IL CATECHISMO DI F. SPIRAGO (XIV)

IL CATECHISMO DI F. SPIRAGO (XIV)

CATECHISMO POPOLARE O CATTOLICO SCRITTO SECONDO LE REGOLE DELLA PEDAGOGIA PER LE ESIGENZE DELL’ETÀ MODERNA

DI

FRANCESCO SPIRAGO

Professore presso il Seminario Imperiale e Reale di Praga.

Trad. fatta sulla quinta edizione tedesca da Don. Pio FRANCH Sacerdote trentino.

Trento, Tip. Del Comitato diocesano.

N. H. Trento, 24 ott. 1909, B. Bazzoli, cens. Eccl.

Imprimatur Trento 22 ott. 1909, Fr. Oberauzer Vic. G.le.

PRIMA PARTE DEL CATECHISMO:

FEDE (11).

8. Art. del simbolo: lo Spirito Santo.

I. LA GRAZIA DELLO SPIRITO SANTO CI È NECESSARIA.

.1. Lo Spirito Santo è la terza Persona di Dio, di conseguenza è Dio; è quindi eterno, presente ovunque, onnisciente, onnipotente.

Lo chiamiamo Spirito Santo perché il Padre e il Figlio rivelano la loro santità attraverso di Esso. (Scheeben, erudito trologo tedesco gesuita, 1835-1888). Lo Spirito Santo è Dio da Dio, come una luce è dalla luce da cui è stata accesa. (Tert); come Il vapore che galleggia sopra le acque, non è di altra natura rispetto alle acque, così lo Spirito Santo è consustanziale al Padre e al Figlio. (S. Cyr. Al.). Io scaccio i demoni – disse Cristo – per mezzo del dito di Dio”, cioè con lo Spirito Santo. Così come il dito è della stessa sostanza del corpo da cui proviene, così lo Spirito Santo ha necessariamente la natura divina (S. Isid.); è chiamato dito di Dio perché è attraverso di Esso che il Padre ed il Figlio entrano in contatto con noi, perché è stato Lui a scrivere le tavole della legge (S. Athan.). L’eternità, l’onnipotenza e l’immensità dello Spirito Santo sono state definite dalla Chiesa contro i Macedoniani teretici nel 2° Concilio Ecumenico di Costantinopoli, nel 381. – Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio (cfr. p. 57). I Greci rifiutarono di credere a questo dogma e si separarono dalla Chiesa cattolica nell’867 e nel 1053. – Una curiosa coincidenza! Costantinopoli fu conquistata dai Turchi nel 1453, proprio il giorno di Pentecoste.

2. LA MISSIONE DELLO SPIRITO SANTO È QUESTO DI COMUNICARE LE GRAZIE MERITATE DA GESÙ CRISTO NEL SACRIFICIO DELLA CROCE.

Lo Spirito Santo non produce quindi alcuna nuova grazia; agisce solo per completare e rendere fecondo ciò che Cristo ha iniziato; quando il sole sorge, non porta nessun seme sulla terra che illumina con i suoi raggi, ma fa germogliare e crescere i semi già esistenti. – La grazia è un beneficio concesso senza essere obbligati (gratuitamente). Quando un sovrano concede la vita ad un criminale condannato a morte, si dice che gli abbia concesso la grazia. Giuseppe II una volta concesse la grazia ad un bambino. Egli se lo incontrò piangente in una strada di Vienna e gli chiese il motivo delle sue lacrime. Il bambino era andato a vedere un medico per la madre malata, che si rifiutava di venire se non veniva pagato in anticipo. L’imperatore si recò a casa della madre e le scrisse un vaglia di 50 ducati dal tesoro imperiale. Dio fa lo stesso con noi: ci investe di benefici senza alcun merito da parte nostra (Rom. II, 23). Lo scopo di questi benefici divini è talvolta temporaneo, come la salute, la ricchezza e i talenti, e a volte per la nostra salvezza eterna, come il perdono dei peccati”. È dei benefici di quest’ultima specie di cui parliamo qui sotto il nome di grazia. Queste sono le grazie che Gesù Cristo ha guadagnato per noi sulla croce.

3. L’AIUTO DELLO SPIRITO SANTO È ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE PER LA NOSTRA SALVEZZA.

Con le sue sole forze naturali, l’uomo non è in grado di ottenere il paradiso. Ad esempio, si trova in un giardino davanti a un bell’albero e tende le braccia verso il frutto, senza raggiungerlo; arriva il padre, solleva il bambino, che può così raccogliere il frutto. Lo stesso vale per l’uomo: da solo, con le sue forze naturali, è impotente a raggiungere la felicità eterna senza l’aiuto dello Spirito Santo. I nostri occhi non possono vedere o distinguere oggetti troppo lontani, ma hanno bisogno di un telescopio, il nostro braccio ha bisogno di una leva per i carichi troppo pesanti; allo stesso modo le facoltà naturali della nostra anima, così limitate, la nostra ragione e la nostra volontà hanno bisogno di un aiuto soprannaturale per raggiungere la beatitudine eterna; lo Spirito Santo è per l’anima ciò che il telescopio è per l’occhio, la leva per il braccio. Ecco perché Gesù Cristo ha detto: “Se qualcuno è privo dello Spirito Santo, non può entrare nel regno dei cieli. (S. Giovanni III, 5). Non c’è vita senza luce, non c’è navigazione senza nave. È impossibile senza lo Spirito Santo, il soffio di Dio, entrare nel porto della salvezza. (San Macario).

SENZA LO SPIRITO SANTO, NON SIAMO IN GRADO DI COMPIERE IL MINIMO ATTO MERITORIO.

Non possiamo fare nulla senza l’aiuto di Dio, “la nostra capacità viene da Dio”. (II Cor. 111, 5). Dal peccato originale siamo come un malato che, senza l’aiuto degli altri, non è in grado di alzarsi dal letto (S. Tommaso Aq.), ad un bambino che non può badare a se stesso, lavarsi o vestirsi da solo, e che, con gli occhi implora sua madre, versa lacrime finché lei non ha pietà di lui e lo aiuta. (S. Macario). Senza lo Spirito Santo siamo, nonostante i nostri sforzi, come gli Apostoli che, nonostante una notte intera di lavoro, non avevano preso nulla. – L’uomo è incapace di lavorare nelle tenebre; non può fare alcun bene senza la luce della grazia dello Spirito Santo. Il corpo è incapace di qualsiasi azione se non è animato dall’anima; anche l’anima non può fare nulla per il cielo se non è aiutata dal S. Spirito che è la sua vita (S. Fulg.). La luna non brilla senza ricevere luce dall’esterno, così l’anima non può fare nulla di meritorio senza la luce della grazia. (S. Bonav.). La nostra anima produce frutti solo quando è innaffiata dalla pioggia della grazia dello Spirito Santo. (S. Hil.) Senza pioggia non cresce l’erba, non si apre il fiore, non matura il raccolto.; allo stesso modo ogni virtù è impossibile senza la grazia. (S. Greg., S. Iren) La grazia non fa nulla senza la volontà, e la volontà non può produrre alcuna opera meritoria senza la grazia; la terra non fa germogliare nulla senza la pioggia e la pioggia non produce nulla senza essere prima ricevuta dalla terra (S. G. Cris.). L’inchiostro è indispensabile alla penna dello scrittore, e la grazia dello Spirito Santo è essenziale per scrivere le virtù nell’anima (S. Th. Aq.). – Ogni opera meritoria è dunque comunemente prodotta dallo Spirito Santo. e dalla nostra libertà (I. Cor. XV, 10), proprio come il maestro e l’allievo scrivevano insieme quando il primo guidava la mano del secondo. Non possiamo mai attribuirci i meriti delle nostre opere buone. I movimenti del corpo sono opera dell’anima che lo anima, e le nostre opere buone devono essere attribuite a Dio che dà vita alla nostra anima (Rodriguez). Possiamo prenderci il merito delle nostre buone azioni con la stessa facilità con cui un soldato in particolare può prendersi il merito della propria vittoria e non di quella del generale. generale. (San Valeriano).

Con l’aiuto dello Spirito Santo, possiamo compiere il lavoro più difficile.

“Posso fare ogni cosa – dice San Paolo – in Colui che mi fortifica”. (Fil. IV, 13). Gli Apostoli non avevano certo le qualità necessarie per convertire il mondo, né Davide per governare un popolo, né Giuseppe per giustificare la fiducia del Faraone; è il 8. Spirito che li ha resi capaci di ciò che hanno fatto.

