SALMI BIBLICI “EXAUDI, DOMINE JUSTITIAM MEAM” (XVI)

Salmo 16: “Exaudi Domine, justitiam meam”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée. 

TOME PREMIER.

PARIS

LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR

13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

SALMO XVI

Oratio David.

[1] Exaudi, Domine, justitiam meam;

intende deprecationem meam.

[2] Auribus percipe orationem meam, non in labiis dolosis.

[3] De vultu tuo judicium meum prodeat; oculi tui videant aequitates.

[4] Probasti cor meum, et visitasti nocte; igne me examinasti, et non est inventa in me iniquitas.

[5] Ut non loquatur os meum opera hominum: propter verba labiorum tuorum, ego custodivi vias duras.

[6] Perfice gressus meos in semitis tuis, ut non moveantur vestigia mea.

[7] Ego clamavi, quoniam exaudisti me, Deus; inclina aurem tuam mihi, et exaudi verba mea.

[8] Mirifica misericordias tuas, qui salvos facis sperantes in te.

[9] A resistentibus dexteraæ tuæ custodi me, ut pupillam oculi.

[10] Sub umbra alarum tuarum protege me, a facie impiorum qui me afflixerunt.

[11] Inimici mei animam meam circumdederunt; adipem suum concluserunt; os eorum locutum est superbiam.

[12] Projicientes me nunc circumdederunt me; oculos suos statuerunt declinare in terram.

[13] Susceperunt me sicut leo paratus ad prædam, et sicut catulus leonis habitans in abditis.

[14] Exsurge, Domine: praeveni eum, et supplanta eum; eripe animam meam ab impio. Frameam tuam ab inimicis manus tuæ.

[15] Domine, a paucis de terra divide eos in vita eorum; de absconditis tuis adimpletus est venter eorum.

[16] Saturati sunt filiis, et dimiserunt reliquias suas parvulis suis.

[17] Ego autem in justitia apparebo conspectui tuo; satiabor cum apparuerit gloria tua.

SALMO XVI.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

Il giusto, ingiustamente perseguitato, prega Dio di liberarnelo.

Orazione di David.

1. Esaudisci, o Signore, la mia giustizia; dà udienza alle mie preghiere.

2. Porgi le orecchie alla orazione, che io fo con labbra non fraudolente.

3. Dalla tua faccia venga la mia giustificazione; gli occhi tuoi rivolgansi verso dell’equità.

4. Hai fatto saggio il mio cuore, e nella notte lo hai visitato; col fuoco hai fatto prova di me, e non si è trovata in me iniquità.

5. Affinché la mia bocca non parli secondo il fare degli uomini; per riguardo alle parole delle tue labbra io ho battuto vie faticose.

6. Reggi tu fortemente i miei passi ne’ tuoi sentieri, affinché i piedi miei non vacillino.

7. Io alzai, o Dio, le mie grida, perché tu mi esaudisti; porgi a me la tua orecchia, e ascolta le mie parole.

8. Fa bella mostra di tue misericordie, o Salvator di coloro che sperano in te.

9. Da color che resistono alla tua destra tienmi difeso come la pupilla dell’occhio.

10. Cuoprimi all’ombra delle ali tue: dalla faccia degli empi, che mi hanno afflitto.

11. I miei nemici han circondata l’anima mia. Hanno chiuse le loro viscere; la loro bocca ha parlato con arroganza

12. Dopo di avermi rigettato adesso mi han circondato; si studiano di tener gli occhi loro rivolti alla lena.

13. Stanno intenti a me come un leone inteso alla preda e come un leoncino, che sta in agguato in luoghi nascosti.

14. Levati su, o Signore, previenilo, gettalo a terra; libera colla tua spada l’anima mia dall’empio,

15. Da’ nemici della tua mano. Separali, o Signore, nella lor vita da que’ che sono in piccol numero sulla terra;

16. il loro ventre è ripieno dei beni tuoi. Hanno numerosa figliolanza, e lasciano i loro avanzi ai lor bambini.

