DA SAN PIETRO A PIO XII (19)

[G. Sbuttoni: da san Pietro a Pio XII, Ed. A.B.E.S. Bologna, 1953]

CAPO VII.

LA RIVOLUZIONE FRANCESE

PREAMBOLO

I precedenti

Dall’assolutismo regio (il re disponeva degli averi e della vita dei sudditi; chiunque poteva essere arrestato con semplice biglietto o « lettres de cachet » firmati anche in bianco e spesso trafficati in modo vergognoso) e dalla disuguaglianza dèi cittadini (il popolo era diviso in tre ordini: NOBILTÀ, CLERO, BORGHESIA; i primi due, esenti da ogni tassa e con tutti i diritti, la borghesia e il basso clero senza diritti e pagavan tutto) ebbe origine la RIVOLUZIONE FRANCESE del 1789. Cominciò essa con l’Assemblea degli Stati Generali e con la presa della Bastiglia (1789) e finì con la proclamazione dell’impero (2-12-1804).

Principali fatti furono:

Assemblea costituente (1789-1791); presa della Bastiglia (14 luglio 1789); notte del 4 agosto; stragi di ottobre; riforme politiche, giudiziarie, finanziarie, economiche; costituzione civile del clero; fuga del re (20 settembre 1791).

Assemblea legislativa (1791-92): stragi del 10 agosto e del mese di settembre 1792; supplizio di Luigi XVI e di Maria Antonietta (1793); ribellione delle province francesi; il regno del Terrore (1793-94); Dittatura di Robespierre. Direttorio (1795-99): guerra alla Germania; vittorie di Bonaparte in Italia (1796); Trattato di Campoformio (1797), spedizione di Egitto (1798).

Consolato (1799-1804); guerra in Italia (Marengo) pace di Luneville (1801) e di Amiens (1802).

Concordato: promulgazione del nuovo Codice civile; Bonaparte console a vita e congiura di Cadoudal; supplizio del duca d’Enghien.

Impero (1804).

1 10 anni compresi tra l’Assemblea Nazionale e il Consolato (1789-1799) hanno sempre avuto dalla storia, anche nostra, esaltazioni ditirambiche. Per chi sappia guardare con i propri occhi, essi sono la rapida monopolizzazione di talune umanissime e giustissime esigenze del popolo da parte di un’audace minoranza, la quale, nel promuovere quelle e assai più gl’interessi di cricca — realizza ed impone, magari in nome della libertà, la più tipica mentalità anticristiana [la setta Massonica degli Illuminati ne è stata notoriamente motore e carburante –ndr.-] di quello che era il proprio secolo: il XVIII. – Nessun incenso può nascondere che la giusta guerra al privilegio si rivelò anche come brutale spogliazione della proprietà ecclesiastica e tumultuario incameramento dei beni monastici, naturalmente a tutto beneficio di una borghesia poco scrupolosa; che la famosa democrazia prese — fra le altre — la forma, imposta anche con la violenza, della « Costituzione Civile del Clero » e della feroce persecuzione contro i « refrattari » (si ricordino le deportazioni alla Guiana, i massacri nel convento di Carmes, i « pontons » della Loira); che il vago e comodo deismo enciclopedico ebbe le sue degne celebrazioni nelle sconce buffonate robespierriane della « dea ragione » e in quelle dei « teofilantropi »; che mai forse bandiera (L. E. F.) copri tanta volontà imperialistica di rapina, con asservimento e distruzione dei valori cristiani e cattolici nel mondo (e qui rientra la cattura e detenzione di Pio VI). E se questi sono appena un vago inizio di spunti storici, come stupirsi che taluni gravi autori possano scrivere che la Rivoluzione Francese è nei suoi motivi ispiratori « naturaliter antichristiana »?

* * *

D. Che cosa fu la Rivoluzione Francese?

— Il più atroce rigurgito di odio contro l’ordine religioso e sociale, contro Dio e i re, le persone e le cose, che s’estese sopra la Francia come lava devastatrice d’un vulcano; e che, invece di aprir la via alla civiltà, fu causa immediata d’incalcolabili rovine e causa remota di tutti gli scompigli e delle sciagure che travagliarono e travagliano le nazioni.

D. Perché mai?

— Perché volle essere la reazione violenta contro il Medio Evo cristiano. Questo equivaleva alla formula: « Dio in tutto, da per tutto e sempre », la Rivoluzione equivalse alla formula: « Senza Dio in tutto, da per tutto e sempre ». Or è evidente che una reazione contro Dio, che è per essenza « amore », non può dare che il più atroce rigurgito di odio.

