LA VERGINE MARIA (3)

Il Vescovo Tihámer Toth

LA VERGINE MARIA (3)

Nihil Obstat: Dr. Andrés de Lucas, Canonico. Censore.

IMPRIMATUR: José María, Vescovo Ausiliare e Vicario Generale. Madrid, 27

27 giugno 1951.

CAPITOLO III

MARIA E LA NOSTRA FEDE

Vicino a Nazareth, l’umile villaggio dove Gesù e la Vergine Maria trascorsero tanti anni, c’è una sorgente; gli abitanti del villaggio la chiamano “Ain Marjam”: La fontana di Maria”; e la tradizione popolare vuole che Maria abbia attinto l’acqua a questa fontana. Ancora oggi è la migliore fontana di tutta la regione; tutti gli abitanti dei dintorni vi si recano per attingere acqua. Portano la brocca di terracotta sulla testa. È così che portano acqua a casa. “Ain Marjam!” “La fontana di Maria!”. È un’espressione molto appropriata per il nostro scopo. Le donne di Nazareth trovano ristoro corporeo nell’acqua che attingono dalla fontana di Maria, e acquistano forza per le loro fatiche quotidiane. Noi Cristiani, che viviamo in tutto il mondo, otteniamo il ristoro spirituale di cui abbiamo bisogno, noi abbiamo bisogno di entusiasmo, magnanimità, purezza, consolazione dalla fonte abbondante del culto mattutino. Le donne di Nazareth portano abilmente sul loro capo il bel vaso argilla, lo trasportano senza farlo cadere e arrivano a casa con il loro prezioso tesoro, l’acqua fresca; anche noi portiamo un vaso di terracotta, il nostro corpo, e in esso portiamo un tesoro prezioso, il nostro spirito immortale; e dobbiamo portarlo lungo i sentieri della vita in modo che non subisca danni, per mantenerlo puro, incolume, intatto e senza scalfitture, fino a quando non raggiungeremo la patria celeste. Come il vero “Ain Marjam”, il culto, sarà l’argomento dei capitoli successivi. Come il culto della Vergine Maria rafforzi la nostra fede, sarà il tema del presente capitolo. Nei capitoli successivi studieremo quest’altro punto: come esso ci aiuti e ci rafforzi nelle lotte della vita morale.

Maria e la nostra fede – è il tema di questo capitolo. Che cosa riceve la nostra fede dal culto mariano? È la domanda che propongo. E rispondo con queste quattro parole: Riceve: I. forza, II. vita, III. unità, IV. bellezza.