17. Ma io mi presenterò al tuo cospetto con la giustizia, sarò satollato all’apparire della tua gloria.

Sommario analitico

Questo salmo, è stato composto probabilmente durante la persecuzione di Saul, piuttosto che quella di Assalonne, perché Davide vi parla della sua innocenza [In senso spirituale questo salmo può essere applicato a Nostro Signore nel tempo della sua Passione; Egli è in effetti nello stesso tempo il giusto per eccellenza, ed il peccatore per eccellenza. Questo salmo può essere applicato alla Chiesa e ad ogni giusto in questa terra, egualmente perseguitato, giusto in un senso, colpevole nell’altro];

Davide chiede a Dio di essere liberato dalla persecuzione di Saul:

I° per due motivi che gli sono propri:

1) la sua innocenza e la sua giustizia;

2) la sua ardente preghiera;

II. Per quattro ragioni estrapolate dagli attributi di Dio:

1) la sua giustizia,

a) che considera i combattenti con un occhio sorvegliante, a riguardo di ciò che vi è di equo nella loro causa (3); b) che ha penetrato il suo cuore, l’ha messo alla prova e lo ha trovato innocente nei suoi pensieri, nelle sua parole e nelle sue azioni (4); c) che accorda alla sua preghiera la costanza e la perseveranza nel bene.

2) La sua misericordia mirabile che si esercita in favore di coloro che sperano in Dio (7).

3) La sua potenza, che egli implora domandando a Dio:

a) che la conservi con cura, con amore, come la pupilla dell’occhio (8);

b) che la metta al riparo da ogni pericolo all’ombra delle sue ali (9);

c) che si mostri: 1) terribile per i suoi nemici che sono numerosi, crudeli, arroganti (10), astuti ed impietosi (11), furiosi e pieni di malizia (12); 2) efficace, venendo in soccorso dei giusti, prevenendo gli sforzi degli empi, e liberandolo dalle loro mani (13), separandoli dal piccolo numero dei fedeli servitori (14), affinché non possano opprimerlo con le loro ricchezze e la loro abbondanza (15, 16).

4) La sua fedeltà, per la quale:

a) Egli dà al giusto la sua felicità eterna;

b) colma tutti i suoi desideri e li riempie di gioia per la visione chiara dei cieli.

Spiegazioni e Considerazioni

I. – 1, 2.

ff. 1, 2. – Gesù Cristo l’unico di cui la giustizia merita di essere esaudita, e per la quale noi possiamo sperare che le nostre preghiere siano ascoltate, « Voi siete stabiliti in Gesù Cristo che ci è stato dato da Dio come nostra saggezza, nostra giustizia, nostra santificazione e nostra redenzione » (Cor. I, 30). – Questa preghiera condanna: .1° l’ipocrita che sembra pregare, e che vuole imporsi agli uomini con una falsa pietà; .2° l’uomo attaccato ai beni della terra che chiede questi beni a Dio, senza mettersi in pena nel sollecitare le grazie della salvezza; .3° colui che prega tiepidamente e senza unire i sentimenti della sua anima alle formule della sua preghiera (Berthier). – Pregare con labbra ingannevoli, è « onorare Dio con le labbra, mentre il cuore è lontano da Lui » (S. Matt. XV, 8). – Le ragioni per le quali Dio esaudisce la preghiera dei giusti è: – 1) Egli è un giusto giudice; – 2) il giusto ha sempre ascoltato docilmente la voce di Dio che lo chiamava; – 3) l’uomo giusto offre a Dio in un’anima santa come un aroma prezioso in un vaso d’oro; la sua vita come una preghiera interpretativa: « Le nostre preghiere, dice San Cipriano, salgono rapidamente verso Dio, quando esse sono sostenute dai meriti delle nostre opere buone ».

ff. 3. – La luce del volto di Gesù Cristo nel giorno del giudizio: raggi brucianti vivi e che consumano i peccatori, mentre i raggi di questa stessa luce sono dolci e gradevoli ai giusti (Duguet).

