QUIS UT DEUS? (29 SETTEMBRE) FESTA DI S. MICHELE ARCANGELO

QUIS UT DEUS?

San Michele Arcangelo in un discorso di Pio XII

(Pio XII, L’Arcangelo liberatore, in Discorsi e radiomessaggi del secondo anno di pontificato (2.3.1940-1.3.1941), Ed. Poliglotta Vaticana, Roma 1960, pp. 107-112).


“Nella schiera dei Santi che essa venera, la Chiesa offre ai fedeli dei Patroni per i diversi stati e le diverse età della vita. Voi lo sapete, o diletti sposi novelli; ma sarete forse alquanto sorpresi nel sentirci oggi invocare su di voi la protezione dell’Arcangelo San Michele, di cui la Chiesa festeggia in questo giorno l’Apparizione, e per il quale voi, a primo aspetto, non provate forse che un senso di timore riverente. – La iconografia sacra lo raffigura coi lineamenti severi di un guerriero che atterra il demonio. Dopo le Sante Scritture, che chiamano Michele uno dei primi principi del cielo (Dan X, 13) e il condottiero delle milizie angeliche contro Satana (Ap XII, 7), la liturgia lo presenta (…) in queste medesime sembianze: quando scende dal cielo, il mare è sconvolto e trema la terra; quando inalbera la croce della salvezza come un vessillo di vittoria, egli fulmina dalla roccia celeste gli spiriti ribelli (Brev. Rom. Die 8 Maii). – Ma, più che altri, l’uomo e la donna, che lasciano il loro padre e la loro madre (Gn II, 24) per intraprendere insieme il misterioso viaggio della vita, sembrerebbero dover temere questo vindice dei diritti di Dio. Come tale, infatti, esso ricorda loro quasi istintivamente il cherubino, che, armato di una spada fiammeggiante, discacciò dal Paradiso terrestre la prima coppia umana (Gn III, 24). – Eppure, sebbene tale timore non sia senza un’apparenza di ragione, più forti sono i motivi di fiducia e di speranza. Giacché, all’ora stessa di quella tragedia iniziale dell’umanità, mentre i nostri progenitori si allontanavano nella fosca e gelida nebbia dell’anatema, una nube leggera, simile a quella che doveva un giorno vedere il profeta Elia (3 Re XVIII, 44), appariva già all’orizzonte, annunciatrice della rugiada benefica dei grandi perdoni: Michele con la milizia degli angeli fedeli, intravedeva la meraviglia dell’Incarnazione divina e della Redenzione del genere umano. Lungi dall’invidiare a questo, come l’orgoglioso Lucifero, l’onore dell’unione ipostatica, e obbedendo, secondo il suo nome e la sua divisa: “Quis ut Deus?”, al Signore che non ha uguali, egli adorò con tutti gli angeli buoni il Verbo incarnato (Eb 1, 6). – Così non ha cessato di amare gli uomini, per i quali prova una pietà quasi fraterna, e quanto più Satana si sforza di farli cadere nella geenna, tanto più l’Arcangelo lavora per ricondurli nel Paradiso perduto. Introdurre le anime presso Dio nella gloria eterna è un compito che la liturgia e la tradizione attribuiscono a San Michele. “Ecco – dice l’Officio divino nella festa di oggi – l’Arcangelo Michele, principe della milizia angelica, di cui il culto è sorgente di benefici per i popoli e la preghiera conduce al regno dei cieli… L’Arcangelo Michele viene con una moltitudine di angeli; a lui Iddio ha affidato le anime dei Santi, affinché le conduca al gaudio del Paradiso” (Brev. Rom. L.c.). E nell’Offertorio della Messa per i defunti la Chiesa così prega il Signore: “Che queste anime non cadano nell’oscuro, ma il vessillifero San Michele le conduca nella luce santa”. – Non crediate tuttavia che questo “Preposto del Paradiso”, che Dio ha costituito principe su tutte le anime da salvare, “constitui te principem super omnes animas suscipiendas” (“Ti ho costituito principe su tutte le anime in attesa di salvezza”) (Brev. Rom. L.c.), attende l’ora del supremo passaggio per manifestare agli uomini la sua bontà. Quanto caro dunque, o diletti sposi, vi deve essere il suo patrocinio per aiutarvi ad accogliere in questo mondo le anime, alle quali voi preparerete, nella obbedienza alle leggi del Creatore, una dimora corporea! Dopo di che San Michele vi sosterrà ancora nella vostra missione, prendendo cura di voi e dei vostri figli. – Giacché è una devozione molto antica (cfr. Acta Sanctorum, mens. September, t. VIII pag. 49 ss. 65-88) d’invocare il grande