26 OTTOBRE 2023, MANCANO 5 ANNI ALLA FINE DELLA DEPORTAZIONE A BABILONIA.

LA “VERA” CHIESA ED IL SUO “VERO” VICARIO.

(Mos. G. SINIBALDI: IL REGNO DEL SS. CUORE DI GESU’ – Soc. ed. VITA E PENSIERO, Milano)

XIII.) L’uomo è naturalmente inclinato alla società religiosa, nella quale può incontrare la soddisfazione delle più nobili ed irresistibili tendenze del suo cuore. Gesù Cristo, venuto al mondo per restaurare ogni cosa e guidar l’uomo al destino soprannaturale, fondò la sua Chiesa. Questa è la società di uomini, uniti fra loro per la professione della stessa vera fede e per la partecipazione agli stessi Sacramenti, sotto il regime dei legittimi Pastori e del Romano Pontefice, Vicario dello stesso Gesù Salvatore ». — Il fine ultimo della Chiesa è la felicità eterna, la quale consiste nella visione intuitiva della Divinità, e perciò è fine soprannaturale, cioè superiore a tutte le nostre forze ed esigenze. Se soprannaturale è il fine, soprannaturali debbono essere anche i mezzi. Quindi la virtù, che è fine della vita presente e mezzo della futura, deve sgorgare da un principio soprannaturale, che è la grazia. — È così bella questa Chiesa, fondata da Gesù, ed è così poco conosciuta, che ci sembra necessario parlare della sua costituzione, delle sue proprietà, dei suoi poteri e dei suoi diritti. — È naturale che qualche cosa, detta in questa nota, si ripeta nel testo.

A) COSTITUZIONE DELLA CHIESA. — La Chiesa, Come società visibile, si compone di due elementi: uno materiale, che è la moltitudine dei fedeli — l’altro formale, che è l’autorità. — L’autorità è di ordine e di giurisdizione. Infatti, la Chiesa, essendo Religione e Regno, deve guidar i fedeli alla felicità eterna, e questa si ottiene ordinariamente per mezzo dei Sacramenti. Dunque, l’autorità dev’essere di ordine per l’amministrazione dei Sacramenti, e di giurisdizione per la direzione sociale dei fedeli. Queste due autorità, alle quali si riducono tutti i poteri della Chiesa, sono soprannaturali, comunicate immediatamente da Dio in quanto è autore della grazia, e perciò sono affatto indipendenti da ogni autorità naturale (il superiore non può dipendere dall’inferiore). — La giurisdizione è mobile (mentre l’ordine è immobile) e può essere interna o esterna, secondo che riguarda il foro interno, che è la coscienza, o il foro esterno, che è la pubblica direzione dei fedeli. — La giurisdizione esterna è gerarchica. Essa è concentrata, in tutta la sua pienezza, nel Romano Pontefice, dal quale deriva ai Vescovi. I semplici Sacerdoti esercitano giurisdizione, ma come delegati del Papa e dei Vescovi. — Perciò la forma di governo nella Chiesa è la monarchica.

B) PROPRIETÀ’ DELLA CHIESA. — La Chiesa è società divina, spirituale, soprannaturale, giuridica, perfetta, suprema.

a) È società divina. Fu essa fondata immediatamente da Dio con atto positivo (non per via naturale, come la società civile), e da Dio in quanto è autore della grazia, avendo Egli prescritta la forma del regime, scelto il soggetto dell’autorità, prescritti i mezzi, e promulgate le leggi.

b) È società spirituale.. Essendo il fine della Chiesa la felicità eterna, che è un bene spirituale, la Chiesa stessa è spirituale (perché è dal fine che le società traggono la loro natura specifica), e perciò è specificamente diversa dallo Stato, che ha per fine la felicità temporale dei cittadini.

c) È società soprannaturale. Non solo è soprannaturale per il suo fine, che è la visione intuitiva di Dio, ma anche — per la sua origine, perché viene da Gesù, — per la sua costituzione, che pure fu data dal Redentore, — e per i suoi mezzi, che superano i limiti delle forze umane.

d) È società giuridica. Una società è giuridica, quando i doveri, che stringono i soci, sono giuridici, cioè fondati sulla giustizia, e provengono da veri diritti, dei quali la stessa società è rivestita. Tali sono i doveri degli uomini verso la Chiesa; essi derivano dai sacri ed inviolabili diritti — che Gesù ha dato alla Chiesa — di chiamare tutte le genti e di guidarle alla vita eterna. L’autorità della Chiesa è la stessa autorità di Dio, e perciò i doveri degli uomini verso la Chiesa sono della stessa specie di quelli, che essi hanno verso Dio — essenzialmente giuridici.

e) È società perfetta. Essa ha tutti i mezzi indispensabili al conseguimento del suo fine, di modo che non dipende da altra società superiore; e ciò è necessario e basta alla perfezione di una società. E qual società terrena potrebbe fornire alla Chiesa i mezzi soprannaturali?… I mezzi materiali, sebbene necessari, sono sussidiari, e la Chiesa li ha virtualmente, in quanto li può esigere dallo Stato.

f) È società suprema. Il fine della Chiesa è supremo, cioè superiore a tutti gli altri fini, perché la salvezza dell’anima sorpassa tutti gl’interessi temporali. Questa supremazia deve essere riconosciuta, e gli Stati devono subordinare i loro atti e interessi agli atti e interessi della Chiesa.

C) POTERI DELLA CHIESA. — La giurisdizione, che la Chiesa esercita sopra i fedeli, contiene quattro poteri — il dottrinale, il legislativo, il giudiziale, l’esecutivo o coattivo
a) La Chiesa ha il potere dottrinale. Essa, difatti, è una Religione costituita in società perfetta. Se, in quanto è Religione, ha l’officio d’insegnare, in quanto è società perfetta, deve avere il potere di obbligare i fedeli a credere alle verità che insegna. Questo potere deriva dalla missione della Chiesa, che è quella di spandere la vera fede, principio della salvezza e fondamento della giustificazione, e la fede si spande coll’insegnamento, ministrato da chi he ha ricevuto la legittima missione. Gesù disse agli Apostoli: « Andate e ammaestrate tutte le genti »  (Matth., XXVIII, 19). — Il Maestro di tutta la Chiesa, e perciò dei fedeli e dei Vescovi, è il Papa. I Vescovi sono maestri delle loro rispettive diocesi, e solo allora sono maestri di tutta la Chiesa, quando sono riuniti in Concilio in unione col Papa e sotto la sua dipendenza. — Il Papa, quando, nell’esercizio del suo officio di maestro universale, definisce verità spettanti alla fede o alla morale, è infallibile. La infallibilità è un privilegio grande, ma necessario alla direzione dei fedeli e alla conservazione della Chiesa, che è il Regno della Verità.

