LA VITA INTERIORE DEL CATTOLICO (7)

LA VITA INTERIORE DEL CATTOLICO (7)

Mons. ALBAN GOODIER S.J. (Arcivescovo di Hierapolis)

Morcelliana Ed. Brescia 1935

Traduzione di Bice Masperi

CAPITOLO II

LA VITA IN GESÙ CRISTO

3. La Comunione dei Santi.

Abbiamo già accennato al posto che occupano i Santi, la Chiesa trionfante, nel Corpo mistico di Cristo, ma la devozione verso di loro e specie verso Colei che la Chiesa teneramente invoca Regina di tutti i Santi, è così spiccatamente cattolica che, a costo di ripeterci, ci sembra questo il momento adatto per parlarne più diffusamente. Il Cattolico sa benissimo che vi è un solo Dio e un unico mediatore, Cristo Gesù. “Poiché uno è Iddio, uno anche il mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, colui che diede se stesso prezzo di riscatto per tutti, testimonianza fatta nel suo proprio tempo” (I Tim. II, 5, 6). Tuttavia, egli crede che, nella sua sapienza e bontà, Dio si è compiaciuto di darci altri protettori intercessori, modelli della nostra stessa natura, che sono o almeno sembrano in un certo senso più vicini a noi, a motivo appunto di questa loro parentela umana con noi. Dio si è servito di ogni mezzo per attirarci più vicino a Sé, non esclusa la stessa natura per la quale tutti gli uomini son fratelli. – Ecco i Santi, membri dello stesso Corpo mistico al quale apparteniamo noi, che, vivendo quaggiù in condizioni simili alle nostre, hanno riprodotto in loro stessi i lineamenti e le perfezioni di Gesù Cristo, hanno messo in pratica il suo insegnamento e sono perciò diventati nostro esemplare e nostra ispirazione pur rimanendo nostri fratelli. Nell’osservare le loro opere a servizio di Dio e degli uomini siamo portati a chiederci: “Perché non potremmo ancor noi fare altrettanto?” Li pensiamo nel paradiso ch’è il loro premio e sappiamo che l’amore non può morire: ne concludiamo, e la Sacra Scrittura lo conferma, che dal loro posto accanto al trono di Dio essi ci ascoltano e ci soccorrono; anzi, crediamo che Dio mostra di approvare la nostra devozione accordandoci non di rado, per loro intercessione, speciali favori. Noi li onoriamo per quello che sono e per l’onore che la loro vita ha reso a Dio e all’umanità. Parliamo loro come si parla ad amici, li preghiamo di aiutarci come il povero può ricorrere al ricco che ama e in cui ha fiducia, come il viandante sperduto domanda una guida a chi ha già esplorato la sua stessa strada. Inoltre, nell’onorare i Santi, noi sappiamo di onorare maggiormente Iddio poiché, dopo tutto, è l’immagine di Lui che in essi onoriamo. Li onoriamo proprio perché e per i motivi medesimi per cui Dio li ha onorati e nella maniera stessa in cui crediamo Egli desideri di vederci onorare quelli che l’hanno servito fedelmente e che hanno meritato il suo amore e la sua approvazione. Quando imploriamo la loro intercessione, è a Dio stesso che si rivolge la nostra supplica, poiché a loro, fratelli privilegiati, noi non chiediamo che di pregare con noi ai piedi del Padre comune. Quando ci proponiamo di imitarli, è Gesù Cristo riflesso in loro che ci proponiamo a modello. « Siate miei imitatori — diceva arditamente San Paolo ai suoi neofiti — come io lo sono di Cristo ». Essi ci servono di stimolo, come accade di tutti i grandi che ci hanno preceduto. “Un fratello aiutato da un fratello è come una città forte”. Li preghiamo di mostrarci in qual modo possiamo, come loro, riprodurre Gesù Cristo in noi. Ben lungi dall’ostacolare il nostro culto verso Dio o verso il Verbo Incarnato, la devozione ai Santi non fa che avvicinarci sempre più ad entrambi, come i secoli hanno dimostrato; essa completa e consolida il nostro culto. Vicini a loro, siamo in compagnia di Colui ch’essi hanno amato più di chiunque altro: nessuno ha mai avuto vera divozione per i più degni seguaci di Cristo senza desiderare ardentemente di seguir Lui com’essi fecero. E nutriamo fiducia che, in compenso, i Santi del cielo s’interessino a noi. Se essi sono i nostri fratelli, noi siamo i loro; se noi abbiamo affetto per loro, quello stesso affetto potenziato dalla loro presente unione con Dio deve render noi molto cari e vicini al loro cuore. Stando i Santi intorno al trono di Dio, adesso che la loro battaglia è finita e la vittoria assicurata, la loro voce non può che esser potente su Colui pel quale essi hanno vissuto e pel quale son morti: perciò noi li invochiamo e ne imploriamo l’aiuto guardando al cielo coi nostri poveri occhi miopi, fiduciosi che le nostre suppliche saranno benevolmente accolte. Noi viviamo nelle tenebre, cercando a tastoni la via; vediamo come in uno specchio, e specchio di fattura