Arcangelo come protettore della salute e patrono dei malati. Voi tutti, venendo qui, avete potuto vedere la mole Adriana e salutare alla sua sommità la statua di bronzo, donde quel celebre mausoleo prende il nome di Castel Sant’Angelo. Quella immagine sembra di lassù vegliare sulla vita e sulla salute dei Romani e rammentare loro come, or sono mille trecento cinquanta anni, vale a dire nel 590, mentre la peste desolava la Città, il Papa San Gregorio Magno, movendo in processione con il clero e il popolo per impetrare la cessazione del flagello, vide, secondo la tradizione, apparire sul monumento l’Arcangelo San Michele rinfoderante la spada, in segno del termine del castigo divino (cfr. Acta Sanctorum, l.c. pag. 72). Voi dunque, o diletti figli e figlie, che intravedete già colle gioie anche i doveri e le sollecitudini della famiglia, domandate a San Michele che allontani dai vostri focolari le ansietà che la salute precaria dei fanciulli o la minaccia di epidemie, o le crisi stesse dello sviluppo cagionano al cuore dei genitori. – L’ombra benefica del Castel Sant’Angelo si estende del resto ben al di là dei confini dell’Urbe. San Michele, potente a soccorrere il mondo intero, sembra tuttavia accordare una protezione speciale ai figli della nostra cara Italia, come ricorda precisamente l’odierna festività. Infatti, circa cento anni prima della peste di Roma, una apparizione miracolosa sulla vetta del monte Gargano (cfr. Acta Sanctorum, l.c. pag. 54 ss.), la cui narrazione è inserita nel Breviario Romano, fece comprendere come l’Arcangelo Michele prende quel luogo sotto la sua tutela, e con tal fatto voleva al tempo stesso manifestare che si rendesse ivi un culto a Dio in memoria di lui e degli Angeli. – Ma la Chiesa invoca l’Arcangelo soprattutto come protettore della salute delle anime, ben più preziosa che quella del corpo e sempre minacciata dal contagio del male. Senza dubbio la Chiesa è sicura che le potenze infernali non prevarranno contro di lei (Mt XVI, 18); ma pure che, specialmente per la conservazione della vita cristiana nelle singole persone e nei singoli paesi, deve implorare il soccorso divino e che Dio ha per suoi ministri gli angeli (Os 103, 4). Perciò tutte le mattine, alla fine della Santa Messa, il sacerdote prega insieme coi fedeli: “San Michele Arcangelo, difendici nel combattimento; respingi nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che vanno errando nel mondo per la perdita delle anime!”. Raramente un simile ricorso è apparso più urgente di ora. – Il mondo, intossicato dalla menzogna e dalla slealtà, ferito dagli eccessi della violenza, ha perduto la sanità morale e la gioia, perdendo la pace. Se la terra dopo il peccato originale non può più essere un paradiso, potrebbe almeno e dovrebbe rimanere un soggiorno di fraterna concordia fra gli uomini e fra i popoli. Invece l’incendio della guerra divampa in varie nazioni e minaccia di invaderne altre. Il nostro cuore si commuove specialmente per voi, diletti figli e figlie, e per tanti altri novelli sposi di ogni paese, che in questa tragica primavera uniscono i loro destini.
Come vedere senza un fremito di orrore profilarsi, sia pur da lontano, – su questi giovani focolari, ove sorride la speranza, – lo spettro terribile della guerra? Ma se le forze umane non sembrano attualmente efficaci per il pronto ristabilimento di una pace giusta, leale e durevole, è sempre possibile agli uomini di sollecitare l’intervento di Dio. Tra gli uomini e Dio, il Signore ha posto quale mediatrice la sua dolcissima Madre Maria. Degnasi questa “Madre amabile”, questa “Vergine potente”, questa “Ausiliatrice dei cristiani”, che con maggior fervore e ansiosamente la invocano nel presente mese di maggio – ed oggi più specialmente sotto il titolo di Regina del Santissimo Rosario di Pompei,- unire di nuovo, sotto il manto della sua tenerezza, nella pace del suo sorriso, i suoi figli così crudelmente divisi! Degnasi, come la Chiesa canta pure oggi, nella sacra Liturgia, “l’Angelo della pace, Michele, scendere dal cielo nelle nostre dimore, e, messaggero di pace, relegare nell’inferno le guerre, cagioni di tante lacrime!” (Brev. Rom. L.c.).

