LE PIAGHE DELLA COMUNITÀ CRISTIANA: GLI SCISMI (2)

LE PIAGHE DELLA COMUNITÀ CRISTIANA

Capitolo I

Gli SCISMI,

ferite alla unità della fede (2)

[“Somma del Cristianesimo”, a cura di R. Spiazzi, vol. II Ed. Paoline, Roma, 1958]

Abramiti. – Sotto questo nome si hanno due sette: 1) Alcuni seguaci di Abramo di Antiochia, i quali negavano la divinità di Cristo. Sorti nel secolo IX, scomparvero presto. 2) Una setta di deisti boemi, sorta nei dintorni di Padubice nel secolo XVIII. Dicevano di volersi conformare alla fede in Dio di Abramo prima della circoncisione. Rifiutavano quasi tutti i dommi cristiani, come la Trinità, la divinità del Cristo, la penitenza, l’eternità delle pene dell’inferno. Della Sacra Scrittura ritenevano solo il Decalogo e il Padre Nostro. Tuttavia facevano battezzare i loro figli dai preti cattolici. L’imperatore Giuseppe coscrisse gli uomini nei battaglioni di frontiera (1783) e cosi disperse la setta, che presto scomparve.

Acaciano. – Prende il nome da Acacio, patriarca di Costantinopoli (471-489), il quale, dopo essere divenuto famoso per la caduta dell’imperatore monofìsita Basilisco, da lui agevolata, consigliò Zenone a promulgare l’Enoticon, favorevole ai monofisiti (482). Allora egli fu invitato da papa Felice III a discolparsi a Roma. Seppe tergiversare, giocando d’astuzia i legati. Ma, nel sinodo romano del 484 il Papa lo condannò. Egli per tutta risposta bandì il nome del Papa dai dittici, dando così inizio allo Scisma Acaciano, il quale durò per 35 anni, finché il suo terzo successore, Giovanni II, si riconciliò con il papa Ormisda (519).

Acéfali. – Eretici monofisiti alessandrini, i quali rigettarono l’Enoticon di Zenone, perché condannava Eutiche e perché non prendeva una posizione netta contro il Concilio di Calcedonia. Essendosi il Patriarca Pietro Mongo riconciliato con Acacio, essi, monofisiti più rigorosi, si separarono da lui, considerando ultimo legittimo patriarca Timoteo Eluro. Poiché erano senza patriarca, furono detti senza capo (a-cefalì). In seguito si diedero un capo. Sopravvissero fino al secolo IX, se ancora San Teodoro Studita componeva un trattato contro di loro.

Acemiti. – È il nome dato ai monaci fondati da Sant’Alessandro (+ 430), i quali risiedettero inizialmente a Irenaion (oggi Cibukli) nella costa asiatica del Bosforo e poi a Costantinopoli nel monastero dello Studios. Poiché si alternavano incessantemente, in vari turni, nella preghiera liturgica, essi furono chiamati dal popolo gli insonni (a-cémiti). Difensori accaniti del Concilio di Calcedonia, furono più volte i protagonisti di importanti avvenimenti ecclesiastici: denunziarono Acacio a Roma; denunziarono i monaci sciti per la formula « Uno della Trinità ha patito nella carne ». L’accanimento antimonofisita li spinse in seguito ad esagerare le proprietà delle nature umana e divina nel Cristo e quasi a separarle, sicché furono accusati di nestorianesimo. Dietro richiesta di Giustiniano, papa Giovanni II li condannò il 24 marzo 534. Così essi scomparvero, pur rimanendo il monastero, che passò ai celebri monaci detti Studiti.

Actisteti. – È una setta nota solo per pochissime righe di Timoteo di Costantinopoli (MG, 136, col. 4). Non hanno lasciato traccia né nomi. Si diede loro questo soprannome perché ritenevano la carne del Cristo, non solo, come i giulianiti o aftardoceti, cui erano apparentati, incorruttibile, ma anche increata (a-ctistos).

