CONGETTURE SU LE ETÀ DELLA CHIESA E GLI ULTIMI TEMPI (6)

LE ETÀ DELLA CHIESA E GLI ULTIMI TEMPI (6)

Tratte dall’Apocalisse, dal Vangelo, dalle Epistole degli Apostoli, e dalle Profezie dell’Antico Testamento,

Messe in relazioni con le rivelazioni della Suora della Natività

di Amedeo NICOLAS

PARTE SECONDA.

CAPITOLO II.

LA QUINTA ETÀ DELLA CHIESA

Dopo le prime quattro età, in cui la virtù, la divinità, la saggezza e la potenza di Gesù Cristo e della sua Chiesa sono state rese manifeste, viene un’età che non è mai stata eguagliata, a causa del crollo, della defezione e dell’apostasia che ne sono i tratti caratteristici (Sic Holzhauser, vol. 1, p. 153, Wüilleret). Quest’epoca è rappresentata dalla quinta Chiesa, dal quinto sigillo, dalla quinta tromba e dalla quinta lode; comincia con Lutero e finisce nel nostro secolo (Holzhauser fa giungere quest’epoca fino alla nascita dell’Anticristo [nativitatem]. M. de Wüilleret traduce: nascita, natività, in luogo di apparizione. Questa traduzione ci sembra arbitraria – t. 1, p. 186. Wüilleret. – L’Anticristo può apparire e agire come tale solo molto tempo dopo la sua nascita).

ARTICOLO 1.

I. La quinta Chiesa è quella di Sardi. Questo nome indica cosa essa sia. Non ci sembra che significhi un principio di bellezza, come dice Holzhauser (vol. 1, p. 254, Wüilleret); crediamo invece che indichi qualcosa di cattivo, di amaro, poiché σαρδονιος γελως [=sardonios ghelos], riso sardonico, significa un riso forzato, simile a quello di persone che avevano mangiato un’erba che cresce sulle coste dell’isola di Sardegna, e che stringevano i denti in modo da sembrar ridere, mentre esalavano l’ultimo respiro.

II. Questa spiegazione del nome di Sardi è, inoltre, resa probabile e quasi certa da tutta la storia di questa Chiesa, come ce la offre San Giovanni nella sua Apocalisse, capitolo III, da 1 a 6, che Holzhauser sviluppa come noi. Il Figlio dell’Uomo, che ha i sette spiriti di Dio (i sette doni dello Spirito Santo) e che tiene in mano le sette stelle (le sette Chiese), si rivolge alla triste Chiesa di Sardi, ai suoi Pastori come al suo gregge, e specialmente ai primi (Hæc dicit qui habet septem spiritus Dei et septem stellas, Apoc. c. III, v. 1). Ed Egli dice loro: Io conosco le vostre opere (scio opera tua, v. 1), e non le trovo compiute davanti al mio Dio (Non enim invenio opera tua plena coram Deo meo, v. 2), perché le fate senza zelo, senza fervore, con negligenza, quasi meccanicamente e per abitudine. La vostra pietà si è raffreddata, il vostro coraggio è svanito; avete abbandonato la via dei miei consigli per seguire le idee umane, i calcoli umani; avendo come oggetto solo il vostro benessere, la vostra tranquillità, la vostra comodità, avete perso di vista il diritto che vi dominava e che genera necessariamente il dovere. Vi siete creati dei motivi malvagi che credete essere molto buoni, e così permettere al male e all’errore di sussistere, di vivere in pace con essi, quando avreste potuto e dovuto impedirli o preservare il popolo da essi. Siete arrivati al punto di fare un patto con loro, e di aderirvi con una pseudopolitica disastrosa che ha rotto tutti i legami sociali, e ha dato al popolo l’inganno e l’oblio di tutti i principi. Avendo una fede indebolita, avete avuto paura degli uomini nelle rivoluzioni che hanno scosso la terra; avete voluto mantenere la mia Religione sacrificando una parte della verità che avete insegnato, e siete stati così ciechi da credere che il crimine e l’errore trionfanti potessero mai piacermi e difendere e proteggere la mia legge. Così grande è il numero di coloro che mi hanno rinnegato, sono diventati apostati e sono morti; grande è il numero degli uomini che devono ancora morire alla verità, se voi non vi risvegliate e non li confermate (Esto vigilans, et confirma ma cætera quæ moritura erant, v. 2). Voi vi credete vivi, e così il mondo, perché i templi sono aperti e vi si esercita il culto; ma voi siete morti, perché lo zelo della mia casa e la gloria del mio Nome non vi animano più e non sono più i vostri conduttori (Nomen habes quod vivas, et mortuus es, v. 1). Richiamate dunque alla vostra memoria, che ricorda così bene le cose della terra e del tempo, ciò che avete ricevuto, gli insegnamenti che vi sono stati dati da questo mirabile Concilio di Trento (sic Holzhauser, t. 1, p. 174, 175, Wüilleret), e tutte le grazie che vi sono state date; non lasciate i precetti del diritto divino sepolti sotto le rovine (Lettera dell’Arcivescovo di Friburgo in Brisgovia – Universo, 22 aprile 1855); ma metteteli in pieno giorno, poneteli in pratica, fate penitenza per riconciliarvi con me (In mente ergo habe qualiter acceperis, et audieris, et serva, et pœnitentiam age, v . 3). – A causa di questa tiepidezza, questa defezione, questa indifferenza, che è penetrata nelle professioni più sante, che ha raggiunto i popoli e non ha lasciato loro altro che il nome di Cristiani, il numero dei miei fedeli che non hanno sporcato le loro vesti e non hanno piegato il ginocchio al moderno Baal, è diventato così piccolo che potrebbero facilmente essere contati e chiamati per nome (Sedes habes pauca nomina in Sardis, qui non inquinaverunt vestimenta sua, v. 4). Quanto a questi, li farò camminare con me in vesti bianche, perché sono degni (Et ambulabunt mecum in albis, quia digni sunt, v. 4). Io farò lo stesso con tutti coloro che hanno vinto sul loro esempio (Qui vicerit sic vestietur vestimentis albis, v. 5). Non cancellerò i loro nomi dal libro della vita (… et non delebo nomen ejus de libro vitæ, v. 5); e poiché non mi hanno rinnegato né apostatato, ma mi hanno servito fedelmente e mi hanno confessato pubblicamente e altamente davanti agli uomini, Io a mia volta riconoscerò e confesserò i loro nomi davanti al Padre mio e ai suoi Angeli (Et confitebor nomen ejus coràm Patre meo, et coram Angelis ejus, v. 5). – Tale è la chiesa di Sardi! Abbiamo forse sbagliato a chiamarla triste e miserabile? La storia moderna e attuale non conferma in tutto e per tutto la profezia di San Giovanni?

