TUTTO IL DENZINGER SENTENZA PER SENTENZA (8) “da Felice III (IV) a …. Vigilio I”

TUTTO IL DENZINGER SENTENZA PER SENTENZA DAGLI APOSTOLI A S.S. PIO XII (8)

HENRICUS DENZINGER

ET QUID FUNDITUS RETRACTAVIT AUXIT ORNAVIT

ADOLFUS SCHÖNMATZER S. J.

ENCHIRIDION SYMBOLORUM DEFINITIONUM ET DECLARATIONUM

De rebus fidei et morum

HERDER – ROMÆ – MCMLXXVI

Imprim.: Barcelona, José M. Guix, obispo auxiliar

(Da Felice III (IV) a …. Vigilio I)

FELICE III (IV): 12 luglio  526-22 settembre

370-397 – 2° Concilio di Orange, iniziato il 3 luglio 529.

a) Preambolo

370. – Siamo venuti a conoscenza del fatto che alcuni, nella loro semplicità, vogliano parlare di grazia e di libero arbitrio senza molta attenzione e in un modo che non corrisponde alla regola della fede cattolica. Perciò, secondo l’esortazione e la volontà della Sede Apostolica, ci è sembrato giusto e ragionevole produrre e sottoscrivere di nostra mano, perché siano osservati da tutti, quei pochi capitoli che ci sono stati tramandati dalla Sede Apostolica e che gli antichi Padri hanno raccolto dai libri della Sacra Scrittura, per insegnare a coloro che pensano diversamente da come devono…

b) Canoni

Il peccato originale

371 – Can. 1. Se qualcuno dice che con l’offesa derivante dalla prevaricazione di Adamo, l’uomo non fu interamente mutato nel corpo e nell’anima in uno stato peggiore, e se crede che il solo corpo fosse sottoposto alla corruzione mentre la libertà dell’anima rimase intatta, ingannato dall’errore di Pelagio, contraddice la Scrittura che dice: “L’anima che ha peccato perirà” (Ezechiele XVIII), 20 e: “Non sai che se ti dai a qualcuno come schiavo, per obbedirgli, sei schiavo di colui al quale obbedisci? “. (Rm VI: 16) e: “Si è schiavi di colui dal quale ci si è lasciati vincere” (2 Piet. II, 19.)

372 – Can. 2. Se qualcuno afferma che la prevaricazione di Adamo abbia danneggiato solo lui e non i suoi discendenti, o se dichiara che sia solo la morte corporea la pena del peccato, e non il peccato la morte dell’anima, che attraverso un solo uomo è passata in tutto il genere umano, attribuisce un’ingiustizia a Dio contraddicendo l’Apostolo che dice: “Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e così la morte è passata in tutti gli uomini, avendo tutti peccato in lui” (Rm V, 12) .

Della Grazia.

373 – Can.3 Se qualcuno dice che la grazia di Dio possa essere data su richiesta dell’uomo e che non sia la grazia stessa a farcela chiedere, contraddice il profeta Isaia o l’Apostolo che dice come lui: “Sono stato trovato da chi non mi cercava, mi sono reso visibile a chi non mi chiedeva” (Rm X,20; cfr. Is LXV, 1).

374 – Can. 4. Se qualcuno sostiene che Dio aspetta la nostra volontà per purificarci dal peccato, e se non ammette che anche la nostra volontà di purificazione è un effetto dell’infusione e dell’azione dello Spirito Santo in noi, resiste allo stesso Spirito Santo che dice attraverso Salomone: “La volontà è preparata dal Signore” (Pr VIII, 35 in LXX) e all’Apostolo nella sua salutare predicazione: “È Dio che opera in noi il volere e l’agire secondo il suo beneplacito” (cfr. Fil II, 13).

