LA GNOSI TEOLOGIA DI sATANA (10) – Eredi moderni –

Qualche EREDE MODERNO della GNOSI

[Elaborato dal vol. “De la gnose a l’œcumenisme”, cap. II, di É. Couvert]

“L’uomo moderno è uno “gnostico senza saperlo”. Come stupirsene? La società di oggi è quasi interamente impregnata da idee massoniche [v. il vol. F. Sarda y Salvani: “Massonismo e Cattolicesimo”, pubblicato in questo blog). Le modalità del pensiero attuale, il cosiddetto pensiero “unico”, sono uscite dalle logge di numerose società, clubs, scuole universitarie e di pensiero, di gruppi di pressione forgiati ed emananti dalle logge. La Chiesa stessa non si è umanamente trincerata contro questa nuova invasione barbarica, molto più devastante di quella dei popoli nordici del passato, poiché essa si accanisce nel demolire ciò che resta della civilizzazione cristiana. [Parliamo naturalmente della “vera” Chiesa Cattolica, quella che dal 1958 è “eclissata” e scorre come un fiume carsico sotto i meandri e le caverne montuose del “mostro conciliare oscurante”, la dove la gnosi impera incontrastata attraverso la massoneria “ecclesiale”]. Non si tratta di fare opera di erudizione, anche perché ne esistono già di diverse, anche mastodontiche nelle loro dimensioni, ma semplicemente di “decantare” queste “forme di gnosi” per ritrovarne le formula primitive [quelle denunciate in precedenza nella serie di questi scritti]; ancor meglio, noi cerchiamo di sforzarci di ritrovare tra i bislacchi “particci” e sotto le coperture mitologiche moderne, le filantropie o zoofilie varie, le grandi direttive del pensiero che si mantiene e inalterato si perpetua sviluppandosi nel corso dei secoli. In effetti esiste una progressione nell’errore, così come nella verità. Determinati spiriti, attirati dall’apparenza di verità che possono contenere i falsi principi, non vedono tutte le conseguenze delle loro affermazioni; ma le generazioni successive ne vedono gli effetti, perché le conseguenze sono contenute implicitamente nelle premesse. Così vedremo che Freud, Jung, Hegel e Marx non hanno mancato di sviluppare la gnosi nella linea della più grande sovversione, per cui la psicanalisi o il marxismo sono delle vere religioni ma completamente invertite, come pure il modernismo teologico. Si può impunemente sostituire il culto di satana a quello di Gesù-Cristo: la sovversione di tutto l’ordine cristiano è “fecondo” di catastrofi apocalittiche; satana rimane l’“omicida”, l’“ingannatore” fino alla consumazione dei secoli. Noi stiamo per dimostrare che la franco-massoneria è l’erede e la vera detentrice e “dispensatrice” della gnosi. Abbiamo già visto come essa pratichi l’amore dell’umanità, che insegni la ruota universale delle cose e l’evoluzione del gran tutto. È dal seno delle logge che sono nati i grandi movimenti contemporanei che si sforzano di divulgare, in una società scristianizzata, le formule e le pratiche della gnosi, insite abbondantemente nell’anti-magistero della setta vaticana del novus ordo che, spacciandosi per Chiesa Cattolica, strombazza attraverso tutti i mezzi di informazione, nella quasi totalità gestiti dalle logge o dai “maestri” superiori, che controllano e censurano le poche voci ancora relativamente libere.

LA PSICOANALISI

Freud ha partecipato regolarmente alle attività della loggia massonica dei B’nai B’rith (= figli dell’alleanza) di Vienna. Egli fu inizialmente attirato dalla “Natürphilosophie”, una sorta di misticismo panteista, ricavato in particolare dagli scritti massonici di Goethe, aderente anch’egli a questa medesima loggia dei B’nai B’rith (loggia di soli componenti ebrei veri o più di frequente di coloro che si dicono ebrei, ma non lo sono: i falsi kazari). Egli seguì le idee di Jacob Frank. Quest’ultimo insegnava che “ogni cosa era santa”, che in Dio c’è  la radice del male, ma che questo male risultava solo dalla dispersione delle “scintille divine” (cioè le anime) e che gli uomini dovevano librarsi al male per rassomigliarle. Il peccato, egli dice, è santo, bisogna immergervisi; … è il nuovo Messia [o meglio anti-Messia]. L’idea fondamentale dello “scienziato” Freud è che bisogna sbarazzarsi di tutte le leggi religiose e principalmente della Thorah. Egli trae le sue conclusioni dalla cabala che è la forma essenzialmente giudea della gnosi. Si dice nel “libro dello zohar” (dello splendore):  « Con questo albero (quello della conoscenza), Dio creò il mondo; mangia dunque da questo frutto e sarai simile a Dio, perché conoscerai il bene ed il male; poiché è per questa conoscenza che egli è Dio. Magia dunque e sarai creatore dei mondi. Dio sa tutto ciò ed è per questo che vi proibisce di mangiare questo frutto; perché è un artigiano (“un demiurgo”), ed un artigiano detesta tutti i colleghi che esercitano il suo stesso mestiere ». Noi riconosciamo in questa, una delle tesi classiche della gnosi, ma con un nuovo sviluppo. In effetti se il male ha la sorgente in Dio, esso vi coesiste con il bene che ha essenza divina. Dunque in Dio (il gran tutto-pleroma) il male ed il bene sono intercambiabili. Se l’uomo mangia del frutto dell’albero della gnosi, conoscerà il bene ed il male; egli ne sarà il maestro; è lui che definisce cosa sia l’uno e l’altro e da se stesso stabilirà la sua legge. In un colpo: … ecco il Creatore! Adamo ed Eva non hanno voluto tirare le conseguenze di un tale regalo! [regalo del serpente]; noi abbiamo detto in precedenza  che la Psicoanalisi sia il più grande tentativo intrapreso dal mondo moderno per scagionare l’uomo, per togliergli la responsabilità dei propri atti, “liberarlo” dai suoi scrupoli di coscienza e permettergli di darsi senza segreti e remore alle sue pulsioni istintive. Dio, dice Freud, è l’immagine che produce il sentimento di colpa. La malattia della nevrosi proviene da questo [eziologia propriamente scientifica!]. Bisogna trovare una contro immagine: sarà satana che permette a tutte le pulsioni della “psiche” di aprirsi, di essere accessibili alla coscienza, di essere accettate come liberatrici. satana prende il posto di Dio, egli ha vinto questa immagine soffocante del Padre; egli ha dato alla nevrosi il sollievo che essa attende; ha così appagato la sua angoscia. Tale è il tema essenziale della “scienza dei sogni”. Jung aggiunge a questa impresa di “liberazione”, già di per se stessa luciferina e priva di ogni logica razionale, la nozione di “inconscio collettivo”; “la parola, egli dice, è inerente ad un sé superiore che sarà il centro di una personalità psichica totale, illimitata ed indefinibile … e pertanto « non c’è che una umanità dotata di un’anima sola ». Siamo in pieno panteismo! Questa grande anima illimitata ed indefinibile è il “pleroma” degli gnostici, che contiene tutte le “scintille” disperse nei corpi degli uomini, e che bisogna raccogliere con la pratica del “santo peccato”, come diceva appunto l’altro figlio dell’alleanza [… alleanza con satana] Jacob Frank.

