IL CATECHISMO DI F. SPIRAGO (XXV)

IL CATECHISMO DI F. SPIRAGO (XXV)

CATECHISMO POPOLARE O CATTOLICO SCRITTO SECONDO LE REGOLE DELLA PEDAGOGIA PER LE ESIGENZE DELL’ETÀ MODERNA

DI

FRANCESCO SPIRAGO

Professore presso il Seminario Imperiale e Reale di Praga.

Trad. fatta sulla quinta edizione tedesca da Don. Pio FRANCH Sacerdote trentino.

Trento, Tip. Del Comitato diocesano.

N. H. Trento, 24 ott. 1909, B. Bazzoli, cens. Eccl.

Imprimatur Trento 22 ott. 1909, Fr. Oberauzer Vic. G.le.

SECONDA PARTE DEL CATECHISMO:

MORALE (6).

II° COMANDAMENTO DI DIO.

“Non nominare il nome di Dio invano”, cioè non lo nominerete senza rispetto. Per Nome di Dio non intendiamo tanto le lettere e le sillabe di cui è composto il nome, quanto piuttosto la maestà di Dio (Cat. rom.).

CON IL 2° COMANDAMENTO DIO CI ORDINA DI TRIBUTARE ALLA SUA SUPREMA MAESTÀ L’ONORE CHE GLI È DOVUTO, E PROIBISCE TUTTO CIÒ CHE OFFENDE QUESTO RISPETTO.

Noi dobbiamo rispetto al buon Dio, perché Egli è un padrone di infinita maestà e bontà.

Il rispetto è un misto di timore, amore e stima. Quando un sovrano ha diversi milioni di sudditi, e centinaia di migliaia di soldati che può mobilitare a volontà, che può rendere felici o infelici con una parola, ispira paura. Se è molto buono e impegnato a rendere felici i suoi sudditi, sarà amato e stimato. Lo stesso vale per Dio, se consideriamo le sue infinite perfezioni e la sua immensa bontà nei nostri confronti (Galura). – Le infinite perfezioni di Dio! Sulla terra ci sono un miliardo e mezzo di esseri umani: Dio li conosce tutti, li nutre, li governa, risponde alle loro preghiere, li aiuta nelle loro necessità, li premia o li punisce, spesso anche qui sulla terra. Quale conoscenza possiede questo Essere Supremo! Nella spazio immenso si muovono milioni di astri: Dio li ha creati tutti, li conserva e li dirige. Quale potere! Senza contare il mondo invisibile! Vi sono milioni di spiriti, e Dio li conosce tutti, li conserva, li governa, ne riceve l’adorazione. Quale maestà! “Chi tra i forti – cantava Mosè – è come te, Signore? Chi è come te, che sei tutto glorioso nella santità, impressionante e degno di lode, e che fai meraviglie?”. (Esodo XV, 11). Temiamo Dio per la sua infinita maestà e lo amiamo per la sua immensa bontà: questi due sentimenti costituiscono il rispetto.

1. DOBBIAMO MOSTRARE IL NOSTRO RISPETTO PER DIO:

Invocando spesso il Nome santo di Dio con devozione e affetto, soprattutto all’inizio di ogni azione, nelle nostre necessità e in punto di morte.

La Chiesa vuole che invochiamo spesso il santo Nome di Dio, perché per ogni invocazione dei nomi di Gesù e Maria, ci concede 25 giorni di indulgenza, e a coloro che hanno praticato questa devozione per tutta la vita, un’indulgenza plenaria in articolo mortis (Clem. XIII, 5 sett. 1759). Anche Newton, che aveva riconosciuto la maestà di Dio nello studio degli astri, aveva un grande rispetto per il santo Nome di Dio e si inchinava ogni volta che lo sentiva. Molti dei fedeli hanno la lodevole abitudine di inchinarsi ogni volta che il nome di Gesù venga pronunciato, proprio come fa il Sacerdote negli uffici. S. Ignazio di Antiochia aveva invocato il Nome di Gesù migliaia di volte durante la sua vita, e prima della sua morte ripeteva: “Questo Nome non può scomparire dalle mie labbra, non può essere cancellato dal mio cuore. “I due leoni che lo divorarono nell’anfiteatro lasciarono intatto il suo cuore. ‘ Nelle epistole di san Paolo, il Nome di Gesù si trova quasi 250 volte, e la Litania del Santo Nome di Gesù è una continua invocazione di quel santo Nome. – Dobbiamo invocare il santo Nome di Dio all’inizio di ogni azione, soprattutto al mattino. “Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fatelo nel Nome del Signore Gesù” (Col. III, 17). Diciamo dunque all’inizio della benché minima azione: nel Nome di Dio, o nel Nome di Gesù, oppure facciamo il segno della croce con la formula che abbiamo ricevuto. Così facendo, attireremo la benedizione di Dio, ossia il successo delle nostre imprese, e otterremo per il più piccolo atto la ricompensa eterna che il Salvatore promette a chi dà solo un bicchiere d’acqua al suo prossimo nel suo nome (S. Marco IX, 40).