III. Il quinto sigillo dà alla quinta età lo stesso carattere della quinta Chiesa. Non appena si aprì, le anime dei martiri che si trovavano sotto l’altare, così come i fedeli che erano ancora vivi sulla terra, gridarono a Dio per lamentarsi e gli dissero: “Fino a quando, o Signore, che sei santo e vero, vuoi rimandare il giudizio di quegli uomini che si comportano secondo le loro proprie passioni, il proprio spirito, il proprio amore, la propria volontà, come se Tu non fossi il loro Maestro, il loro Padre, il loro Re, il loro Creatore, il loro Dio? Per quanto tempo lascerete i vostri fedeli nell’obbrobrio e nell’oppressione? Quando vendicherete il nostro sangue sugli abitanti della terra che lo hanno versato ingiustamente e crudelmente?” (Et cùm aperuisset sigillum quintum, vidi subtus altare animas interfectorum propter verbum Dei, et testimonium quod habebant, et clamabant voce magnâ dicentes: Usquequò, Domine (sanctus et verus), non judicas, et non vindicas sanguinem nostrum de üs qui habitant in terrâ – E quando ebbe aperto il quinto sigillo, vidi sull’altare le anime di coloro che erano stati uccisi a causa della parola di Dio e della testimonianza che egli gli aveva reso, ed essi gridavano con gran voce, dicendo: Fino a quando, o Signore, santo e verace, rinvierai il giudizio e vendicherai il nostro sangue su coloro che abitano sulla terra? – Apoc. cap. VI, v. 9, 10). – Sembrerebbe che a questo reclamo dei suoi amati, l’Onnipotente stia per rispondere lanciando le sue saette vendicative; ma non è così, Egli dà a coloro che hanno sofferto per Lui, e a coloro che ancora soffrono, vesti bianche per confermarli nel bene, proprio come promette alla quinta Chiesa (Et datæ sunt illis singulæ stolæ alba, ibid. cap. XI); raccomanda loro di rimanere ancora un po’, e di aspettare il numero di coloro che devono servire Dio come loro (Et dictum est illis ut requiescerent adhuc tempus modicum, donec compleantur conservi eorum, ibid. v. 11), e il numero dei loro fratelli che devono subire il martirio come loro (Et fratres eorum qui interficiendi sunt sicut et illi , ibid . v . 11). Così la quinta Chiesa e il quinto sigillo ci mostrano la divina Provvidenza che, per ragioni infinitamente sagge di cui non siamo giudici, e che dobbiamo adorare quando non possiamo capirle, lascia che il mondo vada come vuole, verso le sue idee puramente umane, le sue inclinazioni naturali, senza produrre nessuno di quei grandi colpi che svegliano gli uomini assopiti e li fanno uscire dal loro torpore e dalla loro indifferenza. I santi e i giusti alzano le loro voci e le loro lacrime al cielo; Dio non li ascolta ancora, anzi, li invita a pazientare per un po’; non sembra intervenire in nulla nelle cose della terra, né per giudicare, condannare e punire i malvagi che dominano e opprimono i giusti, né per trarre questi ultimi dalla sofferenza e dalla schiavitù.

