LO SCUDO DELLA FEDE (185)

A. D. SERTILLANGES, O. P.

CATECHISMO DEGLI INCREDULI (XXII)

[Versione autoriz. Dal francese del P. S. G. Nivoli, O. P. – III ristampa. S. E. I. – Torino 1944]

LIBRO QUARTO

I SACRAMENTI

I. — I Sacramenti in generale.

D. Qual è l’ufficio dei sacramenti nella Chiesa?

R. I Sacramenti sono i mezzi di azione soprannaturale della Chiesa; perciò essi partecipano del suo doppio carattere, visibile e invisibile, individuale e sociale. Sono dei segni, dei simboli, dunque delle cose esterne, e hanno un effetto nascosto; la società religiosa v’interviene, ma non senza il concorso dell’adulto che li riceve.

D. Perché dici l’adulto?

R. Perché il bambino approfitta di un soccorso sociale al quale non può ancora rispondere; vi risponderà più tardi.

D. A che pro adoperare simboli e mezzi visibili, in materia di vita religiosa?

È la natura umana che lo vuole. Tutto ci viene per i sensi, comprese le idee e i sentimenti, qualsisiano i loro oggetti e la loro natura; i simboli e i gesti significativi hanno nella nostra vita una parte immensa, dei quali sono seriamente obbligati a tener conto coloro che si stupiscono dei riti religiosi. Anche la vita civile ha i suoi riti che non differiscono dai nostri se non per la loro sorgente e la loro efficacia.

D. Quando è Dio che opera, l’efficacia non dovrebbe dipendere da nulla di esterno, e meno ancora quando è l’anima che coopera.

R. La verità è semplicemente al contrario. Dio agisce riguardo all’uomo coi mezzi dell’uomo, perché, unendo la nostra vita alla sua, Egli intende di rispettare i caratteri di questa vita, sopraelevata e non distrutta. Lo spirituale affatto solo non è l’uomo. E poiché l’uomo è spirito senza dubbio, ma spirito incarnato — e ciò nell’unità di una sola sostanza — quello che è normale, in religione, è che l’anima umana sale verso Dio con la carne e servendosi della carne, e Dio discende pure verso l’uomo per la carne e valendosi della carne. La carne sarà così un passaggio naturale, per lo scambio religioso, tra Colui che, avendo fatto l’uomo, deve accostarlo come Egli lo ha fatto, e colui che, essendo fatto così, deve rispondere all’azione divina secondo la sua propria natura.

D. Ciò però urta molti.

R. Urta coloro che sono traviati da un falso razionalismo o da un orgoglio spirituale. Non c’è qualcosa di strano in ciò che Dio, per santificare l’uomo, umilmente si acconci a certi procedimenti dell’uomo, e sia l’uomo che non lo voglia?

D. Ne senti tu davvero utilità?

R. Certi sacramenti visibili ed esterni hanno un’utilità religiosa manifesta; essi eccitano e spiegano tutti i sentimenti primordiali della natura umana; rispondono a tutta la vita; la dose del divino e dell’umano è ivi stabilita in conformità con la nostra debolezza e con le nostre risorse; riguardo al soprannaturale, che, dal canto suo, non si vede, ci offrono delle garanzie che contribuiscono alla tranquillità della coscienza e alla pace del cuore. Socialmente essi esprimono e affermano i nostri vincoli, mettono in comune i nostri sentimenti di fede, di buona volontà e di speranza, e così assicurano la coesione del gruppo cristiano, affermandolo davanti a tutti,

D. I tuoi sacramenti non sono solamente segni e gesti; ma adoperano anche materie.

R. Quest’uso delle materie significative e attive ha la stessa importanza che il resto. Dio non usa forse la natura per crearci? Ebbene l’adopera per ricrearci secondo la grazia. E le due cose si spiegano, perché il mondo esterno non è così esterno come apparisce; la materia non è che l’uomo prolungata; il potere dell’anima la foggia, se l’unisce per una parte, non l’abbandona per la morte se non per riprenderla — come uno statuario che della medesima creta facesse degli abbozzi senza fine — e, col lavoro intelligente, se la sottomette in una certa misura. Ora, nello stesso modo che utilizziamo col lavoro le forze di Dio immanenti alla natura, così utilizziamo coi sacramenti la forza propria di Dio artefice di grazia. È dunque normale che nei due casi la materia intervenga come passaggio. Nel caso del lavoro è inevitabile; nel caso dei sacramenti, ciò conviene.

