COMMENTARIO ALL’APOCALISSE DI BEATO DI LIEBANA (15)

LIBRO NONO

INIZIA IL LIBRO NONO SULLA DONNA PROSTITUTA E LA BESTIA

(Ap. XVII, 1-3)

 Et venit unus de septem angelis, qui habebant septem phialas, et locutus est mecum, dicens: Veni, ostendam tibi damnationem meretricis magnæ, quæ sedet super aquas multas, cum qua fornicati sunt reges terræ, et inebriati sunt qui inhabitant terram de vino prostitutionis ejus.  Et abstulit me in spiritu in eremum (nella Vulgata: desertum). Et vidi mulierem sedentem super bestiam coccineam, plenam nominibus blasphemiæ, habentem capita septem, et cornua decem.

(E venne uno dei sette Angeli, che avevano le sette ampolle, e parlò con me, dì presenza: Vieni, ti farò vedere la condannazione della gran meretrice che siede sopra molte acque, colla quale hanno fornicato i re della terra, e col vino della cui fornicazione si sono ubbriacati gli abitatori della terra. – E mi condusse in ispirito nell’eremo. E vidi una donna seduta sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia, che aveva sette teste e dieci corna).

TERMINA

SPIEGAZIONE DELLA STORIA DESCRITTA IN PRECEDENZA.

[1] Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: “Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione. – Questa donna è stata descritta in modo chiaro e completo nel prologo delle Chiese. Questa donna è l’opera dell’iniquità, che agisce nel popolo, e viene chiamata la bestia sulla quale si sa che siedono e con la quale si sa che i re della terra fornicano. I re della terra sono quelli che non controllano il loro corpo, ma si dilettano nell’assecondare le loro brame. E questa donna, trascinando non solo i cattivi, ma anche i buoni, dà loro la coppa d’oro che tiene in mano, simulando una falsa santità. Per mano intendiamo le opere, e talvolta si rappresentata la sapienza con l’oro. Si dice che sia seduta sulle grandi acque, perché essa ha diffuso le opere della sua iniquità tra la gente di tutto il mondo. Infatti le grandi acque sono i popoli, secondo questo detto: le acque – dice – grandi che vedete, presso le quali siede la prostituta, sono i popoli e le nazioni. E mi ha guidato in spirito nell’eremo. Chiamiamo eremo, ciò che è incolto e selvaggio perché non è lavorato da nessun lavoratore. Si dice di aver visto la donna nel deserto, perché questa donna siede tra i morti ed il popolo deserto da Dio, cioè tra le opere corrotte e malvagie. E quel che dice con: mi ha trasportato in spirito, è perché queste opere sono viste solo dai Cattolici e dalle persone spirituali. Lo spirituale rimprovera il carnale, ma non il carnale il carnale, perché tali membri non possono essere in contrasto tra loro. Ma poiché questa piaga è spirituale, quando si dice della donna preziosamente adornata, cioè vestita di falso Cristianesimo, ed interiormente piena di immonda iniquità, si comprende chiaramente che essa è stata catturata dallo spirituale, dicendo quindi di essere stato trasportato in spirito.

TERMINA

PRINCIPIA DELLA DONNA STESSA E DELLA BESTIA

(Ap. XVII. 3-13)

Et vidi mulierem sedentem super bestiam coccineam, plenam nominibus blasphemiæ, habentem capita septem, et cornua decem. Et mulier erat circumdata purpura, et coccino, et inaurata auro, et lapide pretioso, et margaritis, habens poculum aureum in manu sua, plenum abominatione, et immunditia fornicationis ejus. Et in fronte ejus nomen scriptum: Mysterium: Babylon magna, mater fornicationum, et abominationum terræ.  Et vidi mulierem ebriam de sanguine sanctorum, et de sanguine martyrum Jesu. Et miratus sum cum vidissem illam admiratione magna. Et dixit mihi angelus: Quare miraris? ego dicam tibi sacramentum mulieris, et bestiæ, quæ portat eam, quae habet capita septem, et cornua decem. Bestia, quam vidisti, fuit, et non est, et ascensura est de abysso, et in interitum ibit: et mirabuntur inhabitantes terram (quorum non sunt scripta nomina in libro vitæ a constitutione mundi) videntes bestiam, quæ erat, et non est. Et hic est sensus, qui habet sapientiam. Septem capita, septem montes sunt, super quos mulier sedet, et reges septem sunt. Quinque ceciderunt, unus est, et alius nondum venit: et cum venerit, oportet illum breve tempus manere. Et bestia, quae erat, et non est: et ipsa octava est: et de septem est, et in interitum vadit. Et decem cornua, quae vidisti, decem reges sunt: qui regnum nondum acceperunt, sed potestatem tamquam reges una hora accipient post bestiam. Hi unum consilium habent, et virtutem, et potestatem suam bestiæ tradent.