Dobbiamo anche invocare il santo Nome di Dio nei momenti di bisogno. “Invocatemi – dice il Signore

nella tribolazione – Io vi salverò e voi mi glorificherete” (Sal. XLIX, 15). È al grido di Gesù! Maria! che i difensori di Vienna (1688) si precipitarono sui Turchi e li costrinsero a togliere l’assedio. – È soprattutto in punto di morte che dobbiamo invocare il Nome di Gesù, come Santo Stefano che gridò: “Gesù, accogli la mia anima!” (Atti Ap. VII, 58). Lo stesso Salvatore, spirando, disse: “Padre, nelle tue mani affido l’anima mia”. L’invocazione del Nome santo di Gesù è, inoltre, indispensabile per lucrare l’indulgenza della buona morte. – Dobbiamo invocare il Nome di Gesù, perché è il nome più potente, attraverso il quale otteniamo tutto. Chi prega in questo Nome, sarà esaudito (S. Giovanni XVI, 23). È in questo nome che hanno operato gli Apostoli e i Santi: i miracoli che facevano, come disse San Pietro in occasione della guarigione del paralitico: “Nel Nome di Gesù, alzati e cammina” (Act. Ap. III); che i fedeli hanno il potere di scacciare i demoni. (S. Marco XVI, 17). Quando invochiamo il suo Nome, Gesù Cristo ci aiuta a combattere contro satana; i demoni fuggono e tremano appena lo sentono. (S. Giust., S. Gr. Naz.). Questo Nome ha un tale potere contro l’inferno che spesso è efficace anche sulle labbra dei peccatori. (Orig.); ha il potere speciale di rallegrare il cuore (S. Lor. Giust.); come l’olio (Cantico dei Cant. I, 2) illumina, nutre, allevia i dolori (S. Bern.); è un riparo contro tutti i pericoli sia spirituali che corporali o temporali. (S. Vinc. F.). “Io sostengo”, diceva questo santo, “che l’invocazione di questo Nome guarisce anche le malattie corporali”. Tutte le grazie si uniscono nel Nome di Gesù, come i raggi focalizzati da uno specchio. Non c’è altro nome in cielo per il quale siamo salvati”. (Act. Ap. IV, 12); “a questo nome ogni ginocchio si deve inchinare in cielo, in terra e negli inferi”, (Fil. II, 10). Tutti gli uomini dovrebbero dire, come San Bernardo: “Questo Nome è miele in bocca, armonia per l’orecchio, delizia per il cuore”. – La devota invocazione di questo santo Nome è poco compatibile con il peccato mortale, perché nessuno può dire: “Signore Gesù, se non lo S. Spirito Santo” (I. Cor. XII,3), cioè senza essere in stato di grazia.

2° MOSTRANDO UN’ALTA STIMA PER OGNI COSA CHE SERVA PER IL CULTO DI DIO, SPECIALMENTE PER I SUOI MINISTRI, LE COSE E I LUOGHI SACRI, LE CERIMONIE DEL CULTO.

