DOMENICA FRA L’ASCENSIONE (2020)

DOMENICA FRA L’ASCENSIONE (2020)

Semidoppio. • Paramenti bianchi.

Noi celebreremo l’Ascensione del Signore rettamente, fedelmente, devotamente, santamente, piamente, se, come dice S. Agostino, ascenderemo con Lui e terremo in alto i nostri cuori. I nostri pensieri siano lassù dove Egli è, e quaggiù avremo il riposo. Ascendiamo ora con Cristo col cuore e, quando il giorno promesso sarà venuto lo seguiremo anche col corpo. Rammentiamoci però che né l’orgoglio, né l’avarizia, né la lussuria salgono con Cristo; nessun nostro vizio ascenderà con il nostro medico, e perciò se vogliamo andare dietro il medico delle anime nostre, dobbiamo deporre il fardello dei nostri vizi e dei nostri peccati (Mattutino). Questa Domenica ci prepara alla Pentecoste. Prima di salire al cielo Gesù, nell’ultima Cena ci ha promesso di non lasciarci orfani, ma di mandarci il Suo Spirito Consolatore (Vang., All.) affinché in ogni cosa glorifichiamo Dio per Gesù Cristo (Ep.). — Come gli Apostoli riuniti nel Cenacolo, anche noi dobbiamo prepararci, con la preghiera e la carità (Ep.) al santo giorno della Pentecoste, nel quale Gesù, che è il nostro avvocato presso il Padre, ci otterrà da Lui lo Spirito Santo.

Incipit

In nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus

Ps XXVI: 7, 8, 9 Exáudi, Dómine, vocem meam, qua clamávi ad te, allelúja: tibi dixit cor meum, quæsívi vultum tuum, vultum tuum, Dómine, requíram: ne avértas fáciem tuam a me, allelúja, allelúja.

[Ascolta, o Signore, la mia voce, con la quale Ti invoco, allelúia: a te parlò il mio cuore: ho cercato la Tua presenza, o Signore, e la cercherò ancora: non nascondermi il Tuo volto, allelúia, allelúia.]

Ps XXVI: 1 Dóminus illuminátio mea et salus mea: quem timébo?

[Il Signore è mia luce e la mia salvezza: di chi avrò timore?].

Exáudi, Dómine, vocem meam, qua clamávi ad te, allelúja: tibi dixit cor meum, quæsívi vultum tuum, vultum tuum, Dómine, requíram: ne avértas fáciem tuam a me, allelúja, allelúja.

[Ascolta, o Signore, la mia voce, con la quale Ti invoco, allelúia: a te parlò il mio cuore: ho cercato la Tua presenza, o Signore,e la cercherò ancora: non nascondermi il Tuo volto, allelúia, allelúia.]

Oratio.

Orémus. – Omnípotens sempitérne Deus: fac nos tibi semper et devótam gérere voluntátem; et majestáti tuæ sincéro corde servíre. [Dio onnipotente ed eterno: fa che la nostra volontà sia sempre devota: e che serviamo la tua Maestà con cuore sincero].

Lectio

Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli. 1 Pet IV: 7-11

“Caríssimi: Estóte prudéntes et vigiláte in oratiónibus. Ante ómnia autem mútuam in vobismetípsis caritátem contínuam habéntes: quia cáritas óperit multitúdinem peccatórum. Hospitáles ínvicem sine murmuratióne: unusquísque, sicut accépit grátiam, in altérutrum illam administrántes, sicut boni dispensatóres multifórmis grátiæ Dei. Si quis lóquitur, quasi sermónes Dei: si quis minístrat, tamquam ex virtúte, quam adminístrat Deus: ut in ómnibus honorificétur Deus per Jesum Christum, Dóminum nostrum.”

[Carissimi: Siate prudenti e perseverate nelle preghiere. Innanzi tutto, poi, abbiate fra di voi una mutua e continua carità: poiché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri senza mormorare: ognuno metta a servizio altrui il dono che ha ricevuto, come si conviene a buoni dispensatori della multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come fossero parole di Dio: chi esercita un ministero, lo faccia come per virtù comunicata da Dio: affinché in tutto sia onorato Dio per Gesù Cristo nostro Signore.]

OMELIA I

[A. Castellazzi: La scuola degli Apostoli – Sc. Tip. Vescov. Artigianelli, Pavia, 1921]

L’Apostolato

Il brano è tolto dalla I lettera di S. Pietro. Passerà il mondo, passerà la vita presente. Presto per noi verrà la fine di tutte le cose e il giorno del giudizio. È necessario che i Cristiani vi si preparino con la prudenza, la vigilanza, la preghiera e, soprattutto, con la carità scambievole. Questa si dimostrerà con l’ospitalità cordiale; — così necessaria in oriente ai tempi di S. Pietro — con il buon uso dei doni spirituali, sia in parole, sia in opere. I Cristiani devono considerare questi doni come ricevuti da Dio per usarne a vantaggio degli altri, e non devono proporsi altro fine che l’onore e la gloria del Signore. Le esortazione di S. Pietro ci suggeriscono di parlare dell’Apostolato.

L’Apostolato:

1. È vario,

2. È doveroso per tutti,

3. È facile per chi cerca la gloria di Dio.

1.

Da buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno metta a servizio degli altri il dono ricevuto. – I doni e i favori che Dio concede ai Cristiani, e peri quali essi possono rendersi utili al prossimo sono vari. Se sono varie le attitudini e i talenti dati da Dio a ciascuno, è chiaro che vario è pure il campo dell’apostolato che ciascuno deve esplicare. Non è necessario che tutti si trovino nelle medesime condizioni e nelle medesime circostanze. Secondo le condizioni di ciascuno, e sempre usando quella discrezione e quella prudenza che sono suggerite dalle varie circostanze, gli uni saranno apostoli nella famiglia, gli altri nella scuola, nei campi, nelle officine, nelle botteghe, nei salotti, negli uffici, nei ritrovi, nei viaggi, ecc.Non è neppure necessario che l’apostolato prenda delle forme appariscenti. Chi ha la dovuta attitudine e preparazione faccia dell’apostolato, osservando le dovute norme, con istruzioni, con conferenze, con manifestazioni grandiose. Chi ha danari faccia dell’apostolato aiutando istituzioni benefiche, istituzioni che curano la formazione cristiana della fanciullezza; sostenga le opere di culto; aiuti la buona stampa, che tanta diffidenza e noncuranza trova anche da parte dei Cattolici, e che pure è tanto necessaria per contrastare alle conseguenze della stampa atea e immorale.Ma si può portare il sassolino all’edificio dell’apostolato, anche con mezzi, all’apparenza, più modesti. Un’affermazione fatta a proposito, un ammonimento dato a tempo opportuno, una verità fatta sentire a chi ne ha bisogno; un rimprovero fatto con carità, un consiglio a uno che non sa decidersi, possono ben spesso ottenere l’effetto di un lungo e dotto discorso. Chi non può sostenere le opere buone con mezzi finanziari, può aiutare i promotori e gli apostoli di queste opere, con parole di approvazione e di incoraggiamento, che tante volte son più necessarie del danaro. C’è, poi, una forma d’apostolato che può dirsi la più necessaria, ed è possibile a tutti indistintamente, l’apostolato della preghiera. Senza la grazia di Dio tutte le nostre opere non approderanno a nulla, come non approdò a nulla, senza la presenza di Gesù, la pescagione fatta dagli Apostoli per un’intera notte. Senza l’aiuto di Dio, alla fine di tutte le nostre fatiche dovremmo confessare, come gli Apostoli: «Abbiam affaticato tutta la notte, e non abbiamo preso niente » (Luc. V, 5). E l’aiuto di Dio si ottiene con la preghiera. A essa tutto è stato promesso:« Tutte le cose che domanderete nella preghiera, abbiate fede di ottenerle, e le otterrete » (Marc. 11, 24), disse Gesù. E anche voi, o vecchi, che non avete più il vigore necessario per le opere materiali, potete essere apostoli con i lumi della vostra esperienza, con l’offerta a Dio delle noie della vita. Voi, infermi, che state inchiodati sul letto, potete essere apostoli, unendo i vostri dolori a quelli di Gesù Cristo in offerta per la salvezza delle anime.