La nozione di INCONSCIO

La parola ed il concetto di inconscio appare per la prima volta presso Fichte ed Hegel. La psicoanalisi ne ha fatto da allora un uso delirante. La necessità dell’inconscio è apparsa nei filosofi idealisti o soggettivisti senza che essi spieghino l’apparizione delle idee nell’anima. Nei filosofi realisti, ad esempio san Tommaso d’Aquino, la percezione dell’oggetto sveglia nella nostra anima una facoltà intenzionale che, applicandosi a questo oggetto ne trae l’idea intellegibile (S. Tommaso dice “la forma”). Così l’idea è il risultato di un’astrazione. La conoscenza è preceduta puramente e semplicemente dall’ignoranza (ignoranza è non conoscere, come direbbe la Palice). Nei filosofi idealisti, invece, l’idea è già nell’anima prima che l’oggetto sia percepito. L’apparizione dell’oggetto costituisce l’occasione, la circostanza che sveglia nell’anima l’idea che già in precedenza essa conteneva. La nostra anima era, secondo loro, prima di ogni conoscenza dovuta ad una percezione, già piena di idee delle cose che andava percependo nel corso della sua esistenza; ma queste idee erano in uno stato di “sonno”, di letargo … dunque inconsce. La percezione dell’oggetto costituisce uno shock illuminante: l’anima riconosce nell’oggetto l’idea che ne aveva precedentemente senza conoscerla direttamente. È ciò che si chiama l’“Inneismo” (le nostre idee sono già nella nostra anima al momento della nascita). Si tratta di un inconscio pieno di idee, di un’anima piena di conoscenze ancora sconosciute (???!!). Per gli gnostici in effetti, le anime umane sono delle scintille divine cadute dal cielo a causa di una caduta catastrofica nei corpi. Il loro novo stato è contro natura e fa violenza alla loro massima aspirazione terrena: il ritorno al divino. Ma il loro stato anteriore era divino, dunque onnisciente ma … dove sono passate le conoscenze anteriori? In qualche parte bisognerà pur trovarle. Questa parte sarà l’inconscio! Jung aggiunge che le “scintille” divine sono particelle di un’unica anima universale; le idee umane sono dunque particelle di una idea universale: disperse nelle anime esse appartengono ad una collettività, la divinità originale incaricata di “incanalare” le anime per ricostituire il gran tutto. Da qui l’inconscio collettivo che suppone la preesistenza delle anime prima del concepimento e che permetterà poi di realizzare la nozione di reincarnazione, insegnata nella metempsicosi, altro “cavallo” gnostico. Infatti già i grandi gnostici insegnavano questi due ultimi punti. La psicoanalisi non ha fatto null’altro che trarne le conseguenze: le nostre idee non sono personali, esse sono comuni non perché l’oggetto conosciuto è lo stesso per tutti quelli che lo percepiscono (ciò che costituisce il buon senso naturale), ma perché la nostra anima non possiede che particelle di una stessa idea collettiva dell’inconscio. È fondendo le nostre idee nella corrente del pensiero collettivo che potremo prepararci al ritorno nel gran tutto originale divino. Questa idea gnostico-inneista è quella che si vuole ad ogni costo far passare nel cosiddetto “pensiero unico”, il “politicamente corretto”, cioè il “massonicamente diretto”: tutti devono avere le stesse idee, gli stessi concetti perché parte di un’idea inconscia collettiva universale e preesistente, e quindi inconscia, la cui pratica deve prepararci al ritorno nel panteistico “gran tutto”. Precisiamo ancora che le sedute di psicoanalisi sono assimilabili a riti di iniziazione, con tanto di svelamento dei misteri dell’Inconscio, ammantati da una “molto scientifica” e pittoresca mitologia: complessi di Edipo, di Elettra, di Diana. Dio, la Madre, il Bambino divino sono, sulla bocca dello psicanalista degli archetipi, cioè dei simboli religiosi e non esseri reali. Jung ruba alla gnosi e all’astrologia qualche termine “scientifico” importante del suo insegnamento. Così, l’espressione della perfezione o della totalità, è il quadrato, la tetrade o “Tetractys” (la Tetractys è il nome composto di quattro lettere che in ebraico significano: Dio). La Trinità divina è in realtà una quaternità incompiuta. Occorre aggiungervi il male o satana per raggiungere la perfezione o l’essenza divina. Presso Jung anche il male è Dio; ma Dio ed il sé sono identici. Il “sé” è sacro: “noi osserviamo che i due, Dio ed il sé, sono espressi da due simboli identici. » – Jung sempre “scientificamente” aggiunge: « Non possiamo comparare l’interesse sollevato dalla psicoanalisi di Freud che all’efflorescenza del pensiero gnostico. Le correnti spirituali attuali hanno un’affinità profonda con lo gnosticismo. La teosofia [“elisir” spirituale al quale si era pure abbeverato abbondantemente il “santo” della sinagoga di satana K. Woitiła -n.d.r.-] con la sua consorella continentale che è l’antroposofia, sono puro gnosticismo sotto una casacca induista: … ciò che è sorprendente nei sistemi gnostici, è che essi sono basati esclusivamente sulle manifestazioni dell’inconscio e che i loro insegnamenti morali non indietreggiano davanti ai lati oscuri della vita (tra parentesi, questo inconscio è la “psiche” degli gnostici, sede delle passioni e delle agitazioni del corpo). Io non credo di andar troppo oltre dichiarando che l’uomo moderno, contrariamente al fratello del XIX secolo, si volge verso la psiche con grandi speranze e senza riferirsi ad una qualunque credenza tradizionale, ma piuttosto nel senso di una esperienza religiosa gnostica. » [in “Il problema dell’anima moderna”]. – Non si poteva dir meglio: la gnosi ha fatto, con la psicoanalisi, il grande ingresso in un mondo scristianizzato. Ma la psicoanalisi presenta una importante novità. In effetti la gnosi si prestava a diverse incoerenze, contraddizioni varie che non riusciva a risolvere, e ne abbiamo esaminate già alcune nei numeri precedenti. La psicoanalisi supera queste difficoltà. Ad esempio: il problema del male. – Gli gnostici non sanno come conciliare il bene ed il male nella divinità! … e qual è il problema? Non vi agitate! Tra bene e male non c’è alcuna differenza, dicono gli psicoanalisti (meglio forse psico-satanisti!). Anzi meglio ancora, il male è la perfezione del bene, il compimento della divinità, satana stesso fa parte integrante di dio [quello con le corna, ovvio!] Egli è quell’essere divino, strisciante … che ha insegnato all’uomo che essi erano maestri di se stessi, capaci di discernere tra il bene ed il male. Gli gnostici affermano che la nostra anima, scintilla divina, doveva restare indifferente, impassibile davanti alle agitazioni ed alle pulsioni della psiche. Gli psicoanalisti affermano al contrario, che l’uomo deve lasciar libero corso a queste pulsioni, anzi deve immergersi nella soddisfazione dei suoi piaceri, come in un’orgia sacra, perché i movimenti della psiche sono anche i simboli della perfezione divina!. Ciò che altre volte era riservato a qualche iniziato nel corso di una cerimonia “sacra” sarà praticato correntemente oggi da tutti! La pratica dell’ascesi presso gli gnostici, i perfetti, i puri, catari, era in precedenza non un mezzo per raggiungere la divinità, ma il segno che essa era già raggiunta, che l’uomo aveva in se stesso realizzato l’unità perfetta. La pratica della dissolutezza nello gnostico moderno sarà dunque il segno che l’uomo ha oltrepassato le categorie del bene e del male arrivando a padroneggiare totalmente se stesso, diventando capace di darsi la legge del piacere senza dover rendere conto a nessuno: la libertà totale senza alcuna responsabilità, … a metà strada tra l’imbecillità assoluta e la criminalità spietata. Come sovversione di tutto l’ordine naturale e divino, non si poteva trovare di meglio; tuttavia vedremo che i marxisti spingono le tesi gnostiche fino alle loro estreme conseguenze. Con essi finiremo con il piombare nell’estremo grado dell’odio satanico contro l’Ordine del Creatore.

