IL CATECHISMO DI SPIRAGO (XIII)

IL CATECHISMO DI F. SPIRAGO (XIIi)

CATECHISMO POPOLARE O CATTOLICO SCRITTO SECONDO LE REGOLE DELLA PEDAGOGIA PER LE ESIGENZE DELL’ETÀ MODERNA

DI

FRANCESCO SPIRAGO

Professore presso il Seminario Imperiale e Reale di Praga.

Trad. fatta sulla quinta edizione tedesca da Don. Pio FRANCH Sacerdote trentino.

Trento, Tip. Del Comitato diocesano.

N. H. Trento, 24 ott. 1909, B. Bazzoli, cens. Eccl.

Imprimatur Trento 22 ott. 1909, Fr. Oberauzer Vic. G.le.

PRIMA PARTE DEL CATECHISMO:

FEDE (9).

2-7 Art. del Simbolo: Gesù Cristo. (4)

7. LA PERSONA DEL SALVATORE.

Gesù Cristo nostro Salvatore è il Figlio di Dio fatto uomo, e quindi Dio stesso.

I. L’incarnazione del Figlio di Dio.

I pagani stessi avevano il presentimento che la divinità sarebbe discesa tra gli uomini per conversare con loro. La loro mitologia, ad esempio la storia di Tantalo, parla di visite agli uomini da parte degli dei. Ma Dio ora è veramente disceso sulla terra (S. Giovanni III, 10) all’Annunciazione della nascita di Gesù Cristo.

1. LA SECONDA PERSONA DIVINA HA ASSUNTO L’UMANITÀ NEL GREMBO DELLA VERGINE MARIA, PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO AL MOMENTO DELL’ANNUNCIAZIONE.

Il Figlio di Dio ha poi accettato un’anima ed un corpo umani, come una sorta di veste per manifestarsi sulla terra. Nella sua incarnazione, Egli è arrivato da Dio come un sole: i nostri occhi possono guardarlo senza essere abbagliati solo quando è coperto dalle nuvole, così Dio si è circondato della nube della carne per mostrarsi ai nostri deboli occhi corporei. (L. de Grenade). Il pensiero umano si riveste di parola per comunicarsi al mondo esterno, così Dio si è rivestito della natura umana (corpo e anima) per rendersi visibile agli uomini; il Verbo (cioè il Figlio di Dio) si è fatto carne (uomo) ed abitò tra noi (visse 33 anni tra gli uomini). (S. Giovanni, I, 14). – L’incarnazione ha avuto luogo nel momento in cui Maria ha detto all’Arcangelo: “Mi sia fatto secondo la tua parola” (S. Luca, I, 38). Questa parola di Maria ha attirato il Verbo divino (San Bernardo), e la seconda Persona della Trinità discese nel grembo della Vergine Maria, come il sole si riflette sulla superficie di un mare calmo. È un’eresia credere che l’umanità di Cristo sia stata formata per prima e che il Figlio sia stato unito ad essa in seguito; o credere che Cristo abbia portato il suo corpo dal cielo (eresia dei Valentiniani). Cristo ha preso il suo corpo dalla B. Vergine Maria, è stato fatto da una donna, dice S. Paolo (Gal. IV, 4) ed è della razza di Davide secondo la carne (Rom. I, 3). Indubbiamente, il Figlio dell’uomo è disceso dal cielo (S. Giovanni III, 13), ma per quanto riguarda la sua Persona e non la sua umanità. – Non è necessario nemmeno credere che l’essenza divina, comune alle tre Persone, sia scesa dal cielo per unirsi alla natura umana, cioè il corpo e l’anima; in questo caso le tre Persone si sarebbero incarnate e sarebbe già stato impossibile, perché questa incarnazione avrebbe prodotto un cambiamento nella divinità, che è una supposizione assurda, data l’immutabilità di Dio. Solo una Persona della Trinità, il Figlio, ha assunto l’umanità. Dio (una Persona divina), ma non la divinità, si è fatto uomo. Per certo, la natura divina è intimamente unita alla natura umana, attraverso la Persona del Figlio. – Tuttavia, è fuori di dubbio che le tre Persone divine abbiano cooperato all’incarnazione; infatti, tutti gli atti esterni di Dio sono compiuti dalla natura divina, che è comune alle tre Persone. –

L’INCARNAZIONE È PROPRIAMENTE L’OPERA DELLE TRE PERSONE DIVINE.

Tutte e tre hanno creato un corpo e un’anima umani e li hanno uniti alla seconda Persona. Le tre Persone divine hanno rivestito una di esse di umanità, come tre fratelli che si aiutano a vicenda per coprire uno di loro con una veste. In una lira, la corda da sola produce il suono piacevole – dice S. Agostino – eppure sono in tre a collaborare alla produzione di questo suono: la mano, la corda e l’abilità dell’artista. Solo la seconda Persona si è fatta carne e si è resa visibile, eppure tutte e tre le Persone hanno cooperato. Il corpo e l’anima aiutano l’uomo a nutrirsi, eppure il nutrimento si unisce solo al corpo; allo stesso modo le tre Persone hanno agito di concerto nell’incarnazione, anche se la natura umana era unita solo alla seconda Persona. – Tuttavia, l’incarnazione è attribuita allo Spirito Santo, perché è la più grande opera dell’amore di Dio, le cui manifestazioni sono sempre attribuite allo Spirito Santo, cioè all’amore del Padre e del Figlio. (Cat. rom.) – I Dottori della Chiesa ritengono che anche il Padre e lo Spirito Santo avrebbero potuto incarnarsi; ma è stato il Figlio dell’uomo, che da tutta l’eternità è il Figlio di Dio, Colui che è l’immagine sovranamente perfetta di Dio, a ripristinare nell’uomo l’immagine soprannaturale di Dio, distrutta dal peccato.

2. IL PADRE di GESÙ È DUNQUE DIO NEI CIELI; GIUSEPPE, IL MARITO DI MARIA, È SOLO IL SUO PADRE ADOTTIVO.

Cristo è dunque il Figlio di Dio, non solo perché è la seconda Persona della Trinità, ma anche perché Dio ha creato la sua umanità, (Grég. M.). – Nella prima profezia sul Salvatore, nel Protovangelo, Cristo è chiamato discendente di Dio.

