DOMENICA II DOPO PASQUA (2019)

DOMENICA II DOPO PASQUA(2019)

Incipit

In nómine Patris, ☩ et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus

Ps XXXII: 5-6. Misericórdia Dómini plena est terra, allelúja: verbo Dómini cœli firmáti sunt, allelúja, allelúja.

[Della misericordia del Signore è piena la terra, allelúia: la parola del Signore creò i cieli, allelúia, allelúia.]

Ps XXXII: 1. Exsultáte, justi, in Dómino: rectos decet collaudátio. [Esultate, o giusti, nel Signore: ai buoni si addice il lodarlo.]

Misericórdia Dómini plena est terra, allelúja: verbo Dómini cœli firmáti sunt, allelúja, allelúja. [Della misericordia del Signore è piena la terra, allelúia: la parola del Signore creò i cieli, allelúia, allelúia.]

Oratio

Orémus.

Deus, qui in Filii tui humilitate jacéntem mundum erexísti: fidelibus tuis perpétuam concéde lætítiam; ut, quos perpétuæ mortis eripuísti casibus, gaudiis fácias perfrui sempitérnis.

[O Dio, che per mezzo dell’umiltà del tuo Figlio rialzasti il mondo caduto, concedi ai tuoi fedeli perpetua letizia, e coloro che strappasti al pericolo di una morte eterna fa che fruiscano dei gàudii sempiterni].

Lectio

Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli. [1 Petri II: 21-25]

Caríssimi: Christus passus est pro nobis, vobis relínquens exémplum, ut sequámini vestígia ejus. Qui peccátum non fecit, nec invéntus est dolus in ore ejus: qui cum male dicerétur, non maledicébat: cum paterétur, non comminabátur: tradébat autem judicánti se injúste: qui peccáta nostra ipse pértulit in córpore suo super lignum: ut, peccátis mórtui, justítiæ vivámus: cujus livóre sanáti estis. Erátis enim sicut oves errántes, sed convérsi estis nunc ad pastórem et epíscopum animárum vestrárum. [Caríssimi: Cristo ha sofferto per noi, lasciandovi un esempio, affinché camminiate sulle sue tracce. Infatti Egli mai commise peccato e sulla sua bocca non fu trovata giammai frode: maledetto non malediceva, maltrattato non minacciava, ma si abbandonava nelle mani di chi ingiustamente lo giudicava; egli nel suo corpo ha portato sulla croce i nostri peccati, affinché, morti al peccato, viviamo per la giustizia. Mediante le sue piaghe voi siete stati sanati. Poiché eravate come pecore disperse, ma adesso siete ritornati al Pastore, custode delle ànime vostre].

Omelia I

[A. Castellazzi: Alla Scuola degli Apostoli; Sc. Tip. Artigianelli, Pavia, 1929]

SEGUIAMO GESÙ CRISTO.

“Carissimi: Cristo patì per noi lasciandovi l’esempio, perché abbiate a seguire le sue orme. Egli non commise peccato, e sulle sue labbra non fu trovato inganno. Egli, maledetto, non rispondeva con maledizioni, e, maltrattato non minacciava, ma si rimetteva a chi lo giudicava ingiustamente. Portò egli stesso i nostri peccati nel suo corpo sul legno, affinché, morti al peccato viviamo per la giustizia: per le piaghe di Lui siete stati guariti. Infatti eravate come pecore sbandate, ma ora siete ritornate al pastore e al vescovo delle anime vostre”. (1 Piet. II, 21-25).I cristiani dispersi nell’Asia minore, e precisamente nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia proconsolare e nella Bitinia, erano esposti a varie e dure persecuzioni da parte dei Giudei e dei pagani. S. Pietro, venuto a conoscenza di questo, scrive loro una lettera da Roma, per consolarli nelle loro afflizioni, e renderli costanti nella fede, esposta a tanti pericoli. Da questa lettera è tratta l’Epistola di quest’oggi. Dopo aver parlato, precedentemente, dei doveri verso il potere civile, viene a parlare della soggezione dei servi ai loro padroni. Devono star loro soggetti volentieri, seguendo l’esempio di Gesù Cristo, che non malediva quelli che lo maledivano, non minacciava quelli che lo facevano soffrire, ma si rimetteva al Padre, giudice supremo. Egli si caricò dei nostri peccati per procurarci la giustificazione. E così, da pecore erranti quali eravamo, siamo stati condotti al Pastore delle anime nostre. L’imitazione di Gesù Cristo, inculcata da S. Pietro, è necessaria a ogni Cristiano.

1. Gesù Cristo è il nostro Pastore,

2 Che dobbiamo seguire sempre,

3 Anche sotto la croce.

1.

Cristo patì per noi lasciandovi l’esempio, perché abbiatea seguire le sue orme. Niente s’impara senza una guida, e nessuna istituzione si regge senza chi la governa. È necessario uno che guidi nello stato, nella famiglia, in una nave. È necessario un pastore che diriga e sorvegli il gregge. È facile immaginare che cosa avverrebbe d’un gregge, che abbandonasse le orme del pastore. Si sbanderebbe qua e là, prenderebbe sentieri pericolosi; e, nell’ora del pericolo, le povere pecore, rimaste senza guida, invece di ritrovare la via dell’ovile, andrebbero a finire nelle fauci di qualche fiera o nelle mani di qualche ladro. La famiglia cristiana, è, nella Sacra Scrittura, paragonata a un gregge. Chi ne è il pastore? «Io sono il buon Pastore», dice Gesù Cristo (Giov. X, 11). Un giorno vede due fratelli, Pietro ed Andrea, che gettano una rete, e dice loro: « Venite dietro me e vi farò pescatori d’uomini. Ed essi, tosto lasciate le reti lo seguirono » (Matt. IV, 19-20). Sono, a cosi dire, le primizie del gregge di Cristo. Più tardi rivolgerà il suo invito a un pubblicano. «Seguimi», dirà a Matteo, e questi; rizzatosi dal banco lo segue (Matt. IX, 9). Ripeterà questo invito ad altri, alle turbe, a tutti gli uomini di buona volontà. « Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi consolerò » (Matt. XI, 28). Quando gli Ebrei partono dall’Egitto, il Signore li guida in colonna di fumo di giorno, e in colonna di fuoco durante la notte, per illuminare il loro cammino. Gesù Cristo è la luce che guida il suo gregge nei sentieri di questa vita. Egli è «la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo» (Giov. I, 9). Egli ci è luce con gli insegnamenti che uscirono dal suo labbro, Egli ci è luce con le sue azioni. « Poiché quando Egli fa qualche cosa in silenzio, si fa conoscere quello che noi dobbiam fare » ( S. Gregorio M. Hom. 17, 1). Ed è principalmente alle sue azioni che ci richiama S. Pietro, quando ci dice di seguire le sue orme. Della virtù si è parlato molto dai sapienti di questo mondo, anche prima che venisse sulla terra Gesù Cristo. Ma tutte le loro discussioni portarono ben poco frutto. Quegli insegnamenti, oltre non essere esenti da errori, non erano confortati dall’esempio. Non da loro, ma da Gesù s’impara l’umiltà, la pazienza, l’ubbidienza, il vero amor del prossimo, il perdono delle offese, la purità e tante altre virtù, che formano uno splendido ornamento e una irrefragabile apologia del Cristianesimo. Chi vuol sapere, sappia Cristo. Da lui solo impareremo a camminare nella via di ogni virtù.

