TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO (12)

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO (12)

TITOLO ORIGINALE: TRAITÉ DU SAINT – ESPRIT – Edit. Bloud-Gay.- Paris 1950

V. Per la Curia Generalizia Roma, 11 – 2 – 1952 Sac. G. ALBERIONE

Nulla osta alla stampa: Alba, 20 – 2 – 1952 Sac. S. Trosso, Sup.

lmprimatur :Alba, 28 – 2 – 1952 Mons. Gianolio, Vic. GEN.

CAPO DECIMO

L’ABITAZIONE DELLO SPIRITO SANTO NELLE ANIME GIUSTE

Secondo il Vangelo di san Giovanni, la grazia è la vita stessa di Cristo che comincia, quaggiù, in colui che riceve il Battesimo, e si sviluppa in esso durante tutta la sua esistenza terrena (Joan, cc. II e VI). La perfezione di tale vita è nell’amore di Dio (Joan. Cc. XIV, XV, XVI). Il Cristo comunica questa vita mandando il Suo Spirito, cioè lo Spirito Santo (Joan. C. XVI). Questa dottrina del Vangelo secondo san Giovanni, è pure quella delle lettere di san Paolo, poiché per lui la perfezione cristiana consiste nell’imitare Cristo, vivendo della Sua stessa vita (Gal. II, 19-20; Filipp. 1, 21). Questa vita, è lo Spirito di Cristo, cioè lo Spirito Santo che la stabilisce e la sviluppa in ciascuno di noi. Per questo, Egli viene ad abitare in noi (Rom, V, 5; 8, XI-14; I Cor. III, 16; VI, 17, 19). Che se uno non ha lo Spirito Santo, egli non è cristiano (Rom. VIII, 9). Così, secondo la dottrina del Nuovo Testamento, la grazia santificante consiste nella comunicazione della vita stessa di Cristo, fatta dallo Spirito di Cristo,. che per creare tale disposizione, viene realmente ad abitare in noi. Ora, tutti i Padri greci spiegano la grazia santificante nella medesima maniera. Le conclusioni alle quali essi giungono, sembrano non essere che il risultato di una lunga meditazione, fatta sopra il Vangelo di san Giovanni e le lettere di san Paolo. Essi considerano sempre la grazia in modo concreto, cioè vedono in essa lo Spirito di Nostro Signore che trasforma l’anima del fedele. Perciò nella loro dottrina si riconosce senza difficoltà che la grazia consiste in un duplice dono: un dono increato che è la Persona dello Spirito Santo, unitamente con le due altre Persone, e un dono creato, che è l’insieme delle disposizioni che lo Spirito Santo produce in noi. Per mettere un po’ d’ordine in questa lezione, esamineremo prima di tutto il compito dello Spirito Santo nella nostra santificazione, e quindi ciò che lo Spirito Santo opera in ciascuno di noi.

1.