Vangelo, Cristo è chiamato figlio della Donna e non dell’uomo (Gen. III, 15J). Cristo stesso si è chiamato Figlio dell’uomo, cioè figlio di un’unica persona umana (S. Matth. XXVI, 64). Nella genealogia di Cristo, S. Matteo cita solo gli antenati di Maria, ma non quelli di Giuseppe (S. Matth. 1,16), eppure Gesù era considerato da molti come figlio di Giuseppe (S. Luca III, 23). Giuseppe era il marito di Maria, solo per salvaguardare l’onore di Gesù e di Maria davanti agli uomini e di provvedere alla loro sicurezza e al loro mantenimento. Di più, Dio voleva ancora nascondere il mistero dell’Incarnazione agli uomini, perché ne sarebbero stati scandalizzati. – Giuseppe era un artigiano (falegname) (S. Matth. XIII, 65); era giusto, cioè conduceva una vita santa (S. Matth. 1,19): era, dice S. Gerolamo, perfetto in ogni tipo di virtù. La sua santità era così grande perché era molto vicino alla fonte di ogni santità, così come l’acqua diventa più limpida quanto più si avvicina alla fonte (S. Thom. Aq.); si distingueva soprattutto per la sua castità che eguagliava la purezza degli Angeli e superava quella di tutti i Santi (S. Fr. de Sales); per questo è raffigurato con un giglio in mano. S. Giuseppe era pieno di di grazie; Dio gli concesse un onore che i re e i Profeti avevano bramato senza mai ottenerlo; gli fu concesso di portare Gesù in braccio, baciarlo, parlargli, vestirlo… di nutrirlo, di proteggerlo (S. Bern.; Pio IX). Giuseppe fu chiamato padre da Colui il cui Padre era Dio (S. Bas.). Molti santi pensano che egli abbia un rango in cielo, come marito della Regina dei cieli, che sarebbe molto invocato verso la fine del mondo. e che allora darebbe prova dell’efficacia della sua intercessione. (Anche Giuseppe in Egitto tardava a farsi riconoscere dai suoi fratelli). – S. Giuseppe è il patrono della Chiesa (Pio IX, 8 dicembre 1870), cioè la Chiesa si è posta sotto la sua speciale protezione presso Dio. È anche patrono della buona morte, perché chiede in modo particolare questa grazia per coloro che lo invocano: egli stesso infatti è morto di morte beata, perché Gesù e Maria lo hanno assistito. S. Giuseppe è anche invocato con successo nelle necessità temporali, perché ha provveduto al sostentamento del Salvatore. San Tommaso dice che questo santo ha ottenuto da Dio di aiutarci in ogni tipo di necessità, e Santa Teresa (+1582) dichiara che tutte le sue preghiere a questo santo, nei momenti di bisogno dell’anima e del corpo, venivano sempre esaudite. S. Alfonso lo invocava ogni giorno ed i missionari si rivolgono a lui con giustificata fiducia. La Chiesa lo colloca nel suo culto subito dopo la Beata Vergine, e quindi prima di tutti gli altri Santi (Congreg. des Riti, 8 dic. 1870).

3. L’incarnazione del Figlio di Dio è un mistero, perché non possiamo mai comprenderla, ma solo ammirarla e adorarla.

Già il profeta Isaia (LIII, 8) aveva dichiarato che la venuta del Salvatore era inenarrabile. La concezione e l’incarnazione di Gesù sono più misteriose della fioritura della verga secca di Aronne, che produsse foglie, fiori e frutti (mandorle) (S. Aug.). “Chiudi gli occhi, ragione, perché puoi sostenere lo splendore di questo mistero soltanto sotto il velo della fede, proprio come l’occhio del corpo non può sostenere la luce del sole senza il velo della nube”. (S. Bern.) “Io so – dice S. G. Cris. – che il Figlio di Dio si sia fatto uomo, ma non so come si sia fatto uomo”. Ecco alcuni paragoni che si riferiscono all’Incarnazione: “La divinità e l’umanità erano unite in Cristo come l’anima e il corpo nell’uomo”(Symb. Ath.); se la materia e lo spirito, che differiscono così radicalmente, possono essere uniti nell’uomo, a maggior ragione la divinità e l’umanità possono essere unite in Lui poiché hanno una certa somiglianza. Anche l’umano ha la sua incarnazione; la parola è prima di tutto pensiero, quindi qualcosa di spirituale, ma quando vuole comunicare se stessa, viene incorporata nella voce, diventa una parola sensibile e viene ascoltata da molti. Nonostante questo il mio pensiero non ha cessato di appartenere a me; così il Verbo di Dio è diventato visibile a molti uomini, senza cessare di essere con il Padre” (S. Aug). I seguenti paragoni sono delle figure del concepimento di Gesù Cristo. Dio ha formato il corpo di Cristo con il sangue di Maria, come trasse Eva da Adamo formato dalla terra (S. Isid.) L’incarnazione assomiglia alla produzione dei primi frutti al momento della creazione: le prime piante produssero i primi chicchi, per l’onnipotenza di Dio senza alcuna cooperazione da parte dell’uomo. –

Dobbiamo adorare il mistero dell’Incarnazione con il suono dell’Angelus.

Il sorgere e il tramontare del sole sono un vivido ricordo dell’Incarnazione e della morte di Cristo, luce del mondo. Le parole dell’Angelus ci ricordano il colloquio tra Maria e l’Angelo. – In ogni Messa in cui si recita il Credo, il Sacerdote piega il ginocchio alle parole: Et incarnatus est; così pure nell’ultimo Vangelo, alle parole: Et Verbum caro factum est. Questa genuflessione è un atto di adorazione del mistero dell’Incarnazione. – Nella Messa solenne di Natale e nella festa della Annunciazione (25 marzo), tutto il coro si inginocchia al suddetto passaggio. del Credo e china il capo. – Gli Angeli stessi adorano questo mistero. “Gli uomini – dice S. Efrem rivolgendosi a Cristo – confessano la tua divinità. gli Angeli adorano la tua umanità. Questi si meravigliano della tua bassezza, quelli della tua grandezza”.

