discernimento di confessarsi almeno una volta all’anno e di ricevere la Comunione devotamente almeno una volta all’anno (Can. 21). Il Concilio di Trento ha voluto che la confessione annuale si faccia anche a Pasqua: “È consuetudine generale e salutare di confessarsi durante il tempo santo della Quaresima, che è particolarmente adatto a questa devozione. “Il Concilio approva e accetta questa usanza, che è lodevole e degna di essere conservata”(14 Cap. 5). Va da sé che per coloro che si trovino in stato di peccato mortale la Confessione deve precedere la Comunione pasquale per non riceverla in modo indegno. – Questi comandamenti non sono osservati da una confessione nulla o da una comunione sacrilega: i papi Alessandro VI e Innocenzo Xi hanno condannato le proposte contrarie.

2. IL PERIODO PASQUALE DURA SOLO 15 GIORNI PER IL DIRITTO COMUNE, DALLA DOMENICA DELLE PSLME ALLA DOMENICA IN ALBIS, MA I VESCOVI SONO LIBERI DI PROLUNGARLO SECONDO LE NECESSITÀ DELLA DIOCESI. (Papa Eugenio IV, 1440).

I diocesani sono tenuti a informarsi sulle consuetudini locali: il periodo pasquale è ovunque abbastanza lungo perché non si possa usare la falsa scusa della mancanza del tempo.

3. LA COMUNIONE PASQUALE È STATA IMPOSTA PERCHÉ L’HA ISTITUITA GESÙ CRISTO.

Cristo ha istituito il S. Sacramento nel tempo di Pasqua. È anche il tempo in cui Gesù Cristo è risorto dai morti. È conveniente che anche noi resuscitiamo spiritualmente dalla morte del peccato con una buona confessione. Infatti, “a causa del peccato grave l’anima è in uno stato di morte, e l’assoluzione le restituisce lo Spirito Santo che è la sua vita. – L’Angelo disse alle donne che cercavano Gesù al sepolcro: “Voi cercate un uomo vivo tra i morti; Egli non è più qui” (S. Giovanni). Come Gesù Cristo è risuscitato dai morti, così noi dobbiamo camminare in una nuova vita. (Rom. VI, 4). Molte persone hanno l’abitudine di acquistare abiti nuovi per la Pasqua. Bisogna avere molta cura nel rivestire la propria anima con la grazia santificante.

4. COME REGOLA GENERALE, I FEDELI DOVREBBERO RICEVERE LA COMUNIONE PASQUALE NELLA LORO PARROCCHIA, ma la Chiesa dispensa facilmente da questo precetto. (Ben. XIV).

La Chiesa sa infatti che i peccatori preferiscono aprire la loro coscienza ad un Sacerdote che non li conosce, perché in tal modo sono meno esposti a ricevere i Sacramenti indegnamente. – In passato, i fedeli erano obbligati a confessarsi nella loro parrocchia; lo scopo di questo precetto era quello di ispirare loro il rispetto per il pastore incaricato delle loro anime.

5. CHIUNQUE TRASCURI IL DOVERE PASQUALE E MUOIA SENZA PENTIMENTO, PUÒ ESSERE PRIVATO DELLA SEPOLTURA ECCLESIASTICA. (Conc. Latr. 1215).

La Chiesa pronuncia questa pena quando la trasgressione della legge è pubblica ed il moribondo ha rifiutato il Sacerdote sul letto di morte. – Il parroco, prima di rifiutare la sepoltura ascolta il parere del proprio Vescovo: quando il tempo è troppo breve e c’è dubbio, deciderà a favore del defunto.

Quinto e sesto comandamento della Chiesa: la legge del digiuno e dell’astinenza.

Il digiuno è antico quanto l’umanità stessa; era la legge imposta in Paradiso. Dio allora proibì agli israeliti di mangiare varie carni. (Levit. XI, 2), e nel giorno della riconciliazione furono obbligati a digiunare per 24 ore. (Ibid. XXIII). Gesù Cristo ed Elia digiunarono per 40 giorni, e Giovanni Battista, il precursore, digiunava in modo molto severo. La Chiesa prescriveva il digiuno per motivi molto seri.