Dobbiamo mostrare grande stima per i ministri di Dio. Rodolfo d’Asburgo ne diede un bell’esempio: mentre andava a caccia incontrò un sSacerdote che portava il viatico a un malato; smontò immediatamente e offrì il suo cavallo al Sacerdote. Il sacerdote glielo riportò, ma lui non volle accettarlo e glielo diede. In cambio, il Ssacerdote gli predisse che avrebbe ricevuto grandi onori e felicità. 9 anni dopo (1272) fu eletto imperatore a Francoforte – Anche il pagano Alessandro Magno può servire da esempio. Il sacerdote dei Giudei era andato ad incontrarlo vestito con i suoi paramenti ed alla testa dell’intero corpo sacerdotale, il re si prostr davanti a lui. Quando gli fu chiesto perché rispose: “Non ho adorato il pontefice, ma il Dio di cui è lui il sacerdote. Dio esige questo rispetto: “Chi disprezza voi, disse Gesù, disprezza me”..(S. Luca X, 16) e l’Antico Testamento conteneva già questo ordine. “Guardatevi dal toccare i miei unti”. (1 Par, XVI, 22). Non sapete. – dice San Giovanni Crisostomo – che gli onori tributati ai Sacerdoti vanno fino a Dio”? 2 – Dio comanda anche il rispetto delle cose e dei luoghi sacri. Al roveto ardente disse a Mosè: “Non ti avvicinare; togliti i calzari, perché la terra su cui stai è sacra”. (Esodo III, 5). “Tremate davanti al mio santuario”, dice ancora (Levit. XXVI, 2); perciò era severamente vietato toccare l’Arca dell’Alleanza. (Numeri IV, 15). Non. Entrare nel mio santuario se non come nel cielo stesso, e non fare o dire mai nulla di terreno lì. (S. Nil.). La santità, Signore, deve essere l’ornamento della tua casa (Sal. XII, 5). Siamo anche tenuti a rispettare le cerimonie religiose. Santa Elisabetta d’Ungheria.portava a Messa la sua corona e non portava mai con sé alcun gioiello. In molte diocesi i fedeli rimangono sempre in ginocchio. È per rispetto al il Vangelo che lo ascoltiamo in piedi, e va da sé che la ricezione dei Sacramenti richiede il più profondo rispetto.

3. DOBBIAMO LODARE SPESSO DIO PER LE SUE INFINITE PERFEZIONI E BONTÀ, SOPRATTUTTO DOPO AVER RICEVUTO DEI BENEFICI DA LUI.

Il cantico dei tre giovani nella fornace (Dan. III) è un cantico di gratitudine, e Tobia (XI, 17) lodò Dio non appena gli si aprirono gli occhi. Zaccaria intonò il Benedictus dopo la sua guarigione, e Maria il Magnificat dopo il saluto di Elisabetta (S. Luca I). Dobbiamo quindi prendere l’abitudine di dire le belle preghiere eiaculatorie: Dio sia lodato! (Deo gratias), Gloria al Padre, ecc..

Sia lodato Gesù Cristo! E se la malattia ci rende difficile parlare, lodiamo Dio dal profondo del cuore; perché Dio, che non è corporeo, non ha bisogno del suono della voce e si contenta della nodtra volontà (S. Aug.). L’anima mia benedica il Signore e tutto ciò che è in me benedica il suo santo Nom (Sal. CII, 1). “Benedirò il Signore in ogni momento; la sua lode sarà sempre nella mia bocca” (id. XXXIII, 1). Il Nome del Signore è degno di lode dal sorgere del sole fino al tramonto (id. CXII, 3). La lode di Dio è nel nostro interesse, perché così facendo attiriamo su di noi più abbondanti benedizioni divine.

II. IL RISPETTO PER DIO PROIBISCE:

I. LA PRONUNCIA INUTILE DEL NOME DI DIO E DI ALTRI NOMI SACRI.

Molte persone hanno l’abitudine di dire: “Mio Dio! Gesù, Maria, Giuseppe ecc. Se ce l’abbiamo, dobbiamo assolutamente eliminare questo disordine e far sì che i nostri vicini ne siano consapevoli. “Quando amerete Dio, vostro Signore, con tutto il vostro cuore e vedete il suo santo Nome profanato nel modo più rivoltante, è impossibile sopportare senza indignarsi”. (S. Bern.). La pronuncia non necessaria del Nome santo di Dio o di altri nomi sacri è almeno un peccato veniale. “Non non prendere sempre in bocca il nome di Dio, altrimenti non sarai senza peccato”. (Eccli. XXIII, 10). Il Signore non riterrà innocente colui che avrà pronunciato invano il nome del Signore suo Dio. (Esodo XX, 7). Abbiamo cura dei nostri abiti di festa per non usurarli troppo in fretta; quanta cura bisogna avere per non abusare del Nome di Dio, degno del nostro massimo rispetto. (S. G. Cr.). Per un eccesso di rispetto superstizioso, i Giudei avevano persino soppresso l’uso del Nome di Dio Jéhovah e usavano solo la parola Signore, Adonaï. (Cat rom.).