2.

S. Pietro vuole che ciascuno metta a profitto degli altri il dono ricevuto. Se i doni della grazia sono vari, e c’è chi ha ricevuto uno, e chi ha ricevuto cinque, nessuno ne è senza. Perciò sbagliano quei timidi, e quegli amanti del dolce far nulla, che vorrebbero l’apostolato come opera esclusiva dei Sacerdoti e dei religiosi. In guerra ci sono i capi che guidano, e che hanno maggior responsabilità degli altri. Ma tutti, dal comandante in capo all’ultimo soldato, combattono per lo scopo comune, che è la vittoria. Tutti i Cristiani sono soldati che devono combattere per il trionfo del regno di Gesù Cristo. Chi ha una parte principale, chi una parte secondaria, ma l’azione dev’essere comune a tutti. Clero e laicato, uomini e donne, adulti e giovani, padroni e dipendenti, professionisti e operai devono formare una esercito unico, che riconduca Gesù Cristo nella mente e nel cuore della nostra società. Qui la parola, là la penna. Ora il prestigio del proprio nome e della propria condizione; ora il contributo materiale. Quando l’opera privata, e quando l’opera collegata delle associazioni. Che l’Apostolato debba interessare tutti i Cristiani di qualsiasi condizione è cosa chiarissima per se stessa. È possibile che un Cristiano soffra indifferentemente che l’onore di Dio venga offeso, che il nome del Signore sia disconosciuto, magari bestemmiato, che la sua legge sia calpestata?« I miei occhi — dice il salmista, rivolto al Signore — spargono rivi di lagrime, perché non si osserva la tua legge » (Salm. CXVIII, 136).Non piange sulle sventure toccategli, sulle umiliazioni subite, piange perché i nemici non osservano la legge del Signore. Non si può rimanere indifferenti a vedere la rovina delle anime per le quali Gesù Cristo ha versato il suo sangue. Ci commoviamo alla notizia di un terremoto, di un’alluvione, di un incendio, che hanno seppellito e distrutto ricchezze e preziose opere d’arte; tanto più dobbiam commuoverci alla rovina delle anime create da Dio a sua immagine, e rese preziosissime, perché riscattate col prezzo del suo sangue. Le anime fredde provocano il disgusto di Dio. Ma « nulla è più freddo — dice il Crisostomo — d’un Cristiano che non si cura della salvezza delle anime» (In Act. Ap. Hom. 20,  4). Gesù Cristo ci ha detto di chiedere al Padre l’adempimento della sua volontà. È un’invocazione e, nello stesso tempo, un impegno che ci assumiamo di cooperare al trionfo di questa volontà. Ci impegniamo presso Dio a operare per le anime dei nostri fratelli poiché: « Volontà di Lui sopra ogni altra è la salvezza di coloro che ha Adottato » (Tertulliano – De orat. 4).

3.

Anche quelli che sono persuasi di dover essere apostoli, secondo la propria condizione, non trovano mai il momento di cominciare sul serio il loro apostolato. Ora la preoccupazione di non urtare i sentimenti degli altri, ora lo spirito d’inerzia impediscono di mettersi a lavorare davvero e alacremente per la gloria di Dio. Costoro pensano poco alla santità del fine dell’apostolato, quale ci viene descritto da S. Pietro: Se uno esercita un ministero, lo eserciti come usando una forza che vieti da Dio, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo dì Gesù Cristo Signor nostro. Il Cristiano non deve servire il prossimo per far risaltare il proprio io, per far pompa dei doni che Dio gli ha dato. Egli deve essere apostolo per un fine ben diverso: perché sia glorificato Dio. È un fine che, per chi ama Dio, ha una forza che tutto vince. Quanto più è grande l’amore che si porta a Dio, tanto più ci si sente spinti a operare per il suo onore e per la sua gloria. Dove manca l’amor di Dio si spiegano troppo bene le incertezze, i « se », i « ma », i « poi »,e tutte le tergiversazioni, suggerite dalla paura della fatica e del sacrificio. Amiamo il Signore e la sua gloria e ci sembrerà facile ogni cosa difficile; stimeremo breve tutto ciò che è lungo» (S. Gerolamo. Epist. 22, 40 ad Eust.). Amore non sente peso né fatica. Chi fa le cose per amore non dice mai: adesso basta; ho fatto anche troppo. Facciano gli altri la loro parte, che io ho fatto la mia. – Tra coloro che negli ultimi anni si dedicarono con zelo instancabile alle opere dell’apostolato per trarre anime a Dio, non è ultimo il Servo di Dio, Don Luigi Guanella, Trattato da pazzo, da visionario, sul suo cammino non incontrò che amarezze e avversità. Ma le avversità degli uomini e dei tempi non fiaccarono la tempra di questo apostolo invitto. Un giorno gli si rivolse una domanda, che le circostanze giustificavano: « E se tutto crollasse? E se contro di voi si scatenassero le persecuzioni più violente, e se i vostri preti e le vostre suore vi abbandonassero, che cosa fareste? ». A questa domanda inquietante Don Luigi Guanella rispose con calmo sorriso: Tornerei da capo» (Mons. C. Salotti: Prefaz. al libro – Pietro Alfieri Tognini, Don Luigi Guanella. – Roma 1927). Così son disposti a fare gli uomini, che nel compiere opere di apostolato cercano la gloria di Dio. Cacciati da una porta ritornano per un altra. Fermati da un ostacolo, trovano presto il modo di riprendere il cammino con la stesso alacrità di prima; come la corrente che, urtata e divisa dallo scoglio, tosto lo supera, e continua la sua rapida corsa. Distrutto il frutto delle loro fatiche non posano sfiduciati; ma ritornano al lavoro con la stessa fermezza e con la stessa speranza che sostenevano i primi tentativi. E se dopo anni e anni di lavoro non vedono alcun frutto, se non c’è speranza d’una adeguata corrispondenza? Non sostano ancora, perché sanno di far piacere a Dio. « Negli amici infatti non si richiede l’effetto, ma la volontà » (S. Girol. Epist. 68 ad Castrut.).