IV. È a questa pietosa quinta età, che vede il regno dell’uomo viziato e l’oppressione del vero Cristiano che ha ogni sorta di difficoltà per praticare la sua religione, persino per vivere, che sembra riferirsi più particolarmente la parabola della zizzania e del buon grano, di cui si parla in San Matteo, cap. XIII, v. 24 a 30 (Holzhauzer – t. 1, p. 147, Wüilleret – applica questa parabola alla quarta età. Si applica, in generale, a tutte le età; ma ci sembra che sia molto più in armonia con la quinta età, e inoltre ritorna sulla nostra opinione nel volume 1, p. 178). Perché questo cattivo seme si è mescolato con il grano puro? Perché gli uomini, i contadini che dovevano sorvegliare il campo del padre di famiglia, di Dio, cioè molti pastori e sacerdoti, dormivano (Cùm autem dormirent homines, ibid. v. 25). Chi ha seminato questa pula? È stato il diavolo? Sì, è il diavolo, non immediatamente e da solo, poiché non è ancora stato scatenato per la seconda volta sulla terra, ma dall’uomo viziato, l’uomo carnale, che è il contrario dell’uomo spirituale e interiore, il nemico di Dio (Cum autem dormirent homines, venit inimicus ejus, et superseminavit zizania in medio tritici, ibid. v. 25, et ait illis: inimicus homo hoc fecit, v. 28). L’Onnipotente ordina di sradicarla immediatamente, come hanno proposto i suoi servi (Servi autem dixerunt ei: Vis, imus et colligimus ea? v. 28), come hanno chiesto i martiri e i giusti dopo l’apertura del quinto sigillo (Apoc. cap. VI, v. 9, 10)? No, Egli teme che sradicando la zizzania si sradichi contemporaneamente il buon grano, che mandando piaghe sulla terra per punire una quasi intera generazione di indifferenti e apostati, raggiunga contemporaneamente i veri fedeli (Non, ne fortè colligentes zizaniu, era dicetis simul cum eis et triticum , v. 29): per questo ordina ai suoi servi di lasciar crescere i due semi fino alla mietitura, che non è lontana, cioè di lasciar andare il mondo e i giusti, ciascuno secondo le proprie inclinazioni e idee, fino al tempo in cui mieterà la terra e azionerà il torchio della sua ira (Sinite utraque crescere usque ad messem, v. 30); perché allora comincerà col cogliere la zizzania, che sarà facilmente riconoscibile, per gettarla nel fuoco, e raccoglierà il grano nel suo granaio (Et in tempore messis dicam messoribus: Colligite primùm zizania, et alligate ea in fasciculos ad comburendum; triticum autem congregate in horreum meum, v. 30). – I servi del padre di famiglia non si accorsero subito della semina delle erbacce tra il grano; passò ancora del tempo; le erbacce dovevano crescere e farsi conoscere sviluppandosi. Fino ad allora c’era stata una tale somiglianza tra il bene e il male che si poteva a malapena distinguere, e ciò che era male era ritenuto buono; allo stesso modo i principi erronei che invasero il mondo nella quinta età sembravano venire dal cielo, mentre venivano dalla natura viziata e dall’inferno. Questa somiglianza ha ingannato e inganna ancora molti, anche i servi del padre di famiglia, il cui sonno letargico e colpevole ha permesso all’uomo nemico (inimicus homo) di diffondere questo seme detestabile.

(*)

La Sorella della Natività sostiene quanto abbiamo appena detto in vari passaggi delle sue rivelazioni:

T. 1, p. 291 « La filosofia moderna assumerà l’apparenza del rispetto per la religione; vorrà persino persuadere la gente che si tratta solo di proteggerla e di riportarla alla sua primitiva perfezione (È così vero che, dal 1789 in poi, come anche prima del 1830, si esaltano i buoni e poveri parroci di campagna, nello stesso tempo in cui si inveisce contro l’episcopato.). La devastazione di questa filosofia deve avere il suo tempo (cosicché il filosofismo non durerà fino alla fine), la Religione e la Chiesa sopravviveranno. Non tutto è senza speranza per lo stato religioso… Abbiamo, inoltre, la prima causa dell’umiliazione della Chiesa negli scandali e nella vita sregolata dei cattivi ecclesiastici. »

T. 2, p. 271: « I crimini di cui egli (J.-C.) sembrava più colpito … erano le infedeltà e le prevaricazioni dei cattivi sacerdoti … che profanano i Sacramenti, disonorano il suo sacerdozio, e fanno bestemmiare il suo santo Nome… Essi «hanno fatto furti dei beni della mia Chiesa… a spese dei poveri di cui hanno rubato la sussistenza, e hanno detto in cuor loro: Questi beni sono nostri senza alcuna colpa o usurpazione. »

T. 2, p. 77: « Vedo chiaramente nella Chiesa due partiti che stanno per desolare la Francia: l’uno è sotto il colpo della persecuzione, e l’altro sotto il colpo dell’anatema di Dio e della sua Chiesa. I due partiti si sono già collocati, uno a destra e l’altro a sinistra del loro giudice (Queste parole destra e sinistra sono abbastanza note e diffuse per sapere dove sono il bene e il male), e rappresentano sia il Paradiso che l’Inferno. Come sul Calvario, alcuni mi adorano – dice Gesù Cristo – altri mi insultano e mi crocifiggono; ma la mia passione trionferà sugli uni e farà trionfare gli altri. »

T. 4, p. 407. « Tutta la Chiesa è in azione per abbattere questo albero (l’albero della rivoluzione, di cui parleremo più avanti); vorrebbero sradicarlo, ma Io non lo voglio. I fedeli chiedono il mio aiuto con le loro preghiere e i loro gemiti accorati; le loro lacrime saranno ascoltate. Anticiperò il tempo di tagliare questo albero (Ciò concorda con le parole di Nostro Signore in San Matteo, capitolo XXIV, v. 22: Sed propter electos breviabuntur dies illi. ). » 

T. 2, p. 78 «Nel frattempo, lascio che la loro empia cabala renda alla loro odiosa memoria tutti gli onori dovuti al coraggio e alle belle azioni degli uomini virtuosi (Questo ci ricorda quell’ossario di canaglie e di empi moderni che si chiama Pantheon.); ma le cose cambieranno volto … la mia giustizia avrà il suo turno; essa trionferà su alcuni e farà trionfare altri (È la giustizia che probabilmente sarà esercitata, perché la misericordia e la grazia avranno resistito). Infine, la virtù oppressa deve apparire e prevalere; tutto deve tornare all’ordine.

T. 4, p. 400: « Dobbiamo essere pazienti per molto tempo; se il Signore tarda a venire in nostro soccorso, sottomettiamoci alla sua santa e adorabile volontà, e speriamo fermamente che prima o poi verrà. »

T. 4, p. 401: « Consoliamoci ancora una volta, quando l’ora del Signore sarà arrivata, siccome ha promesso che farà questo bel miracolo, tutto andrà bene (Il cambiamento in meglio sarà dunque un bel miracolo. Chi conosce lo stato attuale vedrà necessariamente un grande miracolo nel disegno generale della società). »

T. 1, p. 304: « La nuova costituzione apparirà a molti molto diversa da ciò che è; sarà benedetta come un dono del cielo, anche se è solo un dono dell’inferno che il cielo permette nella sua giusta collera; sarà solo dagli effetti che si sarà costretti a riconoscere questo dragone (si noti la conformità che ha la Suor della Natività con l’Apocalisse c. XII, v. 12, dove si parla del dragone che attacca la Chiesa.) che vuole distruggere e divorare tutto… La mia Chiesa che un giorno dovrà abbattere e distruggere il principio vizioso di questa costituzione ».

