LA PREGHIERA DI PETIZIONE (4)

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (4)

P- B. LAR – RUCHE

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (4)

OSSIA IL MEZZO Più INDISPENSABILOE E NELLO STESSO TEMPO INFALLIBILE PER IMPETRARE DADIO OGNI BENE E SOPRATTUTTO L’ETERNA SALVEZZA.

ISTITUTO MISSIONARIO PIA SOCIETA’ S. PAOLO

N. H., Roma, 15 maggio 1942, Sac. Dott. MUZZARELLI

Imprim., Alba 25 maggiio 1942. Cn. P. Gianolio, Vic. Gen.

Tipogr. – Figlie di S,. Paolo. – Alba – giugno – 1942.

5. — Qual è la mia forza? (Giob. 6, 11).

Scrissi dunque che i comandamenti di Dio si possono osservare tutti e sempre, anche nelle più violente tentazioni. Questo sostiene Iddio, questo insegna la Chiesa, questo confessano i peccatori e questo conferma l’intima coscienza di ognuno. Tutti infatti, dopo commesso un fallo volontario (in questo sta il peccato), dobbiamo riconoscere che, se proprio volevamo, potevamo evitarlo. Ma possiamo noi osservare i comandamenti di Dio colle sole nostre forze?… Le nostre naturali energie sono esse così perspicaci e così forti da poter reagire sempre efficacemente contro il peccato?… – Rispondo: L’uomo (e in questi nostri tempi non occorrerebbe neppur dirlo), l’uomo — dico — è libero. Egli, infatti, può fare una cosa od anche non farla; può fare una cosa od anche un’altra del tutto diversa e perfino opposta, fra le cose a lui possibili. Egli dunque si trova nella possibilità di fare ciò che vuole: tanto il bene, come il male. È però un fatto incontestabile, confermato dall’esperienza stessa, che i sensi e i pensieri del cuore umano sono inclinati al male fin dalla sua adolescenza» (Gen. 8, 21). Ma donde mai tal disordine in noi? È presto detto. Essendosi Adamo, nostro progenitore, ribellato al divino comando con la sua disobbedienza (in questo consiste effettivamente la sua colpa), egli perdette anzitutto la giustizia originale, che corrispondeva press’a poco a quella che è l’attuale grazia santificante; e così si costituì nemico di Dio e fu privato del diritto al premio del Paradiso. Fu pur privato di diversi doni preternaturali dei quali era stato da Dio arricchito nell’atto stesso della creazione; ed essendosi egli ribellato al Signore, avvenne che anche in lui la parte inferiore si ribellasse all’anima, portando così il disordine in tutto il suo essere. Ora questa triste e misera condizione in cui Adamo erasi precipitato per propria colpa, si trasfuse —per essere egli il capostipite del genere umano – in tutti i suoi discendenti, e quindi anche in noi. Questo disordine e questa debolezza alla quale siamo ora, si può dire, naturalmente soggetti, è assai ben ritratta da S. Paolo quando, gemendo, scrive di se stesso ai Romani: « Io non intendo ciò che faccio, poiché purtroppo io opero non quel bene che vorrei, ma bensì quel male che odio… Volendo io operare il bene, mi sta a fianco il male. Mi compiaccio bensì della legge di Dio nel mio interno, e pur vedo nelle mie membra un’altra legge che cozza colla legge della mente e mi rende schiavo del peccato. Disgraziato ch’io sono! chi mi libererà da questo corpo di morte? » (Rom. 7, 15-24). – Quindi benché sia di fede che il peccato di Adamo non abbia estinto il nostro libero arbitrio, tuttavia lo ha attenuato, indebolito e piegato al basso (Conc. Trid.) per modo che l’autore dell’Imitazione di Cristo può asserire che « la poca forza rimasta in noi è come una fievole scintilla nascosta sotto la cenere » (III, 55,. 2). Dopo ciò riescono chiare anche le seguenti gravi parole del Concilio Carisiaco : « Noi abbiamo il libero arbitrio, prevenuto ed aiutato dalla grazia, a fare il bene; ed abbiamo il libero arbitrio a fare il male, se esso è abbandonata dalla grazia » (Denz. n. 317); parole che spiegano in qual senso si debbano prendere queste altre di S. Pier Crisologo « Noi siamo inabili alla virtù, abili al vizio ». Dunque aveva pur ragione, quantunque corrottissimo, lo stesso Ovidio, quando scrisse: «Vedo il meglio e lo approvo, ma poi faccio il peggio » (Metamorfosi). Questa triste constatazione è infatti confermata da S. Agostino medesimo, quando gemendo confessa: « Se la tua bellezza, o mio Dio, mi rapiva verso di te, subito il mio peso me ne strappava via, facendomi precipitare, gemebondo, verso codeste cose infime… e sospiravo legato dalla mia ferrea volontà » (Conf. 7, c. 17). – In pratica qual è dunque la nostra condizione quaggiù?

