VITA E VIRTÙ CRISTIANE (Olier) 3

VITA E VIRTÙ CRISTIANE (3)

GIOVANNI G. OLIER

Mediolani 27-11 – 1935 Nihil obstat quominus imprimetur. Can. F. LONGONI

IMPRIMATUR: In Curia Arch.Mediolani die 27 – II – 1935 F. MOZZANICA V. G.

CAPITOLO IV.

Della pratica delle virtù

Dobbiamo contemplare Gesù Cristo non soltanto in modo generale, ma nelle sue virtù particolari secondo le occasioni. – Via che segue il Signore per far progredire l’anima nella virtù. Modo di meditare sulle virtù  contemplando Gesù Cristo. Gesù davanti agli occhi. Gesù nel cuore, Gesù nelle mani. Applicazione pratica di questo metodo alla virtù di penitenza.

Per riuscire nella pratica delle virtù di Nostro Signore, possiamo contentarci talora di applicarci, in genere soltanto a senza particolari distinzioni, alle Spirito di Gesù Cristo che è il principio di ogni di Gesù Cristo che il principio di ogni virtù, e così in Lui attingerle tutte. Ma Gesù Cristo ci fa una grazia maggiore quando ci dà delle sue virtù una vista distinta e ce ne discorre, nei particolari, la natura e le inclinazioni, facendoci entrare in tal modo nello spirito di quelle che bisogna praticare nelle varie occasioni che si presentano. Benché una tal vista sembri meno semplice, tuttavia, essendo più estesa, dà maggior intelligenza delle virtù, le quali sono in Lui in eminenza e in semplicità, e ci porge una grazia più generale per acquistarle; è questo un grande aiuto per la perfezione e per la somiglianza con Gesù Cristo.

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Per far progredire l’anima cristiana Dio segue questa via: dapprima le dà la vista delle colpe contrarie alle virtù, e dell’incapacità di evitarle senza l’aiuto di Gesù Cristo. – In secondo luogo, le mette davanti agli occhi l’esempio delle anime perfette che si dànno allo studio e alla pratica della purezza delle virtù, come esemplari che suppliscano alla presenza visibile di Gesù Cristo; e in pari tempo le dà il desiderio di imitarle. – Inoltre, quel buon Maestro delle anime fa loro la grazia di frenare col suo Spirito la resistenza della carne, ed anzi, ad onta di tale resistenza, le porta all’esercizio interiore delle virtù. Infine, Egli dà all’anima la vista della purezza delle virtù e della maniera santa e perfetta con cui Nostro Signor le praticava, e la stabilisce nelle disposizioni proprie di ciascuna virtù, per mezzo di Gesù Cristo che ne è l’unico maestro; e l’anima, stabilita così in tali disposizioni, ne è investita così naturalmente da non aver più né gioia né libertà se non in tale divino esercizio. – Orbene, la migliore disposizione con la quale possiamo essere preparati a lasciare che lo Spirito prenda possesso di noi e a stabilirci per mezzo suo nelle virtù, è l’annientamento interiore di noi medesimi (Questa espressione annientamento indica « uno stato in cui l’anima con la pratica dell’amore di Dio e col distacco da ogni cosa, non segue più le inclinazioni della natura, ma le ispirazioni e le mozioni della grazia. La vita naturale è come annientata per lasciare il posto alla vita soprannaturale ». – Icard. Doctrine de M. Olier. Pag. 40-41). In tal modo, non appena avremo lasciato che quel divino Spirito totalmente ci annienti, noi ci vedremo da Lui confermati nella disposizione di tutte le virtù, inclinati e pronti a praticarle tutte, in ogni occasione, e vivremo costantemente in tale disposizione. – Prego Gesù Cristo, il nostro Amore, che si degni darci la grazia, se tale è la gloria del Padre, di conservarci sempre in questo sentimento di annientamento di noi medesimi, onde riconosciamo che siamo piccoli, più piccoli di tutti, poveri piccoli schiavi e servi di tutti, benché oltremodo indegni, ed inferiori a tutti molto più ancora di quanto sapremmo dire e pensare. – Orbene: per mantenerci in questo spirito di annientamento di noi medesimi, e così attirare in noi lo Spirito Santo che vi stabilisca la virtù, il mezzo più spedito è di presentarci spesso a Nostro Signore come poveri mendicanti, meschini, annientati e spogli di tutto, ma animati dal fervente desiderio della nostra perfezione. E siccome ciò non si può far meglio che con la meditazione, crediamo bene di dar qui un metodo che ci renderà molto facile questo esercizio.

Metodo di meditare su le virtù contemplando Gesù Cristo.