D. Tuttavia Dio è spirito.

R. Dio è spirito; ma noi siamo carne, e nello stesso modo che per passare dalla carne allo Spirito, dalla natura a Dio, Cristo ci offre nella sua Persona un pezzo di collegamento: così i sacramenti — che non fan altro che prolungare gli effetti dell’incarnazione — rilegano nel suo nome la carne allo spirito, a fine di compiere l’opera sua. Il principio è dovunque lo stesso, e l’omogeneità dei mezzi è perfetta.

D. Credi che i sacramenti abbiano un’azione effettiva, e non solamente morale?

R. I sacramenti hanno un’azione effettiva, vale a dire che il loro effetto non dipende unicamente da quello che vi apportiamo noi, ma da ciò che vi apporta Iddio. Però non tutti pensano che quest’azione sia di forma fisica, cioè si valga, per esercitarsi, degli elementi esteriori: materie, parole o gesti.

D. Quale opinione ha le tue preferenze?

R. Di gran lunga quella che crede a un’azione reale degli elementi; è quella di S. Tommaso d’Aquino e dei dottori più fedeli ai dati profondi del dogma.

D. Per quale ragione?

R. Perché questo quadra meglio con l’idea dell’incarnazione, fondamento di tutta la vita cristiana. L’incarnazione è il primo dei sacramenti, il solo, si potrebbe dire; perché tutto quello che noi chiamiamo così non è che un prolungamento della sua azione a un tempo simbolica e reale: simbolica, poiché l’incarnazione è Dio manifestato; reale, perché è Dio che si dà. Ora, siccome l’unione di Dio con l’umanità è reale, e non solamente morale, pare si debba trovare nel prolungamento lo stesso carattere che nel punto di partenza.

D. Allora come concepisci l’azione dei sacramenti?

R. L’influsso divino che ci santifica si vale, come passaggio, dell’umanità di Cristo strumento congiunto della Divinità per la salvezza degli uomini; si vale poi dell’intermedio del ministro e delle realtà sacramentali, strumento di Cristo, e fa capo all’anima del fedele per mezzo del suo corpo.

D. Quest’interpretazione ti pare più cristiana dell’altra?

E. Sono cristiane entrambe; ma questa si riallaccia meglio con quello che dicevamo sopra della giustizia originale, della caduta, dell’incarnazione e della redenzione, di cui i sacramenti sono l’organo. La ritroveremo a proposito dei novissimi.

D. Come puoi credere a questo approdo divino, e ciò attraverso a un Cristo scomparso, attraverso a un ministro distinto dal soggetto che subisce l’azione, attraverso a materie, a gesti e a parole?

R. Non si ha da approdare. Dio è in noi; Dio è presente in tutto, e i suoi strumenti per via di Lui sono presenti a tutto ciò che Egli mette in moto. L’apparenza di serietà che la difficoltà presenta dipende solo da un’immaginazione spaziale; Spinoza, fervente sostenitore dell’immanenza divina, non la comprenderebbe. Ora non la comprende meglio un filosofo cristiano; difatti anche noi, senza essere per nulla panteisti, crediamo all’immanenza di Dio. Immanenza e trascendenza non si oppongono affatto, ti dicevo; esse si completano. Dio è infinitamente lontano da noi per la sua natura; ci è infinitamente vicino, più vicino di noi stessi, per la sua intima azione. I sacramenti qualificano quest’azione in un modo particolare e in condizioni definite in cui Cristo, un ministro umano, materie, gesti espressivi hanno la loro parte, ma non ne cambiano in nulla il carattere. Dio dà a noi l’essere ad ogni istante, come il sole al raggio: non è forse possibile modificare a piacimento e secondo certe leggi questa luce dell’essere?