1. Chi è in peccato mortale (od anche solo originale) non può colle sole sue forze naturali mettersi in condizione d’essere gradito a Dio, nè meritarsi il Paradiso. Infatti « nè il libero arbitrio dell’uomo, nè alcun capitale di natura basta per sè a sollevare l’uomo dal peccato alla grazia, se non interviene il braccio della divina potenza » (Ven. Luigi da Granata).

2. Chi è in peccato mortale non può colle sole sue forze naturali perseverare lungamente senza cadere in altri peccati mortali; e ciò per la ragione che adduco nel numero successivo.

3. Chi è in grazia di Dio, cioè chi ha la grazia santificante, non può colle sole sue forze naturali durare a lungo senza cader in peccato mortale. Così infatti devesi ritenere, poichè « è sentenza comune dei Teologi che quando le tentazioni sono gravi — e chi non ne ha? — senza l’aiuto di Dio nessuno può vincerne nemmeno una ». (In « Alcune note pratiche sul testo di catechismo: l’orazione e la liturgia ». Sono dell’Autore di « Ut vitam habeant » e di « Vivere in Cristo »).

4. Chi è in grazia di Dio non può compiere il minimo atto soprannaturale, cioè tale che in qualsiasi modo giovi alla salute eterna, senza l’aiuto di Dio che si chiama grazia attuale. Gesù infatti disse; « Senza di me voi non potete fare nulla » (Giov. 15, 5). E si potrebbe aggiunger dell’altro; ma questo solo basta per farci capire in che triste e misera condizione ci abbia precipitati il peccato di Adamo. – Ciò posto, come potremo noi metterci in condizione di non dovere ad ogni piè sospinto cadere e ricadere in peccato mortale? Infatti, dal momento che Dio ci vuole effettivamente salvi (è di fede) e che per noi Cristiani l’unico ostacolo alla salvezza eterna è il peccato mortale (e questo è pure di fede), noi dobbiamo fermamente ritenere che Dio, il quale è infinitamente buono e misericordioso, abbia per noi disposto uno o più mezzi tali che realmente ci liberino e preservino dal peccato mortale. Eh, già! chi vuol il fine, deve pur volere e disporre i mezzi necessari ed atti a raggiungerlo. E se tutti così, tanto più Iddio a cui tutto è possibile. (Anche i peccatori ammettono che Dio sia buono e misericordioso. Tant’è vero che essi per lo più peccano nella fiducia del suo incondizionato e facile perdono. Attenti però. C’è una sentenza che dice così: Maledetto l’uomo che pecca nella speranza del perdono. Se Dio è tanto buono, perché si ha a continuare ad offenderlo?). Ora quali sono questi mezzi?… Saranno forse l’istruzione e l’educazione religiosa, la fuga delle cattive occasioni, il frequentare le compagnie dei buoni, il leggere buoni libri, il meditare le massime morali ed eterne, il fare energici sforzi sopra se stessi, il controllare i propri sentimenti e le proprie azioni, il ribadire tenacemente i buoni propositi?… Tutti questi mezzi sono davvero utilissimi e mai abbastanza raccomandati. Vedremo anzi che, almeno in parte, essi devono pur ritenersi necessari. Ed è certo che chi li adopera con costanza dà a vedere ch’eì vuole seriamente intraprendere e continuare la riforma della propria vita secondo il gusto di Dio. – In pratica però — come ci sarà dato di vedere chiaramente in seguito — tutti i mezzi qui enumerati, tanto se adoperati ad uno ad uno, come se usati simultaneamente, sia perché non proporzionati al fine, sia per la connaturale fiacchezza ed incostanza umana nel loro uso, non sono per sè soli sufficientemente efficaci nè a farci risorgere dallo stato di colpa, nè a preservarci abitualmente dal peccato mortale. L’esperienza, infatti, ha dimostrato e tuttora dimostra come le suddette ottime e spesso necessarie pratiche morali e religiose, possono bensì attenuare, leggermente diminuire ed anche per breve tempo rimandare le nostre cadute e ricadute in peccato, ma non valgono a farcele abitualmente evitare. Ed i Ss. Sacramenti?… S. Alfonso, insieme con altri buoni autori, dubita perfino dell’efficacia dei Sacramenti, in quanto preservativi dalla colpa, come vedremo in seguito. E ciò, non perchè essi non siano necessari all’uomo, ma perché il loro fine primario è diverso: è quello d’infondere o di accrescere la grazia santificante; mentre nel caso di cui qui si tratta ci vuole la grazia attuale. Ma allora — dirà più di uno — abbiamo a perderci d’animo e a rassegnarci a vivere quasi abitualmente in istato di peccato mortale, cioè nell’inimicizia con Dio e nel rischio continuo d’andare all’inferno per tutta l’eternità?… No, caro! continua a leggere le successive pagine di questo libretto, e vedrai che Dio ha provveduto le cose in modo che a nessuno mai manchi il mezzo sicurissimo ed efficacissimo sia per liberarsi dal peccato sia per preservarsene in seguito. E tu stesso allora vedrai quanto sono ammirabili le sue invenzioni.

