GNOSI, TEOLOGIA DI sATANA (65): LA TEOSOFIA (1)

LA  TEOSOFIA (1)

(Enciclopedia APOLOGETICA della RELIGIONE CATTOLICA – QUARTA ED. – Trad. T. Dragone, Ed. PAOLINE, ALBA 1953. Impr. Parigi 1948, ed. it. Impr. 1953, P. Gianolio)

Fin verso il termine del secolo xrx, l’uso corrente e le storie della filosofia, per teosofia intendevano una tradizione esoterica, che si vantava di possedere il segreto di un modo di conoscere superiore all’esercizio normale e ordinario delle facoltà umane mediante estasi, intuizioni, illuminazioni sovrarazionali, per cui gli iniziati godevano di corrispondenti poteri d’azione, magici e teurgici. I Neoplatonici alessandrini, gl’Illuminati dei secoli XVII e XVIII, come Giacomo Boehme, Swedenborg, Saint-Martin e molti altri rappresentavano questa tradizione. Ma dopo che, nel 1875, venne fondata a New York la Società Teosofica, per teosofia s’intende, se non esclusivamente, almeno principalmente, il movimento inaugurato da questa società e seguito dai raggruppamenti che ne sorsero per dissidio o in altro modo. Nel presente articolo, prendiamo il termine in quest’ultimo senso.

 CAPITOLO I. – ORIGINE E FONDATORI DELLA TEOSOFIA.

Il primo slancio: le signore Blavatsky e Annie Besant. In primo piano, appaiono due  donne: la prima è una grande dama russa, discendente da una nobile famigli del Mecklenburg, stabilitasi nella Russia meridionale e alleata con la grande aristocrazia dell’impero zarista. Giovane visionaria e indomabile, Elena Petrowna di Hahn, per rispondere a una sfida (La governante le aveva detto: « Nessuno ti sposerebbe, nemmeno il generale Blavatsky » – MARTINDALE, Theosophy, p. 15), a diciassette anni sposò l’ultrasettantenne generale Blavatsky per abbandonarlo subito e correre il vasto mondo con un destino procelloso. Senza seguirla in tutti i suoi vagabondaggi, la troviamo in Egitto, nell’Asia Minore, nelle Indie, negli Stati Uniti, in Italia, a Londra, Parigi, Odessa. Nell’Asia Minore, fa conoscenza col « mago » copto Paulos Metamon che l’affascina con i suoi prodigi; pratica lo spiritismo con ardore, apre « circoli di miracoli », non è insensibile alla politica, frequenta gli ambienti rivoluzionari ed anarchici, senza dimenticare le logge massoniche; si mette in relazione con Mazzini, si affilia alla società carbonara della Giovane Europa, entra fra le truppe di Garibaldi che accompagna nelle sue spedizioni, e quando il generale, il 25 ottobre 1867, penetra nel territorio pontificio, la signora Blavatsky. vestita da uomo, con i capelli tagliati, indossando la camicia rossa ed impugnando il fucile, è nelle prime file dei garibaldini. A Viterbo, combatte contro gli zuavi del generai Kanzler e a Mentana la volontaria Blavatsky viene colpita da due pallottole… è creduta morta e abbandonata in un fosso. Si rimette per riprendere il vagabondaggio e le esperienze spiritiche e occultistiche. Come ci dice lei stessa con un racconto infinitamente sospetto, un viaggio al Tibet (1852) fu il fatto più saliente, che orientò la sua vita; colà avrebbe incontrato un Mahàtma e sarebbe rimasta sotto la sua direzione. Finito il lungo ritiro, ormai « iniziata » e in possesso della Dottrina occulta, sarebbe rientrata nel mondo per propagarvi la buona novella. Vero o no tutto questo, durante i viaggi negli Stati Uniti, incontrò il colonnello Olcott dalle aspirazioni