SALMI BIBLICI: “CONFITEBOR TIBI, DOMINE, … QUONIAM AUDISTI (CXXXVII)

SALMO 137: “CONFITEBOR TIBI, DOMINE, … quoniam audisti”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS. 

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME TROISIÈME (III)

PARIS – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 137

Ipsi David.

[1]  Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo, quoniam audisti verba oris mei. In conspectu angelorum psallam tibi,

[2] adorabo ad templum sanctum tuum, et confitebor nomini tuo super misericordia tua et veritate tua, quoniam magnificasti super omne nomen sanctum tuum.

[3] In quacumque die invocavero te, exaudi me; multiplicabis in anima mea virtutem.

[4] Confiteantur tibi, Domine, omnes reges terræ, quia audierunt omnia verba oris tui;

[5] et cantent in viis Domini, quoniam magna est gloria Domini;

[6] quoniam excelsus Dominus, et humilia respicit, et alta a longe cognoscit.

[7] Si ambulavero in medio tribulationis, vivificabis me; et super iram inimicorum meorum extendisti manum tuam, et salvum me fecit dextera tua.

[8] Dominus retribuet pro me. Domine, misericordia tua in sæculum; opera manuum tuarum ne despicias.

[Vecchio Testamento Secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO CXXXVII.

Rendimento di grazie a Dio, che esaudì la sua supplica. Probabilmente era la supplica pel Messia, e ringrazia Dio che l’abbia esaudito, potendo ora predire la gloria del Cristo, e la conversione delle genti.

Dello stesso David.

1. Darò lode a te con tutto il cuor mio, o Signore, perché hai ascoltate le voci della mia bocca. Al cospetto degli Angeli canterò inni a te;

2. te adorerò nel tuo tempio santo, e darò lode al tuo nome. A motivo della tua misericordia e della tua verità; perché sopra qualunque cosa hai esaltato il tuo santo nome. (1)

3. In qualunque giorno io t’invochi, esaudiscimi: moltiplicherai nell’anima mia la fortezza.

4. A te dian lode, o Signore, tutti i re della terra, perché hanno udite tutte le parole della tua bocca.

5. E cantino le vie del Signore, perché grande è la gloria del Signore.

6. Perché il Signore è eccelso, e sopra le cose basse getta i suoi sguardi: e le alte mira da lungi.

7. Se io camminerò nel mezzo della tribolazione, tu mi darai vita; e contro l’ira dei miei nemici stendesti la mano tua, e la tua destra mi salvò.

9. Il Signore farà mie vendette: Signore, la misericordia tua è per sempre; non disprezzare le opere della tua mano.

(1) La Vulgata riporta “sanctum”, invece di “verbum” che si legge nel testo ebraico, ma il senso è lo stesso. Questo “nome” è quello del “Verbo” « ciò che nasce da te è santo. » Il rapporto con l’Incarnazione è evidente (Le Hir.

Sommario analitico

In questo salmo, che è un canto di azioni di grazie in cui Davide, liberato da tutti i suoi nemici, riconosciuto come re da tutte le tribù, celebra a suo nome e a nome del suo popolo la gloria ed i benefici del Signore, e gli rende grazie della promessa che ha fatto a Davide di far uscire da lui il Messia e stabilire il suo trono per sempre.

I. – Egli promette di cantare le lodi di Dio, ed indica:

1 ° Il modo o le qualità di sua azione di grazie:

a) la lode del cuore in presenza di Dio (1);

b) la lode esteriore, la salmodia in presenza degli Angeli (2);

c) l’adorazione del corpo nel tempio;

d) la glorificazione del nome di Dio con le opere (2);

2° La causa: a) la misericordia di Dio, b) la sua verità per il compimento delle sue promesse, c) la sua potenza con la quale egli ha glorificato il suo nome (2);

3° Il frutto che ne spera: a) è che Dio esaudirà la sua preghiera in ogni tempo, b) che moltiplicherà ed aumenterà la forza della sua anima (3).

II. – Egli invita tutti i re della terra a rendergli ugualmente l’omaggio e fa loro conoscere:

1° la maniera con cui devono espletare questo dovere: a) è riconoscerlo come sovrano padrone dell’universo (4); b) camminare nelle sue vie e cantare le sue lodi alla vista dei mezzi ammirabili che Egli usa per eseguire ciò che vuole (4, 5);

2° Le ragioni sulle quali è fondato questo dovere, che sono: a) perché essi hanno visto la gloria di questo Dio liberatore (5); b) perché Dio, sì elevato per la sua natura, abbassa i suoi occhi e guarda da lontano i superbi (6); c) perché Egli viene in soccorso dei suoi servi nella tribolazione (7); d) perché punisce i loro nemici stendendo la sua mano ed esercitando la sua vendetta su di essi; e) perché dà ai suoi servi, opera delle sue mani, una gloria eterna (8).