6. — Eureka: Ho trovato!

Ho già detto che Dio effettivamente vuole che tutti gli uomini si salvino e che per salvarli diede alla morte più ignominiosa perfino il suo Figliuolo Unigenito. Ora, dopo ciò, sarà mai credibile ch’Egli non abbia saputo trovare e poi voluto metterci a portata di mano un mezzo effettivamente efficace, col quale tutti, anche i più ignoranti e miseri — insomma tutti indistintamente — possano di fatto preservarsi stabilmente dalla colpa e meritarsi l’eterna salvezza?… Ah, no! Questo sarebbe un negare od almeno mettere in dubbio i suoi più grandi e nobili attributi, che sono la sua infinita sapienza e potenza, e sopratutto la sua infinita Provvidenza, bontà e misericordia. « Come mai Colui che non risparmiò il proprio Figliuolo, ma lo diede per noi tutti, non ci donò ogni cosa insieme con Lui? » (Rom. 8, 32). Dunque questo mezzo tutto divino dev’esserci; e a noi non resta altro da fare che ricercarlo, individuarlo e poi servircene. – Ora che si debba fare molta fatica a scoprirlo? Non credo. Anzitutto è certo che questo mezzo deve provenire da Dio stesso. Eh, già, dal momento che « se il Signore non edifica la casa, inutilmente s’affaticano i costruttori intorno ad essa » e che « se il Signore non custodisce la città, invano veglia su di essa il custode)) (Salmo 126, 1), non può essere diversamente. Gesù stesso infatti disse: « Niuno può venire a me, se il mio Padre non lo attira » e « Senza di me non potete fare nulla » (Giov. 6, 44 e 15, 5). Tal mezzo dunque deve provenire da Dio e non dagli uomini e dalle risorse ch’essi possono avere o porgere. Come Egli fu già l’autore della nostra vita naturale, così Dio stesso vuole pur essere l’autore della nostra virtù, della nostra santità, della nostra salvezza e della nostra gloria eterna. Vorrei poi soggiungere che tal mezzo dev’essere efficace all’uopo. Ma vale forse neppur la pena di dirlo?… Là dove mette mano il Signore, ivi è pure la sua forza, che è onnipotente. Quale sarà dunque questo gran mezzo che ci salverà dal peccato e ci procurerà la vita eterna? Che non sia forse quello che ci addita lo stesso S. Paolo immediatamente dopo le parole di lui da me riferite nel capitolo precedente? Là infatti, dopo aver detto con voce trambasciata : « Infelice ch’io sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte? » — ecco che tosto, con tono che pare gioioso e festivo, soggiunge « La grazia di Dio per Gesù Cristo nostro Signore » (7, 24-25). Sì, caro Paolo, « ti basta la mia grazia » (II Cor. 12, 9). È proprio la grazia di Dio quel mezzo che ci libererà dal peccato, ci preserverà da colpe successive e ci aprirà le gioiose porte del bel Paradiso. – Infatti lo stesso San Paolo, poco più oltre, spiega assai bene quale sia nei suoi effetti, la divina grazia, scrivendo: « La saggezza carnale è nemica di Dio perché non sta sottomessa alla legge di Dio, essendole ciò impossibile; e perciò coloro che son carnali (cioè saggi secondo lo spirito mondano) non possono piacere a Dio. Voi però non siete carnali, ma bensì spirituali, se pur lo Spirito di Dio (che è la grazia) abita in voi. Se uno non ha lo Spirito di Cristo (anche qui è la grazia), non è dei suoi. Se invece Cristo è in voi, il corpo è bensì morto pel peccato, ma lo spirito è vita in virtù della giustificazione (operata dallo Spirito di Dio, dallo Spirito di Cristo, dalla grazia). E se abita in voi lo Spirito che risuscitò Cristo, Egli che risuscitò Gesù dai morti farà rivivere anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito (grazia) che risiede in voi » (Rom. 8, 7-11). – Dunque — secondo S. Paolo — quella che ci trasforma, che anzi in certo modo ci divinizza dandoci lo stesso Spirito di Dio, ed illumina la nostra mente, muove la nostra volontà e dà forza alle nostre facoltà, ci purifica dalle nostre sozzure morali e spirituali e poi ci sostiene nell’amicizia e nell’amor di Dio, anzi —come vedremo meglio in seguito.— ci mantiene nella privilegiata condizione di figli adottivi di Dio stesso, è la grazia di Dio e soltanto la grazia di Dio. Si, disse S. Paolo — « è per la grazia di Dio, ch’io sono quello che sono » (I Cor. 15, 10). Anzi qui senz’altro soggiungo che, se i mezzi indicati poco fa come insufficienti, saranno prevenuti, assecondati, sostenuti e quindi valorizzati dalla divina grazia, essi porteranno eccellenti frutti e produrranno splendidi effetti nelle anime nostre; mentre invece, se quelle raccomandabilissime pratiche non saranno potenziate dalla grazia di Dio, esse saranno bensì delle buone opere naturali, ma nient’altro e nulla più che pure e semplici opere naturali, le quali in sè e per sè, quantunque attestino la buona volontà di chi le pratica e manifestino i suoi sforzi per raggiungere la virtù, tuttavia non hanno alcun valore per l’acquisto e l’aumento della vita soprannaturale, come non dànno neppure alcun diritto a merito soprannaturale, nè a premio nella vita eterna, neppure se chi le pratica fosse in istato di grazia santificante. Infatti (il paragone è di S. Agostino) come chi — pur avendo l’occhio sanissimo — non può vedere nulla se gli manca la luce; così anche chi ha la grazia santificante non può compiere alcun atto soprannaturale, cioè meritorio per la vita eterna, se non è prevenuto, mosso ed aiutato dalla grazia di Dio che si chiama attuale. – Quanto ho detto adesso potrà sembrare assai strano e forse perfino ostico a chi è imbevuto di naturalismo e di razionalismo (cosa, del resto, assai facile, per non dir comune, nei tempi attuali); ma per un vero Cristiano non può essere diversamente che così. Infatti non è possibile stabilire una qualsiasi proporzione fra il naturale ed il soprannaturale, poiché le cose indicate da questi due termini sono a distanza infinita tra di loro.