I. L’ADORAZIONE RAFFORZA LA NOSTRA FEDE

È caratteristica della Sacra Scrittura di non parlare in modo pomposo. Racconta grandi cose con brevità e semplicità, tanto più inoltre, regolarmente, quando è più concisa e proprio quando proclama le più grandi verità. Della relazione del rapporto della Vergine Maria con la nostra fede e di ciò che possiamo imparare da lei in termini di credenza, la Sacra Scrittura non parla che solo in due semplici frasi, apparentemente insignificanti ma in realtà straordinariamente profonde, che riguardano la Madonna, nel secondo capitolo del Vangelo secondo Luca. L’evangelista descrive come i pastori, al ritorno dalla stalla di Betlemme, raccontino ovunque gli eventi del Natale. “E tutti tutti quelli che vennero a sapere dell’avvenimento si stupirono di ciò che i pastori avevano raccontato loro. Maria, invece, conservava tutte queste cose dentro di sé, meditandole nel suo cuore” (Lc. II, 18-19); e alla fine dello stesso capitolo, dove leggiamo che Gesù, all’età di dodici anni, tornò dal tempio, l’evangelista annota: “E subito andò con loro e venne a Nazaret, e fu loro sottomesso. E sua madre conservava tutte queste cose nel suo cuore” (Lc. II, 51). Così l’evangelista afferma per ben due volte che la Vergine non solo si prese cura corporeo del Bambino Gesù, ma anche che voleva anche educare la sua stessa anima per servire più degnamente il Verbo divino fatto carne. Ha registrato con cura ogni parola, ogni evento, ogni impressione, e li ha conservati con cura. Si mise a ruminare su tutti i meravigliosi eventi: l’annunciazione dell’Angelo, la notte di Natale, le parole della notte, le parole dei pastori e dei magi, la profezia di Simeone e di Anna, il primo vagito di Gesù bambino, tutti i suoi sguardi, tutte le opere della sua mano… Li ha meditati, li ha meditati e li ha conservati con grande cura nel tesoro della sua anima. Ecco, dunque, il primo insegnamento: la cura e il sacrificio con cui Maria mantenne salda la sua fede. Non possiamo infatti pensare che questa fede non abbia richiesto anche a lei – come a tutti noi – sacrificio, fatica e sforzo. Non diciamo che per Maria sia stato facile per lei credere, perché ha vissuto con Gesù. Anche lei aveva giornate nuvolose, come noi! E se di tanto in tanto ci fermiamo con incertezza di fronte ad un evento della nostra vita o di uno o davanti all’uno o all’altro dei dogmi della nostra fede, ricordiamoci che l’evangelista dice la stessa cosa di Maria e Giuseppe … Ma essi non compresero il senso della sua risposta” (Lc. II, 50). È così che anche Maria ha dovuto coltivare la sua fede. I suoi occhi, nonostante la loro purezza, non erano in grado di penetrare tutti i veli che ricoprono i santi misteri della nostra fede. Ma Maria accettò con fervore ciò che sapeva dei misteri del suo Figlio divino, e con la stessa umiltà di cuore accettava anche ciò che non capiva.. Osservando con spirito contemplativo tutte le parole, tutti gli atti e le manifestazioni del suo Figlio divino, ci ha insegnato la via più sicura per conservare e rafforzare la nostra fede.

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Il culto di Maria rafforza la nostra fede, perché solo adorando il suo Figlio divino Maria può essere onorata, ed anche i fedeli devoti di Maria non perdono la fede nel suo Figlio divino. Ci sono persone che non sanno come perdonarci per che dopo il Padre Nostro preghiamo l’Ave Maria con tanta devozione. Ma io chiedo a queste persone: pensate che preghiamo meno, che diciamo meno i nostri Padri Nostri perché aggiungiamo l’Ave Maria? Ci sono persone che si scandalizzano perché vedono nelle nostre chiese tante candele accanto alle immagini mariane nelle nostre chiese. Ma io chiedo loro: lasciamo le immagini di Cristo nell’oscurità? Non posso credere che se Gesù Cristo apparisse oggi in forma corporea in mezzo a noi – Cristo che durante i trent’anni della sua vita nascosta, ha onorato sua Madre, la Beata Vergine, con pietà e obbedienza, come un figlio non ha mai onorato sua madre – ci rimprovererebbe dicendo: “Lasciate subito la preghiera” dell’Ave Maria, e spegnete subito le candele che bruciano davanti alle immagini di mia Madre”. No, Cristo non direbbe questo. Ma piuttosto, indicando Maria, ci direbbe con certezza: “Ecco tua Madre”. E chi è vicino alla Madre non può essere lontano dal Figlio. A chi è nascosto fino a che punto l’uomo moderno abbia bisogno della vigilanza della Madonna per mantenere la fede? Al giorno d’oggi, quando per l’uomo si aggrappa così facilmente a questo mondo perituro, possiamo rallegrarci di poterci rivolgere a Maria, dicendole con la voce di Dante, l’insuperabile poeta del Cristianesimo: “Regina, che puoi fare tutto ciò che vuoi, fa’ mantenere vivo in me il desiderio dell’eternità e concedi che la tua protezione possa vincere l’attrazione del perituro in me”.