2.

Egli non commise mai peccato, e sulle sue labbra non fu trovato inganno, ecc. Queste parole, che S. Pietro riporta da Isaia, c’insegnano quanto fosse perfetta la vita diGesù Cristo, alla quale, per quanto ci è possibile, dobbiamo conformare la nostra. Forse, non è tanto l’eroismo degli esempi datici da Gesù Cristo, che trattiene il Cristiano dall’imitarlo; quanto la forza che esercitano ancora su di lui gli esempi del mondo. Si seguirebbe Gesù Cristo, quando il mondo non seducesse più: si seguirebbe Gesù Cristo, se si potesse seguirlo di nascosto. Fin che si è fanciulli si sente parlar volentieri degli splendidi esempi di virtù che il Salvatore ci ha dato. Ci si accosta frequentemente al sacramento della Penitenza per poter ricevere Gesù nel proprio cuore, e chiedergli la grazia di seguire le sue orme. Ma quando si sono lasciati i banchi della scuola primaria, si trova già un po’ pesante il seguire Gesù. Quando si è avviati alla bottega, allo stabilimento, all’ufficio, invece di seguire Gesù, si seguono coloro che ci circondano, e si prendono le loro abitudini di vita, che, quasi sempre, non sono proprio conformi agli esempi datici da Gesù. Come una lampada brilla sempre meno al nostro sguardo man mano che il giorno si avanza; così, man mano che crescono gli anni, si affievolisce la luce che viene dagli esempi di Gesù, e ci lasciamo abbagliare da altre luci false e nocive. Dobbiamo seguir Gesù non solamente quando siamo soli, ma anche quando siamo in compagnia: non solamente nella vita domestica, ma anche nella vita pubblica. Quando uno è ascritto a una associazione, ma si accontenta di avervi dato solamente il nome, tutt’al più legge al proprio tavolo la relazione di qualche adunanza, a cui non ha partecipato, possiam chiamarlo un cattivo socio. Se tutti fossero come lui, l’associazione dovrebbe sciogliersi. Questo sistema è proprio quello di tanti Cristiani. Seguir Gesù, ma senza disturbarsi, senza dar nell’occhio, senza urtare i sentimenti di coloro che non vogliono sapere di seguirlo. Alla festa dei tabernacoli, i Giudei domandano alle turbe dove si trova Gesù. Tra le turbe è un gran sussurro. «Nessuno, però, parlava di Lui con libertà per paura dei Giudei» (Giov. VII, 13). Tanti Cristiani si trovano indecisi a seguir pubblicamente Gesù con franchezza, per paura di qualche opposizione o di qualche frase. Come sono lontani dalla generosità di S. Ignazio martire, che dichiarava a quei di Efeso: « Nulla vi sia conveniente senza Gesù Cristo, per Lui io porto in giro le mie catene, perle spirituali » (Ep. ad Eph.). Non pensano questi seguaci di Gesù Cristo a metà, che, rifiutandosi di seguirlo apertamente, si rifiutano di seguire un pastore che un giorno potrebbe rinnegarli a sua volta, ed escluderli dal celeste ovile? Se vogliamo seguire Gesù sul serio, non dobbiamo distinguere tra età ed età, tra vita pubblica e vita privata. Dobbiamo seguirlo ovunque, con fermo proponimento, facendo nostre le parole di Rut a Noemi: «Dovunque andrai tu andrò anch’io, e dove starai tu, ivi io pure starò » (Rut. 1, 16).

3.

Per le piaghe di lui siete stati guariti. Qui ci vengono ricordati i dolori di Gesù. I dolori furono il suo retaggio, dalla culla alla croce. E la sorte dei discepoli non dovrà esser diversa da quella del maestro. Le pecore docili seguono il pastore anche pei sentieri stretti e sassosi; e i buoni Cristiani seguono Gesù anche quando c’è da insanguinarsi i piedi. Sarebbe troppo comodo star con Gesù nei momenti della gloria, come durante la trasfigurazione sul Tabor; abbandonarlo nei momenti della tristezza, come durante l’agonia nell’orto. Che giudizio si dovrebbe dare di quei soldati che seguono il loro comandante, che è in testa, quando si tratta di passeggiate piacevoli, e si rifiutano di seguirlo quando si tratta di marce o, peggio ancora, quando si tratta di combattere? Il giudizio è presto dato: sono dei vili che disonorano la loro divisa. I Cristiani sono pure dei soldati. « Sopporta i travagli da buon soldato di Cristo » (2 Tim. II, 3), dice S. Paolo a Timoteo. Quando Gesù Cristo saliva il Calvario, non portava un manto, ma uno straccio di porpora: aveva una corona, ma di spine. Non saliva sopra un carro di trionfo, ma sotto il peso della croce. E la croce è divenuta la divisa del Cristiano. Non è cosa che si possa accettare o respingere a piacimento. Fu assegnata da Gesù Cristo stesso: « Chi vuol venire dietro a me… prenda ogni giorno la sua croce e mi segua » (Luc. IX, 23.). Chi rifiuta di seguir Gesù Cristo sotto la croce, è un soldato vile, che disonora la sua divisa. Il monaco benedettino Maria Gachet, durante la rivoluzione francese, è condotto innanzi alla Commissione rivoluzionaria di Lione. I giudici, che s’intendevano ben poco di carattere sacerdotale, gli chiesero che consegnasse loro gli attestati di sacerdozio. Alla domanda dei giudici repubblicani Gachet risponde francamente: «Che fareste d’un soldato repubblicano, che consegnasse la sua spada la vigilia d’una battaglia? Sarebbe un vile. Non proponetemi una viltà, poiché anch’io sono soldato, soldato di Gesù Cristo, capite?». E il tribunale lo trattò da soldato, condannandolo alla fucilazione, invece che alla ghigliottina (Franc. Rousseau, Moines Bénédictins martyrs et confesseurs de la foi pendant la Révoluction, Paris, 1926, p. 131). Siamo soldati di Gesù Cristo. Ci teniamo a non esser soldati vili? Seguiamolo sempre, seguiamolo ovunque. Seguiamolo se siamo fanciulli, se siamo giovani maturi, se siamo adulti, se siamo vecchi. Seguiamolo soprattutto nelle croci e nelle difficoltà. «Egli camminò per vie aspre — osserva S. Agostino — ma promise grandi cose. Seguilo. Non voler badar unicamente alla via che devi percorrere; ma bada anche al luogo cui devi arrivare; sopporterai gravezze temporali, ma perverrai ai godimenti eterni » (En. 2 in Ps. XXXVI, 16). Tutti abbiam bisogno della misericordia del Signore e « il Signore usa misericordia coi servi suoi, i quali con tutto il cuore seguono le sue vie » (In Paral. VI, 14).