(E vidi una donna seduta sopra una bestia di colore del cocco, piena di nomi di bestemmia, che aveva sette teste e dieci corna. E la donna era vestita di porpora e di cocco, e sfoggiante d’oro e dì pietre preziose e di perle, e aveva in mano un bicchiere d’oro pieno di abbominazione e dell’immondezza della sua fornicazione: e sulla sua fronte era scritto il nome: Mistero: Babilonia la grande, la madre delle fornicazioni e delle abbominazioni della terra. E vidi questa donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. E fui sorpreso da grande meraviglia al vederla. E l’Angelo mi disse: Perché ti meravigli? Io ti dirò il mistero della donna e della bestia che la porta, la quale ha sette teste e dieci coma. La bestia, che hai veduto, fu, e non è, e salirà dall’abisso, e andrà in perdizione: e gli abitatori della terra (ì nomi dei quali non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo) resteranno ammirati vedendo la bestia che era e non è. Qui sta la mente che ha saggezza. Le sette teste sono sette monti, sopra dei quali siede la donna, e sono sette re. Cinque sono caduti, l’uno è, e l’altro non è ancora venuto: e venuto che sia, deve durar poco tempo. E la bestia, che era e non è, essa ancora è l’ottavo: ed è di quei sette, e va in perdizione. E le dieci coma, che hai veduto, sono dieci re: i quali non hanno per anco ricevuto il regno, ma riceveranno la potestà come re per un’ora dopo la bestia. Costoro hanno un medesimo consiglio, e porranno la loro forza e la loro potestà in mano della bestia.)