Spiegazioni e Considerazioni

ff. 1-3. – Una delle cose più rimarchevoli nei salmi, e forse una delle meglio sottolineate, è l’offerta che fa incessantemente il Profeta del suo cuore e di tutto il suo cuore. È – dice San Agostino – l’olocausto che brucia perpetuamente sull’altare del Signore. Io faccio del mio cuore tutto intero un altare per confessare il vostro Nome, ed io vi presento un olocausto di lode. È l’amore che consuma questo olocausto; il Profeta che non trattiene nulla per sé, ma consacra tutto a Dio … Quale differenza tra la preghiera del Re-Profeta e quella della maggior parte dei Cristiani! Noi preghiamo, sia con formule estratte dai Salmi, sia ripetendo le diverse preghiere della Chiesa, sia anche meditando le verità eterne, ma dov’è il cuore? Noi diciamo con Davide: « Signore, io vi lodo, vi rendo delle azioni di grazie con tutto il mio cuore; » ma il nostro cuore è d’accordo con la nostra bocca? (Berthier). « Perché avete ascoltato le parole della mia bocca. » La mia bocca, cos’è se non la bocca del mio cuore? Noi abbiamo in effetti, nel cuore, una voce che Dio ascolta e che alcun orecchio umano conosce. Questa bocca è dentro di noi: è là che noi preghiamo, e se noi abbiamo preparato in noi un alloggio o una casa per Dio, è là che gli parliamo, è là che veniamo esauditi (S. Agost.) – Bisogna che le nostre preghiere, che i nostri canti di azione di grazie siano in rapporto con l’alta elevazione dei nostri uditori. Noi abbiamo come spettatori e giudici gli Angeli che circondano il trono di Dio, bisogna dunque che tutto il nostro esterno, che le nostre parole, siano in armonia con la santità del cenacolo in mezzo al quale siamo, quando preghiamo. Se abbiamo sempre presente allo spirito questo pensiero che i santi Angeli ci contemplano e ci ascoltano, lodano il nostro zelo ed il nostro fervore e che condannano, al contrario, le nostre distrazioni, la nostra negligenza, la nostra tiepidezza, noi saremo più attenti e raccolti. – Il Profeta vuol dire anche che la sua preghiera imiterà le adorazioni di queste intelligenze celesti, che non vi mescolerà niente di umano, che si eleverà al di sopra di tutti gli oggetti terrestri. Io mi sforzerò di cantare con gli Angeli, di rivaleggiare nello zelo con essi. Io sono di natura diversa, è vero, ma mi sforzerò di eguagliarli con l’ardore dei miei desideri e prendere posto tra essi. (S. Chrys.). – « Io adorerò nel vostro tempio santo » Qual è questo tempio santo? Il luogo ove noi dimoreremo, il luogo dove noi adoreremo. Noi vi corriamo per adorare, il nostro cuore è grande, porta il suo fardello e cerca un luogo ove possa depositarlo. Qual è questo luogo ove Dio deve essere adorato? In qual mondo, in quale edificio, su quale trono, nel cielo ed in mezzo alle stelle? … Dio ha il suo trono in noi; « Il tempio di Dio è santo, e voi siete questo tempio. » (I Cor. III, 17). Tuttavia questo è evidente, Dio abita anche negli Angeli, dunque, quando la gioia che ci causano le cose spirituali ci fa cantare per Dio in presenza degli Angeli, questa celeste milizia è il tempio di Dio, e noi adoriamo nel tempio di Dio. C’è una Chiesa del basso, ed una Chiesa dell’alto: la Chiesa del basso è formata da tutti i fedeli, la Chiesa dell’alto è formata da tutti i santi Angeli (S. Agost.) – Il Profeta non separa mai la Misericordia dalla verità delle promesse di Dio; perché, ancorché Dio non possa mancare alla verità di ciò che Egli ha promesso, non promette che con un effetto della sua infinita Misericordia. – Ammiriamo egualmente, nell’una e l’altra delle