Alleluja

Allelúja, allelúja Luc XXIV: 35.

Cognovérunt discípuli Dóminum Jesum in fractióne panis. Allelúja [I discepoli riconobbero il Signore Gesú alla frazione del pane. Allelúia].

Joannes X: 14. Ego sum pastor bonus: et cognósco oves meas, et cognóscunt me meæ. Allelúja. [Io sono il buon Pastore e conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Allelúia.]

Evangelium

Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum S. Joánnem.

Joann X: 11-16.

“In illo témpore: Dixit Jesus pharisæis: Ego sum pastor bonus. Bonus pastor ánimam suam dat pro óvibus suis. Mercennárius autem et qui non est pastor, cujus non sunt oves própriæ, videt lupum veniéntem, et dimíttit oves et fugit: et lupus rapit et dispérgit oves: mercennárius autem fugit, quia mercennárius est et non pértinet ad eum de óvibus. Ego sum pastor bonus: et cognósco meas et cognóscunt me meæ. Sicut novit me Pater, et ego agnósco Patrem, et ánimam meam pono pro óvibus meis. Et alias oves hábeo, quæ non sunt ex hoc ovili: et illas opórtet me addúcere, et vocem meam áudient, et fiet unum ovíle et unus pastor”.

OMELIA II

[A. Carmignola, Spiegazione dei Vangeli domenicali – SPIEGAZIONE XXIII.S. E. I. Ed. Torino,  1921]

“In quel tempo Gesù disse ai Farisei: Io sono il buon Pastore. Il buon Pastore dà la vita per le sue pecorelle. Il mercenario poi, o quei che non è pastore, di cui proprie non sono le pecorelle, vede venire il lupo, e lascia lo pecorelle, e fugge; e il lupo rapisce, e disperde le pecorelle: il mercenario fugge, perché è mercenario, e non gli cale delle pecorelle. Io sono il buon Pastore; e conosco le mie, e le mie conoscono me. Come il Padre conosce me, anch’io conosco il Padre: e do la mia vita per le mie pecorelle. E ho dell’altre pecorelle, le quali non sono di questa greggia: anche queste fa d’uopo che io raduni: e ascolteranno la mia voce, e sarà un solo gregge e un solo pastore”. (Jo. X, 11-16).

Il divin Redentore per far vie meglio capire la bontà immensa del suo bellissimo cuore verso le anime di tutti gli uomini, si paragonò un giorno, secondo quel che dice il Vangelo di questa domenica, ad un buon Pastore. Io sono, disse Egli ai Farisei, io sono il buon Pastore. Et reliquia. Quanta tenerezza, o miei cari, sotto queste graziose immagini! Quanti amorevoli ed importanti ammaestramenti! Procuriamo in questa breve spiegazione di rilevarne i più importanti.

1. Ed anzi tutto nostro Signor Gesù Cristo col dirci che Egli è buon pastore, che dà la vita per le sue pecorelle, vuol richiamare alla nostra attenzione l’amore immenso, che ci ha dimostrato nel venire quaggiù a morir per noi, che eravamo come pecorelle perdute a cagione del demonio, lupo infernale. E per intendere l’amore che ci ha portato il Figliuolo di Dio nel venire a nascere e patire per noi sopra di questa terra, basta considerare le parole, che di Lui ha scritte San Paolo: « Il figlio di Dio si è impicciolito prendendo forma di servo, e si è umiliato facendosi obbediente sino alla morte e morte di croce ». Oh quale stupore ha recato e recherà agli Angeli per tutta l’eternità il vedere un Dio per amor dell’uomo farsi uomo e assoggettarsi a tutte le debolezze e patimenti dell’uomo! Quale meraviglia sarebbe vedere un re farsi verme per amore dei vermi? Ma è infinitamente maggior meraviglia il vedere un Dio fatto uomo: e dopo ciò vederlo umiliato sino alla morte così penosa e vituperosa della croce, dove finì la sua sacrosanta vita. Parlando di questa morte i profeti Mosè ed Elia sopra il Tabor, dice il Vangelo che la chiamarono un eccesso. Sì, dice S. Bonaventura, con ragione ella fu chiamata eccesso la morte di Gesù Cristo, perché, oltre all’essere stata un eccesso di dolore, fu pure un eccesso di amore, da non potersi mai credere, se non fosse già avvenuto. Sì, eccesso d’amore, ripiglia S. Agostino, mentre a tal fine il Figlio di Dio volle venire in terra a fare una vita così stentata e una morte così amara per far conoscere all’uomo quanto Egli l’amava. Ed in vero se Gesù Cristo non fosse stato Dio, ma un semplice uomo amico degli uomini, qual maggior amore avrebbe potuto dimostrar loro che morire per essi? E chi erano mai cotesti uomini, per cui sentì una passione d’amore così grande? Erano forse cuori che si disfacevano di amore per Lui? Tutt’altro, pur troppo. Erano infelici, che lo avevano e lo avrebbero offeso, che lo avrebbero insultato, perseguitato, disonorato, maledetto, calunniato, tradito, disconosciuto e maltrattato in mille guise. Sì, è per questi sciagurati suoi nemici, che Egli venne quaggiù a patire e morire sulla croce. Ah! ben a ragione tutto questo ad una S. Maria Maddalena de’ Pazzi pareva una pazzia: ond’ella chiamava il suo Gesù pazzo di amore: Sì, Gesù mio – diceva – tu sei pazzo d’amore. E così appunto i gentili, secondo attesta S. Paolo, sentendo predicare la morte di Gesù Cristo, la stimavano una pazzia da non potersi mai credere. Come mai, essi dicevano, un Dio, che è felicissimo da se stesso, che di nessuno ha bisogno, ha potuto morire per amore degli uomini suoi servi? Ciò sarebbe lo stesso che credere un Dio divenuto pazzo per amore degli uomini. Ma pur è di fede che Gesù Cristo vero Figlio di Dio per amore di noi si è dato alla morte. Epperò aveva ancor ragione la stessa S. Maria Maddalena, piangendo l’ingratitudine degli uomini a questo Dio così amante, di esclamare: « O amore non conosciuto, o amore non amato! » Sì, poiché se Gesù Cristo non è amato dagli uomini, si è perché essi vivono scordati del suo amore. Oh! se un’anima considera un Dio incarnato e morto per suo amore, non può vivere senza amarlo. Ben si sentirà ella infiammare e quasi costringere ad amare un Dio, che tanto l’ha amata. Perciocché poteva Gesù – dice un pio scrittore – redimerci con una sola goccia di sangue, ma Egli ha voluto spendere tutto il sangue e la sua vita divina, acciocché, a vista di tanti dolori e della sua morte, non ci contentassimo d’un semplice amore, ma fossimo dolcemente forzati ad amare con tutte le forze un Dio così innamorato. E ciò che ci deve spingere ognor più ad amarlo, si è che tutto quanto ha fatto e pari: Egli l’ha fatto e patito per ciascuno di noi in particolare, imperciocché, sebbene Gesù nel suo gran Cuore abbracciasse tutti gli uomini del mondo, e per tutti patisse e morisse, tuttavia sì grande, ardente e generoso fu l’amor suo, che Egli avrebbe lasciata la sua vita in croce per ciascuna anima in particolare. Gesù Cristo Figlio di Dio – scrisse S. Paolo – mi amò, e diede se stesso per me. Quindi ognuno di noi può dire al pari dell’Apostolo: Se io non sono ancora nell’inferno, se dei miei peccati ho da Dio il perdono, se cessano i miei rimorsi, se mi ritorna la pace nell’anima, se posso gioire di essere tuttavia erede del Cielo, e se ne andrò un giorno al possesso, tutto ciò io devo al buon Gesù, che tanti beni mi meritò con la sua passione e morte. Questa bontà adunque, questo amore di Gesù Cristo, devono essere per il nostro cuore, dice San Francesco di Sales, come un torchio che lo stringa per forza, e ne sprema, per così dire, l’amore per Lui. Ah! perché, soggiunge lo stesso santo, perché non ci gettiamo sopra di Gesù Crocifisso per morire sulla croce con Lui, che ha voluto morirvi per nostro amore! Come vi appagherò – o amante mio Gesù? – domanda alla sua volta il dottor Sant’Alfonso, mirando il Crocifisso. E così al pensiero dell’amore, dimostrato a noi da Gesù Cristo, tanti altri santi hanno stimato far poco il dar la vita e tutto per un Dio così amante. – Quanti giovani, quanti nobili han lasciate le case e la patria, le lor ricchezze, i parenti e tutto per ritirarsi in un chiostro a vivere al solo amore di Gesù Cristo! Quante verginelle, rinunziando le nozze dei principi e primi grandi del mondo, se ne sono andate giubilando alla morte, per render così qualche ricompensa all’amore di un Dio morto per loro amore e giustiziato in un patibolo infame! E noi, che cosa facciamo noi per corrispondere all’amore immenso di questo divino Pastore, che per noi si è sacrificato? Ah! procuriamo di fare anche noi quello che facevano i Santi. Accendiamoci tutti d’amore per Gesù, che ci ha tanto amati. Solleviamo sovente il pensiero a Lui: riponiamo in esso tutta la nostra speranza e tutta la nostra vita. E Gesù da noi sinceramente amato sarà la nostra salute e la vera felicità.