Consideriamo prima di tutto il compito dello Spirito Santo nella nostra santificazione. I Padri greci riavvicinano sempre il dogma della grazia a quello della Santissima Trinità. Nella loro teologia il mistero della grazia segue immediatamente il mistero della Santissima Trinità. È in qualche modo il prolungamento della vita divina nel tempo e nello spazio: è la vita trinitaria che viene nell’uomo. Così, è necessario ricordare innanzi tutto come i Padri greci concepiscono il dogma della Santissima Trinità. Ciò che essi vedono prima di tutto in Dio, sono le tre Persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Queste tre Persone sono unite in un rapporto così stretto che non possono essere l’una senza l’altra. Il Padre infatti non è nient’altro se non Colui che genera il Figlio. Il Figlio non è niente altro se non Colui che è generato dal Padre. Dal Padre, in quanto genera il Figlio, e dal Figlio, in quanto è generato dal Padre, risulta o procede necessariamente lo Spirito Santo. – La vita divina o la Santissima Trinità, è dunque una sola e medesima vita, infinita, che è riconcentrata in tre focolari particolarmente intensi. È un movimento che parte dal Padre per terminare allo Spirito Santo, passando dal Figlio. Ma questo movimento non si arresta allo Spirito Santo: ritorna al Padre passando per il Figlio. Questa relazione attiva di una Persona all’altra, tale che ciascuna Persona chiama le altre due mentre se ne distingue, περικώρησις [= pericoresis] o circumsessio, costituisce la vita divina o la Trinità. Tuttavia è necessario notare, con la massima cura, che se tutte le opere che si compiono al di fuori della vita divina sono fatte dallo Spirito Santo, sono egualmente compiute dalle altre due Persone. Lo Spirito Santo, infatti, non è nient’altro se non Colui che procede dal Padre per il Figlio e che ritorna al Padre per il Figlio. Perciò, nelle opere che sono fatte, non è lo Spirito Santo che agisce ad esclusione delle altre Persone; l’azione è fatta dallo Spirito Santo che procede dal Padre per il Figlio; è dunque tutta la Trinità Santa che agisce. Se l’operazione è attribuita più specialmente allo Spirito Santo, ciò avviene perché lo Spirito Santo è il termine della vita divina. Tale è il compito dello Spirito Santo in tutte le opere esteriori della Santissima Trinità. Ma in qual mondo esso compie questa missione, quando si tratta della santificazione delle anime? Secondo i Padri greci, lo Spirito Santo santifica le anime dandosi a loro, cioè unendosi ad esse, come un profumo viene ad unirsi e ad associarsi a un altro profumo. La sostanza fondamentale della grazia, ὕλη [= ule] – dice Origene – è la Persona stessa dello Spirito Santo (Comm. in Jo. T. 2,62; P. G. 14, 129). Didimo (De Spiritu Sancto, 4; P.G. 39, 1035), san Basilio (Adv. Eunom. L 5; P. G. 29 772), e soprattutto san Cirillo. Alessandrino (De Trinit. dial. 7; P.G. 75, 1085), che è stato soprannominato il Dottore della grazia santificante, parlano nel medesimo modo. Ed è per questo che lo Spirito viene da essi chiamato il Dono, e questo nome indica non soltanto la grazia prodotta, cioè l’effetto, ma anche la causa stessa, cioè la Persona dello Spirito Santo. Così lo Spirito Santo santifica le anime per il fatto che è loro dato, e dato personalmente. Tuttavia, siccome lo Spirito Santo non può essere senza il Figlio, che è generato dal Padre, con lo Spirito Santo, anche il Padre ed il Figlio vengono nell’anima nostra; tutta la Trinità viene in noi, L’inabitazione, diciamo almeno nel nostro povero linguaggio, l’inabitazione passiva, appartiene. egualmente alle tre Persone. L’atto dell’inabitazione o l’inabitazione attiva, sola, sembra appartenere specialmente allo Spirito Santo, in questo senso che, essendo Egli la terza Persona della Trinità santa, termine della vita divina, se la Trinità agisce in noi per inabitare in noi, sarà specialmente per mezzo dello Spirito Santo che questa inabitazione avrà luogo. Così, nel mistero dell’Incarnazione, come indicano abbastanza chiaramente i testi (La Vergine Maria interroga l’ Arcangelo Gabriele che le ha proposto il mistero dell’Incarnazione. E l’Angelo le risponde: « Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà » – Lc. 1, 35), solo il Verbo di Dio si unisce ipostaticamente alla nostra natura umana; ma l’Incarnazione, l’atto d’incarnare, è opera specialmente dello Spirito Santo, termine della vita divina. Di qui questa definizione, audace forse, ma giusta, della grazia santificante. La grazia santificante è la Santissima Trinità, che abita in noi, per opera dello Spirito Santo, e conforma l’anima nostra all’anima santa del nostro Maestro e Signore Gesù, mediante l’azione incessante del Santo divino Spirito. Se adesso si chiede ai Padri greci perché la santificazione si compie mediante la comunicazione dell’augusta Trinità, per lo Spirito, con lo Spirito, nello Spirito, la ragione che essi ne danno è l’amore di Dio per gli uomini. Dio ha tanto amato gli uomini che ha voluto comunicarsi ad essi (Cfr. BASILIO, De Spiritu Sancto, 39; P.G. 30, 140). Questa chiara visione, nella gloria, fa la felicità degli eletti. L’idea che ne è senza dubbio data ai dannati, ne forma l’infelicità; essi comprendono che la loro vita si è sviluppata in opposizione al piano di Dio sul mondo, interamente ispirato dall’amore infinito del nostro Dio per gli uomini.  – Vediamo adesso ciò che lo Spirito Santo opera nell’anima che Egli santifica.  Quanto precede, mostra che, nella santificazione, tutta la Trinità viene ad abitare nell’anima giusta.  