GNOSI, TEOLOGIA DI sATANA (24): CARTESIO CONTRO LA FEDE CATTOLICA -II-

CARTESIO CONTRO LA FEDE -II-

Le reazioni contro Cartesio.

Non bisogna credere, come si è già detto, che Cartesio abbia ricevuto la sua formazione filosofica dai Gesuiti di La Flèche; egli l’ha ricevuta dai Rosa+croce di Svevia. Il suo stesso professore di filosofia, il P. Veron, era un appassionato “ligueur” [aderente alla Lega cattolica] che aveva composto un’opera di violenta controversia contro i Protestanti, coloro che per Cartesio dovevano diventare i migliori amici [verosimilmente pure compagni di conventicola …]. – Durante tutto il Gran Secolo, i Gesuiti furono ardenti oppositori del cartesianesimo. Il padre de Valois scriveva allora: « I sentimenti di Cartesio sono opposti a quelli della Chiesa e conformi a quelli di Calvino », … cosa non malamente osservata. Per tutta la sua vita, Cartesio tenterà di sfuggire alla controversia con i Gesuiti, per paura di essere denunciato a Roma. Nel 1665, il P. Channerelle, Gesuita, scriveva: « In una sola parola, la dottrina cartesiana differisce dalla dottrina aristotelica, come la poesia dalla realtà, come l’immaginazione dall’intelligenza » … (Ricordate: cercare il principio della scienza non con la ragione dei filosofi, ma con l’ispirazione dei poeti, diceva lo stesso Cartesio). – Le opere di Cartesio furono messe all’indice nel 1663 « donec corrigatur », precisa il decreto, finché la sua filosofia non fosse stata corretta. Ahimè, non è possibile correggere ciò che è radicalmente erroneo, cioè falso sin dalla sua radice. – L’attitudine di Bossuet a questo riguardo, è molto suggestiva. Succede talvolta che le abilità del linguaggio, i travestimenti del pensiero, le mascherate verosimili, ingannino anche i più riflessivi. Bossuet, in un primo tempo, manifesterà soddisfazione, davanti alle affermazioni apparentemente spiritualiste di Cartesio e a certe pagine sulle prove dell’esistenza di Dio, pagine che sembravano riprodurre l’insegnamento tradizionale della Chiesa, così come si poteva trovare in Sant’Agostino o in San Tommaso. Noi sappiamo oggi che queste erano posizioni di prudenza destinate ad evitare le accuse di empietà o di ateismo che il nostro filosofo temeva fortemente. Quando Bossuet comprese, leggendo Malebranche, ove conducevano necessariamente le premesse del cartesianesimo [],  cioè all’inneismo gnostico, al mondo platonico delle idee, alle scintille divine, all’emanatismo, al panteismo, etc., il suo istinto di fede ed il suo robusto buon senso, presero il sopravvento. Egli scrisse questa lettera notevole ad un discepolo di padre Malebranche, che mostra a qual punto la sua chiaroveggenza fosse profetica: « Io vedo un grande combattimento preparato contro la Chiesa sotto il nome di “filosofia cartesiana”. Vedo nascere dal suo seno e dai suoi princîpi più di un’eresia, e prevedo che le conseguenze che si traggono contro i dogmi che i nostri padri hanno conservato, la rendono odiosa e faranno perdere alla Chiesa tutto il frutto che ne poteva sperare per stabilire nello spirito dei filosofi la divinità e l’immortalità dell’anima … Da questi stessi principi, un altro inconveniente terribile invade insensibilmente gli spiriti, perché, sotto pretesto che non bisogna ammettere se non ciò che si comprende chiaramente, cosa che ricondurrebbe a stretti limiti, è vero invece che ognuno si concede la libertà di dire ciò che vuole: io capisco questo, o non intendo quello, e su questo fondamento si approva o si rigetta tutto ciò che si vuole, senza addurre altro che le proprie idee “chiare e distinte”, ve ne sono di confuse e generali che non lasciano che si affermino verità sì essenziali che rivolgerebbero tutto  negandolo … Essi introducono, sotto questo pretesto, una libertà di giudizio che fa in modo che, senza riguardi per la tradizione, si proponga tutto ciò che si pensa. E giammai questo eccesso mi è sembrato più forte che nel nuovo sistema, ove io ritrovo tutti insieme gli inconvenienti di tutte le sette … Come voi, essi si sono dati un’aria di pietà  e, nominando spesso Gesù-Cristo, e parandosi con la sua Scrittura (nel doppio senso di “pararsi”: ornarsi e proteggersi), come voi, essi si sono vantati di proporre dei mezzi per ricondurre gli erranti alla fede della Chiesa (ad esempio le pretese di Cartesio di rispondere agli epicurei, agli atei ed ai libertini). Citare spesso le Scritture onde appoggiarsi su ciò che non serve nulla in tale materia, è ancora uno degli artifizi di cui l’errore si serve per attirare i pii.  … Non crediate che, comparandovi agli eretici, io voglia accusarvi di averne l’indocilità, né ciò che li ha infine portati alla rivolta contro la Chiesa, a Dio non piaccia! Ma io so che vi si giunge per gradi. Si comincia con la novità, si prosegue con l’intestardirsi. C’è da temere che la rivolta aperta non arrivi che in seguito, quando la materia sviluppata attirerà gli anatemi della Chiesa e dopo forse che essa si sarà uccisa per lungo tempo, per non darsi una reputazione di errore… » Lettera notevole in ogni suo punto, essa mostra bene il cammino dell’errore negli spiriti. Un nuovo principio (ad esempio il dubbio metodico, le idee chiare e distinte, il “cogito”, etc.) non può fare apparire tutto di seguito le conseguenze che vi sono implicate; soprattutto se l’autore, con abilità tattica, si sforza di sminuirne la portata per mezzo di restrizioni,  dichiarazioni di buona fede ed altri sotterfugi dei quali parla Bossuet. – Ma soprattutto Bossuet oppone alle idee “chiare e distinte”, quelle « confuse e generali che richiudono delle verità essenziali che non si possono negare senza ribaltare tutto ». Distinzione fondamentale. Ciò che Cartesio chiama “idee chiare e distinte” che sarebbero, secondo lui, le sole affettate del carattere dell’evidenza, non sono le forme degli oggetti conosciuti, sono gli esseri di ragione, principi o assiomi matematici, numeri, proposizioni dedotte da questi principi, composti dall’intelligenza secondo le convenzioni necessarie del nostro spirito. – Queste sono degli utensili logici, destinati a permettere la misura del reale, così com’è, “estensione e movimento”. Questi sono i concetti più universali, i più privi di contenuti, i più vuoti. Essi sono senza dubbio conosciuti immediatamente, senza il passaggio attraverso la percezione sensibile, e tuttavia il loro punto di partenza è certamente nel reale esteriore, ma nella sola misura in cui è quantificabile. Il numero due si legge nelle cose, … due niente, più due niente non fanno che quattro niente, cioè assolutamente niente. Ciò che è conosciuto dallo spirito con certezza, non è il numero, ma le cose numerate: due alberi più due alberi, fanno quattro alberi; sono gli alberi ad essere effettivamente conosciuti. – Quando il nostro spirito si applica al solo reale e non agli esseri di ragione, incontra un ostacolo  dimensionale: la materia, con ciò che in essa resta virtuale, potenziale, incompiuta, sfocata. Il nostro spirito non può tradurre fedelmente in “idee chiare e distinte” ciò che resta indeterminato, fluido, in movimento nell’essere. – Questo è il problema, ben individuato da S Tommaso e mal compreso da Cartesio, delle degradazioni continue dell’essere. Tra il “confuso” ed il “chiaro” dei passaggi insensibili, c’è il graduale. Il “chiaro” non è primo, ancor meno innato, ma è acquisito, si ottiene mediante una elaborazione, una espoliazione di un primitivo confuso pieno di ricchezze, in cui il nostro spirito deve cercare di veder  chiaro nel reale che gli viene dato globalmente. È ben evidente, come dice Bossuet, che le nostre idee “confuse e generali” siano un primo apprendimento di un reale ricco di forme che bisognerà estrapolare per astrazione: queste saranno verità certe, riproduzioni nel nostro spirito di idee già contenute nelle cose. – Così dunque, noi non potremmo mai giungere al substrato della natura intima di Dio, della nostra anima, o delle cose. Esse ci resteranno sempre nascoste sotto questa angolazione. Tuttavia, la nostra intelligenza è adatta a conoscere con certezza la forma, l’idea direttrice che è di essenza spirituale come la nostra anima. Questo è sufficiente ad affermare l’esistenza delle cose, quella di Dio con certezza. Il nostro spirito non deve fare un salto nell’ignoto, e lo scetticismo universale, che è contenuto implicitamente nella filosofia di Cartesio, e che professeranno i suoi discepoli fino al XIX secolo, non è fondato con ragione.