b) La Chiesa ha il potere legislativo. Questo potere è un mezzo indispensabile per dirigere gli uomini, così diversi d’indole e di pareri, al bene comune, e perciò non può mancare alla Chiesa, come non manca a qualunque società perfetta. — Le leggi, che devono regolare le azioni dei fedeli, debbono essere positive, perché le naturali non bastano alla conquista di un fine soprannaturale. — Né si dica che basti a ciò la legge evangelica; perchè questa, essendo molto generica, deve essere determinata ed applicata ai casi speciali: e ciò si fa ton leggi positive. — Il potere legislativo risiede — nel Sommo Pontefice in rapporto alla Chiesa universale, — e nei Vescovi in rapporto alle Chiese particolari.
I Vescovi fanno leggi per tutta la Chiesa soltanto nel Concilio ecumenico. — La materia di questo potere è tutto ciò che ha relazione coll’ordine spirituale ed esterno, come il culto, i Sacramenti, il costume. Perciò la Chiesa non governa direttamente gli atti interni dei fedeli, ma solo indirettamente, in quanto, comandando un atto esterno, comanda con ciò stesso l’atto interno, senza del quale l’esterno non ha alcun valore. Gli atti interni cadono sotto il comando diretto del potere dottrinale.

e) La Chiesa ha il potere giudiziale. — Non si può concepire una società, nella quale  non siano giudici, i quali interpretino le leggi e le applichino ai casi particolari, e, in armonia con esse, decidano le questioni che possono sorgere fra i cittadini, e condannino gli atti contrari al fine comune. Dunque anche la Chiesa deve avere tale potere. Questo si estende anche alla parte dottrinale; perché la Chiesa è essenzialmente il Regno della Verità, e quindi vi debbono essere dei giudici, i quali illuminino i fedeli, interpretando i dogmi, speculativi e pratici, confrontando con essi la credenza e i costumi dei fedeli, onde giudicare della moralità di certi atti, risolvendo le controversie e i dubbi in materia di fede, condannando l’eresie, ecc.

d) La Chiesa ha il potere esecutivo. — Ogni società perfetta, e perciò anche la Chiesa, ha il potere di costringere, per mezzo della coazione giuridica, la volontà dei sudditi all’adempimento delle leggi; altrimenti sarebbe impossibile il conseguimento del fine. — La coazione giuridica, nella Chiesa, non deve limitarsi alle pene spirituali o all’uso della forza spirituale, ma può e deve abbracciare le pene temporali e l’impiego della forza materiale, — non solo perché, altrimenti, non si potrebbero impedire certi atti esterni dei soci, ma anche perché, consistendo ordinariamente il crime nella ribellione della sensibilità contro la ragione, è giusto che l’autorità possa reagire contro la stessa sensibilità per l’applicazione delle pene temporali, e così sia ristabilito l’ordine violato. — vero che la Chiesa è spirituale, ma non è vero che perciò non possa usare le pene spirituali. Essa è spirituale in rapporto al fine, e non in rapporto ai sudditi. Questi non sono spiriti, ma uomini, cioè esseri composti di spirito e di materia. Ora i mezzi efficaci e proporzionati per obbligare esseri composti anche di materia devono essere materiali, sebbene il fine che si vuol ottenere sia spirituale. E se la Chiesa non ha in sé la forza materiale, può chiederla allo Stato, il quale ha il dovere di fornirla.

D) DIRITTI DELLA CHIESA. — Sono quei poteri morali ed inviolabili, che Essa ha di possedere, fare o esigere qualche cosa, e che le furono dati dal divino Fondatore. — Sono interni ed esterni, secondo che riguardano le sue relazioni interne coi proprii sudditi, o le relazioni esterne con gli Stati. Rimettendo ad altro luogo la recensione dei diritti esterni, diremo ora degl’interni. I principali sono: il diritto territoriale e il costitutivo, il diritto di eleggere i ministri, dirigere e tutelare l’insegnamento religioso, di possedere beni temporali ed il diritto della libera comunicazione.

a) La Chiesa ha il diritto territoriale. — Essa è il Regno di Gesù Cristo, il quale, per diritto divino, si estende a tutti i popoli della terra… Questo diritto, del quale la Chiesa è dotata, non è diritto di proprietà, perché nessuno ha mai detto che la Chiesa sia la proprietaria di tutto il mondo, e nemmeno è diritto di giurisdizione politica, perchè Gesù non ha istituito la Chiesa per il governo politico del mondo; ma è diritto di giurisdizione religiosa sopra tutti i popoli, che essa deve, per ordine divino, ammaestrare, santificare e salvare. — Da ciò ne viene che la Chiesa non è ospite in nessuna parte del mondo, e nemmeno è una potenza straniera, che eserciti la sua giurisdizione sopra sudditi non propri. In ogni luogo sta la Chiesa come in casa sua, con più diritto che il proprio sovrano temporale (perché il mondo appartiene più a Dio che ai sovrani), e il potere, che essa esercita sopra i fedeli, è un potere ordinario, che si esercita sopra i sudditi propri. — L’esistenza della Chiesa non può essere contraria all’autonomia dello Stato; gl’interessi dì ambedue sono di un ordine differente, e perciò lo Stato, se non esce dalla sfera della sua azione, non solo non incontrerà ostacoli da parte della Chiesa, ma avrà da essa aiuti e benefici. — Dal detto si scorge facilmente che la Chiesa ha il diritto di annunziare, a mezzo dei suoi missionari, la Fede di Gesù Cristo nelle terre degli eretici, degli scismatici, degl’infedeli, senza il consenso e contro la volontà stessa dei sovrani terreni. Il diritto della Chiesa è l’istesso diritto di Dio, al quale tutti, sudditi e sovrani, devono prestare omaggio ed obbedienza.

b) La Chiesa ha il diritto costitutivo. — È il potere di regolare il culto divino, interno ed esterno, — di stabilire la gerarchia per il regime dei fedeli, — di fondare e dirigere gli ordini religiosi, ecc. Perciò non si tratta qui della costituzione primitiva e fondamentale della Chiesa, né dei suoi elementi costitutivi (questo diritto se l’ha riservato il divino Fondatore, e il Papa non può cambiare né la forma di governo, né la sostanza dei Sacramenti, né tante altre disposizioni, che si chiamano di diritto divino), ma si tratta di una costituzione secondaria ed esplicativa. Così inteso, questo diritto appartiene alla Chiesa, la quale, essendo Religione, deve potere regolare il culto divino, l’amministrazione dei Sacramenti e del S. Sacrificio, ecc. — ed essendo Società, deve potere istituire la gerarchia, fondare ordini religiosi, prescrivere norme ai fedeli, ecc. Senza questi poteri, la Chiesa non potrebbe raggiungere il suo fine.

c) La Chiesa ha il diritto di eleggere i suoi ministri. Anche ciò è necessario. Perciò il Papa, che ha giurisdizione immediata e ordinaria su tutta la Chiesa, ha il diritto di nominare i Vescovi; come il Re, che ha potere su tutto lo Stato, nomina i Prefetti delle Provincie. Per la stessa ragione, i Vescovi hanno il diritto di nominare i Curati nelle parrocchie della propria diocesi. — L’intervento dei popoli o dei sovrani, in altre epoche, non si ammetteva che per dare informazioni intorno alla vita e alla capacità dei candidati. Oggi non si ammette affatto: sarebbe occasione di lotte, di scandali e di ruina.