T. I ciechi si abbandonano ancora e si abbandoneranno già ad una gioia che sarà seguita da molte lacrime. « Essi benedicono una rivoluzione che è solo una punizione visibile. » Vantano la libertà quando toccano la schiavitù.  » *)

ARTICOLO III.

I. Abbiamo visto, nella quinta Chiesa, l’indebolimento e il crollo dello spirito cristiano nei Pastori e nei fedeli; nel quinto sigillo, il dominio dei malvagi e l’oppressione dei buoni, che è lo stato pubblico ed esterno del mondo; vedremo, nella quinta tromba, la condotta dei malvagi, che costituisce il primo male (V., Apoc. cap. VIII, v. 12; cap. IX, v. 12). Quando il quinto Angelo suona la tromba, una stella cade dal cielo sulla terra, e riceve la chiave del pozzo dell’abisso (Et quintus Angelus tuba cecinit, et vidi stellam de cælo cecidisse super terram, et data est ei clavis putei abyssi, Apoc. cap. IX, v. 1). Essa apre questo pozzo e fa uscire un fumo nero e denso come quello che sale da una grande fornace, e che oscura l’aria e il sole (Et aperuit puteum abyssi, et ascendit fumus putei sicut fumus fornacis magnæ; et obscurutus est sol et aer de fumo putei , ibid. v. 2). Da questo fumo le locuste escono e si spargono sulla terra, e ricevono un potere simile a quello dello scorpione (Et de fumo putei exierunt locustæ in terram, et data est illis potestas, sicut habent potestatem scorpiones terræ, ibid. v. 3). È loro proibito toccare il fieno della terra, qualsiasi cosa verde e gli alberi; ma hanno potere su coloro che non hanno il segno di Dio sulla fronte (Et præceptum est illis ne læderent fænum terræ, neque omne viride, neque omnem arborem, nisi tantùm homines qui non habent signum Dei in fronti bus suis, ibid. v. 4). Queste locuste però non hanno il potere di uccidere questi uomini, ma solo quello di tormentarli per cinque mesi; e i tormenti che fanno soffrire sono simili a quelli che si provano quando si viene punti da uno scorpione (Et datum est illis ne occiderent eos, sed ut cruciarent mensibus quinque, et cruciatus eorum ut cruciatus scorpionis, cùm percutit hominem, ibid. v. 5). – Questa stella che cade dal cielo è un prete, è Lutero. Era molto arrabbiato perché la Santa Sede non aveva incaricato l’ordine religioso di cui faceva parte di predicare le indulgenze in Germania, cosa che gli avrebbe permesso di farsi conoscere e di affermarsi, e insorse contro le indulgenze stesse. La logica, che è inflessibile quando i primi principi sono falsi, come quando sono veri, lo porta ad attaccare la soddisfazione, la penitenza, la contrizione ed il Sacramento istituito dal nostro divino Maestro per il perdono e la remissione dei peccati. Dopo questa negazione, non gli restava che, poiché ogni uomo pecca, anche il giusto, e poiché la santità e la giustizia di Dio sono infinite, negare a tutti la felicità eterna che è il fine della redenzione, e condannarli tutti alle fiamme eterne, rendendo vane le sofferenze e la soddisfazione del Salvatore; e, per evitare questa terribile conseguenza che nasce dalle premesse che ha posto, come dalla giustizia infinita di Dio, arriva a negare il peccato stesso; lo fa commettere dalla Divinità nell’uomo, in virtù del sistema irrazionale dell’indifferenza delle opere e della santificazione per la sola fede; e contraddicendosi poco dopo, riconoscendo l’esistenza del peccato, sostiene che Cristo lo ha cancellato per sempre con il suo sangue sulla croce, senza che l’uomo debba fare nulla per espiarlo. Rifiutando il purgatorio, egli basa la salvezza su una predestinazione gratuita, arbitraria, senza motivazioni, che non soffre alcun danno per i crimini che si commettono, e non può essere aiutata o procurata dalle buone opere che si fanno. Va anche oltre: Trova un bene nella perpetrazione del male, in quanto rende più efficace e abbondante la soddisfazione data da Gesù Cristo; addirittura spinge i suoi seguaci a peccare, a peccare fortemente, a peccare sempre, per rendere questa soddisfazione più eclatante; condanna la virtù, glorifica il vizio e, per dare lui stesso l’esempio, seduce una suora, la fa uscire dal suo convento e conclude la missione che il diavolo gli ha affidato, come finiscono le commedie, con un matrimonio che egli non contrae prima di divenire padre, assicurandosi che la sua femmina non sarà sterile. – Questo monaco focoso, bruciato dall’impurità, è citato davanti al tribunale di Roma; egli insorge contro di esso, ne nega il potere e si pone, egli che è il crimine e l’immondizia personificata, come superiore al Sovrano Pontefice, di cui nega la delega divina. Lo si cita davanti al tribunale del senso comune, del senso morale, e soprattutto davanti a quello della parola divina contenuta nelle Sacre Scritture; egli non comprende più questo senso comune, non sente più questo senso morale, sfigura il significato ovvio dei testi sacri, sopprime la maggior parte di quelli che lo confondono, e pone, come principio fondamentale ed essenziale