umana; sappiamo bene che “occhio non vide, né orecchio udì, né a cuor d’uomo fu dato d’intendere ciò che Dio preparò a quelli che lo amano”, ma facciamo il poco che è in nostro potere. E quelli che vedono “faccia a faccia”, dopo essere ancor loro passati per questa valle di lacrime, non vorranno adesso, nel guardar verso di noi, rifiutarci compassione ed affetto. Quando alla nostra volta morremo, abbiamo fiducia ch’essi vorranno accoglierci in loro compagnia, anche perché abbiamo amato ed onorato la loro memoria e ci siamo gloriati di loro come di quelli fra i nostri che il Re si è compiaciuto di premiare. – Ma fra le creature che vivono il trionfo della santità una ve n’è che nel culto cattolico occupa un posto di eccezione, e questa vogliamo considerare con tutte le sue prerogative. La Beata Vergine Maria, la Madre terrena di Cristo Figlio di Dio, il Verbo Incarnato, deve essenzialmente a quella maternità la sua posizione affatto unica. Il giorno dell’Incarnazione Maria, la Vergine di Nazaret, divenne la vera Madre di Dio sceso in terra: essa diede del proprio corpo per formare quello di Lui, del proprio sangue per generarne la vita umana. Se non avesse altri titoli alla nostra venerazione e devozione, questo solo basterebbe. Ma la storia dell’Incarnazione va oltre ancora: ogni parola del racconto è piena di significato, e la Chiesa Cattolica ne è vissuta in ogni tempo. Maria è salutata con rispetto da un Angelo, e con parole che senz’altro la pongono al disopra di ogni creatura. Prima che il messaggio sia comunicato essa è salutata “piena di grazia”; “il Signore è con lei” in una maniera tutta particolare ed essa è “benedetta fra le donne”. A nessun’altra creatura fu reso un simile onore, attraverso tutte le generazioni da Adamo ai giorni nostri. E quando il messaggio è pronunciato, esso annuncia la nascita non di un figlio semplicemente, ma di un Salvatore, di un Redentore atteso e sospirato dalle nazioni. Ecco la natura della maternità di Maria. “Concepirai nel tuo seno e darai alla luce un figlio a cui porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figliuolo dell’Altissimo; il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre ed egli regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe” (Luca, I, 31, 32). È l’annuncio dell’avvento del Messia aspettato, e Maria lo sapeva bene. Eppure, perché la promessa si compisse, occorreva il suo libero consenso; il disegno di Dio per la redenzione del mondo doveva dipendere dal “fiat” della Vergine di Nazaret. Liberamente essa lo diede, e all’istante si iniziò l’opera della Redenzione: Dio volle che il mondo intero avesse a ringraziare la giovane Vergine del “si” che pronunciò. “Ecco l’ancella del Signore; si faccia di me secondo la tua parola”. – Fu un atto di dedizione completa che molto le costò, come lo prova la sua domanda all’Angelo; e Maria sapeva pure che cosa implicasse per il futuro essere associata a Colui che doveva redimere il mondo. Pochi giorni dopo fece una profezia che si è meravigliosamente avverata: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore, perché Egli ha rivolto i suoi sguardi sulla bassezza della sua ancella e così da questo momento tutte le nazioni mi chiameranno beata”. (Luca I, 46, 48). – Così, Maria occupa un posto unico: Madre del nostro Signore Gesù Cristo Redentore del mondo, in virtù del suo “fiat” associata, come nessun’altra creatura poteva esserlo, all’opera di Lui, novella Eva, Madre della vita nuova in perfetto contrasto con la prima Eva. Nessuna meraviglia che Iddio abbia in anticipo benedetto quell’anima, ornandola come nessun’altra mai fin dall’istante del suo concepimento. Di più, pel solo fatto di essere vera Madre di Cristo, il Figlio di Dio, Maria veniva immediatamente a trovarsi rispetto alla SS. Trinità in una posizione nuova che trascendeva quella di ogni altra creatura. Era la diletta, la eletta dal Padre, sua collaboratrice personale nell’opera dell’Incarnazione. Era la Madre dell’Unigenito Figlio di Dio, con tutto il diritto naturale di una madre al suo rispetto, al suo amore e, in terra, perfino alla sua obbedienza. Anzi, per quella intimità che unisce il figlio alla madre, essa aveva anche il diritto di condividere in tutto la sua sorte: le gioie di Lui eran gioie sue, e così pure i dolori; e quando venne la vittoria finale chi poté più di Lei parteciparvi? Inoltre, Ella era, in un modo affatto intimo e suo proprio, tempio vivo dello Spirito Santo come l’Angelo aveva predetto: “Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra? (Luca I, 35). Era il suo santuario di elezione, la sua sposa; con Lui e in obbedienza a Lui, eppur