2. LE OPERE DELLO SPIRITO SANTO.

Lo Spirito Santo:

1. concede a tutti gli uomini la grazia attuale,

2. concede a molti uomini la grazia santificante;

3. spesso i suoi sette doni, raramente le grazie straordinarie;

4. conserva e dirige la Chiesa cattolica.

I. La grazia attuale.

1. Lo Spirito Santo agisce spesso su di noi in questa vita, illuminando la nostra comprensione, rafforzando la nostra volontà. Questa azione temporanea dello Spirito Santo si chiama grazia attuale o divina ispirazione.

A Pentecoste lo Spirito Santo ha esercitato questa azione sugli Apostoli; illuminò le loro menti e rafforzò la loro volontà. In precedenza erano stati uomini ignoranti, che Cristo stesso chiamava uomini che tardavano a credere (Lc. XXIV, 25), e da quel momento in poi ebbero risposte per tutto; prima erano timorosi e tenevano le porte chiuse, ora erano audaci come leoni. Le lingue di fuoco significavano la luce della comprensione; la tempesta, la forza della volontà (la tempesta sradica i grandi pini). – Lo Spirito Santo agisce come il sole, che illumina e riscalda; illumina la mente e riscalda la volontà di bene. Appena il sole sorge, la luminosità delle stelle scompare e vediamo solo la sua luce; allo stesso modo l’illuminazione dello Spirito Santo ci fa disprezzare tutto ciò che abbiamo amato nelle tenebre del peccato, i piaceri della tavola, del gioco, del ballo, ecc. e tutti i nostri pensieri si rivolgono a Dio. La luce del sole fa vedere anche la vera forma delle cose, le profanazioni del nostro corpo o dei nostri abiti, le strade lontane; la luce dello Spirito Santo ci permette di cogliere la verità del mondo, il vero valore delle cose terrene, i nostri peccati, il vero scopo della nostra vita. – Appena il calore del sole si fa sentire, il ghiaccio si scioglie e le piante cominciano a diventare verdi; il calore dello Spirito Santo rende morbida la durezza del nostro cuore attraverso l’amore per Dio e per il prossimo, ci fa produrre rami verdi, cioè atti meritori per il cielo.. – Lo Spirito Santo è una luce che proviene dal Padre delle luci (S. Giacomo I, 17); la grazia attuale è una luce che illumina e muove i peccatori. (S. Aug.) – Nel linguaggio comune, la grazia attuale è chiamata ispirazione divina o anche grazia di aiuto, perché costituisce un aiuto temporaneo per realizzare la nostra salvezza. Cristo ci rappresenta la grazia attuale nella figura del buon pastore che segue la pecora smarrita finché non la ritrova. (Luca XV).

Lo Spirito Santo esercita questa azione in diverse circostanze: attraverso una predica, una buona lettura, una malattia, un lutto, immagini o esempi edificanti, ammonizioni di superiori o amici, ecc.

S. Antonio l’eremita (+ 366) ricevette l’influenza dello Spirito Santo attraverso il sermone sul giovane ricco; i Giudei di Gerusalemme attraverso la predica degli Apostoli il giorno di Pentecoste; S. Ignazio di Loyola (+ 1556), attraverso la lettura della Passione e delle vite dei santi; San Francesco d’Assisi (+ 1226), attraverso una malattia; San Francesco Borgia (+ 1572), attraverso la visione del cadavere della regina Isabella; San Norberto (+ 1134), a causa del pericolo che corse per un fulmine; e così via. In tutte queste anime si produsse una presente una trasformazione subitanea scaturita dall’ispirazione divina dello Spirito Santo. Tutti potevano dire, come San Cipriano: “Quando lo Spirito Santo è entrato nella mia anima, mi ha cambiato in un altro uomo”. – Quasi sempre Dio fa precedere queste ispirazioni dalla sofferenza. La cera non riceve l’impronta del sigillo se prima non viene ammorbidita dal fuoco e schiacciata da una pressione.

L’uomo non è sensibile all’azione dello Spirito Santo finché non è stato ammorbidito dalla sofferenza. La carta viene prima impastata e smaltata prima di poter essere usata per la scrittura, e l’uomo ascolta l’ispirazione dello Spirito Santo solo dopo essere stato purificato dai suoi desideri malvagi.

2. A VOLTE. PER MIRACOLO, L’AZIONE DELLO SPIRITO SANTO POTEVA ESSERE VISTA ED UDITA.

È il caso del battesimo di Gesù, quando si vide la colomba e si udì la voce dal cielo, alla Pentecoste con le lingue di fuoco ed il vento impetuoso, alla conversione di San Paolo. Per donarci lo Spirito Santo, Gesù Cristo ha istituito i Sacramenti, che possono essere percepiti anche con la vista e l’udito.

3. LO SPIRITO SANTO NON CI VIOLA, CI LASCIA LA NOSTRA COMPLETA LIBERTÀ.

Lo Spirito Santo è come una guida che possiamo seguire o meno, soprattutto la colonna di fuoco e di nube che indicava agli israeliti la strada per la Terra Promessa. Lo Spirito Santo è una luce divina, alla quale possiamo chiudere gli occhi. “Seguire la chiamata di Dio o rimanere sordi ad essa è una questione di libero arbitrio”. “Dio non agisce su di noi come su pietre o esseri senza ragione o libertà” (S. Aug.). Dio rispetta la libertà dell’uomo, non la distrugge nemmeno quando l’uomo la usa per perdersi (Mons. Ketteler). Dio non permette allo spirito maligno di toglierci la libertà, non la toglie lui stesso (Santa Gertrude).

L’uomo può collaborare con la grazia attuale, ma può anche resistere.

Saulo collaborava con la grazia, ma il giovane ricco (S. Luc. XVIIÏ) le resisteva. Coloro che, a Pentecoste, si fecero beffe degli Apostoli facendoli passare per ubriachi resistevano alla grazia (Act. Ap. II, 13), così come quelli che deridevano S. Paolo che predicava il Vangelo e la risurrezione dei morti davanti all’areopago di Atene (ibid. XVII, 32). Anche Erode, che aveva saputo della nascita di Cristo dai Magi, si rifiutò di collaborare con la grazia. Anche Lutero si oppose alla grazia alla Wartburg scagliando il suo calamaio contro il muro, dicendo contro il demonio; non era il diavolo che lo perseguitava con questi pensieri: Chi ti ha dato questa missione? Sei saggio tu solo? – Se qualcuno vuole sposarsi, fa una proposta di matrimonio alla persona di cui cerca la mano e il cuore. Questa persona può accettare o rifiutare la richiesta. Dio fa lo stesso: ci fa le sue proposte e noi possiamo accettarle o rifiutarle. (S. F. de Sales). Chi resiste abitualmente alla grazia attuale e muore in questa resistenza, commette un peccato grave e irremissibile contro lo Spirito Santo; assomiglia a satana che resiste ostinatamente alla verità. Da qui l’avvertimento della Scrittura: “Se oggi udite la sua voce, guardatevi dall’indurire i vostri cuori”. (Sal. XCIV, 8).

Chi collabora con la grazia attuale riceve grazie più abbondanti; chi vi resiste perde tutte le altre grazie e subirà un giudizio terribile.

Beato chi collabora con la grazia! Colui che ne utilizza la prima, se ne attira tutta una serie. La grazia usata è come un seme che germoglia. Il servo che ha usato bene i suoi cinque talenti, ne riceve altri cinque come ricompensa. (Matteo XXV, 28). A chi ha già, dice Gesù Cristo, sarà dato di più e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha nulla sarà tolto anche quello che ha. (ibid. XIII, 12). – Ma guai a chi resiste alla grazia. Gerusalemme subì un terribile giudizio (70 d.C) per non aver riconosciuto il giorno in cui Dio l’aveva visitata, le aveva offerto la grazia. (S. Luc. XIX, 41). È alla resistenza alla grazia che si applicano le parole di Gesù: “Getta il servo inutile nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti” (S. Matth. XXV, 30). Un grande signore è irritato per il mancato rispetto dei suoi doni e dei suoi benefici, Dio, il sovrano padrone del cielo e della terra, è irritato dal rifiuto della grazia dello Spirito Santo, il suo beneficio più importante. “Dio abbandona i pigri” (S. Aug.). Colui che ottiene langrazia senza usarla, non raggiungerà il cielo, più di quanto uno non raggiunge la meta del suo viaggio non salendo sul treno quando questo è in stazione. Il momento attuale della grazia è come il momento critico di una malattia. Se non stiamo attenti, rischiamo la vita. – Molti uomini, ahimè, rendono vane le grazie divine e con le distrazioni e i piaceri mondani respingono lo Spirito Santo che voleva agire su di loro nei momenti di lutto, nelle feste della Chiesa, attraverso la ricezione dei Sacramenti. Dovrebbero invece ritirarsi in solitudine, riflettere seriamente, ricorrere alla preghiera. purificare la propria coscienza con la confessione, come fece Sant’Ignazio di Loyola che, dopo la sua conversione, si ritirò per diversi mesi nella grotta di Manresa per diversi mesi, e Santa Maria egiziaca, che dopo la sua conversione si confessò e si stabilì nel deserto. I piloti salpano non appena si accorgono che il vento è favorevole; allo stesso modo dobbiamo lasciarci condurre, non appena sentiamo il soffio dello Spirito Santo (Louis de Gren.). Se non seguiamo la grazia con docilità e prontezza, Dio la ritira da noi. La grazia è come la manna, che doveva essere raccolta al mattino presto e che i pigri trovavano sciolta. (San F. de Sales). – Più grandi sono le grazie ricevute, più grande è la responsabilità (S. Grég. M.), perché, dice Gesù Cristo, molto sarà chiesto a colui al quale molto è stato dato.m(S. Luc. XII, 48).