II IL CULTO DI MARIA VIVIFICA LA NOSTRA FEDE

Maria ha conservato la sua fede dentro di sé e questa fede plasmava la sua anima. Questa fede viva di Maria è la seconda importante lezione per noi. Il regno di Dio – disse una volta il Signore – è come il lievito, che una donna ha preso e lo mescolato in tre misure di farina, finché tutta la massa non fu lievitata” (Lc. 13: 21). Questo ci insegna che la nostra fede deve essere il lievito che fermenta tutta la nostra vita. Il Vangelo dice che la Vergine Maria non solo ha preso nota degli eventi della vita di Gesù e delle parole del Signore, ma anche “li meditava nel suo cuore” (Lc. II,19), cioè mentre pregava, lavorava o al riposo, o mentre era occupata, pensava continuamente a loro e in base ad essi modellava la sua vita. Così come è stata Maria a dare corpo al Figlio di Dio sceso sulla terra, così è stato nella vita di Maria che gli insegnamenti del suo Figlio divino presero forma con la massima perfezione possibile.

a) Non c’è mai stato e non ci sarà mai un uomo che nella sua gioia e nel suo dolore, nei suoi desideri e progetti, nelle sue virtù e nei suoi sacrifici, abbia rispecchiato così fedelmente lo spirito del Cristianesimo come la Madonna. Gesù stesso ne ha dato testimonianza. In un’occasione, una donna che lo seguiva tra la folla, vedendo le opere meravigliose del Signore e ascoltando le sue parole divine, esclamò con entusiasmo: “Benedetto il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha nutrito!” (Lc. XI, 27). E il Signore le rispose: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc. XI, 28). Gesù non contraddice la donna. Al contrario, amplifica il significato delle sue parole. Non dice che non c’è motivo di lodare sua Madre, ma che in realtà ci sia un duplice motivo. Primo, perché con la sua maternità è unita a Lui da legami di sangue. In secondo luogo, e in modo più forte, perché attraverso la sua fede ha una parentela spirituale con Lui, perché ha conservato nel suo cuore le sue parole (Lc. II: 19, 51) meglio di tutti i suoi discepoli. Sul primo punto non possiamo imitare Maria. Ma possiamo imitare il secondo. Sappiamo bene come il modo più sicuro per chi vuole seguire Maria, sia l’essere degno di Lei, essere come Lei e assomigliare a Lei: è la fede ardente e abnegante in Gesù Cristo. Una fede che non è fatta di parole o sentimenti, ma anche e soprattutto di vita e potenza divina che trasforma la nostra stessa vita. Guardiamo a ciò che Maria dice ai servitori al banchetto di nozze di Cana. Ascoltate il Signore e “fate quello che vi dirà” (Gv II, 5). Così, se onoriamo Maria, non ci fermiamo a Lei, ma attraverso di Lei andiamo a Cristo.

b) Un altro argomento, un’altra eloquente testimonianza che tutte le manifestazioni del nostro culto ravvivino davvero la nostra fede e sono in definitiva rivolte all’adorazione di Dio e sono sature dell’omaggio che dobbiamo al Signore, è ogni riga del sublime cantico che, sotto il nome di “Magnificat”, risuona ogni giorno in migliaia e migliaia di chiese, un cantico che l’anima della Vergine Maria, inebriata dall’amore divino, cantò per la prima volta nella casa di sua cugina Elisabetta. Quando Elisabetta vide Maria in visita, esclamò sorpresa: “Benedetta Maria tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? … beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. (Lc. II, 5). E allora ecco che dall’anima di Maria prorompe il cantico di eterna bellezza, il Magnificat, che allontana da sé tutte le lodi, tutti gli omaggi, e li offre a Dio. “Magnificat anima mea Dominum” – il cantico risuona sulle labbra di Maria: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore che ha posato lo sguardo sull’umiltà della sua serva…”, qualsiasi cosa sia buona in me, qualsiasi bella virtù, tutto è dono ricevuto dalle mani di Dio, “La cui misericordia si riversa di generazione in generazione su coloro che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio; ha distolto gli sguardi dal cuore dei dei superbi. Ha rovesciato i superbi dai loro troni e ha esaltato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, e i ricchi li ha rimandati a mani vuote. È possibile lodare di più l’onnipotenza divina che veglia sul mondo in modo più bello? È possibile di più rafforzare la nostra fede in Dio? – In un’occasione, un uomo gravemente malato si accasciò per strada. Fu portato in ospedale e fu chiamato un Sacerdote per confessarlo. Ma il povero uomo aveva perso da tempo la fede della sua giovinezza, e per quanto il Sacerdote insistesse nel parlare con lui, egli rifiutò con fermezza la parola del ministro di Dio. Ma quando quest’ultimo, dopo aver esaurito tutte le sue risorse, iniziò a parlare della madre del malato, il suo cuore indurito si ammorbidì, e si risvegliò la fede sepolta della sua infanzia. Quanti uomini oggi hanno perso completamente la fede! Parliamo loro della Madre Celeste, in modo che attraverso di Lei possano tornare alla fede. Gridiamo di nuovo a Cristo: “Benedetto il grembo che ti ha portato!”. Ed ascoltiamo la risposta che esce dalle sue labbra divine: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc. XI, 28).