Adoziani. – Sotto questo nome vengono due sette : 1) Gli antichi adoziani o monarchiani (vedi Monarchiani). 2) Gli adoziani spagnuoli. Furono seguaci di Elipando di Toledo e di Felice di Urgel, i quali insegnavano la doppia adozione del Cristo, una divina e una umana. Come uomo il Cristo è soltanto figlio adottivo di Dio, mentre come Dio è Figlio vero. Dimenticavano che l’idea di filiazione è legata all’idea di Persona e non a quella di natura, per cui, parlando di due adozioni, rischiavano di separare il Cristo in due persone, sebbene essi asserissero, e dal loro modo di parlare risulta, che ammettevano una sola persona nel Cristo. La teoria, che fece la sua comparsa con Elipando nel 782, si sparse in Spagna, ma ben presto anche nel sud della Francia. Combattuta da Alcuino e da Leidrado arciv. di Lione, diede luogo a vari sinodi, finché in quello di Aquisgrana del 799 Felice di Urgel lesse la sua abiura. Ne rimasero tracce in Spagna fino al secolo IX. – Eustazio vesc. di Sebaste (eletto intorno al 356) commise la direzione dell’ospizio dei poveri. Ma egli, forse geloso del vescovo, suo antico compagno di ascetismo, si ribellò e con un gruppo di seguaci professò il semiarianesimo (sebbene lo storico Epifanio lo dica ariano esagerato), insegnò l’uguaglianza tra Vescovi e Sacerdoti, l’inutilità delle preghiere per i defunti, la libertà dei digiuni, che non potevano essere obbligatori, ma andavano fatti spontaneamente anche di Domenica, e rigettava la celebrazione della Pasqua come pratica giudaica. Al tempo di Sant’Agostino le idee aeriane erano diffuse negli ambienti monastici. Ma la setta scomparve presto.

Aeziani: vedi Ariani.

Aftardoceti. – Eretici monofisiti del secolo VI, seguaci di Giuliano di Alicarnasso. Ebbero vari nomi: giulianiti, gaianiti, fantasiasti, ecc. Insegnavano l’incorruttibilità (aftarsia) e l’impassibilità della carne del Cristo fin dal primo istante della sua concezione, giacché, non essendo il Cristo nemmeno lontanamente soggetto al peccato, la sua carne non poteva subire alcuna passione, che è appunto conseguenza del peccato. Egli, però, derogava di volta in volta a questa legge della sua umanità per le passioni che non avessero alcuna relazione col peccato e servivano alla Redenzione. Cominciarono a decadere nel secolo VIII e non se ne trovano più tracce nel secolo IX. Nemico acerrimo di Giuliano fu Severo di Antiochia, il quale per opposizione fu detto « ftartolatro » ( = adoratore della corruttibilità).

Aglipayti. – Il sacerdote filippino Gregorio Aglipay y Labayan, acceso nazionalista contro gli spagnoli, vedendo svanire i suoi sogni d’indipendenza nazionale con l’occupazione americana, volle dare alla sua patria almeno una Chiesa nazionale, e nel 1902 fondò la « Chiesa Filippina Indipendente », di cui si proclamò sommo pontefice e dichiarò vescovi alcuni sacerdoti suoi seguaci. – Ben presto passò ad insegnare molte eresie: negò la Trinità, la crocifissione, la resurrezione e la divinità di Gesù Cristo, la Maternità divina di Maria, l’inferno, il purgatorio, il primato del Papa. Raggiunse un gran numero di adepti: 1.500.000 intorno al 1918. Ma ben presto il movimento si sgonfiò e oggi è sparutissimo.

Agnoeti. – Setta di monofisiti del secolo VI, detti anche « Temistiani » dal loro fondatore, il diacono Temistio di Alessandria, discepolo di Severo di Antiochia. Temistio attribuì all’anima umana del Cristo l’ignoranza (agnoia) di certe cose, particolarmente del giorno del giudizio. Per questo fu respinto dal suo patriarca Teodoro (535-567) come eretico, ed egli si separò da lui, fondando una sua setta. Ma essa ebbe effimera vita. L’agnoetismo dell’anima umana di Cristo non può essere detto una eresia (cfr. Decreto del Sant’Uffizio del 7-6-1818).

Albanesi. – Eretici del secolo XIII, sorti con probabilità ad Albano presso Bergamo (donde il nome), i quali professavano un manicheismo rigido. Per reazione contro alcuni catari d’Italia, i concorrezzesi, i quali avevano attutito il manicheismo dicendo creato e non eterno il principio del male; questa setta riaffermava l’eternità e l’uguale potenza dei due principi, insegnamento originario del dualismo manicheo. Si estesero alla Lombardia tutta, al Veneto, e parte della Toscana, con propria gerarchia.

Albigesi. – La famosa setta degli albigesi piglia il nome dalla città di Albi in Linguadoca, i cui adepti professavano il dualismo. Condannavano il matrimonio, la procreazione dei figli; l’autorità ecclesiastica era considerata corrotta ed avevano perciò una propria gerarchia; respingevano l’adorazione della Croce e delle immagini e la costruzione delle chiese, interpretavano a loro senso la Bibbia; negavano ubbidienza all’autorità civile, proibivano i giuramenti e la pena di morte. Per la parte morale della loro dottrina si può vedere quella dei catari, giacché « cataro » non è che nome generico e «Albigese » il nome geografico locale della stessa fondamentale eresia. Furono estirpati dalla Crociata indetta contro di loro da Innocenzo III e guidata da Simone di Monfort. Gli ultimi focolai furono spenti dall’inquisizione fondata da Gregorio IX.

Anabattisti: vedi Protestanti.

Anglicani: vedi Protestanti.

