MESSA DELL’EPIFANIA

Incipit
In nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus
Malach 3:1; 1 Par 29:12
Ecce, advénit dominátor Dóminus: et regnum in manu ejus et potéstas et impérium [Ecco, giunge il sovrano Signore: e ha nelle sue mani il regno, la potestà e l’impero.]
Ps LXXI:1
Deus, judícium tuum Regi da: et justítiam tuam Fílio Regis.
[O Dio, concedi al re il tuo giudizio, e la tua giustizia al figlio del re.]
Ecce, advénit dominátor Dóminus: et regnum in manu ejus et potéstas et impérium [Ecco, giunge il sovrano Signore: e ha nelle sue mani il regno, la potestà e l’impero.]

Oratio
Orémus.
Deus, qui hodiérna die Unigénitum tuum géntibus stella duce revelásti: concéde propítius; ut, qui jam te ex fide cognóvimus, usque ad contemplándam spéciem tuæ celsitúdinis perducámur.
[O Dio, che oggi rivelasti alle genti il tuo Unigenito con la guida di una stella, concedi benigno che, dopo averti conosciuto mediante la fede, possiamo giungere a contemplare lo splendore della tua maestà.]
Per eundem Dominum nostrum Jesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum.
R. Amen.

Lectio
Léctio Isaíæ Prophétæ.
Is LX:1-6
Surge, illumináre, Jerúsalem: quia venit lumen tuum, et glória Dómini super te orta est. Quia ecce, ténebræ opérient terram et caligo pópulos: super te autem oriétur Dóminus, et glória ejus in te vidébitur.
Et ambulábunt gentes in lúmine tuo, et reges in splendóre ortus tui. Leva in circúitu óculos tuos, et vide: omnes isti congregáti sunt, venérunt tibi: fílii tui de longe vénient, et fíliæ tuæ de látere surgent. Tunc vidébis et áfflues, mirábitur et dilatábitur cor tuum, quando convérsa fúerit ad te multitúdo maris, fortitúdo géntium vénerit tibi. Inundátio camelórum opériet te dromedárii Mádian et Epha: omnes de Saba vénient, aurum et thus deferéntes, et laudem Dómino annuntiántes. [Sorgi, o Gerusalemme, sii raggiante: poiché la tua luce è venuta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te. Mentre le tenebre si estendono sulla terra e le ombre sui popoli: ecco che su di te spunta l’aurora del Signore e in te si manifesta la sua gloria. Alla tua luce cammineranno le genti, e i re alla luce della tua aurora. Leva gli occhi e guarda intorno a te: tutti costoro si sono riuniti per venire a te: da lontano verranno i tuoi figli, e le tue figlie sorgeranno da ogni lato. Quando vedrai ciò sarai raggiante, il tuo cuore si dilaterà e si commuoverà: perché verso di te affluiranno i tesori del mare e a te verranno i beni dei popoli. Sarai inondata da una moltitudine di cammelli, dai dromedarii di Madian e di Efa: verranno tutti i Sabei portando oro e incenso, e celebreranno le lodi del Signore.]

Graduale
Isa LX:6;1
Omnes de Saba vénient, aurum et thus deferéntes, et laudem Dómino annuntiántes.
[Verranno tutti i Sabei portando oro e incenso, e celebreranno le lodi del Signore.]

Surge et illumináre, Jerúsalem: quia glória Dómini super te orta est. Allelúja, allelúja. [Sorgi, o Gerusalemme, e sii raggiante: poiché la gloria del Signore è spuntata sopra di te.

Allelúja.

Allelúia, allelúia
Matt II:2.

Vídimus stellam ejus in Oriénte, et vénimus cum munéribus adoráre Dóminum. Allelúja.
[Vedemmo la sua stella in Oriente, e venimmo con doni per adorare il Signore. Allelúia.]