Alleluja

Allelúja, allelúja Ps XLVI: 9

V. Regnávit Dóminus super omnes gentes: Deus sedet super sedem sanctam suam. Allelúja.

[Il Signore regna sopra tutte le nazioni: Iddio siede sul suo trono santo. Alleluja.]

Joannes XIV: 18 V. Non vos relínquam órphanos: vado, et vénio ad vos, et gaudébit cor vestrum. Allelúja.

[Non vi lascerò orfani: vado, e ritorno a voi, e il vostro cuore si rallegrerà. Allelúia].

Evangelium

Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum Joánnem.

Joannes XV: 26-27; XVI: 1-4

“In illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis: Cum vénerit Paráclitus, quem ego mittam vobis a Patre, Spíritum veritátis, qui a Patre procédit, ille testimónium perhibébit de me: et vos testimónium perhibébitis, quia ab inítio mecum estis. Hæc locútus sum vobis, ut non scandalizémini. Absque synagógis fácient vos: sed venit hora, ut omnis, qui intérficit vos, arbitrétur obséquium se præstáre Deo. Et hæc fácient vobis, quia non novérunt Patrem neque me. Sed hæc locútus sum vobis: ut, cum vénerit hora eórum, reminiscámini, quia ego dixi vobis”.

[In quel tempo: Disse Gesù ai suoi discepoli: Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato.].

OMELIA II

[M. Billot, Discorsi parrocchiali, II ediz. S. Cioffi ed. Napoli, 1840 – impr. ]

Sulle disposizioni per ricevere lo Spirito Santo.

“Cum venerit Paraclitus, quem ego mittam. vobis a Patre, Spiritum veritatis, qui aPatre procedit, ille testimonium perhibebit de me, et vos testimonium perhibebitis quia ab initio mecum estis.”

 Jo. XV.

Perché  non volle Gesù Cristo, il Salvator del mondo, (domanda s. Agostino) far discendere il suo Santo Spirito sopra gli Apostoli se non dopo la sua gloriosa Ascensione al cielo? Ciò fu per far loro conoscere il bisogno che essi ne avevano. Imperciocché, mentre godevano della presenza visibile del loro divin Maestro, il sensibile attaccamento per la sua Persona li occupava in maniera ch’essi nulla pensavano a domandargli questo divino Spirito che doveva loro insegnare ogni verità; ma quando furon separati da Gesù Cristo conobbero allora il sommo bisogno che avevano di riceverlo. Essi dovevano annunziare il Vangelo a tutto il mondo, ed essere perciò esposti all’odio e ai furori degli uomini, soffrire le più atroci persecuzioni, come era loro stato da Gesù Cristo predetto. Qual coraggio, qual forza dunque era loro necessaria per condurre a buon esito una sì grande impresa! Ma Gesù Cristo li aveva più volte incoraggiati con le promesse d’inviar loro il suo Santo Spirito, che insegnerebbe ad essi ogni lingua e darebbe loro coraggio nei combattimenti. – Quando sarà venuto, diceva loro, sopra di voi lo Spirito consolatore ch’Io v’invierò, Egli renderà di me testimonianza, e conoscerete ch’Io non vi ho ingannati, e voi medesimi renderete testimonianza alla gloria del mio nome. Sarete scacciati dalle sinagoghe, e per un falso ragionare si crederanno di dar gloria a Dio nel farvi morire. Tutte queste cose Io vi dico, affinché non restiate scandalizzati e, allorché avverranno, vi ricordiate esservi state da me predette. Erano certi gli Apostoli che le predizioni di Gesù Cristo dovevano adempiersi; e perciò dopo l’Ascensione del loro divin maestro si ritirarono nel cenacolo per domandare il promesso Spirito consolatore; e con sì grande istanza lo domandarono, che finalmente il ricevettero; e sì gran forza loro fu da Lui comunicata che in istato si videro di potere adempiere la loro missione. – Non ai soli Apostoli promise Gesù Cristo il suo Santo Spirito, ma a tutti i fedeli eziandio e a tutti i membri della sua Chiesa: lo comunica insieme con tutti i suoi doni a coloro che sono bene disposti. Preparatevi dunque, fratelli miei, a ricevere questo Spirito consolatore, e a questo fine vi dimostrerò il sommo bisogno che ne avete, primo punto. E le disposizioni che dovete apportare per ricevere un sì gran dono: secondo punto.