concordanti con le sue e con lui aperse un salotto dove si vedevano tutte le specie di « fenomeni », come tavoli giranti, materializzazioni di spiriti, etc.. Tra i frequentatori del salotto, erano Alberto Pike e il generale Sothern, gran maestro aggiunto della massoneria americana. Finalmente, insieme con Olcott, il 17 novembre 1875, fonda a New York la Società Teosofica (il cui centro venne poi trasferito ad Adyar, sobborgo di Madras). Olcottne era il presidente e la Blavatsky, segretaria con compito, se così possiamo dire, dottrinale. In molte opere e articoli, la signora Blavatsky diventa l’apostola infaticabile della Teosofia. – Stando al giudizio non malevolo del colonnello Olcott, la signora Blavatsky aveva una « duplice personalità » e appariva ora come una « russa menzognera » e ora come un’« ispirata ». Ad ogni modo, questo è certo, che la sua potenza suggestiva, fascinatrice, dominatrice era senz’eguali, e che non minori erano le sue capacità d’inventiva e l’immaginazione creatrice. La faccenda del Tibet fu decisamente smentita, e i fenomeni che essa produceva o allegava lasciarono scoprire frodi grossolane. Il suo carattere e comportamento rispecchiavano il tipo di santità cristiana non più che quello dell’ascetismo indù. Una persona che le fu molto vicina e per molto tempo associata ne traccia questo profilo fisico e morale: « Aveva corporatura gigantesca, appetito vorace; inveteratamente appassionata per il tabacco, ma con un linguaggio facilmente grossolano », calpestava tutte le convenienze e perfino  le regole comuni del bene e del male. Era d’umore terribile, con odii implacabili. Con la sua esperienza personale dell’infinita credulità del genere umano, lo copriva copriva con un disprezzo trascendente senza risparmiare neppure i suoi familiari, compreso il bravo Olcott che trattava da imbecille, da babbeo, (muff), da «bambolone spalmato di psicologia » (psychologized baby). –  La Blavatsky morì nel 1891, e il posto di segretaria venne occupato da un’inglese con tre quarti di sangue irlandese, la signora Besant, nata Annie Wood, separata dal marito, un ministro del culto anglicano, madre di due figli, che furono sottratti alle sue cure per le sue ardenti campagne maltusiane. Di temperamento instabile e focoso, umore « bohème » come quello della signora Blavatsky, Annie Besant, dopo molte trasformazioni e voltafaccia spirituali, da un cristianesimo mistico passò all’ateismo militante, e alla fine, venne affascinata dalla fondatrice della società teosofica, di cui si fece discepola entusiasta e, alla morte di Olcott (1907), da segretaria diventò presidente della Società. In molti scritti e innumerevoli conferenze, predicò la dottrina con una convinzione contagiosa e con grande successo, incarnando, per così dire, la teosofia in se stessa. Nel 1911, nel grande anfiteatro della Sorbona, sotto la presidenza di Liard, vicerettore dell’Accademia di Parigi, davanti al nuovo budda reincarnato, Alcyone o Krishnamourti, la Besant espose le sue idee in una conferenza di cui si occupò tutta la stampa francese. La sua ardente parola trovò eco perfino nelle Indie. Stabilitasi a Benares e vivendo come i bramini, raccomanda agli indù di rimanere se stessi e non aggregarsi alle religioni dell’occidente, presentando specialmente il Cattolicesimo come il grande nemico (Martindale).