Evangelium
Sequéntia sancti Evangélii secúndum Matthǽum
Matt II:1-12

Cum natus esset Jesus in Béthlehem Juda in diébus Heródis regis, ecce, Magi ab Oriénte venerunt Jerosólymam, dicéntes: Ubi est, qui natus est rex Judæórum? Vidimus enim stellam ejus in Oriénte, et vénimus adoráre eum. Audiens autem Heródes rex, turbatus est, et omnis Jerosólyma cum illo. Et cóngregans omnes principes sacerdotum et scribas pópuli, sciscitabátur ab eis, ubi Christus nasceretur. At illi dixérunt ei: In Béthlehem Judae: sic enim scriptum est per Prophétam: Et tu, Béthlehem terra Juda, nequaquam mínima es in princípibus Juda; ex te enim éxiet dux, qui regat pópulum meum Israel. Tunc Heródes, clam vocátis Magis, diligénter dídicit ab eis tempus stellæ, quæ appáruit eis: et mittens illos in Béthlehem, dixit: Ite, et interrogáte diligénter de púero: et cum invenéritis, renuntiáte mihi, ut et ego véniens adórem eum. Qui cum audíssent regem, abiérunt. Et ecce, stella, quam víderant in Oriénte, antecedébat eos, usque dum véniens staret supra, ubi erat Puer. Vidéntes autem stellam, gavísi sunt gáudio magno valde. Et intrántes domum, invenérunt Púerum cum María Matre ejus, hic genuflectitur ei procidéntes adoravérunt eum. Et, apértis thesáuris suis, obtulérunt ei múnera, aurum, thus et myrrham. Et re sponso accépto in somnis, ne redírent ad Heródem, per aliam viam revérsi sunt in regiónem suam,”
R. Laus tibi, Christe!

[Nato Gesù, in Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco arrivare dei Magi dall’Oriente, dicendo: Dov’è nato il Re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo. Sentite tali cose, il re Erode si turbò, e con lui tutta Gerusalemme. E, adunati tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, voleva sapere da loro dove doveva nascere Cristo. E questi gli risposero: A Betlemme di Giuda, perché così è stato scritto dal Profeta: E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei la minima tra i prìncipi di Giuda: poiché da te uscirà il duce che reggerà il mio popolo Israele. Allora Erode, chiamati a sé di nascosto i Magi, si informò minutamente circa il tempo dell’apparizione della stella e, mandandoli a Betlemme, disse loro: Andate e cercate diligentemente il bambino, e quando l’avrete trovato fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo. Quelli, udito il re, partirono: ed ecco che la stella che avevano già vista ad Oriente li precedeva, finché, arrivata sopra il luogo dov’era il bambino, si fermò. Veduta la stella, i Magi gioirono di grandissima gioia, ed entrati nella casa trovarono il bambino con Maria sua madre qui ci si inginocchia e prostratisi, lo adorarono. E aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non passare da Erode, tornarono al loro paese per un altra strada.]

Omelia

FESTA DELL’EPIFANIA

Sopra il mistero dello stesso giorno

[Mons. Billot: “Discorsi parrocchiali”; S. Cioffi ed. Napoli, 1840]

 

Vidimus stellam eias,

et venimus adorare eum. Matth. II.