Qui — come conclusione di questo capitoletto — metto un tratto del sermone 156° di S. Agostino, nel quale è molto bene sviluppato il mio pensiero. Commentando egli le parole di S. Paolo: « Vivrete, se collo spirito Mortificherete i movimenti della carne)) (Rom. 8, 13), soggiunge: « Tu stavi per dire: Questo lo può fare la mia volontà, il mio libero arbitrio. Ma che volontà?! che libero arbitrio?! Se non ti regge lo Spirito di Dio, tu cadi; se esso non ti rialza, tu resti per terra. Come potrai fare col tuo spirito, se l’Apostolo ti dice: « Sono figli di Dio quanti son guidati dallo Spirito di Dio? » (Rom. 8, .14). E tu vuoi fare da te, lasciarti guidare da te stesso nel mortificare i movimenti della carne? Che ti giova il non essere forse un epicureo (materialista) se poi resti uno stoico (razionalista)? O epicureo o stoico che tu resti, non sarai tra i figli di Dio. Infatti sono figli di Dio quanti son guidati dallo spirito di Lui. Non sono dunque figli di Dio quelli che vivono secondo la loro carne o secondo il loro proprio spirito, né quelli che si lasciano condurre dai piaceri della carne o dallo spirito proprio, ma quanti sono guidati dallo Spirito di Dio ». Questo tratto del gran Dottore della grazia ha non lieve riflesso su quanto ho detto ed anche su quanto sanò per dirti nei tre seguenti capitoli. Quindi non dimenticarlo. E leggi pure la nota sulla grazia che qui faccio seguire.

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (3)

LA PREGHIERA DI PETIZIONE

P- B. LAR – RUCHE

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (3)

OSSIA IL MEZZO Più INDISPENSABIE E NELLO STESSO TEMPO INFALLIBILE PER IMPETRARE DA DIO OGNI BENE E SOPRATTUTTO L’ETERNA SALVEZZA.

ISTITUTO MISSIONARIO PIA SOCIETA’ S. PAOLO

N. H., Roma, 15 maggio 1942, Sac. Dott. MUZZARELLI

Imprim., Alba 25 maggiio 1942. Cn. P. Gianolio, Vic. Gen.

Tipogr. – Figlie di S,. Paolo. – Alba – giugno – 1942.

3. — Quanto è buono con noi il Signore!

