PASSIONE, RESURREZIONE E TRIONFO FINALE DI GESU’ CRISTO NELLA SUA CHIESA

PASSIONE, RESURREZIONE E TRIONFO FINALE DI GESU’ CRISTO NELLA SUA CHIESA.

[Mons. G. De Segur. “Œvres” tom. X, 3a Ed.: “Je crois” PARIS LIBRAIRIE SAINT – JOSEPH TOLRA, LIBRAIRE-ÉDITEUR; 112, RUE DE RENNES, Ed. 1887]–

Cap. III,
GESÙ-CRISTO REDENTORE E CAPO DELLA CHIESA

Gesù-Cristo e la Chiesa formano un tutt’uno indivisibile; la sorte dell’Uno, è la sorte dell’altra; e così come dove si trova la testa, là deve ugualmente trovarsi il corpo, allo stesso modo i misteri che si sono compiuti in Gesù-Cristo, durante la sua vita terrena e mortale, devono compiersi nella sua Chiesa durante la sua vita militante quaggiù. Gesù-Cristo ha avuto la sua Passione e la sua Crocifissione. La Chiesa deve anch’essa avere la sua Passione e la sua crocifissione finale. Gesù-Cristo è resuscitato ed ha trionfato miracolosamente sulla morte. La Chiesa resusciterà, e trionferà su satana ed il mondo, con il più grande e prodigioso dei miracoli: quella della resurrezione istantanea di tutti gli eletti, nel momento in cui Nostro-Signore Gesù-Cristo, attraversando i cieli, ne discenderà pieno di gloria con la sua Madre santa e tutti i suoi Angeli. Infine Gesù-Cristo, Capo della Chiesa, è salito corporalmente in cielo nel giorno dell’Ascensione: a sua volta la Chiesa, resuscitata e trionfante, salirà in cieli con Gesù per gioire con Lui, nel seno di Dio, della beatitudine eterna. Noi non conosciamo in maniera certa « né il giorno né l’ora » (Vigilate et orate, quia nescitis diem neque horam. – Ev. S. Matth., c. XV, 13.), in cui avverranno tali cose. Ciò che sappiamo, in modo generico ma infallibile, perché rivelato da Dio, è che « la fine verrà quando il Vangelo sarà predicato nel mondo intero, al cospetto di tutti i popoli. » (Et prædicabitur hoc Evangelium regni in universo orbe, in testimonium omnibus gentibus: et tunc veniet consummatio. – Ibid., XXIV. 14.). Ciò che noi sappiamo, è che prima che queste cose supreme e spaventose si avverino, e che costituiscono la Passione della Chiesa ed il regno dell’antiCristo, si avrà, dice San Paolo, l’apostasia (Nisi venerit discessio primum. – II ad Thess., II, 3.): l’apostasia ufficiale delle nazioni cristiane, l’apostasia generale o quasi generale dalla fede della santa Chiesa e dal Pontefice Romano (Defectio et rebellio illa insignis, plena et generalis qua scilicet pleræque et passim omnes gentes discedent et déficient tum a Romano Pontifice et Ecclesia, tum a fide et Christo. – Corn. a Lap., in loc. cit.). Infine, ciò che noi sappiamo, è che in questa epoca spaventosa, il carattere generale della malattia delle anime, sarà il rilassamento universale della fede ed il raffreddamento dell’amore divino, in seguito al sovrabbondare dell’iniquità. Agli Apostoli, che avevano domandato a nostro Signore, da quali segni i fedeli avessero potuto riconoscere l’avvicinarsi degli ultimi tempi, Egli rispose loro: dapprima ci saranno grandi seduzioni, e molti falsi dottori, molti seminatori di false dottrine riempiranno il mondo di errori seducendone un gran numero (Tunc scandalizabuntur multi. Et multi, pseudoprophetæ surgent, et seducent multos. – Ibid., 10, 11.); poi ci sarebbero state grandi guerre e si sarebbe sentito parlare solo di grandi combattimenti, e che regno si sarebbe levato contro regno (Auditum enim estis prœlia et opiniones prœliorum… Consurgent enim gens in gentem, et regnum in regnum. – Ibid., 6, 7.); – che da ogni luogo poi si avranno flagelli straordinari, malattie contagiose, eidemie, carestie e grandi tremori