2. In secondo luogo Gesù Cristo nel Vangelo di questa mattina ci dice che essendo Egli il buon pastore, conosce le sue pecorelle, e le sue pecorelle conoscono Lui presso a poco in quel modo che si conoscono tra di loro Egli ed il suo divin Padre. Con le quali parole nostro Signor Gesù Cristo, in un modo così glorioso per noi, paragonando l’unione di amore, che vi ha tra di Lui e le anime fedeli, a quella stessa unione di amore che havvi tra Lui e il suo celeste Padre, ci fa intendere che Egli conosce benissimo tutte le anime, che gli appartengono, di qualunque età, di qualunque stato, di qualunque luogo esse siano, che tutte da qualunque punto del tempo e del mondo sono presenti al suo cuore ed al suo amore, e che alla lor volta tutte queste anime conoscono Lui, sanno l’amore, che ad esse porta, e vicendevolmente lo amano come loro supremo Pastore.Ma chi sono mai queste pecorelle così fortunate che sono conosciute dal divin Pastore, e lo conoscono? Sono quelle che appartengono al suo ovile, vale a dire alla sua vera Chiesa; sono le anime dei fedeli, che fanno professione della fede e della legge di Gesù Cristo nella ubbidienza a quegli altri pastori legittimi, che Egli pose quaggiù a perpetuare il suo ministero, tra i quali pastori tiene il primo posto il Papa. Ed in vero dopo la sua Risurrezione Gesù Cristo, avendo mangiato con i suoi discepoli per assicurarli ancor meglio della realtà del suo risorgimento, si rivolse a Simon Pietro e gli domandò per tre volte: Simone, mi ami tu più di questi? Pietro, che dopo il fallo della negazione di Cristo era divenuto più modesto, si contentò di rispondere: Signore,Voi sapete che io vi amo. E due volte il Signore gli disse: Pasci i miei agnelli. Ed una terza volta: Pasci le mie pecorelle. Per siffatta guisa nostro Signor Gesù Cristo costituiva San Pietro Principe degli Apostoli, Pastore universale di tutta la Chiesa, conferendogli di fatto quel potere supremo, che già avevagli promesso, e nella persona di S. Pietro tutti quanti i suoi successori, i Romani Pontefici, poiché Gesù Cristo, con la durata perpetua della Chiesa, volendo sino alla consumazione dei secoli trasmettere agli uomini il beneficio della sua Redenzione, volle altresì che sino alla consumazione dei secoli avesse. a durare il primato di Pietro. La Chiesa adunque è la Congregazione dei fedeli Cristiani sparsi per tutto il mondo, che a guisa di un numeroso gregge sono governati da un Pastore supremo, che è il Sommo Pontefice. Ma se ciascun Cristiano dovesse aver direttamente relazione col Vicario di Gesù Cristo, con difficoltà si potrebbero far pervenire a vicenda le proprie parole, e di rado comunicarsi i propri pensieri. Dio però pensò e provvide a tutti i bisogni dell’anima nostra. Ascoltate, è questo uno dei più bei tratti del Cattolicismo. Dio, come dissi, stabilì S. Pietro Capo della Chiesa, e morto Lui, succedettero i Romani Pontefici nel governo della medesima, e si succedettero in modo, che dal regnante Papa ne abbiamo la serie non interrotta fino a S. Pietro, e da S. Pietro abbiamo la serie dei Pontefici uno successore dell’altro, che ci conservarono intatta la santa Religione di Gesù Cristo fino a noi. Gli Apostoli poi esercitarono il loro ministero pastorale d’accordo e dipendenti da S. Pietro. Agli Apostoli succedettero altri pastori e Vescovi, che sempre d’accordo e sempre dipendenti dal Successore di S. Pietro governarono le varie Diocesi della cristianità. I Vescovi accolgono le suppliche, ascoltano la voce lei popoli e ne fanno pervenire i bisogni fino alla persona del supremo Gerarca della Chiesa. Il Papa, secondo il bisogno, comunica i suoi ordini ai Vescovi di tutto il mondo, ed i Vescovi li partecipano ai semplici fedeli Cristiani. Oltre gli Apostoli Gesù Cristo stabilì settantadue discepoli, che mandò in vari paesi a predicare il Vangelo. Gli Apostoli eziandio ordinarono sette diaconi, ed altri ministri che li aiutassero nella predicazione del Vangelo e nell’amministrazione dei Sacramenti. Così ai nostri tempi, oltre il Papa ed i Vescovi, ci sono altri sacri ministri, specialmente i Parrochi, i quali strettamente uniti e d’accordo coi Vescovi aiutano questi nella predicazione e nell’amministrazione dei Sacramenti, li aiutano a mantenere l’unità della fede, e soprattutto a conservare stretta relazione col Capo della Religione, la qual cosa è indispensabile per conoscere l’errore e conservare intatte le verità della fede. Onde noi possiamo dire che i nostri parrochi ci uniscono coi Vescovi, i Vescovi col Papa, il Papa ci unisce con Dio. Di più, i sacri pastori che governano le chiese particolari, essendosi regolarmente succeduti sempre dipendenti dal Papa, sempre insegnando la stessa dottrina, amministrando i medesimi Sacramenti, ne segue anzitutto la certezza che i ministri della Chiesa Cattolica in ogni tempo e in ogni luogo hanno sempre praticata la medesima fede, la medesima legge, i medesimi Sacramenti come furono predicati dagli Apostoli, e come furono istituiti dal nostro Signor Gesù Cristo; e in secondo luogo che tutti coloro, i quali non sono nella professione della fede e della legge di Gesù Cristo sotto l’obbedienza del Papa e di tutti gli altri legittimi pastori, non appartengono affatto all’ovile di Gesù Cristo, né sono pecorelle da Lui riconosciute per sue, e che riconoscano Lui per loro pastore. Ed al questo riflesso non vi è da tremare sapendo il gran numero di coloro, che non sono in grembo della Chiesa Cattolica e perciò tutti fuori di quell’ovile, in cui solo si può trovare salute? Ma noi santamente rallegriamoci, perché Iddio ci abbia chiamati senza alcun nostro merito a far parte di questo suo gregge, che è la Chiesa Cattolica. Siamo a Lui riconoscenti di un benefizio così grande, e dimostriamogli la riconoscenza nostra con l’essere docili alle voci del pastore universale, il Papa, e di tutti gli altri sacri pastori, come le pecore lo debbono essere alla voce del loro pastore. Dio ce li ha dati per nostri maestri nella scienza della Religione; dunque andiamo da essi ad impararla, e non dai maestri mondani. Dio ce li ha dati per guida nel cammino del cielo, dunque seguitiamoli nei loro ammaestramenti. Dio disse ai suoi ministri: « Chi ascolta voi, ascolta me: chi disprezza voi, disprezza me ». Pertanto andiamo volentieri ad ascoltarli nelle prediche, nelle istruzioni, nei catechismi, nelle spiegazioni del Vangelo. Secondiamoli nei consigli che ci danno, quando ci accostiamo ai santi Sacramenti, o quando ci istruiscono per riceverli degnamente; ascoltiamo le loro voci, come se venissero da Gesù Cristo medesimo. Abbiamo ancora per essi un grande rispetto, epperò Dio ci guardi dal disprezzarli con fatti o con parole. Alcuni giovanetti avendo deriso il profeta Eliseo con soprannomi, il Signore li castigò facendo uscire alcuni orsi da una selva, i quali avventandosi sopra quelli, ne sbranarono quarantadue. E così, chi non rispetta il sommo Pontefice, i Vescovi, i Sacerdoti, deve temer gran castigo dal Signore. Fuggite pertanto le compagnie di coloro che sparlano del Papa, o degli altri sacri pastori, e si fanno a deriderli, e compiangete la loro insensatezza, perché forse ne parlano male senza neppur conoscere chi essi sono! Che se vi accadesse di sentir questioni riguardo al Papa, ai Vescovi ed ai Sacerdoti, dite francamente: Io so bene questa verità, che chi sta coi legittimi pastori della Chiesa, sta con Dio, epperò non cerco altro, e mi glorio di essere una loro pecorella e di seguire tutti i loro insegnamenti.