L’INDUISMO OCCIDENTALIZZATO.

Nei tempi moderni, la gnosi si è sbarazzata di ogni linguaggio oscuro e complicato con il quale mascherava il suo vero insegnamento. Occorreva infatti rinnovare il suo vocabolario e le sue formule, indossare degli abiti nuovi per raggiungere un pubblico nuovo. Essa andò allora a cercare nelle Indie delle “novità” capaci di ridare un certo prestigio al suo insegnamento. La gnosi lanciò allora una nuova moda rinverdita e lustrata dall’attrattiva di paesi esotici! – C’è forse bisogno di sottolineare che se il formulario è rinnovato, il contenuto resta invariato, o se l’abito è nuovo, il burattino è lo stesso? La gnosi resta come definizione l’antitesi della Fede Cristiana, anche se essa si presenta piena di “benevolenza” per la Chiesa e di rispetto apparente per i suoi insegnamenti. Rispetto e benevolenza di pura convenienza per non destare allarmi e sospetti. Non si va al primo approccio all’attacco delle convinzioni di coloro che si spera attrarre a sé! Al contrario si va a mostrare loro che il nuovo insegnamento non fa che perfezionare, completare, esplicitare la loro fede cristiana. Questo sarà infatti l’obiettivo privilegiato della “nuova destra”: presentare questo insegnamento come la perfezione dell’insegnamento cristiano, riprendendo così il processo degli gnostici d’altri tempi che si mostravano ai loro futuri discepoli con tutta l’apparenza dell’ortodossia, affermando di aver meglio compreso l’insegnamento di Gesù – Cristo, molto meglio dei Capi della Chiesa. È questo ovviamente il metodo del modernismo anti-cattolico sfociato nel rifiuto pratico. oltre che della Tradizione apostolica, soprattutto del Magistero apostolico ritenendo i Papi del passato [i veri Papi] antiquati ed inadatti ai nostri tempi nei quali c’è bisogno di una “rispolverata” delle antiche dottrine cristiane alla luce del pensiero moderno, della [satanica] “nuovelle Theologie”, la “gnosi in talare”, il sepolcro gnostico imbiancato!

1) La Teosofia

Dalla storia di M.me Blavatsky, fondatrice della società teosofica, si rileva che la sua formazione è di origine totalmente massonica. Dal 1856 ella aderisce ai carbonari della “giovane Europa” del maestro della Massoneria mondiale di rito palladiano, G. Mazzini; un anno dopo, nel 1857 c’è il salto di qualità: una società rosa+croce in America e solo nel 1878 parte per le Indie ove presume di scoprire una reincarnazione di Pitagora [ma … questa era proprio da internare in manicomio!]. Confortata da questa strepitosa “scoperta” fonda delle riviste tra le quali spiccano “l’Isis svelata”, “lucifero”, il “lotus bleu”[strano non le abbiano conferito il premio Nobel, come al satanista Carducci!]. Nel 1907 M. Oltramare pubblicava negli “Annales du Musée Guimet” una puntualizzazione molto energica: “Si sa come gli apostoli del nuovo vangelo occultista abbiano tentato di chiedere all’India la soluzione dei problemi della vita e della morte … Ma non è dall’India, bensì dalla tradizione antica, dal Giudaismo e dal Rinascimento che traggono l’essenziale le concezioni teosofiche moderne. Nella ricerca di autorità che sembrano decisive, che i nostri teosofi hanno chiesto all’India, c’è la conferma di teorie che essi già possedevano. Essi hanno soltanto estratto i termini esotici e la nomenclatura dalle atmosfere orientali”. La teosofia è tutta una derivazione della gnosi, della cabala e del neopitagorismo. Essa si trova esposta nel “libro degli spiriti” di Allen Kardec, pubblicato nel 1857, dove si ritrovano tutte in fila le dottrine dell’emanazione, del ritorno al “tutto”originario, così come furono insegnate già dagli gnostici senza fare il minimo riferimento all’Induismo.