di terra (Et erunt pestilentiæ, et famés, et terræ motus per loca. – Ibid., 7.) . « E tutto questo, aggiunse il Salvatore, non sarà che l’inizio “dei dolori” (Hæc autem initia sunt dolorum. – Ibid., 8.). satana e tutti i demoni ne saranno la causa e, sapendo che non resta loro molto tempo, raddoppieranno il furore contro la santa Chiesa: faranno un ultimo sforzo per annientare, distruggere la fede e tutta l’opera di Dio. La rabbia della loro caduta distruggerà la natura, (Projectus est (satanas) in terram, et angeli ejus cum illo missi sunt…Væ terræ, et mari, quia descendit diabolus ad vos, habens iram magnam, sciens quod modicum tempus habet. – Apoc, XII, 9, 12.), i cui elementi, come detto, resteranno fino alla fine sotto le influenze malefiche degli spiriti cattivi. Allora comincerà la più terribile persecuzione che la Chiesa abbia mai conosciuto, degna delle atroci sofferenze che il suo divin Capo ebbe a soffrire nel suo corpo sacratissimo, a partire dal tradimento di Giuda. Nella Chiesa pure ci saranno scandalosi tradimenti, immense e lamentevoli defezioni; davanti all’astuzia dei persecutori e l’orrore dei supplizi, molti cadranno, anche tra i sacerdoti, anche tra i Vescovi: « le stelle dei cieli cadranno », dice il Vangelo. E i Cattolici fedeli saranno odiati da tutti, a causa di questa stessa fedeltà (Multi venient in nomine meo, … et multos seducent… Tunc tradent vos in tribulationem, et occident vos: et eritis odio omnibus gentibus propter nomen meum. – Ev. S. Matth., XXIV, 5, 9.) . Allora, colui che S. Paolo chiama « l’uomo del peccato ed il figlio della perdizione » (Homo peccati, filius perditionis. – II ad Thess., II, 3.) l’antiCristo, comincerà il suo regno satanico e dominerà tutto l’universo. Egli sarà investito dalla potenza a dalla malizia di satana (Et dedit illi draco virtutem suam et potestatem magnam. – Apoc. XIII 2.). egli si farà passare per il Cristo, per il Figlio di Dio; si farà adorare come Dio, e la sua religione, che non sarà altra cosa se non il culto di satana e dei sensi, si ergerà sulle rovine della Chiesa e sui detriti di tutte le false religioni che copriranno allora la terra (Adversatur et extollitur supra omne quod dicitur DEUS, aut quod colitur, ita ut in templo DEI sedeat ostendens se tamquam sit DEUS. – II ad Thess. II, 4.). L’antiCristo sarà una sorta di Cesare universale, che estenderà il suo impero su tutti i re, su tutti i popoli della terra; questo sarà un’infame parodia del Regno universale di Gesù-Cristo. satana gli susciterà un “sommo sacerdote”, parodia sacrilega del Papa; e questo sommo sacerdote farà predicare ed adorare l’antiCristo su tutta la terra. Per virtù di satana farà grandi prodigi, fino a far scendere fuoco dal cielo in presenza degli uomini; e per mezzo di questi prestigi, sedurrà l’universo. Egli farà adorare, sotto pena di morte, l’immagine dell’antiCristo; e questa immagine sembrerà vivere e parlare; ugualmente, sotto pena di morte, comanderà che tutti, senza eccezione, portino in fronte e sulla mano destra il segno della bestia, cioè il segno dell’antiCristo. Chiunque non porterà questo segno, non potrà né vendere né comprare, chiunque esso sia (Et vidi aliam Bestiam… Et potestatem prioris Bestiæ omnem faciebat in conspectu ejus: et fecit terram, et habitantes in ca, adorare Bestiam primam… Et fecit signa magna ut etiam ignem faceret de cœlo descendere in terram in conspectu hominum. Et seduxit habitantes in terra propter signa, quæ data sunt illi facere in conspectu Bestiæ, dicens habitantibus in terra, ut faciant imaginem Bestiæ… Et datum est