-Appena Gesù Cristo è nato che chiama alla sua culla pastori dalla Giudea e magi dall’oriente, perché viene a salvare tutti gli uomini. Dopo aver fatto annunziare la sua nascita ai pastori con la voce di un Angelo, fa risplendere agli occhi di quei saggi della gentilità una stella miracolosa, la quale li avvisa che un nuovo re è venuto al mondo per riscattarli. Subitamente fedeli alla grazia, abbandonano il loro paese, vengono in Gerusalemme ad informarsi dove è nato il re dei Giudei; apprendono dai dottori della legge che Betlemme, piccola città di Giuda, è il luogo della sua nascita: escono dunque da Gerosolima e col favore della nuova luce che li guida si trasferiscono a Betlemme: vi trovano l’oggetto dei loro desideri, il tesoro che cercano, il loro re; il loro salvatore nella persona di un bambino che è tra le braccia di Maria sua Madre. Senza essere ributtati dal povero apparecchio che lo circonda, penetrano con gli occhi di una viva feda il mistero di un Dio fatto uomo per la loro salute; innanzi a Lui s’inginocchiano, e mettendo ai suoi piedi il loro scettro e la loro corona, gli offeriscono regali insieme col loro cuore; ed avvertiti da un angelo ritornano nei loro paesi per una strada diversa da quella che tenuta avevano: Per aliam viam reversi sunt in regionem suam. Tale è, cristiani, la storia del mistero che celebriamo in questo giorno; mistero di gaudio per la Chiesa, poiché ci rammenta il felice momento della nostra vocazione al Cristianesimo nella persona dei re magi. Benediciamo mille volte la provvidenza che ci ha cavati dalle ombre della morte oveimmersi eravamo , per chiamarci alla luce ammirabile del Vangelo; ma nello stesso tempo profittiamo dell’esempio che ci danno i re magi per cercar Gesù Cristo e conservare la sua grazia nei nostri cuori dopo averla ritrovata. Qual fu dunque la premura dei magi nel cercar Gesù Cristo? Primo punto. Qual fu la loro fedeltà nei conservar la grazia che avevano trovato? Secondo punto. Tale è il modello che noi imitare dobbiamo, ed il soggetto della vostra attenzione.