Anomei: vedi Ariani.

Antitrinitari: vedi Protestanti.

Apostolici. – Le sette che vanno sotto questo nome convengono tutte nell’idea del ritorno della Chiesa alla primitiva semplicità dell’età apostolica.

1) Nell’antichità una setta, le cui origini sono molto oscure, ma che debbono risalire intorno al 260 (ne parla San Efrem), insegnava la totale povertà come obbligo assoluto, nonché un rigorismo assoluto a modo degli encratiti, con i quali sembrano affini. Oltre ai Vangeli usavano anche gli Atti apocrifi di Sant’Andrea e di San Tommaso. Si diffusero nell’Asia minore, soprattutto in Frigia, Cilicia e Pamfilia.

2) Nel secolo XII sorsero vari movimenti con questa idea fondamentale della povertà apostolica. Una setta col nome di « apostolica » ebbe ramificazioni in Francia, in Renania, nelle Fiandre. Mentre altri movimenti, sottomessi alla gerarchia ecclesiastica, entrarono nell’alveo cattolico, gli adepti di questa setta attaccavano la gerarchia ecclesiastica come decaduta dalla sua missione e corrotta.

3) Alcune sette protestantiche vanno sotto il nome di « apostoliche » (vedi Protestanti).

Apotattici. – Setta del secolo IV, scomparsa subito. Faceva centro nell’Asia Minore. Su sfondo manicheo, proibivano il matrimonio, la povertà privata e ostentavano il più assoluto rigorismo morale. Teodosio li incluse nella condanna del manicheismo (383).

Arabici. – Questo nome è dato da Sant’Agostino agli adepti di una setta sorta intorno al secolo II. Fondandosi su una falsa interpretazione di 1 Tim. VI, 16, insegnavano la morte dell’anima insieme al corpo per risorgere nel giudizio finale insieme ad esso. Era una specie di materialismo, in cui il corpo veniva considerato la parte principale dell’uomo. Furono convertiti da Origene in uno dei suoi viaggi in Arabia (intorno al 244).

Arcontici. – Eretici gnostici del secolo IV, diffusi specialmente in Armenia e in Palestina. Ponevano al principio e al di sopra di tutti gli esseri un ente chiamato la « Madre luminosa », da cui dipendevano 7 arconti, i quali, coadiuvati dagli angeli, loro creature, governavano i 7 cieli. Al primo posto era Sabaoth, il dio dei Giudei, autore del male e generatore del demonio. Caino e Abele sarebbero nati dall’unione carnale del demonio con Eva ; la loro lotta ebbe origine dall’amore comune della stessa sorella. Da Adamo ed Eva, invece, nacque Seth. I misteri cristiani, a cominciare dal battesimo per finire alla risurrezione della carne, erano ripudiati.

Ariani. – Con il nome comune di ariani sono designati i seguaci della dottrina di Ario, il prete di Alessandria che intorno al 320 cominciò ad insegnare che il Verbo non era veramente Dio, ma una creatura tratta dal nulla, adottata da Dio in Figlio in previsione dei suoi meriti. Era il crollo di tutti i dogmi più fondamentali del Cristianesimo: dell’Incarnazione e della Redenzione. Ario fu condannato nel Concilio di Nicea (325). Ma la sua dottrina continuò in varie forme, dando luogo a lungo travaglio per la Chiesa:

1) Gli Anomei o Aeziani o Eunomiani (ed ebbero ancora altri nomi) rimasero dopo la condanna di Ario il gruppo degli ariani puri. Insegnavano che il Verbo è dissimile (anomios; onde furono detti anomei) dal Padre. Celebri dottori furono Aezio di Antiochia ( + 367), Eunomio di’ Cizico ( + c. 395) e Eudossio di Costantinopoli.

2) I Semiariani o Omeusiani insegnavano, invece, che il Verbo non è dissimile dal Padre, ma neppure consustanziale (secondo la definizione di Nicea: omoùsios), bensì simile nella sostanza (pmoiùsios; onde furono detti Omeusiani). 3) Una conseguenza dell’arianesimo fu il Macedonianesimo, così detto da Macedonio vescovo di Costantinopoli ( + c. 341), il quale tuttavia non sembra che abbia insegnato l’errore che da lui piglia il nome. Quest’errore era l’applicazione della dottrina di Ario allo Spirito Santo, negandone la divinità e facendone la prima creatura del Figlio, che secondo Ario era stato scelto dal Padre a strumento della creazione. L’errore ebbe origine dalla affermazione di un gruppo di semiariani che, pur ammettendo in modo piuttosto chiaro la divinità del Figlio, la negò allo Spirito Santo (intorno al 360). I seguaci furono detti anche Maratonìani, da Maratonio, vescovo di Nicomedia, uno dei loro capi, o anche Pneumatomachi (« avversari dello Spirito »). Essi si distinsero dagli ariani per la loro credenza nella divinità del Verbo. – L’arianesimo, sotto le sue molteplici forme, sparì, dall’impero romano con l’ascesa al trono (379) di Teodosio. Ma intanto si era infiltrato tra i popoli barbari da poco convertiti al Cristianesimo, quei popoli che tra poco avrebbero governato i territori dell’impero occupandoli: Visigoti, Ostrogoti, Vandali, Longobardi, Svevi. Anch’essi man mano, al contatto del Cristianesimo ufficiale, si andarono convertendo: ultimi i Longobardi nel 671.