illi ut daret spiritum imagini Bestiæ, et ut loquatur imago Bestiæ: et faciet ut quicunque non adoraverint imaginem Bestiæ, occidantur. Et faciet omnes… habere characterem in dextera manu sua, aut in frontibus suis. Et ne quis possit emere aut vendere, nisi qui habet characterem aut nomen Bestiæ. – Apoc. XIII, 11-17). Intorno all’immagine dell’antiCristo, i prestigi di satana saranno tali, che quasi tutto il mondo li scambierà per veri miracoli; e gli eletti stessi alla lunga potranno essere sedotti ; ma a causa degli stessi eletti, il Signore abbrevierà questi giorni (Dabunt signa magna et prodigia, ita ut in errorem inducantur (si fieri potest) etiam electi… Sed propter electos breviabuntur dies illi. – Ev. Matth., XXIV, 22, 24). « L’abominio della desolazione regnerà nel luogo santo (Cum videritis abominationem desolationis,… stantem in loco sancto. (Ibid., 15.) », per tre anni e mezzo, durante « quaranta due mesi (Et data est ei potestas facere menses quadraginta duos. – Apoc, XIII, 5.) », corrispondenti alle quarantadue ore che sono trascorse, come abbiamo già detto, dall’inizio delle tenebre della crocifissione di Gesù, il Venerdì Santo, fino all’ora della resurrezione, la Domenica di Pasqua, al sorgere del sole. Benché sempre visibile e composta dai suoi elementi essenziali, la Chiesa sarà, in tutto questo tempo, crocifissa, come morta e sepolta. Sarà dato all’antiCristo di vincere i servi di Dio e di far piegare, sotto il suo giogo, tutti i popoli e tutte le nazioni della terra; e, salvo un piccolo numero di eletti, tutti gli abitanti della terra lo adoreranno, nel tempo stesso in cui adoreranno satana, autore della sua potenza (Et datum est illi (Bestiæ) bellum facère cum sanctis, et vincere eos. Et data est illi potestas in omnem tribum, et populum, et linguam, et gentem: et adoraverunt eam omnés qui inhabitant terram, quorum non sunt scripta nomina in Libre vitæ Agni… Et adoraverunt draconem, qui dedit potestatem Bestiæ; et adoraverunt Bestiam. (Ibid., VII, 8,4.). Se in precedenza il feroce Diocleziano ha potuto credere per un istante che egli avesse definitivamente distrutto il nome di Cristiano, che sarà in quei tempi dei quali quelli di Diocleziano e di Nerone non saranno che un pallido simbolo? L’antiCristo proclamerà orgogliosamente la decadenza del Cristianesimo, e satana, padrone del mondo, si crederà per un istate essere il vincitore. Ma nello stesso tempo, come ci insegnano le Scritture e la Tradizione, si leveranno contro l’antiCristo « i due grandi testimoni (Et dabo duobus testibus meis. (Ibid., XI, 3) » di Gesù-Cristo, riservati per questi ultimi giorni, vale a dire il Patriarca Henoch ed il Profeta Elia, che non sono morti, come espressamente insegna la Scrittura. Essi verranno a predicare le vie del Signore,  predicheranno Gesù-Cristo ed il regno di Dio per mille e duecentosessanta giorni, cioè per la quasi intera durata del regno dell’antiCristo. La virtù di Dio li proteggerà e li conserverà. Essi avranno il potere di chiudere il cielo ed arrestare la pioggia per tutto il tempo della loro missione … avranno il potere di cambiare le acque in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di piaghe. (Et prophetabunt diebus mille ducentis sexaginta… Et si quis voluerit eis nocere, ignis exiet de ore eorum, et dévorabit inimicos eorum: et si quis voluerit eos lædere, sic oportet eum occidi. Hi habent potestatem claudendi cœlum, ne pluat diebus prophetiæ ipsorum; et potestatem habent super aquas convertendi eas in sanguinem, et percutere terram omni plaga quotiescumque voluerint. – Ibid., 