ff. 4, 5. – È duro per l’impudico osservare la continenza, la temperanza è dura per colui che si abbandona all’ubriachezza, così è dura al maldicente il dire bene di suo fratello; ed in generale il giogo della legge sembra duro a tutti gli uomini che vogliono godere della propria libertà. Quanti periscono in seguito alla loro vita facile e dolce, e così tanto pochi pervengono alla vita del cielo perché incapaci di sopportare i pesi severi della vita diretti dalla sante regole della virtù! Ascoltiamo il Re-Profeta: « A causa delle parole della vostra bocca, ho battuto delle vie difficili ». Egli chiama delle vie dure e difficili i Comandamenti che ci sono stati imposti per condurre un’anima alla perfezione. Quanto di più difficile è, in effetti, volgere la guancia sinistra a colui che vi batte sulla destra? Cosa di più duro c’è per colui che è nudo, non domandare nulla al suo rapitore? Cosa di più severo che cedere la propria tunica a colui che ha preso il mantello, che opporre le benedizioni alle maledizioni, la preghiera agli oltraggi, l’amore all’odio? Ma queste vie dure e difficili ci conducono nel dolce seno di Abramo (S. Basilio, in Is. c.VIII). – Il mondo ha egli stesso delle vie dure e penose, ma ei vi cammina perché viene dominato dalle proprie passioni, perché è schiavi delle proprie passioni, perché è abbandonato al demone dell’avarizia, ed è così che si porta il peso del mondo, invece di seguire le vie dure e penose della Religione che vuole attaccarsi esattamente alle parole di Gesù Cristo ed ai suoi consigli (Bourdal, Tresor caché dans la Rel.). – Voi avete provato il mio cuore per vedere ciò che io in fondo sono, Voi avete fatta l’esperienza della mia sincerità, mi avete visitato la notte ed esaminato nel fuoco; perché ci sono due occasioni in cui il cuore si mostra scoperto, nel tempo delle tenebre e in quello delle tribolazioni (Bellarm.). – Non è soltanto con il nome della “notte” che bisogna chiamare la tribolazione, a motivo del turbamento che essa porta d’ordinario, ma ancora con il nome di “fuoco”, perché essa brucia; sottomesso a questa prova, io sono stato trovato giusto (S. Agost.). – mi è arrivata la sofferenza, poi verrà anche il riposo; mi è venuta la tribolazione, verrà anche il momento in cui io sarò mondo da ogni peccato, come l’oro brilla nel crogiuolo dell’orafo. Esso brillerà su un monile, su qualche ornamento, ma è necessario che sopporti la fiamma del crogiuolo, per arrivare alla luce che è depurata da ogni miscuglio impuro. In questo crogiuolo, c’è della paglia, c’è dell’oro, c’è del fuoco; l’orafo accende la fiamma, la paglia brucia nel crogiuolo, mentre l’oro si purifica; la paglia è ridotta in cenere e l’oro è liberato da ogni miscuglio impuro. Il crogiuolo è il mondo; la paglia sono gli empi; l’oro i giusti; il fuoco, le tribolazioni; l’orafo è Dio. Ciò che vuole l’orafo, io faccio; dove mi pone l’orafo, io resto pazientemente: a me il compito di sopportare, a Lui la scienza nel purificarmi (S. Agost.). – Ci si provi ad esaminarsi con il pensiero del fuoco dell’inferno: che questo fuoco serva ad eccitare in noi un altro fuoco ed a spegnere ancora un terzo fuoco: cioè che ecciti in noi il fuoco della carità, e spenga il fuoco della cupidigia (S. Agost.).

ff. 5. –  Chi di noi può dire: Signore, Voi mi avete provato, mi avete esaminato, soprattutto nei tempi delle avversità, e non avete trovato che sulla mia bocca io abbia usato il linguaggio degli uomini, che non mi sia dato al pianto ed ai mormorii; Voi avete al contrario trovato che, conformemente alla vostre sante leggi, io sono rimasto tranquillo e sottomesso in questo cammino così contrario alla natura? (Berthier). Levarsi al di sopra degli altri, ammassare più ricchezze che si possa, gioire dei piaceri della vita, etc., è linguaggio o piuttosto sono opere degli uomini, mediante le quali la bocca di un Cristiano non deve mai parlare (Duguet). – Due tipi di strade vi sono: una larga, spaziosa, molto frequentata, che conduce alla perdizione; l’altra, il sentiero stretto, scosceso, solitario e rude, ove il giusto si arrampica più che camminare; è il cammino che conduce alla vita. Questa via è dura e penosa, – 1° perché essa è rada e montuosa: « la terra nella quale state per entrare non è come la terra d’Egitto, è una terra di montagne e di pianure, che attende le piogge dal cielo » (Deut. XI, 10-11); – 2° Essa è dura e penosa perché noi siamo deboli; – 3° essa è pur rada e penosa poiché dobbiamo camminarvi caricati della croce di Gesù Cristo (Matt. X, 38); – 4° essa è dura e penosa perché piena di nemici congiurati contro di noi. – Si seguano queste vie, non per alcuna considerazione umana, ma unicamente per obbedire a Dio, e a causa delle parole che sono uscite dalle sue labbra.

ff. 6. – C’è un bisogno pressante e continuo che Dio ci rafforzi in questo cammino scivoloso a causa dei costumi e della corruzione del secolo, che ne fa cadere così grande numero (Duguet). – Tutta la vita cristiana, tutta l’opera della nostra salvezza, è una sequela continua di misericordia, ma è soprattutto nella vocazione che ci previene e nella perseveranza finale che ci corona, che la bontà che ci salva si nota propriamente con una connotazione incisiva e particolare (Bossuet, Or. Fun. De la Duch. D’Or). – Si chieda incessantemente a Dio che ci sostenga con la sua mano potente, che ci conservi i doni della sua grazia, che ci confermi nel bene e ci raffermi fino alla fine.