A questo punto sarei tentato di fare una domanda: vorrei cioè chiedere se — in fin dei conti – Dio non sia nel suo pieno diritto d’imporci i suoi, ordini e i suoi comandi, e di esigere che siano da noi prontamente, lealmente e perfettamente eseguiti. Infatti non è Egli inequivocabilmente il nostro supremo ed assoluto Padrone? e non siamo quindi noi necessariamente i suoi più stretti ed inalienabili sudditi, ai quali non può essere lecito tergiversare e discutere, e dev’essere invece propria la più assoluta, per quanto ragionevole sottomissione? Così infatti dovrebbe essere, almeno per chi è capace di ragionare. – Ma ahimè! viviamo in tempi nei quali a tanti, che pur difendono a spada tratta, ed esigono tal volta perfin colla violenza — che siano rispettati i diritti dell’uomo o, meglio, quelli che credono e ritengono diritti loro, non si può invece parlare dei diritti dì Dio, senza che essi s’indispettiscono assai gravemente. Essi pretendono per sè, e per sè soli, ogni libertà di pensiero, di parola e di azione. Gli altri invece, e Dio stesso, devono stare alle loro dipendenze, od almeno devono guardarsi dall’intralciane i loro progetti e le loro idee, i loro comandi e le loro azioni, qualunque esse siano. Così è purtroppo! – Ed allora cambiamo registro, e parliamo invece dell’amore che Dio ha dimostrato verso gli uomini, dando loro i suoi comandamenti. Se mai, dei propri diritti, a coloro che si ribellano perfino al suo amore, parlerà poi a tempo opportuno Dio medesimo con quella voce che non potrà esser soffocata, che non ammette replica e che avrà una infallibile sanzione eterna. Che sia adunque vero che Iddio, dandoci i suoi comandamenti, ci abbia dimostrato col fatto, in modo veramente tangibile, il suo grande amore verso di noi?… A me sembra di sì, nè vedo difficoltà alcuna a provarlo. A quanti infatti l’esperienza stessa della vita ha detto così: « Finché ti sei mantenuto fedele al tuo Dio, hai goduto la pace del cuore, hai conservata la benevolenza dei vicini e dei conoscenti, non t’è mai mancato il necessario alla vita e, per giunta, hai pur avuto l’intimo e non illusorio sentimento che il cielo stesso ti sorridesse e benedicesse; mentre invece, appena ti sei allontanato dalla via tracciatati dalla divina legge, hai pure subito sperimentato l’angustia e fors’anche l’inferno nel tuo cuore, ti sei visto guardare di malocchio dai vicini e fors’anche dai congiunti, ti sei procurate miserie e malattie colle intemperanze, sei andato a rischio di cadere e fors’anche sei caduto sotto il rigore delle leggi umane, hai sussultato di spavento in faccia ai pericoli e di fronte alle minacce alla tua vita ed hai pur avuta la certa coscienza che il cielo stesso t’era nemico! » Per quanti purtroppo, perchè non vogliono sottostare agli amorosi comandi di Dio e praticare seriamente la virtù, si avvera appuntino la dolorosa storia del Figliuol prodigo! (Luc. 15, 11-32). E su quanti disgraziati il Signore potrebbe ripetere le amare lamentevoli parole che già rivolse al popolo ebreo, per quanto prediletto, pur tanto instabile ed infedele: « Stupitevi, o cieli, ed anche voi, o porte della terra, ammantatevi d’immensa desolazione per quanto è successo. Il mio popolo ha fatto contemporaneamente due mali: ha abbandonato me, fonte d’acqua viva, ed è andato a scavarsi delle cisterne, delle cisterne incapaci di contener acqua » (Ger. 2, 12-13). Proprio