Si dà il nome di « ariani moderni » ad alcune sette antitrinitarie (vedi Protestanti).

Armeno: vedi Monofisita.

Audiani.Seguaci di Audi, arcidiacono della Chiesa di Edessa, il quale non volle seguire il computo pasquale fissato dal Concilio di Nicea, per conservare quello locale secondo il sistema giudaico. Per questo motivo e per il suo zelo esagerato si allontanò sempre più dalla Chiesa. Confinato da Costantino in Scizia, lavorò alla conversione dei Goti. Morì nel 372. Gli audiani rifiutavano di pregare insieme ai membri della Chiesa. L’errore principale loro imputato era l’antropomorfismo, perché dicevano che l’immagine di Dio nell’uomo è il corpo umano e perciò anche Dio ha un corpo. Li si accusò anche di dottrine gnostiche. La setta continuava ancora nel secolo V nella Siria e nell’Asia Minore.

Avventisti: vedi Protestanti.

Bagnolesi: vedi Catari.

Barsaniani. – Setta derivata dagli acefali. Essi per darsi un capo elessero, Barsanio, pretendendo consacrarlo vescovo mediante l’imposizione delle mani di un vescovo morto di recente. Celebravano l’Eucaristia cospargendo le sacre Specie, già consacrate moltissimi anni prima dal patriarca Dioscuro, di fior di farina (chiamata in greco semidalis; onde essi furono detti anche Semidaliti); vi intingevano un dito, che portavano alla bocca. Scomparvero tra i giacobiti nel secolo IX.

(Di) Basilea. – A Basilea si adunò il 14 dicembre 1431 un concilio indetto da Papa Martino V. Il successore Eugenio IV prima lo sciolse (18 dicembre), poi, ad evitare uno scisma — dato che il Concilio nel frattempo aveva proclamato di derivare la sua autorità da Cristo e di non potere essere sciolto da alcuna autorità (15 febbraio 1432) — lo riconobbe. Ma lo spirito del Concilio rimaneva ancora poco cattolico e tendeva a porre la sua autorità al di sopra di quella del Papa. Per questo Eugenio IV lo trasferì a Ferrara (18 settembre 1437). Il Concilio di Basilea continuò, divenendo così da questo momento scismatico. Dichiarò « come articolo di fede » che il Papa non può trasferire un Concilio (15 marzo 1438), sospese il Papa (24 aprile) e poi lo depose (25 luglio), eleggendo infine come nuovo pontefice Amedeo IV di Savoia (5 dicembre), il quale prese il nome di Felice V. Morto Eugenio IV (1447) ed eletto Nicolò V, i membri del concilio di Basilea, ormai radunatisi a Losanna, trattarono con lui, ritirarono le censure lanciate contro i legittimi Pontefici, e, avendo Felice V abdicato, elessero anch’essi per proprio conto Nicolò V (7 aprile 1449).

Battisti: vedi Protestanti.

Bizantino. – È il più grande scisma della Chiesa, che ancora continua e costituisce la più grave ferita aperta nel Corpo mistico di Cristo. Gli si assegna come data iniziale il 1054, anno in cui i legati del papa Leone IX deposero sull’altare della cattedrale di Costantinopoli, Santa Sofia, la bolla di scomunica contro il patriarca Michele Cerulario. La Chiesa bizantina, che pur aveva conosciuto tanti scismi dalla Chiesa Romana, ma sempre era ritornata nell’unico ovile, da allora rimase sempre separata. E tutti gli « ortodossi » orientali — i seguaci cioè della « retta fede » (Orthodoxid) cristologia sancita dal Concilio di Calcedonia (451) — furono da essa trascinati nello scisma: fra questi i nuovi popoli convertiti da Bisanzio al Cristianesimo: Russi, Bulgari, Rumeni, Serbi, ecc. In realtà al tempo di Michele Cerulario la Chiesa bizantina era di fatto separata da Roma da lunghi anni (dagli inizi del secolo sotto il patriarca Sergio II), e il Cerulario non faceva che difendere pertinacemente l’autonomia pratica eli cui godeva. Perciò si oppose recisamente al tentativo di riconciliazione, religiosa e politica, perseguito, con assai poco tatto e con superba arroganza dai legati romani. Michele Cerulario riprese contro Roma le accuse già lanciate da Fozio, aggiungendovi di suo quella dell’invalidità della consacrazione con il pane azimo. Ma in realtà queste questioni teologiche avevano meno peso di quelle di carattere politico, etnico, culturale, le quali avevano scavato come un abisso tra l’Oriente e l’Occidente cristiano. In seguito, affievolitisi i motivi d’attrito politico, sono rimasti intatti quelli della differente cultura e mentalità, anche religiosa e canonica, mentre sono andate aumentando le differenze teologiche. I molteplici tentativi fatti per porre fine a questo scisma così doloroso riuscirono vani. Si giunse, è vero, nei Concili di Lione (1274) e di Firenze (1438), alla proclamazione dell’unione delle Chiese, ma essa non ebbe che risultati assai parziali ed effimeri.