Il metodo che Nostro Signore insegna ai suoi discepoli, non si applica che in mancanza delle cure particolarissime con le quali lo Spirito dirige nella preghiera i suoi figli (Questa frase, noi crediamo, vada intesa in questo modo: qualsiasi metodo ispirato dall’insegnamento di Nostro Signore, serve soltanto quando lo Spirito Santo non conduce Egli stesso l’anima nella via della preghiera, con grazie particolari.). Quando questi da Lui sono lasciati nell’abbandono e nell’aridità, né sanno qual via tenere, si trovano molto impacciati ed hanno bisogno della direzione di qualche santo modello. – Ne proponiamo qui uno molto facile, che è conforme al disegno di Dio Padre, già espresso nella Legge antica. Esso consiste nell’aver Nostro Signore davanti agli occhi, nel cuore, e nelle mani. In tal modo gli Ebrei dovevano portar le leggi: « Queste parole saranno nel tuo cuore; le legherai come segnale alla tua mano e saranno come frontali per i tuoi occhi ». (Deuter. VI. VIII.). – Il Cristianesimo consiste in questi tre punti, nei quali è pure compreso tutto questo metodo di meditazione: guardare a Gesù, unirci a Gesù, operare in Gesù. Il primo porta alla riverenza e alla religione; il secondo all’unione o unità con Lui; il terzo all’azione, non più isolata, ma congiunta con la virtù di Gesù Cristo che abbiamo attirato in noi con la preghiera (In queste poche linee abbiamo, si può dire, il riassunto di tutta la dottrina spirituale di G. Olier e della scuola del Cardinale De Berulle. Gesù davanti agli occhi, con la meditazione abituale dei suoi misteri; Gesù nel cuore con l’amore che a Lui ci unisce e ci penetra dei suoi sentimenti: Gesù nelle mani, per compiere le nostre azioni sotto la direzione del suo Spirito, e rendere la nostra vita perfettamente conforme alla sua. Non è altro che la dottrina di San Paolo. Cosa ci insegna infatti l’Apostolo se non che Dio vuole imprimere l’immagine del Figlio suo in quelli che ha predestinati alla sua gloria? Rom. VIII, 24). Il primo chiamasi adorazione; il secondo comunione, il terzo cooperazione. (Conoscere, amare, fare). – Affinché possiamo facilmente applicare a tutte le virtù questo esercizio, ne daremo qui un modello per la virtù di penitenza.

PRIMO PUNTO.

Mettiamoci Nostro Signore davanti agli occhi. Consideriamo col massimo rispetto Nostro Signore in quanto è penitente per i nostri peccati. Onoriamo in Lui il santo Spirito di penitenza che lo anima in tutto il corso della sua vita, e che in seguito ha riempito il cuore di tutti i penitenti nella Chiesa. Animiamoci di riverenza e di rispetto per un mistero sì divino e sì santo, e dopo che il nostro cuore si sarà effuso in amore, in lode e in altri sentimenti, ci fermeremo alcun tempo in silenzio davanti a Gesù, onde penetrarci, sino al fondo dell’anima nostra. Di tali sentimenti e disposizioni.

SECONDO PUNTO.

Mettiamoci Nostro Signore nel cuore. Dopo aver così adorato Gesù Cristo e ilsuo santo Spirito di penitenza, passeremoun po’ di tempo a sospirare verso questo divino Spirito. Pregheremo questi Spiritoal quale soltanto spetta di darci un cuor nuovo e formarci un’anima penitente, chesi degni di scendere in noi. Lo supplicheremo in tutti i modi che ci verranno suggeriti dall’amore, che si degni di venirenell’anima nostra per renderci conformi a Gesù penitente, affinché possiamo continuarein noi quella penitenza che Egli ha cominciatain sé medesimo, e accettare quella parte e quella misura di pena dovuta adun corpo, come il nostro, pieno di peccati.Ci offriremo a Lui con la donazionedi noi stessi onde prenda possesso dinoi e siamo animati dalla sua virtù; poistaremo ancora un po’ di tempo in silenziocon Lui, per lasciarci penetrare interiormente dalla sua unzione divina, affinché ciporti, secondo le occasioni, a quell’esercizio di mortificazione che gli piacerà.

TERZO PUNTO.

Mettiamoci Nostro Signore nelle mani. Il terzo punto della meditazione è di portareNostro Signore nelle mani, ossia divolere che la sua divina volontà si compiain noi; siamo i suoi membri, dobbiamodunque stare sottoposti al nostro Capo enon aver altra attività che quella che ci viene da Gesù Cristo che è la nostra vita e ilnostro tutto. Gesù Cristo deve riempire l’animanostra del suo Spirito, della sua virtù, dellasua forza. e Perciò operare, in noi e per mezzo di noi, tutto quanto desidera.Gesù Cristo è Pastore, nei Pastori; Sacerdote, nei Sacerdoti: Religioso, nei Religiosi; Penitente nel penitenti; e, permezzo di essi, deve Egli medesimo compierele opere della loro vocazione. Deve dunqueoperare in noi effetti di penitenza:e noi dobbiamo sempre, in questo Spirito,cooperare fedelmente a tutto quanto Eglivuole fare in noi ed operare per mezzo nostro.