4. LO SPIRITO SANTO AGISCE SU PECCATORI E GIUSTI, ERETICI ED INFEDELI, COSÌ COME SUI CATTOLICI.

Il buon Dio è come il buon pastore (San Giovanni X) che segue la pecora perduta finché non la trova. (S. Luc. XV). Gesù Cristo, la luce del mondo, illumina ogni uomo che viene al mondo (S. Giovanni I, 8); Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (L Tim. II, 4).

Lo Spirito Santo ha agito per la salvezza degli uomini fin dall’inizio del mondo, ma si è dato nella sua pienezza solo dalla Pentecoste.

Durante la prigionia ebraica a Babilonia, lo Spirito Santo agiva spesso sul popolo attraverso i numerosi miracoli che compiva per glorificare Dio: i tre giovani nella fornace, Daniele nella fossa dei leoni. I patriarchi e i profeti erano stati illuminati dallo Spirito Santo, e forse anche i filosofi come Socrate, che aveva riconosciuto l’unità di Dio e fu condannato a morte per averla insegnata (399 a.C.). Così come il sole, prima ancora di apparire, è annunciato dai suoi raggi, così Gesù Cristo, il Sole della giustizia: la sua venuta è preceduta dai raggi luminosi dello Spirito Santo. Così come acconsentiamo ai prestiti quando ci aspettiamo di ricevere del denaro, così Dio ha dato la sua grazia dell’Antico Testamento, in vista della futura soddisfazione del Salvatore.

Ma lo Spirito Santo non distribuisce le sue grazie in modo uguale a tutti gli uomini.l; è più generoso nei confronti dei membri della della Chiesa cattolica.

Uno dei servi ricevette cinque talenti, l’altro due, il terzo uno solo. (S. Matth. XXV, 15). Gli ebrei ricevettero più grazie dei pagani. La Vergine, più di tutti gli altri uomini; le città di Corozaïn e di Betsaida più di Tiro e Sidone; Cafarnao, più di Sodoma (ibid. XI, 31). Ci sono delle grazie universali di cui tutti gli uomini, senza eccezione, sono partecipi; altre grazie sono particolari, cioè concesse solo ad alcune anime destinate da Dio ad una speciale vocazione. (Marie Lat.). Alcune grazie si ottengono attraverso le preghiere di altri o attraverso la corrispondenza alla prima grazia; S. Agostino ottenne più grazie attraverso la preghiera di altri Agostino ottenne più grazie attraverso l’intercessione della madre che mille altre anime; S. Paolo ricevette grandi grazie attraverso la preghiera di altri. Paolo ricevette grandi grazie attraverso le preghiere di Santo Stefano. Gli Apostoli ricevettero molte grazie perché seguirono subito la chiamata di Gesù.

Lo Spirito Santo non agisce sulle anime in modo continuo, ma ad intervalli.

S. Paolo scrisse ai Corinzi: “Ora è il tempo opportuno, ora è il giorno della salvezza”. (2 Cor. VI, 2). Nella parabola della vigna, gli operai sono chiamati una sola volta per ogni serie (S. Matth. XX). La Quaresima, le missioni, il Giubileo sono tempi di grazia; sono come le fiere dove le merci sono più numerose e più economiche. Senza dubbio, lo Spirito Santo può essere acquistato senza denaro e completamente gratuito (Is. LV, 1).

Attingete alle fonti della grazia, per quanto potete, a fiumi interi; verrà un tempo in cui non potrete più bere da esse (S. Ephr.).

5. LE GRAZIE ATTUALI SI OTTENGONO FACILMENTE CON LE OPERE BUONE, LA PREGHIERA, IL DIGIUNO E LELEMOSINA., CON L’USO DEI MEZZI DI SANTIFICAZIONE DELLA CHIESA, LA SANTA MESSA, I SACRAMENTI E LA PREDICAZIONE.

La grazia di Dio non può essere meritata rigorosamente con le opere, dalle buone azioni, altrimenti non sarebbe più grazia (Rm XI, 6). Le opere buone sono necessarie, perché Dio, che ci ha creati senza di noi, non ci salverà senza di noi. (S. Aug.) Quando un mendicante tende la mano per chiedere l’elemosina, questo movimento non costituisce un diritto, ma è necessario per ricevere l’elemosina. (Allioli). Dio ci ha salvati, non per le opere della giustizia che abbiamo fatto, ma per la sua misericordia (Tt II I, 5). Se quindi facciamo molte opere buone, otteniamo più facilmente le grazie. Lo Spirito Santo concede a ciascuno ciò che gli piace (I. Cor. XII, 11), tuttavia secondo la preparazione e la cooperazione di ciascuno. (Conc. de Tr. VI 7); il numero delle grazie attuali è dunque in proporzione alle opere buone. Un mezzo molto efficace per ottenere le grazie è l’invocazione dello Spirito Santo, perché il Padre che è nei cieli dà il buono Spirito a coloro che glielo chiedono (S. Luc.-Xl. 43). – L’invocazione della Beata Vergine non è meno efficace, perché Maria è piena di grazia e dispensatrice di tutte le grazie divine. Questo titolo non è esagerato, perché è il linguaggio dei più grandi Santi, e non è decoroso credere che abbiano mancato la verità, perché erano tutti animati dallo Spirito Santo, che è lo Spirito della verità. (S. Alph.) L’adorazione del Santissimo Sacramento è anche una fonte di grazie, come il ritiro dal mondo, la solitudine in cui Dio parla alla nostra anima (Osea II, 44), la mortificazione dei sensi (repressione della curiosità, evitamento delle conversazioni inutili); gli Apostoli sono un esempio lampante.

II. La grazia santificante.

1. QUANDO IL PECCATORE COLLABORA ALLA GRAZIA ATTUALE, LO SPIRITO SANTO ENTRA NELLA SUA ANIMA PER DARLE UNA LUMINOSITÀ ED UNA BELLEZZA CHE GLI FARANNO GUADAGNARE L’AMICIZIA DI DIO.

Questa bellezza permanente dell’anima, conseguenza della dimora dello Spirito Santo, si chiama grazia santificante.