2. LE IMPRECAZIONI, CIOÈ AUGURARE IL MALE IN PREDA ALL’IRA, USANDO NOMI SACRI.

I genitori irreligiosi maledicono i loro figli in questo modo; gli operai, il loro lavoro o o i loro attrezzi, pronunciando nomi sacri. Le maledizioni senza l’uso di di nomi religiosi sono gravi peccati contro la carità, ma non sono contrarie al il 2° comandamento “La bocca dei Cristiani non deve fare altro che benedire, dice San Pietro”. (I. Cp. III, 9). Come possiamo ricevere il corpo di Cristo con la stessa lingua che abusiamo per maledire e offendere Dio? – Spesso Dio punisce coloro che bestemmiano permettendo che l’imprecazione si realizzi. – S. Agostino racconta di una madre che maledisse i figli che l’avevano battuta. Essi furono colpiti da violente convulsioni, finché non cominciarono a vagare di regione in regione fino a quando, finalmente, arrivarono a Ippona, la città episcopale di S. Agostino, e furono guariti grazie alle reliquie di Santo Stefano. – S. Ignazio di Loyola chiese una volta l’elemosina ad un signore spagnolo. Il signore si arrabbiò e cominciò a proferire imprecazioni: “Che io possa bruciare il mio corpo se non meriti i ceppi! Dopo un poco nacque il bambino erede al trono, e tutti manifestarono la loro gioia con salve e fuochi d’artificio. Questo gentiluomo accese incautamente un barile di polvere da sparo e morì miseramente per le orribili ustioni. Se l’aratore ara e semina con bestemmie (imprecazioni), è giusto che i suoi raccolti siano maledetti. È forse strano che gli animali muoiano dopo essere stati maledetti? Che il lavoro non abbia successo? “L’empio ha amato la maledizione e questa ricadrà su di lui”, questa è la minaccia di Dio (Sal. CVIII,17).

Questa cattiva abitudine mette in pericolo la salvezza.

L’imprecazione è il peccato che merita l’inferno, dove si troverà per la sua punizione. Il diavolo maledice e bestemmia Dio; tuttavia, in quanto spirito, conserva un certo rispetto e timor di Dio; quando sente il Nome di Gesù trema e fugge; e l’uomo osa abusare del nome di Dio, di Gesù, del Santissimo Sacramento! Questo è un linguaggio più orribile di quello dell’inferno (S. Greg. Naz.). La lingua di un uomo ci permette di concludere sulla sua nazionalità. Si può dire se un uomo viene dall’inferno quando parla la lingua del diavolo. I Padri di S. Padri considerano l’abitudine di bestemmiare come un segno di riprovazione; “coloro che bestemmiano Dio periranno senza speranza” (Sal. XXXVI, 22), non possederanno il regno di Dio. (I Cor. VI, 10). – La gravità della maledizione dipende dalla gravità del male desiderato e dalla serietà con cui viene compiuto. Anche se leggero e sconsiderato rimane un peccato più grande della vana pronuncia del Nome di Dio, perché offende non solo il rispetto dovuto a Dio, ma anche la carità dovuta al prossimo.