I.° Punto. Qual differenza, fratelli miei, tra la condotta del re Erode, e quella dei re magi? Erode, che regnava in un paese dove era nato il Salvatore del mondo, accecato dalle sue passioni chiude gli occhi alla luce che lo rischiara. Sebbene convinto dalla testimonianza e dagli oracoli dei profeti che il Cristo è nato in Betlemme, poco distante da Gerosolima, non si degna di fare il minimo passo per rendergli omaggio; e i re che abitano all’estremità dell’ oriente non sì tosto hanno veduto la stella che loro addita la sua nascita che si mettono in viaggio per venirlo ad adorare. Erode non conosce e non cerca Gesù Cristo che per perderlo , e i re magi altra premura non hanno che di sottomettersi a lui e farlo regnare nel loro cuore. Detestiamo la condotta di quel principe cieco e barbaro, ed imitiamo la fedeltà dei re magi in corrispondere alla grazia. – Cercano Gesù Cristo con prontezza, con coraggio e con costanza. in simil guisa dobbiamo noi cercarlo, se ritrovar lo vogliamo. No, i magi non stanno sospesi sul partito che hanno da prendere; non si arrestano a formare lungi progetti né a prendere gran misure per mettersi in viaggio; unicamente attenti alla luce che li rischiara, vanno a cercar Colui ch’essa loro annunzia: premurosi di giunger al termine ove la stella li chiama, sono impazienti di arrivare. Sanno benissimo che, qualora si tratta di cercar il suo Dio e di darsi a lui, non convien arrestarsi, deliberare, discorrere; perché in deliberando, quantunque abbiasi intenzione di trovar Dio, non si trova giammai. Di già lasciato hanno il loro paese; loro sembra d’udire la voce del divin Bambino che a sé li chiama: fedeli a questa voce, affrettano i loro passi e solleciti sono di andar a rendergli i loro omaggi. Giunti a Gerusalemme ed impazienti di sapere il luogo ove è nato il Salvatore, s’indirizzano a coloro che essi credono i meglio informati. Dove è dunque questo nuovo re? Perciocché abbiamo veduta la sua stella e siamo partiti per venirlo ad adorare : Vidimus stellam eius et venimus adorare eum. Qual premura! Qual prontezza! Qual attività! In poco tempo hanno percorsa la strada tutta che il loro paese separa dalla Giudea. Ahi quando si cerca Dio sinceramente, niuna cosa evvi che arrestar possa l’anima fedele. Grazie immortali vi sieno per sempre rendute, o mio Dio, che chiamati ci avete alla fede in quelle nobili primizie della gentilità convertita! Per quanto piccolo comparite, voi già siete il vincitore delle nazioni; Voi in un istante le sottomettete, e senza resistenza voi le abbattete ai vostri piedi con tutta la loro pompa e grandezza. – Imitate voi, fratelli miei, la condotta di questi santi re, voi che, allevati nel Cristianesimo, avete lumi maggiori per camminare nella strada che conduce a Dio? Voi, la cui fede esser deve meglio stabilita e più formata, e a cui la volontà di Dio è più chiaramente manifestata, questa fede è la vostra stella; e perché; come i magi, non ne seguite i movimenti? Oltre la fede che vi rischiara, quanti lumi non ha fatto Dio risplendere alle vostre menti, or con le grazie interiori, or con la divina parola v’istruisce dei vostri doveri, ed or con i buoni esempi che avete avanti agli occhi, i quali vi animano alla pratica della  virtù? Tutte queste grazie interiori ed esteriori sono tanti astri luminosi che vi condurrebbero infallibilmente a Dio, se voi fedeli foste a seguirli.  Con tutto ciò voi rimanete sempre nelle vostre tenebre; immersi nel pantano del peccato, non fate sforzo alcuno per uscirne. Da lungo tempo la voce di Dio vi chiama e vi sollecita di disfarvi di quell’affetto che divide il vostro cuore tra Dio e la creatura; di combattere quell’orgoglio segreto che vi predomina; di restituire quella roba che ingiustamente possedete, di perdonare a quella persona che non volete neppur vedere, di menar una vita più mortificata, più penitente e più regolata; e voi non avete ancor fatto ciò che la grazia da sì lungo tempo vi domanda. Ma non dovete voi temere che la stella che adesso vi illumina non dispaia dagli occhi vostri? Che questa grazia di conversione che Dio vi dà non siavi più accordata, e che l’abuso che voi ne fate seguito non sia dall’accecamento e dall’ostinazione, che vi condurrà all’impenitenza finale? – Osservate la prontezza dei magi nel seguitare la stella che li conduce; partono tosto che 1’hanno veduta: Vidimus et venimus. Ecco ciò che far dovete, e così conchiudere tra voi medesimi: ho veduta la stella che mi conduce a Dio in questo buon pensiero che mi ha ispirato, in questo pio movimento che mi ha toccato il cuore: voglio seguirla; voglio amar il mio Dio meglio che non ho sinora fatto: dandogli la preferenza sopra le creature tutte. Voglio riconciliarmi con quel nemico, restituire quei beni mal acquistati, essere il buon esempio nella mia famiglia, abbandonar quelle occasioni, quei luoghi di dissolutezza che m’hanno perduto, esser assiduo nell’orazione, frequentare i sacramenti, riceverli con migliori disposizioni, osservare la santa legge del Signore; in una parola, vivere in una maniera più regolata: Vidimus, et venimus. – È necessario per ciò fare un gran coraggio, ma i magi ve ne danno ancora 1’esempio. Di qual coraggio, infatti, non fanno mostra in tutti i loro portamenti? Conviene, per obbedire alla voce di Dio che li chiama, abbandonare, come Abramo, il loro paese, le loro case, i loro amici, il loro regno? L’abbandonano generosamente. Bisogna intraprendere un lungo e faticoso viaggio, esporsi a tutti i pericoli, sopportare tutti i travagli che ne sono inseparabili, nella stagione la più rigida dell’anno, sacrificare il loro riposo, la loro tranquillità, rinunziare a tutti gli agi, a tutti i loro piaceri? Rinunziano a tutto, sacrificano tutto; né l’affetto ai loro comodi può ritenerli, né il rigore delle stagioni sgomentarli, né la cura delle loro famiglie e dei loro regni è capace di far loro cangiar risoluzione. Quante ragioni ciò non ostante, quanti pretesti per cuori meno coraggiosi dei loro? Ma no, malgrado tutti gli ostacoli che si oppongono al loro disegno, già sono giunti in Gerusalemme capitale della Giudea, col favore dell’astro che li rischiara. Ma, oh cielo! qual nuova prova per la loro virtù! La luce che li guida s’invola ai loro occhi, la stella sparisce, la loro fede appena nascente non ne resterà forse commossa? Non penseranno forse a ritornar nei loro paesi? No, fratelli miei, no, non temete, non soccombono essi alla tentazione, ed è qui appunto dove ci danno un esempio di coraggio che deve animarci allorché sembra Dio occultarsi a noi ed abbandonarci a noi medesimi. Qui è dove ci apprendono a ricercarlo, in quelle vie tenebrose ove ci ricusa quelle consolazioni sensibili che ci addolciscono il sentiero della virtù. Si è in quel tempo di prove in cui gli piace di metterci che il nostro amore appare più coraggioso e più sincero, perché non cerca Dio che per Dio solo. – Ma ammiriamo ancora il coraggio dei magi in cercare Gesù Cristo: nella città di Gerusalemme, sino nella capitale della Giudea, sino