III L’ADORAZIONE COMUNICA L’UNITÀ ALLA NOSTRA FEDE

Il culto mariano ha un altro meraviglioso potere, un’altra benedizione: preserva la l’incolumità, la purezza, l’unità della nostra fede in Cristo.

a) C’è chi, ignorando la storia, afferma il contrario. “Il culto mariano non è una pratica che proviene dal Cristianesimo primitivo. Fino al 431, al Concilio di Efeso, Ella non fu dichiarata “Madre di Dio”, e non molto tempo fa, nel 1854, è stato definito il dogma della sua Immacolata Concezione…”. Quale verità c’è in queste affermazioni? La verità è che la Chiesa ha effettivamente definito nel 431 la divina maternità di Maria e nel 1854 la sua Immacolata Concezione …, ma fin dai suoi inizi ha creduto in esse. La Chiesa definisce dogmaticamente una verità solo se tale verità di fede viene attaccata o messa in discussione. Cosa ci dice la fede sull’Immacolata Concezione? Che la Vergine Maria sia sempre stata esente dal peccato originale. Ma Murillo, circa duecento anni prima della definizione dogmatica, aveva già dipinto trenta magnifici quadri dell’Immacolata Concezione. E il Concilio tridentino la proclamò più di trecento anni prima della definizione dogmatica della Chiesa. E Sant’Efrem l’aveva proclamata quasi quindici secoli prima. Cosa è successo dunque nel 1854? La stessa cosa che accadde poco tempo dopo con il famoso gioiello della Corona inglese, il diamante Koh-i-noor.. Questo diamante, ammirevole ed enorme, era già conosciuto in India nei secoli prima di Cristo, ma ha brillato in tutta la sua bellezza solo a partire dal secolo in cui la regina Vittoria lo fece tagliare di nuovo. Perché, se posso permettermi la frase, la definizione dogmatica dell’anno 1854 non ha prodotto il diamante bimillenario della Immacolata Concezione, non ha fatto altro… che tagliarlo di nuovo.

b) Il culto mariano non solo è compatibile con la nostra fede, ma ne preserva e ne rafforza la purezza e l’unità. Basteranno poche parole per spiegarlo. Chi può onorare Maria? Solo chi crede nel suo santo Figlio. Il pilastro fondamentale della nostra fede è la divinità di Gesù Cristo. Questo è il fatto: “Cristo è il Dio che è sceso fino a noi”, qui poggia l’intero sistema di fede e di morale della Religione cristiana. Coloro che onorano Maria, parlano così: Io onoro Maria perché è stato suo Figlio il nostro Signore Gesù Cristo l’unigenito del Padre, che è sceso sulla terra per salvarci e liberarci dalla condanna attraverso la sua Passione, Colui che è morto per noi, è risorto ed è asceso al cielo… in una parola: onorando Maria, confessiamo tutta la nostra fede cristiana. In modo che il culto mariano sia la corona d’oro che racchiude, come un bellissimo diamante, la la divinità di Gesù Cristo. E come il diamante non viene danneggiato da una bella incastonatura, così al contrario, l’incastonatura accresce ancora di più il valore della pietra. Allo stesso modo, l’adorazione mariana non è solo compatibile con il culto di Cristo, ma lo colloca anche in un contesto più caldo e consapevole. Per noi, se il culto mariano non è la questione principale, non è nemmeno una questione accessoria, senza la quale la nostra fede cattolica non può essere sostenuta. Per noi, la cosa principale è la divinità di Cristo, ma da essa segue necessariamente il culto della Madre di Dio. Se adoro Cristo devo anche onorare sua Madre, e se onoro la Madre di Dio, so come adorare con più fervore il suo Figlio divino.