2) René Guenon

René Guenon è anche un esempio rimarchevole dello gnostico moderno che possiede l’arte di presentarsi come un cristiano, collaboratore di riviste cattoliche, che del mondo moderno ateo fa una critica pertinente che inganna più di una persona sulle sue vere intenzioni, un prototipo del modernista contemporaneo che, ancora peggio di Guenon, addirittura celebra riti sacrileghi facendoli apparire cattolici, soprattutto da quando è stata “confezionata” la nuova “messa”, il rito rosa+croce, come già abbiamo avuto modo di dire in precedenza. La conversione all’islam di Guenon finì per aprire gli occhi alla maggior parte di coloro che furono all’epoca attirati da lui, [mentre oggi, coloro che, fingendosi cattolici, dicono che l’islam sia moderato ed un monoteismo che si rifà ad un libro di “pace” come il Corano, sono addirittura seduti sul trono più alto usurpato. In realtà Guenon ricevette tutta la sua formazione negli ambiti massonici, ed è notorio: ha aderito dal 1906 alle società iniziatiche come l’ordine martinista, il rito di Memphis, la chiesa gnostica, la gran loggia di Francia [la stessa loggia ove furono iniziati i mons. Roncalli e Montini], etc., creò poi delle riviste: “la gnosi”, poi “gli studi tradizionali”. Inizialmente disprezzava il buddismo vedendo in esso un’eresia protestante dell’induismo. Poi ritrattò, ed interessato vivamente alle Indie, iniziò a studiare il bramanesimo. – Esaminiamo la sua dottrina che è detta tutta proveniente dal “vedanta” nella sua forma tradizionale ed ortodossa. Il mondo è la manifestazione di un principio supremo, “non manifestato”: Brahma. Questi è l’universale, il tutto assoluto, l’infinito. Non si può parlarne che per negazione. Il mondo, la sua manifestazione universale, non si distingue da Brahma. “Brahma si modifica diversamente … ogni cosa esiste perché è una sua modifica” (“l’uomo e il suo divenire”). Il movimento di esistenza è una espansione del principio immutabile. René Guenon, benché lo neghi, con tali formule non sfugge all’accusa di panteismo. – L’essere umano comporta un principio universale, il sé, identico a Brahma, delle modalità mediatrici tra il sé e le modalità inferiori, “sottili o psichiche”, “grossolane o corporali”, il sé è avviluppato come in un grano di riso. La liberazione consiste nel passare attraverso diversi gradi di ritorno a Brahma, la “discesa agli inferi”, vale a dire sviluppo dell’individualità corporea, poi l’accesso progressivo agli stati superiori dell’essere, la realizzazione poi degli stati angelici, infine approdo all’identità suprema, unità con Brahma … “la resurrezione dei corpi è la trasposizione fuori dalla forma e delle altre condizioni dell’esistenza individuale”, dunque il ritorno al gran tutto. Poiché l’uomo possiede al centro di se stesso il “sé” identico a Brahma, non deve che raccogliere le sue forze concentrandole sul sé. Occorre inizialmente ricevere una “influenza spirituale”, un soffio dello spirito, poi praticare degli esercizi progressivi di concentrazione, passare nello stato di estasi, poi in degli stadi “sopra-individuali”. Arriva un momento in cui l’essere “non può più essere detto umano, è uscito oramai dalla corrente delle forme”. È la liberazione, l’unione con l’assoluto; lo yoga è divenuto yogi, identificazione suprema, definitiva, eterna! Più felice di Adamo, egli è divenuto uomo universale, re del mondo. – È  allora che si può parlare dell’essere che è legge a se stesso, perché è pienamente identico alla sua ragione sufficiente, che è nello stesso tempo la sua origine ed il suo destino finale (stati multipli dell’essere). Egli percepisce direttamente gli stati superiori del suo essere, una sorta di estasi o ipnosi; poi raggiunge “la restaurazione dello stato primordiale”, prerogativa che era naturale nelle prime ere dell’umanità, e che fu perduta da Adamo ed Eva. Ora occorre un “alto grado di iniziazione” per diventare l’emulo del primo Adamo e riuscire là dove egli ha fallito. – La Chiesa Cattolica possiede in se stessa una forza latente, nascosta, della quale deve prendere coscienza per essere in possesso del “Cattolicesimo integrale”. È sufficiente restituire alla sua dottrina, senza nulla cambiare alla forma religiosa sotto la quale si presenta all’esterno, il senso profondo che ha in se stessa, ma di cui i rappresentanti attuali sembrano non aver più coscienza né della sua unità essenziale con le altre forme tradizionali …” [i rappresentanti attuali ne hanno invece “finalmente” preso coscienza! -n.d.r.-]. La tradizione sussiste nella Chiesa “come modalità di espressione simbolica”. Il Cristo è l’“uomo universale”, il più grande degli iniziati, il simbolo dell’identificazione suprema dell’uomo con Dio. – Ma trascriviamo adesso tutto questo in greco: Brahma è il pleroma; il sé è lo “pneuma”; poi vengono le modalità mediatrici: la “psiche”, modalità sottile, il “soma”, modalità grossolana. Il grano di riso che avviluppa il sé, è la materia che tiene prigioniera la scintilla divina. La risalita verso gli stati superiori è il passaggio attraverso gli eoni degli gnostici. In Guenon si ritrova il panteismo e l’emanatismo propri di ogni gnosi. Non c’è nulla di originale, siamo in un mondo ben conosciuto … la solita “solfa”. – Per lasciarsi attirare da tali elucubrazioni bisogna che i Cristiani di oggi abbiano veramente perduto, con ogni buon senso, l’essenziale della dottrina cristiana poiché essi non trovano più nell’insegnamento della Chiesa i punti di appoggio necessari per resistere a questa invasione gnostica mascherata da induismo. Da qui il successo attuale della pratica Yoga, delle sedute di espressione corporea, del “pellegrinaggio alle sorgenti” di un Lanza del Vasto, etc.