Quando si permette al fuoco di agire sul ferro, il fuoco penetra nel ferro e il metallo assume un’altra natura: diventa luminoso, incandescente, dorato, per così dire. È lo stesso per l’anima; quando essa si abbandona all’azione della grazia, lo Spirito Santo la penetra e, grazie a questa inabitazione (I Cor. VI, 19) è immediatamente dotata di una qualità permanente: una certa luce, un certo splendore, in altre parole, la grazia santificante. Dio stesso ci ha rivelato che, cooperando con la grazia, l’uomo la attira in sé: “Volgetevi a me e io mi rivolgerò a voi”. (Zac. I, 3); ^Preparate i vostri cuori al Signore.(1 Re VII, 3). L’abito nuziale nella parabola della festa (S. Matth. XXII) e la nuova tunica data al figlio prodigo rappresentano per noi l’anima che ha ricevuto la grazia santificante come un uomo rivestito di una magnifica veste nuova. Lo S. Spirito conferisce una grande bellezza all’anima che l’ha ricevuta, subisce un cambiamento simile a quello di un malato affetto dalla vecchiaia e dalla paralisi, che per miracolo recupera improvvisamente il fulgore di una bella gioventù e si riveste di ornamenti regali. (S. G. Cris.). Perché un palazzo possa degnamente ricevere un sovrano, deve prima essere debitamente preparato, allo stesso modo lo Spirito Santo trasforma l’anima in un magnifico tempio dove Dio possa abitare. (Scheeben). Se potessimo vedere la bellezza di un’anima in grazia di Dio, cadremmo in estasi. (L. de Blois); se potessimo vedere un’anima senza peccato, dimenticheremmo di mangiare e bere per tutta la vita. (S. Vinc. Fer.). Dopo la resurrezione la bellezza del corpo sarà proporzionata a quella dell’anima. “Dobbiamo quindi dedicare tutte le nostre cure alla santificazione dell’anima, perché essa servirà anche al corpo, che altrimenti perirebbe con l’anima. È quindi una follia prendersi tanta cura del proprio corpo, passare tanto tempo ad abbellirlo, senza preoccuparsi della propria anima. – La grazia santificante non consiste quindi semplicemente in una certa compiacenza da parte di Dio nei nostri confronti (Conc. de Tr. VI, 1), ma è un dono dello Spirito divino (S. Giovanni IV, 13). Lo S. Spirito è dunque un fuoco che ci penetra intimamente, e non un semplice raggio di sole che splende in un appartamento. (Scheeben). Questa bellezza dell’anima attira l’amicizia di Dio. Se solo sapessimo quanto ci ama Dio, quando abbiamo la grazia santificante, moriremmo di gioia (S. Madd. de Pazzi). Dio è così buono che, quando siamo in stato di grazia, non ci considera più come suoi servi, ma come suoi amici (S. Giovanni XV, 15). L’amicizia presuppone una certa uguaglianza. – L’elevazione dell’anima dallo stato di peccato a quello di amico di Dio si chiama anche giustificazione. (Conc. di Tr. VI, 4), nuova nascita (S. Giovanni III, 5; Tit. III, 4-7), spogliarsi dell’uomo vecchio e rivestirsi del nuovo (Ef. IV, 22). –

Esempi: appena Davide, il figliol prodigo, Saul si convertirono, ebbero lo Spirito Santo e la grazia santificante; è questo che ha fatto sì che facessero sacrifici così grandi. Infatti, Davide e Saul trascorsero lunghi giorni in preghiera ed in severi digiuni ed il figliol prodigo dovette superare una vergogna straordinaria per tornare da suo padre. È certo che chi ha una contrizione perfetta ha la grazia santificante, anche prima della confessione. Anche i Patriarchi e i Profeti dell’Antico Testamento avevano in loro lo Spirito Santo e la grazia santificante, come risultato del loro spirito di penitenza e della loro fede nella venuta del Salvatore. Molti uomini ricevono lo Spirito Santo Spirito Santo prima del battesimo: è sceso, anche visibilmente, sul centurione Cornelio e su coloro che erano nella sua casa che avevano ascoltato il sermone di S. Pietro (Act. Ap. X. 44).

2. ORDINARDINARIAMENTE LO SPIRITO SANTO ENTRA NELLE ANIME ATTRAVERSO I SACRAMENTI DEL BATTESIMO E DELLA PENITENZA.

Colui che si confessa con contrizione imperfetta riceve la remissione dei peccati soltanto attraverso l’assoluzione del Sacerdote (vedi Parte III: Sacramento della Penitenza). Si può quindi dire che questi sacramenti attingono al tesoro dei meriti di Gesù Cristo, quello che manca alla cooperazione del peccatore penitente, riaccendono la piccola scintilla nel cuore del peccatore in una grande fiamma che divora la pula del peccato; sono anche come una bevanda che accresce le nostre forze.

3. LO SPIRITO SANTO, DIMORANDO NELLE NOSTRE ANIME, COMUNICA LORO LA VERA VITA.

Il nostro Dio è il Dio vivente; la sua presenza produce vita ovunque.

Lo Spirito Santo, abitando nella nostra anima, la vivifica, come vivifica il corpo. Non c’è dubbio che l’anima abbia una vita; essa anima il corpo, è dotata di una volontà e di un’intelligenza in grado di cogliere e amare il bello, il buono ed il vero; ma questa vita naturale dell’anima è una morte rispetto alla vita di Dio, così come la statua è morta rispetto a colui che essa rappresenta. È la vita stessa di Dio che l’anima riceve attraverso la grazia dello Spirito Santo: essa diventa capace di vedere, di amare, di possedere Dio stesso nella sua gloria.. Questa vita divina è chiamata anche soprannaturale. Una volta Elia risuscitò il figlio della vedova di Zareptath (III Re XVII), ed Eliseo, il figlio della sua ospite a Sunam, (IV Re IV) sdraiandosi sul cadavere, applicando la sua bocca, le sue mani, i suoi occhi a quelli del bambino; lo Spirito Santo fa lo stesso per far risorgere la nostra anima alla vita divina con la sua grazia. Si china verso l’anima, la sua immagine, mette la sua bocca sulla nostra per respirare se stesso in noi; mette i suoi occhi sui nostri, cioè ci dà la sua conoscenza; unisce le sue mani alle nostre, dandoci la sua forza divina. La nostra anima rinasce così a nuova vita. (S. Pietr. I, B; 24). L’anima vive in Dio e Dio in essa. – La grazia deposita nell’anima il seme della vita eterna. secondo l’espressione del Salvatore (S. Giovanni IV) una sorgente che scorre verso la vita eterna, cioè ha una forza vivificante per tutta l’eternità. Un seme celeste è posto in noi per far nascere la vita celeste. Siamo una razza celeste il cui Padre è intronizzato nei cieli. Questa è la dignità a cui la grazia ci ha elevato (S. P. Cris.). Mentre i nostri corpi muoiono ogni giorno, la grazia ringiovanisce le nostre anime giorno per giorno. (II Cor. VI, 16). La grazia deposita nel corpo persino il seme della vita eterna. Infatti, dice S. Paolo, se lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Gesù dai morti risusciterà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. (Rom. VIII, 11). Lo Spirito Santo è quindi giustamente chiamato vivificante (Credo della Messa).

Lo Spirito Santo, dimorando in noi per mezzo della sua grazia:

1 . ci purifica da tutti i peccati gravi.

Il ferro arrossato dal fuoco viene liberato dalla ruggine, e noi siamo liberati dal peccato quando il fuoco dello Spirito Santo è penetrato in noi. La grazia è un certo splendore, una luce che cancella tutte le macchie dalla nostra anima e la rende più bella, più brillante. (Cat. rom.). La grazia santificante e il peccato sono quindi incompatibili; – Chiunque sia libero dal peccato grave è la dimora dello Spirito Santo, mentre chi vive nel peccato, è la dimora del diavolo. Tuttavia, anche se la grazia di Dio guarisce l’anima, non guarisce la carne; in questa parte della natura umana, nella carne, come dice l’Apostolo, regna il peccato, cioè il pungiglione del peccato (catech. Romano), la concupiscenza. I più grandi Santi hanno quindi in sé l’inclinazione al male, contro la quale sono obbligati a lottare fino alla morte. Così San Paolo ha detto: “So che nulla di buono abita in me, cioè nella mia carne” (Rm VII, 18). La concupiscenza può essere indebolita in questa vita, ma non distrutta. (S. Aug.). La concupiscenza rimane perché l’uomo riconosca quanto sia pernicioso il peccato, in modo che nella lotta contro la sua natura corrotta abbia sempre la possibilità di acquisire meriti per il cielo.