d) La Chiesa ha il diritto di dirigere e tutelare l’insegnamento religioso. Questo diritto è relativo all’officio che la Chiesa ha ricevuto di ammaestrare tutte le genti, e riguarda propriamente l’insegnamento, che, in materia di religione, si porge ai fedeli — chierici o laici. — La Chiesa ha il diritto di dirigere e tutelare l’insegnamento religioso, che si porge ai Chierici. La formazione dei ministri appartiene alla società, alla quale essi debbono servire. Oltre ciò, la scienza teologica, necessaria ai Chierici, si fonda sulla divina Rivelazione, e di questa la Chiesa sola è depositaria. Quindi commettono un’assurda prepotenza quegli statisti, che fondano, nelle Università laiche, facoltà teologiche, indipendenti dai Vescovi e soggette al Ministro della pubblica istruzione. — Non meno evidente è questo diritto della Chiesa in rapporto ai laici. Questi, se non debbono essere teologi, debbono però essere Cristiani, e perciò conoscere le principali verità religiose. Ora l’insegnamento di queste verità è stato affidato da Gesù alla Chiesa. Questo diritto autorizza, sebbene indirettamente, la Chiesa a portare il suo giudizio sulle altre scienze, condannando le dottrine, opposte alle verità cattoliche e necessariamente false.

e) La Chiesa ha il diritto di possedere beni temporali. — È società religiosa, ma composta di uomini, e perciò deve mantenere i suoi ministri, innalzar templi, comprar vesti e vasi per il culto, ecc.; e tutto ciò esige grandi spese, che non si possono fare se non si hanno beni temporali. Questi beni sono sacri, e chi li usurpa è ladro sacrilego.
f) La Chiesa ha il diritto della libera comunicazione. — Consiste questo diritto in ciò che i Vescovi possano comunicare liberamente con i fedeli della loro diocesi, e il Papa cori i Vescovi e con i fedeli di tutto il mondo. È verità di senso comune. — Il Vescovo è maestro, pastore, padre, principe del popolo di Dio. Chi dirà che il maestro non ha il diritto di comunicare con i discepoli, il pastore con le pecorelle, il padre con i figli, il principe con i sudditi? — Il Papa è il Vescovo dei Vescovi, Padre e Maestro di tutti i fedeli, Pastore supremo degli agnelli e delle pecorelle. Chi potrà negargli il diritto di comunicare liberamente con i Vescovi e con i fedeli? Questo diritto è divino, perché divino è il dovere, dal quale emerge. — Laonde gli statisti, che impediscono o rendono difficile questa comunicazione, esercitano un atto d’ingiusto dispotismo. Trattano il Papa come un sovrano straniero, e non vogliono convincersi che il padre non è mai straniero per i propri figli, né il pastore per le sue pecorelle. Temono usurpazioni da parte del Papa, e non si ricordano che la Chiesa, che dispone del regno celeste, non invidia l’autorità e le attribuzioni dei sovrani della terra. Si può domandare: Se la Chiesa è stata edificata da Gesù su la pietra, che è Simone, figlio di Jona o Giovanni, come si può dire che Essa cominciò in Adamo? Rispondiamo che la Chiesa si può prendere in due sensi: uno largo, e l’altro ristretto. — Presa nel senso largo, la Chiesa significa una moltitudine di persone, chiamate da Dio alla luce della vera fede, e alla pratica di un culto legittimo. In questo senso, essa cominciò colla umanità. Elevato misericordiosamente ad un fine superiore a tutte le esigenze della sua natura — alla visione immediata ed intuitiva di Dio, l’uomo dovette subito essere ammaestrato dallo stesso Dio, in via straordinaria, intorno a questa elevazione, e ricevere ancora i mezzi proporzionati al conseguimento del suo nobilissimo destino. Così la Chiesa cominciò in Adamo. Il peccato turbò l’ordine soprannaturale, ma non lo distrusse; il fine ultimo restò immutato, benché l’uomo, privo della grazia, non lo potesse più raggiungere. Ma l’astuzia e l’invidia del demonio non potevano rendere frustrati i disegni della Bontà divina sull’uomo. Era appena entrato nel mondo il peccato, che vi entrava pure la redenzione. E il Redentore era proprio il Figlio di Dio umanato nel seno di una Vergine. I nostri progenitori ricevettero da Dio la grande promessa, prestarono l’adesione della loro mente e del loro cuore alla sua parola, e la fede nel Redentore fu il principio della loro salvezza, e il fondamento, la vita stessa della società dei fedeli. Gesù non era ancora apparso su la terra, e già i meriti del suo sacrifizio si applicavano ai nostri progenitori e ai loro discendenti. Era decreto di Dio che, siccome da un uomo era venuto al mondo il peccato, ogni male, così da un altro Uomo, il quale era anche Dio, derivasse alla umanità la grazia, che ristora, che vivifica e salva. Era questo decreto, che S. Pietro svelava al mondo in quelle parole ispirate: Non c’è sotto il Cielo altro nome dato agli uomini, mercè del quale possiamo salvarci » (Acta Ap., IV, 12). Talché Gesù fu sempre l’oggetto della fede e della speranza del mondo, il principio di ogni grazia e di ogni benedizione, e perciò la Chiesa è stata sempre cristiana. — Cominciata in Adamo, e quasi distrutta nella massima parte della terra, essa si mantenne in un piccolo popolo e si svolse nei Patriarchi e specialmente nel Mosaicismo. La Chiesa giudaica era piena del Cristo; questi era il suo oggetto, il suo fine, la sua vita. — Ma la Chiesa stessa giudaica, come abbiamo detto, non era che un abbozzo al confronto di quella Chiesa, che Gesù ha fondato, e che Egli si degna chiamar sua. Non è estranea a quell’antica la nuova Chiesa; ma gli elementi antichi, nelle mani onnipotenti di Gesù, ricevono una trasformazione così profonda, un miglioramento così radicale e completo, che la Chiesa di Gesù si può dire ed è veramente una fondazione novella. Osservatela un istante la Chiesa di Gesù, e, al confronto della Chiesa giudaica, scorgerete facilmente la sua superiorità: — superiorità nella verità, resa più chiara e più ricca da nuova e definitiva rivelazione; — superiorità nella legge, più completa e più efficace nell’innalzare l’uomo alla più sublime ed eroica perfezione; — superiorità nei Sacramenti, non più simboli vuoti e sterili, ma veri strumenti di grazia e di santificazione; — superiorità nella estensione, abbracciando non un popolo privilegiato, ma i popoli tutti della terra; — superiorità nella durata, non limitata ad un ristretto periodo di tempo, ma perenne sino alla fine del mondo; — superiorità nel governo, sicuro ed infallibile nel guidare gli uomini al loro destino immortale. Perciò, se la Chiesa si prende in questo senso ristretto, in quanto cioè è una moltitudine di uomini, unita ed elevata a società perfetta, fornita di tutti i mezzi di grazia e di santificazione, e soggetta al suo angusto Capo, Gesù Cristo, rappresentato dal Romano Pontefice, — allora questa Chiesa è nuova e deve la sua origine al Dio-Uomo. Talché se la Chiesa antica — da Adamo fino a Gesù — si può e si deve dire cristiana, in quanto i suoi membri erano giustificati e salvi per i meriti di Gesù Cristo, oggetto della loro fede e delle loro speranze, — la Chiesa nuova è cristiana, anche perché riconosce in Gesù Cristo il suo augusto fondatore.