Bogomili o Bulgari. – Setta eretica apparsa in Bulgaria (onde furono detti anche Bulgari) nella prima metà del secolo X. Il loro nome più comune proviene dal loro capo Bogomil ( = amico di Dio). In realtà i bogomili non erano che la continuazione dei vecchi pauliciani dell’Asia Minore, trasferiti in forti contingenti militari dall’imperatore Niceforo i (802-811) per difendere l’impero dai Bulgari. Bogomilismo e paulicianesimo sono in sostanza tutt’uno. Al fondo del loro sistema dottrinale sta un dualismo di marca manichea, ma mitigato. Il mondo materiale è opera non del Dio supremo, ma del primo degli esseri spirituali, Satanaele, ribelle al Padre eterno. Satanaele creò l’uomo, ma, incapace di dargli un’anima, invocò l’aiuto del Dio supremo, il quale gliela infuse. Satanaele, però, non seppe stare ai patti con Dio, onde sorse la continua lotta fra il bene e il male, finché venne nel mondo un altro spirito, Gesù il Figlio di Dio, il Verbo, rivestito solo in apparenza di carne mortale. Satanaele ne tramò la morte, credendo di vincerlo, ma ne fu vinto, che Gesù risuscitò e, così, privò di ogni potenza Satanaele, il quale d’ora in poi divenne semplicemente Satana. Questi continua a lottare contro il bene, ma lo Spirito di Gesù gli suscita contro i veri fedeli: i dodici Apostoli, che furono le prime creature dello Spirito Santo, e, al loro seguito, gli « amici di Dio » ( = bogomili). – Essi sono sicuri di non morire di definitiva e assoluta morte, mediante la loro adesione allo Spirito. Per ottenerla non è necessario il battesimo, ma l’imposizione delle mani degli Apostoli e dei loro successori. È ripudiata anche l’Eucaristia dei Cattolici, considerata anzi come un sacrificio offerto agli spiriti maligni di cui satana è il capo. Seguirà più tardi anche il rifiuto del culto dei santi e di Maria, delle immagini e della Croce. Per garantirsi contro i maltrattamenti degli spiriti cattivi, i bogomili ammettevano un compromesso: rendersi loro complici, ma solo esternamente, con la partecipazione esteriore al culto della Chiesa Cattolica. (I catari dell’Occidente non accetteranno questo compromesso). Tuttavia, celebravano i loro riti in conventicole private per mettersi in contatto con lo Spirito di Gesù. Erano estremamente fanatici. Quanto alla morale pare fosse della più rigida: astensione dall’unione carnale, astinenza rigorosa, osservanza dei comandamenti, preghiera, culto delle virtù morali dell’umiltà, misericordia, mitezza. In questo secolo X furono combattuti dal grande teologo Cosma, poi si perdettero di vista, per riapparire nel secolo XIV, in cui furono combattuti dal patriarca Teofilo e dal monaco Teodoro. Ma già si erano grandemente diffusi in Occidente, confusisi o identificatisi coi catari.

Calistini. – Il « calice ai laici » dopo la morte di Huss (6 luglio 1415) divenne un motto che suscitò come una febbre nazionale in Boemia. I calistini (da «calice») sostenevano anch’essi la comunione sotto le due Specie (sub utraque specie; onde furono detti anche utraquisti), ma non negavano la presenza reale del Cristo sotto ciascuna specie. Si separarono dalla Chiesa con l’elezione d’un loro vescovo nella persona di Rokacana (1435), mai riconosciuto da Roma. Dopo la morte di lui avvenuta nel 1471, i calistini vivacchiarono tollerati, ma non legalmente autorizzati. Dopo il « defenestramento di Praga » (1618), motivato da loro, i calistini passarono parte al Cattolicesimo, parte al protestantesimo.

Caloiani: vedi Catari.

Calvinisti: vedi Protestanti.