I. Punto. Non v’ha alcuno che non desideri nelle sue afflizioni un consolatore, un medico nelle sue malattie e contro i nemici un protettore. Ora questo è ciò che opera lo Spirito Santo in un’anima che ha la bella sorte di riceverlo, e ciò deve farci comprendere il gran bisogno che abbiamo di Lui. Non fa d’uopo, fratelli miei, ch’io qui vi dimostri ciò che una trista esperienza ci fa pur troppo sentire, che la vita dell’uomo è tutta piena di miserie e d’afflizioni e che non v’ha condizione veruna nel mondo che dalle croci sia esente. Altri, dalle malattie, altri dalla perdita dei beni si vedono afflitti; questi abbandonati dagli amici, quelli perseguitati dai nemici; ora ci vediamo rapiti i beni ingiustamente, ora la calunnia ci toglie l’onore. Quante amarezze in casa ci fa soffrire l’indole difficile di coloro con cui dobbiamo convivere, e quante pene di corpo e di spirito per sovvenire ai bisogni della famiglia e per adempiere alle obbligazioni del proprio stato! Ma dove potrà cercarsi sollievo ai mali che ci affliggono? Inutil cosa sarebbe sperarlo dagli uomini; rarissimi sono gli amici che entrino a parte dei nostri affanni. Siccome l’amicizia degli uomini è per l’ordinario interessata, nelle prosperità ci sono d’intorno, ma nelle avversità si allontanano. Se qualche consolatore si trova, sarà piuttosto molesto e incomodo e, somigliante a quegli amici del santo Giobbe, altro non ci darà che compassionevoli parole, senza procurare di recarci sollievo. Voi solo dunque, o divino Spirito, potete essere il vero nostro consolatore: Voi solo potete alleggerire le nostre pene e temperare l’amarezza dei nostri mali. Epperciò noi vi chiamiamo il divino Paraclito, cioè l’unico e vero consolatore: qui diceris Paraclitus; perocché, essendo voi la sorgente di tutti i beni, potete non solamente riparare le nostre perdite, ma far tornare in vantaggio nostro i mali stessi che soffriamo… Imperciocché queste sono, fratelli miei, le due maniere con cui lo Spirito Santo consola un’anima da Lui visitata.. Quest’anima ha ella sofferta qualche perdita? Lo Spirito Santo che la visita la risarcisce del bene ch’ella ha perduto con un altro più prezioso: invece dei beni di fortuna ad essa rapiti, le da i beni della grazia di gran lunga maggiori che tutti quanti i beni del mondo: invece della sanità, che è stata alterata dalle malattie, Egli spande nel cuore di lei una salutevole unzione che raddolcisce i suoi dolori: invece di quell’amico, di quel protettore che l’hanno abbandonata, Egli medesimo è il suo protettore, il suo amico. In una parola, Egli le vale per tutto e la rifà di tutte le sue perdite. In questa maniera lo Spirito Santo, consolò gli Apostoli afflitti per l’assenza del loro divin Maestro: essi provavano una sensibile consolazione quando godevano sulla terra della sua divina presenza, e non poterono tralasciare di fargli conoscere la loro tristezza allorché vicini si videro ad esserne separati, e sentirono infatti dopo questa separazione un amarissimo dispiacere: essi avevano perduto il loro padre, il loro maestro, e si vedevano esposti al furore e alle persecuzioni dei loro nemici. Ma quando lo Spirito Santo scese sopra di loro, li riempì d’ineffabile consolazione, e fece lor sentire con la sua presenza un soavissimo contento, maggiore ancora e più perfetto di quello che avevano provato nell’affetto alla santa umanità di Gesù Cristo. Egli farà lo stesso con voi, o anime afflitte; voi conoscerete dagli effetti della sua visita che era espediente per voi l’essere privati delle sensibili consolazioni che trovavate nelle creature per meritare quelle del divino Spirito, che le supereranno di gran lunga in soavità ed in dolcezza. Farà di più ancora lo Spirito Santo per rendere più abbondante il vostro contento; Egli vi farà ricavare vantaggio da’ mali e dalle pene che soffrite. E in che maniera? Sollevando il vostro cuore e la vostra mente al di sopra dei castighi della natura, vi farà considerare queste pene come mezzi sicuri ed infallibili per procurarvi beni eterni: Egli dirà al vostro cuore che tutte le tribolazioni di questa vita non sono degne di essere messe in confronto con la ricompensa della gloria del cielo, e che un leggiero momento di tribolazioni può condurvi al possedimento d’una eterna felicità: Momentaneum et leve tribulationis nostræ æternum gloriæ pondus operatur in nobis (2 Cor.IV). A questo fine sopporterete non solamente con pazienza, ma con gioia eziandio tutte le afflizioni che Iddio vorrà inviarvi. Voi direte con l’Apostolo che siete ripieni di gaudio nelle vostre tribolazioni: Superabundo gaudio in omni tribulatione nostra ( 2 Cor. VII).Per qual cagione, fratelli miei, si vedono molti oppressi dalle avversità, e ciò non ostante egualmente tranquilli e contenti come se godessero delle dolcezze della prosperità, soffrire con eroica pazienza i dolori delle malattie, il rigore della povertà, gli affronti, i dileggiamenti e ogni sorta d’ingiustizia.Altro non è che l’allegrezza dello Spirito Santo di cui hanno ripieno il cuore, la quale li rende insensibili al dolore e superiori ad ogni disgrazia. Oh quanto è avventurato chi possiede in sé stesso una sì abbondante sorgente di consolazioni, come è lo Spirito Santo! Sta in vostre mani, fratelli miei, il farne esperienza, e troverete inoltre in Lui un possente medico che vi guarirà dalle vostre malattie.Le malattie di cui dobbiamo, fratelli miei, desiderare la guarigione sono i nostri peccati: malattie più funeste e più da temersi di quelle del corpo: imperciocché l’anima infetta dalla malattia del peccato, si trova in uno stato di morte, incapace per conseguenza di produrre alcuna azione di quella vita soprannaturale che ci unisce a Dio e degni ci rende delle sue ricompense. Oh quanto è lagrimevole lo stato di quest’anima! Quanto le è necessario un possente medico per guarirla! Un ammalato può ancora desiderare e chiedere la sua guarigione, ma l’anima morta per il peccato non può nemmeno per se stessa desiderare d’essere risanata né domandare il rimedio ai suoi mali, se lo Spirito, che è il suo medico, non le inspira questi buoni desideri. Imperciocché da noi medesimi, dice l’Apostolo, non siamo valevoli a formare un buon pensiero per la salute; non possiamo pronunziare il nome di Gesù, se non coll’aiuto dello Spirito Santo: Non sumus sufficientes cogitare aliquid a nobis quasi ex nobis (2 Cor. 3). Quanto è grande adunque il bisogno che abbiamo dello Spirito vivificante, affinché ci tragga dallo stato di morte a cui ci ha ridotto il peccato, e