IL SACRO CUORE DI GESÙ (52)

IL SACRO CUORE (52)

J. V. BAINVEL – prof. teologia Ist. Catt. Di Parigi;

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ-

[Milano Soc. Ed. “Vita e Pensiero, 1919]

PARTE TERZA.

Sviluppo storico della divozione.

CAPITOLO QUINTO

SFORZI SPECIALI PER ORGANIZZARE E PER DIFFONDERE LA DEVOZIONE.

Ho creduto di dover raggruppare in un capitolo a parte ciò che riguarda le Visitandine, i Gesuiti e San Giovanni Eudes. Perchè? Prima di tutto perché è una materia molto estesa e avrei dovuto scrivere un capitolo lunghissimo e sproporzionato se avessi raccolto tutto in uno stesso capitolo. Mi pare inoltre che qui si ritrovino meglio le tracce di uno sforzo speciale di un’azione compiuta per organizzare e diffondere la divozione. Infine son state iniziate discussioni sulla parte precisa che bisogna fare alle Visitandine, ai Gesuiti, a S. G. Eudes nella propaganda della divozione. Senza voler prendere partito nella controversia si può desiderare di conoscere i fatti con esattezza. Son dunque fatti e testi che son raccolti qui. Cominciamo con le Visitandine, collegando, come si conviene, la loro divozione a quella di S. Francesco di Sales e di S. Giovanna di Chantal.