 3. E finalmente il divin Redentore disse: Ed ho delle altre pecorelle, le quali non sono di questa greggia: anche queste fa d’uopo, che io raduni, e ascolteranno la mia voce, e sarà un solo gregge ed un solo pastore. E con queste parole Egli ci spiegò come la sua Chiesa sarebbesi formata non solo dei Giudei, che lo riconobbero per Dio, ma ancora dei Gentili, che si sarebbero a Lui convertiti, ed in seguito di tutti gli eretici e scismatici, i quali abiurati i loro errori sarebbero rientrati a far parte del suo gregge. Il che, come Gesù Cristo predisse, si è perfettamente avverato e si va tuttora avverando. Sì, o miei cari, anche oggidì, non ostante l’apparenza del contrario, sono a migliaia a migliaia le pecorelle che entrano o tornano all’ovile di Gesù Cristo. Per farvene un’idea sappiate che nel secolo XIX testé passato, come risulta da documenti ufficiali e irrefragabili, i progressi del Cattolicesimo furono addirittura enormi. E sommando insieme il numero dei Cattolici che presentemente si trovano in certi paesi ancor dominati dall’eresia e dal paganesimo, come nell’Inghilterra, nella Scozia, nell’Olanda, nella Germania, nella Svizzera, nella Turchia, nella Persia, nella Russia, nell’Africa, nell’Asia, nell’Oceania, negli Stati Uniti, nel Canada, nella Patagonia e in molte altre regioni dell’America, e facendo poi la differenza col numero di Cattolici che vi erano appena in questi Paesi medesimi al principio del secolo XIX, si viene a riconoscere come il numero dei Cattolici è ivi salito nientemeno che a 46 milioni in più. E questa cifra di 46 milioni non è una cifra, che dice eloquentissimamente come, nonostante gli sforzi dei nemici di Dio e della sua Chiesa, il gregge di Gesù Cristo tende sempre più a quell’unità, che Gesù Cristo stesso gli ha predetta? – Tuttavia, perché questo fatto si compia con sempre maggior larghezza, dobbiamo ancor noi far la parte nostra col l’adoperarci volentieri in tutti i modi per noi possibili alla propagazione della fede tra coloro che giacciono ancora nelle tenebre e nell’ombra di morte, ed al ritorno alla Chiesa di Gesù Cristo di quei tanti infelici, che ancor gemono tra gli errori dell’eresia e dello scisma. Tutti gli anni dei sacerdoti coraggiosi danno l’addio a tutto ciò che hanno quaggiù di più caro e partono. Il naviglio che li trasporta, fra mille pericoli, li sbarca sui ghiacci del polo o sotto i fuochi dell’equatore. Là essi sacrificano la loro vita ad evangelizzare quei nostri fratelli, che non conoscono ancor Gesù Cristo, affine di condurli al suo ovile.Or mentre essi fanno tanto, non lasciamo di far noi quel che possiamo. Facciamoci pertanto ascrivere volentieri alle opere della Propagazione della Fede e della santa Infanzia ed adempiamone gli obblighi con impegno; aiutiamo i missionari con le nostre offerte, e sopra tutto preghiamo assai, affinché Iddio nella sua infinita misericordia faccia davvero venir presto il tempo, in cui di tutti quanti gli uomini del mondo si farà un solo gregge sotto l’ubbidienza di un solo Pastore.

Credo

Offertorium

Orémus

Ps LXII:2; LXII:5  Deus, Deus meus, ad te de luce vígilo: et in nómine tuo levábo manus meas, allelúja.

Secreta

Benedictiónem nobis, Dómine, cónferat salutárem sacra semper oblátio: ut, quod agit mystério, virtúte perfíciat. [O Signore, questa sacra offerta ci ottenga sempre una salutare benedizione, affinché quanto essa misticamente compie, effettivamente lo produca].