375 – Can. 5. Se qualcuno dice che l’aumento della fede, così come il suo inizio, e l’attrazione della fede con cui crediamo in Colui che giustifica gli empi e ci porta alla rigenerazione del santo Battesimo, non sia in noi un dono di grazia, cioè per ispirazione dello Spirito Santo, che raddrizza la nostra volontà portandola dall’infedeltà alla fede e dall’empietà alla pietà, ma che sia naturale per noi, si dimostra l’avversario dei dogmi apostolici, poiché San Paolo dice: “Confidiamo che Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona la porti a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”: “Per grazia siete stati salvati mediante la fede, e non da voi stessi: è il dono di Dio” (Ef II, 8). Chi dichiara naturale la fede con cui crediamo in Dio arriva a considerare, in un certo senso, come fedeli tutti coloro che sono estranei alla Chiesa di Cristo.

376 – Can. 6. Se qualcuno dice che la misericordia ci viene data da Dio quando, senza la grazia, crediamo, vogliamo, desideriamo, ci sforziamo, lavoriamo, preghiamo, vegliamo, studiamo, chiediamo, cerchiamo e bussiamo alla porta, e non confessa che la nostra fede, la nostra volontà e la nostra capacità di fare queste cose come dovremmo, avvengono in noi per infusione e ispirazione dello Spirito Santo; se subordina l’aiuto della grazia all’umiltà o all’obbedienza dell’uomo, e se non ammette che è il dono stesso della grazia a renderci obbedienti e umili, resiste all’Apostolo che dice: “Che cosa avete che non abbiate ricevuto? “1 Cor IV: 7 e: “È per grazia di Dio che sono quello che sono” 1Co XV, 10.

377 – Can. 7. Se qualcuno pretende di poter concepire, per così dire, con la sola forza della natura un buon pensiero riguardo alla salvezza della vita eterna o di sceglierlo o di dare assenso alla predicazione della salvezza del Vangelo, senza l’illuminazione e l’ispirazione dello Spirito Santo che dà a tutti la sua unzione quando aderiscono e credono alla verità, è ingannato da uno spirito di eresia e non comprende la parola che Dio ha pronunciato nel Vangelo: “Senza di me non potete fare nulla” (Gv XV,5), né le parole dell’Apostolo: “Non che noi stessi siamo in grado di concepire qualcosa che venga da noi stessi, ma ogni nostra capacità viene da Dio” (2 Cor III, 5).

378 – Can. 8. Se qualcuno sostiene che alcuni possono giungere alla grazia del battesimo per misericordia e altri per libero arbitrio, che è chiaro essere viziato in tutti coloro che sono nati dalla prevaricazione del primo uomo, dimostra di essere estraneo alla vera fede. Afferma infatti che questo libero arbitrio non è stato indebolito in tutti dal peccato del primo uomo, o almeno crede che sia stato solo danneggiato, così che tuttavia alcuni uomini possono ancora conquistare da soli, senza la rivelazione divina, il mistero della salvezza eterna. Quanto sia contraria questa dottrina, lo dimostra il Signore, il quale testimonia che non qualcuno, ma nessuno può venire a lui “se il Padre non lo ha attirato” (cfr. Gv VI, 44 ), come dice anche a Pietro: “Beato te, Simone, figlio di Giona, perché non te lo ha rivelato la carne e il sangue, ma il Padre mio che è nei cieli”. 1 Cor XII:3)

379 – Can. 9: “L’aiuto di Dio”. È per dono di Dio che noi pensiamo il bene e teniamo lontani i nostri passi dalla falsità e dall’iniquità; perché ogni volta che facciamo il bene, Dio opera in noi e con noi affinché possiamo operare.

380 Can. 10. L’aiuto di Dio. Anche i rigenerati e i santi devono sempre implorare l’aiuto di Dio per raggiungere il buon fine o per poter perseverare nel bene.

381 – 11. “Il carattere obbligatorio dei voti”. Nessuno consacrerebbe degnamente qualcosa a Dio se non avesse ricevuto da Lui ciò che consacra”, come sta scritto: “E ciò che abbiamo ricevuto dalle tue mani, te lo diamo” 1Cr XXIX,14.

