GREGORIO XVII – IL MAGISTERO IMPEDITO: 1° corso di ESERCIZI SPIRITUALI “LA PERFEZIONE” (9)

GREGORIO XVII:

IL MAGISTERO IMPEDITO

I. corso di ESERCIZI SPIRITUALI

LA PERFEZIONE

(9)

11. La Grazia

Non è possibile pensare a una perfezione cristiana senza un inserimento completo nell’ordine della grazia. L’inserimento nell’ordine della grazia è essenziale per la perfezione, perché è la vita stessa della perfezione. Non ve ne ho parlato prima per evitare un equivoco. L’equivoco che l’inserimento nell’ordine della grazia sia una cosa talmente automatica e talmente passiva da essere paragonata a quando si chiama un’ambulanza sulla quale ci si fa caricare e che poi va per conto proprio. E’ necessario ricordare che se nell’ordine della grazia, sotto un certo aspetto, noi siamo del tutto passivi perché riceviamo sempre, siamo anche completamente attivi perché dobbiamo sempre dare. La grazia coopera con l’uomo e l’uomo coopera con la grazia; e allora era meglio mettere avanti alcuni punti di quello che dobbiamo fare noi per non essere presi dalla facile illusione nella quale cadono certi cristiani per i quali entrare nell’ordine della grazia è entrare in una sorta di vitalizio dove, in fondo, non c’è più da lavorare se non qualche volta, ma beatamente cullarsi in alcuni sentimenti generici, come quelli dell’ inserimento nel Cristo vivente, nel Corpo Mistico ecc. e non fare più nulla. E soprattutto cessare da quel continuo pungolo, da quella continua spinta verso l’attenzione, la diligenza, la rettitudine d’intenzione, l’amor di Dio, l’amor di Dio attivo, il sacrificio, la croce, il distacco; cessare da quelle cose che rimangono ugualmente valevoli anche se noi siamo pienamente assorbiti ed elevati nell’ordine della grazia. Era meglio mettere innanzi quello che noi dobbiamo fare, almeno alcuni punti fondamentali, perché credessimo che, se tutto dobbiamo aspettarci dalla grazia, però alla grazia dobbiamo dare tutta la nostra cooperazione; e se nella grazia noi siamo, sotto un certo punto di vista, passivi, noi con la grazia dobbiamo essere perfettamente attivi. – La grazia è l’essenza del Cristianesimo, perché è l’essenza della ragione per cui Gesù Cristo si è incarnato, ed è questa essenza, questo tesoro, del quale parla lungamente nelle sue parabole, che Egli ha portato alla sua Chiesa, al genere umano e a tutti i singoli uomini purché vogliano a quella arrivare. – Che cosa è quest’ordine della grazia? L’ordine della grazia è composto di due elementi, uno si chiama grazia abituale, l’altro si chiama grazia attuale. L’una e l’altra rappresentano lo scopo principale per cui è venuto Gesù Cristo. Il prologo di S. Giovanni ce ne dà una chiara indicazione: in esso si dice perché il Verbo si è fatto Uomo : « ex Deo nati sunt », perché anche noi diventassimo figliuoli di Dio, avessimo in noi qualche cosa della vita divina. Il prologo di S. Giovanni non parla  affatto della Redenzione; è impressionante questo! – È una grave dimenticanza? No; S. Giovanni ha voluto portare la ragione assoluta e non quella relativa. Della relativa avrebbe parlato dopo, di quella assoluta ha parlato nel suo prologo perché sta in testa a tutto. La ragione assoluta è quella: « ex Deo nati sunt », e sarebbe stata valevole anche se l’uomo non avesse peccato; essa era, in altri termini, indipendente in modo assoluto, per divina iniziativa, dalla iniziativa anche pessima dell’uomo, quella del peccato. Pertanto la ragione assoluta diventa la prima, perché l’assoluto comprende sempre il relativo: Gesù Cristo è venuto perché noi fossimo figli di Dio, cioè per dare a noi quel tanto di vita per cui noi potessimo essere figli di Dio. – Noi non dobbiamo dimenticare, allora, che questa ragione è la prima a giustificare l’Incarnazione del Verbo e anche la prima e la sola, in sede assoluta, a giustificare l’ottimismo cristiano. Se il