LA SUMMA PER TUTTI (10)

LA SUMMA PER TUTTI (10)

R. P. TOMMASO PÈGUES

LA SOMMA TEOLOGICA DI S. TOMMASO DI AQUINO IN FORMA DI CATECHISMO PER TUTTI I FEDELI

PARTE SECONDA

SEZIONE SECONDA

Idea particolareggiata del ritorno dell’uomo verso Dio.

Capo VIII.

La carità: sua natura; atto principale; formula di questo atto.

816. Che cosa è dunque la carità?

La carità è una virtù che ci innalza alla vita di intimità con Dio in ordine a Lui stesso, in quanto Egli è la sua propria felicità e si è degnato di volerla comunicare anche a noi (XXIII, 1).

817. Che cosa suppone in noi questa vita di intimità con Dio, alla quale ci innalza la virtù della carità?

Questa vita di intimità con Dio suppone in noi due cose: prima una partecipazione della natura divina che divinizza la nostra natura e ci eleva sopra ogni ordine naturale, sia umano che angelico, sino all’ordine proprio di Dio, facendo di noi come altrettanti dei e mettendoci in grado di essere della sua famiglia; poi certi principi di azione proporzionati a questo essere divino, che ci mettono in grado di agire da veri figliuoli di Dio, come Dio stesso agisce, conoscendolo come Egli si conosce, amandolo come Egli si ama e potendo godere di Lui come Egli stesso ne. gode (XXIII, 2).

818. Questi due ordini di beni sono legati indissolubilmente alla presenza della carità nell’anima?

Questi due ordini di beni sono indissolubilmente legati alla presenza della carità nell’anima, e la carità stessa non ne è che il coronamento.

819. Dunque è sempre vero che chiunque ha la carità nell’anima ha pure la grazia sanificante e le virtù ed i doni?

Sì; chiunque ha la carità nell’anima ha sempre necessariamente la grazia santificante e le virtù ed i doni (XXIII, 7).

820. La carità è la regina di tutte le virtù?

Sì; la carità è la regina di tutte le virtù (XXIII, 6).

821. Perché dite che la carità è la regina di tutte le virtù?

Perché essa le domina tutte, e le fa agire in vista del possedimento di Dio che è il suo proprio oggetto (XXIII, 6).

822. Come aderisce la carità e come si unisce a Dio, ossia al possedimento di Dio suo proprio oggetto?

Per mezzo dell’amore la carità aderisce e si unisce a Dio, ossia al possedimento di Dio suo proprio oggetto (XXVII).

823. In che cosa consiste questo atto di amore per il quale la carità aderisce e si unisce a Dio, ossia al possedimento di Dio suo proprio oggetto?

Consiste in questo, che l’uomo per mezzo della carità vuole a Dio quel bene infinito che è Dio stesso; e vuole per sé quel medesimo bene che è Dio, il quale è a Se stesso la propria felicità (XXV, XXVII).

824. Che differenza passa tra questi due amori?

Passa questa differenza, che il primo è amore di compiacenza in Dio, in quanto è felice in Se stesso; il secondo è amore di compiacenza in Dio, in quanto è la nostra propria felicità.

825. Questi due amori sonò inseparabili nella virtù della carità?

Sì; questi due amori sono assolutamente inseparabili nella virtù della carità.

826. Perché dite che questi due amori sono inseparabili nella virtù della carità?

Perché si dominano l’un l’altro e sono reciprocamente causa l’uno dell’altro.

827. Come dimostrate che essi si dominano l’un l’altro e sono reciprocamente l’uno causa dell’altro?

Perché effettivamente, se Dio non fosse il nostro bene, noi non avremmo alcuna ragione di amarlo; e se Egli non avesse in Sé come nella sua sorgente il bene che è per noi, noi non lo ameremmo con l’amore con cui lo amiamo (XXV, 4).

828. Ciascuno di questi due amori è un amore puro e perfetto?

Sì; ciascuno di questi due amori è un amore puro ed un amore perfetto.

829. Ciascuno di essi è un amore della virtù di carità?

Sì ciascuno di essi è un amore della virtù di carità.

830. Vi è tuttavia fra questi due amori un certo ordine; e quale dei due occupa il primo posto?

Sì; fra questi due amori esiste un ordine; e quello che occupa il primo posto è l’amore che ci fa compiacere in Dio per il Bene infinito che Egli è a Se stesso.

831. Perché questo amore deve essere il primo?

Perché il bene che Dio è a Se stesso supera il bene che Dio è per noi: non ché questo bene sia differente, perché è sempre Dio come è in Se stesso; ma perché in Dio è di una maniera infinita e come nella sua sorgente, mentre in noi non è che di una maniera finita e derivata.

832. L’amore della carità si estende ancora ad altri, oltreché a Dio ed a noi?

Sì; l’amore della carità si estende a tutti quelli che già posseggono la felicità di Dio, o sono in grado di possederla un giorno (XXV, 6, 10).