382 – Can. 12″. Come Dio ci ama. Dio ci ama come saremo per suo dono, non come siamo per nostro merito.

383 – Can. 13. Il ripristino del libero arbitrio. Il libero arbitrio ferito nel primo uomo può essere ripristinato solo dalla grazia del Battesimo; “ciò che è andato perduto, lo può ripristinare solo Colui che poteva darlo”. La Verità stessa dice: “Quando il Figlio vi avrà liberati, allora sarete veramente liberi” (Gv VIII, 36).

384 – Can. 14. Nessun miserabile può essere liberato dalla sua miseria, per quanto grande essa sia, se non è prevenuto dalla misericordia di Dio”, come dice il Salmista: “Mi venga incontro la tua misericordia, Signore”, Sal LXXVIII, 8, e ancora: “Dio mio, la sua misericordia mi verrà incontro”, Sal LVIII,11.

385 – Can. 15. Rispetto allo stato in cui Dio lo aveva formato, Adamo era cambiato, ma in peggio, con la sua  iniquità. Rispetto allo stato in cui lo ha ridotto l’iniquità, l’uomo fedele è cambiato, ma in meglio, per la grazia di Dio. Il primo cambiamento è dovuto al primo peccatore, il secondo “cambiamento”, secondo il Salmista, “è dovuto alla destra dell’Altissimo” (cfr. Sal LXXVII, 11).

386 – Can. 16. Nessuno deve vantarsi di ciò che possiede come se non l’avesse ricevuto da un altro, o credere di averlo ricevuto solo perché una lettera è apparsa dall’esterno per essere letta, o ha suonato per essere ascoltata. Infatti, come dice l’Apostolo: “Se la giustizia viene dalla legge, Cristo è morto invano” Gal II, 21: “salendo in alto ha condotto in cattività i prigionieri, ha dato i suoi doni agli uomini” (cfr. Ef IV, 8 – Sal LXVIII, 19. Tutto ciò che si possiede, lo si riceve da lì; chi nega di averlo ricevuto da lì, in realtà non lo possiede o gli sarà tolto” Mt XXV, 29.

387 – Can. 17. Forza Cristiana. La forza dei pagani è prodotta dall’avidità terrena, ma la forza dei Cristiani è prodotta dalla grazia di Dio “riversata nei nostri cuori”, non dalla volontà del libero arbitrio che viene da noi, ma “dallo Spirito Santo che ci è stato dato” Rm V, 5.

388 – Can. 18: “La grazia non può essere impedita da alcun merito. Alle opere buone, se ci sono, è dovuta la ricompensa; ma la grazia, che non è dovuta, precede perché lo siano (ricompensate).

389 – Can. 19: “Nessuno può essere salvato se Dio non mostra misericordia. Anche se la natura umana fosse rimasta nell’integrità in cui è stata creata, non avrebbe potuto conservarla senza l’aiuto del suo Creatore; se dunque non può conservare, senza la grazia di Dio, la salvezza che ha ricevuto, come potrebbe, senza la grazia di Dio, riparare ciò che ha perduto?”.

390 – Can. 20. L’uomo non può fare il bene senza Dio. Dio fa nell’uomo molte cose buone che l’uomo non fa; ma l’uomo non fa nessuna cosa buona che Dio non gli abbia dato da fare.

391 – Can. 21. “Natura e grazia”. Come a coloro che, volendo essere giustificati dalla Legge, si allontanarono dalla grazia, l’Apostolo dice giustamente: “Se la giustizia viene dalla Legge, Cristo è morto invano” Ga II, 21, così a coloro che pensano che la grazia, che la fede in Cristo raccomanda e riceve, sia natura, si dice giustamente: se la giustizia viene dalla natura, “Cristo è morto invano”. Perché la Legge c’era già e non giustificava, e anche la natura c’era e non giustificava. Perciò Cristo non è morto invano, affinché la Legge fosse adempiuta da Colui che ha detto: “Non sono venuto a distruggere la Legge, ma a darle compimento” Mt V, 17, e affinché la natura perduta da Adamo fosse riparata da Colui che ha detto di essere venuto “a cercare e a salvare ciò che era perduto” Lc XIX, 10.