II. — 7 – 17.

ff. 7, 8. – Doppio è il grido verso Dio: un grido di desiderio per ottenere ciò che Gli si chiede, e l’altro, un grido di riconoscenza quando lo si è ottenuto. – Secondo i potenti del mondo, non si è quasi mai in diritto di domandare una seconda grazia dopo averne ottenuta una prima. Presso Dio, è invece il contrario; più si ottiene, più si deve aver fiducia di ottenere (Berthier). – Una misericordia comune non è sufficiente dopo tanti e sì gravi peccati da noi commessi, è necessaria una misericordia che sorpassi la misura dei doni ordinari, e come ultimo sforzo di questa misericordia: « fate brillare su di me la vostra misericordia ».

ff. 9, 10. – A quanti oggi non è sufficiente mettersi in uno stato di rivolta aperta contro Dio e la sua Chiesa, ma si sforzano di coinvolgere nella loro ribellione pure i suoi più fedeli servitori. La pupilla dell’occhio sembra troppo piccola e troppo esigua, ma è attraverso di essa che si dirige la forza visiva mediante la quale discerniamo la luce dalle tenebre (S. Agost.). – La pupilla dell’occhio è anche ciò che è di più delicato e sensibile nel corpo umano, e che noi difendiamo con maggior cura contro tutti i corpi estranei che potrebbero danneggiarla (Berthier). – Gli empi ed i peccatori affliggono i giusti non solo con le loro persecuzioni, ma ancor più con la loro cattiva vita (Duguet). – Ci sono due cose necessarie a produrre l’ombra, la luce ed un corpo: la luce è il simbolo della divinità di Cristo; il corpo è la figura della sua umanità (San Girolamo). – « Proteggimi all’ombra delle tue ali »; proteggetemi all’ombra del vostro amore e della vostra misericordia (S. Agost.).

ff. 11, 13. – Noi abbiamo qui una descrizione viva e figurata della crudeltà e della scaltrezza dei nemici della nostra anima, che usano tanto la violenza, tanto la sorpresa per perderla. – Ecco due tratti che caratterizzano bene gli uomini senza Religione: essi chiudono le loro viscere alla pietà, ed il loro linguaggio emana orgoglio ed arroganza. Il loro cuore è chiuso a tutti i sentimenti di carità, la loro bocca è aperta alla critica insolente delle opere di Dio, alle empietà, alle blasfemie, etc.. La causa dell’odio così forte degli empi contro coloro che fanno professione di Religione, è che essi non considerano che i loro interessi, e che non cercano di soddisfare se non le proprie passioni. « Essi sono resoluti nel tener i loro occhi abbassati verso la terra »; essi sono risoluti nell’abbassare verso le cose terrestri i desideri del loro cuore, immaginando che Colui che essi immolavano sulla croce era grandemente un malfattore, e che essi non lo erano in alcun modo (S. Agost.). – « Essi sono resoluti », vale a dire che quando le verità della fede si presentano ai loro occhi, perché si alzino al cielo, è con proposito deliberato, con volontà determinata, con malizia ostentata che essi li rivolgono invece verso terra (Bossuet). – Dio aveva li nobilmente elevati verso il cielo, ma essi hanno preso questa risoluzione di camminare con gli occhi abbassati verso la terra. In questi sciagurati c’è una risoluzione: essi hanno soffocato gli istinti della propria anima, naturalmente cristiana; hanno atrofizzato il loro cuore, hanno ucciso la loro coscienza (Doublet, Psaumes, etc.). – Quanti Cristiani che sembrano aver dimenticato i titoli ed i doveri della loro condizione, e dei quali si può anche dire che essi abbiano fatto giuramento di tenere i loro occhi attaccati alla terra, e che si siano come abbandonati, per partito preso, alla loro parte di eredità eterna. Fieri dei loro successi negli affari terreni, inebriati dai vantaggi e dai guadagni superbi che loro garantiscono l’industria, la cultura ed il negozio, essi non possono essere strappati da questo ordine di preoccupazioni volgari. Questa è una moltitudine grossolana e carnale che non apprezza se non ciò che si conta e ciò che si palpa, che non vive che la vita dei sensi, e sulla quale ogni azione è troppo spesso impossibile da esercitare.

ff. 14. – Dio solo può prevenire i crimini, come preveniva i denti dei leoni che stavano per divorare Daniele, e l’ardore del fuoco che doveva consumare i tre giovani nella fornace (Bellarmin.). – La spada di Dio, è il potere che Egli ha dato agli uomini ed ai demoni di perseguitare i giusti, la spada della quale si serve per punire o provare i suoi eletti. Nessuno sarà al riparo dai suoi colpi se Dio non lo strappa in tempo dalle mani dei nemici.