VEGANESIMO

Una recente invenzione gnostica è il cosiddetto Veganesimo, punta di diamante del vegeterianesimo, dove col pretesto di aborrire la violenza sugli animali, viene a questi riconosciuto uno status immanentistico, nel senso che anche la natura, ed in particolare gli animali, sarebbero materia che riveste una scintilla divina, parte dell’uno divino, decaduta per l’azione del demiurgo “maldestro”, scintilla anche essa destinata a riunirsi poi, con l’uomo e tutte le specie viventi, nel tutt’uno universale. Anche il cosiddetto evoluzionismo delle specie animali, è un “ritrovato” panteistico in cui la divinità si espande autocreandosi in specie sempre nuove. In tale chiave gli animali e la natura in generale altro non sarebbero che espressione dell’evoluzione della divinità cosmica imprigionata nella materia, per cui non è l’animale come tale che deve essere rispettato nel quadro ecologico o dei cicli biologici, ma l’essenza “divina” prigioniera della materia, in una prospettiva iniziatico-religiosa. Non a caso tutte le grandi organizzazioni mondiali ecologiste (tipo wwf e simili) sono gestite e sostenute da conventicole e personaggi notoriamente legati agli ambienti massonici, per cui l’adorazione dello Jehovah baphomet [cioè lucifero], viene esportato fuori dalla loggia stessa e ricoperta con una maschera verde-ecologista zoofila che affianca la falsa solita filantropia di facciata, con annesso rigetto della sana filosofia tomistica dell’Angelo della scuola, S. Tommaso. Anche la setta gnostico-massonica vaticana del “novus ordo” si è affrettata a dare un contributo in senso ecologistico del panteismo immanentista utilizzando impropriamente l’inno di lode a Dio Creatore del Santo di Assisi, trattato alla stregua di un verde-arcobaleno, ecologista ante litteram. Anche in questo caso la copertura è nuova e moderna, ma spolverando un poco la polvere dorata, e raschiando la “cromatura” luccicante, ci ritroviamo il solito vecchio ferro arrugginito che puzza di zolfo sul quale sibila e striscia l’antico serpente ingannatore sprofondato dall’eden! – Ma la sana teologia ci ha già opportunamente edotto a proposito, ed infatti il Dottore angelico declama: «Le anime dei vegetali e degli animali non sussistono e non sono prodotte per se stesse o direttamente, ma soltanto come il principio per mezzo del quale il vivente esiste e vive. Siccome dipendono totalmente dalla materia, una volta distrutto il composto di corpo e anima vegetale o animale, ipso facto  anche esse scompaiono in maniera indiretta o per accidens e non per sé» (S. Th., I, q. 75, a. 3; ivi, q. 90, a. 2; S. Cont. Gent., lib. II, cap. 80 e 82.). Ed ancora precisa per i finti tonti: «Al contrario dell’anima vegetale e sensibile, l’anima umana è per sé sussistente. Essa viene creata da Dio quando il soggetto che la riceve è sufficientemente disposto ed allora può esservi infusa. Essa è per sua natura incorruttibile ed immortale» (S. Th., I, q. 75, a. 2; ivi, q. 90; ivi, q. 118; Q. disp. De Anima, a. 14; De Potentia, q. 3, a. 2; S. Cont. Gent., lib. II, cap. 83 ss.). – Per tagliare la testa al toro e premunirci dalla peste mortifera, San Paolo scrive a Timoteo: «Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza. Costoro vieteranno il matrimonio [tranne quello omosessuale, ma … il povero San Paolo mai avrebbe immaginato …!], imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità. Infatti tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera.» (1Timoteo IV, 1-5) ». – Per arginare la peste gnostica dei manichei e dei prescilliani, [morbo endemico fin da sempre] il Concilio di Braga 572, presieduto da Papa Giovanni III, anatemizzava già i precursori dei vegani moderni e quindi pure i vegani attuali [alcuni dei quali si credono finanche cristiani] così: «Se qualcuno reputa cibi immondi le carni, che Dio diede in uso agli uomini e, non per disciplina del suo corpo, ma perché li ritiene immondi, si astiene da essi in modo da non gustare neppure verdura cotta con la carne come dissero Manicheo e Priscilliano, sia anatema.» [Denz. 244] (Papa Giovanni III, Concilium Bragense I, 572). Identica prescrizione è presente nella “Bolla di unione dei Copti” del Concilio di Firenze, sess. XI 1442, con il S. S. Eugenio  IV.

DALLA GNOSI AL MARXISMO:

 I PROGRESSI DELO SPIRITO UMANO NELL’ERESIA.

Se, al dire di Tertulliano, Adamo ed Eva non furono che novizi in fatto di eresia, bisogna confessare e riconoscere che gli gnostici abbiano perfezionato il loro sistema. L’ispirazione satanica ha questo di notevole: essa si sforza di introdurre una logica rigorosa nell’inversione del reale, cosa che costituisce un vero tour de force. A partire da un falso principio, la confusione tra Dio ed il mondo, abbisognava una sottile intelligenza per immaginare una costruzione nella quale tutte le parti fossero ben disposte, presentando un edificio completo, attirante gli sguardi e le intelligenze. D’altra parte è necessario che la menzogna abbia le apparenze della verità per ottenere il consenso degli uomini! Non potendo trarre questa apparenza dal suo punto di partenza, poiché per definizione esso è falso, lo trarrà dalla coesione interna delle proposizioni con le quali il “menzognero” espone il suo insegnamento. Ora, i primi gnostici si sono trovati impelagati nelle loro distinzioni tra il bene ed il male, senza poter risolvere questa antinomia. Abbiamo visto la psicoanalisi cancellare con un colpo di spugna una tale distinzione: “non esiste né Bene, né Male”. Per un essere divino, tutto è Bene. Resta una difficoltà suprema: tra il gran “Tutto” immutabile, eterno e le sue manifestazioni multiple e cangianti, così come appaiono allo sguardo del primo venuto, c’è ancora antinomia: come conciliare all’interno dell’unica Divinità totale, l’immutabilità ed il cambiamento, l’eternità ed il tempo, l’unità e la molteplicità degli esseri? – In effetti il panteismo costringe coloro che lo professano ad introdurre e far coabitare in Dio, l’eternità ed il tempo, l’immutabile e l’evoluzione, in breve l’Essere ed il nulla. Difficoltà singolare! Essa non è sfuggita agli gnostici.