(XIV.) La Chiesa si dice corpo mistico del Dio-Uomo per varie ragioni: — 1°) perché ossi è distinta dal Corpo fisico di Gesù, composto di carne e di ossa, come quello di tutti gli uomini; — 2°) perché la Chiesa non è un corpo naturale, ma una società soprannaturale, e perciò un mistero della infinita Bontà, Sapienza e Potenza di Dio, come lo sono tutte le opere soprannaturali; — 3°) perché la sua origine, il suo incremento, la sua energia, — tutta la sua vita è un congiunto di alti e occulti misteri; — 4°) perché il rapporto della Chiesa al Dio-Uomo è somigliante a quello della Umanità assunta al Verbo assumente, e perciò sommamente nascosto e misterioso. — Il corpo mistico si distingue, non solo dal corpo fisico, ma anche dal corpo morale (esercito, famiglia, etc.), perché nel corpo morale l’influsso del Capo nelle membra è tutto esterno, per mezzo dell’autorità, mentre nel corpo mistico l’influsso è, sopra tutto, interno, per la grazia e le virtù soprannaturali. La Chiesa non solo è corpo, ma anche pienezza di Cristo (Eph., I, 23). In che senso essa sia pienezza di Cristo, ce lo dichiarano S. Girolamo e S. Tommaso. — S. Girolamo dice: « Siccome l’imperatore si perfeziona e si compie, quando aumenta il suo esercito, e al suo regno si aggiungono nuove provincie e nuovi popoli, così Gesù Cristo Signor Nostro si compie e si perfeziona, quando nuovi uomini gli si uniscono per la fede e, pieni di virtù, lo fanno crescere in età, sapienza e grazia, non solo davanti a Dio, ma anche davanti ali uomini » (Comm. in Ep. ad Eph., 1. I, c. i). — S. Tommaso: « Il corpo è fatto per l’anima, e non viceversa; e perciò il corpo naturale è una certa pienezza dell’anima. Di fatti, se non vi fossero nel corpo tutte le membra perfette, l’anima non potrebbe esercitare con perfezione i suoi atti. Lo stesso accade in rapporto a Cristo e alla Chiesa. Siccome la Chiesa è stata istituita da Cristo, si dice che essa è la pienezza di Lui, cioè che la virtù che risiede in Cristo, si compie in certo modo nei membri della stessa Chiesa, in quanto tutte le grazie e tutti i doni spirituali, che si trovano nella Chiesa, derivano da Cristo ai membri della Chiesa e in questi si compiono (Exp. in Ep. ad Eph., 1. 8). La grazia, che Gesù diffonde sulle anime nostre, è quella che Egli ha come Capo della Chiesa. — In Gesù dobbiamo distinguere una triplice grazia: la grazia di unione, che è la stessa unione ipostatica, cioè la unione della sua Umanità colla Persona divina, — la grazia abituale, che riempie e santifica l’Anima sua benedetta, — la grazia di comunicazione, che Egli ha come Capo della Chiesa e che Egli diffonde su le anime nostre.

La grazia di unione — è grazia, perché quella unione fu dono gratuito, concesso, senza merito precedente, alla Umanità di Gesù, — ed è grazia infinita, perché infinita è la Persona del Verbo, alla quale si unisce la Umanità, e perché questa Umanità è resa santa di santità sostanziale, increata ed infinita, che è la stessa santità del Verbo; con questa differenza che il Verbo è per se stesso santo e santità, mentre la sua Umanità è santa non essenzialmente o per identità, ma per dono gratuito, per la unione personale, e perciò si dice grazia di unione. Questa grazia non solo santifica l’Anima di Gesù, ma anche il suo Corpo, perché tutta la Umanità sua fu unita sostanzialmente al Verbo, santità increata (Coloss., II, 9). Quindi anche la Carne di Gesù partecipa, secondo la sua capacità, alla santità sostanziale, e perciò non solo è santa ed immacolata, ma è anche strumento di santificazione ed è meritevole anch’essa del supremo culto di latria. —. La grazia abituale è una qualità soprannaturale e permanente, la quale è infusa da Dio nell’anima dei giusti, affinché sia il principio intrinseco e proporzionato degli atti soprannaturali. È dono creato, accidentale e finito, e risiede nella essenza dell’anima, alla quale aderisce per unione accidentale; talché l’anima stessa viene costituita santa dalla santità accidentale, creata e finita della grazia. — Come dalla essenza dell’anima derivano le potenze, così dalla grazia sgorgano le virtù infuse. Le virtù perfezionano le potenze nell’ordine soprannaturale, come la grazia perfeziona la essenza dell’anima. — La grazia abituale, infusa nell’anima di Gesù, è incomparabilmente superiore a quella degli altri giusti e del tutto proporzionata alla sua altissima dignità. Di fatti, quanto più una cosa si avvicina al suo principio, tanto più ne partecipa l’influsso, se sia atta a riceverlo; ora, essendo l’anima di Gesù vicinissima alla Divinità, fonte di grazia, e dispostissima, per la sua purità e dignità, a riceverne l’influsso, è chiaro che la grazia, di cui fu adorna, fu sommamente abbondante. — Non basta. La grazia di Gesù fu piena — plenum gratiae et veritatis (Joan., 1, 14). Piena — quanto alla essenza, perché attinge il più alto grado che possa darsi nell’ordine presente; stabilito dalla sapienza di Dio; — quanto alla efficacia, perché si estende a tutti gli effetti della grazia, quali sono le virtù, i doni e e gli altri carismi soprannaturali, che spuntano, come da radice, dalla stessa grazia abituale. — Questa pienezza di grazia è assoluta, propria soltanto di Gesù, ed immensamente superiore a quella pienezza di grazia, che si comunica alle altre anime in una misura proporzionata alla condizione o dignità, alla quale esse sono chiamate, e che perciò è pienezza relativa, maggiore o minore secondo l’altezza della condizione o dignità. Quindi, sebbene la grazia abituale di Gesù sia essenzialmente finita, perchè entità creata e residente in un soggetto creato e finito, quale è l’anima umana, può tuttavia dirsi in qualche modo infinita, perché è data in tutta la pienezza e perfezione, della quale è capace la natura creata nell’ordine attuale, ed è il frutto proporzionato della unione massima che possa esistere fra l’anima e Dio, cioè della unione ipostatica. — Tale pienezza di grazia Gesù l’ebbe fin dal principio della sua vita umana, e anche per questo era incapace di aumento, sebbene potesse ammettersi un progresso nelle sue rivelazioni esterne. Diciamo — anche per questo, parche all’aumento della grazia è necessario lo stato di semplice viatore, e Gesù, anche in quanto Uomo, fin dal primo istante della sua concezione fu pure comprensore. — La grazia abituale, della quale l’anima di Gesù fu ornata, è un effetto della grazia di unione; la grazia segue la Divinità. come lo splendore segue il sole, da cui emana.