nella corte di un re che regna sopra i Giudei, chiedono dove è nato il re dei Giudei. Che temere non debbono dalla gelosia di Erode, che si offenderà di una simil domanda e soffrire non verrà alcun rivale! Non importa che Erode se ne offenda, che se ne conturbi; vogliono a qualunque siasi prezzo trovar Gesù Cristo e darsi a Lui; né il rispetto umano né la tema dei supplizi e della morte cui si espongono, fa sopra quei generosi cuori impressione veruna. Fate voi così, fratelli miei, allorché, illuminati, tocchi dalle verità della fede, risolvete di abbandonare i vostri disordini e di ritornare a Dio? La minima difficoltà vi spaventa; il più leggiero ostacolo vi sembra insuperabile; la più leggiera tentazione vi fa soccombere. Converrebbe un poco di coraggio per lasciare quell’abito peccaminoso che avete di bestemmiare, di adirarvi, di abbandonarvi agli eccessi dell’ impurità, converrebbe fare un po’ di violenza alla vostra indole, alle vostre passioni, alla vostra inclinazione: ma voi non volete fare alcuno sforzo; non volete in alcun modo incomodarvi né soggettarvi: ora il peso delle vostre propensioni vi strascina, ora il rispetto umano vi abbatte e sconcerta tutti i vostri progetti. Ed in tal modo pretendete voi trovare Iddio? Ed in tal modo aspirate voi al suo regno, il quale non si acquista che con la violenza? Ignorate voi che, per pretendervi, bisogna sacrificare quanto uno ha di più caro, mortificare le proprie passioni, tenerle soggette alla legge, disprezzare gli umani rispetti, in una parola, combattere per guadagnare la corona? Ora tutto ciò suppone in voi una forza ed un coraggio a tutte prove. Non basta dunque aver fatto qualche passo per cercar Gesù Cristo, aver formata qualche buona risoluzione: conviene eseguirla, malgrado gli ostacoli che si presentano; conviene, come i magi, uscire dalla corte di Erode, cioè lasciar quelle compagnie pericolose, quelle occasioni di peccato, dove la stella del Signore non vi rischiarirà più, dove la voce del Signore non si fa intendere: e questa stella, siccome i magi, vi condurrà al presepio del Salvatore. Voi lasciate pur quelle compagnie quando si tratta della vostra fortuna, di un interesse temporale; e quando si tratta della vostra salute, della vostra eternità, il minimo ostacolo vi rattiene. Dove è dunque la vostra fede? Dove è la vostra ragione? Dio non chiede già che, come i magi, voi abbandoniate la vostra patria, i vostri parenti, i vostri amici, quando non sono per voi occasione di peccato: non chiede che intraprendiate lunghi viaggi, che tolleriate fatiche eccessive, ma vi chiede il sacrificio delle vostre passioni; vi chiede il vostro cuore, che gli è già dovuto per tanti titoli, vi chiede un poco di contegno e di violenza per lasciare i vostri agi e i vostri comodi, affine di andare a visitare quel povero infermo o prigioniero; chiede che assidui siate a visitarlo nel suo santo tempio, ad assistere ai divini offizi, ad accostarvi ai sacramenti, a compiere i doveri di buon cristiano, Dio vuol rendervi felici e poco costo, e voi siete si codardi e sì vili di non voler fare quel poco che vi richiede? Ah! non siate cotanto insensibili ai vostri veri interessi! Voi avete in questo nuovo anno formato o dovuto formare la sincera risoluzione d’essere di Dio, di servirlo fedelmente durante quest’anno, e tutto il restante di vostra vita; siate dunque, come i magi, coraggiosi e costanti per eseguire le vostre risoluzioni. – All’uscire da Gerusalemme videro di nuovo i magi la stella che era agli occhi loro sparita; il che fu per essi un gran motivo d’allegrezza: la sua vista non fece che confermarli nel buon disegno che formato avevano di andare ad adorare il nuovo re: continuano dunque il loro viaggio, arrivano a Betlemme, entrano nella casa; ma qual esser deve la loro sorpresa alla vista dell’oggetto che agli occhi loro si presenta! Una povera abitazione ed un bambino povero che è tra le braccia d’una madre povera! Ed è questo dunque, dice debole loro ragione, il re che la stella ci ha annunziato, il Signore del cielo e della terra, il desiderato dalle nazioni, il Messia da tanti secoli aspettato? Qual palazzo! Quali cortigiani! Quale apparecchio di grandezza! Ah! gli è in questo momento che mostrano l’attività tutta e la costanza della loro fede. No, non sono sgomentati né dalla povertà del luogo né da quella del Bambino e della Madre; la loro fede, che s’innalza al di sopra della loro ragione, mostra ad essi un Dio nascosto sotto la debolezza di quel bambino, ed adorano, dice S. Leone, il Verbo nella carne, la sapienza nell’infanzia, la forza nell’infermità, ed il Dio di maestà sotto la forma di nostra natura. Gli danno testimonianza della fede che li anima con i regali che gli offrono; riconoscono il suo regno con l’oro che gli presentano; la sua umanità con la mirra, e la sua divinità con l’incenso: ma l’omaggio ed il regalo il più prezioso che gli fanno si è quello dei loro cuori e delle loro persone. Non contenti di mettere ai suoi piedi il loro scettro e la loro corona, gli fanno omaggio della loro mente con una viva fede, e del loro cuore con l’amor più generoso; si dedicano interamente al suo servizio, sottomettono al suo impero le loro persona e i loro regni. – Tale è, cristiani, il bel modello che noi dobbiamo imitare. Giacché formata abbiamo la risoluzione di donarci a Dio, dobbiamo essere fedeli e costanti nei nostri buoni proponimenti, darci a Lui senza riserva. Non ci chiede egli i nostri beni, non ne ha bisogno; ma ci chiede i nostri cuori. No, non vuole che gli presentiate né oro né mirra né incenso, ma bensì l’amore del vostro cuore rappresentato dall’oro; perché siccome l’oro è il più prezioso di tutti i metalli, cosi l’amor di Dio è la più preziosa di tutte le virtù: la mortificazione dei vostri corpi è rappresentata dalla mirra; perché siccome la mirra preserva i corpi dalla corruzione, così la mortificazione, preserva l’anima dal contagio del peccato. Finalmente, per l’incenso che i magi offrirono a Gesù Cristo, convien presentargli il sacrificio delle vostre menti coll’orazione; perché in quella guisa che l’incenso s’innalza col suo fumo nell’aria, nello stesso modo l’orazione sale al trono di Dio per far discendere su di noi le grazie di cui abbiamo bisogno. Tali sono, fratelli miei, i donativi che Gesù Cristo da voi attende; con quest’offerta acquisterete il suo cuore e regnerà su di voi. Egli è vostro Dio, vostro re, vostro Salvatore; quanti titoli che vi sollecitano a darvi a Lui senza riserva, fargli sacrificio delle vostre menti, dei vostri cuori e dei vostri corpi! Delle vostre menti con una viva fede e con ferventi preghiere; dei vostri cuori con un amore ardente; dei vostri corpi con una mortificazione continua che portar dovete sopra di voi medesimi per essere del numero dei suoi discepoli. In questa guisa convien cercare Gesù Cristo, e così lo troverete. Ma, dopo averlo ritrovato, bisogna, come i magi, conservare sollecitamente la sua grazia ed il suo amore, e con questo finisco in poche parole.