I dissidenti: l’Antroposofia di R. Steiner. – Nella Società Teosofica, sotto l’influsso dell’americano W. Quan Judge, accusato dalla signora Besant di aver inventato di sana pianta messaggi attribuiti ai Mahatma, si produsse uno scisma (1898), avendo W. Quan Judge accusato a sua volta la Besant della stessa sopercheria. Vi fu un processo, e Quan Judge si staccò e presiedette un gruppo di teosofi dissidenti facenti capo a Point Loma (California), che ignorano naturalmente la Besant e Olcott e riconoscono solo la defunta Blavatsky, formando l’United Brotherhood and Theosofical Society (Fraternità unita e società teosofica). Anche in Italia, il più cospicuo gruppo di teosofi, quello di Roma, guidato da Decio e Olga Calvari e da A. Agabiti, si distaccò dalla Società Teosofica aderendo dapprima alla Lega teosofica indipendente fondata a Benares nel 1909 e vivendo poi di vita propria intesa segnatamente alla ricerca mistica. – Più tardi, scoppiò un altro scisma molto più importante. Questa volta, il capo che presentiamo è  un uomo, Rudolf Steiner, nato nel 1861 a Kraljevic da una famiglia ebrea e morto nel 1925 a Dornach presso Basilea. Fu educato nel Cattolicesimo, fece parte del coro dei fanciulli della sua parrocchia, e ben presto, ebbe « intuizioni » sulla realtà opposta a «la sensazione irrefragabile di potenze occulte che agivano dietro e attraverso di lui per dirigerlo » (E. Schouré) e che finirono coll’apparirgli in forma umana prima nella persona di un « botanico bizzarro », riconosciuto poi come inviato da un Maestro lontano e invisibile che però sorvegliava il giovane, poi nella persona di stesso Maestro, una specie di Mahatma occidentale di nome sconosciuto. Nello stesso tempo, Steiner studia i grandi filosofi tedeschi Kant, Fichte, Schelling e soprattutto Hegel, che, da un punto di vista ancora esoterico, gl’insegna come l’essere si sviluppa e si evolve. Le scienze naturali, che studia con passione, gli danno la stessa lezione e subisce un forte influsso di Haeckel, del quale però rifiuta il grossolano materialismo. Dopo aver conseguito il dottorato in filosofia a Vienna, collabora alla riedizione delle opere scientifiche di Goethe, al quale più tardi dedicherà il suo Istituto, il « Goetheanum ». Infatti, Goethe, con le sue idee divinatrici sulla evoluzione degli esseri naturali, col suo gusto per l’occultismo, ben visibile in Faust, e con la iniziazione giovanile alla Rosa-Croce, rappresenta molto bene le due tendenze di Steiner e meritava il suo patronato. Steiner in  politica fu « socialdemocratico », e per qualche tempo, militò in una scuola di questo partito. – Presentando Stainer al pubblico francese, E. Schuré insiste assai sulla differenza dell’occultismo del dottore austriaco e quello della Blavatsky e della Besant, la quale ultima si ricollega specialmente alle dottrine indiane, mentre Steiner pretende di ricollegarsi con la tradizione occidentale degli antichi misteri della Grecia, della Siria, dell’Egitto, riflessa, a quanto egli crede, nel quarto Vangelo, nell’Apocalisse e, attraverso lo gnosticismo, nella Kabala, ecc. e culminante nella favolosa personalità di Cristiano Rosenkreuz, il sedicente fondatore della società segreta dei Rosa+Croce. In questa tradizione, come la pensa e descrive Steiner, Cristo occupa un posto centrale, non però come Dio incarnato, ma come supremo Iniziato. Però, non dimentica l’India e le riserva anzi il posto d’onore, conservando tutte le dottrine fondamentali della teosofia induista. Quindi, non ci stupisce che Steiner, nel 1902, diventi membro della Società Teosofica ed in breve occupi un posto di primo piano, facendosene l’ardente propagandista, diffondendola largamente in Germania e nella Svizzera, dove prosperò, poi\in Francia, dove E. Schuré la volgarizza presentandola al grande pubblico. A poco a poco, sorgono divergenze tra il nuovo venuto e i direttori della teosofia primitiva; la personalità e l’influsso invadente di Steiner adombrano Annie Besant, mentre nella Società Teosofica avvengono scandali di cui parleremo in seguito. Basti dire che, per incidenti i cui particolari qui non interessano, Steiner venne escluso dalla Società (1913) e trasse maggior parte dei membri tedeschi e svizzeri. Sorse così una nuova teosofia