[] (Infatti dalla seconda metà del ‘600 il dibattito filosofico si accentra sugli aspetti problematici del pensiero di Cartesio: in particolare, la dimostrazione dell’esistenza delle idee innate, la possibilità di conoscere la realtà esterna al pensiero e gli altri uomini a partire dall’unica certezza del cogito (penso), il rapporto anima-corpo. L’occasionalismo di Malebranche (Parigi 1638-1715), nasce proprio dall’esigenza di spiegare il rapporto tra le anime e i corpi. Per Cartesio, infatti, le anime e i corpi appartengono a generi di sostanze assolutamente eterogenee e prive di comunicazione fra di loro: ma se per Cartesio l’interazione è un fatto del quale abbiamo certezza, anche se non possiamo darne una adeguata esplicazione, per gli occasionalisti il rapporto fra le due sostanze può spiegarsi unicamente con l’azione di Dio, il quale produce nell’anima una determinata sensazione o pensiero, allorché il corpo è modificato in una certa maniera: le creature forniscono dunque una causalità che è soltanto “occasionale”, ma non sono la causa né delle modificazioni corporee né degli avvenimenti materiali., che da questa impostazione trae la nozione della conoscenza come “visione delle idee in Dio”. Infatti Dio illumina le nostre menti e noi leggiamo in Lui le idee, che sono gli archetipi delle cose reali. – La dottrina occasionalista trae le sue origini dalla filosofia di Cartesio, il quale aveva teorizzato un dualismo pressoché irriducibile fra la res cogitans, ovvero la sostanza pensante, racchiusa nell’anima, e la res extensa, ovvero la materia corporea. Ben presto diversi pensatori criticarono questo dualismo cartesiano, soprattutto perché la spiegazione del collegamento fra le due sostanze, ideale e corporea, risultava piuttosto insufficiente: come può l’anima, incorporea, agire sul corpo, che invece è materiale? Sostennero dunque gli occasionalisti che non è l’anima, ad agire sul corpo, e che neppure all’interno dell’anima le idee, i pensieri, trovano la loro spiegazione e origine nell’anima stessa; l’unico Ente capace di creare e comandare, infatti, è solo Dio, mentre la volontà umana ha una sola funzione, quella, eventuale, di condurre l’uomo all’errore, quando essa si contrappone all’azione voluta da Dio. Pertanto, secondo queste teorie, sia gli atti conoscitivi – ovvero le idee, racchiuse in questo senso in un mondo superiore delle idee di stampo platonizzante – che le azioni pratiche – le quali si riducono a un mero assenso alla suprema volontà divina, che è l’unica ad essere libera – non sono che semplici occasioni per l’intervento di Dio.]

L’insegnamento di Cartesio nei collegi prima della Rivoluzione.

