IL SEGNO DELLA CROCE (23)

IL SEGNO DELLA CROCE AL SECOLO XIX (23)

PER Monsig. GAUME prot. apost.

TRADOTTO ED ANNOTATO DA. R. DE MARTINIS P. D. C. D. M.

LETTERA VENTESIMASECONDA.

19 dicembre.

Sentenza del giudizio istituito fra noi ed i primi Cristiani, e doveri, che ne derivano. — Primo dovere: fare risolutamente il segno della croce, farlo soventemente, e bene. — Ragioni. — Vergogna e pericoli che seguono dal non farlo. — Sanità fisica e morale del mondo attuale. — Necessità in che è l’uomo di portare o il segno di Dio, o quello di satana. — Natura del segno di satana.

Caro Federico

Pronunziata l’inappellabile sentenza negli affari civili, a qual partito dovranno appigliarsi le parti? Null’altro è da fare, che eseguirla sotto pena di rivolta, e di tutte le tristizie, che questa mena seco. Simile cosa è per le quistioni dottrinali. Quando l’autorità infallibile ha deciso il punto in questione, resta solo prendere a norma di condotta il pronunziato del supremo tribunale, sotto pena di rivolta peggiore, e di tutti i tristi effetti, che potrebbero seguirla. Un giudizio era stato iniziato fra noi ed i primi Cristiani, che avea a scopo determinare, se la ragione fosse per essi, che facevano il segno della croce, e lo eseguivano soventemente e bene; o per i Cristiani moderni, che più non lo fanno, o raramente e male. La causa è stata con ogni studio esaminata, la discussione pubblica, i difensori sono stati intesi. Il fiore della umanità constituita in supremo tribunale, avendo ad assessori, la fede, la ragione, l’esperienza, il sentire dei popoli ancora pagani, ha pronunziato in favore dei Cristiani della Chiesa primitiva. Che fare adunque? È da rinnovare la gloriosa catena delle nostre antiche tradizioni, sì sventuratamente rotta, e fare il segno della croce, farlo sovente, e bene. Fare risolutamente e manifestamente il segno della croce. E perchè nol faremo noi? Perchè reputeremmo onta il farlo? Farlo, o non farlo non è mica indifferente, mio caro; farlo è onore, tralasciarlo disonore. Facendolo, noi saremo i successori, e ci troveremo nel mezzo di tutti i grandi uomini, e de’ grandi secoli dell’Oriente e dell’Occidente, con l’immortale nazione cattolica, col fiore dell’umana famiglia. Non facendolo, noi avremo per predecessori, compagni, e successori, tutti i meschini eretici, la nullità degl’increduli, i poveri ignoranti, le piccole e grandi bestie. Come facendo il segno della croce noi ci copriamo, unitamente alle creature che ci appartengono, di un’armatura invincibile: cosi tralasciandolo, ci disonoriamo, ed esponiamo noi stessi e quanto ci appartiene a gravissimi pericoli; vivendo l’uomo ed il mondo necessariamente sotto la influenza dello spirito del bene, o sotto quella dello spirito del male. Quest’ultimo tiranno dell’uomo e delle creature, fa loro sperimentare le sue maligne influenze, ed il corpo e l’anima, lo spirito e la materia sono da esso viziati. Fu questa sempre fondamentale credenza del genere umano. Il perchè, da poi diciotto secoli, i capi della spirituale battaglia ci dicono di coprir noi e le creature di questo segno, scudo impenetrabile alle ignee frecce dell’inimico: Scutum in quo ignitæ diaboli extinquuntur sagittæ. E noi, soldati infedeli alla consegna, noi getteremo volontariamente la nostra armatura? Noi con un petto scoperto resteremo da insensati, esposti ai colpi dell’armata nemica! E ciò, per non dispiacere ad alcuni, ed a chi? – Mi dicono: il mondo attuale non fa il segno della croce e non ne riporta nocumento alcuno. Una tal cosa può con certezza affermarsi? Qual è oggi la sanità pubblica dell’uomo, e della natura? Non intendi di continuo ripetere in Alemagna, ed in Francia come da per tutto: Non v’è più sanità! Questa parola divenuta popolare, è solo una parola? Ottimisti, come voi vi dite, credete dunque che le leggi divine fatte per l’uomo, spirito e materia, non abbiano in questa vita duplice sanzione, una morale e l’altra fisica? Voi credete che la profanazione del giorno consacrato al riposo dell’uomo e delle creature; che il disprezzo della legge del digiuno e dell’astinenza, non possano mettere in pericolo che la sola salute dell’anima? Voi credete che il movimento febbrile degli affari, le agitazioni politiche, la sete de’ piaceri, carattere distintivo di un mondo, che ha intrapreso la discesa del cielo sulla terra; che gli sregolati costumi, l’usanza di cangiare la notte in giorno, e questo in quella; che il soddisfare alla sensualità nella scelta de’ cibi, lo spaventevele consumo di spiriti, i cinque cento mila caffè, e bettole, sieno di nessuna cattiva influenza per la sanità pubblica? D’onde procede lo scemarsi delle forze nelle generazioni moderne? Sarebbe facile trovare di presente molti giovani capaci di maneggiare le armi de’ nostri avi del medio evo, o di portare la loro armatura? Le riforme si numerose, eseguite da’ consigli di revisione, per difetto di taglia e buona conformazione; l’impotenza di osservare i digiuni, ancorché sì addolciti, che sperimentano le stesse persone religiose, non ha alcun senso? Che cosa dice l’aumento considerabile e tuttodì crescente delle farmacie, e dei medici, e de medium medici, le cui anticamere saranno, fra breve, frequentate come le sale delle sommità medicali? – In fine, i casi continui e crescenti di suicidio e di pazzia, arrivati ad un numero incalcolabile sino al presente, sono de’ sintomi, che ci rassicurano sul conto del prosperare della sanità pubblica? Dando a tutti questi fatti, e ad altri ancora, il senso il più ristretto, non dimostrano essi, per lo meno, che la salute pubblica non è più quella di altri tempi? – E la vigoria della sanità della natura, su cui non è più eseguito il segno liberatore, è dessa in progresso? Qual cosa mai ci dicono la malattia delle patate, quella delle uve, degli alberi, de’ vegetali, delle piante, e delle erbe istesse, da negare il foraggio necessario? Tutti questi malati, in numero di cento, sorpresi simultaneamente da gravi ed ostinate, sconosciute malattie, attestano per la perfetta sanità delle creature? Questo fenomeno, altrettanto più sinistro che non v’ha uguale nell’istoria, sembra piuttosto presentare la natura come un grande ospedale, ove, come nella specie umana, tutto è malato, languido, ed alterato.