che s’intitola: Società Antroposofica e che ebbe il suo centro nella Freie Hochschule fiir Geisteswissenschaften (Libera Scuola Superiore per lo studio delle scienze dello spirito) con sede nell’edificio del « Goetheanum » fondato a Dornach (Svizzera), secondo le regole d’« un’architettura antroposofica ». Steiner svolse un’intensa attività di conferenziere e scrittore, con parola eloquente, talvolta poetica, che, col magnetismo personale (33) e la cultura innegabilmente superiore a quella delle signore Blavatsky e Besant, gli guadagnò numerosi partigiani, senza lasciarsi affatto piegare dai loschi fatti che avevano screditato l’antica teosofia. Per questo, l’Antroposofia prosperò specialmente nei paesi germanici. Tuttavia, le opere di Steiner, tradotte da uomini come E. Schuré e Giulio Sauerwein ebbero la stessa accoglienza in Francia e fecero delle « conversioni ». Steiner si spaccia come gran Maestro dell’Ordine dei « Rosa+Croce » in cui si entra con un’iniziazione della quale scrive il P. de Granmaison: « Senza pretendere di decidere se e in qual misura il dottor Steiner appartenga alla massoneria rosacrociana, bisogna constatare che l’iniziazione da lui conferita assomiglia come una sorella a quella delle logge massoniche… » (Grandmaison p. 150: Non si può dubitare sull’appartenenza della Besant alla massoneria, poiché compare nelle pubblicazioni massoniche come una sorella… del grado più alto, il trentatreesimo – G.T., p. 103, nota 2. Il rabbino Elia Benamozegh di Livorno, nel suo libro Israel et l’Umanaé, dovendo parlare delle relazioni del giudaismo con la massoneria scrive: « Se c’è una cosa certa è che la teologia della Massoneria, non è che teosofia e corrisponde a quella della Cabbala). C’è però un decoro più brillante, e nella cerimonia, il gran Maestro pontifica in camice e mantello scarlatto. Però conosciamo solo l’iniziazione dell’ apprendista » Rosa+Croce; invece, quella al grado di maestro e gli altri gradi superiore è rigorosamente proibita dalla disciplina del segreto alla curiosità dei profani.

CAPITOLO II. – DOTTRINE DELLA TEOSOFIA

Fonti. – La teosofia si vanta di derivare dalla sapienza dell’India e da questa sorgente antica attinge i suoi insegnamenti. E colore di orientalismo autentico hanno indubbiamente e grosso modo il panteismo, il carattere illusorio del mondo sensibile, l’evoluzione progressiva e la reincarnazione delle anime, la legge del Karma, la conoscenza dell’essere vero raggiunta non con processi volgari o scientifici, ma con intuizioni cui si arriva con un allenamento metodico, compito proprio dei maestri nell’iniziazione le opere della alle Blavatsky, della Besant e consorti sono costellate di  di termini sancriti e continui rimandi alle opere braminiche; ma disgraziatamente quest’erudizione indù, non fu giudicata di buona lega dagli specialisti del pensiero indù, che non hanno abbastanza disprezzo per essa. René Guenon, pur sdegnando il letteralismo di questi specialisti ed illudendosi di trarre alla luce la verità chiusa nei Vedanta. È tuttavia concorde con essi nel trattare le interpretazioni teosofiche come caricature. – La questione delle fonti indù è connessa con quella dell’esistenza dei Mahàtma, dai quali la teosofia pretende ricevere i messaggi; ma bisogna dire che si tratta soltanto d’un’enorme mistificazione, e al riguardo, nel The Key to Theosophy (La chiave della teosofia) della Blavatsky, c’è un passo molto curioso. A chi le domanda con insistenza se esistano realmente tali maestri, ella finisce col dire che ciò importa poco; ma se essa inventò i maestri, deve anche averne inventato l’insegnamento, la loro sublime e benefica dottrina, ammessa da tanti spiriti superiori, destinata a colmare le lacune della scienza attuale, come si scoprirà in cent’anni », ecc. E allora, « che imporla che esistano o no, dal momento che esiste la signora Blavatsky di cui difficilmente si può contestare l’esistenza? ». Non è possibile burlarsi più spassosamente del mondo. – Anche i lama del Tibet, tra i quali si crede siano esistiti alcuni Mahàtma, ne ignorano l’esistenza, e una severa inchiesta di Hodgson, condotta nelle Indie per conto della Società di ricerche psichiche di Londra, arrivò alla stessa conclusione negativa. La causa è spacciata.