TERMINA

INIZIA A PARLARE DELLA DONNA MEDESIMA E DELLA BESTIA

[2] E vidi una donna seduta sopra una bestia. Qui si insegna che la bestia è il popolo. Promise di mostrare quella che siede sulle grandi acque. La bestia e le acque sono la stessa cosa, cioè il popolo. Si dice che la corruzione si insedia sui popoli nel deserto. La prostituta, la bestia ed il deserto sono la stessa cosa. E la bestia, come si è detto, è il corpo dei nemici dell’Agnello, cioè il corpo del diavolo, che sono i malvagi. E in quel corpo bisogna riconoscere: o 1) il diavolo, o 2) la testa come uno ucciso, cioè i malvagi sacerdoti, nei quali il diavolo si traveste da angelo di luce e si conosce il diavolo con un altro nome, o 3) il popolo. E tutti questi sono tutti una sola città: Babilonia. E vidi una donna seduta su una bestia scarlatta (colore del cocco), cioè peccatrice, sanguinaria, piena di nomi blasfemi. Con questo indica che nella bestia ci sono molti nomi. Aveva sette teste e dieci corna; essa ha cioè i re del mondo ed il regno in cui si vede il diavolo nel cielo, cioè nella Chiesa. E la donna era vestita di porpora e di scarlatto, ed ornata di oro e pietre preziose e di perle, cioè adorna di tutte le attrattive e dalla falsa verità, perché esteriormente somigliante al Cristianesimo. Ma poi mostra ciò che ci sia nella bellezza di questa donna, dicendo: e aveva in mano una coppa d’oro, piena di abomini e delle impurità della sua prostituzione. L’oro pieno delle immondizie è l’ipocrisia, cioè la finta santità, con cui alcuni appaiono giusti esternamente davanti agli uomini, ma interiormente sono pieni di ogni sporcizia. – E sulla sua fronte c’è scritto un nome: un mistero: la grande Babilonia, la madre delle prostitute e degli abomini della terra. Non c’è alcuna superstizione, cioè religione falsa e superflua e che porti sulla fronte un segno, se non l’ipocrisia, cioè la finta santità. E lo spirito mostrò ciò che è scritto sulla fronte della donna: aveva scritto – dice – la grande Babilonia, cioè la grande confusione. Ha detto che questo era un mistero, cioè sacramento, affinché si conosca chiaramente che nella Chiesa si sia verificato un grande male. Infatti chi è che inscrive chiaramente un tale titolo sulla fronte? Dicendo quindi che sia un mistero, ciò si deve comprendere in senso spirituale. E ho visto che la donna era inebriata dal sangue dei santi e dal sangue dei martiri di Gesù. Sono due i popoli nemici della Chiesa e che sono considerati come membra del diavolo: l’uno è costituito da coloro che sono fuori dalla Chiesa, e sono gli infedeli; l’altro da quelli dentro la Chiesa, e sono coloro che sembrano fedeli. Ma il corpo del nemico è uno solo, sia dentro che fuori. E anche se [queste due parti] sono separate dal luogo e nelle apparenze, tuttavia agiscono con uno spirito comune. Infatti è impossibile che qualcuno uccida un uomo giusto, se non colui che finge di essere Cristiano. perché «… non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme, che uccide i profeti e lapida coloro che le sono mandati », (Lc. XIII, 33). Gerusalemme significa “visione di pace”. Pertanto, Gerusalemme è la congregazione malvagia, il falso Cristianesimo, che cerca la pace qui, perché non spera in quella futura. Questa è la Gerusalemme che uccide i profeti, cioè i predicatori che annunciano la pace futura. Come i discendenti sono accusati di partecipare al sentimento degli antenati per aver lapidato Zaccaria, anche se non hanno agito essi; così è stata annunciata la lapidazione che avviene ora nella Chiesa. – Al vederla, fui preso da grande stupore. Ma l’Angelo mi disse: “Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna. La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. La bestia – dice – che tu hai visto, che era e non è, indica che è un’altra che era e non è, cioè la testa come uccisa, perché finge santità. Era e non è più, perché in altro tempo gli ipocriti ed i simulatori, sono uniti al popolo malvagio, che è la testa come uccisa, nella bestia, e sono morti; ed ora sono gli stessi, perché dai malvagi sono nati i malvagi, imitando i malvagi. Questa è la bestia che era e non è più perché sono morti e non esistono più. E la bestia che avete visto è il male che esiste ora. Anche questi moriranno e altri verranno, e risorgeranno dall’abisso, cioè dal popolo occulto, perché non si vede ancora come saranno. Questa è la bestia che era e non è più, e che deve venire. Ha parlato di due bestie: una con due corna, che è la finta santità, che dice abbia la testa come uccisa; l’altra con sette teste, che è il popolo nel suo insieme. Di questo dice così: la bestia che era e non è più, e salirà dall’abisso, ma cammina verso la sua perdizione, cioè che nasce e muore e, per dire che è nato dal popolo malvagio, dice che la bestia è nata dalla bestia. Abbiamo già detto sopra che i Santi nascono dai Santi, imitando i Santi; ed anche i malvagi nascono dai malvagi, imitando i malvagi. Essi non nascono carnalmente, ma con l’imitazione delle loro azioni. Infatti vediamo che nascono carnalmente dai malvagi dei figli buoni, ed anche dei martiri; e vediamo pure che nascono dai buoni dei malvagi, che finanche uccidono i martiri. Così la bestia nasce della bestia imitando la bestia. O anche l’ha chiamata l’abisso che sale dall’abisso, la nascita e la morte perenne della bestia, che nasce dalla bestia e cammina verso la sua perdizione. Come quella parte da cui è nata, e che non esiste più, così accade che non esista e che emerga dalla sua progenie e cammini verso la perdizione, come i padri da cui è emersa e che non esistono più. – E gli abitanti della terra, il cui nome non è stato inserito fin dalla creazione del mondo nel libro della vita, si meraviglieranno del fatto che la bestia non lo è più, ma riapparirà. Si meraviglieranno, dice, gli abitanti della terra, cioè i terrestri, non gli abitanti celesti del cielo, cioè della Chiesa. Al giusto è stato detto: sei del cielo ed andrai in cielo. Al peccatore, invece, è stato detto: « tu sei terra e alla terra ritornerai » (Gen. III, 19). Di questo è stato detto: gli abitanti della terra si stupiranno della stessa bestia che era e non è più, e si leveranno dall’abisso e cammineranno verso la sua perdizione, come gli abitanti della terra; e la stessa bestia si