3. LA PROFANAZIONE DI PERSONE, LUOGHI, COSE (O AZIONI) CONSACRATE A DIO.

Il disprezzo dei Sacerdoti ricade su Dio, perché, dice Gesù Cristo: “Chi disprezza voi disprezza me” (S. Luc X, 26); chi disprezza i Sacerdoti è quindi colpevole di un’offesa a Dio e merita la stessa punizione dei Giudei che insultarono e disprezzarono il Figlio di Dio. “Ogni sorta di male deriva dalla mancanza di rispetto per i ministri di Dio” (S. G. Cris.); lo vediamo già nell’Antico Testamento nella punizione inflitta a questi bambini, divorati da un’orsa per aver deriso il profeta Eliseo. (IV Re, II, 24). – Le chiese sono profanate da un comportamento disordinato (ridere, chiacchierare, girarsi), dagli sputi (soprattutto vicino all’altare, e vicino al banco della comunione). “Chi è indecente in chiesa se ne va con un peccato più grave di quello con cui è entrato. (S Ambr.). I peccati commessi nella casa di Dio lo feriscono di più; così Gesù, la dolcezza in persona, scaccia con indignazione i venditori ed i compratori dal tempio, dicendo: “La mia casa è una casa di preghiera e voi ne avete fatto un covo di ladri (Matteo XXI, 13). Chi profana il tempio di Dio sarà confuso (I Cor. III,17). – Siamo tenuti ad avere lo stesso rispetto per le cose sacre. Quando Davide trasportò l’arca dell’alleanza a Gerusalemme, Oza fu colpito a morte anche solo per averla toccata (e anche allora con l’intenzione di impedire che cadesse) (II Re VI, 7). – Il re Uzzia fu colpito dalla lebbra perché aveva avuto la presunzione di entrare nel santuario per offrire l’incenso (Paral. XXXVI). Il disturbo e la derisione degli atti religiosi è molto peccaminoso; questo fu il peccato dei figli di Heli che disturbavano i sacrifici e rubavano le vittime. (I. Re II). Questo peccato non è raro al giorno d’oggi dove vediamo gli empi disturbare i sermoni, le funzioni, le processioni con azioni chiassose, insultando i Sacerdoti che portano il viatico, o facendo degli atti religiosi l’oggetto del loro scherno.

4. BESTEMMIA. Si commette con parole oltraggiose contro Dio, i suoi Santi e gli oggetti consacrati al culto (S. Th. Aq.).

Giuliano l’apostata non chiamava il Figlio di Dio altro che il Galileo: è ripetendo questa bestemmia: “Hai vinto, Galileo” che spirò sotto un colpo di lancia). Ahimè, ci sono molte persone empie che pronunciano bestemmie; anche le persone cosiddette pie bestemmiano quando, ad esempio, affermano nelle loro prove che Dio li sta castigando più di quanto essi meritino. È una bestemmia parlare in modo sprezzante di Dio, come Alfonso d’Aragona che disse: “Se fossi stato presente alla creazione, avrei fatto notare a Dio molte cose che dovevano essere cambiate”. È ancora bestemmiare l’attribuzione ad una creatura in attributo di Dio (S. Bonav.). Il popolo bestemmiava quando applaudendo al discorso di Erode Agrippa, gridava: “È la voce di un dio non di un uomo “(Act. Ap. XII, 23). Questo era il peccato familiare dei Giudei: “Il mio nome – dice Dio attraverso il profeta Isaia (LII, o) – viene bestemmiato continuamente per tutto il giorno. Anche l’insulto ai Santi è una bestemmia; poiché Dio deve essere lodato nei suoi Santi (Sal.CL, 1); l’insulto fatto a loro può essere ricondotto a Lui (S. Th. Aq,).

Si può considerare in questa categoria il Sacrilegio o profanazione di una cosa destinata al culto di Dio.