IL CATECHISMO DELLA MAMMA (1)

IL CATECHISMO DELLA MAMMA [I.]

LA RELIGIONE SPIEGATA AI BAMBINI DA L’ABATE DE SAINT – JEAN

Nihil obstat Ian. 1933 – Can.cus DOCT. I. DAL SASSO Cens. Eccl.

Imprimatur: Patavii, die l4 Ian. 1933 CAN. COS DOCT. P . CARMIGNOTO – Vic. Gen.

Tipografia del Seminario – 1933

AL TUO FRANCESCO O MIO DILETTISSIMO TITO DEDICO LA TRADUZIONE DI QUESTO PREZIOSO LIBRICCINO PERCHÈ MEDIANTE LA CARA VOCE MATERNA ESSO LO AIUTI A CRESCERE QUALE TU LO VOLEVI E DA DIO LO IMPLORAVI. E DAL DI LA’ IL TUO SPIRITO POSSA GIOIRE DI LUI

6 Settembre 1932. – R. M.

Io sono la Via, la Verità e la Vita

AL LETTORE

Troppo a lungo si è presentata la verità religiosa al fanciullo sotto una forma astratta, arida e didattica che non poté che diminuire, per non dire annientare, il valore educativo del nostro insegnamento catechistico.

Il fanciullo imparando delle parole che egli sente per la prima volta e il senso delle quali non può penetrare la sua giovane intelligenza, ritiene con pena la lettera dei nostri catechismi, e questa non imprime o non imprime che molto imperfettamente la lezione cristiana che deve servire alla condotta della intera vita. Per essere pratica e portare dei frutti, questa lezione acquisterebbe pregio con l’entrare in un quadro vivente, il quadro pittoresco e semplice ad un tempo, dove si esplica ordinariamente la curiosità infantile.

La madre è, di tal fatto, la prima educatrice religiosa del fanciullo. Il suo linguaggio è istintivamente appropriato a l’intelligenza del piccolo essere che le deve la vita. Le impressioni e i sentimenti che la sua fede avrà depositati in quella giovane anima, vi lasceranno tracce profonde. Tali, per i neonati, le influenze di quel primo latte del quale la giovane madre li nutrisce.

Dal grande desiderio di facilitare a queste madri e ai loro figliuoli la comprensione delle verità cristiane, è sorto l’umile opuscolo che noi oggi offriamo al pubblico.

IL CATECHISMO DELLA MAMMA O LA RELIGIONE SPIEGATA AI BAMBINI parla un linguaggio del quale questi cari figliuoli conoscono le parole e che traduce tutte le questioni che può porre lo studio della religione cattolica a quell’età nella quale, dinanzi al mistero delle cose, si destano le prime curiosità.

Questo piccolo libro riassume in SETTE LEZIONI tutto l’insegnamento catechistico. Ciascuna delle lezioni è preceduta da un questionario complementare che riprende e fissa sotto una forma più impersonale e più precisa, il senso e i termini essenziali delle spiegazioni religiose fornite dalla madre al suo figliolino. La fantasia d’un libero insegnamento è cosi ricondotta, per via di conclusione, alle diritte linee de l’insegnamento didattico e di un insegnamento che segue le più strette direttive cattoliche. Noi crediamo a l’efficacia di questo metodo che indirizzandosi ad un tempo a l’intelligenza e alla memoria del bambino, ha di mira un duplice scopo: far capire e far imparare con facilità le lezioni della nostra santa religione. – La semplicità di questo piccolo libro ci ha fatto un dovere di eliminare dalle sue pagine infantili ogni traccia di astrusità e di sforzo.

Per quanto tenue ne sia la trama, il CATECHISMO DELLA MAMMA racchiude non di meno la somma di cognizioni sufficienti per avvicinarsi degnamente al Dio di paterna bontà che ricercava sulla terra la dolce compagnia dei bambini e assicurava che la loro purezza e la loro semplicità d’animo dovevano servire di modello ai più grandi, se essi volevano aver parte alle celesti ricompense. Piaccia a Dio che queste ricompense vengano un giorno a coronare lo sforzo di tutti coloro che lavorano ad estendere il suo regno fra gli uomini.