4. L’INCARNAZIONE DEL FIGLIO DI DIO ERA NECESSARIA PER ESPIARE PERFETTAMENTE L’OFFESA FATTA ALLA MAESTÀ DI DIO..

Indubbiamente, Dio avrebbe potuto salvare gli uomini altrimenti che con l’Incarnazione; avrebbe potuto glorificare la sua bontà, accontentandosi di una soddisfazione insufficiente o addirittura perdonare il peccato senza alcuna soddisfazione. S. Agostino scriveva: “Ci sono degli stolti che considerano la sapienza divina incapace di salvare gli uomini se non attraverso l’Incarnazione, la nascita del Figlio da una donna, la sua passione dolorosa. Dio avrebbe potuto agire diversamente”, ma come vediamo dalla morte del Salvatore, Dio ha preteso una soddisfazione perfetta; gli è piaciuto glorificare la sua giustizia e non la sua bontà. E solo un Uomo-Dio poteva fornire una perfetta riparazione. La grandezza dell’offesa è sempre misurata dalla grandezza della persona., un’offesa nei confronti di Dio è infinita e, di conseguenza, nessuna creatura, nemmeno l’Angelo più perfetto, è in grado di riparare pienamente. Si richiede l’intervento di un essere infinito, cioè Dio stesso. La salvezza dell’uomo ha quindi richiesto l’Incarnazione (S. Anselmo); Dio da solo non poteva soffrire, l’uomo da solo non poteva redimere, ed è per questo che Dio si unisce all’umanità. (S. Proclo). Quando un ritratto irriconoscibile deve essere restaurato, l’originale è obbligato a posare di nuovo. È così che Dio è dovuto scendere dal cielo per restaurare l’uomo fatto a sua immagine e somiglianza. (S. Athan.).

Per soddisfare perfettamente la maestà divina offesa, il Dio-Uomo è apparso sulla terra in uno stato di abbassamento.

Se fosse apparso in tutto lo splendore della sua maestà, il Re della gloria non sarebbe stato crocifisso. (I Cor. XI:8). In un certo senso, Cristo ha imitato il re ateniese Codro. L’oracolo di Delfi aveva dichiarato che gli Ateniesi sarebbero stati vittoriosi se il loro re fosse stato ucciso dai nemici. Codro si travestì da schiavo ed entrò nell’accampamento nemico, dove fu ucciso. Quando vennero a sapere che avevano soddisfatto le condizioni dell’oracolo, si spaventarono e fuggirono. I profeti avevano anche predetto che l’umanità sarebbe stata salvata dalla morte del Re della Gloria. Egli prese la forma di uno schiavo, apparve nel mondo, non fu riconosciuto e fu ucciso. Quando gli spiriti maligni videro chi avevano ucciso attraverso i loro servi, fuggirono. (Deharbe). Se un re voleva mostrare le sue abilità di combattimento ed entrare nell’arena, doveva deporre tutti i segni della sua dignità, altrimenti nessuno avrebbe osato accettare la sua sfida; si sarebbe rivelato solo alla fine. È così che agisce il Figlio di Dio (Luigi de Gren.), ma tornerà con grande potenza e maestà. (S. Matth. XXVI, 64). È impossibile affermare in modo assoluto che il Figlio di Dio si sia fatto uomo, anche se gli uomini non avessero peccato; sappiamo solo che l’Incarnazione sia avvenuta dopo il peccato per salvare l’umanità. Tuttavia Dio, essendo onnipotente, avrebbe potuto incarnarsi anche senza peccato. Questa incarnazione avrebbe prodotto l’unione più intima degli uomini con Dio (S. Th. Aq.).

5. IL FIGLIO È SEMPRE RIMASTO DIO, NONOSTANTE L’INCARNAZIONE, NON HA PERSO NULLA DELLA SUA MAESTÀ.

Diciamo che il Figlio di Dio sia sceso sulla terra, ma questo non significa che abbia lasciato il cielo. Quando una stella diventa visibile, quando comincia a esistere per il nostro occhio, rimane nel firmamento, così il Verbo non ha lasciato la gloria del cielo quando si è fatto uomo. (Deharbe). La luminosità del sole non viene distrutta dalle nuvole, ma solo velata; allo stesso modo la divinità di Cristo non è annientata dalla sua umanità, ma solo nascosta, (S. Ambr.) Quando il verbo del nostro spirito, il pensiero, è tradotto esternamente dal linguaggio, non cessa di essere il pensiero della nostra intelligenza; allo stesso modo il Verbo di Dio, diventando visibile, non ha cessato di essere con il Padre. (S. Aug.). La parola, la parola che rivolgiamo a qualcuno, non è percepita solo da quella persona, ma da tutti coloro che la ascoltano, e così il Verbo divino, unendosi all’umanità, non è rimasto confinato in essa per non riempire il cielo e la terra con la sua presenza. (Deharbe). Cristo si è fatto uomo in modo tale da non cessare di essere Dio. Dio, attraverso l’incarnazione, non ha perso nulla della sua maestà. I raggi del sole possono asciugare una fogna senza macchiarsi. Dio ha potuto allearsi con il corpo casto di Maria senza riceverne alcuna macchia la divinità purifica tutto, senza essere macchiata da nulla (S. Odilone). Se un principe che ha indossato l’abito di uno schiavo raccogliesse un anello prezioso caduto nel fango e lo mettesse al dito, non perderebbe nulla del suo onore; così il Figlio di Dio non ha disonorato se stesso prendendo la forma di uno schiavo, per scendere tra gli uomini, salvare le loro anime e renderle sue proprietà. (Tert.) Una veste potrebbe essere troppo ordinaria per un monarca, se non fosse ricamata con oro, perle e pietre preziose; allo stesso modo la natura umana, sporcata dal peccato, sarebbe stata indegna del Figlio di Dio, ma non del corpo immacolato della Vergine. – Quando S. Paolo dice che Gesù Cristo annientò se stesso e prese la forma di uno schiavo (Fil. II, 7), non intende dire che Dio abbia perso una perfezione della la divinità, ma che si sia abbassato assumendo la natura umana e che così facendo ci abbia dato un esempio di umiltà.. (Ibid. 8).

6. CON L’INCARNAZIONE DEL FIGLIO DI DIO, L’INTERO GENERE UMANO È STATO INNALZATO AD UN’ALTA DIGNITÀ.

Il sole illumina con i suoi raggi tutti gli oggetti esposti. Così Cristo diffonde il suo fulgore divino su tutti gli uomini tra i quali ha conversato per 33 anni. La natura umana adottata dal Figlio di Dio è come il lievito che penetra in tutta la pasta (S. Matth. XIII, 33); Cristo è la vite, noi siamo i tralci (S. Giovanni X, 1). – In un certo senso siamo superiori agli Angeli; benché essi non siano soggetti alla morte ed alla malattia, non hanno Dio come fratello; se ne fossero capaci, sarebbero invidiosi di noi. “Il sommo padrone prese la forma di schiavo, perché lo schiavo diventasse libero” (S. Amb.). Il Figlio di Dio si è fatto Figlio dell’uomo, perché i figli dell’uomo diventino figli di Dio (S. Athan.). Quanto è preziosa la redenzione, visto che l’uomo sembra valere quanto Dio! – Perciò non sporchiamo mai la nostra dignità divina con il peccato; non svergogniamo Gesù Cristo; non facciamo mai ciò che è buono solo per il diavolo.