ff. 15. – Grande è la felicità per il piccolo numero di quelli che sono da Dio sulla terra, separati in questa vita dal numero straordinario degli empi e dei peccatori. Sciagura spaventosa è invece per i malvagi l’essere separati dai buoni per l’eternità (Duguet).- Quaggiù non si cerchi un posto che li separi gli uni dagli altri; essi non sono allontanati dalla distanza dei luoghi; « essi sono, dice S. Agostino, mescolati con i corpi, ma separati nei cuori ».

ff. 16. – Quale errore è più comune oggi che l’affannarsi ad accumulare sempre più beni per i propri figli, senza prendersi alcuna cura di dar loro un’educazione cristiana! Lasciarli eredi di grandi beni, è spesso lasciarli eredi di grandi ingiustizie (Duguet). – I ricchi della terra lasciano i loro resti ai loro figli, cioè essi non lasciano i loro beni ai loro figli se non quando non possono gioirne essi stessi (Berthier).

ff. 17. – Grande sicurezza è l’apparire agli occhi di Dio nella giustizia, non nella propria giustizia, ma in quella che viene dall’alto e che sola rende degni di comparire davanti a Dio (Duguet). – Tutta la gloria, tutti gli onori, tutte le ricchezze, tutte le delizie del mondo, sono incapaci di saziare un cuore creato da Dio. (S. Agost. Conf. XI c. 8). – Dopo la disobbedienza dell’uomo, Dio ha voluto ritrarre a Sé tutto ciò che aveva elargito per una solida gioiosità sulla terra, nell’innocenza degli inizi; Egli ha voluto ritrarli a Sé per renderli di nuovo un giorno ai suoi beati; e la piccola goccia di gioia che ci è stata lasciata da tanta rovina, non è capace di soddisfare un’anima i cui desideri non sono finiti e che non può riposare che in Dio (Bossuet, Serm. 3 D. ap. Paques). – « Io sarò saziato quando manifesterete la vostra gloria », gran parola che ricorda incessantemente al cuore dell’uomo che la fame tortura, il lavoro schiaccia, per cui la vita intera è un martirio per tutti i giorni, e che egli trova nel contempo in questa speranza, un balsamo per i propri affanni ed un pane soprannaturale per i morsi della sua fame”. – « Io sarò saziato quando mi sarà manifesta la vostra gloria ». Pertanto Signore, qualunque cosa il mondo faccia per me, io sarò sempre affamato ed angustiato; fin là, tediato da ciò che io sono, vorrò sempre essere ciò che non sono;; fin là il mio cuore, pieni di vani desideri e vuoto di solidi beni, sarà sempre nell’agitazione e turbato. Ma quando mi avrete fatto parte della vostra gloria, il mio cuore saziato comincerà ad essere tranquillo; io non sentirò più questa sete ardente della cupidigia che mi bruciava; io non avrò più questa fame avida per l’ambizione segreta che mi divorava. Tutti i miei desideri passeranno, perché troverò nella vostra gloria la pienezza della mia felicità, la pienezza del riposo, la pienezza della gioia; perché questa gloria quando la possederò, sarà per me l’affrancamento da ogni male, e la potenza di ogni bene (Bourd. Rec. Des Saints). – È allora che tutti questi misteri che porto nel mio cuore senza comprenderli, saliranno a Lui – come una luce, come un profumo, tutta la città, tutto il tempio della mia anima ed il suo altare, che è il mio cuore, saranno circondati dalla gloria del Signore che cadrà su di lui come un torrente, come un fiume di pace, ed io sarò saziato quando questa visione apparirà (Mgr. Baudry. Il cuore di Gesù). – Questa terra non è il luogo della felicità completa. La mia intelligenza sogna ben altra cosa, il mio cuore attende un’altra felicità di cui quella della terra, benché pura o dolce che sia, non è che l’immagine imperfetta: io ho bisogno della vostra gloria, la vostra gloria completa: solo allora io sarò saziato. Io vedo bene che questo nutrimento transitorio, questo bevanda di un giorno che mi accordate quaggiù, è solo un acconto, un pegno dell’avvenire. Ciò di cui ho bisogno è la vostra stessa gloria, è la vostra stessa essenza divina per me nutrimento, è la vostra saggezza infinita che io reclamo come bevanda di immortalità, e ancora questa saggezza, questa bevanda, io la desidero come un torrente, perché vi è impegnata la vostra parola (mgr. Lardriot, Bestitud. II. 225).

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.