Communio

Joannes X: 14. Ego sum pastor bonus, allelúja: et cognósco oves meas, et cognóscunt me meæ, allelúja, allelúja [Io sono il buon pastore, allelúia: conosco le mie pecore ed esse conoscono me, allelúia, allelúia.]

Postcommunio

Orémus.

Præsta nobis, quaesumus, omnípotens Deus: ut, vivificatiónis tuæ grátiam consequéntes, in tuo semper múnere gloriémur. [Concédici, o Dio onnipotente, che avendo noi conseguito la grazia del tuo alimento vivificante, ci gloriamo sempre del tuo dono.]

LO SCUDO DELLA FEDE (59)

LO SCUDO DELLA FEDE (59)

[S. Franco: ERRORI DEL PROTESTANTISMO, Tip. Delle Murate, FIRENZE, 1858]

CAPITOLO X.

IL PROTESTANTISMO È FALSO PERCHÈ COL SUO PRINCIPIO RENDE IMPOSSIBILE LA SALVEZZA.

Gesù Cristo è venuto sulla terra perché  tutti gli uomini acquistassero la salute, ciò è indubitabile: e però con la sua predicazione spianò il sentiero del Cielo in molti modi. Lo spianò con la cognizione più ampia che apportò al mondo delle verità necessarie a sapersi, lo spianò col magistero che lasciò permanente nella sua Chiesa per mezzo della quale tutti possono con facilità arrivarvi, lo spianò con l’abbondanza delle grazie che ci conferì interiormente, lo spianò per mezzo dei santi Sacramenti che sono a guisa di tanti canali che le portano sempre più copiose alle anime nostre, lo spianò co’ suoi esempli onde ci muove sì efficacemente, lo spianò con le nuove virtù che egli fece conoscere agli uomini. Parve però che i Protestanti avessero invidia di tanti beni che Gesù ci aveva procacciati. Che hanno fatto adunque? Hanno chiusa ad anime senza numero la via del Cielo. Voi non crederete facilmente tanta nequizia, ma ponete mente che io ve lo farò vedere chiaro chiaro. – Noi Cattolici per conoscere sicuramente la verità e per praticarla abbiamo un mezzo semplicissimo, alla portata di tutti, l’insegnamento vivo dei Sacri Pastori. Gesù Cristo stabilì i Vescovi e questi subordinò al Sommo Pontefice. I Vescovi mandano i Sacerdoti, i Sacerdoti insegnano a noi quello che abbiamo da credere, quello che abbiamo ad operare. In questo modo noi sappiamo per l’appunto quali verità e quali misteri abbiamo da credere, quali Sacramenti da ricevere e con quali disposizioni, quali orazioni da fare, quali sono gli obblighi dello stato di ciascheduno e da quali peccati ci abbiamo da guardare per non cadere nel fuoco eterno. Questo mezzo che è semplicissimo è ancora sommamente sicuro perché essendo infallibile la S. Chiesa, ed i Sacerdoti sotto la sorveglianza dei Vescovi, i Vescovi sotto quella del Sommo Pontefice, non potendo insegnar altro che quello che tiene tutta la Chiesa, i semplici fedeli sono al tutto certi di possedere la verità. Mirabile trovato della sapienza di Dio, la quale dispone tutte le cose a suoi fini con semplicità ed efficacia divina! I Protestanti però rovesciando questo bell’ordine di cose hanno preteso che non si debba stare alle autorità né dei Sacerdoti, né dei Vescovi, né del Papa, né di tutta la Chiesa, ed hanno stabilito come principio che ognuno debba da sé leggere la S. Bibbia, da sé intenderla ed interpretarla, da sé cavarsene fuori le verità da credere, da sé applicarsela e non stare in nulla agli altrui insegnamenti; la qual cosa se fosse vera (come per grazia di Dio non è) bisognerebbe che quasi tutto il genere umano si rassegnasse ad andare all’Inferno. Ed è chiaro perché prima di tutto come farebbero i più dei Cristiani a leggere la S. Bibbia? Nel passato prima che ci fosse la stampa non era possibile neppure averne una copia senza grandi spese, ed i più non potevano procurarsela. Inoltre i più non sapevano neppur leggere, perché allora non solo i poverelli ed i lavoratori l’ignoravano, ma non sapevano spesso neppure i Signori. Sarebbe stato anche necessario che avessero conosciuto questo precetto, ma nessuno lo conosceva: e certamente questi grandi maestroni che sempre gridano bibbia, bibbia, non sapranno davvero indicarvi il capitolo della Bibbia dove si trovi un tal precetto. Anche al presente il maggior numero dei contadini, dei lavoranti, degli artieri, delle donne non sa leggere. Bisognerebbe dire che come nel passato, così nel presente il maggior numero dei poverelli dovesse dannarsi: e tuttavia Gesù Cristo ha insegnato tutto l’opposto dicendo anzi che il Regno dei Cieli, il Santo Paradiso è fatto principalmente pei poverelli. E però è falso il Protestantismo che col suo principio li esclude senza lor colpa dal Regno di Dio. – Del resto fingete pure che tutti sapessero leggere, oppure che potessero supplire col sentire gli altri a leggere la S. Bibbia. dunque potrebbero salvarsi almeno così? No, miei cari, se fosse vero il principio dei Protestanti il maggior numero dei Cristiani non avrebbe neppure allora modo di salvarsi. Imperocché che cosa giova il leggere la Bibbia se poi non s’intende, oppur s’intende a rovescio? In cambio di averne la vita se ne avrebbe la morte. Se io credo che Dio prescriva una cosa, quando invece ne prescrive un’altra, se io credo che sia una verità quello che è una mia immaginazione, non è egli vero che mi riuscirebbe un veleno quello che dovrebbe darmi la sanità? Or qui è il punto. L a S. Scrittura è molto oscura e molto difficile e ciò per più ragioni. L’antico Testamento comprende la storia di 40 secoli e ne tocca i fatti principali ma con molta brevità, è tutta figurativa dei tempi del Cristianesimo; del quale poi i Profeti accennano più o meno chiaro le vicende mescolandole coi fatti che allora accadevano: richiede però molto acume d’ingegno e molta penetrazione, perché s’intenda. Bisogna avere cognizioni ampie di storia, di critica, di geografia, di lingue antiche, e soprattutto delle usanze di quei tempi, e delle consuetudini di quegli uomini, altrimenti o non s’intende nulla, o s’intende a rovescio come accade frequentemente. Il nuovo Testamento poi oltre alle difficoltà dell’antico, ha oscurità tutte sue proprie per la profondità dei misteri e delle verità che tratta, come sono la SS. Trinità, l’Incarnazione, la grazia, i Sacramenti, ed andate dicendo. Più, in quelle carte divine tutti questi misteri sono spesse volte appena adombrati perché nella S. Chiesa dovevano poi insegnarsi di viva voce, epperò è sommamente arduo il comprenderli. Come dunque ha da fare il più dei Cristiani ad intendere da sé tutte quelle profondità? Costoro vogliono mettervi sulle spalle un peso che affatto vi è importabile. Da giovani non avete certo potuto occuparvi di questi studi nella vostra condizione. Adesso chi ha la moglie ed i figliuoli che vogliono del pane, chi ha il mestiere, e davvero che non vi è possibile di