I principali punti dottrinali. – Compendiamo le dottrine fondamentali della teosofia e dell’antroposofia notando che non interessano la presente opera le differenze che dividono le due dottrine, essendo in gran parte secondarie, poiché ambedue le dottrine sfruttano un fondo comune. Steiner, anziché rinnegare le dottrine generali della Società Teosofica, le espone anche lui, sebbene a modo suo (7). Non dimentichiamo che Steiner, per vari anni, fu uno dei membri più in vista della Società. Noi, quindi, attingeremo la maggior parte delle nostre citazioni dalle pubblicazioni della teosofia primitiva. contentandoci di ricordare di sfuggita alcune concordanze e divergenze di Steiner.

a) Dio. – « Ogni grande religione, dice A. Besant, ha una parte interiore e una parte esteriore, uno spirito e un corpo; da una parte, la conoscenza di Dio che è la vita eterna; dall’altra, i dommi, i riti, le cerimonie… La teosofia o misticismo è la conoscenza diretta che l’uomo ha di Dio, e appartiene egualmente a tutte le grandi religioni, come la vita che le sostiene, e ogni individuo, anche fuori di qualsiasi organizzazione religiosa, la può acquistare… », ed è « un vero teosofo » chiunque la possiede. Perciò, i dommi, i riti, sacramentali o puramente cerimoniali, non hanno importanza, e Dio si può trovare in essi tutti; basta interpretarli « esotericamente » o teosoficamente. In che cosa consiste la « conoscenza diretta » di Dio? « L’uomo — risponde la Besant — è essenzialmente un essere spirituale, perché il suo io o spirito è un’emanazione dell’Io o Spirito universale, cioè di Dio. Quindi, se l’uomo conosce se stesso e il suo io più profondo, conosce Dio… ». In quest’esperienza, in cui l’uomo sprofonda se stesso coscientemente fin nelle profondità del proprio essere, oltre il corpo, le passioni, le emozioni, l’intelligenza e la ragione, egli « realizza (cioè percepisce) se stesso come separato da tutto questo, come « Io » puro, essere puro… L’Essere universale, in cui così l’io sfocia, trascende tutti gli esseri ed è eguale in tutti… Sopra quest’esperienza riposano le due verità fondamentali della teosofia, cioè l’immanenza e la trascendenza di Dio, la solidarietà o fraternità di tutti gli esseri viventi ». Il teosofo si sente identico nella natura a Dio e a tutti gli esseri, potendo così « mescolare il suo io con quello di tutti gli esseri che sono attorno a lui e abitare coscientemente nelle loro forme come nella propria » (Il). La dottrina è evidentemente panteista, come ammette chiaramente la Besant: « La teosofia… è panteista: Dio è tutto e tutto è Dio ». Le stesse idee si trovano sostanzialmente nell’antroposofia. È vero che Steiner parla molto meno di Dio, e al posto di Dio, mette l’uomo al centro della prospettiva, donde il nome di antroposofia invece di teosofia. Ma si chiami o no « divina », la realtà prima e fondamentale resta sostanzialmente unica e non si esce dal monismo. La pratica di una qualsiasi religione non è proibita né dall’antroposofia né dalla teosofia: si tratta solo di comprendere e interpretare secondo lo spirito ciò che l’uomo volgare intende alla lettera. Quest’atteggiamento finisce col coincidere con quello raccomandato dal modernismo .