meraviglierà dell’altra bestia, che era e non è, e che riapparirà. Ma la sinonimia rende difficile la comprensione. Infatti abbiamo detto che la donna si è seduta sulla bestia e qui si dice: La bestia che hai visto era e non è e riapparirà. È equivoca la comprensione, come abbiamo detto, per questa sinonimia. C’è sinonimia quando invece la stessa cosa è espressa con parole diverse. Infatti la bestia su cui siede la donna, e il pozzo, e gli abitanti della terra, sono una cosa sola. E questa è la bestia che era e non è più e che riapparirà, e che nascerà dalla bestia, e che camminerà sulla via della sua perdizione. Come se si dicesse chiaramente: coloro che sono già malvagi sono morti, e sono stati gettati all’inferno, e da questi ne nascono altri che muoiono, e camminano verso la loro perdizione, cioè sono gettati all’inferno. L’inferno è la distruzione delle anime. E la stessa bestia si meraviglierà, vedendo un’altra bestia … che era e non è più, e che di nuovo apparirà. È come dire che come i Cristiani morti, sotto il nome del Cristianesimo, hanno adorato Cristo con noi, e hanno ucciso Cristo nelle loro membra, anche quelli che sono vivi, adorano Cristo con noi, e non hanno paura di uccidere Cristo nelle loro membra. Quando questi nominano Cristo, pensano di adorare Cristo; ma quelli invece sotto il nome di Cristo, adorano la bestia, cioè il padre loro, che essi imitano nelle loro opere, che hanno come capo, e al cui corpo sono uniti.  Il corpo, poi, si meraviglia della testa, cioè della bestia che era e non è più e che nasce: si stupisce nel vedere che la bestia era e non è più, e va riapparendo. In questa condotta di insensata falsità che essi sostengono, si meravigliano, nelle pubbliche acclamazioni con noi, di nostro Signore Gesù Cristo, vedendo che Egli era ed è stato ucciso e deve venire. Ma secondo il racconto dello Spirito essi vedono la bestia, che fa proclamare di sua bocca Cristo mediatore in questo ordine cattolico. Sanno certamente che il Signore è vissuto e che è stato ucciso, e sperano che Egli venga, e si gloriano nel suo Nome, e sanno che Cristo ha compiuto segni e prodigi e grandi miracoli. Ma non conoscono Cristo, né Cristo conosce loro, come dice il Signore stesso a coloro che affermano di aver fatto grandi prodigi nel suo nome: Non vi ho mai conosciuto, voi operatori di iniquità (Mt. VII, 23). Allora è chiaro che tutti i falsi sacerdoti e gli ipocriti non vedono Cristo, ma la bestia, e ciò che egli ha escogitato per loro è una trappola, cosicché sotto il nome dei carismi di Cristo, cioè dell’ordine sacerdotale, sedotti dalla speranza delle virtù, essi peccano e commettono crimini senza paura pensando che in nessun modo avrebbero potuto compiere tali grandi prodigi senza l’amore di Dio, dicendo: chi ha battezzato questo e quell’uomo? Chi ha consacrato questa e quella vergine? Chi ha consacrato questo e quello? Chi, se non noi, ha ordinato questo e quel prete? Non avrebbe potuto essere così santo se non fosse stato santificato da noi. E così tra di loro, quello che fanno nelle loro dimore, dicono che sia opera della potenza di Cristo e lo dimostrano con la testimonianza dei prodigi. Ci sono quindi due bestie di cui ha detto: era e non è più. L’abisso, che è il popolo o gli abitanti della terra, si stupisce nel vedere la bestia che era e non è più, e che riapparirà. Una è quella che emerge dall’abisso, l’altra è quella che ci si aspetta che nasca. Qui è richiesta l’intelligenza, la saggezza. Le sette teste sono sette colline, sulle quali è seduta la donna. Vi sono anche sette re. Qui è descritta la bestia, che si ammira come presente, e che si aspetta, e descrive quella che è ammirata. E poiché ce ne sono due, una che è ammirata e l’altra che è stata ammirata, cioè una che è stata e passata e non è più, e un’altra che è e si ammira e che passerà, cioè vivrà con la stessa condotta di quella vissuta; ha detto, le sette teste sono sette colline, sui quali siede la donna. Sono anche sette re. “Sette colline”, cos’altro sono se non i sette vizi, cioè la lussuria, l’avarizia, l’ira, l’invidia, l’accidia, la gola e la superbia?… E i re sono sette, perché dove regnano questi vizi, sono chiamati re anche coloro che li possiedono. Abbiamo detto che il sette è un numero perfetto, cosa che vediamo accadere anche nelle settimane, formatesi in numero di sette. Su questi sette colli siede quella donna, cioè le opere dell’iniquità; infatti, siccome tutte le iniquità confluiscono in un unico male, si dice che essa sia una sola donna. Poiché altrettanti membri costituiscono un unico corpo, si può dire che la immondizia di tutte le azioni malvagie e la coscienza effeminata siano una sola donna. Inoltre, abbiamo già parlato nel sesto libro di questi sette colli e dei sette re; ma non abbiamo detto nulla della donna, perché nel racconto citato, la donna non vi appare. In quel libro dicevamo che sarebbero sorte tre bestie: una dall’abisso, una dal mare e una dalla terra. In questo libro abbiamo detto: e ho visto una donna seduta sulla bestia che era, e non è più, ma riapparirà. Si mostra chiaramente che quelle tre bestie non sono quattro, ma che ne sono solo una e medesima cosa; e che se sono quattro, questo è nelle funzioni e nelle azioni, perché il corpo è uno. E la donna di cui parliamo è in tutte e tre, perché è l’iniquità; però dai testi essa appare espressamente solo in questo. In quel sesto libro si parlia in modo particolare dei sette colli su cui siede la donna, cioè la città di Roma. Ci sono anche sette re. I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. In quel libro abbiamo detto il nome ed il marchio dell’Anticristo. In questo libro diciamo che la donna è la corruzione, che in quel libro abbiamo detto essere la città di Roma. Là ci sono in forma speciale i sette colli, ma qui i sette vizi. Lì in modo speciale ci sono i sette re; ma qui identifichiamo questi re specialmente con quei vizi, in ordine, mescolando lo spirituale ed il carnale, per mostrare chiaramente il tempo passato, presente e futuro. Abbiamo spesso detto che in ogni specie viene mostrato il genere: quello che è la bestia intera, quella stessa cosa sono le sette teste. E che le sette teste e i sette colli che si disse che fossero; e i sette re, cioè tutto il popolo; e tutti i re, cioè