SALMI BIBLICI: “SÆPE EXPUGNAVERUNT ME” (CXXVIII)

SALMO 128: “SÆPE EXPUGNAVERUNT ME a juventute mea”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS. 

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME TROISIÈME (III)

PARIS – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 128

Canticum graduum.

 [1]   Sæpe expugnaverunt me a juventute mea,

dicat nunc Israel;

[2] sæpe expugnaverunt me a juventute mea; etenim non potuerunt mihi.

[3] Supra dorsum meum fabricaverunt peccatores; prolongaverunt iniquitatem suam.

[4] Dominus justus concidit cervices peccatorum.

[5] Confundantur, et convertantur retrorsum omnes qui oderunt Sion.

[6] Fiant sicut fœnum tectorum, quod priusquam evellatur exaruit,

[7] de quo non implevit manum suam qui metit, et sinum suum qui manipulos colligit.

[8] Et non dixerunt qui præteribant: Benedictio Domini super vos. Benediximus vobis in nomine Domini.

[Vecchio Testamento Secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

 SALMO CXXVIII.

Nei Salmi graduali precedenti parlò il profeta dei beni della patria; ora ritorna sui mali dell’esiglio, in cui siamo viatori. Sempre per movere ad ascendere, in vista dei mali dell’esigilo, ai grandi beni della patria.

Cantico dei gradi.

1. Spesse volte mi hanno combattuto dalla mia giovinezza; (1) dica adesso Israele:

2. Spesse volte mi hanno combattuto mia giovinezza, ma non ebber forze bastanti contro di me. (2)

3. Sulle mie spalle han fatto crudo lavoro i peccatori; han continuato lungamente loro iniquità. (3)

4. Il giusto Signore ha troncate le testi dei peccatori:

5. sieno confusi e in fuga volti tutti coloro che odian Sionne.

6. Sien come l’erba dei tetti, la quale, prima di esser còlta, si secca.

7. Della quale non poté empier il pugno il mietitore, né il seno colui che raccoglie i manipoli.

8. E i passeggeri non han detto: la benedizione del Signore sopra di voi; (4) noi vi abbiam benedetti nel nome del Signore.

(1) La giovinezza di Israele, è il tempo dell’uscita dall’Egitto, del viaggio nel deserto, forse anche della dominazione dei Giudici.

(2) L’ebraico recita letteralmente « essi mi hanno sempre attaccato, tuttavia essi non hanno potuto nulla contro di me. » La parola “etenim”, che si trova nella Vulgata, e che corrisponde alla voce καί γαρ del greco, ha un buon senso prendendolo anche nel suo significato: « Essi mi hanno spesso attaccato, perché essi non riportavano vittorie contro di me. »

(3) L’ebraico potrebbe tradursi così. « I lavoratori hanno lavorato sul mio dorso, ed hanno prolungato i loro solchi. » Si lavora il dorso a colpi di verghe, castigo sì frequente presso i Giudei. La metafora adottata dai Settanta e la Vulgata enuncia piuttosto l’opera del forgiare, che si fabbrica con strumenti di ferro sul dorso, come un’incudine; questa immagine, come la prima, implica l’idea di una persecuzione crudele ed incessante. Nella Vulgata, la metafora è meno sostenuta che nell’ebraico.

(4) « Et non dixerunt, » etc. che siano del numero di coloro ai quali i passanti non dicano mai …

Sommario analitico

Nei due salmi precedenti, il popolo di Dio ha manifestato la sua gioia della ricostruzione della vita e del tempio, e della felicità di tutte le famiglie che temono Dio. In questo, in cui è facile vedere la figura della Chiesa, egli rende grazie a Dio per non essere caduto sotto gli sforzi dei nemici.

I. – Egli descrive i loro sforzi ed i loro attacchi:

1° Questi attacchi sono stati frequenti (1);

2° Essi sono iniziati con il ritorno del popolo di Dio, con la ricostruzione del tempio, con la giovinezza della Chiesa (1);

3° sono stati inutili;

4° sono continuati con un accanimento ostinato ed una perseveranza diabolica (3).