Nei Paesi veramente civilizzati questi atti sono puniti dalla legge civile. -Questo fu il peccato del re babilonese Bàlthasar, che profanò i vasi sacri in stato di ebbrezza, bevendo in essi. (Daniele V). Questo è il peccato di coloro che calpestano e maledicono le immagini, che mutilano le croci e le statue, così come è un crimine di lesa-maestà trattare in questo modo le statue di un sovrano! – È particolarmente sacrilego ricevere i Sacramenti in modo indegno, rubare i beni della Chiesa, rubare da una proprietà della Chiesa, o rubare in un luogo sacro. Si dice che i massoni che si procurano le ostie consacrate o da ladri o da empi che ricevono la Comunione, poi commettano gli oltraggi più infami contro di esse: sono le messe nere, un’opera assolutamente satanica. – La bestemmia e il sacrilegio sono peccati veramente diabolici e della massima gravità. La bestemmia è il peccato proprio dei demoni e dei reprobi. (S. Th. Aq.). Come Dio parla attraverso la bocca dei buoni, così satana parla attraverso la bocca dei bestemmiatori.(S. Bernardino). – Questo è peggiore di un cane: un cane non morde la mano del suo padrone, anche quando viene castigato da questo, a causa del cibo che riceve; il bestemmiatore sbava su Dio che l’ha ricoperto di tante benedizioni, perché le prove sono anch’esse una benedizione (S. Bern.). Quando a San Policarpo (+ 167) fu chiesto di rinnegare Cristo, egli rispose: “L’ho servito per 86 anni e non mi ha mai fatto il minimo male. Come potrei bestemmiare il mio Dio e il mio Salvatore!? – Tutti gli altri peccati sembrano leggeri in confronto a questo (S. Ger.); la maggior parte degli altri peccati attaccano solo l’immagine di Dio, la bestemmia attacca direttamente Dio. – Il bestemmiatore pronuncia i suoi insulti contro il Santo d’Israele (IV. Rois XIX, 22); è più grave del furto e dell’omicidio, peggiore della lesa-maestà, perché esso oltraggia il Re dei Re. Insultare un buon principe è un crimine, ma che crimine insultare la bontà suprema (S, Aug.). La maggior parte degli altri peccati hanno origine nell’ignoranza o nella debolezza umana, la bestemmia nasce dalla malizia del cuore (S, Aug. (S. Bern.); gli altri peccati si procurano un vantaggio: la superbia la stima degli uomini, l’avarizia per il denaro, l’intemperanza per il gusto del cibo; il bestemmiatore non ha alcun profitto, non ha alcun piacere. (S, Bern.). – Presso i Giudei questo crimine era punibile con la morte. La bestemmia è sempre un peccato mortale a meno che non l’abbiamo pronunciata senza riflettere o in preda ad un’eccitazione che ci ha tolto il senso di colpa (S. Th. Aq.). Come, grida S. Efrem: “non avete paura del fuoco che cade dal cielo per divorarvi, voi che aprite la bocca contro l’Onnipotente?” Dio punisce terribilmente la bestemmia all’inferno, e spesso già in questa vita; è punita anche nel codice di molte nazioni civilizzate. Non ci si fa beffe di Dio impunemente. (Gal. VI, 7). Balthasar aveva appena profanato i vasi sacri che la sua condanna fu scritta sul muro da una mano vendicatrice: la stessa notte i nemici presero la città, lo uccisero nel suo letto e distrussero il suo impero. (Dan., V). Anche il re d’Assiria, Sennacherib, aveva bestemmiato Dio nella campagna contro gli Israeliti. L’angelo sterminatore uccise 200.000 dei suoi soldati, costringendolo a ritirarsi ed egli stesso morì per mano dei suoi figli (IV. Re XIX). Michele III, l’imperatore di Costantinopoli, fece in un giorno dell’Assunzione parodiare i sacramenti al circo; quella stessa notte si verificò un terremoto e fu ucciso dai suoi figli nel bel mezzo di un banchetto. Erode Agrippa, che si era fatto chiamare Dio, fu immediatamente colpito da violenti dolori alle viscere e morì divorato vivo dai vermi (Act. Ap. XII, 21). Un israelita aveva bestemmiato nel deserto. Mosè lo fece immediatamente arrestare e chiese al Signore quale sorte dovesse essergli inflitta. Che tutto il popolo – rispose a Mosè Dio – Che tutto il popolo lo lapidi”. (Lev. XXIV, 14). Lo stolto che scaglia una pietra contro il cielo non può raggiungere le stelle, ma si espone al pericolo di vederla cadere su di sé, così il bestemmiatore non raggiunge l’oggetto celeste che attacca, ma porta su di sé la vendetta divina. Il bestemmiatore stesso affila la spada che lo colpirà (S. G. Crys ). Chi insulta il fratello merita, secondo Gesù, il fuoco eterno (S. Matth. V, 22), tanto più chi insulta il suo Dio. La Legge di Mosè puniva con la morte chiunque maledicesse il padre o la madre (Esodo XXI, 17), e questo in un’epoca in cui gli uomini conoscevano Dio in modo molto imperfetto. Qual è dunque la pena punizione per coloro che insultano non i loro genitori, ma il loro Dio, ora che la conoscenza di Dio deve essere ed è più perfetta? (S. G. Cris.) Secondo le consuetudini dei diversi tempi, il diritto civile puniva severamente la bestemmia. S. Luigi, re di Francia, fece tagliare la lingua dei bestemmiatori con un ferro rovente; la punizione fu applicata per la prima volta ad un ricco borghese di Parigi e fu un esempio salutare. Se il reato dell’offesa al Capo dello Stato merita una pena, lo stesso vale per l’offesa al Sovrano Signore. (S. G. Cris.). Una volta fu chiesto a san Girolamo perché riprendesse con tanto zelo un bestemmiatore: “I cani”, rispose, “abbaiano per difendere il loro padrone, ed io sarei muto quando il nome del mio Dien viene profanato? Sarò ucciso, ma non sarò messo a tacere”.