$33. Chi sono coloro che posseggono già la felicità di Dio?

Sono gli Angeli e gli eletti del cielo.

834. Chi sono coloro che sono in grado di possederla un giorno?

Sono le anime dei giusti che sono ancora nel Purgatorio, e tutti gli uomini che vivono sulla terra.

835. Dunque bisogna amare con amore di carità tutti gli uomini che vivono sulla terra?

Sì; bisogna amare con amore di carità tutti gli uomini che vivono sulla terra.

836. Vi sono dei gradi nell’amore di carità che dobbiamo avere per gli altri come per noi?

Sì; vi sono dei gradi in questo amore di carità; perché noi dobbiamo amare anzitutto e soprattutto noi stessi; poi gli altri secondoché sono più vicini a Dio nell’ordine soprannaturale, o più vicini a noi nei diversi ordini di rapporti che possono unirei ad essi, quali ad esempio i legami del sangue, dell’amicizia, della comunità di vita, ecc.

837. Che cosa si vuol significare quando si dice che nell’ordine, ossia nei gradi dell’amore di carità, dopo Dio dobbiamo amare anzitutto e soprattutto noi stessi?

Ciò vuol dire che prima di tutto e soprattutto noi dobbiamo desiderare per noi stessi la felicità di Dio, ad eccezione soltanto di Dio, al quale dobbiamo desiderare tale felicità anteriormente e di preferenza ad ogni altro.

838. Non vi è che la felicità di Dio che dobbiamo desiderare per noi stessi e per gli altri in virtù della carità?

Vi è la felicità di Dio prima di tutto e soprattutto; ma possiamo anche e dobbiamo desiderare a noi e agli altri, in virtù della carità, tutto ciò che è ordinato a tale felicità o ne rimane sotto la dipendenza.

839. Vi è qualche cosa di direttamente ordinato alla felicità di Dio?

Sì; vi sono gli atti delle virtù soprannaturali (XXV, 2).

840. Sono dunque gli atti delle virtù soprannaturali che noi dobbiamo volere per noi e per gli altri, immediatamente dopo la felicità di Dio ed in ragione di questa felicità?

Sì: immediatamente dopo la felicità di Dio ed in ragione di questa felicità, noi Dobbiamo volere per noi e per gli altri gli atti delle virtù soprannaturali.

841. Possiamo desiderare per noi e per gli altri i beni temporali in virtù della carità?

Sì; possiamo e qualche volta dobbiamo desiderare a noi ed agli altri i beni temporali in virtù della carità.

842. Quando si debbono desiderare questi beni?

Quando sono indispensabili alla nostra vita sulla terra ed alla pratica della virtù.

843. Quando possiamo desiderarli?

Quando non sono indispensabili ma possono essere utili.

844. Se fossero nocivi al bene della virtù, non potremmo più desiderarli per noi o desiderarli agli altri, senza andare contro la virtù della carità?

No; se questi beni temporali divengono un ostacolo alla vita della virtù e sono causa di peccato, noi non possiamo più desiderarli né per noi né per gli altri, senza andare contro la virtù della carità.

845. Potreste darmi una formula precisa ed esatta dell’atto di amore che costituisce l’atto principale della virtù della carità?

Sì; eccola sotto forma di omaggio a Dio: Mio Dio, amo con tutto il cuore sopra ogni cosa Voi, Bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor vostro amo il prossimo mio come me stesso, e perdono le offese ricevute. — Signore, fate ch’io vi ami sempre più.

Capo IX.

Atti secondari, ossia effetti della carità: la gioia, la pace, la misericordia, la beneficenza, la elemosina, la correzione fraterna.

846. Che cosa segue nell’anima quando possiede la virtù della carità e ne produce veramente l’atto principale?

Ne segue un primo effetto che è la gioia (XXVII, 1).

847. Questa gioia, effetto proprio della carità, è assoluta e senza alcuna mescolanza di tristezza?

È assoluta e senza alcuna mescolanza di tristezza, quando si riferisce al bene infinito che Dio è a Se stesso ed ai suoi eletti nel cielo: ma è mescolata con la tristezza quando si riferisce al bene di Dio non ancora posseduto dalle anime del Purgatorio, o da noi e da tutti quelli che vivono ancora sulla terra. (XXVIII, 2).

848. Perché in questo ultimo caso la gioia della carità è mescolata con la tristezza?

In questo ultimo caso la gioia della carità è mescolata con la tristezza, a causa del male fisico o morale che trovasi o può trovarsi in coloro che sono in questi diversi stati (Ibid.)

849. Anche allora però è la gioia che deve dominare in virtù della carità?

Sì: anche allora è sempre la gioia che deve dominare in virtù della carità; perché questa gioia ha per oggetto principale e per prima causa la infinita felicità del divino Amore che gode eternamente del Bene infinito che non è altri che Lui, e che Egli possiede essenzialmente al sicuro da ogni male (Ibid.).