col soffio salutevole ci renda la vita che abbiamo perduta. Ed ecco appunto l’effetto che la sua visita produce in un’anima che ha la bella sorte di riceverlo. Egli incomincia a prevenire quest’anima con una grazia che le fa desiderare la sua conversione, che l’aiuta a cercar rimedio ai suoi mali; equando quell’anima corrisponde fedele alla grazia che la chiama e la previene, allora questo divino Spirito compie l’operach’Egli ha incominciata e infiamma il cuore di lei col fuoco del suo amore, il quale distrugge il regno del peccato, spezza le catene che la rendevano schiava del demonio e le rende la libertà dei figliuoli di Dio. Allo Spirito Santo siamo dunque noi debitori dell’opera della nostra santificazione; imperciocché Egli diffonde, come dice l’Apostolo, nel nostro cuore quella carità soprannaturale, che ci rende amici di Dio ed eredi del suo regno. Egli è vero che Gesù Cristo con i suoi patimenti e con la sua morte ci ha meritata la grazia della riconciliazione col suo eterno Padre e ha sparso il suo sangue sulle nostre piaghe per guarirle, ma egli è lo Spirito Santo quello che ci applica i meriti di Gesù Cristo con la infusione della grazia che ci giustifica; perché essendo questa grazia effetto del puro amore di Dio per gli uomini, lo Spirito Santo, che è per eccellenza l’amor del Padre e del Figliuolo, è il principio di questa grazia, la quale ci purifica dalla macchia del peccato per unirci a Dio col vincolo d’una perfetta carità: Abluti estis, santificati estis in nomine Domini nostri Jesu Christi (1 Cor.VII) E perciò egli è dal Concilio di Trento chiamato remissione de’ nostri peccati, e la santa Chiesa gli dà il titolo di Spirito vivificante, Spiritum vivificantem. – Siete ora persuasi, fratelli miei, del bisogno che avete dello Spirito Santo? Non posso io dirvi, come già disse il profeta Ezechiello alle ossa sparse che gli furono mostrate in una celebre visione, per farle ritornare in vita? Ossa aride, ascoltate la voce del Signore: ecco ch’io vi rendo lo spirito e la vita: Ossa arida, audite verbum Domini: ecce intromittam in vos Spiritum, et vivetis (Ezech. XXXII). Voi rassomigliate, o peccatori, a queste ossa sparse che non avevano alcun principio di vita: il peccato ha fatto in voi ciò che fa la morte nel corpo ch’ella spoglia della carne e lo riduce in fracidume, e del quale non rimangono dopo qualche tempo che alcuni avanzi inanimati. Il peccato vi ha spogliati della vita della grazia e di tutti gli ornamenti con cui Iddio aveva adornata l’Anima vostra: voi siete rinchiusi in un sepolcro come miserabili avanzi di morte; ascoltate dunque la voce del Signore che vuol richiamarvi a vita e restituirvi nel pristino stato dal quale eravate decaduti: audite verbum, Domini etc, uscite dal sepolcro, o peccatori, o voi che dormite in seno alla morte: Exurge, qui dormis, et exurge a mortuis. Ma invano io indirizzo le mie parole a questi morti per farli uscire dalla tomba, se Voi, o Spirito onnipotente, non li risuscitate e non date loro i primi eccitamenti, affinché possano ritornare in vita. Fate sentire a questi morti il vostro soffio salutevole che li rianimerà: Insuffla super interfectos istos, et reviviscent (Ezech. XXXVII). Illuminate questi ciechi che chiudono gli occhi alla luce, toccate questi cuori duri e insensibili alle vostre chiamate: imperciocché dalle più dure pietre voi potete trarne figliuoli d’Abramo, e dai più grandi peccatori farne i più gran santi. Piaccia al Signore Iddio, o fratelli miei, che le mie preghiere siano ascoltate e che io veda rinnovellato quel prodigio che operò già Dio per mezzo del profeta, allorché le ossa sparse si riunirono e si rianimarono a nuova vita. – Se voi corrisponderete alla grazia dello Spirito Santo che vi chiama, Egli vi darà la vita, anzi egli sarà la vita dell’anima vostra e il principio di tutti i vostri movimenti, in quella guisa che l’anima vostra è principio di tutti i movimenti del vostro corpo; Egli penserà in voi, parlerà, opererà in voi e imprimerà in tutte le vostre parole, pensieri e azioni un carattere di santità che sarà per voi una caparra dell’eterna vita: Unxit nos Deus et signavit nos et dedit pignus spiritus in cordibus nostris (2 Cor. 1). Se voi temete che i nemici della vostra salute vi rapiscano il prezioso tesoro della grazia di cui vi arricchirà, Egli sarà il vostro protettore per difendervi contro tutti gli assalti: ed è questo un benefizio che dovete ancora sperare da Lui e che deve farvi conoscere il sommo bisogno che avete della sua presenza. – Ora quanto dovete voi temere questi formidabili nemici, ai  quali lo Spirito Santo avrà ritolte quelle anime che aveva debellate. Il demonio scacciato dalla sua casa, farà ogni sforzo per rientrarvi e s’aggirerà intorno a voi come un leone che rugge per divorarvi: non perdonerà ad artifizio né a stratagemma per ingannarvi, egli si servirà delle vostre passioni e le solleverà contro di voi per farvi cadere nei suoi lacci; da altra parte il mondo vi tormenterà con lo splendor dei suoi beni, con gli allettamenti dei suoi piaceri, col fasto degli onori; sarete astretti a soffrire i dileggiamenti degli empi e dovrete resistere al torrente delle cattive usanze e alle seduzioni dei compagni: in una parola, sarete esposti a tutti i colpi di questi due feroci nemici, ma fatevi coraggio, il divino Spirito che in voi abiterà vi coprirà con l’ombra delle sue ali, sarà Egli stesso la vostra difesa: Scapulis suis obumbrabit tibi, et sub pennis eius sperabis (Psal. XC). Egli farà andare a vuoto tutti i colpi a voi diretti, e non riceverete alcuna ferita: Non accedet ad te malum. Nella stessa guisa che un principe, un conquistatore, il quale si è impadronito d’una città, la fa fortificare, mette opportune sentinelle e tutto dispone per guardarla e non esser sorpreso, così questo divino Spirito vi farà custodire dagli Angeli, anzi vi custodirà Egli medesimo e farà ridondare in vostro vantaggio le tentazioni stesse a cui sarete esposti. Che cosa avrete da temere con un siffatto protettore, che non vi abbandonerà giammai se non è da voi abbandonato? Se voi gli sarete fedeli, Egli vi guiderà di maniera tra gli scogli che vi circondano che arriverete felicemente al porto, ed Ei vi coronerà con la grazia finale, che è un dono speciale che la sua bontà comparte a coloro che ogni cura pongono a conservarlo, procurate dunque di riceverlo, e preparategli una stanza nel vostro cuore. Voi conoscete ora il bisogno che avete di riceverlo, ma che cosa dovete fare per meritare questa grazia?