5. SIMONIA. Consiste nel comprare cose sacre in cambio di denaro o per cose stimabili al prezzo di denaro.

La simonia era il flagello del Medioevo; vescovati e benefici venivano conferiti al miglior offerente. Sarebbe simonia offrire a un Sacerdote del denaro per l’assoluzione, comprare o vendere reliquie, vendere rosari o oggetti benedetti a prezzi più costosi di altri. Questo vizio prende il nome da Simone il mago che vide gli Apostoli conferire lo Spirito Santo con l’imposizione delle mani, ed offrì loro del denaro dicendo loro: “Date anche a me questo potere, perché ognuno di quelli sui quali imporrò le mani riceva lo Spirito Santo”. (Atti VIII, 19). – Il simoniaco è punito con la scomunica. (Pio IX 12 ottobre 1869); è a lui che si applicano le parole di San Pietro a Simon mago: “Che il tuo denaro perisca con te, tu che hai creduto che il dono di Dio si possa acquistare con il denaro”. (Act. Ap.). Perdiamo lo S. Spirito sa to cercando di comprarlo. (S. P. Dam.). Tuttavia, il fatto di dare una somma di denaro a un Sacerdote per un’intenzione di Messa non è simonia, non più più di quanto non lo sia fare l’elemosina ad un povero e chiedergli di pregare per noi. Nemmeno il casuale (compenso per le stole) dei Sacerdoti è simoniaco, perché non è il pagamento di una cosa sacra, ma solo un contributo al mantenimento del clero. Se ci fosse simonia in questo, San Paolo non avrebbe detto:”I ministri del tempio mangiano di ciò che viene offerto nel tempio e coloro che servono l’altare partecipano all’oblazione dell’altare”. Il Signore ha anche comandato a coloro che annunciano il Vangelo di vivere di Vangelo (I. Cor. IX, 13).

6. PER RIPARARE ALLE BESTEMMIE E SGLI OLTRAGGI CONTRO DIO, I PII CRISTIANI ISTITUIRONO LA DEVOZIONE DEL VOLTO SANTO.

La tradizione cristiana racconta che il volto del Salvatore è stato impresso sul velo presentatogli dalla Veronica (corruzione di Berenice) sulla via del Calvario. Si dice che Santa Veronica abbia donato questa reliquia a S. Clemente, il discepolo e successore di S. Pietro; da allora si trova a Roma ed è conservata a S. Pietro (Fu esposta nel 1849 e fece miracoli). Questo velo reca distintamente i lineamenti del Salvatore: si vede come i suoi carnefici lo abbiano orribilmente sfigurato; è un’immagine delle offese fatte a Dio e ci riempie di santa compassione e di profondo pentimento. In passato, i Papi proibivano di fare riproduzioni, ma nei tempi moderni hanno abrogato questo divieto, e la devozione al Volto Santo, favorita da Dio con numerose grazie, si è diffusa rapidamente. Ad Alicante questa devozione ha guadagnato popolarità dopo una lunga siccità (1849). A Tours gli sforzi di un pio cristiano, M. Dupont, (+ 1876) hanno portato all’erezione della Confraternita del Volto Santo, il cui scopo è quello di riparare alla bestemmia è fu eretta da Leone XIII come arciconfraternita. Santa Gertrude racconta nelle sue rivelazioni che Gesù Cristo le disse: Coloro che venerano l’immagine della mia umanità (del mio volto) saranno illuminati dallo splendore della mia divinità fino al fondo della loro anima”. Si dice anche che abbia detto alla suora S. Pierre (1845): “Poiché in ogni paese è possibile procurarsi una moneta che reca l’impronta legale, così tutto si può ottenere da me con la preziosa moneta del mio Volto Santo” … e ancora: “Più voi farete ammenda onorevole al mio Volto sfigurato, quanto più io ripristinerò l’immagine di Dio sfigurata dal peccato nello splendore del Battesimo”.

IL CATECHISMO DI F. SPIRAGO (XXVI)