850. Vi è un altro atto od un altro effetto che tien dietro in noi all’atto principale della carità?

Sì; questo atto o questo effetto è la pace (XXIX, 3).

851. Che cosa è dunque la pace?

La pace è la tranquillità dell’ordine, ossia l’armonia perfetta risultante in noi ed in tutte le cose dall’essere le nostre affezioni e le affezioni di tutte le altre creature orientate verso Dio, oggetto supremo della nostra perfetta felicità (XXIX), 1).

852. Non vi sono che questi due atti interni che siano in noi effetto o conseguenza dell’atto principale della carità?

No; vi è ancora un altro effetto interno, conseguenza di tale atto, ed è la misericordia (XXX).

853. Che cosa intendete per misericordia?

Per misericordia intendo una speciale virtù distinta dalla carità di cui però è frutto, che ci fa impietosire come è di dovere sulla miseria altrui, stante che può ciascuno andar soggetto alla stessa miseria; o almeno ci fa ritenere in certo modo tale miseria altrui come miseria propria, a motivo dell’amicizia che ad altri ci lega (XXX, 1, 3).

854. La virtù della misericordia è una grande virtù?

Sì; essa è anche per eccellenza la virtù che conviene a Dio, non in quanto al sentimento affettivo di dolore o di tristezza che non potrebbe trovarsi in Lui; ma in quanto agli effetti che questo sentimento eccitato dalla carità, produce al di fuori (XXX, 4).

855. Fra gli uomini questa virtù conviene soprattutto ai più perfetti?

Sì; anche fra gli uomini questa virtù conviene ai più perfetti; perché più un essere si avvicina a Dio più bisogna che la misericordia regni in lui, disponendolo a soccorrere dovunque, intorno a sé e secondo la possibilità dei suoi mezzi sia spirituali che temporali, ai miseri che incontra (XXX, 4).

856. La pratica di tale virtù sarebbe un grande aiuto per lo stabilimento ed il consolidamento della pace sociale tra gli uomini?

Sì; la pratica di tale virtù sarebbe il mezzo per eccellenza per istabilire e consolidare la pace sociale tra gli uomini.

857. Possono esservi anche degli atti esterni che siano effetto proprio della virtù della carità, in ragione del suo atto principale?

Sì; ed al primo posto di questi atti sta la beneficenza (XXXI, 1).

858. Che cosa è la beneficenza?

La beneficenza, come lo indica il nome, è un atto che consiste nel fare del bene (Ibid.).

859. Questo atto è sempre l’atto proprio della sola virtù della carità?

Sì; questo atto è sempre l’atto proprio della sola virtù della carità, quando si considera sotto la sua ragione assoluta di beneficenza (Ibid.).

860. Può essere anche atto di altre virtù distinte dalla carità e sotto la sua dipendenza?

Sì; può essere ed è sempre l’atto di altre virtù distinte dalla carità, ma sotto la sua dipendenza, quando alla ragione generale di bene si aggiunge una ragione speciale e particolare, come quella di essere cosa dovuta e necessaria e di cui si ha bisogno (Ibid).

861. Quale virtù interviene nell’atto della beneficenza, quando alla ragione generale di bene si aggiunge quella speciale di cosa dovuta?

Allora interviene la virtù della giustizia (XXXI, 1 ad 3).

862. E quale virtù interviene in questo medesimo atto di beneficenza, quando alla ragione generale di bene si aggiunge la ragione speciale di cosa necessaria e di cui si ha bisogno?

La virtù della misericordia (Ibid.).

863. Come si chiama l’atto di carità che consiste nel fare del bene per intermezzo della misericordia?

Si chiama elemosina (XXXII, 1).

864. Vi sono diverse specie di elemosine?

Sì; vi sono due grandi specie di elemosine: le elemosine spirituali e le elemosine corporali (XXXII, 2).

865. Quali sono le elemosine corporali?

Le elemosine corporali sono le seguenti:  Dar da mangiare agli affamati; dar da bere

agli assetati; vestire gl’ignudi; alloggiare i pellegrini; visitare gl’infermi; visitare i carcerati; seppellire i morti (XXXII, 2).

866. E le elemosine spirituali quali sono?

Consigliare i dubbiosi; insegnare agli ignoranti; ammonire i peccatori; consolare gli afflitti; perdonare le offese; sopportare pazientemente le persone moleste; pregare Dio per i vivi e per i morti (XXXII, 2).

867. Tutte queste elemosine sono di una grande importanza?

Sì: tutte queste elemosine sono di una grande importanza; e noi sappiamo dal Vangelo che nel giorno del giudizio sarà da esse motivata la sentenza di eterna condanna o di eterna ricompensa.