In origine, la legge del digiuno era molto rigorosa, ma la legge comune è stata mitigata in molte diocesi in considerazione delle circostanze di luogo e di tempo.

La legge rigorosa proibisce i cibi grassi e più di un pasto al giorno nei 40 giorni di Quaresima, nei giorni delle Quattro Tempora e in alcune vigilie. – L’astinenza senza digiuno.è prescritta ogni venerdì e sabato dell’anno [quella del sabato poi fu abolita – ndr.). – In origine la legge era così severa da proibire uova e latticini e qualsiasi pasto prima del tramonto. La degenerazione del genere umano e la crescente tiepidezza della popolazione costrinsero la Chiesa a mitigare questa legge nel corso dei secoli. In virtù di un indulto pontificio i Vescovi permettono ai loro diocesani di consumare vari piatti proibiti dalla legge generale. All’inizio della Quaresima, l’annuncio quaresimale viene pubblicato in tutte le chiese, indicando queste particolari disposizioni. – Esse non sono uguali in tutte le diocesi. Quando ci si ferma per un certo tempo in una diocesi straniera, ci si deve conformare alle sue usanze, come già raccomandava S. Ambrogio a santa Monica.

Nella legge della Chiesa si deve distinguere tra: 1° astinenza dalle carni, 2° digiuno e 3° combinazione di digiuno ed astinenza.

L’astinenza in senso stretto consiste nel privarsi del cibo grasso, ed è prescritta ogni venerdì dell’anno. Il digiuno, che consiste nell’accontentarsi di un pasto al giorno ed uno spuntino leggero, è prescritto nei giorni di Quaresima, ad eccezione delle domeniche, nei giorni delle Quattro Tempora, nelle vigilie di Natale, Pentecoste, dell’Assunzione (poi sostituita con l’Immacolata Concezione).

Il digiuno ed astinenza insieme sono prescritti nei giorni di Quaresima per i quali non c’è dispensa, nei giorni di Quattro Tempora e nelle vigilie suddette.

Il 5° e il 6° comandamento della Chiesa ci obbligano ad osservare i giorni di astinenza e digiuno.

1. DOBBIAMO OSSERVARE LASTINENZA IL VENERDÌ, PERCHÉ È IL GIORNO DELLA MORTE DEL SALVATORE.

Tutti i cibi grassi sono proibiti; tuttavia, molti Vescovi permettono l’uso di grassi animali. È permesso mangiare animali acquatici, pesci, gamberi, rane, lumache e tartarughe, perché in passato ed in alcuni Paesi, questi erano gli alimenti dei poveri: sono permessi anche uova e latticini.

– La Chiesa prescrive l’astinenza dalla carne, perché Gesù Cristo ha rinunciato al suo corpo per noi, perché la carne è l’alimento meno indispensabile e che la privazione della carne è una mortificazione. L’astinenza deve anche ricordarci che dobbiamo lottare contro la concupiscenza della carne, che è particolarmente eccitata dagli alimenti grassi (S. Th. Aq.). Molte persone, contro l’astensionismo, mettono avanti le parole di Cristo: “Non è ciò che entra nella bocca che contamina l’uomo (Matteo XV, 11). Senza dubbio, ma ha anche detto: “Tutto ciò che esce dal cuore di un uomo lo contamina”. (Ibid. 18). Ora, la disobbedienza contro la Chiesa viene dal cuore e lo contamina. Ovviamente, non è l’alimento materiale che rende impuro l’uomo; “non è il frutto – dice S. Agostino – che ha corrotto Adamo, è stato Adamo a contaminare il frutto”. Non c’è astinenza quando in un giorno festivo – Natale, ad esempio – cade di venerdì, perché Gesù stesso non vuole che digiuniamo quando dovremmo gioire (S. Matth. IX, 15). –

Di diritto comune l’astinenza è anche prescritta il sabato.