della sua cosiddetta Riforma, che ogni individuo abbia il diritto, e persino il dovere di interpretare e spiegare i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento secondo il proprio capriccio, di farsi la propria religione, e così facendo distrugge l’unità di fede, morale e culto, cioè tutto ciò che costituisce la Religione. satana non era stato liberato sulla terra quando apparve quell’uomo vile e malvagio che divenne il suo strumento; egli era ancora nell’abisso che l’Angelo aveva chiuso su di lui (Apoc. XX:1, 2, 3); era dunque necessario che Lutero, per penetrare in esso e trarne fuori le mostruose dottrine, ricevesse la chiave dell’abisso e ne aprisse il pozzo. Lutero fece tutto questo; si spinse quasi fino al limite estremo del male; fece uscire da questo pozzo quegli errori, così numerosi e così terribili, che, come un fumo denso, si diffusero sull’Europa, oscurando il senso comune che è l’aria dell’uomo ragionevole, e la verità religiosa, che è il sole delle intelligenze. Era infine l’uomo nemico (inimicus homo) che supersemina la zizzania in mezzo al buon grano. Da questo oscuramento uscirono le locuste, che sono quei monaci, preti, pastori impudenti o avidi dei beni della terra, che, in così gran numero, seguirono la rivolta in Francia, Germania, Scandinavia, Inghilterra, Scozia, Danimarca, Svizzera; … questi governanti che volevano soddisfare tutte le loro passioni, liberarsi di tutti i vincoli, mettere le mani sui beni della Chiesa e aumentare il loro potere e la loro tirannia, diventando i capi e i padroni dei loro popoli nello spirituale come lo erano già nel temporale; e infine questo popolo che respirava solo dissolutezza e lussuria ed era impaziente di liberarsi da ogni legge, da ogni religione, da ogni dominio, da ogni pudore. Questi scagnozzi dell’inferno non potevano però distruggere la Chiesa di Gesù Cristo, perché non potevano toccare il fieno della terra che nutre le anime, tutto ciò che è verde perché ha la vita della grazia, e gli alberi che rappresentano la Gerarchia sacerdotale. Si limitavano a tormentare gli uomini, a pungerli, a farli soffrire. Per centocinquant’anni hanno afflitto l’Europa con le molte guerre che hanno istigato e che hanno condotto anche tra di loro. La desolazione era ovunque; cercavano la morte, la sospiravano per sfuggire a tanti mali, e la morte non veniva (Et in diebus illis quærent homines mortem, et non invenient eam, et desiderabunt mori, et fugiet mors ab eis, Apoc. cap. IX, v. 8). I riformati facevano tutte queste cose, perché erano bellicosi e guerrieri, sembravano cavalli preparati per la battaglia, sebbene fossero solo uomini; avevano addosso corazze di fuoco; il rumore delle loro ali era come quello di un gran numero di carri trainati da cavalli che corrono alla guerra; e portavano corone d’oro, che avevano preso dal bottino della terra, perché avevano il dominio su di essa e si erano fatti arbitri della verità e quindi loro stessi padroni (Et similitudines locustarum, similes equis paratis in prælium … et facies earum, tanquàm facies hominum, ibid, v. 7; et habebant loricas sicut loricas ferreas, et vox alarum earum sicut vox curruum equorum multorum currentium in bellum, ibid, v. 9; et super capita eorum coronæ similes auro, v. 7). Tuttavia, questi uomini che sembravano così induriti, e quindi così insensibili, si erano dati alla dissolutezza e a tutti i piaceri dei sensi; così che, pur avendo denti da leone, avevano i capelli delle donne (Et habebant capillos sicut capillos mulierum, et dentes earum sicut dentes leonum erant, v . 8 (Holzhauser – t . 1, p. 370, Wüilleret -, vede la forza in questi capelli di donna, perché sono lunghi. Questo non ci sembra ammissibile. La forza è rappresentata ben diversamente). Si potrebbe obiettare che se la stella che cade dal cielo fosse Lutero, il fondatore della Riforma, noi saremmo in contraddizione con noi stessi, perché, essendo egli un eretico, dovrebbe essere rappresentato dal cavallo nero del terzo sigillo; ma questa obiezione può essere respinta come insensata, se consideriamo il principio vitale e fondamentale del protestantesimo, che non è un’eresia propriamente detta, che non attacca questo o quel punto della Religione, lasciando intatti tutti gli altri, come hanno fatto tutti gli eresiarchi precedenti, ma è, al contrario, la protesta contro la verità, che permette la negazione di essa nella sua totalità, ponendo in luogo dell’autorità della Chiesa di Gesù Cristo, dell’utorità di Dio, quella della ragione individuale come arbitra e padrona del senso delle sacre Scritture, in modo tale che la Riforma è dunque esattamente rappresentata da questo fumo denso che sale dal pozzo dell’abisso e oscura l’aria e il sole, e, come conseguenza forzata, deve aver portato gli uomini al filosofismo, al razionalismo, cioè alla sovranità della ragione umana in tutto e ovunque, e al rovesciamento della sovranità di Dio.