II. Punto. Io non posso, fratelli miei, miglior via additarvi per disporvi a ricevere lo Spirito Santo che quella che han tenuto gli Apostoli. Ora la Scrittura Santa c’insegna che essi, dopo essere stati testimoni della gloriosa Ascensione del loro divin Maestro, si ritirarono nel cenacolo, secondo l’ordine che a loro era stato dato, in cui ritirati passarono dieci giorni nell’esercizio di ferventissima orazione: erant perseverantes unanimiter in oratione (Act. I). Ecco, Cristiani miei, la regola che dovete seguire per prepararvi a ricevere nei vostri cuori lo Spirito Santo. Il ritiro, la preghiera, la purezza dell’anima sono le disposizioni alle grazie che Egli vuol compartirvi. Il ritiro fu sempre stimato il più acconcio per ricevere le comunicazioni dello Spirito Santo; Egli non fa udire la sua voce nello strepito e nel tumulto, ma nella solitudine egli parla al cuore: Ducam eum in solitudinem et loquar ad cor eius (Ose.II). E perciò tante anime devote risolvono di separarsi dal mondo e vanno a seppellirsi in luoghi impenetrabili agli oggetti creati, ed altra cura non hanno che di parlare con Dio e pensare alla propria salute. Io so, fratelli miei, che non tutti sono chiamati a questo genere di vita, che è pure il più sicuro e il più perfetto. Iddio ha stabilite diverse condizioni nel mondo; nelle quali chi si trova impegnato può tuttavia operare la sua salute e sperar di giungere al regno dei cieli. Ma benché si viva in mezzo al mondo, si può di tempo in tempo dare qualche giorno al ritiro, come si pratica da’ molti Cristiani che hanno zelo per la loro salute, i quali depongono per qualche tempo ogni pensiero di affanni temporali per pensare all’eternità. – Se le occupazioni del vostro stato non vi permettono di seguitar questo esempio, o se non ne avete il comodo almeno dovete farvi un ritiro interiore, che sciolga il vostro cuore e la vostra mente dall’eccessiva premura che avete per gli affari del mondo e vi renda applicati all’affare della salute, che merita tutta la vostra attenzione: ogni Cristiano è obbligato a questo ritiro, cioè ad un raccoglimento delle potenze dell’anima, che la faccia rientrare in sé  stessa, per far serie considerazioni sul suo ultimo fine e sui mezzi di ottenerlo; ecco ciò che lo Spirito Santo esige assolutamente da un’anima alla quale Egli vuole comunicare sé stesso. In pericolo ciò che invano sperate, fratelli miei, di ricevere questo divino Spirito, se vivete in una continua dissipazione, e se la vostra anima s’aggira vagando sopra ogni sorta di oggetti che le stanno intorno, e se di tanto in tanto non si raccoglie in se stessa per trattenersi con Dio e pensare alle cose di Dio. Sin tanto che quest’anima si abbandonerà tutta alle occupazioni d’uno stato, al commercio del mondo, ella sarà sempre ripiena di mille fantasmi, che alcun luogo non lasceranno alle comunicazioni dello Spirito Santo. Conviene dunque purificare la mente e il cuore da tutti quegli oggetti esterni che impediscono di ascoltare la voce del divino Spirito e prendere le massime e i sentimenti dell’uomo interiore, che vive della fede, che cerca il regno di Dio. e la sua giustizia prima d’ogni altra cosa. Ecco, fratelli miei, il ritiro che lo Spirito Santo vi domanda per comunicarsi a voi. Se non vi separate affatto dal mondo, come gli Apostoli (il che non è però assolutamente necessario), dovete almeno separarvi da certe compagnie pericolose, da certi impegni che sono per voi occasione di peccato e che saranno sempre un ostacolo alle grazie dello Spirito Santo finché vi sarete affezionati. Se il vostro stato vi obbliga a star nel inondo, fa d’uopo almeno separarvi dal mondo perverso, il cui spirito, le cui massime sono incompatibili con quelle dello Spirito di Dio. Imperciocché se voi conservate lo spirito del mondo e seguite le sue usanze e le sue massime, voi non riceverete lo Spirito Santo giammai. Ciò sarebbe un volere unire le tenebre colla luce, accordar Gesù Cristo con Belial. Perciocché, lo sapete pure, fratelli miei, quali sono le massime del mondo che si cercano, che si amano nel mondo, i beni, gli onori, i piaceri; ecco gli oggetti delle inclinazioni degli amatori del mondo. Essi sono il soggetto dei loro ragionamenti, il fine delle loro azioni e dei loro pensieri. Ma che v’insegna lo Spirito di Gesù Cristo? Lo staccamento da tutte le cose, l’amore della povertà, delle umiliazioni e dei patimenti: che cosa può ritrovarsi più contraria allo spirito del mondo? E perciò Gesù Cristo ci assicura che il mondo non può ricevere il Santo Spirito: quem mundus non potest accipere (Jo. XIV). – Voi non potete dunque ricevere questo divino Spirito se non rinunciate allo spirito del mondo con un intero distacco dai suoi beni, dai suoi onori e dai suoi piaceri: non potrà giammai lo Spirito di Dio accordarsi con lo spirito mondano, cioè con quello spirito che giudica delle cose secondo il mondo, che regola i suoi desideri, le sue inclinazioni secondo le leggi del mondo, che ha in orrore ciò che il mondo abborrisce, e fa stima di ciò che il mondo ama ed onora. Se questo è lo spirito che vi conduce, non isperate che lo Spirito di Dio venga a fare in voi la sua dimora. Voi dovete ancora, per attirarlo ne’ vostri cuori, aver ricorso alla preghiera, che fu il mezzo di cui si servirono gli Apostoli per ottenerlo. Erant perseverantes etc. Oh! chi potrebbe esprimere l’ardore con cui essi porgevano i loro voti al cielo? Con quanti fervorosi gemiti domandavano questo Spirito consolatore, che doveva risarcirli della perdita del loro divino Maestro! Essi conoscevano il grande bisogno che avevan di Lui e sapevano ch’Egli sarebbe stato loro in luogo di padre, di maestro, di liberatore e di protettore, che li avrebbe illuminati e avrebbe loro data la forza necessaria per pubblicare il Vangelo, cui per comando di Gesù Cristo dovevano annunziare a tutta la terra che li avrebbero incoraggiati contro il furore e le persecuzioni degli uomini; – che senza di Lui non avrebbero mai condotta a fine la grand’opera per cui erano inviati: e perciò lo chiedevano così instantemente e con sì grande perseveranza che per dieci giorni continui non cessarono di pregare sin tanto che non l’ebbero ottenuto. Voi lo chiederete con lo stesso fervore e con la medesima costanza, fratelli miei, se conoscete il bisogno che ne avete. Or non vi ha fatto sentir questo bisogno ciò che vi è stato detto nella prima parte di questa istruzione? Non vi unirete voi dunque con la mente e col cuore ai desideri di quella santa adunanza degli Apostoli e dei discepoli, che pregavano tutti insieme lo Spirito Santo affinché discendesse sopra di loro? Se voi pregherete come essi, parimenti l’otterrete. E tanto più siete sicuri di ottenerlo perché, chiedendo a Dio il suo Santo Spirito, voi chiedete una cosa degna di Lui e a voi necessaria. Se domandaste beni ovvero onori del mondo, forse Iddio non vi esaudirebbe perché potrebbero forse essere ostacoli alla vostra salute. Ma lo Spirito Santo è un bene assolutamente necessario all’uomo, perché nulla può senza di Lui, ed ha bisogno delle sue ispirazioni per essere illuminato, della sua forza per essere fortificato e della sua grazia per operare la propria salute. Or se voi altri, quantunque malvagi, dice Gesù Cristo, non potete negare ai vostri figliuoli il pane che è lor necessario per vivere, con quanta maggior ragione il Padre celeste, che è tutto bontà per voi, vi darà il suo Santo Spirito, il quale deve essere vostro sostegno, vostra forza, vostro cibo e vostra vita? Si vos cum sitis mali, nostis bona data dare filìis vestris; quanto magis Pater vester de cœlo dabit spiritum bonum petentibus se (Luc. XI)? Ma non vi contentate d’indirizzare al cielo qualche voto passeggero, alcune preghiere d’un momento; perseverate sull’ esempio degli Apostoli nel santo esercizio della preghiera per chiedergli il suo divino Spirito, servendovi di quella che dalla Chiesa ci viene insegnata: Venite, o Santo Spirito, a riempiere i cuori dei vostri fedeli e ad infiammarli del fuoco del vostro divino amore: Veni, Sancte Spiritus. Recitate a questo fine sette volte il Pater e l’Ave per domandare i sette doni dello Spirito Santo. Ma invano, fratelli miei, voi preghereste lo Spirito Santo a venire a far dimora in voi, se voi non purificate il vostro cuore da tutto ciò che può essere di ostacolo alle grazie ch’Egli vuole compartirvi. – Ora quale è questo grande ostacolo alle grazie dello Spirito Santo? Voi lo sapete, egli è il peccato, suo mortale nemico. Sin tanto che regna in un’anima il peccato, ella non può essere la dimora dello Spirito Santo. Imperciocché come mai lo Spirito Santo, che è sì amico dell’umiltà, potrebbe abitare in un cuore gonfio d’orgoglio? Questo Spirito di carità come potrebbe alloggiare in un cuore divorato dall’invidia? Come mai questo spirito di pace e di mansuetudine, che comparve al battesimo del nostro Redentore sotto la figura d’una colomba, per farci conoscere ch’è nemico d’ogni fiele, potrebbe accordarsi con l’amarezza d’un cuor vendicativo? Come mai questo spirito di purità che non ama stare fuorché tra i gigli, potrebbe stare in un cuor voluttuoso e sensuale? No, dice il Signore, il mio Spirito non dimorerà con l’uomo sensuale: Non permanebit spiritus meus in homine; quia caro est (Gen. VI). Questo Spirito è lo sposo delle anime caste, e l’orrore che egli ha pel vizio opposto alla purità fa che non può in guisa alcuna comunicarsi ad un’anima che ne è infetta. Invece di compartirle i suoi favori, serba per essa soltanto i tesori del suo sdegno. Sappiate, dice l’Apostolo, che nel Battesimo i vostri corpi sono divenuti il tempio dello Spirito Santo; ora se alcuno profana questi templi con peccati vergognosi e brutali, Iddio lo perderà, dice lo stesso Apostolo: Si quis violaverit templum Domini, disperdet illum Dominus (1 Cor. III). – Riflettete dunque, fratelli miei, qual è quel peccato che vi signoreggia, se è l’orgoglio che vi tiene schiavi, se la collera vi trasporta, l’invidia vi divora, il piacere vi snerva; sbandite senza timore dal vostro cuore sì malvagi ospiti e date luogo allo Spirito Santo, che vuole farvi dimora. Mondatevi da ogni malvagio fermento che vi corrompe il cuore, affinché possiate gustare le dolcezze dello Spirito Santo; abbassate quell’orgoglio coll’umiltà, la carità sottentri all’invidia, scacciate dal vostro cuore quella impura passione, resistete a tutti i movimenti, a tutti ancora i pensieri contrari alla virtù della purità, e lo Spirito Santo farà sua delizia di abitare in voi. In una parola, qualunque peccato voi abbiate commesso, adoperate tutti i mezzi possibili per cancellarli con una penitenza sincera e con una buona confessione, che dovete fare in queste sante vicine feste: anzi non aspettate quel giorno per accostarvi al sacro tribunale, o almeno preparatevi fin da questo momento a render certa la vostra riconciliazione, rinunziare ai cattivi abiti, allontanarvi dalle occasioni, praticare le virtù cristiane. Ma ciò non è tutto ancora. Siccome questo spirito d’amore è uno spirito geloso che non può soffrire che altro affetto abbia parte nel vostro cuore, ma tutto ne vuole per sé il possedimento, fa d’uopo, fratelli miei, distaccarlo da ogni affetto per certi oggetti, i quali, quantunque non peccaminosi, non lascerebbero ciò nulla di meno di mettere ostacolo alle grazie di cui Egli vi vuol ricolmare. Santo pareva pure l’affetto che avevano gli Apostoli per la persona di Gesù Cristo; eppure questo divin maestro loro dice che era espediente ch’Egli si separasse da loro perché se egli non se ne fosse dipartito, non sarebbe su loro venuto lo Spirito Santo. E perché ciò? domanda qui sant’Agostino. Perché gli Apostoli, essendo troppo sensibilmente affezionati alla presenza di Gesù Cristo, non erano in istato di ricevere le comunicazioni del Santo Spirito; era d’uopo che si fossero privati della dolcezza di questa presenza visibile, affinché una maggior dolcezza ricever potessero dalla presenza invisibile dello Spirito Santo che doveva in loro fare la sua dimora. – Ora se a tal segno giungere doveva lo staccamento degli Apostoli per ricevere la pienezza dei doni dello Spirito Santo, con quanta maggior ragione dovete voi rinunciare ad ogni inclinazione per certi oggetti che potrebbero essere d’inciampo alla vostra virtù! Togliete dunque affatto dal cuore tutte le affezioni terrene; quanto più il cuor sarà vuoto di tali affezioni; tanto più sarà atto ad essere ricolmato delle dolcezze, delle inclinazioni e delle grazie dello Spirito Santo. Pregatelo che giustifichi Egli stesso il vostro cuore, che spezzi e consumi col suo celeste fuoco le catene che vi tengono avvinti alle creature e che prepari egli stesso la sua dimora nel vostro cuore, affinché vi abiti nel tempo e nell’eternità. Cosi sia.