tutti i superbi; e i colli, cioè i superbi, tutti questi sono i popoli, cioè la bestia stessa; con questo argomento è certamente chiaro ciò che abbiamo detto. In precedenza aveva detto che la donna si era seduta sulla bestia; ora dice i sette colli su cui la donna siede. Le teste sono tutte le persone e tutti i re. Questa è la bestia su cui siede ogni immondizia. Come nelle sette chiese citate, in modo speciale ha riassunto tutta la Chiesa, così nei sette re ha riassunto in modo speciale tutti i re; e non solo i re che governano sul popolo, ma in questi si riferisce a tutti quelli in cui regnano i vizi; e di questi re, che si dice siano il capo, essi sono riconosciuti come membri, al cui corpo sono uniti, per cui dice: I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. Fino al momento in cui questo fu rivelato a Giovanni, cinque re erano caduti; il sesto era Nerone, sotto il cui regno vide queste cose dal suo esilio. Infatti contiamo dal primo re, che nel regno di Roma prese per primo il diadema, cioè fu il primo nel regno di Roma ad essere incoronato. Le Scritture dei Maccabei testimoniano che nessun Romano aveva ricevuto in precedenza la porpora, o il diadema, e che solo quando avevano già conquistato la Gallia, Caio Giulio Cesare lo ricevette essendo il primo tra i Romani ad ottenere il comando unico, e dal quale poi i principi romani furono chiamati Cesari. Il secondo Cesare era figlio della sorella di Giulio, chiamato Ottaviano, che si chiamava anche Augusto, sotto il cui regno nacque nostro Signore Gesù Cristo nel quarantunesimo anno del suo regno. Da questi due nomi, Giulio e Augusto, traggono i loro nomi i mesi di luglio e di agosto, che prima si chiamavano il quinto e il sesto. Il terzo re fu Tiberio, sotto il cui regno il Signore soffrì la Passione, nel quindicesimo anno del suo regno, nel quale fu anche battezzato (Questo testo, di cui non conosciamo la fonte, indica lo stesso anno per il Battesimo e la Passione, in contraddizione con il paragrafo seguente. L’autore dimentica anche Caligola e cita Galba prima di Nerone). Il primo anno dopo il battesimo, Egli istruì i discepoli nei misteri divini. In quell’anno iniziò la sua predicazione, che si dimostra essersi protratta fino all’anno trentaquattro. Il secondo anno dopo il battesimo, compie i miracoli narrati nel Vangelo. Alla fine del terzo anno, e all’inizio del quarto, si sottomette alla passione per la nostra salvezza. – Il quarto fu Claudio, la fama del cui regno è descritta negli Atti degli Apostoli. Il quinto fu Galba, che regnò per tre anni e sei mesi. Il sesto era Nerone. Il settimo Otto, di cui diceva … non essere ancora venuto, e che quando verrà durerà poco, che è la figura della manifestazione dell’Anticristo: perché ha regnato tre mesi e sei giorni. Nerone fu il primo dei re romani che, dopo la passione del Signore, martirizzò gli Apostoli Pietro e Paolo; questo Nerone pure prefigurò l’Anticristo, perché cercato dal Senato perché gli si desse la morte, fuggendo dal palazzo, a quattro miglia dalla città nella villa di un amico, tra la via Salaria e la via Nomentana, si suicidò all’età di trentadue anni, e con lui si estinse tutta la famiglia di Augusto. In Nerone, nel calcolo degli anni della sua età, o nell’estinzione del principato di Augusto, o nel suo stesso suicidio, si riconosce in tutte le sue azioni l’Anticristo operante. Dopo Nerone, assunsero l’Impero Galba in Iberia e Otto a Roma. Galba, il settimo mese del suo impero, fu decapitato in mezzo al foro della città di Roma. Otto, nel terzo mese del suo regno, si suicidò a Betriaco, come Nerone. Vitellio fu ucciso dai generali di Vespasiano e gettato nel Tevere. Questi due, Galba e Vitellio, sono citati nel sesto libro, quando si parla dei sette re. In questo libro descriviamo anche i sette re, e non senza ragione, perché nella loro vita e nella loro morte sappiamo che hanno prefigurato l’Anticristo. Questi sette re li chiamiamo le sette teste della bestia, bestia che si diceva avesse dieci corna, perché l’Anticristo, a suo tempo, tra i dieci re di Roma, che regneranno, non uno dopo l’altro, ma nello stesso tempo, apparirà tra quei dieci come l’undicesimo. E di quei dieci, dopo averne uccisi tre, egli otterrà il dominio su tutto il mondo, sui sette che rimangono, come l’ottavo. Questa è la bestia che era e non è più, e riapparirà. L’Apocalisse ora mescola il presente, il passato e il futuro, e in quel momento bisogna capire che si tratta di una bestia e di un corpo. Si dice che questa bestia abbia sette teste; ma, descrivendo le teste, dice con fermezza: e la bestia che era e non è più è l’ottava: essa cioè è anche una testa. Il genere, che contiene la totalità, non si compie allo stesso modo nei misteri; perciò egli ha detto l’ottava bestia. Come del serpente si dice all’Eva ingannata: « Io metterò l’inimicizia tra te e la donna e tra la tua prole e la sua prole; lei ti schiaccerà il capo e tu le insidierai il calcagno » (Gen. III, 15), ed in una donna, si include tutta la sua stirpe, così anche in una bestia si comprende tutta la sua stirpe dall’inizio alla fine del mondo. In uno solo si riferisce a tutto il corpo, perché così si manifesta l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, l’Anticristo. Mostra così sottilmente chi è l’altra bestia, che era e non è più, dicendo di questa: che è l’ottava. Cioè, come colui che è stato visto dopo i sette come ucciso, è l’ottavo, ed è lo stesso uno dei sette; questo è come colui che, pur essendo stato visto dopo i sette e sembrava ucciso, eppure è sorto in mezzo ai sette, cioè è uno dei re del mondo, così è la bestia, anche se ha un altro modo di manifestarsi, perché dice di essere morto con Cristo, e per Lui, cioè si sacrifica nella penitenza, eppure è l’ottavo, ma è dei sette il corpo di quell’ottavo, che tra i sette è stato visto come ucciso e vivo. Ha detto che appartenevano tutti ad un unico corpo sotto varie manifestazioni. E la bestia che era e non è più, ed è l’ottava, ma è una delle sette, cammina verso la perdizione; cioè è una delle sette di cui sopra, come una testa che, essendo nata dal suo corpo e dalla sua edificazione, cammina verso la distruzione. Era – dice – e non è più, ed è l’ottavo, ma è uno dei sette e cammina verso la perdizione. – È mirabile, quando