GREGORIO XVII: IL MAGISTERO IMPEDITO – 2° Corso di esercizi spirituali (3)

IL MAGISTERO IMPEDITO

2° corso di ESERCIZI SPIRITUALI

Nostra conversatio in cœlis est

[G. SIRI: Esercizi spirituali, Ed. Pro Civitate Christiana, Assisi, 1962] –

 3. Le cariche

Abbiamo portato la meditazione sul fine della vita a questo punto: noi dobbiamo finalizzare la nostra vita in tutti i suoi momenti e in tutti i suoi aspetti. Arrivati qui, si presentano alcune questioni pratiche che dobbiamo guardare e possibilmente risolvere. Perché se dobbiamo finalizzare la nostra vita, se tutto deve essere riportato a Dio col reddito, è chiaro che deve essere affermato in tutti i pensieri e in tutte le azioni il dominio del fine. E ciò comporta delle conseguenze pratiche. Ecco la prima questione pratica: come si fa a essere sempre presenti a sé stessi in modo da ordinare positivamente, con una intenzione soprannaturale, precisa e concludente, tutte le nostre azioni? – Già vi ho detto che da piccolo, penso di avere avuto tre anni, mi aveva colpito molto un’immagine di S. Margherita M. Alacoque in cui si vedeva questa santa abbastanza inginocchiata (dico abbastanza inginocchiata perché i pittori di una volta i santi li mettevano inginocchiati in modo che non si sa come facessero a regolarsi con la statica) con le braccia alzate in alto, e il Sacro Cuore lassù, per aria. E per parecchi anni sono stato profondamente convinto che la santità consistesse nello stare così, inginocchiati a quel modo, con le braccia alzate. E mi domandavo: Come si fa? È la stessa domanda che ci si pone quando si enuncia questa verità: bisogna che tutta la nostra vita sia assolutamente finalizzata, altrimenti perdiamo il nostro tempo e rischiamo di ritornare a Dio con un mozzicone di vita, con tutto quel che ne consegue. Allora bisogna fare un discorsetto sulle « cariche ». – Vedete, talune parole sembrano strane, ma hanno la capacità di poter fissare delle idee in modo concreto, come talvolta non hanno i vecchi termini scolastici: sapete bene che quando si parla di dare la carica, vuol dire che si fa un accumulo di energia che poi potrà essere impiegato, speso, anche lentamente, successivamente, senza dover continuamente ripetere l’operazione di accumulare. Si fa il carico di benzina, si caricano gli accumulatori e poi per un po’ si sta tranquilli e si cammina. Le cariche del mondo sono le sigarette. Molti fumano e si ricaricano così. Immaginate che razza di carica può dare una sigaretta! La noia, il fastidio della vita, il tedio, l’angoscia degli anni passati, della vecchiaia che viene…. E fumano, e fumano. Che carica data… al Ministero del Tesoro! In America bevono whisky, dopo aver fatto la campagna contro l’alcool. O vanno al cinema per ricaricarsi. È pietoso, vero? Povera gente! Non dico che una sigaretta o un whisky siano un peccato mortale, no; ma che proprio siano un rimedio spirituale ai guai della vita, non lo credo. Ma se noi vogliamo finalizzare tutta la nostra esistenza, dobbiamo avere come primo strumento la carica, le cariche. E quali sono queste cariche? Io ora ve ne presento di diversi tipi e di diversa valenza. Ve ne sono di quelle che stanno un po’ nell’ordine materiale e tuttavia, per il collegamento che c’è tra le cose materiali e le cose spirituali, hanno influenza sull’ordine spirituale. Ce ne sono di quelle che stanno nell’ordine spirituale e altre nell’ordine divino. E noi dobbiamo saperle combinare tutte. In antico, per esempio, troverete l’uso del teschio. Gli antichi frati avevano un piccolo teschio da tutte le parti, e accadeva molte volte che ne avessero uno vero. Dove lo trovassero non lo so, ma ricordo di averne visti, girando il mondo, di quelli veri, non soltanto nei gabinetti di anatomia ma anche nella cella di qualche buon frate. Forse saranno andati ad annaspare nei sotterranei delle chiese dove una volta si seppellivano i morti. Io non so se la cosa sia di buon gusto per voi, per quanto io non la troverei affatto tanto strana. Ma cosa rappresentava quel teschio per i frati di una volta? Eh, cari! Quando uno dalla mattina alla sera se lo trovava lì, capite, quella era una carica! E se per caso gli pigliavano i grilli, a guardarlo gli passavano, senza bisogno di fare un particolare esercizio, di andare a fare particolari rifornimenti! – E se per disgrazia si andava dipanando qualche movimento un po’ rivoluzionario nell’anima, a guardarlo, tutto riprendeva il suo giusto andamento. Questo è un esempio di cariche materiali, e la esemplificazione potrebbe andare all’infinito. Noi dobbiamo ricordarci che siamo talmente fatti di anima e di corpo che dobbiamo per forza avere l’umiltà di chiedere aiuto anche alle cose materiali. Io conosco dei cerebrali che ridono quando in un convento vedono scritto su qualche porta un passo della Sacra Scrittura. Dicono: Come sono sciocchi! Ma sciocchi sono loro. Se vedono qua e là sacre raffigurazioni, semplici, ingenue, ma che richiamano visivamente qualcosa, che hanno influenza sull’anima, si meravigliano e dicono che non bisogna ricorrere a quelle cose lì. Poi loro fanno dei patatrac che non stanno né in cielo né in terra. Tra i fattori che danno una carica