SALMI BIBLICI: “DOMINE IN VIRTUTE TUA LÆTABITUR REX” (XX)

Salmo 20: “Domine in virtute tua lætabitur rex

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS, PAR …

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

SALMO XX

In finem. Psalmus David.

[1] Domine, in virtute tua lætabitur rex,

et super salutare tuum exsultabit vehementer.

[2] Desiderium cordis ejus tribuisti ei, et voluntate labiorum ejus non fraudasti eum.

[3] Quoniam prævenisti eum in benedictionibus dulcedinis; posuisti in capite ejus coronam de lapide pretioso.

[4] Vitam petiit a te, et tribuisti ei longitudinem dierum in sæculum, et in sæculum sæculi.

[5] Magna est gloria ejus in salutari tuo; gloriam et magnum decorem impones super eum.

[6] Quoniam dabis eum in benedictionem in sæculum sæculi; lætificabis eum in gaudio cum vultu tuo.

[7] Quoniam rex sperat in Domino; et in misericordia Altissimi non commovebitur.

[8] Inveniatur manus tua omnibus inimicis tuis; dextera tua inveniat omnes qui te oderunt.

[9] Pones eos ut clibanum ignis in tempore vultus tui: Dominus in ira sua conturbabit eos et devorabit eos ignis.

[10] Fructum eorum de terra perdes, et semen eorum a filiis hominum,

[11] quoniam declinaverunt in te mala; cogitaverunt consilia quæ non potuerunt stabilire.

[12] Quoniam pones eos dorsum; in reliquiis tuis præparabis vultum eorum.

[13] Exaltare, Domine, in virtute tua; cantabimus et psallemus virtutes tuas.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI. Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XX

Rendimento di grazie a Dio della vittoria riportata;

e nel senso letterale, ringraziamento della Chiesa a Dio della vittoria

riportata da Cristo sulle potestà infernali.

Per la fine, salmo di David.

1. Signore, nella tua possanza riporrà il re la sua consolazione; e nella salute, che vien da te, esulterà grandemente

2. Tu hai adempiuti i desideri! del suo cuore, non hai renduti vani i voti delle sue labbra.

3. Imperocché tu lo hai prevenuto colle benedizioni di tua bontà; hai posta a lui sulla testa una corona di pietre preziose.

4. Egli domandò a te la vita, e tu gli hai dato lunghezza di giorni pei secoli in sempiterno.

5. Gloria grande egli ha nella salute avuta da te; di gloria o di splendore grande lo ammanterai.

6. Perocché tu lo farai benedizione per tutti i secoli; lo letificherai col tuo gaudio nel tuo cospetto.

7. Imperocché il re ha la sua fidanza nel Signore; e sopra la misericordia dell’Altissimo poserà sempre immobile.

8. Incappino nella tua mano tutti i tuoi nemici; incappino nella tua destra tutti coloro cheti odiano.

9. Li ridurrai come ardente fornace, allorchè ti farai conoscere; il Signore nell’ira sua li conquiderà, e li divoreranno le fiamme.

10. I loro frutti sperderai dalla terra, e la loro posterità (torrai) dal numero dei figliuoli degli uomini.

11. Perocché ei li caricarono di mali; formarono dei disegni, ai quali non poterono dar sussistenza.

12. Tu farai loro volgere il dorso; degli avanzi che tu lascerai, preparerai alle percosse la faccia.

13. Innalzati, o Signore, secondo la tua possanza; noi celebreremo con cantici ed inni le tue meraviglie.

Sommario analitico

Questo salmo è legato al precedente. Ciò che il popolo chiedeva per il suo re, ciò che prevedeva, lo ha ottenuto, e ne testimonia a Dio la sua gioia e riconoscenza. Nel senso letterale lo si può intendere di Davide, rappresentante la figura di Gesù Cristo, al Quale solo convengono i tratti più salienti di questo salmo. In senso tropologico, si può applicare al giusto, sia vivendo ancora sulla terra, e unito a Dio con legami di amore, sia slegato dai legami della sua mortalità ed ammesso nel riposo del Signore.