D. Da che cosa era stata preparata?

— Dalle dottrine anti-ecclesiastiche di Giovanni Wycliff (1830 – 1384), continuate dal boemo Giovanni Huss (1369 – 1415). Definito la « stella mattutina » dei riformati, cioè del Protestantesimo, il quale fu il grande movimento di separazione dalla Chiesa di Roma. Finirono poi di preparare il terreno le false dottrine filosofiche dei secoli XVII e XVIII.

D. Le condizioni di vita della maggior parte del popolo non reclamavano delle riforme!

— Senza dubbio, ed esigevano, in nome della giustizia e della fratellanza, un profondo rivolgimento. Peccato che, invece di svolgersi attraverso le vie legali, si compì mediante la violenza e il sangue.

D. Come si componeva la nazione francese?

— Dei tre « stati »: clero, nobiltà e popolo.

Il clero, diviso in alto, composto di nobili e fornito di enormi ricchezze, immunità e privilegi; e basso, disperso in villaggi poveri a stentarvi la vita; la nobiltà, provvista, come l’alto clero, d’enormi ricchezze, immunità e privilegi, faceva capo alla corte, dove, per il sistema feudalistico, il più rigido assolutismo era la regola di condotta del sovrano e contribuiva a sfruttare il popolo, sovraccarico di imposte, di decime e, contribuzioni di ogni genere.

D. Poteva continuare a tollerarsi un simile stato di cose?

— No; e difatti larghi strati della nobiltà e del clero e lo stesso re, Luigi XVI, sentirono la necessità della revisione.

D. Chi si oppose?

— Il Parlamento.

D. Che cosa convocò allora il re?

— Gli « Stati Generali » , cioè un’assemblea di deputati del clero, della nobiltà e del popolo, che, almeno di nome, temperavano l’assolutismo del re (4 maggio 1789). I deputati del popolo però si proclamarono, il 17 giugno, « Assemblea Nazionale » : ad essi, dietro invito del re, si unirono gli altri due ordini e si ebbe l’« Assemblea Costituente ».

D. In che cosa sì concretarono i lavori dell’Assemblea Costituente?

— Nella « Dichiarazione dei diritti dell’uomo», che abolì tutti i titoli e privilegi feudali, proclamando l’uguaglianza di tutti gli uomini e la libertà di culto, di parola e di stampa.

D. Dove si accentuarono le misure ostili alla Chiesa?

— Nel « Decreto di secolarizzazione dei beni ecclesiastici » con il quale furono incamerati e venduti all’asta i possedimenti della Chiesa;

— nel decreto di « scioglimento di tutti gli Ordini e Congregazioni religiose »; ma il colpo più grave fu

— la « costituzione civile del clero », che colpiva in pieno la sovranità della Chiesa, attribuendo ai comuni la nomina dei parroci e agli elettori dipartimentali l’elezione dei vescovi (= un ritorno dell’investitura laicale).

D. Che cosa impose la Costituente agli ecclesiastici?

— Il giuramento di fedeltà alla nuova costituzione, rifiutato però da due terzi.

D. Che decise il papa Pio VI?

— Condannò la Costituzione civile del clero, vietando ai vescovi, eletti irregolarmente, di esercitare atti di giurisdizione e minacciando scomunica a coloro che non disdicessero il giuramento prestato (1791).

D. Chi infierì di più tuttavia contro la Chiesa?

— L’« Assemblea Legislativa» (1791 – 1792), che costrinse, per mezzo dei Giacobini, estremisti della rivoluzione, gli ecclesiastici a prestare giuramento e questa volta sotto pena d’esilio; soppresse i monasteri tuttora esistenti e vietò di indossare in pubblico l’abito ecclesiastico.

Cominciarono numerose le vittime.

D. Chi successe all’Assemblea legislativa?

— La « Convenzione Nazionale » (1792 – 1795), che proclamò immediatamente la «Repubblica», fece decapitare re Luigi XVI, impose il calendario repubblicano, che aboliva le domeniche e le feste dei Santi, soppresse il culto cristiano, dedicando Nòtre-Dame alla « dea Ragione», impersonata da un’artista lirica.

D. Che cosa venne instaurato in questo periodo?

— Il regime del terrore con le tre belve umane: Danton, Marat e Robespierre, che insanguinarono interamente la Francia, rimanendo infine essi stessi vittime della rivoluzione.

D. Chi, d’altri, colpì la rivoluzione?

— Lo stesso papa Pio VI, che, proclamata per ordine del Direttorio la Repubblica Romana, venne condotto in esilio a Valenza nel Delfinato, dove morì, esclamando: « Perdona loro… ». La salma del Papa, da prima insepolta, fu poi chiusa in una bara di piombo, e solo dopo 122 giorni Napoleone firmò il permesso di seppellirla nel cimitero di Valenza, da dove poi nel 1802 fu portata a Roma e sepolta in s. Pietro.