dice che era e non è più, ed è l’ottavo. Se non esisteva in quel momento, avrebbe dovuto dire: e sarà l’ottavo, e sarà uno dei sette e camminerà verso la sua distruzione. Se questa bestia non esisteva allora, è questo ciò che avrebbe dovuto dire; ma poiché questa bestia è sempre morente e sta per rinascere, e sta per riapparire e cammina sempre verso la sua perdizione, ecco perché ha detto: era e non è più, e riapparirà e camminerà verso la sua distruzione. Diceva di essere l’ottavo, ma non solo in ordine di successione, perché è stato visto dopo il settimo, ma questo ottavo, che si diceva fosse nella bestia, deve essere sempre compreso spiritualmente nel mistero. Infatti in modo sottile, attraverso i falsi profeti ed i sacerdoti ipocriti, esso è considerato nella religione sotto il nome di Cristo, e, del numero sette è il primo, e dopo il settimo si dice che sia l’ottavo; come si dice che la domenica sia il primo giorno e dopo il settimo lo stesso che fu il primo, occupa l’ottavo posto, così si dice anche che questo è il primo e l’ottavo: il primo, perché occupa la cattedra sacerdotale; l’ottavo, perché è uno dei sette capi, cioè è uno dei sette re del mondo nel settenario numero della perfezione. Eppure egli è uno solo, come una è la settimana, che ha sette giorni; come sette sono le braccia del candelabro in un solo corpo nella tenda della testimonianza, cioè in un solo Cristo le sette chiese; tutte queste cose sono una cosa sola. Poi mostra la completezza del diavolo in sette demoni. Ma non c’è nei sette la perfidia perfetta, come se fosse una sola legione. Così nell’ottavo, che è ucciso e guarito, ci si riferisce al diavolo e al suo corpo, cioè a coloro che ingannano il nostro Signore Gesù Cristo e il suo corpo. In questo numero egli indica tutto il corpo e la perfezione del male. Anche il corpo del Signore nella perfezione della grazia settiforme divora fino agli estremi confini della terra i suoi nemici interni, che invadono la sua terra e le sue montagne. Come fu profetizzato da Michea: « Il Signore – egli dice – pascerà con la sua potenza il suo gregge, abiteranno sicuri perché Egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra e tale sarà la pace: se Assur entrerà nella nostra terra e metterà il piede fino ai vostri monti, noi schiereremo contro di lui sette pastori e otto capi di uomini, che governeranno la terra di Assur con la spada » (Mic. V, 3-5). I sette pastori e gli otto divoratori di uomini sono Dio con il suo corpo settiforme, cioè con le sette chiese. Tutto questo è lo stesso, ed è il Figlio dell’Uomo. Ecco perché ha detto otto divoratori. Questo corpo ricevette l’eredità dei Gentili e possedeva gli estremi confini della terra, dove i pastori di Asshur con un bastone di ferro li distruggeranno come un vaso di terracotta. E le dieci corna che hai visto sono dieci re. Non ha detto le dieci corna, ma le dieci corna che avete visto, e dicendo che le dieci corna sono dieci re, insegna che le teste e le corna sono una medesima cosa. Le teste e le corna sono i re ed i regni, perché l’uno non può esistere senza l’altro. Perciò l’Angelo parla a Daniele con questo stesso numero, a volte dei re, a volte dei regni, dicendo: « Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, questo di distinguerà tra i restanti malvagi re precedenti » (Dn. VII, 24-25): si mostra che quando si parla di dieci regni e di dieci re, egli intendeva tutti. Così ora le dieci corna che hai visto sono dieci re che non hanno ancora ricevuto il loro regno. E indica che pure nel genere dei dieci, si intende la stessa cosa, dicendo: i re che non hanno ancora ricevuto il regno. Ma ricevono dopo della bestia potere come dei re solo per un’ora. Qui dovete capire che questi dieci re sono da intendere in senso spirituale. Per “dieci re” si intendono tutti gli uomini, dalla passione di Cristo fino alla fine, nel cui cuore regnano i vizi. Dice che non hanno ancora ricevuto il regno, perché la fine non è ancora arrivata. Lo manifesta dicendo che questi ricevono, e non ha detto che ricevano (nel congiuntivo). E quello che ha detto: dopo con la bestia, cioè dopo con la testa che ha detto sembrava uccisa, cioè che con la simulazione del Cristianesimo, si descrive dalla passione di Cristo e dopo, quello che ha chiamato un’ora. Un’ora a volte indica tutto il tempo. Come dice altrove: è l’ultima ora (1Gv. II, 18). Dice come dei re. E come a volte appartiene a chi racconta dei sogni, egli vide nella notte come in un sogno e questo e quello: Infatti coloro che sono nemici del regno di Cristo regnano come in un sogno. Come si dice per mezzo di Isaia: « E sarà come un sogno, come una visione notturna, la massa di tutte le nazioni che marciano su Gerusalemme e la opprimeranno. … Avverrà come quando un affamato sogna di mangiare, ma si sveglia con lo stomaco vuoto; come quando un assetato sogna di bere, ma si sveglia stanco e con la gola riarsa: così succederà alla folla di tutte le nazioni che marciano contro Gerusalemme e contro il monte Sion. » (Is. XXIX, 7). Se il regno dei gentili è sempre stato come un sogno, ancor più ora, dopo essere stato colpito ai suoi piedi di ferro e ridotto in polvere dalla roccia, Cristo, strappato dalla montagna, non per mano dell’uomo, e dopo che è stato soggetto ai piedi del Figlio dell’uomo e consegnato in schiavitù. Hanno essi tutti la stessa opinione. Certamente noi qui intendiamo questi dieci re in senso spirituale, e abbiamo posto il numero dieci come  perfetto; abbiamo detto pure che questi dieci re sono tutti i malvagi e gli orgogliosi: e tutti questi hanno la stessa opinione. Ha detto  “hanno”, non “avranno”. Se dovesse parlare qui del passato o del futuro, dovrebbe dire: avevano o avranno. Ma siccome questo accade nella Chiesa, ha detto: hanno la stessa opinione. E ha manifestato in cosa hanno la medesima opinione dicendo: e danno il potere e la potenza che possiedono alla bestia, e cioè al diavolo, il cui potere e la cui potenza domina in loro. E poiché si è parlato al presente, ecco perché ha detto danno, e non lo daranno. Questo regno è chiamato “del diavolo”, perché sempre è avversario dell’Agnello, invidia agli altri, ai semplici ed ai retti di cuore, ciò che non ha. Ma ogni giorno è sconfitto dall’Agnello, perché è sconfitto dalla sua pazienza.