Il popolo cristiano, per bocca di Davide, rende grazie a Dio:

I – Per le vittoria riportata da Gesù Cristo, suo re,

a) liberato dai suoi nemici dalla potenza divina (2);

b) in possesso della vittoria che aveva desiderato (3);

c) ricolmo di tutte le benedizioni divine;

d) la fronte cinta da una corona preziosissima (4);

e) circondato da una gloria luminosa (6);

f) ricolmo di felicità tutta celestiale e pieno di vita eterna nella visione di Dio (7);

g) ottenente tutti questi favori per la speranza (8) che ha messo in Dio.

II- Per il castigo con il quale Dio ha percosso i suoi nemici:

1) nel giorno del giudizio, a) essi saranno afferrati dalla destra di Dio, b) e condotti davanti al suo tribunale e pieni di turbamenti e di spavento in sua presenza (9); c) precipitati nelle fiamme dell’inferno;

2) nell’inferno essi saranno tormentati: 1) dal ricordo del passato; 2) in considerazione dei mali presenti (13): a) la loro ricchezza perduta, b) i loro figli morti (10), c) l’inutilità dei loro sforzi contro Dio ed i suoi servitori;

3) per la prospettiva dei mali futuri: a) i loro tormenti eterni, b) la giustizia di Dio (12), c) la gioia dei giusti (14).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1-8.

ff. 1. –  Gesù Cristo è veramente questo re che dice di se stesso, in un altro salmo: « Per me, sono stato stabilito re da lui, su Sion, la sua santa montagna, affinché io annunzi i suoi precetti » (Sal. II, 6). – « Benedetto sia il re d’Israele che viene dal Signore », gridava la folla alla sua entrata a Gerusalemme (Giovanni, XII, 13). Che cos’era per questo re dei secoli il divenire il re degli uomini? Gesù Cristo non fu re d’Israele per imporre tributi, per formare ed armare truppe, per combattere i suoi nemici visibili, ma è Re d’Israele per governare le anime, difendere i loro interessi eterni e condurre nel Regno dei cieli coloro che hanno riposto in Lui la fede, la loro speranza, il loro amore. – Questa non è un’elevazione per Lui, ma un atto di bontà per noi, una testimonianza di misericordia piuttosto che un accrescimento di potenza (S. Agost.). – Il re che trova la sua gioia nel libero dispiegarsi della forza divina, nel libero esercizio dei diritti superiori di Gesù Cristo, il re che trassale con ardore quando l’opera di salvezza degli uomini si compie nei suoi Stati, il tipo della vera realtà, e della realtà battezzata e consacrata in Gesù Cristo. Anche se disatteso, reietto, rigettato, questo programma nondimeno resta il programma di ogni potere regolare in seno alle nazioni cristiane (Mgr. Pie, 3^ Instruct. Synod. V, 183). – Gioire si deve quindi, non nella propria forza, che non è che una vera debolezza, ma nella forza di Dio, che sola può procurare la salvezza a coloro che fanno ricorso ad essa (Dug.).

ff. 2. –  I desideri del giusto sono sempre accolti, perché non desidera mai nulla che Dio non voglia. – La preghiera delle labbra non viene mai rigettata quando viene da un’anima che merita che Dio esaudisca i desideri del suo cuore (Dug.).