b) L’evoluzione. – Dio, la Sostanza unica o Principio primo, l’Assoluto, come può prendere forma nel Cosmo e in particolare nell’uomo? Risposta: con un’evoluzione necessaria. E a che cosa tende quest’evoluzione? Al riassorbimento degli esseri nella Sorgente infinita da cui sono usciti. – Riguardo all’origine delle cose, l’idea di creazione, che comporta un’attività personale, intelligente, libera e distinta dalla sua opera è respinta risolutamente. Si può trovare qua e là la parola, che però bisogna capire. « Noi crediamo — dice la Blavatsky — in un Principio universale, radice di tutto da cui tutto procede e in cui tutto sarà riassorbito alla fine del grande ciclo dell’essere, la nostra divinità.., è il misterioso potere dell’evoluzione e dell’involuzione, la potenza creatrice onnipresente, onnipotente e anche onnisciente… La nostra Divinità, in breve, è la costruttrice eterna dell’universo non per creazione, ma per evoluzione incessante (incessantly evolving, not creating): quest’universo sviluppa se stesso partendo dalla propria essenza, e non è fatto ». Secondo Steiner, al principio esiste solo lo spirituale, e la storia dell’universo è quella della condensazione dello spirito in materia più o meno spessa e densa, dando luogo ad esseri molteplici e diversi e, attraverso stadi evolutivi e trasformazioni successive, avanzando verso l’unificazione finale dello spirito puro. In sostanza, nel ritmo del mondo, vi sono due fasi alternate: quella dell’espirazione con cui l’Essere emette fuori di se stesso le diverse realtà, e quella dell’ispirazione, con cui li riassorbe in sé. I miti dell’India chiamano questo la respirazione di Brama, il sonno e il risveglio, la notte e il giorno di Brama. In fondo però, il vero essere è soltanto spirito. « Filosoficamente — scrive la Besant — la teosofia è idealista ». La materia nasce quando lo spirito s’addormenta, diminuisce o arresta la sua attività. « Lo spirito è materia in potenza, e la materia è semplicemente lo spirito cristallizzato, come il ghiaccio, è vapore cristallizzato » (Blavansky, Key, p. 33. Si noterà qui una singolare somiglianza perfino nelle parole colla dottrina bergsoniana dell’origine della materia. E non è questa l’unica somiglianza, poiché anche altre idee bergsoniane non dispiacciono ai teosofi: l’idea d’una realtà universalmente costituita da vibrazioni; quella d’una corrente unica di vita che attraversa tutti gli esseri; quella dell’evoluzione umana che finirà col creare il superuomo; « l’universo macchina per creare dèi »; il Cristo, riuscita eccezionale di questa evoluzione. D’altra parte, è noto che Bergson ammetteva la possibilità d’una prova sperimentale della sopravvivenza, in cui l’anima si manifesterebbe dopo la dissoluzione del corpo fisico attuale (L’énergie spirituelle, p. 62). R. Guénon crede che vi siano stati rapporti personali tra Bergson e la teosofia, perché la sorella del filosofo aveva sposato Mac Gregor, che rappresentava in Francia l’Order of the Golden Datvn in the outer, società occultista segreta, e fratello del conte Mac Gregor Mathers, segretario della Societas Rosicruciana in Anglia, società dello stesso genere, strettamente alleata della precedente e che si diceva « in relazione di amicizia » con la Società Teosofica. La signora Mac Gregor, nata Bergson, insieme al ben noto occultista Giulio Bois partecipò a un tentativo di restaurare il culto di Iside a Parigi nel 1899 e nel 1903- (Revue de philosophie, 1921, p. 40 e 41, riprodotto in Le Théosophisme, pp. 35, 36). Perciò, la materia, il mondo sensibile, i corpi non sono il vero essere; sono un’illusione, una pura apparenza, una specie di allucinazione e di sogno dello spirito. « L’unica, universale ed eterna realtà proietta periodicamente un riflesso di se stessa nelle profondità infinite dello spazio. Questo riflesso che voi considerate come universo materiale oggettivo, noi teosofi lo consideriamo nulla più che un’illusione temporanea. Solo ciò che è eterno è reale ». « Gl’individui umani, « tu ed io », personalità fuggenti, oggi questo e domani quello, non sono altro che illusioni ». Sprofondato nel suo sogno, che è il mondo dei corpi, lo spirito, in forza della sua natura, tende a emergere e a risvegliarsi; degradato nella materia, aspira a ritrovare la sua purezza integrale e ritornare alla sua sorgente, all’Atma, lo Spirito Assoluto, l’Essenza universale. Conforme a questa teoria, con « intuizioni » che vedono direttamente e dettagliatamente quello che è avvenuto migliaia di anni addietro, i teosofi e gli antroposofi fondano una cosmogonia fantastica, che fa uscire i mondi da altri mondi e dove si succedono le razze infraumane, sovrumane e umane.