Credo …

https://www.exsurgatdeus.org/2019/10/12/il-credo/

Offertorium

Orémus

Ps XLVI:6. Ascéndit Deus in jubilatióne, et Dóminus in voce tubæ, allelúja.

 Secreta

Sacrifícia nos, Dómine, immaculáta puríficent: et méntibus nostris supérnæ grátiæ dent vigórem. [Queste offerte immacolate, o Signore, ci purífichino, e conferiscano alle nostre ànime il vigore della grazia celeste].

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Communio

Joannes. XVII: 12-13; 15 Pater, cum essem cum eis, ego servábam eos, quos dedísti mihi, allelúja: nunc autem ad te vénio: non rogo, ut tollas eos de mundo, sed ut serves eos a malo, allelúja, allelúja.

[Padre, quand’ero con loro ho custodito quelli che mi hai affidati, allelúia: ma ora vengo a Te: non Ti chiedo di toglierli dal mondo, ma di preservarli dal male, allelúia, allelúia.]

Postcommunio.

Orémus.

Repléti, Dómine, munéribus sacris: da, quæsumus; ut in gratiárum semper actióne maneámus.

[Nutriti dei tuoi sacri doni, concedici, o Signore, Te ne preghiamo: di ringraziartene sempre.]

Ultimo Vangelo e Preghiere leonine

https://www.exsurgatdeus.org/2019/10/20/preghiere-leonine-dopo-la-messa/

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https://www.exsurgatdeus.org/2019/05/20/ordinario-della-messa/

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LO SCUDO DELLA FEDE (113)

1Paolo SEGNERI S. J.:

L’INCREDULO SENZA SCUSA

Tipogr. e libr. Salesiana, TORINO, 1884

PARTE PRIMA

CAPO XXIII.