e) D’altra parte, la storia stessa offre una grande abbondanza di dati per mostrare che coloro che negano la divinità di Cristo non provenivano dai ranghi in cui è onorata Maria, ma al contrario, da quei settori che all’inizio si limitavano a sopprimere il culto della Vergine Madre, e poi sentendosi irrimediabilmente trascinati, sono arrivati a negare la divinità di Cristo. La storia bimillenaria della Chiesa dimostra che quando l’albero della fede cresce in un terreno sano, ha sempre avuto un’abbondanza di fiori e di frutti più belli nel culto mariano; quando il culto mariano è stato indebolito o appassito del tutto, si poteva dedurne che la fede stessa fosse decaduta. Ci sono Cristiani che non onorano Maria, perché – così dicono – il culto mariano  li distrae da Cristo e loro vogliono onorare solo Lui. Eppure, cosa vediamo? Il fatto singolare che dove Maria non viene più onorata, l’adorazione di Cristo diminuisce, ed ancor più, i fondamenti di tutta la fede cristiana. Noi onoriamo Maria e adoriamo il suo santo Figlio. E dove Maria non è più onorata per dare – si dice – più vita e più spazio al culto di Cristo, si discutono i seguenti punti: Cristo era vero Dio o solo uomo? Vale la pena vale la pena di impugnare le armi in difesa del Credo nella sua interezza? Dopo queste considerazioni di particolare interesse è il fatto storico che la falsa riforma del XVI secolo non riuscì ad affermarsi proprio in quei Paesi in cui il culto della Vergine Maria aveva un particolare vigore e fioriva in abbondanza.

d) E, se consideriamo il fatto, vedremo nel culto un mezzo efficace per preservare l’unità della fede. Il centro della famiglia è la madre. Finché vive, anche i figli più grandi che hanno già fondato la loro famiglia da tempo, hanno coesione e si sentono all’unisono. Ma quando lei muore, la famiglia si sfalda. Anche la Vergine Maria è diventata una forza coesiva nella prima comunità cristiana, dopo la resurrezione di Cristo. Gli ATTI DEGLI APOSTOLI (1, 14) riportano questo fatto: “Tutti costoro, essendo d’un sol animo, insieme alle donne e a Maria, madre di Gesù”. Ma il culto successivo era anche la benedetta garanzia dell’unità della nostra fede. Sappiamo che Gesù Cristo aveva una veste senza cuciture di un unico tessuto da cima a fondo (Gv XIX,23), il che, secondo l’usanza di quei tempi, probabilmente era stata tessuta dalla Vergine stessa. È così che il culto ha tessuto la tunica della nostra fede in Cristo. per quasi due millenni …, una fede nella quale non c’è cucitura, né macchia, né rammendo, una fede che è conservata ancora oggi così come l’abbiamo ricevuta da Cristo. Dobbiamo quindi riconoscere che il Cristianesimo che non sa o non vuole onorare la Vergine Maria in modo adeguato, è un Cristianesimo mutilato. Perché cos’altro è il Cristianesimo se non Cristo e la sua opera? E se Cristo è il Verbo eterno del Padre celeste, non bisogna dimenticare che Egli è vissuto sulla terra come Figlio di Maria. Così la nostra santa Madre la Chiesa lo sapeva bene perché ha combattuto così duramente in difesa della dignità di Maria; perché ha lottato tanto perché, ad esempio, ha lottato così insistentemente al Concilio di Efeso per difendere la maternità divina?. Lì non si trattava direttamente e propriamente del titolo di Maria, ma della divinità di Cristo. Sappiamo bene che la Vergine Maria fosse la Madre di Dio, ma non ha mai smesso di essere la “serva del Signore”, “sulla cui umiltà Dio ha posato lo sguardo”. Dio pose il suo sguardo sulla sua umiltà, così che da quel momento in poi sarebbe stata chiamata benedetta da tutte le generazioni”.