ff. 3. –  Le benedizioni delle quali Dio Padre ha prevenuto il Cristo sono: 1) l’unione ipostatica delle due nature in una sola Persona divina, è la fonte dalla quale sono usciti come la sorgente del Paradiso terrestre, i quattro fiumi che bagnano la terra; 2) l’impeccabilità; 3) l’abbondanza e la pienezza delle grazie; 4) l’abbondanza della gloria  e la visione beatifica; 5) la molteplicità delle grazie e dei doni che da Gesù Cristo discendono su tutta la Chiesa di cui è il Capo. – Noi abbiamo bisogno di tre specie di benedizioni: una benedizione che ci previene, una benedizione che ci aiuta, una benedizione che ci conferma e continua l’opera della nostra salvezza; la prima è una benedizione di misericordia; la seconda di una benedizione di grazia; la terza, una benedizione di gloria (S. Bern.). – La grazia di Dio ci previene e ci chiede ciò che essa vuole ottenere da noi; ed in questo consiste una delle differenze tra la grazia e la legge: la legge comanda, la grazia invita; la legge minaccia, la grazia attira; la legge costringe, e la grazia impegna (S. Prosper.). – Le benedizioni di Dio, sono sorgente feconda di ogni bene, soprattutto della vera dolcezza che gustano i giusti. – La corona dei Santi, che è Gesù Cristo stesso, è infinitamente più ricca e più brillante di tutte le pietre preziose, e preferibile a tutte le corone della terra (Dug.).

ff. 4. –  Gesù Cristo ha domandato ed ottenuto la vita, quando vicino alla sua Passione offriva preghiere a Colui che poteva salvarlo dalla morte (Ebr. V) e Dio Gli accordò dei giorni prolungati nei secoli dei secoli, cioè la vita eterna; perché il Cristo, risuscitando dai morti non muore più, e la morte non ha più potere su di Lui (Rom. VI). – Questa vera vita ci è stata meritata e data da Gesù Cristo, che ci ha detto: « Io sono la resurrezione e la vita; colui che crede in me vivrà, anche se sarà morto;  chiunque vive e crede in me non morrà per sempre. » (Giov. XI, 25, 26). Noi domandiamo spesso a Dio, nelle nostre prove, nelle nostre malattie o nelle malattie di coloro che ci sono cari, di prolungare di qualche anno, di qualche giorno questa vita deperibile e mortale, che è piuttosto una morte continua che una vita vera. Noi non cessiamo di tormentarci, noi facciamo tante cose per morire più tardi. Cerchiamo piuttosto di intraprendere qualche cosa di considerevole per non morire mai (S. Agost.).

ff. 5-7. –  La gloria, l’onore, la maestà, sono state per Gesù Cristo la sequela, il coronamento di questa felice eternità. « Dio Lo ha glorificato e Gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù Cristo si pieghi ogni ginocchio nel cielo, sulla terra e negli inferi, e che ogni lingua confessi che il Signore Gesù Cristo è nella gloria del Padre » (Filip. II, 10, 11). – Salvezza eterna, è accompagnata da una splendida gloria, con la quale ogni gloria del mondo non può essere comparata. – Sono le benedizioni eterne, le sole degne dei nostri desideri e della nostra speranza. Le benedizioni dei giusti, nel cielo, vengono figurate dalle benedizioni date a Giacobbe da suo padre Isacco (Gen. XXVII, 28). – Protezione eterna contro il fuoco delle tentazioni, è la costanza inamovibile nella virtù, nessuna mancanza nel bene, l’oblio di tutte le miserie, l’impero su tutte le creature, l’onore e la gloria, il trionfo su tutti i nemici, una gioia ineffabile alla vista stessa di Dio. – Colui che spera unicamente nel Signore, è più forte di tutte le forze della terra; la misericordia di Dio lo rende granitico, bisognerà vincere Dio per vincerlo. – « Il vostro compito sarà il trovare tutti quelli che vi odiano ». La giustizia divina riveste una duplice perfezione, di cui la giustizia umana non può che parzialmente gioire. Le sue ricerche sono sempre vittoriose, i suoi colpi sono sempre inevitabili e sempre sicuri; il suo sguardo non può essere evitato, il suo braccio non può mai tradirlo ».