II. Punto. Invano avrebbero i magi fatto tanti passi per cercar Gesù Cristo, invano superato avrebbero tanti ostacoli per ritrovarlo, se non si fossero dati a Lui per sempre! Per esser efficacemente di Dio, non bisogna mai rallentarsi dalle buone risoluzioni che si sono formate: è necessario perseverare nel suo servigio sino alla morte: da questa fedeltà dipende la nostra felicità eterna. Ce ne danno i magi un bell’esempio nel ritorno ai loro paesi. Ben lungi dal ritornare in casa di Erode, come questo principe aveva loro detto, prendono, dice il Vangelo, una altra strada per andarsene a casa loro: Per aliam viam reversi sunt in regionem suam (Matth. II). Sanno che questo barbaro principe va macchinando la morte di Gesù Cristo; la terna che egli non colga il momento di sacrificare al suo furore il nuovo re, fa loro preferire un viaggio più lungo e più difficile per sottrarre Gesù Cristo dalla morte e non espor se stessi al rischio di perdere la vita della grazia.

Pratiche generali. Ecco il modo, fratelli miei, con cui regolar vi dovete, dopo aver pur veduto Gesù Cristo nascere nei vostri cuori; fuggir bisogna le occasioni di offenderlo e di perder la grazia; bisogna aver in orrore la casa di Erode, cioè quelle case di dissolutezza e di libertinaggio ove si trama e si dà la morte a Gesù Cristo, ove si perde la vita della grazia; bisogna fuggire lo stesso Erode, cioè quelle persone scandalose che servono di strumento al demonio per indurre gli altri al peccato. Invano vi lusinghereste voi di conservar la vita della grazia nelle occasioni che altre volte ve l’hanno fatta perdere; se voi vi esponete al pericolo, infallibilmente vi perirete, qualunque buona risoluzione abbiate presa di salvarvi. Conviene, sull’esempio dei magi, seguire una strada diversa da quella che avete sinora seguito. Invece di andare in quelle case, di frequentare quelle persone che sono state per voi pietre d’inciampo, bisogna allontanarvene; frequentare piuttosto dovete i luoghi santi, le persone di pietà, i cui buoni esempi vi animeranno alla virtù. Vegliate su di voi medesimi, abbiate una continua attenzione per scansare le insidie che il mondo ed il demonio vi presentano, se conservar volete la grazia del vostro Dio. Ohimè! Fin adesso voi forse non avete seguite che le vie d’iniquità; abbandonati vi siete al torrente delle vostre passioni; la vostra vita si è forse tutta passata nel peccato e nella disgrazia di Dio; voi non vi siete sforzati di ricuperare la sua amicizia; voi non avete riandati nell’amarezza del vostro cuore gli anni scorsi che avete sì mal impiegati. Ecco un nuovo anno che il Signore vi dà per riparare il passato: forse non avete più che questo a vivere; forse non ne vedrete il fine. Impiegatelo dunque unicamente alla vostra salute; profittatene per accumular tesori per il cielo, vivendo diversamente da quello che avete fatto sino al presente; sicché vi vediamo più assidui ai divini uffizi, più esatti a frequentar i sacramenti, più diligenti, più edificanti nelle vostre famiglie, di modo che voi ne siate gli apostoli, siccome i magi lo furono nei loro regni, dove conoscer fecero il Salvatore a quelli, che l’ignoravano. Fatene altrettanto colle vostre istruzioni, coi buoni consigli, coi buoni esempi. Conservate diligentemente il prezioso deposito della fede; siate fedeli a seguire i lumi di questa celeste fiaccola che vi rischiara; rendete pratica questa fede con le buone opere, e la sua luce vi condurrà al porto della salute eterna.