così! E ciò succede perchè è e sarà eternamente vero che « ogni, anima umana che opererà il male, avrà tribolazione ed angustia » e che « sulla via dei peccatori si trovano la sventura e l’infelicità » (Rom. II, 9; Salm. XIII, 3). Per ogni peccatore infatti verrà, e presto, l’ora in cui dovrà gemere col Salmista: « O Signore, i miei occhi versarono lagrime, perchè non osservarono la tua legge » (Salm. CXVIII, 136). Oh, quante sventure ci piombano addosso per causa dei peccati! E quanti peccati — e specialmente certi peccati si pagano palesemente cari anche in questo mondo! – Iddio invece, per il nostro stesso bene, non vorrebbe che noi fossimo colpiti da tali e tanti guai; e ci manifesta questa sua pietosamente benigna volontà col darci quei comandamenti che, se fossero da noi fedelmente osservati, ci preserverebbero, se non da tutte, certo però dalla maggior parte delle umane sofferenze. Ora non è questa una bella prova dell’amorosa bontà e delicatezza di Dio verso di noi?… Oh! come è santo e nello stesso tempo consolante immaginarci il Signore che, nell’atto di darci i suoi comandamenti, ci rivolga pure, come un buon padre, questo saggio avvertimento: « Ascolta, o figlio, le mie parole. Io che t’ho fatto, anche ti conosco, anzi ti conosco assai meglio che non ti conosca tu stesso. Essendo poi al mondo assai prima di te, ho per giunta maggiore esperienza della vita; e perciò conosco assai meglio di te ciò che ti fa bene e ciò che potrebbe farti male. Non te l’avrai quindi a male se Io, pel tuo stesso temporale ed eterno benessere, ti prescrivo di fare ciò che ti fa bene, e ti proibisco di operare ciò che ti farebbe male. Non vorrai tu amorevolmente obbedirmi, o figliuolo? » Ah! non fu questo forse il pensiero di Dio nel darti i suoi comandamenti?… Proprio così. Quanto ho messo in bocca al buon Dio non è affatto parto della mia fantasia, né finzione retorica; ma è la pura e genuina verità. Infatti sta scritto: « Che cosa chiede il Signore Dio tuo da te, se non che tu tema il Signore Dio tuo e tu cammini per le sue vie e tu lo ami e tu serva il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutta l’anima; e che tu osservi i comandamenti del Signore e le sue prescrizioni, quali io oggi ti dò, affinché ti provenga bene?.. Se tu ascolterai la voce del Signore Dio tuo osservando ed eseguendo tutti i suoi comandamenti… il Signore Dio tuo ti eleverà sopra tutti i popoli che sono sulla terra; e verranno sopra di te tutte queste benedizioni, e saranno tue, purché tu ascolti i suoi precetti »; e seguono ben dodici versicoli pieni di grandi e preziose benedizioni per chi osserverà i divini comandamenti (Deut. X, 12-13 e XXVIII, 1-14). Dopo ciò chi oserà più chiamare esoso e crudele tiranno il buon Dio per averci prescritto l’osservanza dei suoi comandamenti?… Ma tant’è! Come vi sono dei malati che, nel delirio della febbre, disprezzano, respingono, offendono ed insultano il solerte, valente ed affettuoso medico che vorrebbe salvarli dalla morte colle sue giuste prescrizioni; così purtroppo vi sono pure degli uomini e perfino dei Cristiani — non so dire se più ignoranti o cattivi — i quali tacciano come sopraffattorie e tiranniche le amorose disposizioni di Dio a loro riguardo! Oh, quanto son miseri ed insensati! – O Padre celeste, ed anche voi, o buon Gesù, perdonate loro! Essi non sanno in che cosa consista il loro vero bene.