3, 4, 5, 6.). Essi faranno miracoli senza numero, simili a quelli di Mosè ed Aronne (se ne può vedere la recita profetica in diversi passaggi dell’Apocalisse, la quale, come ognuno sa, è la grande profezia degli ultimi tempi della Chiesa), quando combatterono in Egitto l’empio faraone e prepararono la liberazione del popolo di Dio. Come Mosè ed Aronne, i due testimoni di Gesù-Cristo scuoteranno l’impero ed il prestigio del “maledetto”. Non di meno, questi perverrà ad impossessarsi di loro, ed essi subiranno il martirio … « là dove è stato crocifisso il Signore (In plateis civitatis magnæ, ubi et Dominus eorum crucifixus est. (Apoc, XI, 8), » vale a dire a Gerusalemme; o forse a Roma, ove l’ultimo Papa sarà stato crocifisso dall’antiCristo, secondo una tradizione immemorabile … Dopo tre giorni e mezzo, i due grandi precursori del Re di gloria, resusciteranno davanti a tutti i popoli, saliranno in cielo su di una nube, nel corso di un tremendo terremoto che seminerà il terrore dappertutto. (Et post dies très, et dimidium, spiritus vitæ a Deo intravit in eos. Et steterunt super pedes suos, et timor magnus cecidit super eos, qui viderunt eos … Et ascenderunt in cœlum in nube… Et in illa hora factus est terræ motus magnus. – Ibid,, 11, 12, 13.). Per mostrare la sua potenza, l’antiCristo, scimmiottando la trionfale Ascensione del Figlio di Dio e dei grandi Profeti, tenterà anch’egli di salire in cielo, in presenza dell’élite dei suoi adepti. Ed allora Nostro Signore Gesù-Cristo, simile al fulmine che squarcia il cielo dall’Oriente all’Occidente, apparirà improvvisamente sulle nubi, in tutta la maestà della sua potenza (Sicut enim fulgur exit ab oriente, et paret usque in occidentem; ita erit et adventus Filii hominis… Et videbunt Filium hominis venientem in nubibus cœli cum virtute multa et majestate. (Ev. S. Matth., XXlV, 27, 30.), colpendo con il suo soffio sia l’antiCristo, sia satana ed i peccatori. Tutto questo è predetto in termini formali (Ipse Dominus in jussu, et in voce Archangeli, et in tuba Dei, descendet de cœlo. – I ad Thess., IV, 15.). Come abbiamo detto, l’Arcangelo Michele, il principe della milizia celeste, farà udire in tutta la terra il grido di trionfo che resusciterà tutti gli eletti (Et mittet Angelos suos cum tuba et voce magna; et congregabunt electos ejus. – Ev. S. Malth., XXIV. 31). Questo sarà il “Consummatum est” della Chiesa militante, che entra per sempre nella gioia del Signore. Questa « voce dell’Arcangelo » sarà accompagnata da una combustione universale, che purificherà e rinnoverà tutte le creature profanate da satana, dal mondo e dai peccatori. La Fede ci insegna, in effetti, che nell’ultimo giorno, Gesù-Cristo deve venire a giudicare il mondo con il fuoco (Cum veneris judicare sæculum per ignem. – Rit. Rom.). Questo fuoco vendicatore rinnoverà la faccia della terra in « … una nuova terra e nuovi cieli (Emittes Spiritum tuum … et venovabis faciem terrae. – Psal, CIII, 30. – Et vidi cœlum novum et terram novam. – Apoc. XXI, 1). Come sul Sinai, come nel Cenacolo, lo Spirito-Santo si manifesterà così con il fuoco, in questo giorno fra tutti spaventoso. – Tale sarà la fine terribile e gloriosa della Chiesa militante; tale sarà, almeno per quanto la luce sempre un po’ velata delle profezie ci permette di intravedere, la Passione della Chiesa; tale sarà la sua resurrezione seguita dal suo trionfo: Corpo mistico del Figlio di Dio, essa avrà seguito il suo divin Maestro fino al Calvario, fino al sepolcro, e per questa fedeltà avrà meritato di condividere la sua gloria per sempre.