Fino al 1660, Cartesio è praticamente ignorato dappertutto, si insegna sempre Aristotele e San Tommaso. Nel 1661, il padre de la Chaise, insegna Cartesio al collegio della trinità, a Lione; il padre Lamy, ad Angers, nel 1674. Lo si discute, si enuncia il “cogito”, il “dubbio metodico”, l’intendimento, l’essenza dei corpi, etc.; ma è presente nell’insegnamento. A partire dal 1715, la maggioranza dei professori insegna Cartesio. A metà del XVIII secolo, l’idealismo cartesiano è utilizzato per lottare contro il materialismo, il sensualismo e l’empirismo filosofico ateo. – Nel 1690, il padre Gabriel, gesuita, scrive: « Non si stampa quasi più filosofia secondo il metodo della Scuola, e quasi tutte le opere di questa specie che compaiono oggi in Francia, sono dei trattati di fisica che presuppongono i principi della nuova filosofia … la filosofia delle classi ha cambiato volto … » Il corso di padre André, Gesuita, a la Flèche, nel 1706, è « cartesiano e malebranchista, sì chiaro e ben ordinato che si diffonde in tutti i collegi della Compagnia … » Si insegna la fisica, la meccanica alle dipendenza della metafisica. Dio è considerato come il “meccanico supremo”, il primo motore utile per dare mozione al mondo, non più fonte permanente di essere e di vita. Questo Dio “a schiocco”, come lo chiama Pascal, è l’orologiaio di Voltaire. Egli è soltanto causa efficiente, fabbricatore del mondo. Una volta lanciato nel suo movimento perpetuo, il mondo può facilmente fare a meno di Lui, come l’orologio può sopravvivere all’orologiaio e funzionare anche dopo la sua morte. Ecco Dio, diventato inutile. Ma le Congregazioni generali a Roma intervengono energicamente contro il castesianesimo, la 14° Congregazione generale dei Gesuiti a Roma nel 1696-1697, pubblica 30 proposizioni proscritte, contro la filosofia nuova, contro l’armonia prestabilita di Leibnitz, contro il dubbio universale di Cartesio. Condanne senza forza che bisognerà rinnovare, segno evidente della loro inefficacia sugli spiriti. La 16a congregazione generale, nel 1730-1731, rimette in vigore le condanne precedenti, decide che occorre restare fedeli alla filosofia di Aristotele. Nel 1732, il padre generale dei Gesuiti, proscrive 10 proposizioni da non insegnare, tutte estratte da Cartesio ed opposte alla Scolastica. Tempo perso! I professori dei collegi sono entusiasti della nuova filosofia e grandi adepti delle “idee chiare e distinte”. Nel XVIII secolo tutto l’insegnamento è cartesiano. – Due conseguenze importanti per gli spiriti: a) Il Deismo: è una forma religiosa bastarda che allontana gli piriti dal vero Dio, portandolo verso una idea vaga della divinità. Si sforza allora di allontanare Dio dal mondo, Egli è tropo grande e troppo lontano, gli uomini sono troppo piccoli ed insignificanti perché Dio possa pensare a loro: « Dio è un essere che non si occupa del bene e del male che si fanno gli uomini tra loro.  » È una blasfemia contro la Provvidenza. Si vedano “I viaggi di Gulliver” di Swift, “La pluralità dei mondi abitati” di Fontenelle, i “Micromega” di Voltaire, etc. « Il Cristianesimo, dice Fontanelle, è una favola. Non bisogna detestare le favole, bisogna sbarazzarsene dolcemente con l’efficacia della ragione. » Ecco la formula di tutti gli spiriti “illuminati” del XVIII secolo!

.b) Il Fideismo: è impossibile insegnare Dio con le idee “chiare e distinte”. È inconcepibile relegarlo nel “dubbio metodico” universale. Come dunque insegnare ciò che bisognerà continuare a chiamare delle verità, benché non rivestite dall’evidenza cartesiana? Il « Journal de Trévoux », redatto dai Gesuiti, sottolinea bene l’impotenza della nuova filosofia nell’insegnare la fede ed il passaggio insensibile al Fideismo. Esso scrive nel giugno del 1705 questo testo capitale: « Si teme di approfondire con essi (i bambini), la materie di religione. Ci si contenta di dar loro delle idee superficiali e di esigere da essi un attaccamento alla fede che li potrebbe persuadere … Siccome non si è posto alcun solido fondamento nel loro spirito, le esortazioni alla virtù le cui fatiche non fanno alcuna impressione se non quando il timore della vigilanza le rendono efficaci. Essi entrano nel mondo come in un campo di battaglia in cui la religione è attaccata da ogni parte e vi entrano senza armi, sempre battuti. Come potrebbero i giovani resistere? … » Riflessione sempre valida ancora oggi, attuale, ma vecchia di oltre tre secoli: il problema era già il medesimo. Si misura solo oggi la distesa del disastro. Nel 1706 si poteva già prevedere che il disastro sarebbe stato infinito. Ciò che effettivamente è stato esplodendo nel Modernismo e neomodernismo filosofico-teologico della falsa “chiesa dell’uomo”, la sinagoga di satana, casa comune ai rosa+croce, tugurio frequentato da Cartesio, adoratore dello stresso baphomet-lucifero, signore dell’universo del Novus ordo.