Verbo si fosse fatto carne per riparare il peccato, e fosse quella la ragione assoluta, l’iniziativa sarebbe del peccato; la prima parte sarebbe stata quella, e in fondo l’ordine divino sarebbe stato determinato dall’aspetto più deteriore dell’ordine umano. Non è questo. L’ordine divino non è stato determinato né dall’ordine umano, né dal suo aspetto deteriore che è la colpa. L’ordine divino è stato determinato dall’amore di Dio che ha voluto espandersi agli uomini dando agli uomini qualche cosa della vita divina. E così è nato l’ordine della grazia, così noi vediamo nella grazia la finalità dell’Incarnazione, la finalità di tutto quello che Gesù Cristo ha fatto. – Sono due gli elementi: la grazia abituale e la grazia attuale. La principale evidentemente è la prima, l’essenza sta nella prima. La seconda è una conseguenza. – La prima, la grazia abituale, che cosa è? È quella dignità che è elargita da Dio agli uomini, per Gesù Cristo. Dignità non morale o giuridica, ma ontologica, che cambia completamente il valore della persona umana; lo cambia elevandola all’ordine divino, all’ordine soprannaturale, cioè a un ordine che supera la capacità e perfino i desideri e le possibilità stesse di desiderio di ogni creatura creata e creabile; dignità ontologica che porta all’uomo una misteriosa partecipazione della vita divina, si capisce per quanto è possibile in una creatura e senza alcuna contaminazione di concetti indegni della divinità e di concetti panteistici. Di tale partecipazione attiva divina noi portiamo il mistero, perché noi possiamo girarle intorno, ma sapere intrinsecamente che cosa essa sia, noi non possiamo ancora quaggiù. Un giorno lo vedremo, quando saremo lassù. Per ora dobbiamo fare un atto di fede in questa partecipazione alla vita divina quale è possibile alla creatura. Tuttavia ne conosciamo alcune conseguenze. Le conseguenze sono queste. Proprio per quella partecipazione si stabilisce una comunione con Dio, e questa è la ragione per la quale noi diventiamo figliuoli adottivi di Dio, tempio vivente dello Spirito Santo, principio di operazioni soprannaturali; gli atti che procedono da noi, atti umani, sono soprannaturali hanno un valore soprannaturale e ad essi è corrisposto un merito soprannaturale: fatti nella grazia, altrettanto essi fondano nella gloria. Questa è la grazia santificante. Ad essa s’allinea la grazia attuale, la quale non è altro che la erogazione soprannaturalizzante di energia, di forza perché noi possiamo vivere in modo adeguato alla dignità che abbiamo, e possiamo sopportare i carichi morali che quella dignità comporta. Possiamo insomma supplire alle nostre debolezze e lacune; possiamo rimediare alle nostre carenze e immettere nelle nostre misere azioni quell’ordine soprannaturale che le rende conformi alla vocazione eterna alla quale noi siamo stati indirizzati. Perché poi potessimo essere preparati a ricevere questa grazia attuale, ci sono i sette doni dello Spirito Santo. Dono di sapienza, di intelletto, di consiglio, di fortezza, di scienza, di pietà e di timor di Dio. Sono tutti doni preparatori all’azione piena della grazia oppure affinché l’ordine fosse completo, affinché non ci fossero scalini insormontabili, affinché non ci fossero abissi aperti che potessero dividere, ma tutto fosse in una perfetta, assoluta gradualità di divina armonia, affinché ci esponesse, ci preparasse, ci completasse nell’ordine della grazia. – Ho richiamato tutto questo perché il quadro doveva essere completo nel suo principio logico, che è la Incarnazione, nella sua finalità assoluta, che è quella indipendente dalla colpa e dal peccato degli uomini, nel suo dipanarsi intrinseco, attraverso la grazia santificante, la grazia attuale e i doni dello Spirito Santo. Questo quadro avvolge la vita, perché la dignità è ontologica, tocca la nostra persona. – Questa dignità quando