La grazia di comunicazione, che Gesù ha come Capo della Chiesa non differisce che nel concetto dalla grazia abituale, onde è santificata l’Anima sua. Nella essenza è la stessa grazia: la quale è personale. in quanto santifica l’anima sua, ed è di comunicazione, in quanto da Lui si diffonde in tutti i membri (Sum. Th., p. III, qq. 7, 8).

(XV.) Gesù, Capo degli uomini secondo tutta la sua adorabile Umanità, la quale opera come strumento vivo della Divinità, è Capo non solo delle anime nostre, ma anche dei corpi; e sì m quelle, che in questi trasfonde la sua virtù. La trasfonde nelle anime, perchè le vivifica e le nobilita colla grazia e colla gloria; la trasfonde nei corpi, i quali adesso divengono strumenti di opere sante, e un giorno riceveranno dall’anima anche la vita della gloria. In due modi, pertanto, il nostro corpo partecipa dell’influsso spirituale di Gesù: in quanto è adesso strumento della grazia, e in quanto più tardi sarà consorte della gloria. Beati gli uomini, se permettessero a Gesù di compiere in essi tutto il piano della sua bontà infinita! Il dogma, col quale professiamo — che fuori della Chiesa non vi è salvezza, — fu spessissimo dalla Chiesa stessa proclamato e inculcato. A scanso di equivoci, che lo potrebbero far parere molto duro, facciamo le seguenti avvertenze:

— 1.°) non fa Dio cosa ingiusta nè dura, quando a tutti prescrive, come indispensabile, una condizione al conseguimento della felicità soprannaturale, e perciò del tutto indebita;

— 2.°) un uomo può appartenere alla Chiesa, se non in atto, almeno in voto; ciò accade, quando, sebbene egli si trovi fuori della Chiesa, da lui ignorata, tuttavia ha l’animo disposto a far tutto ciò che Dio ha ordinato per il conseguimento della salvezza eterna; nel quale generale proposito (che è possibile a tutti coll’aiuto della grazia e che è assolutamente necessario) sta rinchiuso quello speciale di entrar nella vera Chiesa, appena si sia conosciuta: — 3°) quando si dice che — fuori della Chiesa non vi è salvezza — non s’intende parlare di coloro, che appartengono alla Chiesa in voto, sebbene adesso non vi appartengano in atto; questi possono salvarsi, e se si dannano, non si dannano perché non appartennero alla Chiesa, ma perché commisero peccati mortali, e non li detestarono, — ma, invece, si parla di coloro che non sono nella vera Chiesa — o perché non la vogliono abbracciare, dopo di averla conosciuta, — o perché, per una colpevole negligenza, non si curano di cercare la vera Chiesa ed abbracciarla. In poche parole, quel dogma riguarda tutti quelli che sono fuori della vera Chiesa, non in buona, ma in cattiva fede.

Da questo dogma, così inteso, è facile dedurre: —

1.°) che la Chiesa è una società necessaria, nella quale gli uomini debbono entrare per divino precetto; — 2.°) che sono false e contrarie alla dottrina di Gesù Cristo tutte le teorie, che danno all’uomo la libertà di scegliersi la Chiesa e sostengono che, ad ottener la salvezza, basta l’onestà della vita, l’osservanza della legge naturale, etc.; — 3°) che è assurda ed empia la così detta tolleranza religiosa, secondo la quale tutte le sette e tutte le religioni, sebbene fra loro diverse e contrarie, hanno lo stesso valore innanzi a Dio e conducono alla vita eterna: — è assurda, perché l’errore non può valere come la verità, né il vizio come la virtù, — è empia, perché suppone che Dio sia indifferente all’errore e alla verità, al vizio e alla virtù. — Questa tolleranza, che la Chiesa rigetta, è la religiosa, non la politica (la quale consiste in ciò che il principe, ad evitare discordie e guerre civili, non proibisce, anzi permette ai suoi sudditi di seguire la religione, che vogliono). — La Chiesa è intollerante verso gli errori, ma è piena di bontà e condiscendenza verso gli erranti e gli eretici, e non desidera che la loro conversione e salvezza.

[L’appartenenza al Corpo mistico è garantita solo dalla vera Chiesa e dall’adesione al “vero” Sommo Pontefice, Vicario di Cristo che ci è stato promesso da Cristo stesso – infallibile – fino al suo ritorno glorioso. Non c’è spazio per sedevacantismi “comodi” o di facciata omnipermessivi, né per fallibilismi o figure “materiali” non formali, né per eretici manifesti usurpanti la Sede apostolica. Anche Pietro è stato in carcere impedito, come tanti altri Pontefici del passato, figura dell’attuale situazione in cui il Vicario, come il Titolare uomo-Dio, si trova nel sepolcro impedito, ma pronto ad una gloriosa resurrezione, alla quale tutti noi Cattolici del Pusìillus grex siamo chiamati, come gli Apostoli, a credere sulla parola di Cristo.

Oggi, dopo 65 anni dalla deportazione a Babilonia (la falsa chiesa modernista dell’uomo), siamo chiamati alla preghiera continua per la restaurazione del legittimo Papato, in attesa fiduciosa della manifestazione della volontà divina come descritta da San Paolo (II Tessal.) e da San Giovanni apostolo (Apoc.).

Con ferma fede preghiamo per il Sommo Pontefice successore di Gregorio XVII eletto in quel 26 ottobre del 1958 e subito ricacciato nel “deserto” come descritto in Apoc. XII).

Santo Padre, ovunque voi siate, sappiate che questo pusillus grex prega per voi e spera ardentemente nella parola evangelica e della Santa Madre Chiesa Cattolica Romana, unica Arca di salvezza eterna! Viva Iddio, viva il suo Vicario in terra e che ci protegga la Vergine Santa – refugium peccatorun – e l’Arcangelo Michele, capo della milizia celeste, che ancora una volta sconfiggerà satana, il dragone infernale ed i falsi profeti attuali.

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (8)

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (8)i

P- B. LAR – RUCHE

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (8)

OSSIA IL MEZZO Più INDISPENSABILOE E NELLO STESSO TEMPO INFALLIBILE PER IMPETRARE DADIO OGNI BENE E SOPRATTUTTO L’ETERNA SALVEZZA.

ISTITUTO MISSIONARIO PIA SOCIETA’ S. PAOLO

N. H., Roma, 15 maggio 1942, Sac. Dott. MUZZARELLI

Imprim., Alba 25 maggio 1942. Cn. P. Gianolio, Vic. Gen.

Tipogr. – Figlie di S. Paolo. – Alba – giugno – 1942.

12. — Ciò che si deve ritenere.