vi sono, certo, le persone. Ma bisogna stare attenti, perché le persone a volte stanno su un piedistallo, a volte su un perno girevole. Quando stanno sul piedistallo, andiamo bene; ma quando stanno sul perno girevole, non si va bene! Poi ci sono cariche di ordine un po’ più intellettuale. Ce l’avete tutti, voi, qualche libro che ha la capacità di farvi sollevare e magari esplodere? Quella può essere una carica, un datore di carica. Quando io sono un po’ stanco, ho un libro che mi vado a tirar fuori, l’ho portato anche qui ad Assisi, sono i Dialoghi di S. Gregorio Magno, un meraviglioso libro scritto con un’ingenuità che non è degli sciocchi ma delle anime grandi. Io me lo porto sempre con me. E tutti hanno qualche libro, forse più di uno. Anche io ne ho più di uno, ma ho voluto parlarvi di questo con la segreta speranza che anche voi lo leggiate. Bisogna saper individuare nella nostra esistenza quei libri che hanno sopra di noi una capacità di carica e bisogna saperli tirare fuori al momento giusto. Ci sono poi tutte le cariche di ordine spirituale e di ordine soprannaturale e divino. La visita al SS. Sacramento, per esempio. Quando si esce di chiesa, la visita è terminata, sì. Ma non pensate a ciò che la carica fa ancora? Può essere che per tre ore, quattro ore, una giornata, noi siamo, senza accorgercene, sotto l’influsso rettificante, corroborante, elevante di una visita fatta al SS. Sacramento. Ma del resto qualunque preghiera, la più piccola preghiera, la orazione giaculatoria (della quale taluni spiriti inariditi credono di poter fare a meno) non sono altro che pillole energetiche. Quando uno ha la pressione bassa, che se ne va al di sotto dei cento; quando qualcuno ha dei fatti che sono rivelatori della mancanza di qualche elemento nutriente, che cosa fa? Getta giù una zolletta di zucchero, che è una carica energetica, e con quella riprende un po’ di fiato e tira avanti. Vedete il Cantico di frate Sole: che cosa ci rivela della vita intima di San Francesco? Ci rivela che tutti quegli uccelli davano a lui una carica spirituale, che la fonte d’acqua dava a lui una carica spirituale. Perché frate Francesco aveva l’umiltà di chiedere aiuto anche a « sora aqua pretiosa et casta ». Il Cantico di frate Sole è rivelatore della vita interiore di S. Francesco forse più di tutto il libro dei Fioretti e di tutto quello che ne ha scritto Tommaso da Celano. Vuol dire, quel cantico, che frate Francesco domandava la carica spirituale a frate sole, a sorella luna, a tutto. I santi Sacramenti, lo sapete bene, sono le cariche maggiori. Il Sacrificio della Messa, carica massima! Poi tutta l’orazione, specialmente l’orazione liturgica. Lasciate, quando dite il Vespro, che il salmo vada addolcendo l’anima col canto della Chiesa, canto sacro, senza effervescenze mondane, senza incantamenti sensuali; eppure così bello, così profondo, scaturito da intimità d’anime che hanno pervaso per secoli le stesse cose esterne e hanno creato l’arte dell’anima, l’architettura dell’anima. – Veniamo adesso a qualche cosa di più pratico, perché ci sono i problemi particolari. Li conoscete i nervi? Io mi chiedo perché negli Esercizi Spirituali non si faccia la predica sui nervi. Li abbiamo tutti, questi poveri nervi, e molte volte sono scoperti, sono a filo di terra, perché siamo esauriti, mangiati da questo mondo marcio e malato, che rompe tutti gli equilibri, ci circonda di rumore, romba continuamente, sibila continuamente. Queste povere orecchie non ne possono più. La testa poi! Forse siamo tutti ammalati. E molti fenomeni che si credono spirituali sono invece lo scotto che dobbiamo pagare a questo mondo. Fortuna che Iddio è buono e tiene conto di tutto, e ha inventato la nevrastenia per poter ridurre l’imputazione di colpa a tanta gente. Ha inventato anche gli esaurimenti nervosi (l’età giovanile ne conosce un sacco di esaurimenti di tutti i tipi, di tutte le forme); e a volte si crede che siano fenomeni spirituali, ma non è vero, è un fenomeno fondamentalmente fisico, bisogna curarlo. Ma a tanti mali che stanno, direi, a metà fra l’anima e il corpo, ma che ingombrano la vita e la rendono pesante a tante anime, i rimedi spirituali sono valevoli come e più dei rimedi materiali. E bisogna anche aggiungere che, generalmente, in tali faccende tengono un ruolo risolutivo le cariche dell’anima. E ciascuno ha le proprie. Io vi consiglio oggi di fare un esame di coscienza approfondito per poter vedere quali sono tutte le cose materiali capaci di darvi una carica spirituale. Cercate un po’ di individuarle e scrivetevele. Chissà che cosa troverete! Chissà che sorta di scoperte potrete fare! Componetevi un vostro cantico di frate sole. Il Cantico di frate Sole è il cantico delle cariche di S. Francesco: fatevene uno anche voi. Una carica spirituale è la penitenza! Cominciamo subito a metterlo ben chiaro! Oggi molta gente dice che vive nel Corpo Mistico di Gesù Cristo. E ha talmente in comune tutto con Gesù Cristo, che la conclusione, non detta ma pensata, è questa: Ha già patito tanto Lui, che… basta. Questa è una bella dottrina davvero sul Corpo Mistico di Gesù! Ha già patito tanto Lui in croce; tutto in comune