ci è data nel Battesimo e aumentata nella Cresima, ci imprime anche un carattere che non si cancellerà mai più. Poi la grazia aumenta continuamente, e per sé stessa quando viene data nei Sacramenti, e per le opere buone che con essa compiamo. La si perde completamente con la colpa grave, ma la si riacquista completamente con la penitenza. Questa grazia è data sufficiente a tutti gli uomini attraverso l’orazione e i sacramenti, sorgenti contingenti nel tempo, dispensatrici dell’eterna grazia di Cristo Signore. Questa grazia attuale può avere, proprio attraverso quelle sorgenti, dei meravigliosi, straordinari, munifici ampliamenti, e con essa è possibile superare tutto e arrivare a quei capolavori della santità, con o senza azione esterna, che hanno sempre ingemmato la vita della Chiesa. – Eccovi l’ordine della grazia. In quello noi dobbiamo inserirci. Di quello dobbiamo vivere. La santità essenziale è essere in grazia di Dio ed è alimentare continuamente, con l’orazione, i sacramenti e le opere buone, la grazia di Dio santificante. Quella è la perfezione essenziale; il rimanente si richiede per quella e in ragione di quella; il rimanente si richiede perché diversamente noi avremmo degli elementi contrastanti o addirittura contraddittori con essa. Il rimanente della morale e dell’azione si richiede perché la collaborazione ci vuole, dato che Dio ha disposto nella sua perfetta munificenza verso di noi che la nostra dignità doveva essere intatta, e che tutta la nostra libertà doveva entrare anche in quella, affinché noi non fossimo semplicemente dei ricchi mendicanti, mendicanti di tutto, ma fossimo i collaboratori dell’azione divina, perché la nostra umana dignità, l’autonomia dignitosa dell’umana persona rimanesse salva, glorificata, come si conviene non a mortificati figli adottivi, ma a liberi figli di Dio. – Dobbiamo inserirci in questo ordine. E come si fa a inserirci in questo ordine? Questo è il punto essenziale; non è più il punto teorico, ma il punto essenzialmente pratico. Noi ci inseriamo in questo ordine mediante la fede. Ma la fede, che è atto di adesione, ha una sua applicazione, ha una sua estensione che la corrobora, la rende attuale, la rende attiva e fruttuosa, ed è la meditazione, la contemplazione. – La contemplazione è l’attività raziocinante nostra sulle verità di Dio. Escludo di parlare della contemplazione infusa, quella è un miracolo che avviene per opera dello Spirito Santo. Parlo di questa contemplazione terra terra. Allora la contemplazione terra terra, quella che è applicazione della vita di fede, è proprio la considerazione della verità, di questa verità. – La considerazione fatta nella quiete che sosta e arriva a quella profondità dove non è più tanto il raziocinio che deduce, quanto l’affermazione della verità che rimane, l’entrare in essa guardando, vedendo, lasciandocene penetrare totalmente, lasciandocene impregnare, lasciando che essa si sistemi al fondo della nostra anima e via via aumenti la sua luce, e questa sua luce ci porti a tutti quegli svariati e altissimi effetti che, anche senza essere trasbordati sulle rive della contemplazione infusa, carismatica, miracolosa, possono dare una incredibile serenità, una profonda gioia, una meravigliosa pace, una indistruttibile quiete all’anima. A questo bisogna mirare per entrare veramente e con perfezione nell’ordine della grazia; perché se noi non miriamo a questo, se non arriviamo a questo, non rimaniamo inseriti nell’ordine della grazia. – Ma in quest’ordine della grazia entriamo con la nostra intelligenza e con tutte le facoltà che roteano intorno alla nostra intelligenza. C’entriamo con la spinta motiva della nostra volontà, con la capacità penetrativa del nostro intelletto, con la capacità vorrei dire, passiva del nostro intelletto, che è quella di essere impregnata di una luce, dominata dall’alto, che