PRIMA LEZIONE

SPIEGAZIONE

– Dio –

II bambino. – Mamma, chi fa crescere le piante del giardino?

La mamma. – Colui che ha fatto le piante, bambino mio.

Il bambino. – E chi ha fatto le piante?

La mamma. – È il buon Dio che ha fatto le piante del giardino e TUTTE LE PIANTE del mondo.

Il bambino. – E gli uccellini che cantano sulle piante?

La mamma. – Dio, mio figliuolo, ha fatto gli uccellini e TUTTI GLI ANIMALI.

Il bambino. – E gli uomini, o mamma, anch’essi li ha fatti Dio?

La mamma. – Sì, TUTTI GLI UOMINI, mio caro, vengono da Dio. Egli ha fatto tutto quello che tu vedi sulla terra.

Il bambino. – E i lumicini che si vedono lassù quando viene la notte, chi li accende?

La mamma. – È sempre Dio che fa brillare nel cielo le stelle che tu chiami lumicini.

Il bambino. – Ha dunque fatte tutte le cose Iddio?

La mamma. – Tutte le cose, bimbo mio; Dio HA FATTO IL CIELO col sole per illuminare la terra durante il giorno; e con la luna e le stelle per illuminarla durante la notte.

Il bambino. – Di’ un po’, mamma; era molto difficile fare il cielo e la terra?

La mamma. – Tanto difficile che nessuno avrebbe potuto farli; soltanto Iddio lo ha potuto.

Il bambino. – E con che cosa ha Egli fatto tutto questo?

La mamma. – Dio ha fatto dal niente il cielo e la terra. Rifletti bene a questa parola: Dio ha fatto dal NIENTE: dal niente tutto quello che esiste nel cielo e sulla terra.

Il bambino. – Dimmi come fece, mamma.

L a mamma. – È semplicissimo, mio caro. Dio è onnipotente. Basta che Egli dica: Io VOGLIO, perché una cosa sia fatta.

Il bambino. – Allora, mamma, quando Dio volle fare le grandi piante del giardino, tutti i piccoli animali, tutti i lumicini del cielo e la grossa luna, ed anche il sole che fa rosse le ciliege, Dio non ha avuto che a dire questa piccola parola: Io voglio?

La mamma. – Sì, mio caro, e tutto fu fatto. Dio PUÒ FARE TUTTO QUELLO CHE VUOLE.

Il bambino. – Ha una bella fortuna, Lui!

La mamma. – Si deve dire: è potente, bambino mio. Ma della sua potenza fa sempre uso buono, perché  tutto quello che fa è ben fatto.

Il bambino. – Tu credi, mamma, che Egli non si sia mai sbagliato?

La mamma. – No, bimbo mio; tutto ne l’opera di Dio porta il segno di una sapienza che non può errare. Se l’acqua che tu bevi, l’aria che tu respiri, la terra su cui cammini fossero un po’ più o un po’ meno densi, non potresti né respirare, né bere, e gli operai non potrebbero costruire delle case, né i contadini coltivare la terra, né i marinai navigare.

Il bambino. – Come Dio è buono!

La mamma. – Sì, figliuolo mio; è buono Colui che ha fatto così bene le cose per la felicità degli uomini e di tutto quello che esiste sulla terra: per questo è chiamato Dio di bontà.

Il bambino. – Ma dov’è dunque Dio?

La mamma. – Egli È PRESENTE DA PER TUTTO,

II bambino. – Ma perché non lo si vede?

La mamma. – Non si vede Dio, perché è uno spirito.

Il bambino. – Che cos’è uno spirito, mamma?

La mamma. – È ciò che non ha corpo. Quindi non si può vederlo, né toccarlo, né udirlo. È come il tuo pensiero; tu non lo vedi, né io lo vedo; tu non lo tocchi, né io lo tocco; eppure il tuo pensiero esiste.

Il bambino. – Ma Dio, mamma, ci vede Egli?

La mamma. – Sì, Dio VEDE TUTTO, perché Egli è da per tutto. Egli sa tutto quello che s’è fatto mille anni fa e prima ancora; tutto quello che si farà tra mille anni e più in là; come tutto quello che oggi si fa.