e) Il destino umano. – Torniamo all’uomo, dalla cui situazione di spirito incarnato deriva per l’individuo il dovere di sforzarsi, con un’ascesi metodica, di superare la materia praticando l’altruismo, elevandosi a piani superiori di conoscenza, ecc.. Quando l’opera di perfezionamento non fosse compiuta alla morte fisica, ne deriva la necessità di una o più reincarnazioni. In questo modo, nel corso del loro destino, le anime emigrano da un corpo all’altro. Tutta l’evoluzione cosmica e personale è soggetta alla legge del Karma, che i teosofi presentano come semplice espressione di causalità universale: « Nessuna causa, dalla più alta all’infima, manca di produrre l’effetto che deve produrre…

Il Karma è questa legge invisibile e sconosciuta che adatta saggiamente, intelligentemente, equamente ogni effetto a ciascuna causa » e funziona su tutti i piani: fisico, mentale, spirituale, e da esso derivano le leggi della natura. Il Karma ha la stessa essenza dell’Assoluto: « La nostra idea della Deità universale, sconosciuta, rappresentata dal Karma, è quella di un potere che non può fallire, e quindi, non può nemmeno provare collera o pietà; equità assoluta, che lascia ogni causa, grande o piccola, operare i suoi inevitabili effetti », i quali, essendo proporzionati alle loro cause, sono anche giusti. Il Karma rappresenta la giustizia stretta e imparziale », e quindi, è detto a saggio, intelligente, equo », pur non essendo personale. In realtà, propriamente parlando, « il Karma non punisce e non ricompensa ed è semplicemente la legge unica e universale che guida infallibilmente, e per così dire, ciecamente tutte le altre leggi… sulla linea delle loro rispettive causalità ». Applicato all’uomo nelle sue successive esistenze, il Karma esige che in ciascuna esistenza egli subisca le conseguenze delle esistenze anteriori. La teosofia e l’antroposofia concepiscono i pensieri, i sentimenti e gli atti come entità dotate di vita propria, che, sebbene create dal soggetto cui restano legate come attraverso un cordone ombelicale, hanno però esteriormente uno sviluppo autonomo e producono ineluttabilmente tutte le loro conseguenze. Una volta messe al mondo, non possono più essere ricuperate e abolite. Quindi, l’anima che s’incarna nuovamente ritrova i risultati delle sue vite passate da cui dipendono il suo carattere attuale, la condizione sociale e lo stesso stato fisico. Nessun intervento personale e libero può ostacolare il Karma, né  può essere efficace la volontà che si pente, ritratta e sconfessa il suo passato. La teosofia indignata rigetta come ingiusta la soddisfazione offerta per un altro e la redenzione per mezzo di Cristo. (BLAVATSKY, Key, p. 223: Cfr. C.T., p. 37. D’altronde, i teosofi di tutte le tendenze comprendono male il domma della Redenzione, perché lo considerano nella visuale protestante, luterana, calvinista, dove il cristiano appare giustificato dalla semplice fede nel sacrificio di Gesù e dalla fiducia che gli sia applicato. La Chiesa Cattolica insegna che la grazia meritata dal Sacrificio di Cristo è la causa prima della conversione, ma che questa conversione o mutamento della volontà — con tutte le conseguenze che produce nella vita — è una realtà non materiale, ma morale e che perciò può avere un’efficacia reale. Una delle tare della teosofia è la misconoscenza delle realtà veramente spirituali.).Se ci fosse un Dio personale, non avrebbe diritto di perdonare »; ma noi sappiamo che un simile Dio non esiste e non crediamo all’espiazione da parte di un altro o che possa venir « meno il minimo peccato da parte di qualche dio, fosse pure un « Assoluto personale » o un Infinito, supposto che possa esistere » (Key). Evidentemente, in questo sistema, non c’è posto per la preghiera e l’« io » è l’unico artista del proprio destino, « il salvatore di se stesso in ogni mondo che attraversa e in ogni sua incarnazione » (ivi). – Sorge ora una questione: la ferrea legge del Karma lascia sussistere la libertà umana? I teosofi lo affermano e mantengono con forza la realtà del libero arbitrio, l’intera responsabilità dell’uomo riguardo alla sorte che lo attende, convinti che il Karma non distrugga