Quali sono le verità da concludere dal mistero dell’Incarnazione?

1. CRISTO È ALLO STESSO TEMPO VERO DIO E VERO UOMO; PER QUESTO LO CHIAMIAMO DIO-UOMO.

Ogni essere possiede la natura di quello da cui trae origine. Dall’origine umana il bambino riceve la natura umana. Cristo ha una doppia origine: con la sua origine da Dio Padre, possiede la natura divina; con la sua origine da Maria, ha acquisito la natura umana. Cristo ha sempre vissuto in modo tale da mostrarci che Egli è Dio e uomo (S. Aug.) A volte si è attribuito la divinità e a volte l’umanità. Il Padre, ha detto, è più grande di me (S. Giovanni XIV, 28), quindi “il Padre e Io siamo una cosa sola”. (ibid. X, 30). Come Dio, chiama Maria: Donna (a Cana e sulla croce); come uomo, la chiama: Madre. Egli stesso si è definito Figlio di Dio e Figlio dell’uomo.

Cristo come uomo è quindi simile a noi tranne il peccato (Concilio di Calcedonia).

“Cristo – dice S. Paolo – divenne in tutto simile ai suoi fratelli” (Eb. II, 17). Egli si è fatto simile agli uomini ed è stato riconosciuto come uomo da tutto ciò che appariva di Lui all’esterno. (Phil. II, 7). Cristo aveva un corpo umano come noi. Egli aveva le nostre necessità materiali, ha sentito la fame e la sete, ha mangiato, bevuto e dormito; ha sentito la gioia, ha pianto, ha sofferto ed è morto. Aveva quindi un corpo reale, e non solo l’apparenza di un corpo, come sosteneva l’eresia docetista. – Cristo aveva un’anima umana, e quindi un’intelligenza umana, perché dice di ignorare il tempo dell’ultimo giudizio (S. Marco XIII, 32) ed una volontà umana, perché prega: “Padre, non la mia volontà, ma la tua sia fatta”. (S. Luca, XXII, 42). Alla sua morte Cristo ha messo la sua anima nelle mani del Padre (ib. XXIII, 46). È quindi un’eresia credere che Gesù Cristo avesse soltanto un’anima sensibile, ma non un’anima ragionevole, come sosteneva Apollinare, che peraltro aveva ben meritato la fede con i suoi scritti contro gli ariani. – S. Paolo chiama Cristo uomo celeste, in contrasto con Adamo, l’uomo terreno che era stato formato dalla terra (1 Cor. XV, 47), perché il corpo di Cristo è stato miracolosamente formato dallo Spirito Santo dal corpo della Vergine, e che già sulla terra aveva rivelato le celestiali perfezioni di un corpo glorificato. (Trasfigurazione, cammino sulle acque).

2. IN CRISTO CI SONO DUNQUE DUE NATURE, LA NATYRA DIVINA E LA NATURA UMANA. Malgrado la loro intima unione, una sussiste accanto all’altra, senza mescolarsi con essa.

La natura è l’insieme delle facoltà insite in un essere; la persona è colui che mette in atto queste facoltà. Ciò che è comune a tutti gli uomini è la natura; ciò per cui l’uomo è un individuo, un essere che sussiste in sé, è la persona. La natura può essere comunicata a molti individui, ma non la persona. – Come un lingotto di ferro e un lingotto d’oro fuso si uniscono senza fondersi, così le due nature. di Cristo. -La natura umana non è stata quindi trasformata nella natura divina, come l’acqua si è trasformata in vino a Cana. Perché un essere finito e cangiante, non può essere trasformata in un essere immutabile e infinito. – Né la natura è stata assorbita dalla natura divina, come una goccia di miele viene assorbita dall’oceano, o un granello di cera dal fuoco (eresia di Eutiche, condannata dal Concilio di Calcedonia, 451). – L’unione delle due nature ha prodotto una terza natura, come, per esempio, l’idrogeno con l’ossigeno forma l’acqua, perché Dio è assolutamente immutabile.

Il Cristo ha dunque una doppiascienza, una scienza umana ed una scienza divina.

Come Dio, conosce tutto, anche i pensieri degli uomini, come uomo afferma di non conoscere né l’ora né il giorno dell’ultimo giudizio. (S. Marc. XIII, 32).

Anche Cristo ha una doppia volontà, una divina e una umana, anche se quest’ultima è completamente soggetta alla volontà divina. (III Concilio di Costantinopoli, 680).

L’esistenza di una volontà umana in Cristo è dimostrata dalla sua preghiera nell’Orto degli Ulivi: “Padre, non la mia volontà ma la tua sia fatta”. (S. Luc. XXII, 42). La sottomissione della volontà umana a quella divina emerge da queste parole: “Non cerco la mia volontà, ma quella di Colui che mi ha mandato”. (S. Giovanni, V 30). Questa volontà di Cristo morente può essere paragonata a quella di un malato che deve essere operato. La sua volontà è riluttante a sottoporsi all’operazione a causa delle sofferenze da sopportare, eppure si sottomette alla volontà del medico.

3. IN GESÙ CRISTO C’È UNA SOLA PERSONA LA PERSONA DIVINA.

Due occhi fanno una sola vista, due orecchie un solo udito. (Arnobio). L’anima ragionevole e il corpo sono un solo uomo, così Dio e l’uomo sono un solo Cristo (Simbolo di Sant’Atanasio). Nell’uomo il corpo sussiste solo grazie all’anima, e senza di essa cade nella polvere, così in Cristo la natura umana sussiste solo attraverso la Persona divina. – Sebbene la natura umana di Cristo non sussista in una persona umana ma divina, non per questo è imperfetta; al contrario, è diventata molto più perfetta. Il corpo, attraverso l’unione con l’anima, diventa più perfetto del corpo degli animali, così la natura umana diventa più perfetta attraverso la sua unione con il Verbo divino più perfetta rispetto a tutti gli altri uomini. Così il corpo di Cristo aveva qualità soprannaturali (ad esempio nella trasfigurazione). – Nell’uomo, il corpo è lo strumento attraverso il quale opera l’anima, così la natura umana è lo strumento attraverso il quale agisce la Persona divina. Tuttavia, l’umanità non è uno strumento inanimato, come la penna dello scrittore, ma è viva ed ha una sua attività distinta, come il fuoco che riscalda e illumina. (Esiste quindi una scienza ed una volontà umana distinta dalla scienza e dalla volontà divine). La natura umana di Cristo non è lo strumento della Persona divina come i Profeti, gli Apostoli, ecc. erano nelle mani di Dio; non erano intimamente uniti a Dio come l’umanità di Cristo. L’occhio e la mano sono strumenti intimamente uniti a noi, ma non la penna, la spada, ecc. È lo stesso che l’uso dei Profeti e degli Apostoli come strumenti di Dio. Essi non furono intimamente uniti a Dio come Cristo. – In Lui, quindi non abbiamo una Persona divina accanto ad una persona umana, un Cristo Dio accanto ad un Cristo uomo, in modo che la divinità, risieda in un uomo particolare come in un tempio, così come risiede nelle anime dei giusti. (Eresia di Nestorio, Patriarca di Costantinopoli, condannata al Concilio di Efeso: 431). Dal momento che la natura divina e la natura umana sono indissolubilmente unite nella Persona divina, ne consegue che:

1. Che Cristo stesso, in quanto uomo, è il Figlio di Dio.

Dio, dice S. Paolo, non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha offerto per tutti noi” (Rom. VIII, 32).

2. Maria, la Madre di Cristo, è veramente la Madre di Dio.

Maria ha partorito Colui che è Dio; è quindi la Madre di Dio. Elisabetta l’aveva già chiamata Madre del Signore. (S. Luc. ï f 43). L’eresia di Nestorio che sosteneva che si potesse chiamare solo la madre di Cristo, fu condannata dal Concilio di Efeso nel 431: “Se Nostro Signore Gesù Cristo è Dio – dice San Cirillo – come può la Beata Vergine che lo ha partorito non essere la Madre di Dio? Anche se il bambino non ha l’anima dalla madre, quest’ultima è tuttavia chiamata madre del bambino, così Maria è chiamata Madre di Dio, anche se non ha dato a Cristo la sua divinità.

3. Che Cristo come uomo non poteva né peccare né ingannarsi.

Cristo non ha peccato né in atti né in parole (S. Pietro II, 22). La luce non tollera alcuna tenebra intorno a sé, così il Figlio di Dio non tollera nella sua natura umana (S. Grég. M.). – Cristo possedeva la perfetta sapienza e santità fin dalla sua nascita (Col. II, 3) e non poteva fare nessun progresso. Le parole di S. Luc.: “Gesù cresceva in età e grazia”, (II, 52) significano che, con l’avanzare dell’età, la sua sapienza e la grazia di Dio si manifestavano sempre più nelle sue parole e nelle sue azioni. “Gesù Cristo, il sole di giustizia, agisce come il sole che dall’alba al mezzogiorno diffonde sempre più luce (Deharbe). – La statura corporea e il portamento di Cristo dovevano essere maestosi (Ps. XLIV, 3), La gloria e la maestà della divinità celata sotto il velo della carne si riflettevano sul suo volto e gli conferivano una bellezza che attraeva e soggiogava tutti coloro che avevano la fortuna di vederlo. (S. Ger.).

4. Le azioni umane di Cristo hanno un valore infinito.

Le azioni di un re sono azioni umane, perché è un uomo, ma sono anche azioni regali, perché è un re. Allo stesso modo, le azioni umane di Cristo erano veramente umane per la realtà della sua umanità, ma anche divine perché è veramente Dio. “Un ferro rovente brucia non perché ha questa proprietà per sua natura, ma perché. è stato a contatto con il fuoco, così la carne di Cristo agisce divinamente, non di per sé, ma perché è unita alla divinità” (S. Gioov. Dam.). La più piccola preghiera, la più piccola sofferenza di Gesù sarebbe stata quindi sufficiente a salvare il mondo.

5. L’umanità di Cristo deve essere adorata.

Questa adorazione non si riferisce alla natura umana, ma alla Persona; Il bambino che bacia la mano del padre non adora la mano, ma il padre stesso (Deh.) Chi onora il re, dice il B. Tommaso d’Aq., lo venera con la porpora che indossa.; così noi adoriamo in Cristo l’umanità con la divinità che è inseparabile da essa. Il legno può essere toccato, ma non quando brucia. Così non si può adorare la carne in sé, ma la carne a cui Dio era unita. La Chiesa adora dunque le Piaghe di Gesù Cristo, il Sacro Corpo di Cristo, il Sacro Cuore di Gesù (come sede del suo amore), il Prezioso Sangue di Cristo.

6. È quindi possibile attribuire qualità umane a Cristo-Dio e qualità divine a Cristo-Uomo. (La teologia chiama questo mistero comunicazione di idiomi.; idioma in greco significa proprietà). S. Pietro poté quindi dire, dopo la guarigione del paralitico: “Avete crocifisso il Creatore della vita”. (Act. Ap. III, 15). S. Paolo, da parte sua, scrive: “Se lo avessero conosciuto, non avrebbero crocifisso il Re della gloria”. (I Cor. II, 8), e S. Giovanni aggiunge: “Da questo conosciamo l’amore di Dio”, che ha dato la vita per noi” (I Ep. II, 15). (I Ep. II, 15). Poiché la seconda Persona divina è sia Dio che uomo, tutto ciò che si dice di questa Persona divina può essere detto anche di Cristo come uomo, ad esempio: quest’uomo sa tutto, è onnipotente. Ciò che possiamo attribuire a Cristo come uomo, possiamo attribuirlo anche alla seconda persona della Santissima Trinità, ad esempio che Dio ha sofferto, è morto per noi. Quando un uomo ha due qualità, la ricchezza e la misericordia, possiamo dire di lui: quest’uomo ricco è caritatevole, e quest’uomo misericordioso è ricco. Queste qualità si riferiscono alla sua Persona, che è ricca e caritatevole. Possiamo fare la stessa per Cristo in relazione alla sua Persona divina, che è Dio e uomo, che è qualità e proprietà divine e umane; possiamo quindi dire: questo morente è è Dio, questo morente è onnipotente, e così via. – Ma non si può dire: la divinità ha sofferto, è morta, perché questa parola designa la natura divina, che non ha sofferto. “Sebbene la divinità fosse in colui che soffriva, non era Essa a soffrire”. Il sole non viene colpito perché un albero illuminato da esso venga tagliato. Né la divinità è stata colpita dalle sofferenze dell’umanità. (S. G. Dam.).