è la forza della divina grazia elargita a noi dalla suprema munificenza. – Voi vedete che parte abbia la meditazione, la quale deve tendere sempre a diventare contemplazione, e vedete quale parte abbia l’orazione, la preghiera: la meditazione che è la forma più alta della preghiera, l’orazione mentale; ma anche quell’altra orazione che noi impropriamente diciamo vocale, perché non adeguatamente possiamo distinguerla dalla orazione mentale. Tutto il mondo della orazione è strada, via, collegamento necessario, sicuro, grandioso alla grazia, ed è tale da poter riempire tutta la vita degli uomini. Non ci si meravigli quando si sente dire di gente che nella storia, e ancora oggi nella vita, è capace di resistere intere giornate nella orazione. Che cosa è questa, in fin dei conti, se non un cammino nello spazio più reale e più grande, che è quello della verità divina, della luce divina, della quale noi ci lasciamo impregnare? Se si potesse descrivere cosa vuol dire questo lasciarci impregnare dal conoscere anche in profondità di teologia la verità divina, che cosa significa esserne impregnati! E quanti teologi non ne sono affatto impregnati! Perché che s’accenda la luce è una cosa; ma che s’accenda tanto da far accadere in noi quello che accade con certi raggi straordinari che si usano in alcune indagini mediche, così da perdere la opacità e diventare trasparenti, ed essere non più materia, ma essere diventati completamente luce, e tutto questo senza aver varcato i confini della ascesi ordinaria, questa è un’altra cosa. Poterlo descrivere! Ma forse è meglio provarlo. E siccome in questo tutti ci si possono provare, non mi rimane che dirvi: la strada è la meditazione, che tende però a quel punto. Prendetela questa strada, andate avanti, non voltatevi indietro, guardate sempre avanti, e poi state tranquilli, il resto verrà dopo. Così si entra nell’ordine soprannaturale della grazia, e così veramente si cammina per realizzare la perfezione. – Ora c’è un altro elemento per entrare nell’ordine soprannaturale della grazia. Ci vuole la coerenza morale a quell’ordine che la grazia attuale ci aiuta a realizzare; non basta stare al piano terreno, bisogna cercare di arrivare con la coerenza morale al piano sul quale Dio ci ha messo. L’inserimento nell’ordine della grazia avviene col santo Sacrificio della Messa e coi santi sacramenti. Noi potremmo trovarci in questa situazione di spirito: di credere la S. Messa una cosa che è là e noi siamo qui, una specie di spruzzo che parte di là e arriva fin qui. No, non è così. La S. Messa è la prima essenza della nostra vita soprannaturale. È il primo, il più grande strumento della vita soprannaturale del mondo. Perché in essa si rinnova sempre il sacrificio di Cristo che è la sorgente della grazia. Noi possiamo riguardare la S. Messa come una cosa alla quale ci uniamo pregando, cantando, suonando, facendo tutto quello che esternamente si vede, perché è la parte del popolo cristiano. Ma alla S. Messa si assiste come assistono le sedie e i banchi della Chiesa e le lampade che pendono dal soffitto quando noi non facciamo quello che dovremmo fare per unirci alla S. Messa. Badate che la S. Messa è una cosa che deve essere riguardata come essenziale per la vera perfezione cristiana, perché è qui che noi incontriamo tutto Gesù’ Cristo, dato che nella Messa entriamo completamente quando facciamo la S. Comunione, e pertanto c’è proprio una nostra identificazione con Gesù Cristo. – La S. Messa naturalmente termina nella Comunione; la S. Messa lascia sempre qualche cosa di scoperto quando non termina nella Comunione. Il Sacrificio non è nella Comunione, il Sacrificio è essenzialmente nella Consacrazione; ma la Comunione è il termine del Sacrificio, è la integrazione del Sacrificio. Gesù Cristo si è immolato per gli uomini, per arrivare agli uomini, per darsi agli