sue perfezioni, la Potenza e la Gloria del suo santo Nome, elevate al di sopra di tutto, o meglio, secondo un’altra traduzione data da San Girolamo a questo versetto, secondo il testo ebraico, perché avete elevato al di sopra di ogni nome, il vostro Santo, cioè il Figlio di Dio, chiamato Santo in un senso assoluto, perché Egli è cosa santissima, e che non c’è, né nel cielo, né sulla terra, niente di più santo di Lui. È in questo stesso senso che l’Angelo dice a Maria: « Ecco perché il Santo che nascerà da voi, si chiamerà Figlio di Dio, » (Luc. I, 35). – E non è ad una sola nazione che il Nome di Dio si è fatto conoscere, ma è stato elevato, glorificato al di sopra di tutte le cose, e la grandezza della sua santità si è diffusa tra tutti gli uomini. Non c’è qui distinzione, barbaro, scita, schiavo, uomo libero, uomo, donna, tutte le età qui sono uguali: il Nome di Dio è stato glorificato al di sopra di tutte le creature. I templi sono stati distrutti, gli idoli sono stati sgretolati, gli auspici, grazie all’intercessione dei santi, restano silenziosi, la fede negli auguri è una fonte di inganno, il Nome solo di Dio resta santo tra le nazioni. Egli risponde sempre alla speranza che i santi mettono in Lui, e ovunque è invocato, dà soccorso efficace e divino (S. Hilar.). – « In qualunque giorno io vi invoco, esauditemi. » Perché? Perché io non chiedo più benessere terrestre; io ho imparato, con il vostro Nuovo Testamento, a concepire i santi desideri. Io non chiedo né la terra, né la fecondità carnale, né la salute temporale, né il dominio sui miei nemici, né le ricchezze, né gli onori: io non chiedo nessuno di questi beni … cosa chiedo dunque? « Voi moltiplicherete. » Si può intendere in diversi modi questa moltiplicazione: l’uno vuol moltiplicare la sua famiglia, il suo oro, il suo denaro; un altro le sue greggi; questi i suoi servi, quest’altro le sue terre; questi, tutti i suoi beni … quale moltiplicazione si cerca? « Voi moltiplicate nella mia anima, » non nella mia carne. Fate che aggiunga ancora qualche cosa, nel timore che questa moltiplicazione nella propria anima non comporti per se stessa l’idea di felicità? In effetti gli uomini possono risentire nella loro anima di una moltiplicazione di preoccupazioni; queste sembrano moltiplicate nella sua anima, e che i vizi si siano moltiplicati; l’uno è solamente avaro, l’altro è solamente orgoglioso, un terzo è solamente portato alla lussuria, mentre che tal altro è contemporaneamente avaro, superbo e lussurioso; c’è moltiplicazione nella sua anima, ma questa moltiplicazione è quella dell’indigenza e non quella dell’abbondanza … Voi dunque che avete detto: « esauditemi », che siete come strappato dal vostro corpo, staccato da ogni cosa terrestre, da ogni desiderio mondano, che pensate dicendo a Dio: « Voi moltiplicate nella mia anima? Qual è l’oggetto dei vostri desideri? » – « Voi moltiplicate nella mia anima la virtù. » Ecco il suo voto nettamente espresso, ecco il suo desiderio chiaramente formulato, staccato da ogni confusione (S. Agost.). L’Apostolo San Paolo, molto tempo dopo il Re-Profeta, chiedeva la stessa grazia per i nuovi Cristiani: « Io piego, diceva, il mio ginocchio davanti al Padre di Gesù-Cristo Nostro Signore, affinché, secondo la ricchezza della sua Gloria, vi fortifichi, vi moltiplichi con il suo Spirito, nell’uomo interiore (Ephes. III, 16). Questo linguaggio non era riservato ai solitari, a coloro che volevano tendere ad una più alta perfezione: l’Apostolo lo credeva necessario per la salvezza dei semplici fedeli.