4. — Una delucidazione importantissima.

Basati dunque sulla parola di quel buon Dio, che è più inclinato a compatirci e soccorrerci, che ad imporci oneri incomportabili e castigarci, noi dobbiamo ritenere e credere che ci riesca possibile adempiere quei divini comandamenti, l’osservanza dei quali è richiesta perché possiamo dare il debito onore a Dio e così raggiungere il premio eterno del Paradiso. Di questo ci assicurano Iddio, la Chiesa, i peccatori convertiti e la nostra coscienza. E — come abbiamo visto – possiamo esser certi che i dannati stessi, se potessero ritentare la gran prova già per loro miseramente fallita, si dimostrerebbero certamente tutti ammirabili campioni di santità, e neppur uno solo di essi ritornerebbe più in quel luogo di tormenti, nel quale non è, né può esserci redenzione. Purtroppo quei miseri devono continuamente dire: « La mietitura è passata, l’estate è terminata; e noi non ci siamo salvati! » (Ger. VIII. 20). A questo punto però viene quasi spontanea una domanda: Quanti e quali sono i comandamenti di Dio? Sono forse quelli che si trovano elencati nel Decalogo mosaico? (Es. XX, 1-17; Deut. V, 6-21). — Si, a rigor di termini, i comandamenti di Dio (fatta la legittima variante al terzo) son proprio quei dieci. Però a scanso di malintesi avverto che, sotto la denominazione di: comandamenti di Dio, chi scrive intende includere anche i doveri dei nostri stati particolari ed i precetti della Chiesa. Non esiste forse per noi l’obbligo di fedelmente osservare anche questi?… Eh, sì! ognuno di noi deve osservare i divini comandamenti secondo i dettami suggeriti dalla particolare condizione di vita in cui si trova (seguo qui l’idea del Tissot (La vita interiore semplificata), il quale dice che i doveri del proprio stato vengono a precisare l’applicazione dei comandamenti e la maniera propria e personale con cui li dobbiamo praticare. I comandamenti sono generali, e la loro applicazione deve essere particolare. I comandamenti enunciano i principi generali, e i doveri del proprio stato precisano le loro applicazioni speciali nell’individuo.); ed al pari dei comandamenti di Dio, devono pur osservarsi i precetti della Chiesa; poiché a coloro dai quali emanano, Gesù disse: « Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me; e chi disprezza Me, disprezza Colui che mi ha mandato » (Luc. 10, 16). Questi precetti, a differenza dei comandamenti, sono variabili e sono anche cassabili da parte della legittima autorità; ed è pur possibile ottenere, per giusti motivi, dispensa dalla loro osservanza. Il grave o gravissimo motivo potrà in qualche circostanza, esonerarci dall’osservarli; ma ciò non toglie che anch’essi, sia pur indirettamente, ci siano comandati da Dio. – Non credo poi di andare lungi dal vero se fra i divini comandamenti includo pure diverse obbligazioni di capitale importanza per chi vuol davvero condurre una vita cristianamente onesta, le quali — quantunque non siano esplicitamente menzionate nel Decalogo — vi si contengono però implicitamente e sono spesso dal Signore richiamate qua e là