con Gesù Cristo; si sta con Lui, facciamo tutto a mezzadria. Così Lui si piglia la croce, e noi ci pigliamo il fresco della mattina della Risurrezione. – Mettetevi bene in testa che per finalizzare la vita e per arrivare ad avere la vera conversatio in cœlis quaggiù, bisogna fare della penitenza. È un’antifona che comincio a cantare adesso e continuerò a cantare fino in fondo. Anche penitenza di ordine fisico. Talvolta certi problemi di tentazione non si vincono assolutamente se non c’è la penitenza fisica. Ed è inutile che uno mi venga a dire che non può. Non può perché non vuole. Quando hai fame, se non ti basta un piatto di minestra, ne mangi un secondo, e se non ti basta ancora, ne mangi un terzo, no? E allora si fa così: quando non basta una piccola penitenza, se ne fa una più grossa. Lo so che nessuna carica vale più del Sacrificio della Messa e dei santi sacramenti. Però le cariche portano al massimo la collaborazione nostra al Sacrificio della Messa e ai sacramenti. Non vi voglio parlare di conversatio in cœlis dipingendovi un bel teatro con delle belle scene, Angeli di qui e Angeli di là, giradischi che suonano, qualche cosa che estasia. No, nostra conversatio in cœlis, va bene, ma siamo ancora in terra; in paradiso ci arriviamo dopo. La conversatio nostra in cœlis è un’altra cosa. È portarsi in alto per vedere e dominare dall’alto e amare pienamente Iddio distaccandoci da terra. È avere la mente abitualmente nelle cose divine. È la ricerca delle cose divine basata anzitutto e soprattutto sul sacrificio. Perché la grande carica, quella che è in noi essenziale, attraverso il S. Sacrificio e i sacramenti, è la penitenza. – Basta così. Ma non dimentichiamo che tutto è una questione di umiltà. Bisogna avere l’umiltà di capire che siamo imbecilli, tante volte; che siamo rincretiniti; che siamo dei sordi, dei ciechi, che siamo peccatori, e che abbiamo bisogno di andarci a raccomandare a tutto, a tutto! E anche ai Santi del cielo naturalmente, perché la carica ultima ce la danno loro. Prima di tutto raccomandiamoci alla Vergine SS.ma. Ma abbiamo l’umiltà di capire che se non ci raccomandiamo a tutti, dalle pietre della terra alle cose che stanno lassù, noi manchiamo. E allora la nostra vita diventa un tratto discontinuo, perché a un certo punto manca l’energia, manca l’attenzione, l’intenzione; si riesce a vivere ugualmente con gli occhi aperti, ma non sempre si sa quel che si fa. Molte volte si vive, si vegeta per delle ore intere che si perdono, che non sono diverse da quelle delle bestie perché manca un afflato spirituale. E allora perché qualche cosa si agiti, perché qualche cosa emerga in quegli istanti, così che al momento giusto la coscienza l’afferri e lo concreti nell’intenzione dovuta, affinché tutto e sempre sia valevole, meritorio, indirizzato al cielo, occorrono le cariche. Che tutto appartenga a lassù. Conversatio nostra in cœlis. Che non abbiamo a lasciare niente inutilizzato quaggiù, niente! Solo le ossa per un po’ di tempo, ma con la ricevuta per andarle a riprendere il giorno della risurrezione. Abbiate l’umiltà di capire questo: che senza l’umiltà non si sale. Il principio per cui i palloni aerostatici salgono è che abbiano dentro un gas più leggero dell’aria, altrimenti non salgono. E così è anche per noi: dobbiamo avere l’umiltà di tendere le mani a tutte le cose. Oltretutto diventeremo anche più simpatici agli altri.