Pratiche particolari. Venite ad adorare Gesù Cristo nel suo santo tempio con i medesimi sentimenti, con cui i magi l’adorarono nella sua culla; visitatelo nei poveri e negl’infermi, i quali tengono la sua vece; ma le vostre visite non siano sterili: offritegli qualche porzione dei vostri beni nella persona dei suoi poveri; tiene Egli come fatto a sé stesso tutto ciò che si fa per essi. – Ringraziate questo divin Salvatore di avervi chiamati alla fede nella persona dei re magi; producete spesso atti di questa fede, fatela conoscere con le buone opere. – Invece dei tre regali che i magi fecero a Gesù Cristo, offritegli il vostro cuore acceso di carità, si è l’oro che Egli domanda da voi; offritegli la vostra mente applicata all’esercizio, dell’orazione è questo l’incenso ch’Egli esige; offritegli il vostro corpo dedicato alla pratica della mortificazione, è la mirra che Egli da voi attende; in virtù di questa offerta privatevi di qualche agio, evitate soprattutto gli eccessi cui molti si abbandonano in questo santo giorno. Domandate perdono per quelli che offendono il Signore, recitando a tal fine il salmo Miserere! Se vi prendete qualche sollazzo, il Signor ne sia il principio e il fine: Gaudete in Domino. Ricordatevi sempre che ricercar non dovete alcuna vera allegrezza se non nel cielo. Io ve la desidero.