868. Quando vi è obbligo stretto e grave di fare la elemosina?

Vi è obbligo stretto e grave di fare la elemosina ogni volta che il prossimo si trova in urgente bisogno spirituale o corporale, e non ci siamo che noi per soccorrerlo (XXXII, 5).

869. Benché non vi sia immediatamente ed in maniera determinata un bisogno urgente da soccorrere, vi è però obbligo stretto e grave di non lasciare inutili per il bene del prossimo o della società i doni spirituali o temporali ricevuti da Dio in sovrabbondanza?

Sì: benché non vi sia immediatamente ed in maniera determinata un urgente bisogno da soccorrere, vi è però l’obbligo stretto e grave di non lasciare inutili per il bene del prossimo o della società i doni spirituali o temporali ricevuti in sovrabbondanza da Dio (XXXII, 5, 6).

870. Tra le diverse elemosine ve ne è una particolarmente delicata ed importante?

Sì; la correzione fraterna (XXXIII, 1).

871. Che cosa intendete per correzione fraterna?

Intendo quella elemosina spirituale, ordinata propriamente a guarire il male del peccato in colui che pecca (XXXIII, 1).

872. Questa elemosina è un atto della virtù di carità?

Questa elemosina è un atto di carità compiuto per mezzo della misericordia, col concorso della prudenza che deve proporzionare i mezzi ad un fine tanto eccellente, quanto delicato e difficile (XXXIII, 1).

873. La correzione fraterna è cosa di precetto?

Sì; la correzione fraterna è obbligatoria e di precetto; ma non è tale se non in quanto ci è imposta, secondo le circostanze, per ritrarre il nostro fratello da un male che impegna la sua salute (XXXIII, 2).

874. Chi sono coloro che son tenuti alla correzione fraterna?

Ognuno che sia animato dallo spirito di carità e che, per conseguenza, non ha da rimproverare a se stesso ciò che può scoprire di grave nel prossimo, è tenuto ad ammonire il prossimo stesso chiunque sia, anche se superiore; a patto però di usare tutti i riguardi voluti, e purché vi sia una fondata speranza che il prossimo si emenderà; in caso contrario è dispensato dal suo obbligo e deve astenersene (XXXIII, 3-6).

Capo X.

Vizi opposti alla carità ed ai suoi atti: l’odio, il cattivo umore o disgusto spirituale e l’accidia, l’invidia, la discordia, la contenzione, lo scisma, la guerra, la rissa, il duello, la sedizione, lo scandalo.

875. Qual è il sentimento che deve essere bandito innanzi tutto dal cuore dell’uomo nei suoi rapporti col prossimo?

È il sentimento dell’odio (XXXIV).

876. Che cosa è dunque l’odio?

L’odio è il vizio più grave opposto direttamente all’atto principale della carità, che è l’atto di amore di Dio e del prossimo (XXXIV, 2-4).

877. È possibile che Dio sia odiato da alcuna delle sue creature?

Sì; purtroppo è possibile che Dio sia odiato da alcuna delle sue creature (XXXIV, 1).

878. Come spiegate che Dio, Bene infinito da cui emana ogni bene per le sue creature sia nell’ ordine naturale come nell’ordine soprannaturale, possa essere odiato da alcuna delle creature stesse?

Si spiega con la depravazione morale di alcune creature, che non considerano più Dio sotto la ragione di Bene infinito e come sorgente di ogni altro bene, ma sotto la ragione di Legislatore che proibisce un male che si ama, o sotto la ragione di Giudice che condanna e punisce il male che si è commesso, e di cui non si vuole pentirsi e domandare perdono (XXXIV, 1).

879. È dunque una specie di ostinazione diabolica nel male, che fa sì che delle creature ragionevoli portino odio a Dio?

Sì; è una specie di ostinazione diabolica nel male quella per cui delle creature ragionevoli portano odio a Dio.

880. L’odio a Dio è il più grande di tutti i peccati?

Sì; l’odio a Dio è senza paragone il più grande di tutti i peccati (XXXIV, 2).

881. Può essere mai permesso portare odio ad alcuno fra gli uomini?

No; non può essere mai permesso di portare odio ad alcuno fra gli uomini (XXXIV, 3).

882. Ma se si tratta di uomini che fanno il male, non si ha il diritto di odiarli?

No; non si ha mai il diritto di odiare gli uomini che fanno il male; ma si deve detestare il male che fanno, appunto per l’amore che si deve avere per essì (XXXIV, 3).

883. Non si ha mai diritto di voler loro male?

No: non si ha mai diritto di voler loro male per il male; ma in vista del vero bene che si vuole loro o alla società e più ancora a Dio, si può desiderare che essi provino certi mali destinati a ricondurli al bene, o a salvaguardare il bene della società e la gloria di Dio (XXXIV, 8).

884, Si può mai augurare ad un uomo che vive sulla terra, per quanto colpevole possa essere, la dannazione eterna?