1) Gli scritti ermetici

Ecco come M. Vacherot, nel suo “Storia critica della scuola di Alessandria”, riassume l’insegnamento di Ermete Trimegisto sulla divinità: « Dio è il bene, come il bene è Dio. Egli è il non-essere quando è superiore all’essere. Dio produce tutto ciò che è e contiene tutto ciò che non è ancora … Dio è la vita universale, il tutto del quale gli esseri individuali sono che delle parti … Dio è tutto, tutto è pieno di Dio. Tutti i nomi gli convengono come Padre dell’universo; ma poiché è padre di tutte le cose, nessun nome è il suo nome. L’uno è il tutto, il tutto è l’uno … » – « Dio, il Padre, il Bene, che cosa è … se non l’essenza di ciò che ancora non è ? » – Ecco un’altra formula di Ermete Trimegisto: « Io sono l’Essere ed il Niente … Io sono il generatore di tutte le cose; in me l’universo si sviluppa. Io sono l’inizio, il mezzo, e la fine. » – « L’Eterno non è stato generato da un altro, si è creato egli stesso eternamente [ecco perché il baphomet è un ermafrodito]!. Se il Creatore non è altri che colui che crea, si crea necessariamente da se stesso, perché è creando che diviene creatore. Egli è ciò che è e ciò che non è » (sottinteso: ciò che non è ancora, ma ciò che più tardi sarà). – Tutto questo può essere riassunto con alcune proposizioni elementari:

– L’Emanatismo: tutto emana da Dio, perché Egli genera da se stesso e non crea.

– L’universo è il suo sviluppo, una estensione del suo essere.

– L’autocreazione: mediante questo tipo di generazione [in pratica una partenogenesi “divina”], Dio non produce esseri fuori di sé, né sotto la sua dipendenza, ma si crea egli stesso per espansione della sostanza propria. Pertanto non è il creatore di un mondo distinto da lui. Bisogna quindi fare molta attenzione a questo nuovo senso della parola “creazione” nei testi che seguiranno, in particolare in Hegel! – L’evoluzione: Dio generando perpetuamente un universo in costante espansione è egli stesso l’evoluzione (ecco spiegato perché la teoria dell’evoluzionismo non è una dottrina scientifica, bensì una concezione “teologica”). Diciamo meglio: l’evoluzione è Dio che si sviluppa e produce la molteplicità degli esseri per generazione interna. Egli pertanto è in ogni istante in fase di sviluppo, l’essere di ciò che esiste già, ed il niente che non esiste ancora e che sarà ulteriormente. – C’è dunque in lui un movimento perpetuo dal nulla all’essere, una gestazione dolorosa e difficile, in pratica un parto distocico, per far passare all’essere il niente che resiste. Ecco la matrice, la sorgente della dialettica hegeliana!

2) Hegel nella sua “Filosofia della storia”