II.- Egli annuncia quale sarà il castigo degli empi persecutori dei giusti:

1° Dio schiaccerà la loro testa (4);

2° li coprirà di confusione (5);

3° li farà indietreggiare (5);

4° disseccherà i loro sforzi ed il loro vigore come l’erba dei tetti (6):

a) che si dissecca prima di radicarsi;

b) che non si può raccogliere con le mani;

c) che non si può raccogliere con le braccia (7);

d) che non può essere, come le messi ordinarie, l’oggetto delle benedizioni dei passanti (8).

Spiegazioni e considerazioni

I — 1- 3

ff. 1-3. – Queste parole del popolo giudeo, assediato e perseguitato dalle nazioni vicine quando lavorava alla ricostruzione del tempio e della città, convengono più perfettamente alla Chiesa di Gesù-Cristo, che fu lasciata appena respirare dagli attacchi incessanti dei pagani, degli eretici e dei falsi Cristiani, e che tra tante traversie, malgrado gli sforzi delle persecuzioni, si è sostenuta con la sua fermezza; malgrado gli attacchi dell’eresia, è stata una colonna di verità; malgrado la licenza dei costumi depravati, è rimasta il centro della carità. Perché questi attacchi? « Perché essi non hanno potuto prevalere su di me. » – « I peccatori hanno lavorato sul mio dorso; il male che essi hanno fatto è lungi da me. » Perché questi attacchi? « Perché essi non hanno prevalso su di me. » Che vuol dire: « Perché non hanno potuto prevalere su di me? » Il loro lavoro è stato vano. Che vuol dire:  « Perché non hanno potuto prevalere su di me? » Essi non hanno potuto fare che acconsentissi al male. In effetti tutti i malvagi perseguitano i buoni, perché i buoni rifiutano di acconsentire al male. Qualcuno ha agito male: il Vescovo non lo riprende, questi è buon Vescovo; se il Vescovo lo riprende, ecco questi è un Vescovo cattivo. Qualcuno ha rubato: colui che è stato derubato, resta zitto? Egli è buono; egli viene solo a parlare e lamentarsi, senza neanche reclamare ciò che gli è stato derubato: è un malvagio. Colui che rimprovera ad un ladro la sua cattiva azione è un malvagio, ed il ladro è un buono! In effetti chi può prevalere su di me, « … attaccandomi fin dalla mia giovinezza? » Essi mi hanno esercitato, ma non mi hanno vinto. Essi hanno potuto su di me ciò che il fuoco può sull’oro, e non ciò che fa il fuoco sul fieno. Il fuoco, quando attacca l’oro, lo purifica, e quando attacca il fieno, lo riduce in cenere. « Essi non hanno potuto prevalere su di me, » perché non ho acconsentito alla loro volontà, perché non mi hanno reso simile ad essi. « I peccatori hanno lavorato sul mio dorso; il male che hanno fatto, è lungi da me. » Essi hanno fatto in modo che soffrissi, ma non che acconsentissi. Il male che mi hanno fatto, dunque, è lontano da me. I malvagi sono mischiati con i buoni, non solo nel mondo, ma pure nella Chiesa i malvagi sono frammisti ai buoni. Voi lo sapete e l’avete provato, e lo proverete quanto più sarete migliori; perché « essendo l’erba cresciuta, ha prodotto frutti, ed è apparsa la zizzania. » (Matth. XIII, 27-43). I malfattori, nella Chiesa, non sembrano tali che a colui che è buono. Voi sapete dunque che buoni e i malvagi sono mischiati, e la Scrittura dice sempre e dappertutto che essi non saranno separati che alla fine. Ma molti di essi pur essendo mescolati, sono molto lontani gli uni dagli altri; e poiché i malfattori sono