IV IL CULTO ABBELLISCE LA NOSTRA FEDE

Accenno ancora una volta, anche se brevemente, alla quarta benedizione dell’adorazione: l’adorazione comunica fascino, calore, poesia, morbidezza e ammirevole interiorità alla nostra fede. Vorrei far notare che nel nostro sentire non sono queste le caratteristiche che danno valore alla nostra fede. Accettiamo e seguiamo la nostra fede, non perché sia bella e gentile, ma perché sia giusta e vera. Dall’incrollabile sistema di argomentazioni molto diverse traiamo la conseguenza che la nostra Religione cattolica sia la vera Religione. La Religione cattolica è la vera Religione: la nostra fede è “culto razionale”. (Lettera ai Romani XII,1). Ma nonostante ciò, anche se confessiamo che la prima e principale fondamento delle nostre convinzioni è la verità, non dimentichiamo nemmeno che gli uomini non hanno solo una testa che cerca la verità, ma anche un cuore che ama il bello, e per questo motivo chiamiamo con il giusto titolo, in aiuto ai nostri argomenti razionali, anche l’intimo, l’affettuoso, accattivante, il bello del nostro culto. Chi non ha sentito quel dolce calore che riempie l’anima, quel calore che si irradia verso di noi dalla lampada che arde silenziosa davanti al tabernacolo, la fiamma delle candele dell’altare, gli accordi dell’organo, la voce delle campane che chiamano i fedeli? E il fatto che le nostre chiese siano così accoglienti e così attraenti, che le nostre cerimonie siano così istruttive e commoventi, che anche i non Cattolici spesso si sentono così a casa tra noi, è in gran parte dovuto al culto di Maria. In ogni Chiesa si vede un’immagine della della Vergine con il Bambino Gesù in braccio…. È possibile presentare il Redentore del mondo in un modo più comprensivo e gentile sia ad un bambino che non sa nulla, sia ad un uomo che abbia studiato duramente? Guardate l’immagine della Madre Addolorata che tiene in grembo il cadavere del Figlio sulle ginocchia? È possibile presentare in modo più commovente il dramma della Redenzione? Guardate quella giovane ragazza del villaggio, che mormorando silenziosamente un’Ave Maria, depone il suo mazzo di fiori di campo davanti all’immagine di Maria. innalzata sul ciglio della strada… È possibile trovare qualcosa di più poetico e ammaliante? E se dovessimo ascoltare l’immensa gamma di sfumature dell’Ave Maria, mentre si innalza verso il cielo ad ogni ora, in ogni minuto di ogni ora, se vedessimo la fiducia che assale il cielo, la paura tremante, la supplica che unisce le mani, che sfugge dalle labbra dei marinai nella tempesta o dei bambini che pregano presso il letto del dolore della madre, o dei soldati che si preparano per l’attacco, o dei pii pellegrini e degli uomini che lottano con la tentazione …, allora sentiremmo veramente la bellezza, il fascino ed il fervore che il culto di Maria apporta alla nostra vita religiosa.  – Comprendiamo bene che quando DANTE, nella terza parte della Divina Commedia, “Il Paradiso”, nel canto XXXIII, inizia la sua cantica più bella, si rivolge alla alla Beata Vergine con queste parole, che sono per sempre bellissime: “Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio, la più umile, e allo stesso tempo la più alta di tutte le creature, termine fisso dell’eterno volere, tu sei Colei che ha nobilitato la natura umana a tal punto che il suo Creatore non poteva non poteva non diventare la sua stessa opera. Nel tuo seno si è acceso l’amore il cui calore ha fatto germogliare questo fiore nella pace eterna. Tu sei qui per noi il Sole della carità, e