I. – SAN FRANCESCO DI SALES E LE VISITANDINE

S. Francesco di Sales merita, a doppio titolo, un posto speciale in questa storia: per i suoi scritti e per le sue intuizioni soprannaturali sulla vocazione delle Visitandine. Nei suoi trattati ascetici il santo non ha parlato ex professo del Cuore di Gesù; ma aveva, per esso, una gran devozione e ne abbiamo, nei suoi scritti, molte prove squisite. Tuttavia, non vi lascerei alcuna cosa che gli sia personale, all’infuori della maniera e dello stile. Quelli che hanno scritto sul sacro Cuore, ne han raccolte un buon numero, e si potrebbe fare un libro intero intorno ai sentimenti di S. Francesco di Sales sul sacro Cuore. Basta citare poche righe. Egli scrive a S. Chantal, verso Natale: « Voi state bene… presso questa sacra culla…. Il suo piccolo cuore palpitante d’amore per noi, dovrebbe infiammare veramente il nostro. Ma guardate come Egli scrive amorosamente il vostro nome nel fondo del suo divin cuore che palpita là sulla paglia per la passione amorosa che ha per il vostro progresso spirituale; e non manda un solo sospiro verso suo Padre a cui voi non abbiate parte, né un solo tratto di spirito altro che per la vostra felicità. La calamita attira il ferro, l’ambra attira la paglia e il fieno; o che noi siamo ferro, per durezza, o che noi siamo paglia per imbecillità, ci dobbiamo unire a questo piccolo sovrano lattante che è una vera calamita dei cuori ». E la vigilia della festa di santa Caterina da Siena: « Perché non ci avviene come a questa benedetta santa… che il Salvatore ci togliesse il cuore e mettesse il suo al posto del nostro? Ma non farebbe più presto a rendere il nostro tutto suo?… Oh! ch’egli lo faccia, questo dolce Gesù; io lo scongiuro per il suo proprio cuore e per l’amore ch’esso racchiude, che è l’amore degli amori ». I testi di questo genere non son rari in lui, ma basterebbero questi a giustificare le parole di Pio IX, nel breve pontificio che lo proclama Dottore della Chiesa: « Anche le sue lettere offrono una grande messe ascetica. Ed è una meraviglia il considerare specialmente come, pieno dello spirito d’Iddio, ed avvicinandosi all’Autore stesso della soavità, egli ha gettati i germi di quella divozione al sacro Cuore di Gesù che, nei nostri tristi tempi, abbiamo la gioia grandissima di veder meravigliosamente propagata a gran profitto della pietà ». Tuttavia, non è per gli scritti o per i suoi sentimenti che lo storico della divozione dà grande importanza a S. Francesco; importanza speciale ha nei riguardi della missione e dello spirito della Visitazione. Si direbbe che avesse previste le relazioni della sua Congregazione col sacro Cuore. Mons. Bougaud cita, accomodandoli un po’ è vero, numerosi testi interessanti a questo riguardo: « Non volete, egli diceva alle sue religiose, essere figlie adoratrici e serve del cuore amoroso di questo divin Salvatore? ». E diceva ancora: « Le religiose della Visitazione, che saranno così felici di osservar fedelmente le loro regole, potranno portare il nome di figlie evangeliche, fondate particolarmente in quest’ultimo secolo per essere le imitatrici delle due più care virtù del sacro Cuore del Verbo Incarnato, la dolcezza e l’umiltà, che sono come la base e il fondamento del loro ordine e danno loro il privilegio particolare e la grazia incomparabile di portare la qualità di figlie del sacro Cuore ». Infine ecco quel che scriveva a S. Chantal, il 10 giugno 1611. Era il venerdì dopo l’ottava del SS. Sacramento, giorno destinato alla futura festa del sacro Cuore. « Dio mi ha dato questa notte (il pensiero) che la nostra casa della Visitazione è, per sua grazia, assai nobile e considerevole d’aver il suo stemma, il suo blasone, la sua divisa e il suo grido di armi. Ho dunque pensato, mia cara madre, se voi siete d’accordo, che noi dobbiamo prendere per stemma un unico cuore trafitto da due frecce racchiuso in una corona di spine; in questo povero cuore sarà incastrata una croce che lo sormonterà e sarà impressa con i sacri Nomi di Gesù e di Maria. Figlia mia, vi dirò la prima volta che ci vedremo mille piccole idee che mi son venute a questo proposito, perché la nostra piccola Congregazione è veramente opera del Cuor di Gesù e di Maria. Il Salvatore, morendo, ci ha generati dall’apertura del suo sacro Cuore; è dunque ben giusto che il nostro cuore si mantenga, con un’accurata mortificazione sempre circondato dalla corona di spine che posò sulla testa del nostro Capo, mentre l’amore lo teneva attaccato sul trono dei suoi mortali dolori ». – La Visitazione era come consacrata precedentemente al sacro Cuore; era, per così dire, battezzata in quel cuore divino. – Pare che le Visitandine avessero coscienza della loro missione molto prima di Margherita Maria. Nel libro detto