nondimeno per spontanea e completa sua cooperazione, avrebbe adempiuto alla sua missione di Madre di Cristo e Madre degli uomini generandoli tutti in Dio. Né si pensi che questo sia solo un titolo vago e poetico. Maria ha un particolare diritto a esser chiamata Madre del genere umano, come noi abbiamo diritto di chiamarla così. Abbiamo visto in altra parte di questo stesso capitolo l’importanza e il significato di quel Corpo mistico di cui Gesù Cristo è il capo. Maria, essendo Madre di Lui, Madre di quel principio vitale che ha dato vita a tutto il Corpo mistico, è pure Madre di tutto quel corpo. In un senso reale sebbene mistico le membra vive di quel corpo posson considerarla loro madre; la Madre di Gesù Cristo secondo la carne diventa Madre secondo lo spirito di tutte le sue membra. E quasi a confermare e sanzionare personalmente questa interpretazione, quasi a incoraggiare i suoi discepoli a portarla alla sua conseguenza logica, Nostro Signore Gesù Cristo volle che ci rimanesse il ricordo di un episodio memorabile svoltosi sul Calvario. Nell’istante in cui, con la sua morte, stava per compiersi l’opera della Redenzione, in cui, secondo le leggi di natura, il cuore della Madre avrebbe dovuto spezzarsi con l’ultimo battito del cuore del Figlio ed Ella quindi avrebbe dovuto morire con Lui, Cristo sostò a contemplarla. Le mostrò il suo diletto discepolo Giovanni e le affidò in lui il resto dell’umanità dicendo: “Donna, ecco tuo figlio”. Con quel dono veniva a sostituire Giovanni a se stesso nel cuore della Madre. Volle che la tenerezza materna di Maria trovasse uno sbocco nel discepolo prediletto. “Ogni volta che avete fatto ciò al minimo fra questi miei lo avete fatto a me”. Similmente mostrò Maria a Giovanni e gli ordinò di esser per Lei un figlio, in vece sua. “Ecco tua Madre” disse; e “Da quel momento egli la prese con sé”. Da quel momento e in virtù di quella raccomandazione, ogni devoto discepolo del Figlio ha accolto la Madre nel proprio cuore. – È questa l’interpretazione autentica del racconto di San Giovanni. È giunta sino a noi, tramandata nei secoli fin dal tempo di Origene e prima ancora, e gli storici non si stancano di ripeterci le felici conseguenze che ne derivarono alla cristianità, la liberazione della donna e il rispetto assicuratole, la sconfitta della brutalità dei barbari, la fondazione e lo sviluppo della cavalleria, la stima della castità e con essa di tutta la legge morale, e anche la gioia e la speranza offerte ai poveri e agli oppressi. – In questi due titoli, Madre di Dio e Madre del genere umano, si fonda tutta la devozione del Cattolico alla Beata Vergine Maria. Essa è la seconda Eva come Cristo è il secondo Adamo; come la caduta avvenne per colpa di una donna, per una donna si compì la riparazione. Ella rimane unica; unita così al Figlio di Dio, Ella è immacolata, esente — come nessuno — da macchia di peccato, e Dio si compiace di onorarla come Madre; come Madre gli piace ch’Ella venga onorata da noi, e in qualità di Figlio si degna di accordarle ciò ch’Ella chiede, quando lo supplica a favore dei suoi innumerevoli figli. Il Cattolico deve farsi violenza per non dire di più. Ama Maria con una tenerezza di figlio; pensa. a Lei e ne canta le lodi con cuore di fanciullo. Fin dai suoi primissimi anni il nome di Lei è sulle sue labbra; Ella è sempre stata l’ispirazione della sua arte e della sua letteratura; tutto ciò che di più bello è nel Cristianesimo è venuto da Lei. E oggi anche il tugurio più misero e l’infimo strato della nostra vantata civiltà trovano l’unico sollievo e l’unica luce loro nella devozione alla Madonna. – È giusto dire che la miglior riprova di una religione sta nell’aiuto ch’essa fornisce ai poveri. Sotto quest’aspetto, quante delle nostre moderne architetture di sofismi si riducono al nulla! Ma così non è della Chiesa Cattolica: essa è dovunque per eccellenza la religione del povero. “Pauperes evangelizantur”; e questo è particolarmente vero della devozione alla Madonna. – L’ultimo anno della guerra mondiale, nel mese di maggio, in uno dei quartieri più poveri di una grande città nostra, una povera donna era inginocchiata dinanzi a una statua della Vergine. Suo figlio, l’unico suo sostegno, era al fronte. Con le lagrime agli occhi essa esclamava: “Madre di Dio, sii buona col mio figliolo, e io sarò buona col tuo!”. Non aggiungeremo che questo: più si apprezza e si ama il Figlio, più si apprezza e si ama la Madre, e l’esperienza ce lo dimostra chiaramente. Così, quanto più si ama la Madre, tanto più aumenterà la devozione per il Figlio, poiché è innanzi tutto a motivo di Lui che si onora Lei.