Così, in questo terzo esercizio, ci daremo a quello Spirito che nel secondo punto abbiamo attirato in noi, onde compiere in Lui, nel corso della giornata, le opere di penitenza; col desiderio di vivere in Lui senza posa, poiché a questo fine l’abbiamo chiamato nella meditazione. E non solamente ci daremo a questo divino Spirito per fare in Lui le opere di penitenza, perché fuori dell’unione con Lui non può esservi penitenza vera, ma ci abbandoneremo interamente a Lui, perché faccia in noi tutto quanto vorrà per dare soddisfazione a Dio.

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Per maggiore intelligenza di questo metodo e per applicarlo più facilmente anche alle altre virtù, delle quali si deve dire quanto della penitenza, osserviamo che non si può essere penitenti se non in Nostro Signore. Gesù Cristo, infatti, è l’unico Penitente di tutta la Chiesa, ma diffuso nell’anima e nel cuore di tutti i penitenti, i quali devono gemere e soffrire in questo mondo per dare soddisfazione al Padre. – In tal modo, bisogna far passare nel nostro cuore lo Spirito di Gesù Cristo penitente, onde essere penitenti ancor noi nella sua persona e per la sua  virtù. Bisogna domandargli lo Spirito che ci metta in una disposizione interiore di penitenza verso Dio, come di umiliazione, contrizione efficace, condanna del peccato, orrore del mondo e delle sue massime; che ci dia une zelo perfetto di soddisfare in noi e sopra di noi medesimi per la pena dovuta al peccato; dimodoché non ci contentiamo di ammirare la penitenza negli altri, o di sentirla nel nostro cuore, ma inoltre desideriamo e domandiamo la forza di praticarla anche nel nostro corpo, poiché tutto in noi avendo peccato, tutto deve soddisfare a Dio. – Bisogna dunque domandare a Dio la sua virtù per compiere quella soddisfazione che Egli desidera da noi con un perfetto abbandono riguardo a tutto quanto si compiacerà d’imporci, sia direttamente, sia per mezzo dei suoi ministri. Bisogna investirci della penitenza interiore di Gesù Cristo, la quale è immensa in Lui e nei suoi membri; col proposito di sopportare, per quanto piacerà a Dio, tutto quanto Gesù ha sopportato nella sua carne e tutto quanto i suoi membri hanno sopportato, essi pure, nella loro carne, non volendo altri limiti se non quelli che c’imporrà la sua sapienza, e che Egli ci indicherà per mezzo dei superiori che tengono il suo posto. – Bisogna così immergerci nello Spirito di contrizione di Gesù Cristo, inabissarci in questo oceano di penitenza; e così renderci presenti in ispirito a tutto quanto Egli fece in sé stesso e a quanto fanno tutti i santi penitenti nella Chiesa; questi non fanno altro che esprimere ciò che Egli tiene rinchiuso nel suo interiore, e che Egli avrebbe voluto subire nel proprio corpo, se fosse stato capace di sopportare nell’infermità della sua carne tutto ciò che essi hanno sofferto. – Nostro Signore, dilatando il corpo della sua Chiesa, ha dilatato se stesso; Egli stesso porta la pena che viene sofferta dai suoi membri, poiché Egli mediante il suo Spirito, sì è inserito ed insinuato in essi. Egli anima la loro anima  la sua presenza e la sua virtù, dà forza al loro spirito ed al loro cuore, e così in essi Egli è penitente più di quanto lo siano essi medesimi: lo Spirito di Gesù Cristo penitente nelle loro anime, è quello che li rende penitenti. – Ed è questo il secondo effetto della meditazione; è questa pure la seconda intenzione di Dio e di Gesù Cristo riguardo alla preghiera. La prima è di ottenere che sia santificato il nome di Dio: sanctificetur nomen tuum; perciò il primo atto è di onorare, riverire ed adorare lo spirito di Dio in Gesù. La seconda è di procurare l’avvento del suo regno in noi, adveniat regnum tuum; ora il regno di Dio viene innoi quando, nella preghiera, attiriamo sopradi noi il suo Spirito, il quale con lasua virtù ci assoggetta interamente a Lui.La terza e di infonderci la volontà chei divini voleri si compiono in noi: Fiat voluntas tua; e ciò si verifica con la nostrafedele cooperazione alle mozioni di queldivino Spirito.