II. GESÙ CRISTO È IL FIGLIO DI DIO..

Gesù Cristo è solitamente chiamato Figlio unigenito del Padre, ed è stato Lui stesso a darsi questo nome (S. Giovanni III, 10). Egli porta questo nome, in primo luogo perché è la seconda Persona della Santa Trinità che è unica, poi perché si distingue da tutti gli Angeli e da tutti i Santi, che sono anche chiamati figli di Dio. Dio infatti non si è sostanzialmente uniti a loro (Fil. II, 6), li ha solo resi suoi figli per adozione. (Gal. IV, 5). Cristo, in quanto Figlio unigenito di Dio, non voleva rimanere solo, ha voluto avere dei coeredi, sapendo che la sua eredità non sarebbe stata diminuita dall’aumento del numero dei partecipanti (S. Amb.).

1. Gesù Cristo affermò con giuramento davanti al sommo sacerdote di essere il Figlio di Dio (Matth. XXVI, 64).

Si attribuì questo titolo anche nel colloquio con il cieco-nato (S. Giovanni IX, 27).

2. Dio Padre chiamò Gesù suo Figlio, al momento del battesimo nel Giordano e della sua trasfigurazione sul monte (S. Matth. III, 17; xvu, 5).

3. Nell’annunciare a Maria la nascita di Gesù, (S. Luc. 1, 32) l’Arcangelo Gabriele lo chiamava già Figlio dell’Altissimo.

4. Anche Pietro lo chiamava Figlio del Dio vivente ed fu per questo elogiato da Gesù (S. Matth. XVI, 16).

5. Anche i demoni al momento di essere espulsi dai posseduti gridavano: “Gesù, Figlio di Dio, cosa vuoi da noi? Sei venuto a castigarci prima del tempo?” (S. Matth. Vlll, 29).

III. GESÙ-CRISTO È DIO STESSO.

I Profeti avevano già scritto: Dio stesso verrà a salvarci. (Is. XXXV, 4). Lo stesso Profeta aveva detto che il bambino destinato alla salvezza del mondo sarebbe stato Dio stesso (ib. IX, 6). – L’eretico Ario negava la divinità di Cristo. Egli fu condannato al Concilio di Nicea (325), che dichiarò che Cristo è consustanziale al Padre e quindi Dio. Ario morì improvvisamente durante una festa pubblica e il suo corpo scoppiò come quello di Giuda (336). La nostra fede nella divinità di Gesù Cristo deve essere molto salda e molto forte, perché tutta la religione poggia su questo dogma. Quando il giovane ricco disse a Gesù: “Maestro mio buono”, Gesù rispose: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo”. (S. Luc. XVIII, 19). Con questo Gesù voleva fargli capire che sopra ogni cosa doveva confessare la sua divinità, che senza quella tutto il resto non aveva valore.

1. LA DIVINITÀ DI GESÙ CRISTO È DIMOSTRATA DAL SUO INSEGNAMENTO E DALL’INSEGNAMENTO DEI SUOI APOSTOLI.

Al momento dell’Ascensione Egli disse: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra” (S. Matth. XXVIII, 18); così come nella festa della Dedicazione disse: “Io e il Padre siamo una cosa sola ” (S. Giovanni X, 30), cosa che i Giudei consideravano una bestemmia per la quale volevano lapidarlo (ibid. 33). Inoltre, Cristo attribuisce a se stesso perfezioni e opere che sono appropriate solo a Dio; 1° l’eternità, dicendo di sé stesso: “Padre, glorificami con la gloria che avevo in te prima che il mondo fosse” (S. Giovanni XVII, 5), oppure: “Io sono prima che Abramo (ibid. VIII, 58); 2° il potere di perdonare i peccati: perdona i suoi peccati a Maddalena (S. Luc. VII, 48) ed al paralitico (S. Matteo, 2); 3° Egli è chiamato resurrezione (S. Giovanni V, 28), il Giudice dell’universo (S. Matth. XXV, 31); l’autore di ogni vita (S. Giovanni XI, 25), quando dice: “Se uno osserva la mia parola, non morirà mai”. (ibid. VIII, 51). – Gli Apostoli credettero fermamente e confessarono altamente la divinità di Gesù. Tommaso, vedendolo risorto, esclamò: “Mio Signore e mio Dio!” (ibid. XX 28). E S. Agostino dice di San Tommaso: “Vide l’umanità e confessò la divinità”. Tutta la pienezza della divinità, scriveva San Paolo ai Colossesi (II, 9), abita in lui corporalmente”; “per mezzo di lui tutte le cose sono state create, Egli è prima di tutto e tutte le cose sussistono in Lui”. (ibid. I, 16).

2. LA DIVINITÀ DI GESÙ CRISTO È DIMOSTRATA DAI SUOI MIRACOLI E DALLE PROFEZIE.

Il gran numero e la varietà dei miracoli compiuti da Gesù Cristo nel suo stesso nome dimostrano la sua onnipotenza. Questi miracoli possono essere suddivisi in 5 classi: l° miracoli nella natura inanimata (il cambiamento del vino in acqua, la moltiplicazione dei pani, il placarsi della tempesta, il camminare sull’acqua, ecc.); 2° guarigioni di malati (ciechi, muti, lebbrosi, paralitici); 3° le risurrezioni dei morti (la figlia di Giairo nella sua casa, il figlio della vedova di Naim alle porte della città, Lazzaro nel suo sepolcro); 4° l’espulsione dei demoni dagli indemoniati, che erano molto numerosi ai suoi tempi; 5° miracoli nel suo stesso corpo (la risurrezione, l’ascensione). – Il Cristo dimostrò così di avere il potere di comandare tutta la natura, in una misura che nessuno inviato da Dio aveva prima di lui. – I messaggeri di Dio compiono miracoli nel suo Nome (ad esempio, Pietro e Giovanni alla porta del tempio), ma Cristo operò in Nome proprio. Non disse: “Nel Nome di Dio, alzati” o simili, ma semplicemente: “Giovane, io ti dico, alzati”(S. Luc. VII, 14); “lo voglio, sii guarito” (S. Matth. VIII, 3); “Silenzio! Taci”. (S. Marco IV, 39). Quando Gesù prega dapprima il Padre suo, lo fa per allontanare il sospetto di essere uno strumento del principe dei demoni. (Benedetto XIV). – I miracoli attribuiti ai fondatori delle false religioni sono semplicemente ridicoli; Buddha deve aver cavalcato su un raggio del sole, la luna deve essere scesa davanti a Maometto e gli è passata per la manica; Apollonio di Tyana si dice che abbia trasportato tempeste in botti, creato alberi danzando, ecc. Che contrasto con la serena maestà di Cristo!