Il bambino. – Ma se io nascondessi qualche cosa in un luogo e nessuno lo sapesse, lo saprebbe Dio?

La mamma. – Sì; Dio vede anche i più nascosti pensieri tuoi; quelli che la tua mamma non vede, li vede Lui.

Il bambino. – È dunque molto vecchio Dio, se vedeva già tutto più di mille anni addietro?

La mamma. – Dio è sempre stato e sempre sarà. Egli è eterno.

Il bambino. – E che cosa fa Dio da che ha finito il cielo e la terra?

La mamma. – Egli li governa, bambino mio.

Il bambino. – Che cos’è governare?

La mamma. – Far obbedire a gli ordini che si sono dati. Iddio è padrone di tutto quello che ha fatto; ha dato delle leggi, ossia degli ordini, al cielo e alla terra; e tutto quello che Dio ha loro detto di fare, il cielo e la terra lo hanno fatto sempre.

Il bambino. – Come sono obbedienti il cielo e la terra!

La mamma. – Tanto obbedienti, mio caro, che niente avviene in questo mondo senza la PROVVIDENZA, voglio dire senza 1′ordine e il permesso di Dio.

Il bambino. – Che cos’è la Provvidenza, mamma?

La mamma. – È la Sapienza di Dio che tutto guida. Questa Provvidenza, mio caro, è come l’occhio di una mamma sempre china su la culla del suo bambino.

Il bambino. – Per proteggere il suo piccolo, nevvero, mamma?

La mamma. – Sì, Dio veglia su tutte le sue creature, anche sui suoi più piccoli insetti.

Il bambino. – E quando il piede di un bambino cattivo schiaccia un insetto?

La mamma. – Dio non abbandona il piccolo insetto. Del suo povero corpicino schiacciato dal piede del fanciullo cattivo, Egli trae un bel fiore o forse un altro insetto più bello. Ma noi non sappiamo come ciò avvenga, perché non possiamo capire tutto quello che avviene in questo mondo.

Il bambino. – Perché, mamma?

La mamma. – Perché noi non vediamo che una piccola parte del quadro ove Dio disegna quanto avviene su la terra. Infatti sovente noi chiamiamo male ciò che è un bene. – Ma eccoti divenuto molto sapiente in un giorno, bambino mio.

Il bambino. – Ti sembra, mamma?

La mamma. – Sì, certo, mio caro, poiché oggi tu conosci DIO e la SUA PROVVIDENZA

PRIMA LEZIONE

RECITAZIONE

Dio

D. Chi ha fatto il cielo e la terra?

R. Dio.

D. Fu cosa molto difficile per Iddio?

R. No; Dio può fare tutto quello che vuole.

D. Dov’è Dio?

R. Dio è presente da per tutto.

D. Perché non lo si vede?

R. Perché Egli non ha corpo.

D. Dio ci vede?

R. Dio vede tutto e conosce anche i nostri più segreti pensieri.

D. È molto tempo che Dio esiste?

R. Dio, ha esistito sempre.

D. Che cosa fa Dio?

R. Governa il cielo e la terra.

D. Come governa il cielo e la terra?

R. Mediante la sua Provvidenza.

D. Che cos’ è la Provvidenza?

R. È la Sapienza di Dio che tutto dirige nel mondo.

D. Perché si dice che Dio è buono?

R. Perché Egli ha fatto tutto per il nostro bene.

***

SECONDA LEZIONE

SPIEGAZIONE

Un Dio in tre Persone

La mamma. – Vieni presto, bimbo mio, sulle ginocchia della tua mammina!

Il bambino. – Per che fare, mamma?

La mamma. – La tua preghierina, mio caro.

Il bambino. – Tu mi aiuterai nevvero, mamma?

La mamma. – Sì, mio caro, pregheremo Dio insieme, come lo facciamo ogni giorno. Dammi dunque la tua manina… No, non la mano sinistra, l’altra.

Il bambino. – La mano destra, mamma?

La mamma. – Sì, bambino mio, la mano destra che tu porterai alla fronte, indi al petto, poscia alla spalla sinistra e finalmente alla spalla destra. E che cosa si dice a Dio quando si fa il segno della croce?

Il bambino. – Nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.

La mamma. – Così sia, mio caro.

Il bambino. – Vi sono dunque tre dei, mamma, poiché si fa la preghiera al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo?