No; non si può mai augurare ad un uomo che vive sulla terra, per quanto colpevole possa essere, la dannazione eterna; perché questo sarebbe un andare direttamente contro l’atto della virtù di carità, che ci deve far desiderare a tutti la felicità finale di Dio, eccettuati soltanto i demoni ed i reprobi che già sono all’inferno.

885. Vi è un vizio che si oppone specialmente al secondo effetto della carità che si chiama la gioia?

Si: è il vizio della tristezza, rispetto al bene spirituale e soprannaturale che è l’oggetto proprio della carità, e che noi sappiamo essere Dio in Se stesso, nostra perfetta felicità (XXXV).

886. Come è possibile siffatta tristezza?

Siffatta tristezza è possibile perché l’uomo, a causa del suo gusto spirituale depravato, riguarda il bene divino, oggetto della carità, come cosa non buona, odiosa ed attristante.

887. Tale tristezza è sempre un peccato mortale?

Tale tristezza è sempre un peccato mortale, quando passa dalla parte inferiore del nostro essere, ossia dalla parte sensibile fino alla parte razionale e superiore (XXXV, 1).

888. Perché allora è un peccato mortale?

Perché è direttamente contraria alla carità, che facendoci un dovere di amare Dio sopra ogni cosa, ci fa anche per conseguenza un dovere essenziale di considerare in Lui la nostra requie e la gioia fondamentale ed ultima dell’anima nostra (XXV, 3).

889. Questa tristezza è un peccato capitale?

Sì; questa tristezza è un, peccato capitale, perché fa sì che gli uomini compiano molte cose cattive e commettano numerosi peccati, sia per evitarla e liberarsene, sia perché il suo peso li fa abbandonare a certe cattive azioni (XXXV, 4).

890. Come si chiama la tristezza che è peccato capitale?

Si chiama accidia, o disgusto spirituale.

891. Potreste dirmi quali sono gli effetti della accidia, ossia i peccati che ne derivano?

Sono la disperazione, la pusillanimità, il torpore riguardo ai precetti, il rancore, la malizia, la. divagazione dell’anima verso cose illecite (XXXV, 4 ad 2).

892. L’accidia è il solo vizio opposto alla gioia della carità?

No; ve ne è ancora un altro che si chiama invidia (XXXVI).

893. Che differenza passa tra questi due vizi, opposti ambedue alla gioia della carità?

Vi è questa differenza che l’accidia o disgusto spirituale si oppone alla gioia del bene divino, in quanto ché questo bene è in Dio e deve essere anche in noi; mentre l’invidia si oppone alla gioia del bene divino, in quanto ché tale bene è quello del prossimo (XXXV, XXXVI).

894. Che cosa è dunque l’invidia?

L’invidia è la tristezza del bene altrui, non perché questo bene ci cagiona del male, ma solamente perché tale bene è di altri e non è nostro (XXXVI, 1, 2, 2).

895. La tristezza della invidia è peccato?

Sì; perché è un rattristarsi di ciò che deve essere causa di gioia, cioè del bene del prossimo (XXXVI, 2).

896. L’invidia è sempre un peccato mortale?

Sì: l’invidia è sempre un peccato mortale di sua natura, come essenzialmente contraria alla gioia della carità; può avere però ragione di peccato veniale, quando si tratta di primi moti imperfetti in materia di atti umani volontari.

897. L’invidia è un peccato capitale?

Sì: l’invidia è un peccato capitale, perché la sua malvagia tristezza porta l’uomo a numerosi peccati, sia per evitarla che per conformarvisi (XXXVI, 4).

898. Quali sono gli effetti della invidia, ossia ì peccati che ne derivano?

Sono la insinuazione, la detrazione, il godimento nelle avversità del prossimo, l’afflizione nelle sue prosperità e l’odio (XXXVI.4).

899. Vi sono anche dei vizi opposti alla carità dal lato della pace?

Sì; vi sono numerosi vizi opposti alla carità dal lato della pace.

900. Quali sono i numerosi vizi opposti alla carità dal lato della pace?

Sono la discordia, nel cuore; la contenzione nelle parole; o nell’azione, lo scisma, la rissa, la sedizione, la guerra (XXXVII – XLII).

901. Potreste dirmi in che consiste precisamente la discordia, che è un peccato contro la carità?

Consiste nel non volere intenzionalmente quello che gli altri vogliono, quando è accertato che gli altri vogliono il bene, vale a dire ciò che è per l’onore di Dio ed il bene del prossimo, e nel non volerlo appunto per questa ragione; oppure nel cadere in questo disaccordo senza cattiva intenzione diretta, ma per riguardo a cose di per sé essenziali all’onore di Dio ed al bene del prossimo; oppure, di qualsiasi oggetto si tratti e qualunque sia la rettitudine di intenzione, nel portare in questo disaccordo una ostinazione ed una pertinacia indebita (XXXVII, 1).