2. Lo Spirito Santo ci unisce a Dio e ci rende templi di Dio.

Quando lo S. Spirito viene a dimorare in noi, siamo intimamente uniti a Dio. Lo Spirito viene ad abitare in noi, e siamo intimamente uniti a Dio.; sempre secondo l’esempio del ferro arrossato dal fuoco. Chi ha lo Spirito Santo è unito a Cristo, come il tralcio della vite è unito al tronco (S. Giovanni XV, 5), come una goccia d’acqua con il vino di una coppa dove viene versata e da cui acquisisce il colore, l’odore e il sapore del vino (S. Greg. Naz.). Attraverso lo Spirito Santo diventiamo partecipi della natura divina (II. S. Pietro I, 4), non solo di nome, ma in realtà. (S. Cir. Al), siamo per così dire divinizzati (S. Th. A.). Lo Spirito Santo, venendo in noi, agisce come un balsamo che profuma tutto ciò che tocca, come un sigillo che lascia un’impronta sulla cera (Scheeben). La grazia comunica la divinità. (S. Max.). Il fuoco trasforma il ferro nella sua stessa sostanza e lo Spirito Santo trasforma l’uomo in Dio, tanto che la Scrittura chiama gli uomini dèi. (Sal. LXXXI, 6; S. Giov. X, 36). Il raggio di sole che passa attraverso il cristallo lo rende chiaro e luminoso, simile al sole stesso. Lo spirito, questo raggio di oceano di luce della divinità, rende l’anima, toccandola, simile a Dio, santa e celeste (Dr. Schmitt). Il diavolo e i nostri primi genitori desideravano questa somiglianza con Dio, ma in unione con Lui (Scheeben). La grazia ci rende uguali agli Angeli, poiché anch’essi hanno il S. Spirito (S. Bas.). – Lo Spirito Santo fa di noi dei templi di Dio; indubbiamente la sua dimora immediata è nelle anime alle quali dà la vera vita, ma essendo l’anima nel corpo, anche quest’ultimo diventa la dimora dello Spirito Santo. (S. Aug.). L’anima in stato di grazia è quindi come il tempio di Gerusalemme. Il tempio era di un bianco abbagliante all’esterno, ricoperto di lamine d’oro all’interno, abitato da Dio nascosto in una nube, illuminato dal candelabro a sette bracci. Quest’anima è pura da ogni peccato, piena di carità simboleggiata dall’oro, è il trono dello Spirito Santo illuminato dai suoi sette doni. Così San Paolo scriveva ai primi Cristiani: “Non sapete che siete templi dello Spirito Santo?” (I. Cor. III, 16)”. “Voi siete i templi dello del Dio vivente”. (II Cor. VI, 16). Nel Padre nostro diciamo: “Padre nostro che sei nei cieli”; ma sulla terra, il cielo è l’anima del giusto dove abita Dio (S. Aug.). Se qualcuno mi ama, cioè ha lo Spirito Santo in lui, dice Cristo., io e il Padre mio verremo ad abitare in lui. (S. Giovanni XIV, 23).

3. Lo Spirito Santo nobilita le facoltà della nostra anima e ce ne dona di nuove attraverso le virtù teologali e morali.

Per la spiegazione di questa proposizione è sufficiente ricordare i paragoni del ferro arrossato dal fuoco, del cristallo trafitto dai raggi del sole. Lo Spirito nobilita le nostre anime con la sua grazia: vi accende la fiaccola della fede (II. Cor. IV, 6) e il fuoco della divina carità (Rom. V, 5). Ci dona la capacità di credere in Dio, di sperare in lui, di amarlo (cfr. p. 21). In altre parole, ci trasmette le tre virtù teologali (Conc. di Tr. 6, 7). Ci rende anche capaci di seguire le ispirazioni dello Spirito Santo e docili ai suoi impulsi, in altre parole ci conferisce i suoi 7 doni. L’anima in cui abita lo S. Spirito è incline al bene, come il ferro rovente è facilmente piegabile. Questa azione è molto visibile in San Paolo. Paolo; appena l’ha sentito, ha gridato Signore, che cosa vuoi che io faccia?” (Atti degli Apostoli IX, 6). E poiché la grazia inclina la volontà alla pratica del bene morale, noi possediamo grazie ad essa le virtù morali (come facoltà, non come abitudini che possono essere acquisite solo con l’esercizio). – In questo modo, la nostra vita spirituale diventa molto diversa. La vita interiore di un santo differisce radicalmente dalla vita di una persona mondana. Quest’ultima, non avendo lo Spirito Santo, di solito pensa solo al buon cibo, al gioco d’azzardo, ai piaceri, al denaro, agli onori; ha un amore per il mondo, ma manca di pace interiore; l’altro, invece, di solito pensa a Dio, cerca di piacergli e ha un amore per Dio. Così San Paolo diceva: “Non sono io che vivo, ma è Cristo che vive in me”(Gai. II,20). Un uomo di questo tipo disprezza le cose terrene, gode della pace interiore e di un’incommensurabile consolazione, nonostante le più grandi sofferenze. Lo S. Lo Spirito è davvero il Consolatore. (S. Giovanni XIV, 26).

4. Lo Spirito Santo ci dà la vera soddisfazione.

Esso ci dona una pace che supera ogni comprensione (Fil. IV, 7). Colui che è in stato di grazia, e quindi alla luce dello Spirito Santo, assomiglia a un viaggiatore che va per la sua strada alla luce del sole e sotto un cielo sereno, che quindi è in uno stato di gioia. Ben diverso è il caso dell’uomo che dalla luce della grazia è caduto nelle tenebre del peccato; è come il viaggiatore che è costretto a camminare nella notte in mezzo alla tempesta, e che mormora pieno di cattivo umore. Quando un usignolo vede l’alba, canta con tale ardore da scoppiare, per così dire. Tale è la gioia dell’anima quando vede sorgere in lei il sole della giustizia. (S. Vinc. Ferr.). Il ghiaccio non si trasforma in acqua finché il calore non lo penetra e lo scioglie, così l’anima si riempie di coraggio e di consolazione, quando lo Spirito Santo penetra in essa (Alb. Stolz).

5. Lo Spirito Santo è il nostro maestro, il nostro educatore.

Il nostro maestro. Esso ci istruisce nella dottrina della Chiesa cattolica; l’unzione che riceviamo da Lui ci istruisce in tutti i suoi punti. (San Giovanni II). Possiamo imparare la dottrina cristiana, ma senza di Esso non la si coglie; è una scienza morta. Possiamo vedere il corpo umano senza poterne dedurre la natura dell’anima. Allo stesso modo, senza lo Spirito Santo, si può ascoltare esternamente la parola di Cristo senza coglierne il senso e il significato. Al buio è quasi impossibile leggere un libro, così come la Parola di Dio rimarrà incomprensibile per noi senza la luce dello Spirito Santo. (Alb. Stolz.) Ciò che lo Spirito Santo ci dice è infallibile, ma non possiamo mai essere sicuri che lo Spirito Santo ci abbia parlato; ogni Cattolico, per quanto illuminato, ha l’obbligo di attenersi strettamente agli insegnamenti della Chiesa. Chi non li accetta, non ha lo Spirito Santo in sé. (S. Giovanni IV, 6). – Lo Spirito Santo è anche il nostro maestro; ci guida come un padre conduce per mano il suo bambino lungo i sentieri malvagi. “Coloro che sono in stato di grazia sono guidati da Dio in modo molto speciale, e possono dire: ‘Non sono io a governarmi, ma Dio governa in me”. I giusti hanno davvero il regno di Dio dentro di loro” (Cat. rom.), come Cristo ha detto: “Il regno di Dio è dentro di voi”. (S. Luc. XVII, 21).

6. Lo Spirito Santo ci stimola alle opere buone e le rende degne del cielo.

Lo Spirito Santo ci eccita alle opere buone. Lo Spirito, aleggiando sulle acque della creazione primitiva, ha tirato fuori dal caos piante, animali e uomini; Essi fa lo stesso con le anime. Con la sua luce celeste e il suo calore divino, fa sì che esse producano frutti dell’amore di Dio che dureranno per l’eternità. (Scheeben). Il vapore muove la macchina, e lo Spirito Santo (in greco il soffio) che risiede nell’uomo lo muove al bene; lavora in noi come un operaio in una miniera. (Il fiore sboccia ai raggi del sole, così l’anima del peccatore si apre ai raggi della sua luce e diffonde il profumo della virtù e della pietà. – S. Macario). Il corpo si muove sotto l’influsso vivificante dell’anima e l’anima compie opere buone quando è animata dallo Spirito Santo. Questo Spirito è sempre in azione come il fuoco; stimola continuamente al bene, come il vento muove le pale di un mulino a vento. – La grazia dello Spirito Santo rende le nostre opere meritorie. L’anima rende ragionevoli gli atti animali dell’uomo, e lo Spirito Santo rende le nostre azioni umane sante e, per così dire, divine. Senza il sole, la luna non brilla; senza la grazia santificante, le nostre azioni non hanno merito per il cielo. Lo Spirito Santo agisce come un giardiniere che innesta un ramo su una pianta selvatica e le fa produrre non frutti selvatici, ma frutti coltivati. Egli innesta su di noi la grazia santificante, un tralcio dell’albero della vita, Gesù Cristo, e da allora non produciamo più frutti selvatici, cioè frutti puramente naturali, ma opere soprannaturali, e meritorie. In stato di grazia siamo tralci della vite, uniti alla vite, Gesù Cristo, che possono quindi portare frutto. (S. Giovanni XV, 4). – Le opere buone fatte in stato di peccato mortale ci procurano semplicemente le grazie attuali, necessarie per la nostra conversione.