La mamma. – No, bimbo mio, non vi è che un solo Dio, ma Dio è in tre Persone, il Padre che è Dio, il Figlio che è Dio e lo Spirito Santo che è pure Dio.

Il bambino. – Ma, mamma, un Padre Dio, un Figlio Dio, uno Spirito Santo Dio, questo non fa tre dei?

La mamma. – No, mio caro, questo non fa che un solo Dio in tre Persone, ciò che non è la stessa cosa che un Dio in tre dei.

Il bambino. – Credi tu, mamma?

La mamma. – Sì, figliuolo mio, io credo che tre persone in Dio formano un Dio solo. Lo credo, perché è Dio stesso che ce l’ha detto ed Egli non può ingannarsi, ma è una cosa che non si può comprendere, voglio dire un mistero.

Il bambino. – Come lo chiami tu questo mistero?

La mamma. – Il MISTERO DI UN SOLO DIO IN TRE PERSONE, io lo chiamo, IL MISTERO DELLA SS. TRINITÀ.

Il bambino. – Vorrei ben capirlo, io, il mistero della Santissima Trinità!

La mamma. – Com’è dunque terribile il mio piccolo Toti! Ma la sua mammina non sa rifiutare nulla al suo tesorino. Tu vedi il sole, piccino?

Il bambino. – Sì, mamma, e illumina bene ed è ben caldo oggi, il sole.

La mamma. – Se esso illumina così bene, il sole, vuol dire che è luce, bimbo mio. Tu ben vedi la luce?

Il bambino. – Sì, mamma.

La mamma. – E questa luce è anche calore, ed è perché il sole è caldissimo, che il mio piccolo Totiha la fronte bagnata di sudore.

Il bambino. – Sì, mamma.

La mamma. – E nel sole vi è una cosa che si chiama materia, l a quale nel bruciare produce il calore e la luce, come la legna del bosco quando viene gettata nel fuoco.

Il bambino. – Sì, mamma.

La mamma. – Ebbene, bimbo mio, la materia, la luce ed il calore del sole, tu ben vedi che non fanno tre soli.

Il bambino. – No, mamma, ma uno solo.

La mamma. – Così, fanciullo mio, le tre Persone della Santissima Trinità non fanno che un solo Dio. Capisci tu un pochino, mio caro?

Il bambino. – Tu ben sai, mamma, che il tuo bambino capisce tutto quello che la sua mamma gli dice.

La mamma. – Poiché il mio caro piccolo è così intelligente, io voglio insegnargli un’altra cosa. Io ti ho detto, bimbo mio, che le tre persone della Santissima Trinità non fanno che un solo Dio. È per questo che le tre Persone divine sono sempre d’accordo per fare tutto quello che esse vogliono, e possono fare tutto quello che vogliono.

Il bambino. – Ma se il Figlio, mamma, volesse

prendere a suo Padre una cosa che Egli non ha, il Padre ed il Figlio sarebbero sempre d’accordo?

La mamma. – Tutto quello che il Padre possiede, mio caro, appartiene al Figlio, e allo Spirito Santo. LE TRE PERSONE SONO UGUALI IN OGNI COSA.

Il bambino. – Non nell’età, però, mamma? Il Padre è assai più vecchio di suo figlio, vero?

La mamma. – No, IL PADRE NON È PIÙ VECCHIO DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO, le tre Persone divine non hanno età. Esse furono sempre, esse sono EGUALMENTE ETERNE. Pensa a questo, ripetendo con la tua mamma: Nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.

Il bambino. – Così sia.

SECONDA LEZIONE

RECITAZIONE

Un Dio in tre Persone

D. – Vi sono più dei?

R . – No, non vi è che un solo Dio, e non ve ne può essere che uno.

D. – Vi sono più Persone in Dio?

R . – Sì, in Dio vi sono tre Persone; il Padre,

il Figlio e lo Spirito Santo.

D. – Il Padre è Dio?

R . – Sì, il Padre è Dio.

D. – Il Figlio è Dio ?

R . – Sì, il Figlio è Dio.

D. – Lo Spirito Santo è Dio?

R . – Sì, lo Spirito Santo è Dio.

J D . – Sono dunque tre dei?

R . – No, queste tre Persone non sono che un solo Dio.