392 – Can. 22: “Ciò che è proprio dell’uomo. Nessuno ha nulla di proprio se non la menzogna e il peccato. Ma se qualcuno ha un po’ di verità e di rettitudine, ce l’ha da quella fonte divina verso la quale, persi nel deserto di questo mondo, dobbiamo sospirare, affinché, inumiditi per così dire da qualche goccia, non veniamo meno nel cammino”.

393 – Can. 23: “La volontà di Dio e dell’uomo”. Gli uomini fanno la loro volontà, non quella di Dio, quando fanno ciò che dispiace a Dio; ma quando fanno ciò che vogliono per servire la volontà divina, anche se fanno ciò che vogliono, è comunque la volontà di Colui che prepara e ordina ciò che vogliono.

394 – Can. 24: “I tralci della vite”. I tralci sono nella vite senza dare nulla alla vite, ma ricevendo da essa ciò che li sostiene: la vite, infatti, è nei tralci in modo tale da fornire loro il cibo necessario alla vita e non riceve nulla da loro. E quindi entrambi, avere Cristo che dimora in loro e dimorare in Cristo, sono utili ai discepoli, non a Cristo. Infatti, se un ramo è stato tagliato, un altro può spuntare dalla radice viva; ma colui che è stato tagliato non può vivere senza la radice” (cfr. Gv XV, 5-8).

395 – Can. 25. L’amore con cui amiamo Dio. Amare Dio è interamente un dono di Dio. Chi ama senza essere amato ha dato da amare. Siamo stati amati senza piacere, affinché diventassimo piacevoli. Perché ha riversato nei nostri cuori l’amore, lo Spirito del Padre e del Figlio, che noi amiamo allo stesso tempo del Padre e del Figlio.

c) Conclusione di Cesario di Arles.

Grazia, cooperazione umana e predestinazione

396 – Così, secondo le frasi della Sacra Scrittura e le definizioni degli antichi Padri, dobbiamo, con l’aiuto di Dio, predicare e credere che il peccato del primo uomo abbia talmente deviato e indebolito il libero arbitrio che da allora nessuno può amare Dio come dovrebbe, né credere o fare del bene a Dio, a meno che la grazia della misericordia divina non lo abbia impedito. Perciò crediamo che i giusti Abele e Noè e Abramo e Isacco e Giacobbe e tutta la moltitudine dei santi dell’antichità, non ricevettero questa fede ammirevole, di cui San Paolo li loda nella sua predicazione Eb XI, 1 (e seguenti), dalla bontà della natura data per la prima volta ad Adamo, ma dalla grazia di Dio. Questa grazia, sappiamo e crediamo, non si trova nel libero arbitrio di tutti coloro che desiderano essere battezzati, anche dopo la venuta del Signore, ma è conferita dalla liberalità di Cristo, secondo la parola più volte ripetuta che San Paolo predica: “Vi è stato dato non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per causa sua” (Fil I, 29), e questo: “Dio, che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno del Signore”, Fil I, 6, e questo: “Per grazia siete stati salvati mediante la fede, e questo non viene da voi stessi, ma è dono di Dio”, Ef 2,8, e ciò che l’Apostolo dice di se stesso: “1 Cor VII, 25 1 Cor 1; non dice: “perché ero”, ma “perché fossi”. E questo testo: “Che cosa avete che non abbiate ricevuto? “1Co IV, 7 e questo: “Ogni dono prezioso e ogni dono perfetto  scende dal Padre della luce” Giacomo I: 17, e questo: Nessuno possiede nulla che non gli sia stato dato dall’alto” Gv III, 27. Ci sono innumerevoli testimonianze nelle Sacre Scritture che potrebbero essere citate per dimostrare la grazia. La preoccupazione per la brevità ha fatto sì che venissero omessi; infatti, molti testi non saranno utili a coloro per i quali un numero ridotto di testi non è sufficiente.