Gesù-Cristo,  Maestro e Signore del mondo,
porrà fine alla serie dei secoli
con il Giudizio universale.

Nel suo glorioso avvento che porrà fine ai combattimenti della Chiesa, Gesù-Cristo resusciterà dapprima tutti gli eletti (Et mortui qui in Christo sunt résurgent primi. – I ad Thess., IV. 15,) Hæc est resurrectio prima. Beatus et sanctus qui habet partem in resurectione prima! – Apoc., XX, 5, 6), così come noi lo apprendiamo dalle Sante Scritture; e questa terra che non ha visto, per così dire, la Santa Chiesa di Dio, se non umiliata, combattuta, bagnata da lacrime e spesso bagnata dal sangue, la vedrà infine gloriosa e risplendente. «Ora, come dice San Paolo, tutte le creature sono nell’attesa ed aspirano al giorno in cui la gloria dei figli di Dio sarà rivelata, perché subiscono, loro malgrado, il giogo della menzogna. Allora esse saranno liberate dalla schiavitù della corruzione, e parteciperanno alla gloriosa libertà dei figli di Dio (Nam exspectatio creaturæ, revelationem filiorum Dei exspectat. Vanitati enim creatura subjecta est non volens… Quia et ipsa creatura liberabitur a servitute corruptionis, in libertatem gloriæ filiorum DEI. – Ad Rom., VIII, 19-21). » – Il secondo avvenimento cominciato con l’espulsione di satana, la distruzione dell’antiCristo e di tutti i suoi, e con la resurrezione trionfale degli eletti, sembra dover essere, secondo le Scritture, non soltanto un momento, un atto, ma bensì un’epoca, un’epoca di gloria ed un regno tutto spirituale di Dio e della sua Chiesa sulla terra rinnovata; un’epoca corrispondente ai quaranta giorni che hanno separato la Resurrezione e l’Ascensione del Signore (benché ortodosso ed appoggiato sulle Sacre Scritture e da diversi santi Padri venerabili, questo sentimento è stato gravemente compromesso dai grossolani ed assurdi errori dei millenaristi. In seguito non se n’è più occupato e di conseguenza è meno tradizionale. Il dotto Cornelio A Lapide tuttavia ne parla e vi ritorna in più riprese nei celebri commentari sulle Scritture. Forse, nei disegni della Provvidenza, questa questione è specialmente riservata ai dottori cattolici degli ultimi tempi, come il dogma dell’Immacolata Concezione, oppure il mistero del Sacro Cuore. (Si concepisce in effetti, come nella sua misericordiosa provvidenza, Nostro-Signore dia alla sua Chiesa dei lumi più possenti sui grandi misteri dell’antiCristo, del secondo avvento, e del giudizio finale, a mano a mano che i suoi fedeli si avvicineranno a questi giorni solenni e terribili). Quel che è certo, è che essa terminerà con la resurrezione dei riprovati, e con questa grande e terribile assise che si chiama: il Giudizio Finale. Nostro Signore, che nel capitolo XXIV di S. Matteo si è degnato di farci conoscere con tanti dettagli i segni premonitori del suo avvento e della redenzione finale della Chiesa, ci racconta con dettagli non meno sconvolgenti, nel venticinquesimo capitolo delle stesso Vangelo, questa chiusura solenne dei secoli, a cui presiederà di Persona. « Quando il Figlio dell’uomo sarà venuto nella sua maestà, con tutti i suoi Angeli, Egli siederà, ci dice, sul trono della sua gloria; e tutti i popoli saranno radunati davanti a Lui. Egli separerà gli uomini gli uni dagli altri; come il pastore che separa le pecore dai capri … porrà le pecore alla sua destra, ed i capri alla sua sinistra. Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: « Venite, benedetti del Padre mio e prendete possesso del suo regno preparato per voi fin dalle origini del mondo! » E a coloro che saranno alla sua sinistra, Egli dirà: « Allontanatevi da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per i demonio e per i suoi angeli, … ed essi andranno al supplizio eterno, mentre i giusti entreranno nella vita eterna (Cum autem venerit Filius hominis in majestate sua, et omnes Angeli cum eo, tunc sedebit super sedem majestatis suæ: et congregabuntur ante eum omnes gentes, et separabit eos ab invicem, sicut pastor segregat oves ab hædis: et constituet oves quidem a dextris suis, hædos autem a sinistris. Tunc dicet Rex his qui a dextris ejus erunt: Venite, henedicti Patris mei, possidete paratum vobis regnum a constitutione mundi… Tunc dicet et his qui a sinistris erunt: Discedite a me, maledicti, in ignem æternum, qui paratus est diabolo, et angelis ejus… Et ibunt hi in supplicium æternum: justi autem