(*) Sottometto alla considerazione del lettore una serie di alberi, di arbusti, di piante e di vegetali di presente malati, con l’indicazione delle malattie da che sono distrutti.

T. indica la lebbra o macchie nere. — O. l’oidium [fungo]. — R. ruggine. — I. insetti; piccoli vermi che si trovano nell’epidermide delle foglie, o sulla superficie.

Alberi.

La quercia T. I.

Il faggio T. I.

L’olmo T. R. 1.

Il carpino T. I.

La betula T. R.

Il frassino T. I.

Il pioppo d’Italia T. S.

Il pioppo del Canada T. R.

Il castagno T.

L’acero T.

Il salice T. R.

L’ebano T. I.

II tiglio T.

Il platano T.

Il pomo T. I.

Il pero T. I.

Il rosaio T. R. 0 . I.

Le spine T. 0. I.

La glicina cinese T.

Il lampone T. R.

I rovi T. R. 0.

II pruno 0.

L’uva spina T. I.

Il ribes nero e rosso T.

Il berbero comune 0.

La collulea T.

Il ciliegio T.

Il susino T.

L’albicocco T. 0.

Lo gelso T. 0,

L’arancio T. 0.

La vite T. 0.

Arbusti.

Il gelsomino di Valenza T.

Il sambuco T.

La palla di neve T.

La omelia T.

La siringa comune T.

L’altea T. I.

L’avellana T. I.

Il melo ciliegio T.

Il vinco T. R.

Piante selvatiche diverse

Peonia di diverse specie T.

Il millefoglio T. 0.

Il danther T.

La campanula R.

L’ortica T. 0.

Il cardo benedetto R.

Peonia di diversespecie T. R. 0.

La camomilla T.

La viola T.

Il flox T.

L’erithrynum phristagalli T.

Le oculate 0.