mescolati ai buoni, non si abbia a concludere che l’iniquità sia vicino alla giustizia. « Essi non hanno potuto prevalere su di me, » è scritto; di conseguenza essi hanno detto e detto inutilmente: « Mangiamo e beviamo, perché domani moriremo. » (Isai. XXII, 13 e I Cor. XV, 32). I loro discorsi depravati non hanno corrotto le mie buone opere, perché su tutti i punti in cui ho inteso la parola di Dio, io non ho ceduto ai discorsi degli uomini. I peccatori hanno potuto ben fare che io li potessi sopportare, ma non hanno potuto fare che io fossi mescolato a loro, e la loro iniquità è lontano da me. Cosa c’è in effetti di più vicino di due uomini in una stessa chiesa? Cosa c’è di più lontano dalla giustizia che l’iniquità? È la comunanza di sentimenti che ha la vicinanza. Due uomini sono incatenati e portati davanti ad un giudice, un ladro ed un uomo a lui legato;< l’uno è un criminale, l’altro un innocente, essi sono legati dalla stessa catena e sono legato l’uno all’altro. A qual distanza sono l’uno dall’altro? Alla distanza che separa il crimine dall’innocenza. Eccoli dunque ben lontani l’uno dall’altro. Al contrario il brigante che ha commesso i suoi crimini in Spagna, è vicino al brigante che ha commesso i suoi in Africa. A qual punto sono vicini l’uno all’altro? … di tutta la vicinanza che unisce crimine a crimine, ed il brigantaggio al brigantaggio. Che nessuno tema quindi la vicinanza corporea dei malfattori, ma sia lontano da loro con il cuore e porterà con sicurezza un fardello del quale non dovrà temere: « Il male che essi hanno fatto, è lontano da me. » (S. Agost.). – I fedeli, meravigliati nel veder durare tanto tempo la persecuzione, si indirizzano alla Chiesa loro madre domandandone la causa: è da tanto tempo, o Chiesa, che si colpiscono i vostri pastori, e le pecore disperse. Dio si è forse dimenticato di voi? Se non fosse stata una cosa passeggera, noi potremmo pensare che si trattasse di una prova; ma dopo tanti secoli di persecuzione, i mali vanno sempre più crescendo, e gli scandali si moltiplicano; i venti turbinano, e flutti si sollevano; voi siete battuta di qua e di là, trasportata dalle onde e dalla tempesta; non temete di essere inabissata? Miei figli – risponde la Chiesa – io non mi stupisco di tante traversie; io sono abituata dall’infanzia: « Questi stessi nemici che mi attaccano, mi hanno già perseguitato nella mia gioventù. » La Chiesa è sempre stata sulla terra; dalla sua più tenera infanzia, essa era rappresentata in Abele, è stata uccisa da Caino, suo fratello; essa è stata rappresentata da Enoch, e si è dovuta togliere da mezzo agli empi, senza dubbio perché non potevano soffrire la sua innocenza; la famiglia di Noè poi, è stato necessario liberarla mediante il diluvio; Abramo nulla ha sofferto dagli empi? E suo figlio Isacco da Ismaele, Giacobbe da Esaù, colui che era secondo la carne, non ha perseguitato colui che era secondo lo spirito? Mosè, Elia, i Profeti, Gesù-Cristo e gli Apostoli, quanto non hanno avuto a soffrire? Di conseguenza, figlio mio – dice la Chiesa – non mi meraviglio affatto di queste violenze: guarda la mia vecchiaia, considera i miei capelli grigi; « le crudeli persecuzioni dalle quali è stata tormentata la mia fanciullezza, non mi hanno impedito di giungere a questa venerabile vecchiaia? » Se fosse stata la