Questa legge doveva, nello spirito della Chiesa, assicurare l’abrogazione del sabato, ma è generalmente caduta in disuso. Resta vero, tuttavia, che dobbiamo fare qualche sacrificio per prepararci santamente alla domenica. In particolare, i festeggiamenti del sabato sera non dovrebbero essere prolungati troppo, perché è facile che si perdano le funzioni della domenica.

2. DURANTE LA QUARESIMA DOBBIAMO ACCONTENTARCI DI UN SOLO PASTO AL GIORNO PER IMITARE I 40 GIORNI DI DIGIUNO DI GESÙ E PREPARARCI DEGNAMENTE ALLA PASQUA.

La Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e dura fino alla domenica di Pasqua. Le domeniche non dono mai giorno di digiuno.

La Quaresima è di tradizione apostolica (S. Ger.), ed è stata istituita in memoria del digiuno del Salvatore nel deserto. Dovrebbe essere un tempo di penitenza e di espiazione dei nostri peccati. (Il viola, colore liturgico del tempo, è un colore di lutto) (S. Matth. IX, 15). Dovremmo anche meditare sulla Passione di Cristo, soprattutto durante la Settimana Santa. (I sermoni quaresimali di solito si concentrano sulla penitenza e sulla Passione). – Il digiuno e la meditazione delle sofferenze di Gesù sono il modo più semplice per ottenere la grazia della contrizione e del perdono e sono la migliore preparazione alla Confessione ed alla Comunione pasquale. – Nei secoli passati, la Quaresima era molto più dura di quella attuale: i nostri antenati non mangiavano carne per tutta la Quaresima e mangiavano solo la sera. Questa era la disciplina del Medioevo ed il Concilio di Toledo del 653 scomunicava chi la trasgrediva; ai tempi di Carlo Magno era addirittura un reato punibile civilmente. – Oggi la Quaresima è molto semplice. La Chiesa ci chiede solo di accontentarci del pasto di mezzogiorno concedendoci la colazione del mattino e uno spuntino leggero la sera. Una persona abile non può mangiare altro senza infrangere la legge (Alessandro VII, propos. condannata 39). Bere non è proibito, ma è opportuno farlo solo per dissetarsi. È conveniente non assumere bevande troppo nutrienti o troppo abbondanti. Ripetiamo che è necessario attenersi scrupolosamente alle prescrizioni diocesane.

Non si è tenuti a digiunare fino al compimento del 21° anno di età.

3. NOI DOBBIAMO OSSERVARE LE QUATTRO TEMPORA PER CHIEDERE A DIO BUINI SSCERDOTI E RINGRAZIARLO PER LE GRAZIE RICEVUTE DURANTE LA STAGIONE PRECEDENTE.

I giorni delle Quattro Tempora sono il mercoledì, il venerdì ed il sabato all’inizio di ogni stagione; sono i giorni in cui si svolgono le ordinazioni.

Quattro-Tempora deriva dal latino: Quatuor tempora, le 4 stagioni. Esse cadono la terza settimana di Avvento, la seconda settimana di Quaresima, l’ottava di Pentecoste e la terza settimana di settembre. – Questo digiuno era già abituale tra gli israeliti (Zacc. VIII, 19) e Gesù Cristo stesso ci esorta a chiedere a Dio dei buoni sacerdoti: “La messe è molta – Egli ha detto – ma gli operai sono pochi”. Il Signore ha chiesto a Dio di mandare operai nella sua vigna. “(Matteo IX, 37).

4. DOBBIAMO OSSERVARE LE VIGILIE DI ALCUNE FESTIVITÀ PER PREPARARCI A CELEBRARLE DEGNAMENTE.

Le grazie della festa saranno proporzionali alla preparazione. I primi Cristiani si riunivano alla vigilia delle feste, trascorrevano la notte in preghiera e assistevano al santo Sacrificio, seguendo l’esempio di Cristo che spesso trascorreva la notte in preghiera. (S. Luca VI). Quando le persecuzioni cessarono e i Cristiani poterono tenere le loro riunioni durante la giornata, i Papi trasferirono gli uffici notturni alla vigilia della festa. La Messa di mezzanotte a Natale è l’ultima traccia di questa usanza, e delle Veglie rimane solo il digiuno.