397 – Crediamo anche, secondo la fede cattolica, che dopo aver ricevuto la grazia del Battesimo tutti i battezzati possono e devono compiere, con l’aiuto e la cooperazione di Cristo, tutto ciò che riguarda la salvezza della loro anima, se vogliono impegnarsi fedelmente in questo senso. Non solo non crediamo che alcuni uomini siano predestinati al male dalla potenza divina, ma se ci fosse qualcuno che credesse a un simile orrore, gli diciamo con tutta la nostra riprovazione: anatema! Confessiamo e crediamo anche per la nostra salvezza che in ogni opera buona non siamo noi a cominciare e ad essere poi aiutati dalla misericordia di Dio, ma è Lui, senza alcun buon merito da parte nostra, che per primo ci ispira la fede e l’amore, così che cerchiamo fedelmente il sacramento del Battesimo e dopo il Battesimo siamo in grado di fare con il suo aiuto ciò che gli piace. Per questo motivo dobbiamo credere molto chiaramente che la fede così ammirevole del ladrone chiamato dal Signore nella patria del paradiso (Lc XXIII, 43), quella del centurione Cornelio a cui fu inviato l’angelo del Signore (At X,3) e quella di Zaccheo che meritò di ricevere il Signore in persona, non fu un dono di natura, ma un dono della liberalità della grazia divina.

BONIFACIO II: 22 settembre

Lettera “Per filium nostrum” al Vescovo Cesaire di Arles, 25 25 gennaio 531

Conferma del 2° Consiglio di Orange

398 – (cap. 1)… Non abbiamo tardato a dare una risposta cattolica alla richiesta che avete composto con una lodevole preoccupazione per la fede. Riferisci, infatti, che alcuni dei Vescovi della Gallia concordano sul fatto che tutti gli altri beni provengano dalla grazia di Dio, ma che essi comprendono che la fede con cui crediamo in Cristo è di natura e non di grazia; e – cosa che è empio dire – sarebbe rimasta per gli uomini fin da Adamo in potere del libero arbitrio, e anche ora non ci sarebbe stata conferita. Chiedete che, per eliminare ogni ambiguità, confermiamo con l’autorità della Sede Apostolica questa professione di fede con la quale, al contrario, definite che la retta fede in Cristo e l’inizio di ogni buona volontà siano ispirati, secondo la verità cattolica, nei sensi di ciascuno dalla grazia preveniente di Dio.

399 – (cap. 2). E poiché è vero che molti Padri, e prima di tutti il Vescovo Agostino di benedetta memoria, ma anche i nostri predecessori, i Vescovi della Sede Apostolica, ne hanno trattato così ampiamente che d’ora in poi non ci dovrebbe essere più alcun dubbio sul fatto che anche la fede stessa ci venga dalla grazia, abbiamo pensato di poter fare a meno di una risposta articolata; tanto più che secondo le parole dell’Apostolo che avete citato e in cui dice: Se si dice: “Ho ottenuto misericordia credendo” (1 Cor VII,  25), e altrove: “Vi è stato dato non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per causa sua” (Fil I, 29), è evidente che la fede con cui crediamo in Cristo, così come tutti i beni, siano concessi ad ogni uomo per dono di grazia dall’alto, e non per la forza della natura umana. E di questo ci rallegriamo che anche la vostra Fraternità, nel tenere un colloquio con alcuni Sacerdoti dei Galli, abbia pensato a questo secondo la fede cattolica: In particolare, per quanto riguarda i punti su cui hanno definito con consenso unanime, come da voi riferito, che la fede con cui crediamo in Cristo è conferita dalla grazia preveniente della Divinità; aggiungendo anche che secondo Dio non c’è assolutamente nulla di buono che qualcuno possa volere, o iniziare, o fare, o portare a compimento senza la grazia di Dio, dal momento che il nostro Salvatore dice: “Senza di me non potete fare nulla” Gv XV: 5. Infatti è certo e cattolico che per tutti i beni, di cui il più eminente è la fede, anche quando non vogliamo ancora, la misericordia di Dio ci prevede perché vogliamo, è in noi quando vogliamo, e addirittura ci segue perché restiamo nella fede, come dice il profeta Davide: “Il mio Dio, la sua misericordia mi precede” Sal LIX,11; e ancora: “La mia misericordia è con lui” Sal LXXXIX,25; e altrove: “La sua misericordia mi segue” Sal XXIII,6 . Allo stesso modo il beato Paolo dice: “Chi ha dato per primo, perché gli sia dato in cambio? Tutto infatti viene da Lui, per mezzo di Lui e in Lui”, Rm XI, 35ss.