prima volta, io ne sarei forse turbata; ora, la lunga abitudine fa sì che il mio cuore non sia toccato. Io lascio fare ai peccatori: « Essi hanno lavorato sul mio dorso »! Io non giro la mia faccia contro di essi, per oppormi alla loro violenza; io non faccio che tendere il dorso; essi battono crudelmente ed io soffro senza lamentarli; ecco perché non do limiti alla loro furia. La mia pazienza serve da trastullo alla loro ingiustizia; ma io smetto di soffrire, e mi ricordo di Colui « che ha porto le sue guance agli affronti, e non ha sottratto la sua faccia agli sputi (Isai. L, 6). Che io sembri sempre fluttuante, stupisce? La mano onnipotente che mi serve d’appoggio saprà ben impedirmi di essere sommersa (Bossuet, Sur l’Eglise, I p.).- Non è questa anche una espressione viva e letterale di ciò che Gesù-Cristo, il capo e lo Sposo della Chiesa, ha sofferto da parte dei peccatori nella sua flagellazione? Essi hanno impresso una infinità di colpi sul suo dorso che era simile ad un campo nel quale l’aratro ha scavato profondi solchi! – La vita di un Cristiano non si svolge tra lievi piaceri, non è fatta per il riposo di una vita tranquilla; egli è attaccato negli anni della giovinezza, e questi attacchi si ripetono frequentemente … Essi hanno per scopo di provare la sua fede, di attestarne la pazienza, di meritare la corona dovuta alla virtù trionfante; san Paolo conosceva questa corona riservata a lunghi combattimenti, quando diceva: « Nessuno è coronato se non chi combatte secondo le regole » … Il Profeta passa sotto silenzio il nome di coloro che lo hanno attaccato, e non parla delle loro imprese ostili. Gli oltraggi, le persecuzioni alle quali i veri Cristiani sono soggetti hanno autori diversi da coloro che ne sono strumenti e ministri. Gli strumenti sono gli uomini, ma l’ispirazione viene dal demonio … In ogni ingiuria che soffriamo, ricordiamoci che l’esecutore non è lo stesso che l’ispiratore. Non ci irritiamo dunque contro coloro dai quali abbiamo a soffrire; ma tutte le volte che i loro insulti eccitano la nostra collera, tutte le volte che i loro oltraggi ci spingono a lottare contro di essi, tutte le volte che i loro furti e le loro rapine ci rattristano e sono il soggetto dei nostri pianti, riconosciamo l’opera di questo nemico che è il vero autore di tutto ciò che si fa, di tutto ciò che si dice contro di noi. (S. Hil.). – Ora, tutto ciò che è successo a Gesù-Cristo, deve rinnovarsi e continuarsi nel corpo e nell’anima dei fedeli. Bisogna che i veri figli della Chiesa siano battuti e arati; bisogna che i malfattori prolunghino su di essi la loro iniquità, che traccino dei solchi di menzogna, di calunnia, di disprezzo, di frode, di vessazione. Come diventare santo come Abele – diceva S. Gregorio – se non c’è Caino che esercita la nostra pazienza? È il costume di coloro che non hanno potuto trionfare nei lunghi e continui combattimenti, attaccare da dietro l’armata vittoriosa che avanza in buon ordine, ergere ogni tipo di imboscata, impiegando contro di essa tutti gli inganni, tutti gli artifizi. Così i peccatori, svergognati dall’essere stati vinti dagli uomini dabbene, li attaccano da dietro nella via della verità, per cercare di perderli con i loro sforzi artificiosi. È ciò che esprime il salmista: « I peccatori hanno battuto sul mio dorso. » (S. Hil.)