Le veglie con digiuno sono quelle di Natale, Pasqua, Pentecoste, l’Assunzione (poi trasferita all’Immacolata Concezione).

5. LA CHIESA NON VUOLE CHE L’ASTINENZA O IL DIGIUNO INFLUISCANO SULLA NOSTRA SALUTE O CHE CI IMPEDISCANO DI SDEMPIERE AI NOSTRI DOVERI DI STATO.

È consentito l’uso della carne nei giorni di astinenza alle persone in cattiva salute,

cioè i malati, i convalescenti, i bambini sotto i 7 anni (poiché non hanno ancora peccato, non devono fare penitenza), gli anziani (oltre i 60 anni) che risentono degli effetti dell’età. In alcune diocesi sono esonerati anche coloro che sono sottoposti a lavori molto faticosi, sia intellettuali che fisici: tuttavia, non è la carriera in sé a dispensare, ma il rapporto tra la forza fisica ed il lavoro da svolgere. – Si può ottenere la dispensa anche per un viaggio faticoso, o quando non si è il proprio padrone, come i servi o i soldati, o quando si è costretti a prendere i pasti in albergo, come gli studenti, i viaggiatori che sono costretti a mangiare di sfuggita ai buffet delle stazioni, gli impiegati delle ferrovie, persone che prendono l’acqua per la loro salute. – I poveri ridotti a chiedere l’elemosina per il loro pane possono, nei giorni di astinenza, mangiare i piatti grassi dati loro in elemosina, altrimenti sarebbero costretti a fare la fame. – Chi è esente dovrà comunque fare uno sforzo in alcuni giorni, come il Mercoledì delle Ceneri, il Venerdì Santo e la Vigilia di Natale. Soprattutto evitare accuratamente di dare scandalo, secondo le parole di S. Paolo: “Fate attenzione che la vostra libertà non diventi una pietra d’inciampo per i deboli (I Cor. VIII, 9) e “se quello che mangio offende il mio fratello, non mangerò più carne per tutta la vita” (Ivi, 13).

2. Sono esentati dal digiuno coloro che non hanno raggiunto l’età di 21 anni, così come coloro che non godono di buona salute e coloro che fanno un pesante lavoro intellettuale o materiale.

Durante il periodo della crescita, c’è bisogno di cibo abbondante. Il digiuno è talvolta consigliabile per imparare l’autocontrollo. – Le persone in cattiva salute sono i malati, i convalescenti e gli anziani (oltre i 60 anni).- Tra le persone che devono svolgere lavori pesanti ci sono coloro che svolgono mansioni di interesse pubblico, come confessori, predicatori, maestri di scuola, gli insegnanti, medici, giudici, infermieri, ecc. che hanno bisogno di un’alimentazione speciale. – Una dispensa generale viene talvolta concessa in tempi di epidemia, in alcune diocesi anche per una fiera. – Il dovere di preservare la vita è di diritto divino, quello del digiuno di diritto ecclesiastico: in caso di conflitto fra i due il diritto umano deve cedere il passo a quello divino. Ma chi è esonerato dal digiuno deve compensare con altre opere buone: i confessori e i parroci sono generalmente autorizzati a fare questa commutazione.

3. Nessuno deve digiunare eccessivamente, perché Dio richiede un servizio ragionevole. (Rom. XII, 1).

Chi digiuna in modo smodato è come un cocchiere che, eccitando i suoi cavalli, esporrebbe la sua carrozza ad un grande pericolo, o come una nave senza zavorra, che diventa il trastullo del vento (S. Efr.). Ci sono santi, come San Bernardo, che sono caduti erroneamente in questo errore e che se ne sono pentiti amaramente, perché la rovina della loro salute impediva loro di lavorare e li esponeva alle tentazioni. È bene quindi non mortificarsi corporalmente senza il consiglio del proprio direttore: il digiuno deve uccidere i peccati della carne, ma non la carne stessa (S. Greg. M.); esso non deve indebolire il corpo al punto di essere incapace di pregare e adempiere ai doveri di stato (S. Ger.). Bisogna trattare il proprio corpo come un bambino, e punirlo solo quando è disobbediente. I digiuni sono un rimedio: se presi in eccesso, essi sono dannosi: bisogna essere severi con se stessi, ma non crudeli; la durezza verso se stessi è difficilmente compatibile con la dolcezza verso gli altri.