in vitam æternam. (Ev. S. Matth.. XXV. 31, et seq.). « Ed allora non ci sarà più tempo: la terra ed i cieli spariranno dal volto dell’Agnello e non occuperanno più alcun luogo (Tempus non erit amplius… Et vidi Thronum magnum candidum, et sedentem super eum, a cujus conspectu fugit terra, et cœlum, et locus non est inventus eis. (Apoc., X, (5; XX, 11.) ». Questo sarà l’inizio dell’eternità propriamente detta, che per gli eletti ed i santi Angeli, sarà « il possesso perfetto e tutto intero della vita che non ha fine  –Vitæ interminabilis tota simul perfectaque possessio », e per i demoni ed i riprovati, la perdita assoluta, perfetta, irrecuperabile, intera della vita e della eterna felicità. Sottolineiamo, … io non dico solo l’autorità, ma la divinità di questi oracoli di Gesù-Cristo. Chi altri, se non Dio solo, può tenere un simile linguaggio? Lo dice Egli stesso, è come Figlio di Maria, è come uomo e non solo come Dio, che Gesù-Cristo giudicherà il mondo. È il “Figlio dell’uomo” che presiederà il giudizio universale, in tutto lo splendore della divina maestà e circondato da « tutti i suoi Angeli » (Finius enim hominis venturus est in gloria Patris sui cum Angelis suis. – Ev. S. Matt., XVI. 27.) » Gli Angeli sono con Lui; questi sono i “suoi Angeli”. Meglio, non è solo come Figlio dell’uomo che giudicherà così il cielo e la terra, ma « perché Egli è il Figlio dell’uomo (Et potestatem dédit ei judicium facerc, quia Filius hominis es – Ev. Joan., V, 27.) ». Queste sono le parole proprie nel Vangelo. La regalità universale, il sovrano giudizio, l’onnipotenza sono svelate all’umanità di Gesù-Cristo, inseparabile dalla sua Persona divina; ed in Gesù-Cristo noi non sapremo ripeterlo abbastanza, non è solamente il Dio che bisogna adorare, amare e servire, ma è anche l’Uomo. È ai piedi dell’Uomo che la saggezza umana deve annientarsi, che l’orgoglio umano deve prostrarsi. Là, in effetti, è il mistero della fede, il mistero dell’amore. Chi non crede in Dio? Chi non riconosce Dio come Dio? Ma « il Figlio dell’Uomo, » il piccolo Bimbo di Bethleem, l’umile e povero Gesù del Vangelo, il mondo non lo vuole! Esso lo respinge, non vuole credere in Lui. Nel Giudizio finale, essi lo vedranno, questo Figlio dell’Uomo, più risplendente del sole, nella gloria della eterna maestà. Ma allora sarà troppo tardi: il tempo del merito e della grazia sarà passato; il giorno della retribuzione eterna comincerà immutabile, indivisibile, senza possibili cambiamenti, senza fine. In questo mondo, noi possiamo cambiare, perché abbiamo tempo; da buoni possiamo diventar cattivi, e da cattivi diventare buoni, perché la natura stessa del tempo, che è successivo, ce lo permette; ma nell’eternità, non ci sarà più tempo: la Rivelazione ce lo insegna; la durata dell’eternità è assolutamente una ed indivisibile, tutta intera insieme, “tota simul”; ma è soprattutto perché i dannati non potranno cambiare il loro destino col pentirsi. « La vita eterna » che Gesù-Cristo annuncia ai suoi fedeli, è dunque lo stato immutabile di beatitudine, ove, interamente nella luce, nella gioia, nella felicità assoluta, uniti a Gesù glorificato, così come nel corpo vivente le membra sono unite alla testa, gli eletti e gli Angeli vedranno Dio faccia a faccia e vivranno con Gesù in Dio, della stessa vita di Dio, nella beatitudine dell’eterno amore. Ed il « supplizio eterno » di cui Gesù-Cristo minaccia nel Vangelo i riprovati, è lo stato immutabile di maledizione, di disperazione e di sofferenza, in cui interamente nelle tenebre, nei rimorsi, nel fuoco, nel dolore assoluto, separati per sempre da Dio, dal suo Cristo e dalla sua Chiesa, i dannati ed i demoni, che avranno scelto liberamente e follemente la morte del peccato, invece della vita e della grazia, saranno sprofondati con satana negli abissi dell’inferno, per bruciarvi eternamente, nell’odio e nella rabbia di una disperazione senza fine. Tale è l’onnipotenza divina di Nostro-Signore Gesù-Cristo, e così incommensurabile che la mano destra della sua misericordia salva i buoni, la mano sinistra della sua giustizia tiene e castiga i malvagi. Egli è il Maestro, Egli è il Signore, il Signore di cui ci si beffa impunemente (Nolite errare: DEUS non irridetur. – Ad. Gal., VI, 7.); Egli è il Dio dei viventi e dei morti, il solo vero Dio vivente, con lo Spirito-Santo nella gloria di Dio Padre.