400 – Siamo quindi molto sorpresi che coloro che pensano in modo opposto siano ancora oggi oppressi dai residui del vecchio errore, tanto da credere che veniamo a Cristo non per il bene di Dio, ma per il bene della natura; e dicono che il bene della natura stessa, che, come sappiamo, è stato corrotto dal peccato di Adamo, sia più autore della nostra fede di Cristo; e non capiscono che stanno contraddicendo la parola del Signore, che dice: Nessuno viene a me se non gli viene dato dal Padre mio”, Gv, VI, 44; ma che contraddicono anche il beato Paolo che grida ai Giudei: “Corriamo alla battaglia che ci è posta davanti, considerando Colui che è l’autore e il perfezionatore della fede, Gesù Cristo”, Eb XII,1 (e seguenti). Poiché è così, non possiamo trovare ciò che essi vogliono attribuire alla volontà umana, senza la grazia di Dio, per la fede in Cristo, poiché Cristo è l’Autore e il perfezionatore della fede. – (Cap. 3) Perciò… approviamo la vostra professione di fede scritta sopra come conforme alle regole cattoliche dei Padri.

399. (cap. 2). E poiché è vero che molti Padri, e prima di tutti il vescovo Agostino di benedetta memoria, ma anche i nostri predecessori, i vescovi della Sede Apostolica, ne hanno trattato così ampiamente che d’ora in poi non ci dovrebbe essere più alcun dubbio sul fatto che anche la fede stessa ci viene dalla grazia, abbiamo pensato di poter fare a meno di una risposta articolata; tanto più che secondo le parole dell’Apostolo che avete citato e in cui dice: Se si dice: “Ho ottenuto misericordia credendo” (1 Cor 7, 25), e altrove: “Vi è stato dato non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per causa sua” (Fil 1, 29), è evidente che la fede con cui crediamo in Cristo, così come tutti i beni, sono concessi a ogni uomo per dono di grazia dall’alto, e non per la forza della natura umana. E di questo ci rallegriamo che anche la vostra Fraternità, nel tenere un colloquio con alcuni sacerdoti dei Galli, abbia pensato a questo secondo la fede cattolica: In particolare, per quanto riguarda i punti su cui hanno definito con consenso unanime, come lei ha riferito, che la fede con cui crediamo in Cristo è conferita dalla grazia preveniente della Divinità; aggiungendo anche che secondo Dio non c’è assolutamente nulla di buono che qualcuno possa volere, o iniziare, o fare, o portare a compimento senza la grazia di Dio, dal momento che il nostro Salvatore dice: “Senza di me non potete fare nulla” Gv 15:5 . Infatti è certo e cattolico che per tutti i beni, di cui il più eminente è la fede, anche quando non vogliamo ancora, la misericordia di Dio ci prevede perché vogliamo, è in noi quando vogliamo, e addirittura ci segue perché restiamo nella fede, come dice il profeta Davide: “Il mio Dio, la sua misericordia mi precede” Sal 59,11; e ancora: “La mia misericordia è con lui” Sal 89,25; e altrove: “La sua misericordia mi segue” Sal 23,6 . Allo stesso modo il beato Paolo dice: “Chi ha dato per primo, perché gli sia dato in cambio? Tutto infatti viene da lui, per mezzo di lui e in lui”, Rm 11,35ss.

