UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI DI TORNO: S. S. LEONE XIII – “DUM MULTA”

In queste breve lettera Enciclica alla Gerarchia ecclesiastica dell’Equador, il Santo Padre Leone XIII, ribadisce i capisaldi del Cristianesimo cattolico circa il Sacramento del matrimonio, che la setta infernale colà trapiantata, attraverso un empio e corrotto governo – come ancora oggi in tutto il mondo – aveva stravolta a dannazione dei singoli e dei popoli. Questa è l’azione costante e capillare delle sette infernali delle conventicole massoniche, che in nome di un folle libertinaggio, spacciato per libertà di coscienza, cioè libertà dalle leggi divine, provvede ad asservire alla schiavitù di lucifero e dei suoi adepti, umani o angelici, in vista della eterna dannazione. Qui oltretutto per tutti gli ipocriti pseudo-cristiani della sinagoga di satana vaticana, c’è materia di rivedere i concetti che dal Fondatore in poi, fino al 1958 – epoca dell’introduzione della setta infernale in Vaticano – sono stati detti e ribaditi a coloro che vogliono seguire le orme del Cristo, essere figli adottivi di Dio e partecipare delle grazie divine per santificarsi e godere dell’eterna gloria in cielo. Ora questi privilegi sono riservati solo agli appartenenti al Corpo mistico di Cristo, quel Corpo dal quale dottrinalmente sono esclusi gli apostati, gli eretici, gli scismatici seguaci di falsi Vescovi e veri antipapi – come gli attuali sepolcri imbiancati –, ed avviati quindi all’eterna dannazione. Ai veri Cattolici del pusillus grex il compito di praticare con fermezza indomita e senza cedimento alcuno e sordi agli infami richiami delle sirene moderniste, la dottrina del Figlio di Dio incarnato e della sua unica vera Chiesa – garantita dal suo Vicario in terra – fino alla fine dei tempi, quando il Signore Gesù, balenando come un fulmine dall’Oriente, verrà a giudicare quelli alla sua sinistra per l’eterna dannazione, e questi alla destra per l’eterna beatitudine.

DUM MULTA

Enciclica di Leone XIII

SULLA LEGISLAZIONE MATRIMONIALE

Ai venerati fratelli, l’Arcivescovo di Quito e gli altri Vescovi dell’Ecuador.

Mentre siamo oppressi da molta tristezza nell’apprendere a quale stato doloroso è ridotta la Chiesa in Ecuador, siamo stati molto soddisfatti delle vostre ordinanze tempestive e pubblicamente proclamate. Nella vostra cura pastorale, non avete esitato a protestare ad alta voce contro quelle leggi che si oppongono non solo ai diritti della Chiesa, ma anche al diritto divino. Le avete condannate fin dal momento in cui sono state proposte. Avete dedicato tutto il vostro zelo ed il vostro impegno prima che fosse fatto il danno, onde impedire che gli oratori pubblici realizzassero la loro rovinosa intenzione legislativa. Voi non siete inconsapevoli della costante lungimiranza che abbiamo dedicato nel ristabilire la tranquillità religiosa del vostro Paese. Questo è della massima importanza per il bene della Chiesa e dello Stato. Ma le speranze che Noi avevamo, le speranze che hanno incoraggiato quasi tutto il popolo dell’Ecuador, sono svanite miseramente. Infatti, non solo non è stata fatta alcuna riparazione per precedenti ingiustizie distruttive, ma sono state ancora aggiunte altre ingiustizie molto gravi. Vediamo infatti che una diocesi che era stata costituita secondo i santi canoni è stata abolita. Sappiamo che sono stati nominati i Vescovi in diocesi vacanti, senza alcuna autorizzazione da parte della Santa Sede. Sappiamo anche che la santità del matrimonio cristiano è stata impedita in vari modi.

La natura del matrimonio cristiano

2. Abbiamo trattato spesso questo argomento in altre lettere, specialmente nella Nostra lettera apostolica del 10 febbraio 1880. In essa abbiamo sottolineato la natura del matrimonio cristiano, la sua forza, la cura che la Chiesa ha dedicato alla protezione del suo onore e dei suoi diritti, ed il ruolo dell’autorità civile nei suoi confronti. È infatti evidente che siccome Cristo, il Figlio di Dio, Redentore e restauratore della natura umana, ha elevato il matrimonio cristiano alla dignità di Sacramento, ogni matrimonio cristiano è tal Sacramento. La questione del contratto può essere  separata in qualche modo dalla natura del Sacramento. Ciò significa che mentre l’autorità civile conserva in pieno il suo diritto di regolare i cosiddetti effetti civili, il matrimonio stesso è soggetto all’autorità della Chiesa. Inoltre, è certo che Gesù, il Redentore di ogni razza, ha abolito l’usanza del ripudio, ha rafforzato il matrimonio con il potere sacro ed ha ripristinato la legge della indissolubilità, così come era stata stabilita dalla volontà di Dio fin dall’inizio. Ne consegue che il matrimonio dei Cristiani, quando è pienamente compiuto, è santo, indivisibile e perfetto. Non può essere sciolto per nessun altro motivo che non sia la morte di uno dei due coniugi secondo le sacre parole: “Non separi l’uomo ciò che Dio ha unito”. Così facendo, Cristo ha certamente inteso conferire molti benefici al genere umano, perché questa istituzione preserva o ristabilisce nel modo più efficace la moralità, promuove l’amore di un coniuge per l’altro, conferma le famiglie con la forza divina, rinnova l’educazione e la protezione della prole, ristabilisce la dignità della donna, e infine stabilisce l’onore e la prosperità del consorzioii familiare e civile nel modo più benefico ed eccellente.

Condanna del matrimonio civile

3. Pertanto, in conformità al Nostro dovere di maestro supremo che ci rende custodi e paladini della legge divina ed ecclesiastica, Noi alziamo la voce e condanniamo totalmente le cosiddette leggi sul matrimonio civile recentemente emanate in Ecuador. Per quanto riguarda i divorzi, li respingiamo insieme ad ogni assalto alla santa disciplina della Chiesa. Il fatto che queste leggi siano state stabilite di fronte alla vostra opposizione e siano così in contrasto con lo sviluppo della prosperità civile e con gli interessi della Religione non è motivo di scoraggiamento. Dovreste piuttosto aumentare il vostro zelo per la Religione ed essere più vigili. Continuate dunque a difendere i diritti trascurati e disprezzati della Chiesa, senza cedere alla violenza. Insegnate ai fedeli affidati alle vostre cure ed educateli affinché conservino il rispetto dovuto ai loro capi; siate fedeli all’insegnamento della Religione cattolica e praticate la moralità cristiana. Con fervide e ardenti preghiere al Sacratissimo Cuore di Gesù, al quale il vostro popolo è stato solennemente consacrato al di sopra di tutte le nazioni, voi tutti dovreste chiedere che Egli si degnasse di donare tempi più felici alla Chiesa dell’Ecuador attraverso l’abbondanza delle sue misericordie. Noi rimaniamo ancora il vostro compagno e condividiamo i vostri dolori e le vostre suppliche. Nel frattempo, come segno della Nostra buona volontà e come pegno dei doni divini, impartiamo amorevolmente al Signore la Nostra benedizione apostolica a voi e ai vostri fedeli.

Dato a Roma, a San Pietro, il 24 dicembre dell’anno 1902, venticinquesimo anno del Nostro Pontificato.