Da quanto ho detto fin qui vien dunque limpida e chiara la conclusione: Qualsiasi uomo retto e di cuor sincero (e chi non fosse ancor tale, può divenirlo per mezzo della preghiera) qualsiasi uomo, dico, il quale nelle tentazioni e nei pericoli di offender Dio, invoca sinceramente, istantemente e perseverantemente, di vero cuore e con piena fiducia il buon Padre che sta nei cieli, il divin Redentore Gesù, lo Spirito Santo od anche solo la gran Vergine Madre di Gesù e pur nostra tenerissima Madre celeste e nello stesso tempo tesoriera di tutte le grazie, otterrà infallibilmente non solo la possibilità di mantenersi fedele alla legge di Dio, ma la grazia di fare effettivamente ciò che è gradito al Signore. Per mezzo della coscienza, delle circostanze, di qualche buona persona, d’un avvenimento. d’un contrattempo, o per altra via (e se fosse necessario anche con un miracolo) il buon Dio, nel momento opportuno, gli suggerirà — secondo i casi — d’informarsi se ciò che sta per fare sia lecito o conveniente, di allontanarsi da quel luogo o da quella compagnia, di non andare per quella strada o a quel divertimento, di non fermarsi davanti a quelle figure, di gettar da parte quel libro, quel giornale o quella illustrazione, di vegliare su se stesso e su quanto lo attornia, di assoggettarsi a quel sacrificio, di rassegnarsi a quella sventura, ecc. ecc.; oppure il Signore stesso — che ha in mano tutto l’uomo — toccherà il suo cuore col timore d’una disgrazia o del disonore, col ricordargli vivamente i molti benefici fattigli, i perdoni concessigli, le misericordie usategli, od anche col rammentargli la felicità d’un’anima pura e giusta, coll’incutergli un salutare timore dei divini giudizi, col richiamargli le delizie del Paradiso, col prospettargli la possibilità d’una morte improvvisa, col ricordargli le pure e soavi gioie del giorno della sua prima Comunione, ecc. ecc. — ed egli, pur senza vedersi in alcun modo violentato e sentendosi invece soavemente e pur fortemente sostenuto ed aiutato, non potrà fare a meno di assecondare la buona ispirazione di compiere ciò che piace al Signore; e così eviterà di trasgredire il divin beneplacito e si salverà dal peccato e — non di rado — dall’imperfezione stessa; ed in seguito benedirà il Signore per essere stato così buono verso di lui. – Ecco qui ripeto ciò che scrive lo zelantissimo autore, « Vivere in Cristo » « Colla preghiera fatta colle dovute condizioni otteniamo certamente da Dio: non soltanto la grazia di poterci convertire, ma di convertirci davvero; non di poter schivare i peccati, ma di evitarli di fatto; non di poter essere casti, ma di esserlo davvero; non di poterci salvare, ma di andar in Paradiso di sicuro. Cioè la preghiera non solo ci implora la grazia, ma assicura in modo infallibile la nostra corrispondenza alla grazia del Signore ». E questo, perseverantemente. Scrive infatti lo stesso autore (che è il medesimo di Ut vitam habeant): « Colla preghiera (s’intende sempre che sia ben fatta) certissimamente si possono ottenere le grazie non solo sufficienti, ma efficaci, per perseverare nella grazia fino alla morte ». E cita il grande teologo P. Palmieri, che a sua volta dice: « È sentenza certa che il giusto possa impetrare, e in modo infallibile, la perseveranza finale, impetrare cioè che non gli manchino le grazie attuali efficaci, e che allora sia colto dalla morte, quando è in grazia di Dio; e perciò impetrare quel dono così grande della perseveranza finale, che è gratuito ». – Sicchè — sarebbe da dirsi — se il peccatore colla preghiera ottiene infallibilmente la grazia di convertirsi, cioè divenire giusto, e se il giusto a sua volta colla preghiera impetra infallibilmente la grazia di perseverare nel bene fino alla morte in modo da morire certamente in grazia di Dio, chi mai si dannerà più? Solo chi non prega. Eh, si! poichè « chi prega certamente si salva » (S. Alfonso) prima dal peccato mortale e poi dall’inferno. – Davvero bisogna riconoscere che le attestazioni da me riferite sono oltre ogni dire incoraggianti. Tuttavia, esse non dicono nulla di più e nulla di meglio di quanto, sull’autorità della parola di Dio, dei Santi Padri e dei migliori teologi, aveva sostenuto già due secoli addietro il gran Dottore della preghiera (Cosi fu definito da S. S. Pio XI IN un discorso del 20 settembre 1934.) S. Alfonso M. de’ Liguori nell’aureo suo libretto Del gran mezzo della preghiera. « Nell’ordine soprannaturale — egli sostiene — l’uomo è impotente ad ottenere colle sue forze l’eterna salute; ma il Signore per la sua bontà concede ad ognuno la grazia della preghiera, colla quale può impetrare tutte le altre grazie che gli bisognano per osservare i divini precetti e salvarsi ». – Quindi si deve bensì dire, raccomandare ed insistere che l’uomo debba opporsi con tutte le sue forze al male, istruirsi nelle verità della fede e nei Comandamenti, evitare le occasioni prossime di peccato, compiere più opere buone che gli sia possibile, mortificare le sue passioni e le sue cattive tendenze, reagire contro le tentazioni, ascoltare le prediche, meditare le massime eterne, rendersi esperto nel compiere i doveri del proprio stato, accostarsi con frequenza ai Ss. Sacramenti della Confessione e della Comunione, esercitarsi nelle opere di misericordia e compiere tutte quelle cose che ci sono in parte comandate da Dio, in parte suggerite dalla retta ragione e in parte raccomandate dai saggi e pratici maestri di spirito e dai Santi; ed i fedeli devono fare tutto il possibile per assecondare — ognuno nella propria condizione di vita — questi comandi, questi dettami e questi consigli; poiché « non si deve mai ritenersi abbastanza sicuri, dove va di mezzo l’eternità » (S. Agostino). Tuttavia, non potendo neppure i Cristiani adulti che si trovano in grazia santificante, compiere bene, perseverantemente e con merito nulla di tutto questo senza l’efficace aiuto di Dio, ed essendo d’altra parte certissimo che questo efficace aiuto non ci viene assicurato che dalla preghiera, ne vien di legittima conseguenza che la prima cosa alla quale dobbiamo soprattutto badare è quella di pregare e di far pregare molto e bene. Questo è della massima importanza a ritenersi. Ed anche questo è confermato dallo stesso autore di Ut vitam habeant, quando dice che « solo alla preghiera Dio ha promesso infallibilmente la grazia efficace, quella cioè a cui l’uomo di fatto corrisponde infallibilmente »: quell’autore che pur dice grandi fonti, anche di grazie attuali, i Sacramenti, come ancora le opere buone, i sacramentali, l’assistere e il far celebrare Ss. Messe, l’ascoltare la divina parola, la meditazione e la lettura spirituale, le disgrazie ecc. ecc. Il pio e forte autore, quando scrisse le parole da me riferite, ebbe certamente presente questa decisiva sentenza di S. Alfonso: « Gli altri segni (o mezzi) della nostra salvezza son tutti incerti e fallibili: ma che Dio esaudisca chi lo prega con confidenza è verità certa ed infallibile, come è infallibile che Dio non possa mancare alle sue promesse » (Del gran mezzo della preghiera). – Mi ripeto: lo so; ma lo faccio appositamente, perché soltanto se questo chiodo sarà penetrato profondamente e stabilmente nella nostra mente e nel nostro cuore in modo da formare in noi una vera e profonda convinzione dell’immensa efficacia e dell’assoluta necessità della preghiera, noi ci decideremo davvero a metter mano a quest’unico insurrogabile ed infallibile mezzo, che c’impetrerà da Dio quanto dobbiamo sopra ogni altra cosa ricercare: cioè il nostro progressivo miglioramento morale e spirituale per l’onore di Dio e per la nostra salvezza eterna. A scanso però di illusioni e di sorprese, mi credo in dovere di avvertire che forse a principio — per l’imperfezione delle nostre preghiere — non ne sperimenteremo tutta l’efficacia che desidereremmo (1Attenti specialmente alla presunzione, alla scarsa fiducia, alla poca perseveranza, al formalismo…). Ma s’insista in essa senza perdersi d’animo. « Quanto più l’uomo prega, tanto più, insensibilmente e senza accorgersi, ma in modo profondo e radicale, va rassomigliandosi a Dio. Fossero pur mondani i nostri affetti, a poco a poco il nostro cuore e i nostri pensieri si muteranno; ciò che prima ci ripugnava e riusciva duro e aspro, ci si renderà facile e soave; il mondo che ci trascinava dietro a sè perderà le sue attrattive; Dio solo e l’eternità diverranno per noi grandi e degni delle nostre aspirazioni » (P. Meschler). – Sì, è certo, certissimo che chi si rivolge di tutto cuore al buon Dio, a tempo opportuno sarà infallibilmente esaudito in ciò che riguarda la liberazione dai peccati e l’eterna salvezza. Dirò anzi di più. « Se non vogliamo dare una smentita alla parola di Gesù…, teniamo per certo che tutte le volte in cui abbiamo pregato bene, le nostre preghiere sono state esaudite, sebbene forse sembri che non abbiano avuto alcun risultato”(Ramière S. J.). Ma sì! « Se voi, pur essendo cattivi, sapete dare buoni doni ai vostri figliuoli, quanto maggiormente il Padre celeste darà cose buone e lo spirito buono a coloro che Glielo domandano » (Luc. XI, 13; Matt. 7, 11). No, non v’è alcun dubbio che il Signore esaudirà senza fallo tutti coloro che di vero cuore lo invocano. V’è di mezzo la sua parola. Ora — disse Gesù — « il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non verranno meno » (Matt. XXIV, 35). Ma se è così, che ci resta a fare? Una cosa sola: deciderci ad abbracciare la preghiera come la più importante, anzi l’indispensabile tavola di salvezza; e fin d’ora supplicare il buon Dio a concederci la grazia di pregare, di pregar bene.e di pregar sempre, specialmente quando siamo, in pericolo di cadere in peccato.