ATTI DI VIRTU’ TEOLOGALI

ATTI DI VIRTÙ TEOLOGALI

secondo la formula in uso nella Diocesi Milanese.

[G. Riva: Manuale di Filotea; XXX ed. Milano, 1888 –impr.-]

Atto di Fede.

Mio Dio, io credo tutto ciò che vi siete compiaciuto di rivelarmi, e lo credo di tutto cuore, e con somma fermezza, pronto a morire piuttosto che dubitare, perché l’avete rivelato voi, prima, infallibile Verità, che non potete ingannarvi né ingannare. Credo che Voi sempre siete stato, siete e sarete, e che siete un Dio solo in tre Persone distinte ed uguali, Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Credo pure che Voi siete rimuneratore, e date il Paradiso ai buoni e l’inferno ai cattivi. Credo che il divin Figliuolo si è incarnato e fatto uomo nel ventre purissimo di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, ha patito ed è morto in croce per la nostra redenzione e salute, e che il terzo dì risuscitò da morte. Finalmente credo tutte le altre verità che si credono nella santa Chiesa cattolica romana, in cui protesto di voler vivere e morire.

Atto di Speranza.

Mio Dio, sospiro a voi mio sommo bene ed eterna felicità, ed animato dalla vostra infinita misericordia, ed appoggiato alle vostre infallibili promesse, spero fermamente che, per i meriti del nostro Signor Gesù-Cristo, mi darete il perdono dei miei peccati e la grazia di non offendervi mai più, e di perseverare nel bene sino alla morte, e di salvar l’anima mia, cooperando io fedelmente ai vostri santi aiuti, come propongo di fare.

Atto di Amor di Dio e del Prossimo.

Mio Dio, Verso di me sì amorevole e benefico, io vi amo sopra ogni cosa, e vi amo, non solamente per tanti beni che finora ho ricevuti dalla vostra mano e che spero di ricevere in avvenire; ma vi amo principalmente, e sopra ogni altro riguardo, perché siete un Dio infinitamente degno d’essere amato per Voi medesimo, essendo Voi la stessa bontà. Amo ancora per amor vostro tutti i miei prossimi come me stesso, e li abbraccio con tutte le forze del mio cuore come immagini vostre, come creature fatte e redente da Voi: in particolare amo tutti quelli che mi hanno offeso, e perdono loro tanto di cuore quanto desidero che voi perdoniate a me, pregandovi a render loro altrettanto di bene, e più quanto essi mi hanno fatto e desiderato di male.

Atto di Pentimento.

Mio Dio, detesto sopra ogni male i miei peccati e me ne pento di tutto cuore per la loro orribile deformità, perché con essi ho macchiata l’anima mia, disonorata in me la vostra immagine, mi sono reso indegno de’ vostri beni, e reo innanzi a Voi di acerbe pene; anzi, offendendovi gravemente, ho meritato di essere da Voi privato del Paradiso e cacciato all’inferno: ma molto più detesto i miei peccati, e me ne dolgo perché peccando ho offeso un Dio così buono, cosi grande, così amabile come siete Voi. Vorrei prima esser morto che avervi offeso: e propongo fermamente col vostro santo aiuto di non offendervi mai più, né mai più disgustarvi perché vi amo sopra ogni cosa.

Indulgenze per gli Atti di Fede, etc.

Benedetto XIV, il 28 Gennaio 1756, concesse per gli Atti di Virtù Teologali le seguenti indulgenze, tutte applicabili anche ai defunti: 1. 7 anni e 7 quarantene ogni volta che si recitano; 2. Ind. plen. una volta al mese; 3. Ind. plen. in articulo mortis. Per l’acquisto di dette Indul. ciascuno può usar quella formula che vuole, purché in essa esprima e spieghi i particolari motivi di ciascuna delle tre teologali virtù.

Esercitando gli atti di qualunque virtù crescono le virtù in noi e sempre maggiormente si perfezionano; perciò quanto più spesso faremo Atti di Fede la nostra Fede diverrà sempre più viva; quanto più frequentemente ne faremo di Speranza, la nostra speranza si farà sempre più ferma, e quanto più moltiplicheremo Atti di Carità, ella si farà in noi sempre più ardente. (…) Vi è obbligo espresso di fare gli atti di Virtù Teologali, e sì potrebbe provare con moltissimi argomenti delle divine Scritture e dei Santi Padri. L’errore contrario fu condannato da S. S. Alessandro VII: perciò questi Atti si facciano frequentemente e con distinta frequenza l’Atto di Carità… [G. Frassinetti, “Catechismo dogmatico”, Cap. VI- I, Parma, 1860].