L’insegnamento di Cartesio nei seminari del XIX secolo

Dopo il tormentone rivoluzionario, dopo le macerie prodotte bisognava pur ricostruire: Napoleone aveva riorganizzato l’Università sotto il monopolio statale. La Chiesa non aveva il diritto di aprire se non i Seminari per la formazione del clero. – Ora, i primi professori furono i sopravvissuti delle ecatombi rivoluzionarie, essi stessi formati sulla nuova filosofia. M. Emery, di cui il canonico Leflon ci ha raccontato precedentemente la vita movimentata, fu il negoziatore discreto ed efficace del concordato del 1801. Egli fu incaricato di ricostruire la società dei sacerdoti di San Sulpizio destinata a formare i futuri professori dei Seminari. Egli ne fu dunque il fondatore e il primo superiore, … ma ahimè, era cartesiano! – L’Abate J. Bellamy, nella sua opera. « La Théologie catholique au XIX siècle » riassume così la situazione nei Seminari: « In Francia, il cartesianesimo era tanto potente e, quando si sa quanto questa filosofia sia refrattaria ad ogni adattamento teologico, ci si stupisce della decadenza profonda in cui fosse caduta la scienza sacra nel nostro paese. Uno dei preti più distinti e più sapienti dell’epoca, M. Emery, credette di rendere un servizio alla teologia pubblicando diversi trattati di filosofia religiosa totalmente impregnati di spirito cartesiano, in particolare: “I pensieri di Cartesio sulla Religione e sulla Morale”. In tutti i Seminari si insegnava il cartesianesimo ed il manuale più in voga, la “Filosofia di Lione”, era l’opera dell’oratoriano Valla, autore di una teologia posta all’indice dal Papa Pio VI nel 1792. Le “Lezioni elementari di Filosofia”, dell’abate Fluttes, che si leggeva  pure nei seminari, tenevano in grande stima e seguivano su tanti punti Locke, Condillac e G. G. Rousseau. Come poteva con una filosofia così difettosa, prendere il volo la Teologia? » – La Sorbona era divenuta maestra del pensiero universale nella società francese … non c’era più una università cattolica libera. I professori dei Seminari, che volevano prendere i loro gradi universitari, dovevano passare davanti ai giurì di Stato. Se ne videro le conseguenze. – Renan, che era buon testimone in materia, ci dice che « l’insegnamento filosofico nei seminari era la Scolastica in latino, non la scolastica del XIII secolo, barbara ed infantile (quale giudizio sprezzante e senza fondamento di una filosofia che egli non aveva mai neppure studiato, evidentemente incapace!), ma ciò che si può chiamare la scolastica cartesiana, cioè questo cartesianesimo mitigato che fu adottato in generale dall’insegnamento ecclesiastico del XVIII secolo e fissato nei tre volumi conosciuti sotto il nome di “Filosofia di Lione” ». – “Cartesianesimo mitigato”: questo equivale ad una presentazione di Cartesio sbarazzato da ciò che sembrava allora incompatibile con l’insegnamento della Fede ed orientato verso il rifiuto degli atei e dei libertini. Si riconosceva a Cartesio la volontà di aver difeso l’esistenza di Dio, lo spiritualismo, l’immortalità dell’anima ed altre verità della Fede cattolica. Non si comprendeva però allora che queste verità egli le aveva idealizzate, rigettate fuori dal reale, le aveva … svuotate della loro sostanza. – I professori delle università anticlericali non si fecero ingannare. Essi insegnarono Cartesio come maestro di Razionalismo, precursore del libero-pensiero (quello sbarazzato del Reale e della Tradizione), come l’avversario trionfante della Scolastica, come il demolitore dei pregiudizi (quelli della Fede cattolica, ben inteso!), come l’adoratore della ragione, divenuta infallibile. – Noi vediamo così apparire nell’insegnamento, un doppio Cartesio, l’uno in apparenza cristiano e preteso difensore della Fede, l’altro maestro e precursore della nuova filosofia, quella che demolisce, abbattendolo, tutto l’edificio della cultura cristiana. – Quanto alla Scolastica, detta barbara ed infantile da Ernest Renan, essa è ben morta e sotterrata. Un giorno Victor Cousin, gran maestro della filosofia ufficiale, percorrendo le banchine della Senna, si mise ad osservare le esposizioni dei librai. Gli occhi caddero per caso sul libro di un certo “Aquinate” e fu sorpreso, egli dice, di trovarvi molto buon senso. Discreta orazione funebre!