Se l’astrologia vaglia punto ad invalidare la provvidenza.

I. E comune a tutti i ribelli il riconoscere ogni padrone più volentieri, che il proprio: onde a gittar questo dal soglio, non temerebbero di sostituirvi un Nerone. Mirate dunque se gli ateisti sono ribelli solenni. Purché Dio non sia quegli che li governi con la sua provvidenza da uomini ragionevoli, giungono a sognar sino un fato là su le stelle, che li governi da bruti.

II. E vero che non tutti procedono ad egual passo: mentre alcuni, più cauti nel favellare, se non più religiosi nel credere, protestano di non assegnare ai pianeti la parte di padroni nel gran teatro delle umane vicende, ma di messaggi. Contuttociò questi ancora, benché men empi, non però meno vani, conviene avvolgere in un’istessa rovina, precipitandoli per mano della ragione giù da quel cielo che essi con le lor predizioni infamano tanto, quanto i poeti lo infamarono con le loro insanie.

III. Conosco bene a qual cimento io mi esponga, pigliandola a viso aperto con un tal genere di persone ingannevoli, e pur amata: Genus hominum sperantibus fallax, quod semper vetabitur, semper et retinebitur (Tac. hist.1. 1). E l’ingegno umano sì avido di antivedereil futuro, che non si vergognò ne’ secolipiù vetusti di mendicarne gli annunzi da ridicolissime osservazioni: tanto che il garrirdegli uccelli, il tripudiar de’ polli, il trapassarde’ porci, ed altri sì vani auguri, valevan piùin una Roma ad accelerare le determinazioni o a sospenderle, di quello che valessero i voti de’ senatori. Ed oggi non ha tra noi chi tien per infausto l’inciampar su l’uscio di casa, l’abbattersi in un tal cane, l’ascoltare una tal civetta, o l’essere in un tal ruolo di convitati? Non è meraviglia però se riesca agli astrologi di ottenere dal commercio con gli astri, da lor vantato, quella credulità che ottenevano già gli aruspici dal budellame dei montoni, o dei manzi, da loro aperti a tal fine; e quella che più vecchierelle ottengono anche oggi per via di superstizioni più fievoli e più fallite, che vanno in volta. Tanto più che gli astrologi, a vantaggiare il loro partito, si travestono da politici, e promettendo sì al pubblico, sì al privato, con la previsione de mali un prò inesplicabile, qual è quello di ripararli fan sì che il dir loro contra sembri un volere opporsi all’umana felicità: né di ciò paghi, abbigliano i loro pronostici di voci sì pregnanti, sì pellegrine, che, benché non intese neppur da essi quando le proferiscono, fanno tuttavia rimanere la gente attonita, quasi perle tratte dagli stipi più ignoti della sapienza.

Oroscopo, mezzo cielo, aspetti, direzioni, dignità, esaltazioni, transiti, triplicità, erezioni, capo di dragone, coda di dragone, combustioni, stelle che veggano, ma non odano, stille che odano, ma non veggano, magne congiunzioni, magne rivoluzioni, case celesti, raggi felici, retrogradazioni funeste, gradi lucidi e tenebrosi, ed altrisì fatti, misteri tutti al dir loro, e pur null’altroin sé che palloni, tanto più vuoti diverità, quanto più gonfi di suono. Difficilissimoè pertanto pigliarsela in poche carte contracostoro, che coi soli vocaboli inauditi fannocorrersi dietro la gente matta.

IV. Mi basta nondimeno, o lettore, che voi siate contento di stare in bilico, senza declinar con l’affetto più ad una parte che all’altra; ed io confido nel peso delle ragioni, che in poco d’ora concorrerete voi pure da voi medesimo senza spinta, a dispregiare qual bugiarda una ciurmeria che va fra molti col passaporto di scienza; anzi ad abbominarla qual traditrice, mentre ella invece di giovar mai alla repubblica, come falsamente promette, perturba la repubblica insieme e la religione, porgendo nel latte di una verità immaginaria mille veleni di errori, tanto più nocevoli al mondo, quanto meno sospetti, e più dilettosi.

V. Senonchè prima di passare innanzi, conviene che io mi spieghi bene. E però, siccome io non voglio per mio nimico chi nimico non è della religione, così sappiate come io qui non intendo di uscire in campo contra l’astrologia naturale, che è quella la quale dagli aspetti de’ cieli predice i nuvoli, i nembi, le siccità, e le ricolte, or povere, or piene, agli agricoltori. Questa, a dir giusto, è più congettura, che arte. Perchè qualor vi fossero uomini daddovero intendenti di tali cose, a che prezzo non si torrebbono dai monarchi? Se Filippo II re delle Spagne, quando stava in procinto di porre in mare quella formidabile armata, che egli inviò contra l’Inghilterra, avesse in corte avuto un astrologo, il quale gli presagisse quella furiosa burrasca che gliela mandò tanto male; che non gli avrebbe egli dato di ricompensa? E così quanto pagherebbero i principi d’ogni grado, aver chi loro dinunziasse con sicurezza le carestie, le contagioni, i tremuoti, ed altri infortuni, che preveduti, potrebbero distornarsi opportunamente, o almeno debilitarsi? Eppur vediamo tutto di, che non gli hanno. Adunque è segno che tale scienza non v’è, e se pur v’ è, v’è da scena, non v’è da cattedra. Contuttociò, perché ella non va punto a ferire la provvidenza, non è dovere impiegare gli strali contra una fiera sì dimestica, quando frattanto scappano via le selvagge. Quella che non può soffrirsi è l’audacia de’ genetliaci, i quali non si curando di dar la buona ventura alle campagne, agli alberi, agli animali (da cui non possono cavar nulla di lucro), la danno agli uomini, con predir loro la vita, ora lunga, ora breve, e gli avvenimenti, ora prosperi, ed ora avversi: volendo che, come già gli egiziani aspettavano dal Nilo, e non dal cielo, la loro fertilità; così noi dal cielo, e non dal Fattore del cielo attendiamo la nostra sorte. Intendo io dunque di far vedere che tutta l’arte di questa professione superba è, se ben si rimira, sognar con arte. Ed eccovi su ciò la mia schietta proposizione.

VI. L’astrologia giudiziale è un ritrovamento fondato in aria, senza ragione alcuna, e senza esperienza bastevole a sostenerla. Cominciamo la ragione (L’astrologia giudiziale, od astromanzia, ebbe la sua culla nell’antico Oriente, e viene reputata una corruzione di antichissime dottrine astronomiche, detta per ciò da Keplero una figlia pazza di madre saggia; e la sua pazzia è così universalmente riconosciuta, che non v’ha oggidì uomo di senno, nonché pensatore serio, che la tenga in qualche conto)