Catari. – Il nome catari è di origine greca (catharòs = puro) ed era dato a quella parte degli adepti, « puri » o «perfetti», i quali praticavano la più rigida morale della setta. Il fondo della loro concezione dualistica era comune ai pauliciani (vedi), ai bogomili (vedi), e agli albigesi (vedi), i quali ultimi del resto non erano che i catari della Linguadoca con centro ad Albi. Non staremo a ripeterla. Facciamo solo notare che questa concezione dualistica era a volte rigida, con l’insegnamento della perfetta uguaglianza dei due principi del bene e del male, a volte mitigata, facendo del principio del male una creatura del Dio supremo, un angelo decaduto, creatore a sua volta del mondo, ma col permesso di Dio, e per potenza inferiore al Dio supremo. – Il movimento cataro, a differenza di quello bogomilo, è religioso e sociale allo stesso tempo. Si dubita se veramente il catarismo abbia una vera dipendenza d’origine dal bogomilismo (e quindi, risalendo più avanti nella storia, dal paulicianesimo), oppure sia una efflorescenza locale, collegatasi in un secondo tempo con i movimenti similari dell’Oriente. Certo si è che le Chiese dei catari dell’Occidente dal secolo XII sono in stretta dipendenza dottrinale e gerarchica coi capi e comunità similari dell’Oriente. La morale catara parte dal concetto della fuga della vita, perché essa è in sé malvagia. L’endura, la pratica di lasciarsi morire di fame o svenandosi o con altro mezzo violento, era il loro ideale, il quale però si attenuò col tempo. – Il consolamentum era una specie di sacramento, sostitutivo del battesimo, consistente nell’imposizione delle mani da parte dei vescovi, accompagnata dalla professione di fede e dalla promessa di rimanere sempre fedeli alla fede catara, di vivere in castità e di non cibarsi di carne. Rinunzia all’unione carnale, ai cibi animali e lunghi digiuni rituali, erano la pratica dei « perfetti ». Essi giungevano a questo grado dopo una lunga iniziazione, che sfociava poi in una vita di tipo monastico. Ai « credenti » bastava, invece, un rito di adorazione verso i perfetti, detto melioramentum, dando loro ospitalità e cibo, ricevendone in cambio la benedizione e il pane benedetto (in un rito che sostituiva l’Eucaristia), facendo loro una specie di confessione generica (detta apparelhamentum). In realtà la massa dei credentes poteva anche darsi alla dissolutezza più sfrenata nella speranza di ricevere il consolamentum all’ultimo istante. – Ciò spiega la feroce repressione contro questa eresia, vera disgregatrice della famiglia e della società cristiana. In Italia si notano tre sette catare: gli Albanesi, che erano dualisti rigidi; i Concorezzesi o Garati dal loro capo Garato; i Bagnolesi o Caloìani dal loro vescovo Caloiano. Questi ultimi due gruppi erano dualisti mitigati, ma differivano fra loro perché i concorezzesi ammettevano la realtà materiale del corpo di Cristo e la propagazione dell’anima per generazione, mentre i bagnolesi ritenevano il corpo di Cristo solo apparente e dicevano tutte le anime create da Dio all’origine del mondo spirituale e peccatrici già fin dal cielo.

Chiesa Filippina indipendente: vedi Aglipayti.

Chiesa nazionale Ceca. – Fondata nel 1920, come comunità distaccata dalla Chiesa cattolica, sembra sia in fondo una reviviscenza dell’Ussitismo. In essa si ristabiliva la comunione sotto le due specie, si sopprimeva il celibato obbligatorio dei sacerdoti, si introduceva la lingua Ceca nella liturgia. Ebbe gerarchia propria con un patriarca e quattro vescovi. Raggiunse all’inizio la cifra di quasi un milione di fedeli, scendendo in breve tempo a 150.000 e infine a un esiguo numero. Vive tuttora.

Comunità Cattolica-Apostolica: vedi Protestanti.

Concorezzesi: vedi Catari.

Copto: vedi Monofisiti.

Crisostomiano. – Il papa Innocenzo I e tutto l’Occidente ruppero la comunione con la sede costantinopolitana in seguito al secondo esilio di S. Giovanni Crisostomo (404), e non fu ripresa che nel 415. È uno dei tanti scismi passeggeri della Chiesa costantinopolitana prima di quello definitivo del 1054.

Docetismo. – Una delle più diffuse eresie dell’antichità cristiana, ch’ebbe inizio fin dai tempi apostolici. Insegnava fondamentalmente la sola apparenza del corpo di Cristo. Deriva dalla difficoltà di concepire una realtà umana materiale e carnale, unita intimamente a una realtà divina e soprannaturale. Più che una setta determinata fu una corrente d’idee che penetrò i giudaizzanti e gli gnostici. Le determinazioni particolari di questa eresia furono molte: da quelle che ammettevano solo l’apparenza (docheia; donde il nome) della carne del Cristo a quelle che parlavano d’una dimora temporanea di Cristo nell’uomo Gesù, abbandonato da Cristo al momento della passione. È chiaro che i dommi fondamentali della Religione Cristiana venivano completamente sovvertiti.