13. — La più grande leva delle grazie.

Ah, quanto è stato buono con noi il Signore! Egli nella preghiera ci ha dato un mezzo facilissimo e semplicissimo e quindi praticabile da tutti, anche dalle persone di più scarsa intelligenza, e perfino dai bambini. Ma guarda! È proprio per questa sua poca appariscenza che la preghiera è poco stimata, poco usata e perfin derisa e disprezzata dalle persone più autorevoli e più intelligenti secondo il mondo, dalle quali essa vien considerata come una cosa da donnicciole e da bambini. Oso tuttavia domandare: Se gli uomini coi propri mezzi naturali non potevano salvarsi, e se d’altra parte Iddio voleva davvero che tutti gli uomini si salvassero, non era forse Egli in certo modo obbligato ad offrire loro a tal uopo un mezzo accessibile a tutti, compresi i bambini, gl’ignoranti e i peccatori stessi? (Lo stesso dicasi di un altro grande mezzo che abbiamo per salvare l’anima nostra: l’ascoltare la parola di Dio, per assecondare il quale basta un po’ di buona volontà, il fare due passi per andar ad udire il predicatore o l’allungar la mano per prendere e aprire un libro che la riferisca. È poi questo — secondo S. Paolo —.il mezzo più indicato per eccitare e nutrire la nostra preghiera. Egli infatti scrisse: « Chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvo ». Però tosto soggiunge: « Ma come invocheranno uno in cui non han creduto? E come crederanno in uno di cui non hanno udito parlare? Come poi sentiranno parlare se non c’è chi predichi? E come poi predicheranno, se non vengono mandati i predicatori? (Rom. 10, 13-15). Dunque da quel poco che ho scritto intorno a quest’argomento, già si.può sufficientemente comprendere anche la necessità da una parte di ascoltare la parola di Dio e dall’altra di predicarla. C’è insomma l’ « Ascoltate, o genti, la parola di Dio, e c’è anche il «Guai a me se non predicherò!» (Ger. 31, 10; I Cor. 9, 16). Guardando però attorno a noi, dobbiamo vedere che, se i predicatori son molti e anche assai zelanti, gli uditori invece sono purtroppo assai. pochi, ed anche questi più desiderosi che essi terminino assai presto i loro sermoni, che di attendere a quanto essi van dicendo per il bene delle loro anime. Purtroppo, oggi più che mai il mondo segue i più stravaganti maestri, e non Si adatta a seguire chi insegna le più utili e sante verità spirituali. Ma dove andrà di questo passo?). Infatti, come mai avrebbero potuto riuscire a salvarsi tutti, se quel mezzo assolutamente necessario per raggiungere l’eterna salute fosse stato difficile ad individuarsi, difficile ad aversi e difficile ad adoperarsi? Ecco, dunque, il vero e tutto amoroso motivo per cui il primo e più necessario mezzo di salvezza doveva essere semplice, facile ed a portata di tutti gli uomini. Il buon Dio voleva che noi fossimo certi e sicuri della sua assistenza e del suo valido aiuto, affinché potessimo raggiungere il fine della creazione; ed eccoci così offerta la preghiera, di cui con movimenti di mani e con vagiti son capaci perfino i bambini lattanti, ed alla quale il Signore legò tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. « Alla preghiera — disse quindi il grande Pontefice Pio XI — tutto è promesso, poiché il Signore si è proprio, per dir così, sbilanciato, ed ha promesso tutto quanto senza eccezione a questo mezzo che è il più facile ed alla portata di tutti » (Osservat. Rom; 7-8 – I – 1936). – Che cosa è infatti la preghiera? Essa è bensì « un colloquio col Signore » (Crisostomo), « un trattenimento ed una conversazione con Dio » (Nisseno), « una conversazione familiare e l’unione dell’uomo con Dio » (S. Giov. Climaco) « una elevazione della mente e del cuore a Dio, per la quale l’anima contempla, loda e ringrazia Dio » (A Lapide); ma in senso stretto e proprio essa è quella pia pratica colla quale l’anima si rivolge al Signore e « gli espone i suoi bisogni, i suoi desideri, i suoi voti, e gli domanda di esaudirli » (A Lapide). Ecco che. cosa è la vera preghiera. E non vedo affatto come essa possa essere confusa col semplice movimento meccanico delle labbra balbettanti suoni articolati che esprimono bensì cose in sè belle e sante, ma che son dette senza applicazione della mente e senza alcun affetto del cuore: opera della quale sarebbe pur capace un pappagallo e perfino un grammofono. Dunque, com’è facile scorgerlo, nella preghiera (qualunque essa sia) noi abbiamo — esplicita od implicita — la fede in Dio, la sottomissione a Lui, il riconoscimento della sua infinita provvidenza (potenza, sapienza e bontà), e la fiducia nel suo aiuto. V’è pure il riconoscimento e la manifestazione dei propri bisogni e delle proprie miserie. Ben a ragione quindi San Tommaso d’Aquino poteva scrivere: «Per la preghiera l’uomo dimostra riverenza a Dio, in quanto a Lui si sottomette; e, pregando riconosce di aver bisogno di Lui, come dell’Autore dei suoi beni » (Non meno esplicito a questo proposito è il Chaignon, il quale anche della preghiera di petizione, scrive: « La preghiera è l’anima della religione ed il gran mezzo. di salute dato agli uomini. Poiché con essa riconosciamo e confessiamo il nostro nulla, protestiamo di riconoscere Dio come arbitro di tutte le sorti, come potente a segno di darci — se vuole — quanto gli domandiamo, come tanto benigno da volerlo dare, se lo preghiamo. Pregando io confesso che non posso porgermi aiuto da me, nè aver un efficace