D. – Perché queste tre Persone non sono che un solo Dio?

R . – Perché esse non hanno che una sola e stessa natura, una sola e stessa divinità.

D. – Di queste tre Persone, ve ne ha una più antica o più potente delle altre?

R. No, queste tre Persone sono eguali in ogni cosa.

D. Si può capire che un solo Dio possa esistere in tre Persone ?

R. No, perché è un mistero.

D. Che cos’è un mistero?

R. È una verità divina che supera la nostra intelligenza.

D. Come chiamate voi il mistero di un solo Dio in tre Persone ?

R. Lo chiamo il mistero della SS. Trinità.

D. Qual è il segno che ci fa pensare al mistero della SS. Trinità?

R. È il segno della croce che si fa portando la mano destra alla fronte’, poi al petto, indi alla spalla sinistra e in fine alla spalla destra, dicendo: Nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia.

***

TERZA LEZIONE

SPIEGAZIONE

Dio fatto uomo

Il bambino. – Il piccolo Gesù, è Egli Dio, mamma?

La mamma. – Sì, mio caro, il piccolo Gesù è IL FIGLIO DI DIO CHE S’È FATTO UOMO, e tu sai che il Figlio di Dio è ….?

Il bambino. – La seconda Persona della Santissima Trinità.

La mamma. – Bene, bimbo mio.

Il bambino. – Ma se si è fatto uomo, mamma, il piccolo Gesù non è più Dio?

La mamma. – Nel farsi uomo, il Figlio di Dio fu chiamato Gesù ed è restato Dio.

Il bambino. – Ma allora, mamma, Egli è uomo e Dio ad un tempo?

La mamma. – Sì, GESÙ È NELLO STESSO TEMPO DIO E UOMO. Ma noi non possiamo capire come questo sia avvenuto, anche questo è un mistero.

Il bambino. – E come si chiama questo mistero?

La mamma. – Il MISTERO DEL FIGLIO DI DIO FATTO UOMO è il MISTERO DELL’INCARNAZIONE.

Il bambino. – Allora, mamma, non potresti farmelo capire un pochino, questo mistero?

La mamma. – Tu vuoi fare il soldato, Toti?

Il bambino. – Sì, mamma.

La mamma. – Quando sarai soldato, sarai tu ancora il figliuolo mio?

II bambino. – Certamente, mamma.

La mamma. — Ecco, carino, un’immagine di Gesù, Dio e uomo ad un tempo.

Il bambino. – È molto tempo, mamma, che il Figlio di Dio s’è fatto uomo?

La mamma. – Hai tu osservato qualche volta il calendario che sta appeso di là nello studio di papà?

Il bambino. – Sì, mamma.

La mamma. – Hai letto le grandi cifre che segnano l’anno nel quale viviamo?

Il bambino. – Sì, mamma; da capodanno, noi siamo nel 1933.

La mamma. – Ebbene, bimbo mio, quelle grandi cifre ci dicono ancora che mille novecento trentatrè anni fa, il bambino Gesù è venuto sulla terra.

Il bambino. — Vorresti raccontarmi, mamma, la storia del piccolo Gesù venuto sulla terra?

La mamma. – Nulla posso rifiutarti, mio caro figliuolo. Quando si dice che il piccolo Gesù, che si chiama pure Gesù Cristo, è venuto sulla terra, vuol dire che il Figlio di Dio s’è fatto uomo. Tu sai, mio caro, tutto quello che bisogna avere per essere un uomo.

Il bambino. – Non me ne ricordo più.

La mamma. – Per essere un uomo, bisogna avere un corpo ed un’anima.

Il bambino. – Io non la vedo la mia anima.

La mamma. – Tu non la puoi vedere, perché l’anima tua è uno spirito; ma quando tu pensi, è l’anima tua che pensa; quando tu vuoi una cosa, è l’anima tua che vuole; quando tu dici alla tua mamma: Io ti amo, è l’anima tua che ama.

Il bambino. — Sì, mamma; ma dimmi, somigliava agli altri uomini il piccolo Gesù?

La mamma. – Venendo sulla terra il piccolo Gesù aveva un corpo ed un’anima come il corpo e l’anima degli altri uomini.

Il bambino. – E chi ha fatto il suo corpo?

La mamma. – È LO SPIRITO SANTO CHE HA FATTO IL SUO CORPO COL SANGUE DELLA SANTISSIMA VERGINE; tu sai, mio caro, la Madre del piccolo Gesù.