II. — 4-8.

ff. 4 – 8. Quante teste dei persecutori Dio ha già abbattuto? I faraoni, i Nabuchodonosor, gli Antiochi, i Neroni, i Domiziani,, i Dioclezioni ed altri mostri simili, così al presente e nell’avvenire, vedremo troncare la vita ancora di altri persecutori, attuali e futuri, per i loro diletti. – « Che divengano come il fieno dei tetti che dissecca prima di radicarsi. Il fieno dei tetti è l’erba che nasce sui tetti, sulle terrazze non coperte da mattoni. Esso compare in alti luoghi, ma non ha radici. Quanto sarebbe meglio per esso l’essere nato in un luogo più umile ed essersi rivestito da una verzura più gradevole. Ecco che esso non nasce in un luogo più elevato se non per disseccarsi più rapidamente. Non è ancora strappato ed è già disseccato: ugualmente gli orgogliosi non hanno trovato ancora il loro fine nel giudizio di Dio e non hanno già la linfa che dà il verdeggiare. Considerate le loro opere e vedete a qual punto son disseccati. Essi vivono tuttavia, sono ancora qui, non sono dunque ancora strappati. Essi sono disseccati, ma non sono ancora strappati; essi sono diventati « … come il fieno dei tetti, che si dissecca prima di essere strappato. » Ed i mietitori verranno, ma non lo ammasseranno per farne covoni. In effetti i mietitori devono venire per ammassare il frumento nei granai; poi ammucchieranno la pula e la getteranno al fuoco. È così che si ripuliscono i tetti dalle loro erbacce, e tutto ciò che si strappa vien gettato al fuoco, perché non c’è nulla che non sia disseccato prima di essere stato strappato. Non è là che si riempie la mano del mietitore. Ora, dice il Signore, « i mietitori sono gli Angeli »(Matth. XIII, 39), (S. Agost.) – Sanza dubbio, l’erba che cresce in un campo fertile trascorre una buona vita, per mostrare il poco valore dei suoi avversari, li compara all’erba che cresce sui tetti, dando così una doppia prova della loro fragilità, della natura dell’erba, e del luogo ove essa spunta. Tali sono gli attacchi di questi nemici, che non hanno né radici né fondamenta: essi sono come l’erba che si vede quasi nello stesso tempo fiorire, e poi cadere ed appassire su se stessa (S. Chrys.). – Quando la virtù ha resistito agli sforzi di qualche violenta passione che spinge impetuosamente nel cuore l’amore della giustizia, e cerca di strapparla, di sradicarla, deve guardarsi da un altro pericolo, intendo da quello delle lodi. Il vizio contrario la sradica, l’amore delle lodi la dissecca. Sembra che si tenga bene, sembra ben sostenersi: ed essa inganna, in qualche modo gli occhi degli uomini. Ma la radice è sterile, non assume più nutrimento, non è buona se non per il fuoco. È questa erba dei tetti, di cui parla Davide, che si secca da se stessa prima che la si strappi. Sarebbe da desiderare che non fosse nata in un luogo così alto, e che durasse più a lungo in qualche valle deserta; sarebbe da desiderare per questa virtù che non fosse esposta in un luogo sì eminente, ma si nutrisse in qualche angolo con l’umiltà cristiana. (Bossuet, II Panég. De S. Jos.) – Per quanto energica sia questa immagine, per noi che non conosciamo nulla di più vile, di più deperibile di quest’erba senza linfa che vegeta sui tetti delle case, forse, nel gran giorno del giudizio ultimo queste parole non ci sembreranno più esagerate, ma molto al di sotto della realtà. Quale spettacolo, in effetti, che quello di questi uomini in precedenza sì ricchi e potenti e che avevano creduto di fondare le loro case sui troni e sugli imperi: quale spettacolo vederli precipitati al rango più infimo del mondo intero, e vederli, essi, abituati alle delizie e alle voluttà, senza poter soffrire il più lieve incomodo, condannati all’eterno supplizio, senza alcun alleviamento, senza alcuna consolazione, e questo senza fine e per sempre! (Bellarm.). – Passando in mezzo ai lavoratori, c’era l’abitudine di dire: « La benedizione di Dio sia su di voi; » e questa abitudine era osservata dai Giudei, come si vede nel libro di Ruth. Booz, venendo nel suo campo, dice ai mietitori: « Che il Signore sia su di voi. » – Nessuno incontrava sulla sua strada degli operai occupati in un campo, nella vendemmia, nella mietitura, sia in qualche simile azione, senza benedirli; non era permesso astenersene. Altri sono coloro che raccolgono i covoni, altri quelli che passano sulla strada: coloro che ammassano i covoni non riempiono le loro mani di quest’erba, perché non si mette nel granaio il fieno spuntato sui tetti. Chi sono coloro che raccolgono i covoni? Il Signore lo ha detto: « … i mietitori sono gli Angeli. » Chi sono coloro che passano nel cammino? Coloro che lo hanno già attraversato per arrivare, per questa via, fino alla patria. Gli Apostoli, i Profeti sono di questo numero. Chi sono colo che hanno benedetto i Profeti e gli Apostoli? Coloro in cui essi hanno riconosciuto le radici della carità; ma quanto a coloro che hanno visto elevarsi sui tetti ed inorgoglirsi, con la testa elevata arrogantemente, hanno loro predetto il funesto avvenire e non hanno richiamato su di essi la benedizione del Signore (S. Agost.).