« In origine, egli dice, Dio non era che solitudine senza vita », dunque un essere non-essere, un niente universale, una coscienza universale incosciente (ecco dove portano tali presupposti!), asserzione fondamentale del panteismo: 1) posizione della Tesi. Ma esiste la necessità di manifestarsi per “contemplarsi” come in uno specchio, o ancora per divenire coscienza, che costringe questo “tutto astratto” a sdoppiarsi ed a proiettare davanti a sé una frazione di se stesso, la natura concreta: 2) ecco l’Antitesi. – Non si tratta quindi di una creazione, benché Hegel usi impropriamente questo termine [o ingannevolmente? … una delle due: o è un ignorante o è uno gnostico satanista!]; si tratta di una generazione, di un processo di sdoppiamento. Dal “niente” superessenziale, è generato un mondo concreto, la natura. È una auto-creazione interna. In effetti – Hegel aggiunge – : « L’essenza divina è la stessa cosa della natura in tutta la sua ampiezza ». L’essenza divina, dapprima “ombra increata”, non-essere, pura astrazione, si eleva allo stato di esistenza esteriore. Non c’è caduta, benché Hegel utilizzi l’espressione di “peccato originale cosmico” (vedremo in effetti che egli riporta formule ispirate al linguaggio cristiano, ma solo per sovvertirne il senso); c’è realmente uno sviluppo dell’essere divino per sdoppiamento, come un essere vivente si sviluppa per sdoppiamento delle sue cellule [mitosi]. Questo processo di esteriorizzazione di Dio permette alla coscienza incosciente di divenire manifesta, “finita”, delimitata, conoscibile, dunque “cosciente”. Ma così facendo, essa si manifesta come divisa. Ecco una dualità introdotta in Dio. – L’uomo non è divino come il resto della natura, egli lo è in modo sovreminente, poiché solo egli possiede il privilegio di essere cosciente della propria esistenza. Egli costituisce la frazione della coscienza universale pervenuta alla propria conoscenza. L’uomo solo è spirito ed è la coscienza divina concretizzata. Egli è generato come Dio, dunque Figlio di Dio. Egli è pertanto il Verbo di Dio perché è lui che dà coscienza e parola allo Spirito divino universale inconscio (si vede qui, l’utilizzazione blasfema degli attributi del Cristo). Egli è, nel processo della genesi stessa di Dio, il momento cruciale, la realizzazione di uno stato superiore della Divinità. Ma questa realizzazione è un parto doloroso e tragico, una prova divina. In effetti, la legge universale dell’evoluzione provoca così in Dio, uno stravolgimento, delle metamorfosi qualitative interne. L’uomo è uno spirito cosciente, una frazione della Divinità: egli si conosce ma come sottomesso alla coscienza universale primitiva (e incosciente). È uno spirito limitato, “finito”. Egli vuole diventare simile alla coscienza universale. Non accetta di esserne una frazione. È il gesto di rivolta di Adamo, il tentativo di un movimento per un “legittimo recupero” della divinità totale. “Adamo ha inaugurato i giganteschi lavori del suo accesso allo Spirito”; egli fallisce e perde il paradiso che gli viene tolto per le “gelosia” del Dio incosciente primitivo: “Ecco che Adamo è divenuto come uno di noi, che conosce il bene ed il male!, dice quest’ultimo, confermando così le parole del serpente: “se mangerete di questo frutto, sarete come dei” (eritis sicut Dei). Ora in Dio, satana è il motore dell’evoluzione, la forza interna del divenire, la potenza evolutiva della coscienza. È lui che genera il Dio finale perfetto, che fa la storia. Ispirando la rivolta dell’uomo, egli prepara l’avvento della Divinità perfetta, e completa il mondo. La promessa fatta ad Adamo è in divenire. L’incarnazione del Cristo inizia una nuova fase di questo recupero divino, di questa montata progressiva verso la perfezione in divenire. In effetti, privati della loro parte celeste, la natura e l’uomo sono divenuti dei frammenti insoddisfatti di Dio. Il Cristo, o questa parte celeste della divinità, facendosi progressivamente cosciente, raggiunge così una perfezione sovreminente, quella di una coscienza che si riconosce. Da questo, Dio riconosce questa eguaglianza che aveva rifiutato ad Adamo. L’incarnazione è l’elevazione della divinità primitiva cieca alla realtà concreta e cosciente della persona umana. È ugualmente una caduta: è la “morte di Dio in Gesù-Cristo”. – “divenendo uomo, dice Hegel, Dio è morto come Dio”, cioè il Cristo ha ucciso in lui la divinità primitiva inconscia e si è fatto uomo cosciente, uomo incomparabile. È un grande passo in direzione dell’unità divina; ma perché “la riconciliazione del divino e dell’umano in Dio” sia completa, bisogna ancora che il Cristo “muoia” in quanto uomo. Allora non ci saranno più privilegi, né sulla terra, né in cielo, la fusione sarà totale. L’uomo solo sarà Dio: egli è spirito finito che opera una metamorfosi in Spirito infinito. Ma per fare questo, l’uomo deve “uccidere” il Cristo, Dio fatto uomo. – L’umanità futura sarà la Chiesa, la “coscienza collettiva” che avrà ritrovato la sua unità interna. Allora l’uomo avrà “l’intuizione del “sé del divino”. La genesi di Dio sarà terminata. Il Dio primitivo e geloso sarà cancellato davanti all’uomo. « L’uomo solo è divino ». La sintesi sarà completata. Ecco il vero senso della storia [sembra la barzelletta del pazzo che nel suo delirio si crede Dio!] Ed è questa la storia vista « dall’angolazione del serpente ». Non resta che da comparare Hegel con i primi gnostici, ed eventualmente … ricoverarli nello stesso manicomio! – L’apparizione del mondo materiale non è più considerato come una catastrofe, ma come lo sviluppo biologico, secondo l’evoluzione, di un essere in divenire, sviluppo doloroso, certo, come parto distocico, ma secondo un processo regolare, quello di un essere in espansione e non come una rottura. L’espressione “peccato originale cosmico” [meglio comico!], ripreso dalla formula cristiana è destinata a notare  che per l’uomo non ancora pervenuto alla perfezione divina, questa evoluzione conduce ad una frattura della propria coscienza in una moltitudine di individualità, così come le cellule di un essere vivente si scindono in due per assicurare lo sviluppo di tutto l’organismo. Così la materia non può essere detta cattiva. Essa è soltanto un momento (nel senso di una fase) imperfetta in una evoluzione. – L’anima umana non è più una particella caduta, decaduta, racchiusa nella materia dalla volontà di un essere malevolo; essa al contrario, è l’efflorescenza della natura divina che passa da uno stato di incoscienza allo stato cosciente che è il pensiero umano. Lo spirito fuoriesce dalla materia con una emanazione naturale. È la materia divenuta pensante, cosciente da se stessa per un processo di “coscienzizzazione”! [il manicomio è lo stesso ma i reparti son diversi!] – La rivolta di Adamo contro una divinità gelosa, l’incarnazione del Cristo che rigetta la divinità primitiva per elevarsi verso la coscienza umana, sono le tappe (Hegel dice “i momenti”) successive e capitali del divino verso il suo compimento. In effetti, come ogni essere vivente che, fatto grande, rigetta gli inutili rifiuti, i vecchi vestiti troppo piccoli per rivestire le nuove dimensioni e l’accrescimento dell’essere (è la legge medesima di ogni evoluzione biologica), così una perfezione nuova nel processo di divinizzazione rende caduche tutte le forme precedenti: che può fare un dio incosciente, ma che inizia a conoscere, davanti alla scienza di Adamo, se non ritardare il momento in cui questa scienza lo dominerà? Che può fare un Cristo divenuto uomo, se non spogliarsi di una divinità divenuta illusoria alla presenza della perfezione dello spirito umano? Etc. – Infine la distinzione del bene e del male non ha più alcun senso. L’evoluzione del tutto nel panteismo non lascia posto che a due nozioni: le forze che danno propulsione al movimento (e sappiamo che satana ne è il “maestro”) e le forze che frenano il processo di auto divinizzazione, e noi sappiamo già che saranno schiacciate dalla velocità che il movimento stesso acquisisce … Allo stesso modo non c’è più bisogno dell’iniziazione, del segreto riservato a coloro che stanno per realizzare la loro unione perfetta e raggiungere questo pleroma, e rifiutata agli altri condannati a restare chiusi ciecamente nei loro corpi materiali. Ma al contrario, tutti gli uomini sono coinvolti nel movimento, che lo vogliano o meno: coloro che trascinano sono schiacciati e gli avvenimenti della storia non sono che scossoni provocati dalle variazioni di velocità tra gli essere multipli che si lasciano più o meno facilmente spingere verso l’unità del gran tutto. – Ciò che resta immutabile, eterno in questa evoluzione, è la legge del movimento, legge assoluta, alla quale alcun essere sfugge. Le resistenze di taluni non sono che sussulti senza conseguenze. Una spinta più forte data dal “maestro” dell’evoluzione rimette ciascuno al suo posto nella “ruota universale delle cose”.