6. IL DIGIUNO E L’ASTINENZA SONO MOLTO UTILI PER IL CORPO E PER L’ANIMA; danno luce alla mente, forza alla volontà, molte virtù, la salute, la remissione dei peccati, il perdono dei peccati, l’esaudimento delle preghiere, grazie straordinarie e la ricompensa celeste.

Il digiuno ha molti benefici spirituali. Daniele, che alla corte di Nabucodonosor, mangiava solo legumi e acqua, prevalse in saggezza su tutti i consiglieri del re. (Dan. I.). Tutti i grandi dottori della Chiesa erano molto mortificati. – Il digiuno rende forte la volontà: doma tutte le inclinazioni malvagie della carne e respinge le tentazioni del diavolo (1. Cor. IX, 27). “La carestia fa capitolare le fortezze, e il digiuno fa capitolare il corpo di fronte alle esigenze della ragione e della volontà” (S. Alberto Magno), doma le passioni come un cavaliere, doma la furia di un cavallo furioso per mezzo delle redini (Rodriguez). – Il diavolo considera il nostro corpo come il suo migliore alleato, perché sa che i nemici dall’interno sono i più pericolosi (S. Bern.); ma con il digiuno leghiamo il nostro corpo in modo che non possa tradirci all’avvicinarsi dei nemici esterni (Rodr.), gli togliamo forze inutili che non può trasformare in armi contro di noi (S. Aug.). Un uccello leggero sfugge più facilmente ad un uccello rapace di uno il cui volo è appesantito da troppo cibo. (S. Bonav.). Gli atleti preparati alla battaglia con l’astinenza (I Cor. IX) otterranno la vittoria e molte alte virtù. Il digiuno ci prepara prima alla preghiera, poi alla dolcezza, alla pazienza ed alla castità. “Mai un’alta perfezione è stata raggiunta senza il digiuno; esso rende gli uomini simili agli Angeli che non mangiano e non bevono (S. Cyp., S. Ath.). L’uomo spirituale cresce nello stesso che l’uomo animale muore, come in una bilancia dove uno dei piatti sale mentre l’altro scende. – Il digiuno fa bene alla salute e allunga la vita, l’astinenza è la madre del vigore. (S. Ger.); i compagni di Daniele mangiavano molto poco, e dopo 10 giorni avevano un aspetto migliore degli altri giovani (Dan. 1.). Gli anacoreti della Tebaide, come Sant’Antonio eremita, San Paolo l’eremita, digiunarono molto e raggiunsero l’età di 100 anni; Sant’Alfonso (+ 1787) digiunava a pane e acqua ogni sabato in onore della Beata Vergine Maria e visse fino a 90 anni. Ippocrate, il padre della medicina, morì più che centenario. Quando gli chiesero perché fosse vissuto così a lungo, rispose: “io non mi sono mai saziato”. I medici in genere prescrivono ai malati una dieta come condizione per la guarigione. Il corpo, come i vestiti, dura più a lungo quando viene risparmiato. “La temperanza – dice la Sapienza (XXXI, 24) – prolunga la vita”. – Il digiuno ottiene il perdono dei peccati. Dio perdonò i Niniviti perché digiunarono. (Giona III); la razza umana è stata perduta a causa dell’ingordigia, sarà salvata dal digiuno. – Il digiuno previene quaggiù le pene del purgatorio. – Dio esaudisce prontamente le preghiere di coloro che digiunano. -Quando Oloferne assediò Betulia, gli abitanti ricorsero al digiuno e alla preghiera, e Dio li liberò miracolosamente per mezzo del braccio di Giuditta (IV). Il digiuno e l’elemosina sono le due ali della preghiera (S. Aug.); l’anima di un corpo mortificato può salire più facilmente a Dio, così come gli uccelli migratori compiono più facilmente il loro viaggio, perché sono alleggeriti dalla privazione del cibo (S. Vinc. F.). – Il digiuno ha sempre ottenuto grazie speciali da Dio. Dopo il digiuno, Mosè ottenne un incontro con Dio sul Sinai ed Elia ebbe una visione sul Monte Horeb (III Re, XIX). La protezione miracolosa dei giovani nella fornace fu certamente la ricompensa per il loro digiuno. Questo esercizio ci spiritualizza e divinizza, per così dire, ed è per questo che a Dio piace entrare in relazione con noi (Rodrig.). – Il digiuno ottiene una ricompensa celeste. Mosè ed Elia apparvero alla trasfigurazione sul Tabor, perché erano stati gli unici tra i patriarchi ad aver digiunato 40 giorni come Gesù (S. Vinc. F.).