nella Sacra Scrittura e, per giunta, richieste quasi sempre dalla sana ragione. Ne enumero alcune delle più importanti: l’obbligo, per esempio, di credere a tutte le verità rivelate da Dio e proposteci come verità di fede dalla Chiesa; l’obbligo d’istruirci seriamente nelle cose che dobbiamo credere e fare per essere a Dio graditi e poterci salvare; l’obbligo di pentirci delle nostre colpe e di accusarcene presso il legittimo ministro di Dio; l’obbligo di pregare; l’obbligo di evitare — per quanto è possibile — le occasioni prossime di peccato; l’obbligo di attendere a correggerci almeno dei più gravi nostri difetti; l’obbligo di prendere dalla mano di Dio anche le inevitabili tribolazioni della vita… Come infatti può ritenere di essere in regola col Signore chi non ammette certe cose da Lui rivelate, ancorché siano inconcepibili alla ragione ed inspiegabili alla scienza umana? La potenza e la scienza di Dio non sono forse assai superiori alla nostra? E s’ha forse a credere che tutto il vero sia afferrabile dalla nostra debole mente e proporzionato alla nostra scarsa intelligenza?.. Così pure come può dirsi uomo veramente retto chi commette la gravissima imprudenza di non interessarsi scrupolosamente di quanto il suo supremo Padrone da lui esige perché possa evitare la condanna e sperarne invece il premio; chi non riconosce davanti a Dio (e, quando occorra, anche davanti agli uomini) il male commesso; chi stima male solo quello ch’egli percepisce come tale, e che, neanche per espiare questo, vuol piegarsi a compiere gli atti da Dio stesso prescritti all’uopo; chi non si cura o non si degna o si vergogna di pregare; chi stoltamente confida di poter schivare il peccato senza fuggirne i pericoli; chi non si cura di correggersi delle cattive abitudini e non si sforza di frenare e comprimere le proprie passioni e cattive tendenze; chi si dimostra ribelle o poco sottomesso alle divine disposizioni?.. Eh, no! tali maniere di contenersi non possono essere gradite a Dio; sono anzi spesso da Lui detestate e condannate nelle Ss. Scritture; e perciò chi le segue non può dire di essere in regola con Dio, nè può asserire con sincerità di essere prudente nel suo più grande ed importante negozio, che è quello di salvare l’anima. Conseguentemente le cose opposte a queste da me qui denunciate e già precedentemente elencate, devono ritenersi come da Dio stesso comandate, e perciò da osservarsi scrupolosamente da chi vuole essere davvero in regola con Dio e in pace colla propria coscienza. – Dunque coll’espressione « comandamenti di Dio » io intendo abbracciare tutto ciò che Dio, sia direttamente, sia indirettamente ci comanda di credere e di operare, affmchè possiamo riuscire a Lui graditi e salvare le anime nostre. Fatta questa necessaria dilucidazione riguardo all’estensione che in quest’opuscolo intendo dare all’espressione « divini comandamenti », vediamo ora insieme in qual condizione ci troviamo di fronte all’osservanza dei medesimi: cosa pure importantissima, per non dire assolutamente necessaria a sapersi.

LA PREGHIERA DI PETIZIONE (4)