II. Anche queste locuste, regnando per cinque mesi, forniscono circa centocinquanta giorni (o circa centocinquanta anni, prendendo un giorno per un anno come Ezechiele). E queste locuste, che regnarono per cinque mesi, che sono circa centocinquanta giorni (o circa centocinquanta anni, prendendo un giorno per un anno, come fa Ezechiele), avevano dietro di loro la coda dei filosofi e dei razionalisti simile alla coda di uno scorpione, che termina con un pungiglione. Queste code ricevettero il potere di nuocere agli uomini per altri cinque mesi, cioè altri centocinquanta anni (Et habebant caudas similes scorpionum, et aculei erant in caudis earum: et potestas earum nocere hominibus mensibus quinque, Apoc. cap. IX, v. 10). E infatti il filosofismo è iniziato sotto il regno di Luigi XIV, dopo la revoca dell’Editto di Nantes, e ha regnato incontrastato, senza una seria opposizione, fino al nostro secolo, il che non indica che sia finito negli ultimi venti o trenta anni; poiché, da un lato, le operazioni morali non si concludono in un giorno fisso; e dall’altro, vedremo presto che la contraddizione si è poi abbattuta su di essa, che gli oppositori le si sono coraggiosamente posti davanti, sono cresciuti e hanno posto il principio della sua sconfitta. La quinta tromba, quindi, concorda molto bene con la quinta Chiesa e il quinto sigillo nel caratterizzare questa pietosa quinta età e nel darle il tempo e la durata approssimativa che le assegniamo. Il venerabile Holzhauser, che condivide il nostro sentimento sulla quinta Chiesa, non fa lo stesso per quanto riguarda il quinto sigillo e la quinta tromba. Egli vede in questo sigillo (vol. 1, p. 281, ecc., Wüilleret) la continuazione delle persecuzioni romane da Traiano a Diocleziano. In questo, egli fa ingiustizia ai martiri di questo primo tempo, i quali, lungi dal lamentarsi della tribolazione che pesava su di essi, correvano con gioia alla morte, e avrebbero sacrificato per il Nome di Gesù Cristo mille vite, se le avessero avute; egli falsa la storia della Chiesa e gli annunci certi che essa possiede; Perché: 1° i tempi che devono fornire il complemento dei martiri sono quelli che saranno vicini alla fine del mondo, e non i due secoli che sono quasi nei primi giorni della Chiesa, e che non vedono nemmeno la fine delle persecuzioni romane, che ne formano, propriamente parlando, una sola, quella del Paganesimo. 2. D’altra parte, l’ultima persecuzione, che fu così forte e durò così a lungo da poter essere considerata come il complemento di quelle dei primi tempi, non si trova nelle supposizioni di Holzhauser. – Per quanto riguarda la quinta tromba, egli sostiene (vol. 1, p. 347, ecc., Wüilleret) che essa rappresenti l’arianesimo e i popoli barbari che, avendo adottato questa eresia, infestarono l’impero romano fino all’anno 527 della nostra era. In questo si contraddice, poiché aveva già visto Ario nella prima tromba; e pone un’impossibilità cronologica, poiché questa eresia, essendo nata nel quarto secolo, e dovendo, secondo lui, durare trecento anni (la somma dei centocinquanta anni delle locuste e dei centocinquanta anni delle loro code), avrebbe dovuto finire solo nel settimo secolo, e non nell’anno 527, che appartiene al sesto. Malgrado questa divergenza, Holzhauser (t. 1, p. 161, Wüilleret) paragona gli eretici della quinta età alle cavallette in cui vede più tardi l’imperatore Valente e gli ariani).

III. Dopo aver parlato delle locuste e del loro regno, delle loro code e del tempo del loro potere, San Giovanni aggiunge che esse avevano per re l’Angelo (l’Inviato) dell’abisso, chiamato in ebraico Abaddon, in greco Apollyon e in latino Exterminans, ossia lo Sterminatore (Et habebant super se regem Angelum abyssi, cui nomen hebraïce è Abaddon, græce autem Apollyon, latine habens nomen Exterminans, Apoc . cap. IX, v. 10, 11). Quando arriva da loro questo re? Il Profeta parla di lui solo quando ha fatto la storia delle locuste e delle loro code, il che autorizza a pensare che arrivi dopo le locuste e negli ultimi giorni del potere delle loro code. – Un re non è solo il capo e il conduttore del suo popolo; è anche il suo domatore, il correttore, il suo padrone; gli ordina di fare le cose che non farebbe da solo. Così questo re, che sarà l’angelo, l’Inviato dell’Abisso, addomesticherà e disciplinerà queste locuste e code indipendenti che non riconosceranno alcuna autorità, alcuna superiorità, e che, in aperta rivolta contro i poteri legittimi e regolari, si abbasseranno servilmente davanti ad un potere diverso, uscito da mezzo ad essi. Come si chiama questo re? Egli è chiamato lo Sterminatore, che è tradotto in ebraico come Abaddon, e in greco come Apollyon. In questo ritratto, in questa storia, non possiamo non riconoscere colui che, alla fine del secolo scorso e nei primi quindici anni del nostro (Napoleon – ndr.), trovando la rivoluzione e l’anarchia al potere, le ha domate, disciplinate, irreggimentate, ha dato loro una gerarchia, un’organizzazione, persino una nobiltà, e ha portato un certo ordine esterno da ciò che era in se stesso anche il disordine. Tutto il mondo lo ha conosciuto, perché nessun uomo è stato grande come lui. Il suo nome si è diffuso in tutto il mondo, dallo stretto di Behring alla Terra del Fuoco, dal Giappone fino al Messico. Egli fece la guerra, da solo o con i suoi luogotenenti, nelle quattro parti della terra. Alessandro, Annibale, Cesare, i più grandi capitani dell’antichità, Tamerlano, Maometto II, Solimano, Gengis-Kan hanno conquistato, come lui, molti paesi; ma nessuno di loro ha, in così poco tempo, combattuto così tante battaglie, ottenuto così tante vittorie e ucciso così tanti uomini. Salito dall’abisso, cioè dai ranghi dei filosofi e dei rivoluzionari, sarebbe forse arrivato allo scisma dichiarato dopo la prigionia del Santo Padre; ma egli aveva uno spirito di giustizia e un forte istinto d’autorità e d’ordine per giungere all’eresia. La lettera che precede il suo nome, lo inizia e lo completa, non crea un nuovo nome; indica soltanto che è lo sterminatore dei tempi moderni; poiché ce ne sono stati in diverse epoche della Chiesa, e la sua scomparsa dalla scena del mondo segna la fine del primo “guai” – Apoc. cap. IX, v. 12) (Væ unum abiit (Holzhauser – t. 1, p. 381 a 383 Wüilleret – vede in questo sterminatore Lutero, e vede Lutero di nuovo nel sesto Angelo che viene dopo nello stesso capitolo IX, v. 13, e che arriva solo quando il primo “guai” è passato, e lo sterminatore non c’è più. Tutto questo è contraddittorio. Una cosa esclude l’altra).