in basso, per i mortali una sorgente viva di speranza. Tu sei così grande, o Signora, e sei di così grande valore che chiunque voglia ottenere una grazia e non ricorra a te, vuole che il suo desiderio possa volare senza ali. La tua bontà non solo soccorre coloro che ti implorano, ma spesso spontaneamente anticipano la supplica. In te si uniscono la misericordia, la pietà, la magnificenza e tutto ciò che di buono c’è in tutte le creature. » – Nell’anno 428 d.C., il Vescovo di Costantinopoli era NESTORIO: egli, dopo esimi e santi predecessori, dopo un San Gregorio Nazianzeno ed un San Giovanni Crisostomo, prese nelle sue mani la guida dei fedeli. Ma alla fine si tolse la maschera della sua anima eretica, precedentemente celata, e con grande scandalo dei fedeli riuniti in chiesa, iniziò a predicare cose come queste queste: “D’ora in poi, non diciamo più che Maria sia la Madre di Dio, per non dare l’impressione di voler fare di questa vergine una divinità, e non facciamo come i pagani, che facevano delle loro madri delle dee”. (Nestor. Serm. V. ap. Mercal, p. 30). Queste parole produssero una grande commozione. Il popolo scoppiò in in una protesta clamorosa, lasciò il tempio insieme ai Sacerdoti, e la folla continuò a mormorare di scandalo in un ondeggiare tumultuoso per le strade. Ben presto si diffuse la notizia dell’offesa a Maria, e tutto il mondo ne cristiano fu scosso. Dai Vescovi di Africa, Asia, Europa, si alzò la voce in segno di protesta: il Papa Celestino convocò i Vescovi d’Italia per un Concilio, e in questo concilio Nestorio fu scomunicato. Poi fu convocato un Concilio ecumenico a Efeso, e nella famosa basilica di quella città, che a quel tempo era già consacrata alla Beata Vergine Maria, furono riuniti sotto la presidenza del legato pontificio, i Vescovi di tutte le parti del mondo, per decidere del Vescovo di Costantinopoli, che aveva osato toccare la dignità di Maria. La seduta si protrasse fino a notte inoltrata, e tutto il popolo attendeva il risultato fuori dalla porta della basilica. Quando si seppe che Maria aveva trionfato, tutta la folla scoppiò in un unico grido di giubilo e, accompagnata da torce e fiaccole, in una processione di trionfo, accompagnarono i Vescovi alle loro case. Nestorio è morto da tempo, ma ci sono ancora oggi mani crudeli che vorrebbero strappare dai templi di Maria la gloriosa aureola della sua maternità divina. Per questo motivo dobbiamo ripetere le ardenti lodi di quei secoli lontani, le lodi che il più esaltato oppositore di Nestorio, il principale protagonista del concilio, SAN CIRILLO, Patriarca di Alessandria, pronunciò ad Efeso, a nome dei suoi confratelli Vescovi, al fine di esaltare la Vergine Madre: “Dio Ti salvi. Madre e Vergine, tempio vivente ed immortale della divinità, tesoro e luce del mondo, ornamento delle vergini, sostegno della vera fede, saldo fondamento di tutte le chiese; Tu che hai dato alla luce Dio ed hai portato con cuore puro Colui che nessun luogo può contenere. Tu, per la quale la Santissima Trinità è lodata e adorata, e per la quale è onorata da tutto il mondo la Santa Croce. Tu, attraverso la quale l’uomo decaduto recupera i suoi diritti all’eredità celeste… Chi sarà mai in grado di lodarti degnamente, Tu che sei al di sopra di ogni lode? O fecondità verginale! O meraviglia inconcepibile! Che tutta la nostra saggezza, tutta la nostra gioia, consista nel temere ed onorare lodando eternamente la Vergine Maria – al Dio Uno e Trino, perché Sua è la gloria nei secoli dei secoli.

LA VERGINE MARIA (4)