Le margherite T.

La diclytera spectabilis T.

La regina dei prati T.

Il girasole T.

La primavera T.

Il macerone R.

Il gladiolus T. R.

La cicoria T. R. 0.

La scabiosa T.

L’aigmaine T.

Il lungo dragone R.

Vegetali.

Il frumento T. R.

La segala R.

L’avena T. R.

L’orzo R.

La patata T.

I faggiuoli T. R.

I selleri R.

L’acetosa R.

La scorzonera R.

I cavoli T. R.

La rapa R. I.

La bietola rossa R.

Le fave T. R.

II trifoglio T. 0.

Il giunco T. R.

La canna R.

Erbe dei prati di diversa specie R.

Erbe selvatiche di diversa specie T. R. 0.

[Siamo debitori di questa nomenclatura alla gentilezza di un dotto naturalista, il sig. F. Verecruysse di Courtrai. Egli stesso ba raccolto, in quest’anno 1868 delle foglie di tutti gli individui malati, dei quali gli è piaciuto mandarci dei saggi. Ci conceda egli dunque di offrirgli un pubblico attestato di tutta la nostra riconoscenza].

Non lo si può negare, il mondo attuale è malato più che in altri tempi, sia che lo consideri nell’uomo, come nelle creature a lui immediatamente sottoposte. Che cosa mai è la malattia e l’infermità, se non mancanza ed indebolimento di vita? Il Verbo creatore è la vita, è tutta la vita; epperò dilungarsi da Lui è un venir meno nella vita, uno scemarla, come appressarsi ad esso, è un’aurnentarla e rinvigorirla. Le creature materiali essendo incapaci di bene e di male, sono malate, solo perchè seguono la condizione dell’uomo. L’uomo essendo il centro ed il compendio della creazione, racchiude in sè stesso tutte le leggi che reggono le creature inferiori, se egli le viola, l’effetto della violazione si fa sentire in tutta la natura. N’è testimonio il peccato di Adamo. Alla stessa causa, riprodotta nel corso dei secoli è necessario attribuire le malattie delle creature, sempre in ragion diretta della intensità della causa, che le produce. Non sembra egli che Isaia avesse gli occhi fissi alla nostra epoca allorché disse: « La terra è stata infettata dai suoi abitanti. Di là hanno origine, le lagrime, l’afflizione, i languori della terra, la decadenza del pianeta; la malattia della vite, ed i gemiti dei coltivatori: » ? – Luxit et defluxit terra, et infirmata est defluxit orbis et terra infecta est ab habitatoribus suis, quia…. mutaverunt ius etc. XXIV, 4 e seg. Abacuc, Geremia e gli altri profeti parlano con gli stessi termini di quest’agonia della natura. – A giudizio della Chiesa, e di tutti i secoli cristiani, l’atto esteriore, il tratto di unione il più che altro universale e comune, che metta le creature a contatto con la vita, è il segno della croce. Ora, voi ve ne beffate, non lo eseguite, né volete usarne; per tutto che vi riguarda, voi lo rimpiazzate, come usate riguardo alla preghiera, ed ai pellegrinaggi di altri tempi, con i bagni di mare, con le acque tiepide, calde, fredde, sulfuree, ferruginose di Vichy, della Svizzera e de’ Pirenei. Per le creature, collo stabio artificiale, col muover guerra alla vita degl’insetti, col prosciugare i terreni, col solforare le piante. Benissimo: non sono queste da trasandare, ma è mestieri non omettere le altre: Hæc oportet facere et illa non omittere. Così il mondo moderno disprezzatore della divina ed umana saggezza, senza farsene coscienza alcuna, crede poter violare una legge religiosamente osservata da poi il principio del Cristianesimo, e rispettata dallo stesso paganesimo, che la formolava dicendo: È da pregare per avere sanità fisica e morale: Orandum est ut sit mens sana in corpore sano. Non v’ha dunque ragione da muovere lamenti; noi raccogliamo quello ch’è, e dev’essere. Che se la sanità fisica dell’uomo e della natura prosperasse, come si pretende, senza il segno della croce, resterebbe la morale, che avanza in importanza immensamente la prima. Qual è lo stato sanitario del mondo morale al presente? Se per minuto ed a segno, volessia tale dimanda rispondere, andrei troppo per le lunghe;però ti