delle Piccole meditazioni, spesso attribuite a santa Chantal, la Madre l’Huillier, che ne è l’autrice, scriveva ciò che segue: « Il nostro dolce Salvatore… ci ha favorito specialmente noi altre della Visitazione, per il dono e favore che ha fatto al nostro Ordine del suo Cuore o, per dir meglio, delle virtù che vi risiedono, giacché ha fondato il nostro amabilissimo istituto su questi due principî: Imparate da me che sono dolce ed umile di Cuore. È la parte che ci è toccata di tutti i suoi tesori… Sì che noi possiamo avere la soddisfazione, se impariamo e pratichiamo bene la lezione che questo amoroso Salvatore ci dà, di aver l’onore di portare il titolo di figlie del Cuore di Gesù ». Segue questo grido di riconoscenza: « È molto dolce, anima mia cara, che questo mite Gesù ci abbia scelte per far di noi le figlie del suo Cuore. Perché, o mio Salvatore, non avete favorito così qualcun altro nella vostra Chiesa? E cosa abbiamo fatto noi, alla vostra bontà, per averci destinato questo tesoro dell’eternità in questi ultimi secoli »? – La santa fondatrice della Visitazione, qui come sempre, non formava che una sola anima col Padre. « Diventate veramente umile, dolce e semplice, scriveva, affinché con questo mezzo il vostro povero cuore, che amo teneramente, sia un vero cuore di Gesù ». « Dio ci faccia la grazia, diceva ancora, di essere nel suo cuore, vivente e morente ». Sulla carta in cui S. Francesco di Sales dichiarava di accettare i suoi voti da parte d’Iddio, e che ella ordinò di sotterrare con lei, scriveva in margine questa invocazione alla SS. Vergine: « Mia dolcissima Madre, mettete nel Cuore del vostro Figliuolo questa indegna figlia e le sue risoluzioni; affinché esse siano eterne ». Abbiamo già citato, parlando di S. Francesco di Sales, le belle parole che santa Chantal diceva alle sue figlie sulla dolcezza e l’umiltà che le renderebbero vere «figlie del cuor di Gesù ». Ch’esse siano testualmente del santo fondatore o della santa fondatrice, esprimono un pensiero familiare all’uno e all’altra. Nella bella edizione delle Visitandine, esse son precedute da queste altre ugualmente attribuite a santa Chantal: « Se le suore della nostra Congregazione saranno molto umili e fedeli a Dio avranno il cuore dello Sposo crocefisso per dimora e soggiorno in questo mondo, ed il suo celeste palazzo per abitazione eterna ». – Infine, fra le meditazioni ch’ella aveva scritto per le solitudini annuali, la diciottesima ha per titolo: « In qual modo l’anima religiosa rapisce il cuore del suo amato ». – Negli annali della Visitazione si trovano i nomi di molte religiose devotissime al Cuore di Gesù o favorite dalle sue grazie insigni. È necessario segnalare almeno alcuni casi. Madre Francesca della Fléchère (+ 1665) faceva un « patto » col suo cuore, che per onorare i dolori e le gioie dei sacri Cuori di Gesù e di Maria; essa non darebbe mai segni del suo proprio dolore né della sua gioia. Madre Anna di Beaumont (+ 1656), sentiva in uno dei suoi ritiri la sua anima « nascosta dall’amore nel cuore » del suo Gesù. Suor Maria Collet (+ 1664) riposò un giorno lungamente sul cuore di nostro Signore. Suor Claudia Garnier. (1667) imparò da nostro Signore, « che la dimora delle anime abbattute è il cuor di Gesù, e ch’Egli le ha care come la pupilla dei suoi occhi ». Madre Anna Rosset (+ 1667) si trovò un giorno « con le labbra attaccate alle piaghe del sacro costato con un tal trasporto del suo cuore nel Cuore di Gesù, che cadde svenuta… Mi pareva, dice, che questo divin cuore dicesse al mio debole: « Noi non ci separeremo mai, ci ameremo eternamente cuore a cuore… ». Era il 1614, Essa fu, dicono le antiche memorie, la prima figlia della Visitazione a cui il divin Maestro scoprì i tesori del suo Cuore adorabile. – La Madre Maria Costanza di Bressaud (+ 1668) scrive: « Considerando un giorno nostro Signore sulla croce, mi fu detto che il suo cuore era aperto affine di mostrarci il suo amore e con l’intenzione di ricevere tutti i nostri cuori nel suo. Volli gettarvi io pure il mio, ma questa grazia mi fu ricusata a causa della mia indegnità. Tuttavia compresi che questo rifiuto era dovuto solo al fatto di farmelo domandare con più ardore. Ciò che feci con grande affezione. Ed allora il mio cuore fu attirato presso al sacro Cuore e gli si unì e gli si serrò in una maniera intimissima, per imprimergli le sue virtù, e per chiuderlo in maniera che non vi potesse più entrare alcuna affezione all’infuori dell’amore. Poi, con parole tutte di dilezione, questo divin Cuore mi assicurò della sua protezione e assistenza speciale in tutte le occasioni in cui fossi ricorsa a Lui ». Verso il 1661, suor Guglielmina Dumas scriveva nel suo monastero di Chartres: « O mio Dio, vi domando in grazia che, fin dal mio primo