Però l’inabitazione attiva è più specialmente opera dello Spirito Santo. Ma l’azione più particolare del divino Spirito non si arresta a questo semplice compito. Didimo chiama lo Spirito Santo il sigillo del Figlio. La Sua missione, soggiunge è di fissare in noi l’impronta del Figlio, e sotto il nome di Figlio intende il Verbo Incarnato (De Spiritu Sancto, 22; P. G. 39, 1052). Sant’Atanasio tiene il medesimo linguaggio (Ad Serapion, 3, 3; P. G. 25, 630). Dio, scrive san Cirillo Alessandrino, ci fa partecipare alla Sua natura, mostrandoci il suo Santo Spirito. Questo divino Spirito ci rende partecipi della natura divina, rendendoci conformi al Figlio e dandoci così il diritto di essere chiamati figli di Dio e dèi noi stessi (De Trinit. dial. 7; P.G. 75, 1098). Così l’operazione dello Spirito Santo quando viene ad abitare in noi, è imprimere nell’anima nostra l’impronta del Figlio e renderci conformi o simili al Figlio, cioè al Verbo Incarnato (Cfr. Th. De Regnon, Ètudes sur la Sainte Trinité, XXVI, pagg. 484-485.).. – Qual è il senso di tale espressione? Mentre il Verbo si univa ipostaticamente alla Sua umanità, la santificava. Ma questa santificazione Egli la compiva per mezzo dello Spirito Santo che procede da Lui, nel medesimo tempo che dal Padre. Questo divino Spirito creava così nell’anima del Salvatore tutte le disposizioni soprannaturali che essa era suscettibile di ricevere. Tali disposizioni si riducono tutte al più perfetto amore di Dio Padre e al più assoluto distacco dai beni di questo mondo. L’anima umana del Salvatore così trasformata era trasportata dal medesimo movimento vitale, che è quello che costituisce lo Spirito Santo. Essa era dunque portata interamente al Verbo e, per il Verbo, al Padre. Ora, volendo santificare l’uomo, il Cristo, o il Verbo Incarnato, segue un procedimento esattamente simile. Il principio santificatore immediato è sempre lo Spirito Santo. Questo divino Spirito produce nell’anima del discepolo, delle disposizioni simili a quelle che realizzò nell’anima del Maestro. In seguito a tale trasformazione l’anima del discepolo, come l’anima del Maestro, è trasportata dal medesimo movimento vitale, che è quello che costituisce lo Spirito Santo. Essa è dunque trascinata interamente verso il Verbo Incarnato e, per il Verbo Incarnato, verso il Padre, e completamente ricondotta prima al Figlio e, per il Figlio, al Padre. – In tal modo il Cristiano è, secondo il linguaggio di san Giovanni e di san Paolo, colui che vive di una vita che è la stessa vita di Gesù. Da un lato infatti lo Spirito che santifica l’anima umana di Gesù è anche quello che trasforma l’anima del Cristiano; dall’altro, lo Spirito di Gesù, santificando l’anima del fedele, non ha altro scopo che realizzarvi le disposizioni di unione a Dio e di rinuncia che Egli produce in tutta la pienezza nell’anima di Gesù (Mons. Gay, Della Vita e delle Virtù cristiane, t. II, Della carità, pagg. 247 e segg.). – Allora ci si può fare un’idea di una semplice creatura giunta alla più alta santità. La Trinità intera abita in quest’anima. Ma lo Spirito Santo che procede dal Padre, per il Verbo Incarnato, ne intraprende la santificazione. Questo divino Spirito la santifica in tutta la pienezza, cioè nella misura in cui può essere santificata. Ora lo Spirito Santo è il medesimo Spirito che santifica l’anima santa di Gesù. Per conseguenza tutta la vita divina che vivifica l’anima del fedele, è la vita stessa di Gesù. Siccome questa comunicazione avviene nel modo più perfetto possibile, è Gesù che vive nell’anima del Suo discepolo. In maniera più esplicita, è Gesù vivente nel Suo discepolo, col Suo Spirito di santità, con la pienezza della Sua potenza, la perfezione delle Sue vie, la comunicazione dei Suoi divini misteri. Assai più, è anche il fedele vivente in Gesù. Infatti, come lo Spirito Santo viene dal Padre per il Figlio, così ritorna al Padre per il Figlio; tale è l’ordine della vita divina. Perciò l’anima del fedele, interamente trasformata dallo Spirito che viene dal Padre per il Figlio, ritorna, nel movimento della più affettuosa contemplazione, verso il Figlio e, per Esso, verso il Padre. Ed è innanzi tutto sul Figlio unico del Padre, incarnato nel tempo per salvare tutti gli uomini, che si posa lo sguardo di questa felice creatura. Tutta la vita divina che la anima e la trasforma le viene dunque da Gesù e la riconduce a Gesù. Tale è la dottrina della teologia greca sul compito dello Spirito Santo nella nostra santificazione, e sull’effetto di grazia che opera in ciascuno di noi. Essa ha il grande vantaggio di darci, della grazia santificante, un’idea facile a comprendersi. La grazia è pienamente realizzata nell’anima santa del Cristo. Noi siamo invitati ad imitare il nostro modello, abbandonandoci allo Spirito che Egli ci manda (Vedere le nostre Lecons de théologie dogmatique, t. II, L’homme, III parte, La gràce, cap. II, art. 11, La gràce justifiante, § 1, che riproduciamo, completandole, meno l’erudizione). – Secondo le indicazioni di J.J. Olier, il pittore Lebrun ha disegnato e dipinto una specie di schema teologico, per illustrare tale dottrina. Una colomba, simbolo dello Spirito Santo, posa sul petto della Vergine Maria, mostrando che la Santissima Vergine possiede, in tutta la pienezza, lo Spirito che viene dal Figlio. Mediante l’azione di questo divino Spirito, Maria è interamente trasformata; Ella è in qualche modo divinizzata. Ma questo movimento della vita divina che la anima ed altro non è se non lo Spirito Santo, che crea e mantiene in Lei una nuova vita, come viene dal Padre per il Figlio, così ritorna al Padre per il Figlio. Infatti Maria, nell’atteggiamento di una contemplazione infinitamente beata, guarda il monogramma di Gesù Cristo, JHS (Jesus hominum Salvator), che simboleggia il Verbo incarnato, per mezzo del quale Ella va al Padre.