Le Profezie di Cristo sul suo stesso destino, sul tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, la morte di Giovanni e Pietro la distruzione di Gerusalemme, i destini del popolo ebraico e della Chiesa sono una prova della sua onniscienza.

Cristo aveva predetto che sarebbe morto a Gerusalemme (S. Luc. XIII, 32), che sarebbe stato flagellato e crocifisso, ma che sarebbe risorto dopo 3 giorni (S. Matth. XX, 17); durante l’ultima cena annunciò che Giuda lo avrebbe tradito (S. Giovanni XIII, 26), che Pietro lo avrebbe rinnegato prima che il gallo avesse cantato tre volte (S. Matth. XXVI, 34). Dopo la sua resurrezione predisse a Pietro che sarebbe stato crocifisso, a Giovanni che sarebbe morto di morte naturale (S. Giovanni XX, 18). Dopo il suo ingresso solenne a Gerusalemme (S. Luca XIX, 41) e nel suo discorso sul Monte degli Ulivi sul Giudizio Universale, annunciò che dopo una generazione Gerusalemme sarebbe stata assediata, circondata da trincee e completamente distrutta, che questo assedio sarebbe stato accompagnato da orrori come non ce ne sono mai stati, e come non ce ne saranno mai. Cristo sapeva anche che i Giudei sarebbero stati dispersi in tutto il mondo (S. Luca XXI, 24), che la sua Chiesa si sarebbe diffusa rapidamente tra tutti i popoli (S. Giovanni X, 16; S. Matteo XIII, 31), nonostante le violente persecuzioni contro i suoi Apostoli (S. Giovanni XVI, 2).

3. LA DIVINITÀ DI GESÙ CRISTO È PROVATA DALL’ELEVATEZZA DELLA SUA DOTTRINA E LA SUBLIMITÀ DEL SUO CARATTERE.

La dottrina di Gesù Cristo supera quella di tutti i saggi e differisce profondamente dalle dottrine delle altre religioni. La dottrina di Gesù risponde a tutte le esigenze del cuore umano ed è adatta ad ogni stato, ad ogni età, ad ogni sesso, ogni nazione. Milioni di persone hanno trovato in essa la perfezione della felicità, la consolazione in vita e in morte. I grandi filosofi, San Giustino e Sant’Agostino, hanno trovato in essa la pace del cuore che desideravano. – La dottrina cristiana ha gettato una luce abbagliante sull’origine e il fine ultimo dell’umanità; raccomanda le più sublimi virtù: amore per il prossimo, umiltà, mansuetudine, pazienza, amore per i nemici, sconosciute fino a Cristo, e che nessuno al di fuori di Lui avrebbe trovato. – La ragione, dice Kant, non conoscerebbe ancora le leggi generali della morale se il Cristianesimo non le avesse insegnate. La dottrina di Cristo, pur nella sua sublimità, è molto semplice e molto chiara, ed è stata insegnata con una tale autorità che il popolo quando ascoltava Cristo rimaneva stupito dalla forza del suo linguaggio (S. Matth. VII, 28). “È impossibile, dice Strauss, (teologo protestante razionalista) in qualsiasi epoca, prevalere su Gesù dal punto di vista religioso. La religione cristiana non contiene cosa che contraddica la ragione, che degradi l’uomo, cosa che non si può dire di altre religioni! Maometto ha insegnato il fatalismo e ha diffuso la sua religione con il ferro ed il fuoco. Il Talmud, la legge degli ebrei moderni, è altrettanto disdicevole.

Cristo era privo del minimo peccato e dotato di un numero infinito di virtù incomparabili, tanto da rimanere per sempre il modello dell’umanità.

Giuda, il traditore, confessò di aver versato sangue innocente {S. Matth. XXXVIT, 4); Pilato non trovò alcuna colpa in lui (S. Giovanni XVIII, 38); Cristo stesso chiese ai Giudei: “Chi di voi mi convincerà del peccato?” e i Giudei non potevano rispondergli (ibidem, VIII, 46). Cristo è persino esente da quei difetti, quelli che il tempo e la nazionalità imprimono al carattere di ogni uomo, come vediamo nel suo comportamento verso i Samaritani e i Romani, soprattutto nella sua bella parabola del Buon Samaritano. (S. Giovanni VII 1,46). – Le virtù eccezionali di Gesù sono: la sua grande carità verso il prossimo; tutta la sua vita è stata spesa nel servizio, “passava il tempo facendo del bene” (Act. Ap. X, 38), ha persino dato la vita per gli altri; la sua umiltà, che gli faceva cercare la compagnia dei più disprezzati; la sua mitezza, che gli ha fatto sopportare non solo le persecuzioni dei suoi nemici, ma anche l’infedeltà del suo apostolo; la sua pazienza, incomparabile nei tormenti più orribili; l’indulgenza verso i peccatori; l’amore per i nemici, di cui diede un esempio così bello sulla croce; la forza con cui si è mostrato ovunque; il suo ardore per la preghiera, che gli faceva trascorrere intere notti in questo esercizio. Dove altro si può trovare una figura come quella di Gesù? I filosofi pagani, ammirati dai loro contemporanei, sono come la luce di una pallida torcia rispetto al sole. Il personaggio di Gesù è e rimane un miracolo nella storia del mondo. – Ecco perché i più grandi nemici di Cristo lo adoravano loro malgrado: lo si vide quando scacciò i venditori dal tempio e nessuno osava opporsi a lui (S. Matth. XXI, 12). Quando i farisei volevano lapidarlo nel tempio, dopo che si era dichiarato Dio, egli passò oltre (S. Giovanni X). Nell’Orto degli Ulivi, Cristo non fece che parlare ai soldati, ed essi caddero all’indietro spaventati (ib. XVIII; Pilato stesso lo temeva (ibid. XIX).

4. LA DIVINITÀ DI GESÙ CRISTO È DIMOSTRATA DALLA RAPIDA DIFFUSIONE DELLA SUA DOTTRINA E DAGLI EFFETTI MERAVIGLIOSI CHE HA PRODOTTO NEL MONDO.

La dottrina cristiana si è diffusa rapidamente in tutto l’universo, superando i più grandi ostacoli e utilizzando i mezzi più semplici.