7. L’ASTINENZA E IL DIGIUNO SONO GRADITI A DIO SOLTANTO QUANDO CI SFORZIAMO ALLO STESSO TEMPO DI EVITARE IL PECCATO E DI FARE IL BENE.

Il digiuno non è ancora la perfezione. (I. Cor. VIII, 8), ma è un mezzo per arrivarci domando le passioni e facilitandoci il bene. “Dio tiene meno conto dell’astinenza dal cibo che dell’annientamento del peccato”. (S. Antonino). A che cosa serve che un uomo si astenga dalla carne se fa a pezzi il suo prossimo con la calunnia? (S. Aug.) Egli assomiglia allora al sepolcro, imbiancato all’esterno e pieno di putredine all’interno (S. Matth. XXIII, 27), al diavolo che non mangia e non smette di fare il male (S. Onorato). Il digiuno non è in grado di alimentare la preghiera ed è una lampada senza olio, perché dobbiamo digiunare solo per poter pregare meglio. Il digiuno senza elemosina è un è un campo senza seme (S. Pietro Crisol.); non è un digiuno per Dio, ma per se stesso negare ai poveri ciò che si è risparmiato con il digiuno (S. Greg. M.).

V. La legge del tempo proibito.

Il tempo “chiuso” o proibito è il tempo durante il quale la Chiesa proibisce la celebrazione solenne del matrimonio e ne disapprova i festeggiamenti chiassosi.

Tra la 1ª domenica di Avvento e l’Epifania, tra il Mercoledì delle Ceneri e la Domenica di Quasimodo, la Chiesa proibisce la celebrazione del matrimonio e le celebrazioni rumorose.

Questa è una decisione del Concilio di Trento (24, 10). In precedenza, la stagione di “chiusura” comprendeva ancora le tre settimane tra le Rogazioni e la Domenica della Trinità. – Questi periodi sono tempi di penitenza incompatibili con i piaceri; questi tempi sono destinati dalla Chiesa a meditare sui grandi misteri della salvezza: l’Avvento e quello dell’Incarnazione, la Quaresima a quello della Redenzione. Non è opportuno distrarsi da queste grandi verità con i piaceri del mondo. – Anche le grandi feste di Pasqua e di Natale fanno parte del periodo di chiusura. Dobbiamo abbandonare le gioie del mondo e dedicarci esclusivamente alle gioie spirituali. – I Vescovi possono permettere che i matrimoni siano celebrati in tempo chiuso ma non con solennità; solo il papa può concedere, da solo o tramite il Vescovo, la solennità del matrimonio in tempo chiuso. – La pubblicazione dei matrimoni non è proibita in tempo chiuso. – I balli sono altamente riprovevoli, mentre i concerti sono tollerati. Coloro che non rispettano questa legge deve temere la minaccia del Signore: “Trasformerò i vostri giorni di gioia in giorni di lutto” (Amos VIII, 10).