D. Che aveva detto Napoleone alla morte di Pio VI?

— « È morto l’ultimo Papa! »

D. Fu buon profeta?

— Pare di no. Morto Pio VI il 29 agosto 1799, con sorpresa di tutti il 14 marzo 1800 a Venezia venne eletto Pio VII, che entrò in Roma fra il più grande entusiasmo del popolo il 3 luglio.

D. Che era avvenuto frattanto?

— Dopo la grande vittoria di Marengo, Napoleone, divenuto Primo Console, vide sommamente utile conciliare la Francia con la Chiesa e il 16 luglio 1801 venne firmato il Concordato, che chiuse la più brutta pagina della rivoluzione. Solo che Napoleone, all’insaputa del Papa, aggiunse i 77 Articoli Organici, che alteravano il Concordato, ponendo il clero in balìa del potere civile. Fu inutile la protesta del Papa.

NAPOLEONE E IL PAPA IN LOTTA

D. Che cosa portò in definitiva il Concordato?

— La lotta più furibonda tra Napoleone e il Papa. Il dittatore [massone di alto grado – il segno dell’arco reale era una sua caratteristica – ndr. -] si era fissato di voler sbarazzarsi dell’inerme Potenza, che sfidava i secoli e che costituiva un ostacolo ai suoi piani ambiziosi.

D. Che pretese dal Papa?

— Che, lo incoronasse imperatore in Notre-Dame; per questo il Papa andò a Parigi. Il 2 dicembre 1804 con gesto oltraggioso e superbo Napoleone, anziché ricevere la corona dal Papa, se la pose in capo da sé e circondò il Papa solo di scortesie e di sconvenienze. Si lamentava poi che le popolazioni per veder lui avrebbero fatto una lega, per veder il Papa invece ne avrebbero fatto venti.

D. A che mirò il Papa nel suo viaggio?

— Ad ottenere l’annullamento degli Articoli Organici, ma inutilmente.

D. Ci furono poi altri motivi di attrito?

— Si: il rifiuto del Papa di annullare il matrimonio di Girolamo, fratello di Napoleone; di riconoscere Giuseppe, altro fratello, quale re di Napoli in luogo dell’espulso Ferdinando IV di Borbone.

D. Come reagì Napoleone?

— Scese a Milano a cingere la « corona di ferro » e invase lo Stato Pontificio, facendo occupare Roma.

D. Che faceva intanto il Papa?

— Scrive il Chateaubriand: « Nell’ombra del palazzo romano un prete settantenne, senza neppure un soldato, teneva in scacco l’impero ».

D. Che seguì poi?

— Napoleone, furente per la resistenza del Papa, il 17 maggio 1809, dichiarò lo Stato Pontificio annesso all’impero francese e Roma città imperiale e libera. Il Papa, immediatamente fece affiggere alle porte delle Basiliche la .Bolla di scomunica contro Napoleone e i suoi complici.

D. A che giunse allora Napoleone?

— A far arrestare il Papa e a rinchiuderlo in carcere a Savona e a tentare ogni mezzo per farlo abdicare alla sovranità terrena. Il Papa fu irremovibile.

D. Che fece per ottenere l’annullamento del suo matrimonio con Giuseppina Beauharnais e passare a nozze con Maria Luisa d’Austria?

— Pece condurre a Parigi e tenne sotto controllo tutti i cardinali, nella speranza che, in caso di morte del Papa, avrebbe diretto il conclave a suo piacimento; in secondo luogo avrebbe sentenziato sulla nullità del suo primo matrimonio. Ma pur trovando un certo numero di cardinali a lui fedeli, non raggiunse i suoi scopi.

D. Durante la campagna di Russia dove fu trasportato il Papa?

— A Pontaineblau, mentre, sulle steppe russe, i soldati di Napoleone in ritirata gettavano i fucili e cadevano congelati sulla neve; effetto della scomunica, a cui il superbo si era rifiutato di credere.

D. Come si vendicò Pio VII contro Napoleone, caduto nella polvere?

— Rientrato trionfalmente in Roma il 10 marzo 1814, mentre il 18 giugno 1815 Napoleone veniva relegato nell’isola di S. Elena, Pio VII scrisse al Reggente d’Inghilterra allo scopo di ottenere al grande esiliato una mitigazione della pena, e mandò due cappellani ad assisterlo, finché maggio 1821 « l’uom fatale » morì. Ei fu …