ricorderò solo, che l’uomo morale come il fisico,è nell’alternativa di vivere sotto l’influenza salutare dello spirito buono, e sotto quella malefica dello spirito cattivo; e che il segno redentore ci rende partecipi alla prima, e l’assenza di esso ci sommette, ed abbandona alla seconda. È questo l’insegnamento della Chiesa, confermato dalla pratica de’ secoli cristiani. Sperienza di simil fatta, per diciotto secoli doratura, è un nulla per noi? Voi non volete più il segno liberatore,nessuna fede avete in lui, più non lo si vede sulla vostra fronte, sulle labbra, sul cuore, sui vostri alimenti. E bene! satana v’imporrà il suo. Su tutte coteste fronti, su tutte le labbra di simil fatta, e nei cuori, si vedrà, e senza bisogno di microscopio, il segno della bestia. Questo segno si rivela sulla fronte per lo spirito di orgoglio e di rivolta, per la collera, il disprezzo, l’imprudenza, la vanità, l’alterazione de’ lineamenti; il non esser atto alle scienze spiritualiste, lo aver nessun gusto per le scienze morali; il pallore delle goti impressovi dalla impurità, o il rosso prodotto dall’intemperante uso de’ vini; un certo che di livido nella fisionomía, di basso, di scolorito e bestiale. In fine, quel cinismo negli occhi spiranti adulterio, ed un peccato che non tocca mai la fine, provocatore continuo delle anime incostanti (Animalia autem homo non percipit ea, quæ sunt spiritus Dei. – I. Corint. II, 14. — Oculos habentes plenos adulterii, et incessabilis delicti, pellicientes animas instabiles. – II. Petr.II, 14). Come sono contrassegnate da esso ? Le riconosci dall’esser sempre mosse ad un riso immoderato, od impudico, scioccamente empio, o crudelmente burliero, loquaci, senza alcuna regola, con discorso di nessuna importanza, sempre privo di scopo; parole invereconde, irreligiose, bestemmiatrici, piene di odio, di maldicenza e gelosia, spiranti concupiscenze,traspirano sepolcrali esalazioni, velenose più che tossico di vipera (Sepulcrum patens est guttur eorum. – Psal. V, 11. — Despumantes suas confusiones. – Judæ Ep. v. 13). Il cuore marcato da questo segno è ingombro di mali pensieri, di desideri, di fornicazioni e di tradimenti, di profondo egoismo, di ruberie, di avvelenamenti, di morti; sovra di esso hanno impero le cortigiane, e le femmine rifiuto della umanità (De corde enim exeunt cogitationes malæ, homicidia, adulteria, fornicationes, furta, falsa testimonia, blasphemiæ. Matt. XV, 19).  – Sugli alimenti lo riconoscerai alle loro pessime influenze. Non essendo stati questi liberati dal segno redentore, dessi servono da veicolo a satana per trasmettere tutte le sue tristi influenze, a giudizio de’ pagani stessi. Questi, messi per la nutrizione, a contatto con la inferior parte dello spirito, vi eccitano gli sregolati appetiti, solleticano gl’istinti, commuovono le passioni. Di che segue la ricerca di soddisfare alla sensualità nel vitto e nella bevanda, il dispotismo della carne, il disgusto del lavoro, la impotenza di resistere alle tentazioni, lo affievolirsi, e qualche volta ancora l’imbrutimento della ragione, la mollezza della vita, il sibarismo de’ costumi, l’adorazione del dio ventre, terminando col disprezzo di sè, col soffocare la coscienza ed il senso morale con l’infanticidio, e col suicidio (Inimicos crucis Christi, quorum finis interitus: quorum Deus venter est et gloria in confusione ipsorum. Philip. Ill, 18).Volgi intorno Io sguardo, mio caro amico, e cerca le fronti, le labbra, i cuori, le mense ove si conserva la santità, la dignità, la sobrietà umana e cristiana; il vivere mortificato e puro; i cuori forti contro le tentazioni; gli animi dedicati alla carità ed alla virtù; le forme di vivere, che possono senza rossore rivelarsi agli amici ed ai nemici: tu le troverai solo, dove la croce regna protettrice! – Quanto dico quest’oggi sia per te come un dato di esperienza, domani ti apporterò di esso le ragioni e le prove.