svegliarmi, le mie prime aspirazioni salgano verso il vostro trono e mi uniscano e incorporino al Cuor di Gesù, affinché in lui e per lui io vi conosca, vi ami e vi adori come voi lo desiderate… Poiché io non posso vivere senza respirare ed inspirare, io intendo o mio Dio, con le mie aspirazioni, d’attirare nell’anima mia il cuore di Gesù. Voglio che i miei pensieri non siano concepiti e prodotti che nello spirito e cuore di Gesù ». Suor Guglielmina non morì che nel 1694, quattro anni dopo santa Margherita Maria. Aveva udito parlare della veggente di Paray? La cosa è probabile, viste le frequenti comunicazioni fra i monasteri della Visitazione. Ma ne mancano le prove. Un caso analogo è quello di Maria Michele Bouffard (1661-1698), suora conversa della Visitazione di Nantes, che fu anch’essa, molto prima che si parlasse di Margherita Maria, in relazione tutta intima con il Cuore di Gesù. Per altre due sorelle di Margherita Maria, grandi devote al Cuore di Gesù, molto prima delle rivelazioni, non è possibile alcun dubbio. Suor Marta Gaultier (è 1692) scriveva nel 1668: « Voi sapete, o Vergine Santa, Madre del mio Salvatore, che non ho che un solo desiderio ed un’unica volontà; è di essere unita a Dio ed a voi, mia buona Madre, e di amare il divin Maestro, perfettamente e ardentemente. Ma da chi posso ottenere Questa grazia, o Vergine Santissima, se non da voi, che siete la madre d’amore? Prendete il mio cuore, inabissatelo nel vostro, in quello di Gesù Cristo. Ch’esso si perda in lui come la goccia nell’oceano, il nulla nel tutto; o piuttosto, che sia tutto consumato nelle fiamme d’amore ». – Suor Marta Gaultier doveva apprendere, qualche anno dopo, a Digione, le rivelazioni di Paray e prendere parte alle prime feste del nuovo culto. » Un’altra Visitandina, un’umile conversa, Suor Giovanna Benigna Gojoz, veniva a sapere soprannaturalmente nel monastero di Torino, dove morì nel 1692, le grazie fatte dal sacro Cuore a Margherita Maria. « È certo, dice il suo storico, che nell’anno 1687 ella mi fece conoscere diverse grazie della Nostra sorella Margherita Maria Alacoque, di cui non si parlava per nulla ancora nel nostro paese. Mi disse che era una persona per mezzo della quale Dio sarebbe glorificato e che insegnerebbe nella Chiesa una divozione di gran profitto ». Suor Giovanna Benigna fu ella stessa colmata di favori dal Cuore di Gesù. Dopo una lunga preparazione per l’unione col Salvatore in croce, More, essa dice, mi nascose in Gesù e mi trovai nel cuore adorabile del mio Salvatore dove dimorai, come perduta a me stessa, per tre anni interi ». Lo storico aggiunse: « Lo spirito d’amore, la Spinse sempre più nell’interno di questo divin Cuore e suor Benigna era lì come la colomba nel cavo della pietra angolare ». – Un giorno ella vide il suo cuore « fra le mani divine di quest’Amore increato che lo teneva come in un vaso prezioso. Conobbi in quel vaso il Cuore di Gesù, e mi fu detto: « Gesù ha preso il vostro cuore, ma vi dona il suo che contiene il vostro ». Io lo vidi allora, quel povero cuore di Benigna, ma così piccolo che rimasi afflitta trovandolo tanto limitato e così poco amore… Allora l’amore stesso mi consolò della mia impotenza e mi disse: « Mia colomba, io riparo alla tua mancanza d’amore, col mio amore, alla tua piccolezza con l’amore del Cuore di Gesù, alla tua debolezza con la mia bontà onnipotente. infine il cuor di Gesù, e il tuo, Benigna, sono uniti ». Ella scrisse, in un’altra circostanza: « L’amore mi disse ancora: « Quando conduco lo sposo nel tuo cuore devi accarezzarlo. Benigna non deve temere niente, perché l’amore stesso ha segnalato il suo posto nel Cuor di Gesù; là è la sua dimora più ordinaria, e dove lo Sposo le fa sentire i suoi abbracci celesti ». – Fra queste Visitandine, devote al Sacro Cuore; la Madre Anna Margherita Clement, che morì al monastero di Melun il 3 gennaio 1661, merita un posto a parte nella storia della divozione. Ella fu quanto, o forse di più di quella di cui abbiamo parlato, una grande amante del Cuor di Gesù, colmata delle sue grazie ed istruita nei suoi segreti; ebbe, un giorno, come S. Caterina da Siena, il senso che Gesù le scioglieva il cuore e metteva il suo al suo posto. Ma vi è ancora di più. Essa ebbe l’intuizione netta che la Visitazione era stata fatta dal sacro Cuore e per il sacro Cuore. Vide S. Francesco di Sales, durante la sua vita, dimorare nel Cuor di Gesù e ricevervi l’ispirazione di fondare un ordine che avrebbe, per proprio compito, « di rendere omaggio a questo Cuore divino ». La sua Vita, pubblicata venticinque anni più tardi, nel 1686 arriverà in tempo per sostenere santa Margherita Maria e secondarla nel suo apostolato, come lo dirà ella stessa con gioia visibile, in una delle sue lettere al P. Croiset.