Il cartesianesimo contro la Fede.  

 Andiamo allora a cercare nella corrispondenza di Ernest Renan gli effetti più eclatanti della nuova filosofia. Renan era entrato in Seminario con l’entusiasmo di un’anima appassionata di verità. Ahimè! Egli dovette rapidamente disincantarsi: gli si insegnava il “dubbio metodico”. Vediamone gli effetti: « Tutto l’effetto prodotto su di me da ciò che abbiamo visto fin qui, non è stato che l’aver trovato difficoltà dappertutto, anche là dove in precedenza non vedevo ombre … Del Pirronismo, in passato, ridevo di tutto cuore, non concepivo che vi fossero uomini così assurdi da concepire simili idee; ora non rido più. Questo non vuol dire che sono scettico … bisogna confessare che saremmo ben infelici se dovessimo rigettare tutti i sistemi contro i quali si possono fare delle obiezioni. … » – In questa prima lettera, si vede apparire già un rimpianto, una inquietudine davanti ad un insegnamento così negativo. Il profondo bisogno di certezza che dirige tutta la nostra intelligenza verso il vero, si ribella. Nel 1848, Renan scrive: « È proprio della filosofia almeno il dare delle nozioni ben sicure piuttosto che sollevare una folla di pregiudizi. Si è tutti sbalorditi quando si comincia a vedere che, fin là, si era stati il giocattolo di mille errori, radicati nell’opinione, nel costume, nell’educazione: è la morte del Bello ideale. Si vedono le cose così come esse sono (???) e si resta sorpresi di vedere i giudizi più certi posti sullo stesso piano dei problemi … » . – Si sente, in questa lettera a sua madre, che segue di poco la precedente, una reazione di buon senso, ma tutta provvisoria e che non persisterà lungo tempo al cospetto di una filosofia così negativa: « Figuratevi, mia buona madre, che vi si domanda seriamente: è vero che io esisto? Non è un sogno, una illusione? Io vedo una cara madre indignarsi: certamente che il mio Ernest esiste! Vorrei ben vedere qualcuno che si azzardi a negarlo. È che, vedete, i filosofi sono le persone più divertenti del mondo: essi dubitano di tutto. Ma non abbiate paura, cara madre, io non sono ancora giunto là … » . – Ma … non era lontano … L’intelligenza umana è ordinata alla certezza del Vero, non può riposare sul dubbio. Il dubbio non è che un passaggio provvisorio dall’ignoranza alla certezza, abbiamo detto. Ogni uomo, dal principio della vita, riceve un insegnamento, dei riti, delle abitudini radicate nella propria natura sociale, dunque delle tradizioni. Egli è debitore della sua famiglia e della società in cui cresce. Egli deve sapere, prima di comprendere: egli deve agire prima di conoscere le ragioni esplicite della sua azione. Egli ha bisogno, per questo, di una autorità protettrice che prevenga i suoi possibili errori, che gli tracci il cammino da seguire, freni le sue fantasie, che gli permetta di crescere senza troppe rotture. Dalla Chiesa egli riceve, prima di comprenderla, una Tradizione che è nel contempo rivelazione dell’inconoscibile e saggezza divina. – Ecco l’ordine di natura! Dio ha preposto delle autorità alle quali l’uomo deve sottomettersi. I principi del cartesianesimo sono invece una rivolta contro questo ordine. Il ruolo del maestro di filosofia è applicare l’intelligenza del suo discepolo a questo insieme di conoscenze più o meno confuse, di mostrarne il buon fondamento, farne risaltare l’ordine, marcare i legami logici e necessari: di