902. E che cosa è la contenzione?

La contenzione sta nel combattere con altri a parole (XXXVIII, 1).

908. La contenzione è un peccato?

Sì; se si combatte con altri per il solo fatto di contraddirlo; con più forte ragione sarebbe se si facesse per nuocere al prossimo o alla verità difesa dal prossimo nelle sue parole; sarebbe pure se difendendo la verità, si facesse con un tono e con tali parole da offendere il prossimo (XXXVII, 1).

904. Che cosa intendete per scisma?

Lo scisma è una rottura, ossia una scissione per la quale ci sì separa intenzionalmente dall’unità della Chiesa, sia rifiutando di sottomettersi al Sommo Pontefice come Capo di tutta la Chiesa, sia rifiutando di comunicare con i membri della Chiesa stessa in quanto tali (XXXIX, 1).

905. Perché noverate la guerra fra i peccati opposti alla carità?

Perché la guerra, quando è ingiusta, è uno dei più grandi mali di cui si possa essere responsabili riguardo al prossimo.

906. Può essere mai permesso di fare la guerra?

Sì; può essere permesso fare la guerra quando si fa per una causa giusta, e senza commettere ingiustizie nel corso di essa (XL, 1)

907. Che cosa intendete per causa giusta?

Intendo la dura necessità di far rispettare anche con la forza e con le armi i diritti essenziali alle relazioni degli uomini tra loro quando questi diritti sono stati violati da una nazione straniera che rifiuta di ripararli (XL, 1)

908. Soltanto allora è permesso di fare guerra?

Sì: unicamente allora è permesso di fare la guerra (XL, 1).

909. Quelli che combattono in una guerra giusta, e lo fanno senza commettere ingiustizie nel corso della guerra stessa, compiono un atto di virtù?

Sì; coloro che combattono nel corso di una guerra giusta e non vi commettono alcuna ingiustizia, compiono un grande atto di virtù. poiché si espongono ai più gravi pericoli per il bene degli uomini o per il bene di Dio, che essi difendono contro coloro che vi attentano.

910. Che cosa intendete per il peccato opposto alla pace, che voi chiamate rissa?

Per rissa intendo una specie di guerra privata fatta tra individui senza alcun mandato dell’autorità pubblica; ed a questo titolo è sempre di per sé una colpa grave in colui che ne è autore (XLI, 1).

911. Si può riferire a questo vizio l’atto speciale che si chiama duello?

Sì; con questa differenza che il duello procede più freddamente e meno sotto l’impeto della passione, circostanze che non fanno che accrescere la sua gravità.

912. Il duello, di per sé, è sempre essenzialmente cattivo?

Sì; il duello è sempre di per sé essenzialmente cattivo, perché fa mettere in rischio la propria vita e quella del prossimo, contrariamente alla volontà di Dio che ne è il solo padrone.

913. E la sedizione che cosa è, fra i vizi che si oppongono alla carità in ragione della pace?

La sedizione è un vizio per il quale le parti di uno stesso popolo cospirano o si sollevano in tumulto le une contro le altre, o contro la legittima autorità incaricata di provvedere al bene della collettività (XLII, 1).

914. La sedizione è un grande peccato?

Sì; la sedizione è sempre un grandissimo peccato, perché non essendovi nelle cose umane niente di più grande né di più eccellente dell’ordine pubblico, condizione indispensabile degli altri beni in questo stesso ordine, ne segue che il delitto della sedizione, insieme con quello della guerra ingiusta, ed in un certo senso forse più ancora di esso, è il più grande dei delitti contro il bene degli uomini (XLII, 2).

915. Vi è qualche vizio speciale che si oppone direttamente alla carità, in ragione del suo atto esterno della beneficenza?

Sì; questo vizio è lo scandalo (XLII).

916. Che cosa è dunque lo scandalo?

Lo scandalo sta nel dare ad alcuno, occasione di peccato, con ciò che si fa o si dice; oppure nel prendere occasione di peccare da ciò che è detto o fatto da altri. Nel primo caso si scandalizza; nel secondo si è scandalizzati (XLIII, i).

917. Non vi sono che le anime deboli che si scandalizzano?

Sì; non vi sono che le anime deboli non ancora consolidate nel bene che si scandalizzano, nel senso proprio della parola; benché sia di ogni anima delicata il restare penosamente impressionata, quando vede farsi un atto qualsiasi cattivo (XLIII, 5).

918. I giusti e le anime virtuose sono incapaci di scandalizzare?

Sì; i giusti e le anime virtuose sono incapaci di scandalizzare, perché prima di tutto non fanno niente di male che possa veramente scandalizzare; e poi se altri si scandalizza di ciò che esse fanno, è per causa della sua propria malizia, non operando esse che come devono operare (XLIII, 6).

919. Vi può essere qualche volta, per le anime giuste e virtuose, l’obbligo di omettere certe cose per non scandalizzare i pusillanimi?