D. Non posso capire un effetto spirituale risultante da un atto fisico.

R. L’anima nostra è spirituale, e sboccia, nel corso della generazione, da un atto fisico. Un’idea è spirituale, e si desta, nella mente di un uditore, a proposito di un suono.

R. Ma il soprannaturale è qualcosa di più.

R. Te l’ho detto, il soprannaturale non è che un caso particolare dei piani, dei gradi che dalla materia pura a Dio contrassegnano l’esistenza; esso non può dunque recare nuova difficoltà, benché procuri un nuovo dono.

D. Io temo che questo dono, così concesso, riduca la faccenda della salute a un meccanismo comodo.

R. La comodità non è tanto grande; perché il lavoro del cielo si mette qui sotto la dipendenza di quello della terra; il contributo di Dio si misura da quello dell’uomo e non fa altro che

supplire a ciò che l’uomo non può fornire. Sforzo aiutato: tale sarebbe dunque la vera definizione dell’opera sacramentale, e il sacramento stesso è un contratto di scambio, non un beneficio gratuito.

D. Credi tu che Gesù abbia voluto i sacramenti?

R. Non si può mettere in dubbio che Egli abbia voluto e istituito il Battesimo e l’Eucaristia, i nostri due riti essenziali; questi devono a Lui assolutamente tutto, perfino la precisione delle formule. Gli altri, precisati dalla Chiesa nel suo Nome e non operanti che per la sua grazia, devono dunque Lui per lo meno l’autorità della loro istituzione e la loro efficacia, il che basta perché Egli si dica il loro autore.

D. Mi sembra evidente che i riti sacramentali siano tolti per la maggior parte dai riti del paganesimo, anzi dalle pratiche dei primitivi.

R. Queste non sono altro che apparenze superficiali. La Chiesa si è servita dei gesti e delle appellazioni come si prendono parole dal dizionario; ma il testo, soprattutto lo spirito del testo, è essenzialmente differente.

D. Dove sta la differenza?

R. Là si tratta di gesti cabalistici, qui di atti essenzialmente spirituali. Là si pretende di costringere un’oscura potenza; qui s’invoca Dio secondo le profferte paterne di Dio e in conformità di disposizioni con queste profferte. Là si prefiggono dei fini del tutto temporali, dei quali i cittadini sono il termine più elevato e spesso unico; qui si mettono in sintesi il divino e l’umano immortale, conforme a una dottrina sublime dei rapporti umano-divini. Da un lato, superstizione, o ad ogni modo religione nell’infanzia, anzi grossolanamente deviata; dall’altro, uso di simboli e di mezzi meravigliosamente appropriati all’espressione e al servizio delle più alte concezioni religiose, rispondenti a ciò che noi siamo davanti a Dio, gli uni verso gli altri, di fronte al fine soprannaturale e, sopra la terra, di fronte a un corpo sociale chiamato a un’alta vita e a incessanti progressi.

D. Certi storici però pretendono di trarre i tuoi sacramenti dai riti primitivi per via di evoluzione.

R. Qui c’è equivoco, oppure parzialità o ignoranza. L’equivoco può venire dal fatto che si confonde una evoluzione spontanea, automatica senza nuovo contributo, con ciò che Bergson potrebbe chiamare una evoluzione creatrice. Se l’uomo venisse dalla scimmia quanto al corpo, si potrebbe ben dirlo un prodotto dell’evoluzione di questo ramo zoologico; ma ciò non sarebbe se non quanto al suo corpo; tra le due ci sarebbe la creazione dell’anima, fatto nuovo, fatto propriamente umano, che rende l’umanità trascendente alle sue origini fisiche. Così i sacramenti, pur precedendo a se stessi nella loro materia, in queste o in quelle particolarità d’intenzione o di riti, sarebbero nondimeno tutt’altro che i loro pretesi antecessori. Un capolavoro e una grossolana cromolitografia possono aver dei tratti comuni; il primo può prendere dalla seconda; ma il genio forma la differenza, e sarebbe assurdo il dire che come opera d’arte il primo procede dalla seconda.