uomini; ed è nella Messa, quando si dà agli uomini, che integra il Sacrificio. La S. Messa e gli altri sacramenti non vanno considerati come locomotori « ab extrinseco », che si mettono davanti al treno e lo tirano; sono locomotori dentro il treno. I sacramenti sono parte essenziale della nostra vita soprannaturale. Senza sacramenti non si resiste, senza sacramenti non abbiamo l’aumento della grazia santificante, in quanto senza di essi siamo dei tronchi senza gambe, non possiamo camminare. Non bisogna vederli come elementi accidentali, rispetto ai quali in fondo la santità ce la costruiamo da soli, con le nostre mani. Noi non costruiamo un bel niente della santità senza i santi sacramenti, e non c’è un uomo che resista a vivere in grazia senza i santi sacramenti. E se lui non ha colpa se non li prende, allora Dio aggiusta le cose coi mezzi suoi, come aggiusta lo stesso sacramento del Battesimo, supplendolo col Battesimo di sangue e col Battesimo di desiderio. Ma bisogna che non ci sia colpa, che l’uomo non sia lui a determinare l’incapacità a ricevere i santi sacramenti. Quando questa capacità c’è, quando questa capacità non è preclusa all’uomo, ricordiamoci che senza sacramenti non regge niente. E allora, vedete, deve essere riattivata, come si riattiva il fuoco in un camino, la fede nel sacramento. – Vi sono delle persone che pensano di non poter risolvere certe questioni. Devono ricordarsi che si risolvono coi santi sacramenti, con la fede nei santi sacramenti. Noi comprendiamo la saggezza della educazione cristiana anche dove non si può fare molta teologia, dove non si possono fare superiori elucubrazioni suggerite dalla teologia. Noi comprendiamo un Don Bosco, il cui metodo educativo è tutto qui: portare a fare la Confessione e la Comunione. Poi hanno dato tanti titoli al suo metodo, hanno fatto tante impostazioni scientifiche: non so se Don Bosco le abbia mai pensate. Questa è stata la tattica, niente affatto nuova, del più grande educatore cristiano del secolo scorso: Confessione e Comunione, fatte bene, non fatte per forza, per abitudine, all’improvviso, senza una preparazione; non fatte senza fede e senza orazione, ma impregnate di fede, di orazione, di pazienza, d’attesa, di atti che graduassero per arrivarci bene. Tutto portava lì: egli faceva giocare per arrivare alla Confessione, faceva divertire e stare allegri per dipanare la serenità dell’anima verso la comprensione della Comunione. Portava in giro i ragazzi, anche con la banda in testa, per i colli del Monferrato per condurli a fare la Confessione e la Comunione, non comunque, ma a un certo modo. Stava qui il suo segreto: a un certo modo. Quando si parla di educazione cristiana riassunta in poche cose, l’educazione cristiana si chiama Confessione e Comunione, con tutto quello che logicamente esse prendono. Purtroppo oggi noi abbiamo insegnato a fare la Comunione come qualche cosa di staccato, fuori della vita, qualche cosa che come atto in sé è bell’e finito, e allora si assiste a una specie di devozione, creata così, attaccata alle cose di Dio non so con quale colla: gente che va a fare la Comunione tutti i giorni e arriva in chiesa affannata, corre fino alla balaustra a fare la Comunione, abbraccia Nostro Signore e se ne dimentica subito, scappa e va a fare altre cose. Fanno pietà. – Capisco che qualche volta si potrà anche scorrazzare così, e capisco anche che a volte si dovrà stare dieci ore fuori e un minuto in chiesa. Dieci ore fuori però saranno fatte, da chi capisce, in preparazione a quel minuto, e le dieci ore che seguono saranno un ringraziamento a quel minuto, saranno vissute in quella dignità, in quell’afflato, con quella inclinazione continua che ha il girasole verso l’astro del giorno, perché le cose siano fatte bene. Ricordatevi, se non c’è un inserimento nella vita dei sacramenti, la perfezione non esiste.