ff. 4, 5. – Qual profondo sentimento di gratitudine nel Re-Profeta!! Non gli è sufficiente rendere grazie a Dio nel suo nome, invita i potenti della terra, coloro che portano il diadema, a venire ad associarsi alla sua riconoscenza. La loro potenza è grande, è vero, sembra dire, ma vi devono tuttavia delle azioni di grazie per i benefici che avete accordato agli altri uomini … « Perché hanno inteso le parole della vostra bocca. » Giammai la loro regale potenza procurerà loro vantaggi comparabili a quello di intendere le vostre parole. Ecco che si assicurerà loro, tutto in una volta, sicurezza, forza, splendore, gloria; ecco per essi la vera regalità; ecco ciò che darà alla loro autorità tanto splendore e potenza. (S. Chrys.). – « Signore, che tutti i re della terra vi glorifichino. » Così sarà e così è; è così ogni giorno, e noi vediamo che questa non era una vana parola, poiché essa doveva compirsi, « Signore, tutti i re della terra vi confessano. » Ma essi pure che confessano il vostro Nome, quando confessano il vostro Nome, quando vi lodano, non desiderano da Voi nulla di terrestre; perché cosa potrebbero desiderare i re della terra? Non hanno già l’impero? I più ampi desideri dell’uomo della terra non saprebbero salire più in alto dell’impero. Ove potrebbero andare oltre? La grandezza sovrana è una necessità di cose umane, ma forse è tanto più pericolosa quanto più elevata. Ecco perché, più i re sono elevati, più la loro grandezza è sublime sulla terra, più essi devono umiliarsi davanti a Dio (S. Agost.). – « Ed essi cantino nelle vie del Signore, che la gloria del Signore è grande. » I re della terra cantino nelle vie del Signore. In quali vie essi devono cantare? In quelle in cui è stato detto più in alto: « Nella vostra misericordia e nella vostra verità; » Perché « tutte le vie del Signore sono misericordia e verità. » (Ps. XXIV, 10). Che i re della terra non siano dunque orgogliosi, ma siano umili. Allora, che cantino nelle vie del Signore, se sono umili: che amino ed essi canteranno. Noi sappiamo che i viaggiatori cantano abitualmente: essi cantano e si affrettano per arrivare. Ci sono canti cattivi che appartengono al vecchio uomo; ma il cantico nuovo appartiene all’uomo nuovo. I re della terra, o mio Dio, camminino dunque nelle vostre vie; che camminino e cantino nelle vostre vie. Cosa canteranno? « Che la gloria del Signore è grande, » e non quella dei re (S. Agost.). – Le vie del Signore sono l’ordine di provvidenza che Egli tiene riguardo agli uomini, i mezzi di salvezza che dona loro, la scienza della religione che comunica loro (Berthier).