7. Lo Spirito Santo ci rende figli di Dio ed eredi del cielo.

Quando lo Spirito Santo entra nella nostra anima, rinnova in noi il mistero del battesimo di Gesù Cristo, sul quale è sceso in quell’occasione Dio Padre. Dio Padre ci adotta come suoi figli prediletti e il cielo si apre a noi. Essere annoverati tra i figli di Dio è nobiltà suprema. (S. Cipr.). Non abbiamo ricevuto lo spirito di servitù, ma lo spirito di adozione con il quale gridiamo: “Abbah Padre! (Rm VIII, 15). “Tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio sono figli di Dio.” (ibid. 14). Ma se siamo figli, siamo anche eredi di Dio e coeredi con Gesù Cristo (ivi, 18). Infatti, i figli hanno sempre un titolo sulla ricchezza del padre (eredità). Sappiamo che questa casa di terra in cui viviamo si dissolve. Dio ci darà un’altra casa in cielo, una casa non fatta con le mani, che durerà per sempre. (II. Cor. V. 1). Lo Spirito Santo rimarrà eternamente in noi. (S. Giovanni XIV, 16). – Quale splendore è quello dell’uomo in stato di grazia! È vero che è invisibile quaggiù, come la brillantezza di un diamante non ancora lucidato. La grazia santificante è, per così dire, l’alba del sole divino. Occorre attendere che essa sorga in noi, che ci penetri e ci illumini con tutto il suo fuoco (Scheeben). Davide ha giustamente cantato: “Rallegratevi nel Signore, ed esultate, o voi giusti (Sal. XXXI, 11). In effetti, la felicità più grande qui sulla terra è lo Spirito Santo nell’uomo; chi lo possiede, possiede il più grande regno, il regno di Dio in lui (S. Luc. XVII, 21). Eppure quanti uomini disprezzano questa suprema felicità, questa filiazione divina, e la vendono alla loro misera carne, preda di vermi.!

5. LA GRAZIA SANTIFICANTE SI CONSERVA E SI ACCRESCE CON LA PRATICA DRLLE BUONE OPERE E CON L’USO DEI MEZZI DI SANTIFICAZIONE DEPOSITATI NRLLA CHIESA.

Il rossore del ferro, la luce ed il calore di un appartamento possono essere aumentati; la grazia santificante può crescere in un’anima. Chi è giusto sia più giustificato, chi è santo sia più santificato! (Apoc. XXII, 11). La rettitudine si conserva e si accresce con le buone opere (Concilio di Trento, VI, 24); è così che Stefano, per esempio, era un uomo pieno di Spirito Santo”. (Act. Ap. VI, ô). “Quando lo Spirito Santo, che è Esso stesso elemosina, non vedrà in te alcuna elemosina, ti abbandonerà, perché non rimane in un’anima senza misericordia”. (S. G. Cris.). Pietre ed erbacce impediscono al sole di dare ai campi tutta la loro fecondità. I nostri peccati sono ostacoli all’azione pienamente efficace dello Spirito Santo. Spirito, devono essere la ricezione dei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia (Alb. Stolz). I campi devono essere ben preparati se si vuole che il sole sia loro utile. Allo stesso modo le anime devono essere preparate per ricevere lo Spirito Santo attraverso una frequente istruzione negli insegnamenti di Cristo. Cristo non ha agito diversamente con gli Apostoli. – Il peccato mortale porta alla perdita della grazia santificante. Dio non abbandona mai coloro che sono stati giustificati dalla sua grazia, se prima non viene abbandonato da loro. (Concilio di Trento VI, 11). Solo attraverso il peccato mortale l’anima si separa completamente da Dio; ma quando questo viene commesso, lo Spirito Santo lo abbandona immediatamente, ed è ciò che accade ad un corpo quando l’anima lo abbandona. Perciò S. Paolo dà questo avvertimento: “Non spegnete lo Spirito.” (I Tess. V, 19). Il peccato mortale introduce tra Dio, il sole della giustizia, e la nostra anima, nuvole oscure di tempesta, che immediatamente fanno impallidire lo splendore celeste della nostra anima (Scheeben). Il peccato mortale annerisce improvvisamente la veste bianca della grazia santificante; la perdita della grazia porta all’oscuramento dello spirito e all’indebolimento della volontà. “Quando il sole tramonta, l’oscurità e le tenebre velano gli occhi che perdono la vista delle cose, allo stesso modo l’anima, dopo la scomparsa della luce della grazia dello Spirito Santo, si riempie di tenebre e perde la chiara visione della verità. della verità. (Louis de Grenade). Un uomo senza grazia è come un occhio senza senza luce. (Vedi Parte II, gli effetti del peccato mortale). – Chi ha perso la grazia santificante, può recuperarla attraverso il Sacramento della Penitenza, ma solo con uno sforzo serio. Lo spirito maligno entra in un’anima di questo tipo e porta con sé altri sette spiriti più cattivi di lui (S. Matth. XII, 45). È impossibile (cioè molto difficile) per coloro che sono stati illuminati una volta e poi sono nuovamente caduti, essere rinnovato con la penitenza. (Eb. VI, 4).

5. COLUI CHE NON HA LA GRAZIA SANTIFICANTE È SPIRITUALMENTE MORTO E PERIRÀ IN ETERNO.

Come il corpo senza anima è morto, così l’anima senza la grazia dello Spirito Santo è morta al cielo. (S. Aug.); siede nelle tenebre e nell’ombra della morte (S. Luc. I, 79); non sente nulla dello Spirito di Dio, la sua parola gli sembra stoltezza. (Cor. II, 14). Chi non ha la veste nuziale, cioè la grazia santificante, non è ammesso al banchetto nuziale, ma viene gettato nelle tenebre. (S. Matth. XXII, 12). Il tralcio che non è unito alla vite appassisce e viene gettato nel fuoco, così sarà reprobo chi non rimane in Gesù per grazia. Colui che non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene (Rm VIII, 9). Chi non ha la grazia santificante, è in stato di peccato mortale, è abitato da uno Spirito maligno.

6 . NESSUNO SA CON CERTEZZA SE POSSIEDE LA GRAZIA SANTIFICANTE O MENO, O LA POSSIEDERÀ AL MOMENTO DELLA MORTE.

L’uomo non sa se è degno di amore o di odio. (Eccles. IV, 1). Anche S. Paolo dice di sé: “Non sono consapevole di alcuna colpa, ma non per questo sono giustificato”. (I Cor. IV, 4). Salomone, questo re dalla sapienza così divina, divenne comunque un idolatra prima della sua morte. “Possiamo avere la fiaccola della grazia e della carità; ma siamo lontani dalla nostra casa, camminiamo all’aria aperta e un soffio di vento può spegnerla” (S. Bernardo). Il nostro cuore è come un vaso di argilla che può essere rotto dal peccato mortale e il suo contenuto, la grazia santificante, può sfuggire. (Teofilatto). Portiamo il tesoro della grazia in vasi di terracotta molto fragili (II Cor. IV, 7). Perciò san Paolo ci esorta a lavorare per la nostra salvezza con timore e tremore (Fil. II, 12). Possiamo essere fiduciosi di essere in stato di grazia, ma senza una rivelazione speciale non abbiamo la certezza di fede (Concilio di Trento VI, 6). – Si può indubbiamente concludere dalle buone opere lo stato di grazia, perché un albero cattivo non può dare buoni frutti. (S. Matth. VII, 18).

III. I sette doni dello Spirito Santo e le grazie straordinarie.

1. TUTTI COLORO CHE HANNO LA GRAZIA SANTIFICANTE, RICEVONO DALLO SPIRITO SANTO I SUOI SETTE DONI, CIOÈ SETTE ATTITUDINI DELL’ANIMA CHE LE PERMETTONO DI ESSERE FACILMENTE ILLUMINATA E MOSSA DALLO SPIRITO SANTO.