ARTICOLO IV.

La quinta lode, l’onore (honorem, cap. V, v. 12), è appropriata alla quinta età. Era giusto che il cielo e i fedeli della terra lo restituissero all’Agnello per compensarlo degli insulti, dei disprezzi e delle bestemmie che venivano vomitati contro di Lui da ogni parte.

ARTICOLO V.

Non è solo l’Apocalisse che caratterizza così deplorevolmente le ultime tre età della Chiesa, tranne la parte che costituisce la Chiesa di Filadelfia, e tra le altre la quinta età di cui ci siamo occupati in questo capitolo. Alcuni passi delle Lettere degli Apostoli fanno lo stesso, e corroborano la profezia di San Giovanni. – È certo che ci sia una correlazione necessaria tra il clero e il popolo. Se il primo è tiepido e pigro, il secondo lo sarà ancora di più e diventerà indifferente. Se i primi si comportano secondo le vedute umane, o come un buon padre di famiglia al quale, nell’interesse dei suoi figli, è permesso avere una certa ambizione, cercare i beni della terra, procurarsi l’agio, la comodità e qualche piacere, il popolo che lo imita, andrà più lontano di lui, perderà di vista i consigli e i precetti del Salvatore, e diventerà apostata. La quinta Chiesa ci rivela il raffreddamento e l’indebolimento del sacerdozio. Il quinto sigillo ci mostra il dominio del male e l’oppressione del bene, e la quinta tromba ci mostra il completo trionfo dell’apostasia e del razionalismo. San Paolo annunciò tutte queste cose, quando disse ai Tessalonicesi (II Ep ., cap. II, v. 3): « Non lasciatevi ingannare da nessuno, perché la seconda venuta del Figlio dell’uomo non arriverà finché non avrà luogo prima l’apostasia, e poi l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, sarà rivelato. (Ne quis vos seducat ullo modo, quoniam nisi venerit discessio primùm, et revelatus fuerit homo peccati, filius perditionis). – Nel primo capitolo della sua Epistola ai Romani, lo stesso Apostolo dipinge un quadro molto simile della nostra epoca e dei tempi che la seguiranno, quando dice: « Dio li ha abbandonati al loro senso reprobo, così che fanno ciò che non è giusto. Sono pieni di ogni sorta di iniquità, di malizia, di fornicazioni, di avidità, di malvagità, di invidia, di omicidi, di contesa, di frode, di malignità; sono mormoratori, detrattori, odiosi ed odiatori, ribaldi, orgogliosi, gonfi, inventori di cose malvagie, disobbedienti ai loro genitori; senza sapienza, senza ritegno, senza affetto, senza parola, senza misericordia » (Tradidit illos Deus in sensum reprobum , ut faciant eu quæ non conveniunt, v. 28; repleti omni iniquitate, malitia, fornicatione, avaritia, nequitia, plenos invidiaæ, homicidio, contentione, dolo, malignitate, susurrones, v. 29; detractores, odibiles, contumeliosos, superbos, elatos, inventores malorum, parenti bus non obedientes, v. 30; insipientes, incompositos, sine affectione, absque foedere, sine misericordia, v. 31).  – L’Apostolo non biasimava solo coloro che vivevano nei primi tempi della Chiesa, ma anche coloro che, avendo poi posseduto la verità, l’avrebbero apostatizzata nei secoli successivi (Qui enim justitiam Dei cognovissent, non intellexerunt quoniam qui talia agunt digni sunt morte – Coloro che, avendo conosciuto la giustizia di Dio, non compresero che coloro che fanno tali cose sono degni di morte); e includeva tra i colpevoli sia quelli che fanno il male, sia quelli che vi aderiscono direttamente o indirettamente con la loro negligenza e debolezza (Et non solùm qui ea faciunt, sed etiam qui consentiunt facientibus. v. 31). Se queste parole sono applicabili a tutte le epoche, ne è altrimenti con quelle che San Paolo rivolge ai Colossesi, cap. II, v. 8, dove parla di quella filosofia menzognera che ha regnato per più di un secolo, e di cui abbiamo ancora l’estremo della coda (Videte ne quis vos decipiat per philosophiam et inanem fallaciam secundum traditionem hominum, secundum elementa mundi, et non secundùm Christum – Badate che nessuno vi inganni con la filosofia e il vano inganno secondo le tradizioni degli uomini, con gli elementi del mondo, ma non secondo Cristo). Né si poptrà applicare ad alcuna epoca che precede la quinta l’avvertimento che San Paolo dà al suo discepolo Timoteo nella seconda epistola, cap. III, v. 1 a 6, nei seguenti termini, ripetizione delle parole che egli indirizzava ai Romani: « Hoc autem scito, quòd in novissimis diebus instabunt tempora periculosa: erunt homi nes seipsum amantes, cupidi, elati, superbi, blasphemi, parentibus non obedientes, ingrati, scelesti, sine affectione, sine pace, criminatores, incontinentes, immites, sine benignitate, proditores, protervi, tumidi, et volup tatum amatores magis quàm Dei; habentes speciem quidem pietatis, virtutem autem ejus abnegantes – Sappiate che negli ultimi giorni verranno tempi molto pericolosi. Gli uomini saranno amanti di se stessi, avari, orgogliosi, bestemmiatori, disobbedienti ai loro genitori, ingrati, senza affetto, senza fede, calunniatori, intemperanti, disumani, senza amore del bene, traditori, leggeri, pieni di orgoglio, amanti del piacere più di Dio, pii in apparenza, ma rifiutando la verità e la virtù.» – San Pietro parla allo stesso modo degli ultimi secoli del mondo, quando dice, nella sua 2a Epistola, cap. III, v. 3: « Hoc primùm scientes quòd venient in novissimis diebus in deceptione illusores, juxtà proprias concupiscentias ambulantes – Sappiate prima che verranno, negli ultimi giorni, uomini abili nell’inganno, secondo le proprie concupiscenze »; li aveva già così raffigurati nella stessa Epistola, cap. II, v. 10 – 22; e San Giuda rinnova questo annuncio nella sua Epistola cattolica, vv. 12-19. – Tali saranno gli ultimi tempi e la maggior parte degli spiriti, come dissero gli Apostoli divinamente ispirati più di milleottocento anni fa. Tali sono nella quinta età, secondo l’Apocalisse di San Giovanni; tali sono anche gli uomini in seguito allo stabilimento della Riforma fino ad oggi. L’empietà e la seduzione sono ovunque. I popoli smarriti hanno perso l’orientamento e non sanno cosa sono né dove vanno, in mezzo a questo diluvio di sofismi. Un gran numero di falsi profeti è sorto, professando dottrine in apparenza filantropiche, ma che sono molto perniciose (Et multi pseudoprophetæ surgent et seducent multos, Ev. Matth. XXIV, v. 11), e poiché l’iniquità abbondò, la carità di molti si raffreddò (Et quoniam abundavit iniquitas, refrigescet charitas multorum, ibid. 12). Ciò che distingue gli studiosi del nostro tempo non è il traviamento della mente, ma la perversione del cuore e la ribellione della volontà. La verità li illumina da tutte le parti e li abbaglia; ha dato loro le sue prove, la prima e più forte delle quali è la sua esistenza, da più di milleottocento anni, in mezzo ad un mondo che la respinge istintivamente, e che è costretto a subirla perché viene dal cielo; e questi sventurati si fanno volontariamente una verità fabbricata, che è una menzogna manifesta che essi giudicano in cuor loro essere tale, ma che sostengono per odio contro Dio ed il suo Cristo, finché il buon senso li costringe a ritirarla. Lungi dal tornare alla Chiesa quando si vedono così abbandonati, essi corrono dietro ad altri sistemi, altre dottrine, altre menzogne, ed è a loro che si possono applicare queste parole di San Paolo a Timoteo: «Semper discentes, et nunquàm ad scientiam veritatis pervenientes. Quemadmodùm autem Jannes et Mambres restiterunt Moysi, ità et hi resistunt veritati, homines corrupti mente, reprobi circà fidem – Gente sempre discente, e che non arriva mai alla verità. Come Jannės e Mambres hanno resistito a Moyes, così questi uomini resistono alla verità; sono corrotti nella mente e nel cuore, riprovati nella fede. », v. 7 e 8. (Holzhauser applica, come noi, agli uomini della quinta età le parole di San Giuda, Epit. cath. v. 12 a 19, che sono la ripetizione di quelle degli altri Apostoli – t. 1, p. 158, Wüilleret).