Credo…

Offertorium
Orémus
Ps LXXI:10-11
Reges Tharsis, et ínsulæ múnera ófferent: reges Arabum et Saba dona addúcent: et adorábunt eum omnes reges terræ, omnes gentes sérvient ei.
[I re di Tharsis e le genti offriranno i doni: i re degli Arabi e di Saba gli porteranno regali: e l’adoreranno tutti i re della terra: e tutte le genti gli saranno soggette.]

Secreta
Ecclésiæ tuæ, quǽsumus, Dómine, dona propítius intuere: quibus non jam aurum, thus et myrrha profertur; sed quod eisdem munéribus declarátur, immolátur et súmitur, Jesus Christus, fílius tuus, Dóminus noster: [Guarda benigno, o Signore, Te ne preghiamo, alle offerte della tua Chiesa, con le quali non si offre più oro, incenso e mirra, bensì, Colui stesso che, mediante le medesime, è rappresentato, offerto e ricevuto: Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore:

Communio
Matt 2:2
Vídimus stellam ejus in Oriénte, et vénimus cum munéribus adoráre Dóminum.
[Vedemmo la sua stella in Oriente, e venimmo con doni ad adorare il Signore.]

Postcommunio
Orémus.
Præsta, quǽsumus, omnípotens Deus: ut, quæ sollémni celebrámus officio, purificátæ mentis intellegéntia consequámur.
[Concedici, Te ne preghiamo, o Dio onnipotente, che i misteri oggi solennemente celebrati, li comprendiamo con l’intelligenza di uno spirito purificato.]

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.