400 -. Siamo quindi molto sorpresi che coloro che pensano in modo opposto siano ancora oggi oppressi dai residui del vecchio errore, tanto da credere che veniamo a Cristo non per il bene di Dio, ma per il bene della natura; e dicono che il bene della natura stessa, che, come sappiamo, è stato corrotto dal peccato di Adamo, è più autore della nostra fede di Cristo; e non capiscono che stanno contraddicendo la parola del Signore, che dice Nessuno viene a me se non gli viene dato dal Padre mio”, Gv 6,44; ma che contraddicono anche il beato Paolo che grida agli Ebrei: “Corriamo alla battaglia che ci è posta davanti, considerando colui che è l’autore e il perfezionatore della fede, Gesù Cristo”, Eb 12,1 (e seguenti). Poiché è così, non possiamo trovare ciò che essi vogliono attribuire alla volontà umana, senza la grazia di Dio, per la fede in Cristo, poiché Cristo è l’autore e il perfezionatore della fede. – (Cap. 3) Perciò… approviamo la vostra professione di fede scritta sopra come conforme alle regole cattoliche dei padri.

GIOVANNI II: (2 gennaio533-8 maggio 535)

Lettera “Olim quidem” ai senatori di Costantinopoli, marzo 534

Questioni cristologiche della Comunicazione di espressioni idiomatiche

401 – (l’imperatore Giustiniano) riferisce che sono sorte controversie riguardo alle seguenti tre questioni: (I) se Cristo nostro Dio possa essere detto “uno della Trinità”, cioè una Persona santa delle tre Persone della Santa Trinità. (II) Se Cristo Dio, impassibile secondo la Divinità, abbia sofferto nella carne. (III) Se Maria, sempre vergine, debba essere propriamente e realmente chiamata Madre di nostro Signore e Dio Cristo…

[L’espressione “uno della Trinità ha sofferto“]. Che Cristo sia veramente uno della Santa Trinità, cioè una Persona o sostanza santa, che i greci chiamano ipostasi, delle tre Persone della Santa Trinità, lo dimostriamo chiaramente con queste testimonianze (citate tra l’altro Gn III, 22 1Co VIII, 6; la professione di fede nicena Can.125-126).

[Cristo, “Dio che ha sofferto nella carne“]. Ma che Dio abbia sofferto nella carne, vogliamo confermarlo con queste testimonianze Dt. XXVIII, 66;  Gv XIV, 6 Mal III, 8 Act. III,15 Act XX, 28 1Co II, 8; Cirillo di Alessandria, Anatema 12 Can. 263; Leone I, Tom. à Flavien. Can. 290- 295; tra gli altri).

[Il titolo “Madre di Dio”]. Insegniamo che è giusto che Maria, gloriosa, santa e sempre Vergine, sia chiamata dai Cattolici, in senso proprio e vero, Madre di Dio e Madre di Dio, Verbo incarnato in Lei. Infatti, in senso proprio e vero, è lo stesso, incarnato in questi ultimi tempi, che si è degnato di nascere dalla santa e gloriosa Vergine sua Madre. Pertanto, poiché il Figlio di Dio si è incarnato in Lei in senso proprio ed è nato da Lei, confessiamo che in senso proprio ed effettivo è Dio che si è incarnato ed è nato da Lei. In “senso proprio”, affinché non si creda che il Signore Gesù abbia ricevuto il nome di Dio come titolo di onore o di favore, come pensava Nestorio nella sua stoltezza. In senso proprio, affinché non si creda che Egli abbia assunto in qualche modo una carne immaginaria o irreale, come affermava Eutiche nella sua empietà.