D. Ciononostante, come spieghi tu i rapporti evidenti fra tutti i riti?

R. I rapporti delle cose anche più differenti, si spiegano per la somiglianza relativa delle circostanze in cui son nate e dei fini a cui devono servire. Ho già osservato che la vera religione deve contenere una gran quantità di elementi delle false, perché queste ultime, nate dai bisogni umani nell’ordine religioso, li esprimono in una certa misura, e come il Cristianesimo, destinato a soddisfarli del tutto, non li esprimerebbe nella loro perfezione, adottando così l’espressione imperfetta? Tal è il caso dei sacramenti, dove una gran parte della religione si concentra.

D. Ciò si può prestare a confusione.

R. Per coloro che non riflettono punto o che non vogliono vedere, ma non per gli altri. Quello che mette i riti cattolici fuori di parità, per rapporto a ciò che descrivono certi etnografi compiacenti, è, ancora una volta, il senso del simbolo, la portata spirituale dei riti, l’esigenza di una collaborazione morale del soggetto, la grandezza degli antecedenti dogmatici, delle mire, dei sentimenti collettivi e individuali, e, più di tutto, l’unione intima e indissolubile di tutte queste cose.

D. Questi sacramenti che tu attribuisci a una causa sovrumana, non dovrebbero avere degli effetti folgoreggianti? Come mai non ne hanno neppure dei percettibili?

R. Quando guardi le stelle, hai forse la percezione dei loro prodigiosi movimenti? La nostra cecità le chiama fisse, e invece quante migliaia di chilometri al secondo non percorrono! Dopo una buona confessione, un’anima ha fatto un balzo di gran lunga più importante sopra le vie della vita eterna.

D. Dopo qualche istante, la rotazione del cielo si scorge.

R. Dopo qualche istante, in una vita, l’azione sacramentale si nota, supposto che rette disposizioni l’accompagnino. Dopo qualche istante, nella storia dei popoli, la loro fedeltà religiosa, funzione della vita sacramentale dei loro elementi, si scorge anche maggiormente.

D. Dici che i sacramenti rispondono, per la loro stessa concezione, a tutto l’insieme della nostra vita: come vi si applicano?

R. Vi sono sette sacramenti, ed è facile vedere che essi abbracciano la vita con un amplesso spirituale completo. La vita corporale nasce, cresce, si nutre, si difende dalle cause di corruzione e di morte, si propaga per generazione e si ordina socialmente in vista della prosperità e della pace. Nell’ordine spirituale, ci vuole altresì una nascita: il Battesimo la procura; una crescenza: ecco l’effetto della Confermazione; una nutrizione: l’Eucaristia vi provvede; uno sforzo di difesa e di eventuale guarigione: ecco lo scopo combinato della penitenza e dell’estrema unzione; una propagazione o nutrizione di specie conforme ai suoi fini religiosi: ecco il matrimonio; finalmente un governo e assetto regolare dei suoi organi: tal è l’oggetto del sacramento dell’ordine.

D. Questi vari riti sono di uguale importanza?

R. Ce ne sono due principali: il Battesimo che corrisponde all’ingresso nella vita, e l’Eucaristia che ne riproduce il fenomeno essenziale: la nutrizione.

D. E quale dei due ha il sopravvento?

R. È l’eucaristia, nello stesso modo che, in biologia, la nutrizione ha la precedenza sulla stessa nascita, visto che la nascita non è che una prima nutrizione. Nello spirituale, tutto viene in certo modo dall’Eucaristia, perché tutto viene da Cristo e dalla virtù di Cristo, immanenti all’Eucaristia. Onde sembra che Gesù abbia voluto riassumere tutte le condizioni della vita spirituale e della salute dicendo: Se voi non mangiate la carne del Figliuol dell’Uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi stessi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, ed Io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

D. È dunque Cristo îl vero sacramento?

R. Egli è il vero sacramento. Ed anche gli altri sono veri, ma secondo che lo prolungano e operano mediante la sua Persona. Ogni anima si unisce a Dio, sua salute, a mezzo di contatti successivi che Cristo ha stabilito e di cui l’Eucaristia è il centro di convergenza, come il Battesimo ne è il punto di partenza.

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.