Sì; qualche volta può esservi obbligo per le anime giuste e virtuose di omettere certe cose per non scandalizzare i pusillanimi, purché non si tratti affatto di cose necessarie alla salute (XLII, 7).

920. Si è mai tenuti a tralasciare un bene qualunque per evitare lo scandalo dei cattivi?

No; non si è mai tenuti a tralasciare un bene qualunque per evitare lo scandalo dei cattivi (XLIII, 7-8).

Capo XI.

Precetti relativi alla carità.

921. Vi è qualche precetto nella legge di Dio che riguardi la virtù della carità?

Sì: vi è un precetto nella legge di Dio che riguarda la carità (XLIV, 1).

922. Qual è questo precetto?

Questo precetto è il seguente: Tu amerai il tuo Dio con tutto il tuo cuore, e con tutta la tua mente, e con tutta l’anima tua, e con tutte le tue forze (XLIV, 4).

923. Che cosa vogliono dire precisamente queste parole?

Vogliono dire che nelle nostre azioni, ogni nostra intenzione deve rivolgersi a Dio; che tutti i nostri pensieri devono essere a Lui sottomessi; che tutte le nostre affezioni sensibili devono essere regolate secondo Dio; e che tutti i nostri atti esterni devono essere il compimento della sua volontà (XLIV, 4, 5).

924. Questo precetto della carità è un precetto grave?

Questo precetto è il più grave di tutti i precetti, in quanto ché comprende virtualmente tutti gli altri ed a questo tutti gli altri sono ordinati (XLIII, 1-3).

925. Questo precetto è unico e semplice, oppure ne comprende diversi anche come precetto diretto della carità?

Questo precetto è insieme unico e molteplice anche come precetto della carità; e ci vuol dire che bene inteso basterebbe da se stesso nell’ordine della carità, perché non si può amar Dio senza amare il prossimo che noi dobbiamo amare in ordine a Dio stesso; ma perché sia da tutti compreso, al primo precetto è aggiunto il secondo che forma una cosa sola col primo: Tu amerai il tuo prossimo come te stesso (XLI\

926. Questi precetti della carità sono compresi nel numero dei precetti del Decalogo?

No; questi precetti della carità non sono compresi nel numero dei precetti del Decalogo. Li precedono e li dominano, perché i precetti del Decalogo non sono che per assicurare il compimento dei precetti della carità (XLIV, 1 ad 3).

927. Questi precetti sono manifesti di per se stessi nell’ordine soprannaturale, senza bisogno di promulgarli?

Sì; questi precetti sono manifesti per se stessi nell’ordine soprannaturale senza bisogno di promulgarli; perché come è legge di natura innata in tutti i cuori che nell’ordine naturale Dio debba essere amato sopra ogni cosa e tutto il resto in ordine a Uni, così è legge essenziale nell’ordine soprannaturale che Dio, principio di tutto in questo ordine, sia amato di un amore soprannaturale sopra ogni cosa, e tutto il resto sia amato per amor Suo.

928. Dunque è un andare contro ciò che vi è di più essenziale nell’ordine delle affezioni, non amando Dio sopra ogni cosa ed il prossimo nostro come noi stessi?

Sì; è un andare contro ciò che vi è di più essenziale nell’ordine delle affezioni, non amando Dio sopra ogni cosa ed il prossimo nostro come noi stessi.

Capo XII

Del dono della sapienza corrispondente alla carità. – Vizio opposto.

929. La virtù della carità ha un dono dello Spirito Santo che le corrisponde?

Sì; la virtù della carità ha un dono dello Spirito Santo che le corrisponde ed è il più perfetto di tutti, vale a dire il dono della sapienza (XLV).

930. Che cosa intendete per dono della sapienza?

Intendo quel dono dello Spirito Santo per il quale l’uomo, sotto l’azione diretta dello Spirito Santo, giudica di tutte le cose con la propria mente, prendendo come regola e norma dei propri giudizi la più alta e sublime di tutte le cause che è la Sapienza stessa di Dio, quale si è degnata di manifestarsi a noi per mezzo della fede (XLV, 1).

931. Potreste dirmi in che cosa si distingue il dono della sapienza dalla virtù intellettuale dello stesso nome, ed ancora dai doni della intelligenza, della scienza, del consiglio, in quanto essi stessi si distinguono dalle virtù intellettuali che si chiamano intelligenza, scienza e prudenza?