la libertà più delle leggi necessarie della natura, ammesse da tutti, attraverso le quali la libertà si traccia una via obbedendo loro e utilizzandole per i suoi fini. Il fatto che i miei atti una volta posti siano in qualche modo « immortali e non possano essere eliminati dall’Universo » prima che abbiano esaurito tutti i loro effetti, non mi toglie la possibilità di porre altri atti, differenti, anche opposti, che avranno anch’essi le loro conseguenze necessarie, e quindi modificheranno l’insieme del mio Karma che, in questo caso, non è più una legge assolutamente universale. Anche se inchiodate nell’impero del Karma, sussiste una quantità di zone franche sulla cui soglia cessa la sua giurisdizione. D’altronde, non è facile conciliare l’esistenza di molte libertà individuali e capaci d’entrare in conflitto, con l’identità fondamentale di tutti gli esseri nel senso dell’Essere primo, l’unico reale. Le personalità distinte sono un’illusione: il « sè » di tutti è unico ed esso solo esiste. Quest’unità assoluta come può esprimersi in apparenze discordanti? (« Tutti gli ” Io ” sono della stessa essenza, e appartengono all’emanazione primordiale di un solo “Io” infinito e universale » Blavatsky, Key, p. 110. La coscienza dell’iniziato giunto a un certo grado « conosce e sente come ” il Sé ” di tutti » (A. BESANT, La Sagesse Antique, trad. frane. p. 471. Le Sentier du disciple, trad. franc. p. 114). La maggior parte degli scrittori cattolici che si occupano di teosofia pensano che il Karma implichi la negazione della libertà (GRANDMAISON, G. T., p. 6o; MAINAGE, Les Principes de la Théosophie, pp. 283, 284; MARTINDALE., Theosophy, p. 891. Però secondo i teosofi al principio degli esseri diversi e finiti c’è un atto libero dell’Assoluto, dell’ « Uno senza secondo », in cui nasce un desiderio, una « volontà di moltiplicarsi » (A. BESANT, Le Sentier du disciple. p. 9; L’ Avolution de la vie et de la forme, pp. 39, 115 ecc.); cosi pure il Logos che lo manifesta limita volontariamente se stesso » (A. BESANT, La Sagesse Antique, trad. franc. p. 68). Questa libertà radicale sussiste sotto le manifestazioni che assume, sotto le conseguenze necessarie che sviluppa nel Karma: essa continua a risiedere nel « Sè unico, ma non la si vede perché non potrebbe intervenire e manifestarsi come ha fatto una prima volta. La vera difficoltà consiste nel concepire questa « prima volta »: non si capisce come un Assoluto, supposto incapace per essenza di « avere alcuna relazione col finito e il condizionato » (Blavatsky Key, p. 62) possa limitare se stesso e divenire condizionato. Questa difficoltà delle relazioni dell’Infinito e del finito che la Blavatsky muove contro l’idea di creazione (che pertanto non suppone affatto l’identità dell’infinito e del finito!) si ritorce, e questa volta con valore e forza piena, contro l’idea di un Assoluto che limita se stesso.). Il termine dell’evoluzione umana è il Nirvana, che è annientamento totale. L’individuo completamente evoluto, giunto al culmine della perfezione, allo stato « divino », non è più soggetto alla necessità della reincarnazione. Un impulso naturale lo porta a inabissarsi nell’Atma, a fondersi nell’Essere assoluto, dove non sussiste distinzione o separazione di sorta. Allora, « esso non è più nulla, perché è tutto; è completamente annientato in quanto forma apparenza, cosa figurata, ma come Spirito assoluto esiste ancora, perché è divenuto l’Essere stesso ». (BESANT, La Sagesse Antique, p.262. Cfr. G. T., p. 39. Questa nozione del Nirvana differisce sensibilmente dalla nozione o dalle nozioni autenticamente buddistiche, anche se la teosofia si richiama ad esse. assai più impacciata e certamente influenzata dalle dottrine panteistiche d’Occidente.). – Per compassione dei fratelli umani meno evoluti, per insegnare loro la via della salute, esso può rinunciare provvisoriamente al riposo del Nirvana e scegliere d’incarnarsi ancora: così fece Sakyamuni, il grande Budda, nella sua ultima vita terrestre; così ancora fanno queste Guide misteriose, i Mahatma, dei quali la Società Teosofica si pretende la messaggera.

GNOSI, LA TEOLOGIA DI sATANA (66): LA TEOSOFIA (2)