ff. 6-8. – Ecco la grande gloria di Dio: essa consiste, malgrado la sua elevazione, malgrado la grandezza infinita della sua natura, della sua dignità, potenza, saggezza ed autorità, l’abbassare il suo sguardo benevolo su ciò che è piccolo ed infimo (Bellarm.) – Vedete come il Profeta ha voluto che i re cantassero nelle vie del Signore, comportandosi umilmente con il Signore, lontano dal levarsi con orgoglio contro il Signore. Ma se essi si levano contro di Lui come dice loro il Profeta: « Perché il Signore è l’Altissimo e guarda a ciò che è umile ». I re vogliono dunque che Dio li riguardi che siano umili. Perché? Se essi si levano per orgoglio, potrebbero nascondersi ai suoi occhi? E perché avete sentito il Profeta dire: « Egli guarda ciò che è umile, » cercate di non divenire orgogliosi e dire nella vostra anima: Dio guarda gli umili, e non ha occhi su di me; io posso fare ciò che voglio. Chi mi vedrà in effetti? Ciò che io faccio è nascosto agli uomini; Dio non vuol vedermi, perché io sono poco umile ed Egli non guarda se non ciò che è umile; io farò tutto ciò che mi piacerà. O quanto insensati siete! Direste questo se sapeste ciò che dovete amare? Così dunque, se Dio non vuol vedervi, cesserete allora di temerlo, perché non vuol vedervi? Se voi salutate qualche personaggio potente, e costui, occupato in altra cosa, non vi vede, da qual dolore in vostro cuore non sarebbe colpito? E se Dio non vi vede, vi credete in sicurezza? Il Salvatore non vi vede, ma il nemico soddisfatto vi vede. E tuttavia Dio stesso vi vede. Non crediate che Egli non vi veda, pregate piuttosto di meritare di essere visti da Colui che vi vede (S. Agost.) – Il Profeta non dice: allontanate da me la tribolazione, ma conservatemi la vita in mezzo a rudi prove; vale a dire quando cadrò nei più grandi pericoli, Voi siate tanto potente da salvarmi. Ora, ciò che è veramente ammirevole, ciò che sorpassa ogni pensiero umano, è che, malgrado le calamità ed i nemici che mi assediano da ogni parte, Voi mi date una perfetta sicurezza … Vedete qui questa doppia prova della potenza di Dio? Voi mi conservate la vita, egli dice, in mezzo ai mali da cui sono circondato, e nello stesso tempo, umilierete, comprimerete la rabbia dei miei nemici: « e la vostra destra mi ha salvato. » Dio in effetti, è ricco di espedienti, ha risorse all’infinito, può salvarci in mezzo alle situazioni più disperate (S. Chrys.) – S. Agostino dà a queste parole una interpretazione molto più elevata: « Sappiamo – egli dice – comprendere la tribolazione di cui parla il Profeta … egli non ha voluto dire: se mi capita per caso qualche tribolazione, voi mi libererete. Che dice dunque? « Se cammino in mezzo alla tribolazione, Voi mi darete vita; » vale a dire, Voi non mi darete la vita se non cammino in mezzo alle tribolazioni (S. Agost.). – Le tribolazioni di questa vita mortale sono l’unico mezzo per giungere alla vera vita. – Che i miei nemici dispieghino il loro furore; cosa possono i miei nemici contro di me? Prendermi il denaro, spogliarmi, proscrivermi, mandarmi in esilio, torturarmi con dolori e tormenti; infine, se ne hanno il permesso, togliermi la vita; possono fare qualcosa di più? Ma Voi Signore, « avete steso la vostra destra contro la collera dei miei nemici, » avete steso la vostra mano, ben al di là di ciò che i miei nemici potessero farmi. (S. Agost.). – Notate queste parole del Re-Profeta: « Se vengo a camminare in mezzo alla tribolazione. » Nella via della virtù, bisogna necessariamente camminare. « Camminate nella carità » (Ephes. V, 2); « camminate nella saggezza; » (Coloss. IV, 5, 6); « camminate come figli della luce. » (Ephes. V, 8).  Nella via del cielo, non bisogna restare stesi a terra, per paura di essere coperto ed assalito dalla polvere del cammino; non bisogna rimanere seduti, per non perdere tempo; non bisogna restare in piedi immobili, per non essere abbattuto dal nemico che piomba su di noi all’improvviso; ma bisogna camminare per non essere raggiunto dal nemico, per attraversare rapidamente i luoghi infestati dai ladri, per raggiungere le truppe ausiliari che Dio ha predisposto sulla strada, per arrivare al termine. – Più ancora, bisogna camminare nella tribolazione, per seguire Gesù-Cristo e, caricato della sua croce, salire con Lui la montagna del Calvario, e raggiungere, con sforzi generosi, il regno dei cieli, che soffre violenza e non è raggiunto e conquistato se non da coloro che si fanno violenza. –  « Non disprezzate le opere delle vostre mani. » Io non dico, Signore, non disprezzate le opere delle mie mani; io non mi vanto delle mie opere. Ma in verità, « … io ho cercato il Signore con le mie mani, la notte, in sua presenza, e non sono stato deluso; » (Ps. XXXI, 3); ma tuttavia io non mi vanto delle opere delle mie mani; io temo che esaminandole, Voi troviate più peccati che meriti. Io non chiedo che una cosa, io non dico che una cosa, non desidero ottenere che una cosa: « Non disprezzate le opere delle vostre mani. » Vedete in me l’opera vostra, non la mia; perché se considerate la mia opera, Voi mi condannerete, se considerate la vostra opera, Voi mi coronerete. Tutte le mie buone opere, quali che siano, mi vengono da Voi; esse sono piuttosto vostre che mie; perché io sento il vostro Apostolo dirmi: « È la grazia che vi ha salvato con la fede e questa non viene da voi, perché è un dono di Dio, né dalle opere, affinché nessuno si glorifichi; perché noi siamo la sua opera, essendo stati creati nel Cristo Gesù per le buone opere. » (Ephes. II, 8, 10). Dunque, sia in quanto siamo uomini, sia in tanto che siamo giustificati della nostra empietà e cambiati, Signore, « … non disprezzate le opere delle vostre mani. » (S. Agost.) – Essere povero, carico di debiti, avere qualcuno che paghi i nostri debiti, è come essere ricco e non dover niente. – Questa è la condizione del Cristiano: egli è caricato, o piuttosto sommerso dai debiti dei suoi peccati; ma Gesù-Cristo ha pagato per lui. Egli ha pagato ciò che non doveva per acquistare colui che doveva, ha risposto per noi, si è reso cauzione per noi, ha pagato il nostro riscatto quando ha operato la grande opera della Redenzione … Occorre chiedergli dunque di completare ciò che ha cominciato e non disprezzare l’opera propria. (Dug.).