soccorso dalle creature che mi circondano, ma che ardisco tutto aspettare dalla sua infinita potenza, dalla sua inesauribile bontà. Non viene Egli onorato come desidera con questo mio omaggio di dipendenza, di fiducia, e di amore? E quando io lo prego, non devo sperare tutto da Lui? »). – Ed ecco così colto e spiegato ancora il motivo per cui la preghiera è tanto efficace, come abbiam veduto e come avremo occasione di vedere anche in seguito. Non è quindi a meravigliarsi se i Santi ebbero tutti e sempre grandi parole di lode, di stima e d’ammirazione per la preghiera e ne esaltarono pure in tutti i toni l’immensa efficacia. S. Carlo Borromeo, p. es., dice che « la preghiera è il principio, il progresso e il compimento d’ogni virtù »; il Crisostomo afferma che essa « è un’arma capace di vincere tutti gli assalti dei demoni, è una difesa che ci rende immuni da qualsiasi pericolo, è un porto che ci salva da ogni tempesta, è un tesoro che ci provvede d’ogni bene »; pel Nisseno la preghiera è « la robustezza dei corpi, l’abbondanza e la ricchezza della casa »; e secondo S. Lorenzo Giustiniani « la preghiera placa lo sdegno di Dio che perdona a chi con umiltà lo prega, ottiene la grazia di tutto ciò che domanda, e supera tutte le forze dei nemici: insomma muta gli uomini ciechi in illuminati, i deboli in forti, i peccatori in santi ». Dunque « fin dove arriva l’efficacia della preghiera? Essa arriva fin dove si estende la necessità dell’uomo, e la potenza e misericordia di Dio: nulla eccettuato » (P. Meschler S.J.). Un concetto simile ha della preghiera anche il Ven. Prof. Contardo Ferrini: « Se ho un inizio di carattere — ei scrive — lo devo alla preghiera se i miei studi approdarono a qualcosa lo devo alle benedizioni della preghiera. Per l’efficacia consolatrice della preghiera io non perdo tempo nei teatri, nei caffè, nelle mille inutilità di una vita dissipata: la preghiera mi fa amare il raccoglimento, la solitudine, il lavoro». Si, ce ne sono tanti che — irretiti da sciocche consuetudini,— non sanno come fare per liberarsi dalle tante cianciafruscole che li tengono legati al mondo condannato da Gesù e che sono per loro delle vere occasioni di perditempo e di peccato. Orbene si raccomandino vivamente e sinceramente al Signore e alla Madonna, e sperimenteranno i mirabili effetti delle loro accorate suppliche. – E quanto ci eleva e ci nobilita la preghiera anche in mezzo al mondo! Infatti « datemi un uomo che proferisca di cuore queste parole “Sia santificato il tuo Nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà; dacci oggi il nostro pane quotidiano, perdonaci come noi perdoniamo non c’indurre in tentazione, liberaci dal male”; datemi un tal uomo, e non sarà possibile ch’egli non sia un buono e verace e leale cittadino, utile e decoroso alla famiglia e alla società. Non si prega così se non si è buoni o se non si ha il vivissimo desiderio di diventarlo » (Ven. Contardo Ferrini). – Ciò posto, se il Crisostomo osò dire che « niuno al mondo è potente quanto un uomo virtuoso che prega », e S. Agostino non esitò a definire « la preghiera la forza dell’uomo e la debolezza di Dio »; ben poteva anche il Toniolo asserire e ripromettersi che « la società sarà rigenerata solo dal santo che prega ». Insomma, di colui che prega noi possiamo dire quello che andavano dicendo di Gesù gli spettatori del miracolo: Chi è costui al quale obbediscono i venti e le onde? Le stesse sentenze di Dio sono infrante dalla preghiera » (A Lapide). Bisogna quindi dire che il Signore, quando ci comandò di pregare, dimostrò un immenso amore verso di noi; poiché c’insegnò ed indicò ciò che dovevamo fare per essere arricchiti di ogni bene tanto nell’ordine spirituale, come in quello morale, come pure in quello materiale. Ah, sì! quando Gesù ci fece le seguenti raccomandazioni « Domandate e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto… Bisogna sempre pregare e non mai desistere… Vegliate e pregate per non soccombere alla tentazione » (Matt. 7, 7; Luc. 18, 1; Matt. 16, 41), ci fece una divina carità. E quando il buon Dio ci fa ripetere quasi fino alla nausea: « Pregate senza intermissione… pregate con ogni sorta di istanze e di suppliche, in ogni tempo, vegliando e pregando senza tregua in ispirito per tutti… Pregate gli uni per gli altri affmché vi salviate… Voglio che gli uomini preghino in ogni luogo)) (I Tessal. V, 17; Efes. VI, 18; Giac. V, 16; I Tim. II, 8), è segno certo e sicuro che, per il bene che ci vuole, è disposto a darci generosamente i suoi eccellenti doni ed a concederci le sue più segnalate grazie. E non dobbiamo neppur pensare che Iddio voglia illuderci! – Ma qual è il nostro contegno di fronte alle tante assicurazioni che abbiamo da parte di Dio riguardo alla potenza ed all’efficacia della preghiera ben fatta? Ah! duole il dirlo: noi ci rassegniamo beatamente (vorrei dir: beotamente) ad esser sempre infelici e miseri in questo mondo, e — se non ci sarà un vero miracolo — infelicissimi e miserrimi per tutta l’eternità; e ciò unicamente perché non vogliamo adattarci a pregare. Lo dice molto bene anche un pio autore vivente. « Dio — egli scrive — ha legato la sua grazia a un mezzo facilissimo ed infallibile: la preghiera. E noi non abbiamo nè il tempo nè la voglia di pregare! » (Sac. G. Canale, Rett. del Semin. di Fossano). Proprio così!

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (9)