TERMINA LA SPIEGAZIONE

L’AGNELLO E LA BESTIA VINTA

(Apoc. XVII, 14-18)

Hi cum Agno pugnabunt, et Agnus vincet illos: quoniam Dominus dominorum est, et Rex regum, et qui cum illo sunt, vocati, electi, et fideles. Et dixit mihi: Aquæ, quas vidisti ubi meretrix sedet, populi sunt, et gentes, et linguæ. Et decem cornua, quæ vidisti in bestia: hi odient fornicariam, et desolatam facient illam, et nudam, et carnes ejus manducabunt, et ipsam igni concremabunt. Deus enim dedit in corda eorum ut faciant quod placitum est illi: ut dent regnum suum bestiae donec consummentur verba Dei. Et mulier, quam vidisti, est civitas magna, quae habet regnum super reges terræ.

(Costoro combatteranno coll’Agnello, e l’Agnello li vincerà: perché egli è il Signore dei signori, e il Re dei re, e coloro che sono con lui (sono) i chiamati, gli eletti e i fedeli. E mi disse: Le acque che hai vedute, dove siede la meretrice, sono popoli, e genti e lingue. E le dieci corna che hai vedute alla bestia: questi odieranno la meretrice, e la renderanno deserta e nuda, e mangeranno le sue carni, e la bruceranno col fuoco. “Poiché Dio ha posto loro in cuore di fare quello che a lui è piaciuto: e di dare il loro regno alla bestia, sinché le parole di Dio siano compiute. “E la donna, che hai veduta, è la grande città, che ha il regno sopra i re della terra.).