Sì; ecco tutto in poche parole: da parte della mente, nell’ordine delle cose di fede, vi sono diversi atti essenzialmente distinti, ai quali corrispondono delle virtù e dei doni proporzionati ed ugualmente distinti tra loro. La fede tende essenzialmente all’atto di assentire alle affermazioni di Dio. Questo atto di assentimento che è l’atto principale nelle cose di fede, trae dietro a sé come atti secondari e complementari, e che perfezionano la mente nello stesso ordine delle cose di fede, gli atti di percepire e di giudicare. L’atto di percepire è unico come genere, e ad esso corrisponde sia la virtù intellettuale della intelligenza, sia in linea più alta di perfezione il dono della intelligenza. L’atto di giudicare è molteplice e sì divide in tre: in quanto ché giudica in generale in ordine alle ragioni divine od in ordine alle ragioni umane, ed in quanto ché fa applicazioni ai casi particolari. Nel primo caso gli corrisponde la virtù intellettuale che è la sapienza, e più alto il dono della sapienza; nel secondo caso, la virtù intellettuale che è la scienza, e più alto il dono della scienza; nel terzo caso, la virtù intellettuale che è la prudenza, e più alto il dono del consiglio.

932. Si potrebbe dare un nome generico a questa dottrina che avete esposta?

Sì; si potrebbe chiamare in qualche modo l’economia del nostro organismo psicologico soprannaturale nell’ordine delle cose di fede.

933. Questo insegnamento ha qualche cosa di particolarmente perfetto?

Sì; perché lo dobbiamo a S. Tommaso di Aquino; ed egli stesso ci avverte di non averlo appreso in tutta la sua armoniosa bellezza, se non in seguito riflessioni particolarmente attente e mature (VIII, 6).

934. Fra le virtù ed i doni che perfezionano la intelligenza nella cognizione della verità, quale occupa il primo posto in perfezione?

La virtù della fede dalla quale dipendono tutte le altre virtù e gli altri doni, e che ha per missione e per iscopo di assistere e di aiutare le altre virtù e gli altri doni nella cognizione della verità.

935. E dopo la virtù della fede che cosa vi è di più perfetto?

Dopo la virtù della fede vi è di più perfetto il dono della sapienza.

936. In che cosa consiste la perfezione del dono della sapienza, specialmente rispetto al dono della scienza?

Consiste in questo, che il dono della scienza ci fa giudicare divinamente delle cose, giudicandole secondo le loro proprie cause immediate e create; mentre il dono della sapienza ci fa giudicare divinamente di tutte le cose, giudicandole secondo la più alta di tutte le cause, dalla quale tutte le altre dipendono e che non dipende da nessuna.

937. Dunque al più alto grado di conoscenza cui si possa arrivare su questa terra, si arriva per mezzo del dono della sapienza?

Sì; per mezzo del dono della sapienza si arriva al più alto grado di conoscenza cui si possa arrivare su questa terra.

938. Questo dono sì elevato e sì bello ha un vizio che gli si oppone?

Sì; ed è precisamente il difetto di sapienza, che consiste nel portare il giudizio finale sopra una cosa, senza tenere in nessun conto, o disprezzando i sovrani consigli di Dio (XLVI).

939. Come si dovrà chiamare questo vizio?

Questo vizio non ha che un nome che gli convenga: quello di somma stoltezza e di somma follia (XLVI, 1).

940. È molto diffuso tra gli uomini?

Sì; perché praticamente è il vizio di tutti coloro che ordinano la loro vita al di fuori od in opposizione ad ogni considerazione delle cose divine.

941. Può esso convenire anche ad nomini del resto assai intelligenti nell’ordine delle cose umane?

Sì; può convenire ad uomini del resto assai intelligenti nell’ordine delle cose umane.

942. Vi è opposizione irriducibile tra la sapienza del mondo e la sapienza di Dio?

Sì: vi è opposizione irriducibile tra la sapienza del mondo e la sapienza di Dio, perché l’una di esse è follia agli occhi dell’altra.

943. In che cosa consiste tale irriducibile opposizione?

Consiste nel fatto che il mondo reputa sapienti coloro che ordinano la loro vita il meglio possibile per non mancare di nulla su questa terra, riponendo il loro ultimo fine nei beni del mondo con dispregio del Bene di Dio che ci è promesso in un’altra vita; mentre la sapienza dei figliuoli di Dio consiste nel subordinare tutto, nelle cose della vita presente, al futuro possedimento di Dio nel Cielo.

944. Questi due modi di vivere sono necessariamente distinti in tutto e per tutto?

Sì; questi due modi di vivere sono necessariamente distinti in tutto e per tutto, perché l’ultimo fine di ciascuno di essi è assolutamente diverso; e nella vita è l’ultimo fine che domina tutto.

945. Dunque l’uomo tende al suo vero ultimo fine e vi si può orientare come si conviene in tutti gli atti della sua vita, per mezzo della sola pratica e col mettere in opera le virtù teologali della fede, speranza e carità, e dei doni che loro corrispondono?

Sì; con la sola pratica e col mettere in opera le virtù teologali della fede, speranza e carità, e dei doni che loro corrispondono, l’uomo tende al suo vero ultimo fine, e vi si può orientare come si conviene in tutti gli atti della sua vita.

LA SUMMA PER TUTTI (11)