aiutare dunque una intelligenza ancora tutta nuova, a mettere in ordine le molteplici conoscenze già acquisite dopo numerosi anni, di raddrizzarne le deviazioni esistenti, di insegnare così, a questa ragione che si sveglia, che ha pensato e riflettuto già molto tempo prima, di mostrare che i problemi che si pongono ad essa oggi, hanno, già nel passato, ricevuto delle risposte certe e decisive e che ogni intelligenza non deve ricostruire il mondo con il pensiero, ma comprenderlo alla luce dei grandi maestri della filosofia succeduti nel corso dei tempi. – Ahimè, Cartesio ha lavorato con accanimento a dissolvere l’intelligenza, a « trovare difficoltà là ove non c’erano », a « rigettare tutti i sistemi », a « eliminare una folla di pregiudizi », a mostrare agli uomini che essi sono « il giocattolo di mille errori » a schernire i costumi e l’educazione ricevuta, ad « uccidere ogni ideale », a « mettere le certezze sullo stesso piano dei problemi », etc. – È una bella demolizione dell’anima umana. Non si vede come la grazia divina possa far germogliare la Fede su tale terreno.  [2 – continua …].

É. Couvert è un autore francese che ha trascorso la vita nello studio della “gnosi”, comprendendone i meccanismi intimi e le “maschere” di cui si è servita in passato e di cui si serve ancora, per ingannare gli uomini di ogni epoca. Le sue opere sono di una chiarezza notevole, ed hanno il pregio indiscutibile di rendere intellegibile a qualsiasi mente, anche quella non particolarmente erudita e smaliziata, argomenti che in altri, autori di opere anche più robuste, restano complessi e scarsamente comprensibili. L’unico appunto che gli si possa muovere, nasce dalla domanda legittima: “… come è possibile che non abbia capito [… speriamo che lo comprenda al più presto] che nella “vera” Chiesa Cattolica, la gnosi non sia mai entrata nonostante tutti i tentativi, e mai potrà aver parte con la Dottrina evangelica di Cristo, con la Teologia o con il Magistero pontificio? Come è possibile che non abbia ancora capito, dall’alto della sua immensa cultura e sagacia al riguardo, che quella che egli reputa Chiesa “contaminata”, “infiltrata” [eresia palese che egli ben dovrebbe comprendere!!!], è nulla più che la “sinagoga di satana” spacciatasi per Chiesa dal 26 ottobre del 1958? … mentre la VERA CHIESA CATTOLICA, la Sposa Immacolata di Cristo, unica Luce di tutti i popoli, la  Madre che dispensa il latte della pura Verità ai suoi figlioli, sia “eclissata”, come annunciato dal 1846 dalla Vergine Maria a La Salette, ma ancora robusta e rocciosa nei suoi principi, fondata com’è sulla Roccia di Pietro, garante dell’unica VERITA’ affidatagli dal Capo, il supremo Fondatore del suo Corpo mistico, GESÙ-CRISTO?”. Preghiamo perché il Signore, con l’intercessione di San Tommaso, Sant’Agostino e tutti i Santi dottori della Chiesa Cattolica, possa finalmente illuminarlo, ricompensandolo del lavoro indefesso fatto in difesa della Sua Chiesa Cattolica,  tanto amata da lui, mortificato nell’immaginarla offesa e vilipesa. Ma sii lieto e gioioso, Étienne, la Chiesa che tu rimpiangi è oggi nel sepolcro, è vero, ma c’è, ancora viva, ed è pronta al risorgere più bella e splendente che mai, … Gesù ce lo ha promesso e, se promette, lo sai … non mente: “et portæ inferi non prævalebunt“. La Gnosi non prevarrà giammai sulla Chiesa, lucifero non prevarrà giammai su Gesù Cristo!  De fide!