 Il bambino. – Sì, mamma!

La mamma. – T u sai ancora che si va ad adorare piccolo Gesù nel presepio, il giorno di Natale. NATALE È IL GIORNO IN CUI È NATO GESÙ CRISTO, Colui che ha fatto il maggior bene agli uomini, da che il mondo esiste.

Il bambino. – Dov’è dunque nato il piccolo Gesù?

La mamma. — Egli è nato a BETLEMME, piccola città della Giudea, in UNA POVERA STALLA. Egli ha voluto nascere povero per dimostrarci che i poveri erano gli amici suoi preferiti.

Il bambino. – E dopo, mamma?

La mamma. – Gesù Cristo fu adorato dai Magi il GIORNO DELL’EPIFANIA, che è pure chiamato il giorno dei Re.

Il bambino – E dopo, mamma?

La mamma. — Dopo, mio caro, Gesù Cristo non ha più fatto parlare di sé, fino a che non ebbe raggiunto i trent’anni.

Il bambino. – Ma che cosa fece in tutto quel tempo?

La mamma. – Durante quei trent’ anni di VITA NASCOSTA, Gesù fu sottomesso ai suoi genitori.

Il bambino. – Alla Santissima Vergine, mamma?

La mamma. – Sì, bimbo mio, ed anche a S. Giuseppe che era il padre Suo nutrizio e il protettore della Vergine Santa.

Il bambino. – E quando, mamma, il piccolo Gesù ha fatto parlare di nuovo di sé?

La mamma. – Durante gli ultimi tre anni della sua vita.

Il bambino. – Che cosa ha predicato Gesù Cristo?

La mamma. – Egli ha predicato il regno di Dio.

Il bambino. – Che cos’ è il regno di Dio?

La mamma. – È il cielo dove Dio regna con gli Angeli e i santi, e qui in terra è la Chiesa.

Il bambino. – È molto difficile, mamma, andare in cielo?

La mamma. – Dio non domanda niente di difficile ai bambini per aprir loro il cielo: bisogna essere buoni, obbedire a Dio ed amarlo.

Il bambino. – E dove si possono leggere le parole di Gesù Cristo sul regno di Dio?

La mamma. – In un piccolo libro che si chiama il Vangelo, che vuol dire la buona novella.

Il bambino. – Che cosa racconta ancora il Vangelo, mammina?

La mamma. – Il Vangelo ci racconta che Gesù ha fatto molti miracoli.

Il bambino. – Che cosa sono i miracoli?

La mamma. – Gesù faceva udire i sordi, vedere i ciechi, camminare quelli che camminare più non potevano. Egli perfino risuscitava i morti.

Il bambino. – E il mondo, mamma, è stato buono con Gesù?

La mamma. – Il mondo, bimbo mio, intendo il popolo giudeo, ha messo a morte Gesù.

Il bambino. – Oh, i cattivi! …

TERZA LEZIONE

RECITAZIONE

Dio fatto uomo

D. Quale delle Persone della Santissima Trinità s’è fatta uomo?

R. È Dio il Figlio, la seconda Persona della Santissima Trinità.

D. Come il Figlio di Dio s’è fatto uomo?

R. Prendendo un corpo e un’anima simile alla nostra.

D. Dove il Figlio di Dio ha preso questo corpo e quest’anima?

R. Nel seno di una Vergine chiamata Maria, la quale è così divenuta la Madre di Dio.

D. Come poté farsi questo?

R. Per la potenza dello Spirito Santo, la terza Persona della Santissima Trinità.

D. Si può capire questa cosa?

R. No; è anche questo un mistero.

D. Come chiamate questo mistero del Figlio di Dio fatto uomo?

R. Lo chiamo il mistero de 1′Incarnazione.

D. Come si chiama il Figlio di Dio fatto uomo?

R. Il Figlio di Dio fatto uomo si chiama Gesù Cristo.

D. In che giorno è nato Gesù Cristo?

R. Il giorno di Natale.

D. Dov’è nato Gesù Cristo?

R. Gesù Cristo è nato a Betlemme, piccola città della Giudea, in una povera stalla.

D. Come chiamate il libro che ci racconta la vita di Gesù Cristo ?

R. Questo libro si chiama il Vangelo.

IL CATECHISMO DELLA MAMMA (2)