Lo spettro solare ha sette colori. Il candelabro a sette bracci del tempio di Gerusalemme rappresentava i sette doni dello Spirito Santo – Questi doni completano le quattro virtù cardinali. Essi non fanno altro che rimuovere gli ostacoli che ci tengono lontani da Dio, sottomettendo le nostre passioni sensibili all’impero della ragione (S. Thom. Aq.); i sette doni ci spingono verso Dio. Essi perfezionano e illuminano il nostro spirito in modo tale che lo Spirito Santo possa facilmente agire su di esso (illuminare l’intelligenza, muovere la volontà). Nello stesso modo in cui le scuole elementari formano la mente degli alunni in modo da renderla capace di beneficiare delle lezioni di una scuola superiore, così i 7 doni rendono l’uomo capace di ricevere più facilmente lo Spirito Santo. – I 7 doni sono sorpassati dalle tre virtù teologali, perché i 7 doni non fanno altro che condurre l’anima a Dio. Se i 7 doni conducono l’anima a Dio, le virtù teologali la uniscono a Kui. – Chiunque abbia lo Spirito Santo Santo, ha anche i 7 doni, e chi li perde con il peccato mortale li perde allo stesso tempo. – Più si progredisce nella perfezione, più abbondante è la partecipazione ai sette doni. Questi vengono accresciuti anche dalla Cresima.

I sette doni dello Spirito Santo sono: sapienza, intelletto, scienza, consiglio, fortezza, pietà e timor di Dio. I primi 4 illuminano la ragione, gli altri rafforzano la volontà. Questi 7 doni sono enumerati da Isaia, che dice che il futuro Messia li avrebbe posseduti (Is. XI, 3), va da sé, nel grado più eminente.

1. Il dono della sapienza ci fa riconoscere con chiarezza che i beni temporali sono transitori e che solo Dio è il nostro bene sovrano.

S. Paolo considerava spazzatura tutto ciò che il mondo ama e ammira. (Fil. III, 8). Salomone, che aveva goduto del mondo, chiamava tutti i suoi beni e piaceri vanità. (Eccl. I, 2). Sant’Ignazio esclamava spesso: “Come mi disgusta la terra quando penso al cielo! ” e San Francesco d’Assisi: “Mio Dio e mio tutto!”. – Quando il sole tramonta, proietta ombre molto lunghe; le ombre al contrario sono piccole quando è a mezzogiorno. Lo stesso vale per l’uomo; quando lo Spirito Santo si allontana da lui, le cose di questo mondo gli appaiono più grandi. Se lo Spirito regna al centro di questo mondo, esse gli sembreranno piccole, un puro nulla.

2. Il dono dell’intelletto ci permette di distinguere la vera dottrina cattolica da qualsiasi altra e ci rende capaci di difenderla.

B. Clém. Hofbauer, l’apostolo di Vienna (+ 1820), iniziò come garzone di un fornaio. Egli iniziò gli studi solo all’età di 21 anni, li completò molto rapidamente e fu costretto a limitarsi alle conoscenze teologiche più elementari. Le sue numerose occupazioni nel ministero non gli permisero di ampliare considerevolmente le sue conoscenze in in seguito. Eppure, i grandi dignitari della Chiesa chiedevano spesso il suo parere nelle controversie teologiche e sulle nuove opere. Egli senza lunghe riflessioni indicava ciò che non era ortodosso. Per modestia nascondeva l’illuminazione divina dicendo scherzosamente: “Ho un’attitudine cattolica”. Il dono dell’intelligenza – L’intelletto ci dona una profonda convinzione della verità cattolica e una tale facilità nel difenderla che la persona più semplice può confondere i nemici della Chiesa. Santa Caterina (+307) confutò 70 filosofi di Alessandria e li convertì al Cristianesimo. Il Salvatore aveva promesso ai suoi discepoli “di dare loro una tale sapienza che tutti i loro avversari non saranno in grado di resistere o di contraddirla”. (S. Luc. XXI, 15).

3. Il dono della scienza ci permette di comprendere la dottrina cattolica senza uno studio particolare.

Il Curato d’Ars (1859) aveva fatto solo studi ordinari, ma predicava in modo tale che persino i Vescovi assistevano alle sue prediche e si meravigliavano del suo sapere. San Tommaso d’Aquino (+ 1274) affermava spesso di aver imparato sull’altare più di quanto avesse mai imparato dai libri. Allo stesso modo, sant’Ignazio di Loyola diceva di essere dalla grotta di Manresa più sapiente che se fosse stato sotto la direzione di tutti i dottori del mondo. B . Clém. Hofbauer ripeteva spesso queste parole “Io non ho la scienza dei libri” (Sal. LXX, 15). Il vecchio Simeone non aveva appreso dai libri che il bambino posto tra le sue braccia fosse il Messia (S. Luc. II, 26). Dopo la venuta dello Spirito Santo, gli Apostoli furono rivestiti con potenza dall’alto, cioè con una chiara conoscenza di Dio (ibid. XXIV, 49). Paolo fu rapito in Paradiso e udì parole misteriose (II Cor. XII, 4). Tutti i dottori della Chiesa, che, nonostante le loro molteplici occupazioni, scrissero così tanti libri, erano dotati del dono della scienza.

4. Il dono del consiglio ci permette di riconoscere nelle situazioni difficili ciò che sia conforme alla volontà di Dio.

Gesù Cristo ha dato una risposta prudente alla domanda: Dobbiamo pagare il tributo a Cesare? (S. Matth. XXII, 15). Questo dono fece sì che Salomone portasse avanti giudizi notevoli. (III Re 111). Ai satelliti di Giuliano che domandavano a S. Atanasio in fuga : “dov’è Attanasio?” egli rispose: “Non è lontano”. Era il dono del consiglio che lo guidava. Il monaco Notker di S. Gallo (+912) fu spesso consultato da Carlo Magno. Una volta, per gelosia, uno dei cortigiani cercò di umiliare questo santo uomo. Un giorno, mentre quest’ultimo stava pregando in chiesa, il cortigiano andò dritto da lui con i suoi compagni e gli disse: “Uomo dotto, sai cosa sta facendo Dio in cielo?”. – Sì, rispose Notker, Egli innalza gli umili e abbassa i superbi. I cortigiani scoppiarono a ridere e il tentatore se ne andò coperto di vergogna. Il giorno stesso cadde da cavallo e si ruppe una gamba. La risposta di Notker fu l’effetto del dono del consiglio. Il Salvatore aveva già detto agli Apostoli, annunciando le imminenti persecuzioni: “Non preoccupatevi di ciò che risponderete, né di come risponderete, perché in questa stessa ora lo Spirito Santo vi insegnerà ciò che dovrete dire”. (S. Luc. X ll, 12).

5. Il dono della fortezza ci fa sopportare tutto per compiere la volontà di Dio.

5. Giovanni Nepomuceno (+ 1393) si lasciò gettare in carcere, torturare con i ferri rossi, precipitare nella Moldova piuttosto che violare il segreto della confessione. Giobbe non si perse d’animo, nonostante la rovina della sua salute e del suo patrimonio, nonostante la morte dei suoi figli, nonostante la derisione dei suoi amici e di sua moglie. Abramo era pronto a sacrificare il suo unico figlio amato, perché Dio lo voleva. Il dono della fortezza risiedeva in misura eminente nei cuori dei martiri, dei confessori e dei penitenti., ma soprattutto nel cuore della Madre di Dio, la Regina dei martiri. “Fu così costante durante la passione del Salvatore che, se non ci fossero stati i carnefici, lei stessa avrebbe crocifisso suo Figlio se Dio glielo avesse ordinato, perché aveva il dono della fortezza in misura molto maggiore di Abramo (S. Alf.).

6 . Il dono della pietà ci porta a onorare Dio con sempre maggiore fervore ed a compiere sempre più perfettamente la sua santa volontà.

S. Luigi faticava ad allontanarsi dal tabernacolo anche dopo ore di adorazione. Il suo confessore fu costretto a ordinargli di abbreviare le sue visite. Molti dei Santi versavano lacrime durante le loro preghiere e la meditazione delle cose divine.

Quale pietà, quale profonda adorazione di Dio! Santa Teresa aveva fatto voto di fare sempre ciò che riteneva più perfetto, e Sant’Alfonso, quello di non stare mai in ozio.

7. Il dono del timore di Dio ci fa temere la più piccola offesa a Dio come il più grande male del mondo.

Questo dono portò i tre giovani nella fornace a preferire la morte all’apostasia. S. Francesco Saverio disse nel mezzo di una pericolosa traversata: “Non temiamo altro se non offendere Dio onnipotente”.

2. ALCUNI UOMINI RICEVONO DONI STRAORDINARI,

come ad esempio il dono delle lingue, i miracoli, il discernimento degli spiriti, visioni, estasi, ecc.