TERMINA LA STORIA

SPIEGAZIONE DELLE STORIA DESCRITTA IN PECEDENZA

[3] Questi dieci re faranno guerra all’Agnello. Abbiamo già incluso nei dieci re tutti i malvagi; questi faranno guerra all’Agnello, che è Cristo e la Chiesa in un solo corpo. Combatteranno fino alla fine; finché non avranno tutto il potere, saranno sempre i nemici della Chiesa. Ma l’Agnello, come Signore dei signori e Re dei re, li sconfiggerà, in unione con i suoi, i chiamati, gli eletti e i fedeli. I chiamati alla fede sono molti; ma gli eletti, che formano la Chiesa, sono pochi. Per questo ha detto: chiamati ed eletti, perché non tutti i chiamati sono eletti. Come dice il Signore: « molti sono chiamati, ma pochi sono gli eletti » (Mt. XX, 16). – Mi disse poi: Questa bestia che vedete dove siede la donna sono i popoli, le moltitudini, le nazioni e le lingue. E le dieci corna che avete visto odieranno la prostituta; cioè si odiano l’un l’altro quando uno incita l’altro allo scandalo. Si odiano mutuamente quando nessuno è buono a nulla. Ma in altra maniera quando uno odia se stesso, secondo quanto è scritto: « chi ama la propria anima la perderà » (Gv. XII, 25). E chi ama l’iniquità odia la propria anima. Così poi dice: la lasceranno deserta e nuda. Si dice che un’anima è abbandonata quando è abbandonata da Dio a causa delle sue opere malvagie; e gli uomini che sono abbandonati da Dio, per l’ira di Dio, lasciano il mondo deserto, quando si sono consegnati al male ed agiscono ingiustamente. E mangeranno la sua carne e la consumeranno con il fuoco. Cioè, si divoreranno l’un l’altro, come i cani si mordono l’un l’altro; e quando saranno stati svuotati di tutte le opere buone, saranno gettati nelle fiamme dell’inferno per essere bruciati. E ne aggiunge la ragione, dicendo: infatti Dio ha ispirato nei loro cuori il suo piano, cioè li ha incoraggiati a fare ciò che ha decretato che avvenga nel mondo, giustamente e meritatamente … e di eseguire il suo piano, cioè di comminare a ciascuno la condanna secondo le proprie opere fatte, come sua ricompensa, poiché serve la volontà del diavolo, che si dimostra essere re per loro mezzo. – Poi dice: nel consegnare alla bestia la sovranità, fino a quando le parole di Dio non saranno adempiute; questo è obbedire cioè al diavolo fino al compiersi delle Scritture. Nel quarto regno di ferro, che è Roma, egli distruggerà la terra, come si legge in Daniele: « e ci sarà un quarto regno sulla terra, che prevarrà su tutti questi regni, e divorerà tutta la terra, e la spezzerà e la frantumerà » (Dan. II: 40). E la donna che hai visto è la grande città che domina sui re della terra. Tutto ciò che è la donna, tale è pure la città, ed i re della terra: tutti questi formano un unico corpo. Così si diceva della Chiesa: Venite, vi mostrerò la sposa dell’Agnello (Ap. XXI, 9). Questa Sposa è la Chiesa. E mi mostrò la città che scendeva dal cielo e, nel descriverla diceva: e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza. (Ap. XXI, 24). La sposa dell’Agnello e la città e i re della terra sono una sola Chiesa ed un solo corpo. Ecco le due città: l’una di Dio, l’altra del diavolo. E questa Donna e quella donna erano una cosa sola; e i re della terra le servivano entrambe. E l’Agnello, che è il Cristo, dà il suo potere alla Chiesa, le dà la sua potenza e la sua gloria; e il dragone, che è il diavolo, dà alla sua chiesa, cioè alla sua malefica congregazione, la sua potenza ed il suo potere: e la bestia è sempre nemica dell’Agnello. L’Agnello ha sette occhi e sette corna; e l’ottavo si dice che sia come un uomo ucciso, perché è morto solo nella carne, non nell’anima e nella divinità; e si dice che abbia sette corna, cioè sette chiese, e che sembrava ucciso e che era risorto. Così anche, all’opposto, la bestia, sempre invidiosa dell’Agnello, si è adattata sette teste; ed è l’ottava, che imitando l’Agnello, si dice sia stata uccisa e sia risorta. Questa ottava testa detiene il primato all’interno della Chiesa, quando attraverso i falsi sacerdoti e gli ipocriti, sotto simulazione di santità, sembra essere l’Agnello che pareva essere stato ucciso, e nasconde al suo interno un lupo rapace. Ma quando viene insultato in un tumulto contro la Chiesa, si spoglia immediatamente della pelle d’agnello con cui finge di essere appunto l’Agnello. Ciò che abbiamo detto implica chiaramente che ci siano due città, e due regni, e due re: Cristo e il diavolo; e che entrambi regnano su ognuna delle città. Tutti coloro che si trovano nel regno del diavolo sono oppressi dal giogo della sua concupiscenza, quando, corrotti dal piacere del dominio, sottomettono alla tirannia chi è inferiore alla propria condizione, come dice il Signore nel Vangelo: « … i capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire » (Mt. XX, 25-28). Di queste due città, l’una desidera servire il mondo e l’altra Cristo; l’una desidera avere il suo regno in questo mondo e l’altra fuggire da questo mondo. L’una si rattrista, l’altra gioisce; l’una flagella, l’altra è flagellata; l’una uccide, l’altra viene uccisa; l’una cerca di santificarsi ancora di più, l’altra agisce con sempre maggiore empietà. Queste due si sforzano in vista di una sola cosa: l’una per essere condannata, l’altra per essere salvata. Termina qui e ricapitola fino al tempo della pace futura con la brillante predicazione, quando gli uomini saranno illuminati con grande potenza; poi continua, dicendo quello che ha visto dopo.

TERMINA IL LIBRO NONO

COMMENTARIO ALL’APOCALISSE DI BEATO DI LIEBANA (16)