Donatisti. – È il più grande degli scismi che conobbe l’Africa romana. Durò dal 313 alla conquista araba dell’Africa nel 650. Ebbe origine dalla persecuzione di Diocleziano, in cui era stato fatto obbligo ai cristiani d i consegnare i libri sacri. Molti nell’intento di salvare e la fede e la vita consegnarono altri libri. Tra questi il vescovo di Cartagine Mensurio, il quale chiamato a Roma a discolparsi mori nel ritorno (311). Gli fu dato come successore Ceciliano, assenti i vescovi della Numidia. Questi gli contestarono di essersi fatto consacrare da Felice d’Aptungi, uno dei « traditores » ( = consegnatari) dei libri sacri, e gli sostituirono Maggiorino. Quando Costantino, ingerendosi negli affari ecclesiastici, volle mettere fine allo scisma, ne divenne suo capo Donato (donde il nome dei seguaci), successo poi a Maggiorino. Alle misure imperiali, i donatisti opposero resistenza, anzi con gli adepti fanatici detti « Circumcelliones » perseguitavano i cattolici e distruggevano i loro edifici sacri. Presto i donatisti divennero anche eretici, sostenendo l’invalidità dei sacramenti amministrati dai ministri indegni, e quindi la necessità di ripetere il Battesimo da loro conferito. Considerarono la Chiesa composta solo dai « perfetti ». Sebbene l’imperatore Onorio li perseguitasse come eretici (editto del 405), essi sopravvissero ancora. Perseguitati in una coi cattolici dai Vandali invasori e ariani, durarono fino all’occupazione musulmana. Parecchi concili si interessarono dei donatisti. Essi furono dottrinalmente combattuti particolarmente da Sant’Agostino.

Ebioniti. – Essendo il Cristianesimo nato giudeo, i primo compito era di definire ciò che bisognava ritenere delle pratiche giudaiche: circoncisione, digiuni, purificazioni, osservanza del sabato, ecc. Un forte gruppo di Cristiani provenienti dal giudaismo, intorno al 63, con a capo un certo Tebutis, si staccò dalla Chiesa apostolica, sostenendo l’immutabilità e l’insostituibilità del Vecchio Testamento. In seguito essi si frazionarono in varie sette. Ebioniti viene da « ebion », termine aramaico che significa povero, umile; ma nel linguaggio popolare venne a significare la grettezza della legge mosaica e l’incapacità di comprendere la legge dell’amore sostituita da Cristo alla legge del rito. [Fu un monaco ebionita siriano a comporre il “Corano” che in pratica è la sintesi delle tesi eretiche ebionite – ndr. -]

Encratiti. – Il nome significa «astinenti» dal greco encràteia (= padronanza di sé). Verso la fine del sec. III appaiono in Siria, ma si diffusero in Gallia e in Spagna. Consideravano, con derivazione manichea, essenzialmente cattiva la materia, dichiaravano illecita l’unione coniugale, intimavano ai ricchi lo spogliamento da tutti i beni, pena la dannazione eterna. Proibito era l’uso della carne e del vino. Anche l’Eucaristia doveva celebrarsi senza vino, con solo acqua, onde furono detti anche « acquariani ». Austerissimi, negavano per sempre la Comunione ai peccatori. Si ritenevano esenti da ogni legge, perchè « il giusto è legge a se stesso ». Lo scrittore Taziano, già discepolo di San Giustino a Roma, fu detto il principe degli encratiti.

Esercito della Salvezza: vedi Protestanti.

Etiopico: vedi Monofisiti.

Eunomiani. – Seguaci di Eunomio vescovo di Cizico (360), il quale attrasse a sé altri vescovi della Siria, della Palestina e della Cappadocia, dando luogo a una gerarchia ariana (per la dottrina vedi: ariani) opposta a quella cattolica. Scomparvero presto come Chiesa scismatica.

(Di) Felicissimo e Fortunato. – È lo scisma consumato in Cartagine nel 250 dal diacono Felicissimo, il quale con altri cinque compagni, fra cui Fortunato e Novato, si oppose alle decisione di San Cipriano intorno ai « lapsi » della persecuzione di Decio. Cipriano aveva deciso che gli apostati durante la persecuzione avrebbero dovuto essere riammessi alla Chiesa solo dopo severa penitenza; se, però, fosse scoppiata una nuova persecuzione, essi avrebbero potuto essere corroborati subito con la santa Eucaristia anche prima della fine del periodo di penitenza. Sebbene ancora nel 252 venisse contrapposto a Cipriano un vescovo nella persona di Fortunato, lo scisma rimase senza grande importanza. Novato, recatosi a Roma, vi appoggiò lo scisma di Novaziano (vedi).