ff. 8. –  I peccatori, come i bambini, immaginano che quando hanno gli occhi chiusi e non vedono nessuno, nessuno li veda; ma ovunque si nascondano, la mano di Dio li troverà e saprà loro far ben sentire il peso di questa destra onnipotente (Dug.). – « La mia mano potente ha rovesciato dai loro troni i re più elevati; la forza delle nazioni è stata per me come un nido di deboli uccelli; Io come si raccolgono le uova abbandonate, così ho raccolto tutta la terra; non vi fu battito d’ala, nessuno apriva il becco o pigolava » (Isaia X, 14). – « Cosa orribile, dice San Paolo, è cadere nelle mani del Dio vivente »; tra queste mani ove tutto è azione, ove tutto è vita, non c’è nulla che non si indebolisca, non si rilasci, e non rallenti! (Bossuet).

ff. 9, 10. –  Quale differenza tra le benedizioni della dolcezza di Dio, di cui viene a parlare il Re-Profeta, e queste orride maledizioni dalle quali sono minacciati i suoi nemici: … un giorno ardente, la collera del viso di Dio, lo sconcerto di cui questa vista li assalirà, il fuoco che li divorerà senza mai spegnersi, le loro ricchezze perse, i loro beni, le loro dignità tra le mani dei fanciulli, gli eredi ingrati od invidiosi; la loro famiglia, la loro posterità sparita tra gli uomini! Con la morte, i nemici di Dio perdono tutto, i loro beni, i loro parenti, i loro amici, le loro speranze, e cosa trovano in questa regione eterna? L’assenza di tutti i beni, l’accumulo di tutti i mali, il non vedere mai Dio, l’essere eternamente con i propri nemici, senza poterlo amare in eterno, ed essendo eternamente odiato da Lui.

ff. 11, 12. –  I mali che i peccatori fanno ricadere sui giusti, raggiungono Dio stesso, ed Egli se ne vendica come di un’ingiuria fatta alla Persona sua stessa. – I nemici di Dio, sono puniti anche per i progetti che non hanno mai potuto eseguire: Dio vede il fondo del loro cuore e condanna non solo le azioni cattive, ma le intenzioni perverse. – « Essi hanno formato dei progetti che non potevano realizzare ». È l’eterna aberrazione dei poteri, il formare progetti contro Cristo e contro la sua Chiesa … Essi tramano nell’ombra i complotti, sono astuti, abili, riuniscono dei congressi e per fini politici vi parlano e vi persuadono che la salvezza dell’Europa è legata alla sconfitta del Papato. Nel salmo secondo invece di queste parole « essi hanno formato dei progetti », il Profeta ne impiega queste non meno espressive: « essi hanno meditato fandonie ». Parola ammirevole! Queste assemblee deliberanti, questi congressi sì pomposamente riuniti e le cui profonde risoluzioni dovrebbero cambiare il mondo, questi consigli dei re, questi spettacoli dei popoli … « hanno meditato ». Chi non si aspetterebbe grandi cose? Chi non profetizzerebbe ampi risultati? Ora, ciò che essi meditano così sapientemente sono stupidaggini: meditano l’impossibile, vogliono l’irrealizzabile, chiedono cose che nessuna forza al mondo darà loro mai: l’abdicazione di Dio, il suo allontanamento dalle cose umane, la decadenza di Gesù Cristo, la distruzione della Chiesa. « Stupidaggini! » Essi dunque hanno formato progetti che non potevano mai realizzarsi (Doublet, Psaumes, 11, 307). – Impotenza degli empi e dei malvagi: essi si rivoltano contro la potenza, l’autorità, la grandezza, la forza, la Maestà e sono schiacciati sotto i piedi di queste divine ed eterne perfezioni. – Insolenti, arditi contro Dio soli, essi osano ora attaccarlo perché Egli taccia, ma verrà un giorno in cui Egli farà loro voltare il dorso, affinché siano esposti agli ultimi colpi della sua giustizia.

ff. 13. –  Dio è ugualmente adorabile nella punizione dei malvagi e nelle ricompensa dei buoni, quando fa risplendere la sua potenza, o quando mantiene il silenzio tra i disordini del genere umano e vuole sembrare debole, soffrendo con pazienza gli oltraggi dei peccatori. È bene celebrare anche la sua bontà, la sua longanimità nell’attendere il peccatore, e la potenza della sua giustizia nel punire (Duguet).