Il giorno di Pentecoste gli Apostoli ricevettero il dono delle lingue; anche San Francesco Saverio, l’apostolo delle Indie, lo possedeva. S . Biagio (+ 316) guarì un bambino malato al collo. I Profeti dell’Antico Testamento avevano il dono di predire il futuro. S. Pietro conosceva i pensieri di Anania. Caterina Emmerich, una monaca di Dolmen (1824), vedeva in spirito l’intera vita di Gesù, della Beata Vergine e di un gran numero di santi. Santa Caterina da Siena (+ 1380) cadde in estasi dopo le comunioni e rimase sospesa a mezz’aria. Il principe Alessandro di Hohenlohe (+ 1849), consigliere episcopale di Bamberga, poi canonico di Grosswardein, ha curato molti malati con le sue preghiere, l’imposizione delle mani o semplicemente con un ordine; molti sacerdoti pii avevano questo dono in quel tempo di incredulità. (Vedi le promesse di Gesù Cristo, in S. Marco. Marco. XVI, 17). Anche Bernadette Soubirous cadde in estasi all’apparizione della Vergine nella grotta di Lourdes (1858).

Le stimmate, cioè l’impronta delle ferite del Salvatore, sono anch’esse un dono straordinario dello Spirito Santo. Sono circa 50 le persone di eminente santità la cui stimmatizzazione è autenticamente nota, tra cui: San Francesco d’Assisi durante l’apparizione sul Monte Arverna, Santa Caterina da Siena e in tempi moderni, Cath. Emmerich in Dülmen e Marie de Morl (+ 186S) a Caldern nel Titolo meridionale. – Questi doni sono distribuiti dallo Spirito Santo a suo piacimento. (1, Cor. XII, II). – Il sole che illumina i fiori fa sì che essi emanino profumi diversi, così lo Spirito Santo li distribuisce a suo piacimento. Lo Spirito con la sua luce divina produce nei giusti diversi risultati e concede loro doni secondo il loro temperamento (Louis de Gren.).

Lo Spirito Santo concede queste grazie straordinarie solo per la salvezza delle anime e per il bene della Chiesa.

Questo era il caso al tempo degli Apostoli (I. Cor. XÎI, 14). Dio è come un giardiniere che innaffia le piante solo quando sono giovani (S Greg. M.). Quando la fede è in pericolo, Dio aiuta la sua Chiesa con grazie straordinarie che devono essere usate solo per il bene comune. (I. Cor. XIV, 12). Il mercante non lascia mai il suo denaro in cassa senza farlo fruttare; allo stesso modo Dio non vuole che le sue grazie rimangano inutilizzate, vuole che gli uomini ne traggano beneficio. (S. Iren.). Le grazie straordinarie non rendono migliore l’uomo in sé. Si tratta di talenti che Dio concede secondo il suo buon volere, come la ricchezza, gli onori, la vita lunga. Sono senza dubbio doni preziosi con cui si può fare molto bene e accumulare molti meriti; così diceva Santa Teresa: “Non avrei scambiato uno solo di questi doni con tutti i beni e le gioie del mondo; li ho sempre considerati come un grande dono del Signore ed un tesoro inestimabile. Questi beni di per sé non aumentano il valore di un’anima, è solo il loro buon uso. Si può possedere il dono dei miracoli e perdere la propria anima. I miracoli non danno alcuna certezza di salvezza (S. Fulgenzio). Giuda Isc. ha persino fatto miracoli, si dice. Queste grazie non sono sempre una prova di santità: lo afferma Gesù Cristo stesso (S. Matth. VII, 22). Tuttavia, sarebbe difficile trovare nella Chiesa un Santo che non avesse questi doni straordinari dello Spirito Santo. “Come regola generale – dice Benedetto XIV – questi doni non sono dati ai peccatori, ma ai giusti; se, quindi, sono combinati con le virtù eroiche, sono una prova della loro santità”. Questi doni straordinari sono spesso accompagnati da grandi sofferenze, ad esempio l’aridità interiore, le tentazioni diaboliche, malattie, persecuzioni, problemi con i superiori, ecc.

3. QUESTI DONI DELLO SPIRITO SANTO SONO STATI DATI NELLLA. LORO PIENEZZA A GESÙ CRISTO, (Act. ap. X , 38) molto abbondantemente alla Beata Vergine, e agli Apostoli, ai Patriarchi e ai Profeti dell’Antico Testamento e a tutti i Santi della Chiesa cattolica.

IV. Governo della Chiesa da parte dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo conserva e governa la Chiesa cattolica.

Ciò che l’anima è per il corpo, lo Spirito Santo è per la Chiesa. L’azione di entrambi è invisibile. – Lo Spirito Santo può essere chiamato l’Architetto della Chiesa. Nella creazione ha formato, organizzato e vivificato ogni cosa; agisce allo stesso modo nel rinnovamento e nella redenzione delle anime: è attraverso di Lui che si è realizzata l’Incarnazione (S. Luc. I, 35), è Lui che ha operato nell’umanità di Cristo (ibid. IV, 18; Act. Ap. X, 38), Esso continua e completa l’edificio della Chiesa fondata da Cristo (Ef. II, 20):

1 . Lo Spirito Santo preserva la Chiesa dalla rovina (S.Matth. XVI, 18) e dall’errore. (S. Giovanni XIV, 16).

2. Lo Spirito Santo sostiene i capi della Chiesa nelle loro funzioni sacre, (Act. Sp. XX, 28) specialmente il Papa, Vicario di Gesù Cristo.

Lo Spirito Santo li ispira in ciò che devono insegnare (S. Matth. X, 19); parla attraverso di loro come attraverso gli Apostoli nel giorno della Pentecoste (ib. X, 20). Come il vento dirige le nuvole, così lo Spirito Santo muove gli annunciatori del Vangelo e ispira loro ciò che debbano dire (S. Greg. M.). La penna scrive “ciò che vuole lo scrittore”, così i predicatori del Vangelo non parlano da soli, ma secondo l’ispirazione dello Spirito Santo. (S. Bas.). Dio parla alle anime attraverso la bocca dei Sacerdoti (S. Thom. da Villanova).

3. Lo Spirito Santo suscita uomini provvidenziali nella Chiesa.

Al tempo degli ariani, S. Atanasio (+ 375); al tempo della decadenza, S. Gregorio VII (+ 1085); al tempo degli Albigesi, S. Domenico (+ 1221); durante il Grande Scisma, Santa Caterina da Siena (1380); S. Ignazio (+ 1556), al tempo di Lutero; i miracoli postumi di S. Giovanni Nepomuceno (+ 1393), al tempo degli Hussiti in Boemia. Nell’Antico Testamento troviamo già uomini come Abramo, Giuseppe e Mosè che Dio scelse come suoi strumenti1.

4. Lo Spirito Santo fa sì che nella Chiesa cattolica ci siano sempre dei santi.

3. APPARIZIONI DELLO SPIRITO SANTO.

Lo Spirito Santo è apparso sotto forma di colomba e di lingue di fuoco, per simboleggiare le sue operazioni.

Lo Spirito Santo apparve sotto forma di colomba e di lingue di fuoco, perché rende miti e ardenti tutti coloro che riempie; chi non ha queste due virtù non è ripieno di Spirito Santo (San Gregorio Magno). Lo Spirito Santo Spirito scese su Cristo sotto forma di colomba per la sua grande mitezza verso i peccatori. (id) – Lo Spirito Santo apparve sotto forma di lingue. Lo Spirito Santo è apparso sotto forma di lingue, perché dà agli uomini la grazia di parlare, in modo che infiammino il loro prossimo per amore di Dio (id.); perché la Chiesa sotto la sua direzione deve parlare la lingua di tutte le nazioni (id.); perché Esso procede dal Verbo eterno e conduce gli uomini a questo Verbo, e la parola e la lingua sono intimamente connesse (id.). Lo Spirito Santo è apparso sotto forma di lingue di fuoco, per purificare le anime dalla ruggine del peccato, per dissipare le tenebre dell’ignoranza, per sciogliere il ghiaccio dei cuori e renderli ardenti di carità verso Dio e verso il prossimo, per renderci forti come il fuoco indurisce i vasi di argilla impastati dal vasaio. “Il nostro Dio è un fuoco divorante” (Eb. XII, 29). Lo Spirito è apparso in mezzo ad un vento impetuoso. Un uragano violento fa crollare torri e sradica alberi. Lo Spirito ha abbattuto, attraverso la predicazione degli Apostoli, l’idolatria, il potere dei tiranni, la sapienza e l’eloquenza dei filosofi” (P. Faber).

IL CATECHISMO DI F. SPIRAGO (XV)