(*)

Nel volume 1, da p. 264 a 267, la Suora della Natività si esprime come segue:  « Abbatterò, dice Gesù Cristo, abbatterò questa superbia audace… Questa superbia, la più insopportabile ai miei occhi, non è di natura ordinaria, come quella di un uomo che si vanti dei suoi talenti o della sua ricchezza. Questa è solo una piccola gloria che non ha quasi nulla a che vedere con l’orgoglio che attacca Dio stesso per contestare i suoi diritti e rifiutargli obbedienza; infatti, questo tipo di orgoglio è della stessa natura di quello che in cielo sollevò Lucifero “contro l’Altissimo… e che deve caratterizzare la rivolta dell’anticristo, che già anima e ha sempre animato i suoi precursori. – Questa superbia è di natura tale da lusingare e corrompere i sensi, da incantare l’immaginazione, da abbagliare la ragione e l’intendimento … Sempre incline alla novità, e disposta all’errore, si fa … dei sistemi di libertinaggio e di empietà. L’evidenza può pure colpire i suoi occhi, la verità può tentare il suo cuore, ma essa non si convince … chiude gli occhi alla luce … e continua a combattere ostinatamente contro la verità come il più terribile insulto allo Spirito di Dio… Sì, questi mostri, credono di essere religiosi profanando i templi, e distruggendo la religione… Si glorieranno del nome di patrioti, rovesciando tutte le leggi civili che costituiscono la sicurezza della patria, tutti i principi del patriottismo e dell’umanità. Il massacro stesso dei cittadini e dei ministri della Religione sarà, per questi volontari ciechi, un atto religioso; e il rovesciamento di tutte le leggi il più sacro dei doveri. Questo è quanto risuona nelle parole seguite da tutti i partiti rivoluzionari (naturalmente, quando non dominano): « L’insurrezione è il più sacro dei doveri. » – La parola patriota non era ancora usata quando, diversi anni prima del 1789, la Suora dettò questo passaggio. » *)

CONGETTURE SU LE ETÀ DELLA CHIESA E GLI ULTIMI TEMPI (7)