3) Qualche conseguenza nella dottrina marxista-leninista.

Il marxismo è uno sforzo gigantesco per far passare nella pratica il tema della morte di Dio e la divinità del mondo. « Prendere coscienza della inesistenza di Dio e non prendere coscienza nello stesso tempo della propria divinità, è assurdo », fa dire Dostoievsky ad uno dei suoi eroi. In altri termini non c’è altra alternativa al teismo che il panteismo, l’ateismo resta una nozione puramente negativa. L’uomo deve appropriarsi della potenza creatrice attribuita già a Dio. La promessa di satana: “voi sarete come dei” deve essere realizzata dall’uomo: questa sarà la deificazione dell’uomo « per l’uomo, con l’uomo e nell’uomo »; si osservi l’inversione blasfema della formula liturgica del “per Ipsum”! – Gli attributi di Dio d’ora in avanti diventano del mondo e dell’uomo! – Il culto del lavoro; Karl Marx scrive: « Tutta la storia universale non è altro che la procreazione dell’uomo attraverso il lavoro umano. L’uomo così possiede la prova visibile ed irrecusabile della nascita di se stesso, del processo della propria auto-creazione ». L’uomo è il prodotto del lavoro umano. Il lavoro è potenza creatrice e liberatrice. – Noi abbiamo visto che gli gnostici affermano l’autocreazione di Dio da se stesso. Creando, Dio crea se stesso poiché gli esseri che egli genera non sono che lo sviluppo interno della sua divinità. L’uomo è Dio, dice Hegel, lo è sovrimentemente, perché è il Dio coscienza. egli si procrea da se stesso con la sua azione. Ma è il lavoro che trasforma la natura, la trasforma e la conduce verso il completamento della sua auto divinizzazione. Il lavoro è dunque obbligatorio. « Niente lavoro, niente pane”, poiché “senza il lavoro che trasforma il mondo obiettivo, l’uomo non può trasformare se stesso”, ha detto Marx. Vediamo così bene che non è possibile non solo resistere al movimento della storia, ma neppure incrociare le braccia per assistere da spettatore indifferente: la ruota universale schiaccia anche coloro che si arrestano ai lati del sentiero ». – satana è il grande tentatore. La sua menzogna ha veramente le apparenze di una verità totale. Ecco perché egli attira tante anime nelle sue trappole. È molto difficile resistervi se non si è armati di una solida conoscenza della vera fede. È nella misura in cui gli spiriti si sono svezzati dall’insegnamento della Chiesa, che essi si precipitano nelle  sette “gnostiche” moderne, comprese la setta vaticana del “novus ordo” o le sette eretico-scismatiche dei sedicenti tradizionalisti [tutte sempre più staccate dall’insegnamento cattolico e dal Magistero pietrino], o nel marxismo, che propongono loro una conoscenza perfetta ed una efficacia temporale che conduce ad una “riuscita” sicura in questo mondo divino.

Il TOMISMO contro la gnosi, a guardia dell’unica verità

Come resistere dunque a questa attrazione? Lo abbiamo già più volte indicato, e qui lo ripetiamo: mediante uno studio serio e la riflessione attenta sugli articoli e i dogmi di Fede e della dottrina Cattolica, nonché del Magistero Ecclesiastico. Ma ciò che ha da circa un millennio inchiodato, ed ancora oggi inchioda inesorabilmente le allucinanti proposte ed i deliri orgogliosi della “teologia di satana”, è la filosofia e la teologia del Dottore Angelico, il sommo aquinate, l’Angelo della scuola, San Tommaso d’Aquino, l’ispirato dal “vero” Dio, quello Uno e Trino, sordo alle suggestioni del “serpente” antico, ed apportante luce all’intelligenza umana, CREATA da Dio! Ecco perché i Santi Padri degli ultimi tempi hanno raccomandato supplichevoli, conoscendo i danni immensi della gnosi, lo studio della teologia dell’aquinate: Leone XIII in “Æterni Dei lo ribadisce con fermezza e in una lettera al Generale dei Francescani del 13 dicembre del 1885 si esprime così … « L’allontanarsi dalla dottrina del Dottore Angelico è cosa contraria alla nostra volontà e, insieme, è cosa piena di pericoli». In “Doctoris Angelici [motu proprio del 29 giugno  del 1914] S. Pio X imponeva come testo scolastico la Summa Theologica alle facoltà teologiche, sotto pena di invalidarne i gradi accademici. « Allontanarsi dalla metafisica dell’essere comporta un grave pericolo di conclusioni disastrose …» come abbiamo visto dai neoplatonici fino a Marx, Hegel fino e al Modernismo anti-teologico… « Parvus error in principio, magnus est in fine … » scriveva San Tommaso, e ne abbiamo esaminato rapidamente la giustezza dell’assunto, figuriamoci poi se l’errore iniziale non sia “parvus”, bensì “magnus”! Così Pio X incaricò padre Mattiussi di compilare le XXIV tesi del tomismo, lavoro approvato nel 1914. Benedetto XV decise che le XXIV tesi dovessero essere proposte come “regole sicure di direzione intellettuale”. Perfino il Codice Canonico al n. 1366-2 diceva: “il metodo, i principi e la dottrina di San Tommaso devono essere seguiti santamente o con rispetto religioso” [C. J. C. 1917]. E poi si rimanda alle encicliche: “Pascendi” e al decreto “Sacrorum Antistitum” [1 sett. 1910] di Papa Sarto, a “Fausto appetente die” [29 giugno 1921] « Thomæ docrinam Ecclesia suam propriam esse » [La Chiesa ha stabilito che la dottrina di S. Tommaso è anche la sua dottrina], di Benedetto XV; fino a “Studiorum ducem” [1923] di Pio XI.