(Sant’Ambrogio e sant’Agostino conobbero la dottrina dei Padri greci e seppero ispirarsene. Anch’essi videro, nella grazia, un duplice dono: un dono increato che è tutta la Santissima Trinità, e un dono creato che è ciò che lo Spirito Santo opera nell’anima. Cfr. Agostino, De Trinit. 1. 15, 46; P.L. 42, 1093. A poco a poco le controversie pelagiane abituarono gli spiriti a considerare nella grazia giustificante prima di tutto la grazia creata, ossia l’opera dello Spirito Santo, considerata in modo astratto. Fu studiata e analizzata appellandosi, per far questo, alla filosofia aristotelica. Tale dottrina ricevette, al tempo di san Tommaso d’Aquino, grazie all’intervento di questo santo Dottore, uno sviluppo notevole. Vedere le nostre Lecons de théologie dogmatique, t. II – L’homme, 1 parte: La grace, cap. III, art. 11: La grace justifiant § 2. Nei secoli seguenti la teologia speculativa si volse interamente da questo lato al punto di trascurare lo studio dello Spirito Santo, lo studio del dono increato. La teologia spirituale, almeno quella che non si era lasciata trascinare nello studio del dono creato, continua a studiare lo Spirito Santo. Essa reagisce con forza, nella teologia dei Padri dell’Oratorio, sotto l’impulso del Cardinale De Berulle, de P. de Condren e di Jean-Jeaques Olier. Cfr. soprattutto Cathéchisme chrétien, 1 parte, lezione I; II parte, lezione V).

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