Foziano. – È lo scisma del patriarcato di Costantinopoli dalla Chiesa romana consumato da Fozio. Egli era stato scelto dall’imperatore Michele III a sostituire Ignazio, uomo pio e retto, ma ostinato, nell’858. Sembra che Ignazio si dimettesse dietro la promessa che Fozio l’avrebbe trattato come patriarca onorario e non avrebbe agito contro i suoi fautori. Ma Fozio si fece consacrare da Gregorio Asbesta, arcivescovo di Siracusa in esilio a Costantinopoli, che era appunto il più accanito avversario di Ignazio. Questi ricorse a Roma. Due legati inviati a Costantinopoli da Roma per esaminare il caso si fecero convincere da Fozio e comunicarono con lui. Ma, al loro rientro, il Papa Nicolò I li sconfessò e nel sinodo romano dell’863 scomunicò Fozio, il quale non se ne diede per inteso. Anzi, complicatasi la questione con l’affare di Bulgaria — giacche questa nazione, convertita da Bisanzio, era passata sotto la giurisdizione romana e i missionari bizantini erano stati scacciati — Fozio convocò un sinodo e scomunicò a sua volta il Papa (867). Con una enciclica alle Chiese orientali accusò la Chiesa romana di errori disciplinari e dell’aggiunta del « Filioque » al Credo. Ma pochi mesi dopo, Basilio, successo a Michele, fatto da lui uccidere, depose Fozio e richiamò Ignazio (867). Lo scisma ufficiale della Chiesa costantinopolitana dalla romana era di fatto finito, sebbene continuasse quello dei foziani contro Ignazio. L’ottavo Concilio ecumenico di Costantinopoli (869-870) confermò solennemente la condanna di Fozio. Ma, morto Ignazio (878), Fozio fu richiamato da Basilio al patriarcato. Un anno dopo, nel Concilio di Costantinopoli dell’879-880, avvenne la sua riabilitazione personale e il suo riappacificamento con il Papa Giovanni VIII.

Fraticelli. – Fu uno dei movimenti ereticali a sfondo sociale del sec. XIV Originato da alcuni Francescani fanatici, insegnarono che tutta la vita cristiana si riduceva alla pratica della povertà assoluta. Durante la lotta di Giovanni XXII contro Ludovico il Bavaro, trovarono nell’imperatore un protettore. Percorrevano le città e le campagne predicando la povertà. Si elessero vescovi e papi propri. Si estesero anche fuori d’Italia. Poterono essere estirpati nella seconda metà del secolo XV con i rimedi più drastici.

Garati: vedi Catari.

Giacobiti: vedi Monofisiti.

Giulianiti: vedi Aftardoceti.

Gnostici. – Questo nome di origine greca (gnosis = scienza) fu assunto da quei « sapienti » i quali agli inizi del Cristianesimo asserivano di avere, solo essi, una vera conoscenza salvifica della dottrina cristiana. Più che una eresia, essi formano un pullulare di eresie nel secolo II e III: un’infinita varietà di sette, dalle dottrine non solo differenti, ma anche opposte fra loro. Una sintesi del loro insegnamento è quanto mai difficile. Con un misto di idee filosofiche, religiose e culturali, sia greche, sia d’origine orientale, cercavano di dare una spiegazione razionalistica dei misteri cristiani. A base comune si può trovare un dualismo radicale tra Dio e la materia, per spiegare il problema del male. Dalla materia proviene tutto il male. Liberarsi dal male è liberarsi dalla materia, per ridurre alla originaria purezza la scintilla divina, la luce, che è nella materia. Perché, mentre la materia fu opera di uno degli eoni emanati o generati da Dio, di cui è composto il mondo spirituale, e precisamente dall’ultimo di questi, degenerato, cioè dal Demiurgo (il Dio degli Ebrei), la luce fu immessa nella materia da un altro eone, la Sofia. Per aiutare gli uomini a liberare in se stessi la luce dalle tenebre, venne nel mondo Gesù, il Salvatore: è questa l’opera della sua redenzione. Gli uomini, però, si dividono in tre gruppi: gli ilici ( = materiali), per i quali non c’è salvezza; gli psichici (da psyche = anima), per i quali con l’aiuto di Cristo c’è la salvezza; gli pneumatici (da pneuma = spirito), che sono gli gnostici perfetti, i quali sono già salvi e non hanno, quindi, bisogno di ulteriore salvezza. – I maestri gnostici furono numerosissimi, fondatori ciascuno d’un proprio sistema, differente in molti punti dagli altri: celebri Basilide, Valentino, Marcione — il cui complesso sistema fu considerato dagli scrittori cristiani pericolosissimo — Eracleone, Bardesane, Tolomeo, ecc. Si vuol fare risalire lo gnosticismo fino a Simon Mago. Molti Padri scrissero contro lo gnosticismo, particolarmente Sant’Ireneo, Sant’Ippolito, Tertulliano, Origene.