Gli ostacoli da parte dei pagani erano: le leggi romane che punivano con la morte o l’esilio il vilipendio agli dei; le calunnie diffuse contro i Cristiani accusati di ateismo, di antropofagia nei loro sacrifici, di terribili crimini di ogni tipo e di ogni genere, e incolpati di tutte le disgrazie pubbliche: la peste, la guerra, le inondazioni, provocate dall’ira degli dei; le crudeli persecuzioni a cui i Cristiani furono sottoposti a causa di queste calunnie per quasi 300 anni. In effetti, ci furono 10 grandi persecuzioni fino all’Editto della Tolleranza di Costantino il Grande. – Il Cristianesimo incontrò anche altri ostacoli: la dottrina di “un. suppliziato” era di per sé una follia per i pagani, e per di più era insegnata da giudei che i Romani disprezzavano profondamente. Inoltre, questa dottrina richiedeva la rinuncia, la generosità, virtù che aborrivano i pagani sensuali ed egoisti, virtù che erano penose anche per uomini relativamente ben disposti. – I Giudei erano forse ancora più difficili da conquistare, perché si aspettavano un impero messianico con gloria terrena. –

Mezzi usati per diffondere il Cristianesimo. Furono 12 semplici pescatori o pubblicani ignoranti, che senza eloquenza, senza adulazione, senza l’aiuto dei grandi, hanno convertito il mondo. Senza dubbio fecero dei miracoli, ma la diffusione del Vangelo senza miracoli sarebbe stato il miracolo più grande. (S. Aug.). – Questa diffusione fu meravigliosamente rapida. Il giorno di Pentecoste furono battezzati 3.000 convertiti, altri 2.000 dopo il miracolo nel portico del tempio. 100 anni dopo la religione di Cristo era così diffusa in tutto l’impero romano che Plinio il Giovane, governatore della Bitinia, riferì a Traiano “la diserzione dei templi nelle città e nei villaggi, perché vi erano Cristiani dappertutto”. Intorno al 150 d.C. Giustino scrisse: “Non c’è nazione in cui non si preghi il Padre celeste nel nome del Crocifisso”. Gamaliele aveva avuto ragione nel dire ne Sinedrio: “Se quest’opera è umana, cadrà da sola, se è divina, non potrete distruggerla”. (Atti degli Apostoli V, 38).

Il Cristianesimo ha eliminato l’idolatria e i suoi orribili costumi ed ha introdotto la vera civiltà nei popoli del mondo.

I sacrifici umani cessarono, così come i crudeli giochi circensi e i combattimenti tra i gladiatori. – Il Cristianesimo, rendendo obbligatorie le opere di misericordia, diede origine ad una serie di istituzioni caritatevoli per i malati, dei forestieri, ecc. – La dottrina dell’indissolubilità del matrimonio ha ricostituito la famiglia abolendo la poligamia e ripristinando la divinità della donna. Essendo ogni uomo membro di Cristo, la schiavitù scomparve gradualmente. – I governanti e le autorità hanno guadagnato rispetto, perché secondo il Cristianesimo i governi sono i rappresentanti di Dio. – Le leggi penali persero la loro disumanità e le guerre divennero più rare. I mestieri, le arti e le scienze erano meglio coltivati e il lavoro veniva messo al primo posto. – In una parola, tutti i veri Cristiani di tutti i secoli si distinsero per la pratica delle più alte virtù e delle opere di misericordia. Giuliano l’Apostata raccomandava ai pagani di imitare la generosità e la purezza di vita dei Cristiani. Una dottrina che produce tali effetti è ovviamente divina. – I nemici del Cristianesimo obiettano che il Cristianesimo abbia dato origine ad una miriade di guerre religiose e di scissioni (sette). Questa obiezione è inutile: questi mali non sono stati causati dalla dottrina di Cristo, ma dalle passioni degli uomini, che non hanno seguito questa dottrina in un modo o nell’altro. Non c’è nulla di così santo che non possa essere abusato. Io credo, dobbiamo gridare con San Pietro, che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.

IV. CRISTO È IL NOSTRO SIGNORE.

Nell’ultima cena, Gesù Cristo disse agli Apostoli: “Voi mi chiamate Maestro e Signore, e avete ragione, perché Io lo sono” (S. Giovanni XIII, 13).

Noi chiamiamo Cristo nostro Signore perché è il nostro Creatore, il nostro Salvatore, il nostro Legislatore, il nostro Maestro, il nostro Giudice.

Cristo è il nostro Creatore. Per mezzo di Cristo sono state create tutte le cose, il cielo e la terra, le cose visibili e quelle invisibili. (Col. I, 16). Dio ha fatto il mondo per mezzo del suo Figlio. (Eb. I, 2). S. Giovanni, nel suo Vangelo, chiama Gesù il Verbo ed aggiunge: “Nulla di ciò che è stato fatto, è stato fatto senza di Lui” (I, 3). Siamo quindi sue creature e gli apparteniamo come il vaso appartiene al vasaio. (Sal. II, 9), – Cristo è il nostro Salvatore. Siamo stati redenti e liberati da Lui dalla schiavitù di satana (I. S. Piet. I, 18); quindi gli apparteniamo come uno schiavo a colui che lo ha comprato. Così dice San Paolo: “Non sapete che non siete più vostri? Perché siete stati comprati a caro prezzo” (I Cor. VI, 19). È il nostro Legislatore. Ha reso più perfetto l’Antico Testamento e lo ha promulgato di nuovo, ha dato i due precetti dell’amore, è chiamato il Maestro del sabato (S. Luc. VI, 5); ora, colui che deve darci le leggi è il nostro Signore. – Cristo Cristo è il nostro Maestro. È così che chiamiamo chi insegna un mestiere, un’arte o una scienza. Ora, Gesù Cristo insegna agli uomini la scienza della salvezza, l’arte di diventare come Dio. Egli stesso si è chiamato Maestro. (S. Giovanni XIII, 13). – Cristo è il nostro giudice. Egli tornerà infatti con grande potenza e maestà, per radunare gli uomini davanti al suo tribunale e separarli, come il pastore separa i capri dalle pecore (S. Matth. XXV, 31). Sia i giusti che i peccatori lo chiameranno allora, Signore. “Signore: diranno, quando ti avremo visto affamato, assetato, straniero, nudo, malato, prigioniero?” (S. Matteo XXV, 37 e 44). – In tutto l’universo, i deboli sono soggetti ai forti e dipendono da loro. Il regno minerale serve il regno vegetale e quest’ultimo serve il regno animale, e tutti servono l’uomo. Come gli astri girano intorno alla stella polare, tutte le creature ruotano intorno a Cristo, il polo della grazia. Egli è l’unico Re dei re, l’unico Signore dei Signori, al quale siano onore e l’impero nell’eternità. Amen (I. Tim. VI, 16).