attendere allo studio della S. Scrittura. E le donne che pur sono una metà dell’uman genere come faranno ancor esse? Come, le povere contadine? Come, le persone di servizio? Come, le coniugate? Davvero che se non basta l’insegnamento dei Sacri Pastori, se non basta apprendere le verità alla Parrocchia, se è necessario intendere da sé la S. Scrittura, possono rinunziare alla eterna salute per sempre. Ora che stranezza, e che crudeltà è mai questa? A queste ragioni sì chiare sapete che rispondono poi i Protestanti? Prima si sdegnano che noi diciamo che la S. Scrittura è difficile ed oscura poi affermano che lo Spirito Santo c’illumina ad intenderne tutto quello che è necessario alla salute. Ma se l’andare in collera bastasse per aver ragione, alla buon’ ora: come però non basta; né il loro sdegno, né le loro pretensioni sullo Spirito Santo valgono punto a sciogliere le difficoltà. Imperocché che la S. Bibbia sia oscura è verissimo, e lo afferma la S. Scrittura. L’Apostolo S. Pietro parlando delle lettere di S. Paolo dice espressamente che vi sono in esse delle cose difficili ad intendersi, che perciò alcuni le depravano siccome fanno di tutte le altre Scritture. Lo dimostrano anche i Santi Padri della Chiesa, i quali tutto che dottissimi e pieni del lume di Dio, tuttavia hanno impiegato immenso studio e grandi volumi per spiegarla. Ma lo dimostra assai chiaramente l’esperienza stessa dei Protestanti. Conciossiachè se la Scrittura è tanto chiara, come essi dicono, perché vi hanno sprecato intorno tanti volumi di spiegazioni? Perché in queste spiegazioni non si trovano mai due che siano di accordo? Perché le credenze che fondano sopra queste spiegazioni sono così disparate? Son divisi in tante sette, quante sono le teste, e poi dicono che la Bibbia è chiara. Un bel giorno ci potranno persuadere che gli asini volano se ci trovano così dolci di sale da credere ai loro paradossi. Queste contraddizioni poi in che cadono mostrano fino all’evidenza quanto sia vero quel che soggiungono dell’assistenza dello Spirito Santo. Imperocché se ognuno avesse cotesta assistenza sarebbe mai possibile che si contrariassero sì fattamente? Lo Spirito Santo non può insegnare altro che la verità, e siccome la verità è una sola, così dovrebbe insegnare a tutti lo stesso. Mentre dunque si avversano, si lacerano, si scomunicano a vicenda, è chiaro come la luce del sole che è una fandonia quell’assistenza che vantano dello Spirito Santo. Resta dunque che se la fede cristiana non può formarsi altro che sulla Bibbia spiegata da ognuno che la legge, è impossibile la fede al più degli uomini. Epperò Gesù Cristo che è venuto sulla terra per apprestare a tutti gli uomini i mezzi della salute ha posto il maggior numero degli uomini (bestemmia orribile) in condizione di non potere giungere alla salute. E che sia così io voglio che ve ne convinciate da quello che fanno e dicono poi essi stessi. Osservate. Insegnano che non si deve credere ad altro che alla Bibbia e poi che cosa fanno dopo d’avervi dato un tale insegnamento? Lo trasgrediscono essi i primi ed invece degli insegnamenti della Bibbia, vi danno i loro. Montano essi in pulpito, leggono la Scrittura, e poi si fanno ad esporvela. Vogliono che la intendiate così e così, che non accettiate la spiegazione che ne dà la S. Chiesa Cattolica, ma che crediate che solo la spiegazione loro è buona. Ora che cosa è tutto ciò? Se la S. Scrittura è così chiara, perché vengono essi a spiegarla? Se lo Spirito Santo assiste tutti quei che la leggono, perché vengono essi a guastare l’opera dello Spirito Santo? Se non si ha da stare all’autorità neppur della Chiesa, perché pretendere che si stia alla loro? Sapete che cosa è? Che veggono ancor’essi che con la sola Bibbia, i fedeli mai non saprebbero né che cosa credere, né che cosa operare, e però sono costretti se vogliono mantenere in piedi le loro sette ad insegnare qualche cosa di viva voce. Il che mostra con ogni chiarezza quel che dicevamo, che la fede è al tutto impossibile con le sole Scritture. Frattanto però che si sono messi all’opera d’insegnare si contentino un poco così per nostra curiosità di manifestarci con qual titolo e con qual autorità il facciano. Sarà non ne dubitate un’edificazione il conoscerlo. Essi hanno rigettato l’insegnamento di S. Chiesa sul pretesto che era composta d’uomini, e che gli uomini son sempre soggetti ad errare, orsù come insegnano essi? Non sono anche essi uomini, e soggetti ad errare? Che privilegio hanno? Forse la scienza, l’erudizione, la critica, la cognizione delle lingue, la storia, la cronologia, la cognizione dell’antichità? Lasciamo stare che tutto ciò nella Chiesa non conferisce l’autorità, lasciamo stare che la scienza di questi propagandisti della Bibbia se non l’han trovata nei caffè, nelle bettole, nelle taverne, nei biliardi non si sa donde sia potuta venire loro in corpo, poniamo pure che siano dotti e sapienti, ci dicano però di grazia, e la scienza s’è andata tutta a rifuggire in loro, sicché non ne sia più rimasta un briciolo nei Sacerdoti, nei Vescovi, nei Prelati, nei Dottori Cattolici? Hanno forse la missione affidata loro da una legittima autorità? Si hanno quella missione che ognuno si è presa da sé medesimo facendosi propagatore della Bibbia, e taluno anche espositore, e taluno perfino (trattenete le risa se potete) mitriandosi da sé sé Vescovo. Avranno forse la Santità della vita che li renda cospicui? Ma facciano dunque qualche miracolo in prova della loro Missione, e poi crederemo loro. Alcuni li ho io uditi rispondere in questa occasione che essi insegnavano perché lo Spirito Santo rivelandosi agli umili ed ai rozzi, essi … non osavano per modestia finir la frase, ma volevano dire che erano proprio gli eletti dello Spirito Santo, perché umili e semplici. Manco male che negli Apostoli sta sempre bene un poco di umiltà: solamente sarebbe da fare qualche osservazione a questi umili e semplicetti, ed è che ogni qual volta Iddio si rivelò ai semplici sempre inculcò loro che abbassassero il loro orgoglio, che si sottoponessero in tutto ai Ministri di S. Chiesa, che non si preferissero a veruno, che anzi si stimassero da meno di tutti. Laddove questi umili e semplicetti di nuova stampa per umiltà si arrogano essi soli l’intelligenza della S. Scrittura, per umiltà la negano a tutta la S. Chiesa, per umiltà chiamano illusi tutti i sacri Pastori, per umiltà rinnegano l’autorità di tutti i Sommi Pontefici, per umiltà antepongono il proprio giudizio a tanti milioni di Cattolici, e tanti gran Santi che hanno riempito il mondo di miracoli, che hanno convertiti tutti i Paesi più barbari suggellando infine la loro fede col loro sangue. Ecco la sola osservazione che abbiamo da far loro. Possono dunque comprendere che se per ora non siamo disposti a creder loro, non ce ne manca qualche ragione. – Ma rimettiamoci in via dopo questa breve digressione. Per ottenere la salute è necessario altresì appartenere alla vera Chiesa, e possedere la vera fede. Ciò è indubitato anche ai Protestanti, i quali non per altro vogliono tirarvi alla loro setta se non sul pretesto di darvi la vera fede, e farvi appartenere alla vera Chiesa. Ora sappiate che se fosse vero quel che insegnano essi che ognuno debba da sé medesimo cercarsi nella Bibbia quello che ha da credere, sarebbe al tutto impossibile la salute perché sarebbe impossibile secondo quel principio giungere alla fede, e ritrovare la Chiesa. Attendete a queste due belle ragioni che sono sì chiare che ponderate da parecchi onesti Protestanti bastarono loro per aprir gli occhi alla verità. La fede per esser tale deve essere pienamente certa; altrimenti sarà un’opinione, una maniera di vedere, una probabilità e nulla più. Ora chi si forma la sua fede solamente leggendo la Bibbia, e senza un’autorità infallibile che gliela dichiari, è impossibile che abbia mai una tale certezza. Imperocché come sarà mai sicuro di averlo colto il vero senso di essa? È costretto tanto più a dubitarne quanto che vede degli altri, i quali sanno più di lui, o quanto lui, e che dicono che hanno la stessa assistenza dello Spirito Santo che lui, e che hanno la stessa sincerità nel ricercare il vero, i quali pure la spiegano affatto diversamente: non potrà dunque a meno di dubitare di essere in errore. Il Luterano vede che il Calvinista la spiega in un altro modo ed in un altro l’Anglicano, il Sociniano in un terzo, il Mormone in un quarto, e poi ancora diversamente il Quacchero, lo Syedemborgiano, il Battista, 1’Unitario, ecc. ecc. – In mezzo a tante spiegazioni chi potrà adulare se stesso fino a credere di essere solo il privilegiato a cogliere nel segno delle verità? Se già non giunge costui a credere infallibile se stesso, dopo che ha negata l’infallibilità a tutta la Chiesa, sarà costretto sempre a dubitare. Ora chi dubita di una verità, non può di quella verità averne fede, che è una certezza che esclude ogni dubbio. Di che ne conseguita che è proprio vero che il Protestantismo ha chiusa la via del Cielo ai suoi seguaci; perché ha strappata loro dal cuore la santa Fede. Inoltre per ottenere salute, è necessario altresì appartenere alla vera Chiesa; la quale è come l’Arca fabbricata da Noè, dicono i Santi, fuori della quale niuno si salva da naufragio. E lo Spirito Santo ci fa sapere che chi non ascolta la Chiesa debba essere riguardato come un gentile ed un pubblicano che è quanto dire che debba riputarsi come fuori della via di salvazione. Ebbene, miei cari, se fosse vero il principio dei Protestanti che ognuno è obbligato a formarsi da sé la sua fede leggendo la Bibbia, sarebbe impossibile a tutti noi appartenere alla vera Chiesa e così salvarci. Questa è la seconda ragione fortissima che io vi proponeva. – Ma come mai, direte voi, i Protestanti non possono appartenere alla S. Chiesa? Per due motivi, primo perché non possono aver Chiesa, secondo perché quando tra loro vi fosse anche la vera Chiesa, essi non potrebbero mai conoscerla. Ed è chiaro che non possono averla, perché che cosa vuol dire Chiesa? Chiesa vuol dire al nostro proposito moltitudine di coloro che professano la stessa fede. Ora come volete che si trovi una moltitudine di quelli che professano la stessa fede tra coloro che interpretano a modo loro la S. Scrittura ? Perché si potesse fare una moltitudine di quelli che pensano lo stesso bisognerebbe che vi fosse una moltitudine di quelli che interpretano allo stesso modo la S. Scrittura. Ora questo è ben possibile, anzi facilissimo a noi Cattolici, perché tutti la spieghiamo come la spiega la S. Chiesa Cattolica, ma tra i Protestanti bisogna per necessità che vi siano quante teste, tante sentenze. E nel fatto poi è veramente così, che niuno vuole stare al detto altrui e Io proclamano altamente, e se ne fanno vanto. Dov’è dunque presso di loro la Chiesa, cioè una moltitudine di quelli che professano la stessa fede? Non v’è, non v’è per quanto la cerchino. Dite sarebbe possibile aver del buon grano, se non si ha neppur del grano? Aver del buon vino, se non si ha neppur del vino? Poveri Protestanti che separatisi dalla cattolica Chiesa, son rimasti orfani al tutto e senza madre! Avessero almeno il buon senso, se pure non vogliono ritornare al seno di Lei, di non strapparne gli altri! Che cosa hanno fatto però? Non avendo una Chiesa vera, ne hanno fabbricate molte con le loro mani, ed ognuno ci vanta poi la sua, quasi fosse proprio quella stabilita da Gesù. Ne hanno fabbricate in Inghilterra, nella Germania, in Prussia, negli Stati Uniti di America, una moltitudine e l’una sempre diversa dall’altre: anzi ogni giorno sono al lavoro di foggiarne qualcuna nuova. Ma che? Fingendo anche che fra tante false ve ne fosse una buona (e dico con ragione fingendo poiché certamente son tutte false) come faranno mai i Protestanti a conoscerla, a ravvisarla fra le altre ? Noi Cattolici abbiamo i miracoli, i martiri, le profezie, la santità, l’apostolicità, e andate dicendo tanti altri segni che ci scorgono a ravvisare e distinguere la vera Chiesa tra tutte quelle che pretendono di esser tali; ma i Protestanti alla cui Chiesa mancano evidentemente tutti questi segni, in qual guisa potranno riconoscere che la loro è la vera indubitatamente? Non è possibile. Che se non possono riconoscerla come faranno a salvarsi? Gesù promise i suoi doni, la sua assistenza e la salute, non a qualunque Chiesa, ma solo alla sua; queste altre non le riconosce, anzi le abomina, che cosa adunque diventeranno quegli infelici che ne fan parte? E d ecco la tristissima condizione a cui vorrebbero condurre anche voi. Gesù nelle sue misericordie vi ha concesso il dono della S. Fede che è la vera radice della salute, vi ha collocati come piante avventurate nel bel giardino di S. Chiesa, perché possiate crescere e portare frutti di eterna vita, e questi sgraziati vi vogliono levare dal cuore la fede, e svellendovi dalla S. Chiesa, mettervi pel cammino di perdizione. Per quanto dunque amate Gesù che vi ha fatto sì gran grazia, per quanto vi è caro il S. Paradiso, per quanto vi preme ruggir l’inferno guardatevi cara la S. Fede, tenetevi stretti alla vostra Madre la Chiesa, ed aborrite quelli che con tanta perfidia tentano di rovinare le vostre anime.