402 – (Riassunto della cristologia) Con ciò si dimostra chiaramente ciò che l’imperatore si aspettava, ciò a cui la Chiesa romana è legata e che tiene in onore, cioè che Cristo nostro Signore, come abbiamo spesso detto, sia uno della santa Trinità, che debba deve essere riconosciuto come di due nature, cioè completo nella divinità e nell’umanità, la carne non esistendo prima per essere unita dopo al Verbo, ma ricevendo in Dio stesso il Verbo il principio che la fa esistere. Poiché la carne del Verbo ha avuto inizio dal corpo della Madre, le proprietà e la verità di ciascuna delle nature, cioè della divinità e dell’umanità, sono state salvate (cfr. 293), confessiamo in modo cattolico il Figlio di Dio, nostro Signore Gesù Cristo, mettendo da parte ogni ulteriore cambiamento e confusione. Infatti, riconosciamo le nature in Lui solo considerando e confessando le differenze di divinità e umanità. Ma parlando di due nature non riconosciamo due persone in Cristo, per cui sembra che operiamo una divisione dell’unione e che ci sia – lungi da noi – una quaternità e non una trinità. – una quaternità e non una trinità, come pensa Nestorio nella sua follia; né confondiamo queste nature unite quando confessiamo l’unica persona di Cristo, come pensa Eutiche nella sua empietà. Ma come la Chiesa romana ha finora ricevuto e venerato il Tomus di Papa Leone e tutte le sue lettere, e i quattro concili di Nicea, Costantinopoli, il primo di Efeso e quello di Calcedonia, così noi li seguiamo, li abbracciamo e li osserviamo.

AGAPETO I: (13maggio 535-22 aprile 536)

SILVERIO: 1 (8)? Giugno 536-11 novembre 537

VIGILIO: (11 novembre 537-7 giugno 555)

Su istigazione dell’imperatrice Teodora, papa Silvestro fu deposto e il 29 marzo Vigilio fu dichiarato suo successore. Solo dopo le dimissioni di Silvestro, l’11 novembre, Vigilio fu legittimato.

Editto dell’imperatore Giustiniano al patriarca Menas di Costantinopoli, pubblicato al Concilio di Costantinopoli nel 543.

Anatemi contro Origene.

403 – 1: Se qualcuno dice o pensa che le anime degli uomini preesistano, nel senso che prima erano spiriti e potenze sante che, stanche della contemplazione di Dio, si siano trasformate in uno stato inferiore; che per questo motivo, essendosi raffreddate nell’amore di Dio e quindi essendo chiamate anime, siano state mandate nei corpi per la loro punizione, sia anatema!

404. – 2: Se qualcuno dice o sostiene che l’anima del Signore esisteva ed era unita al Dio-Verbo prima che si incarnasse e nascesse dalla Vergine, sia anatema!

405. – 3: Se qualcuno dice o sostiene che il corpo di nostro Signore Gesù Cristo fu formato per la prima volta nel grembo della Beata Vergine, e che in seguito Dio Verbo e l’anima, già esistenti, si unirono ad esso, sia anatema!

406 – 4: Se qualcuno dice o sostiene che il Verbo di Dio si è fatto simile a tutti gli ordini celesti, diventando un cherubino per i cherubini e un serafino per i serafini, diventando simile a tutte le potenze superiori, sia anatema!

407 – 5: Se qualcuno dice o sostiene che nella risurrezione i corpi degli uomini risorgeranno in forma di sfera, e non confessa che noi risorgiamo in piedi, sia anatema.

408 – 6 Se qualcuno dice o sostiene che il cielo, il sole, la luna, le stelle e le acque che sono sopra i cieli sono forze animate e ragionevoli (materiali), sia anatema!

409 – 7. Se qualcuno dice o sostiene che Cristo Signore, nell’età futura, sarà crocifisso per i demoni, come per gli uomini, sia anatema!

410 – 8. Se qualcuno dice o sostiene che la potenza di Dio è limitata, o che ha creato quanto poteva abbracciare e pensare, o che le creature sono co-eterne a Dio, sia anatema!

411 – 9. Se qualcuno dice o pensa che la punizione dei demoni e degli empi sia temporanea, e che avrà fine dopo un certo tempo, o se c’è una restaurazione dei demoni e degli empi, che sia anatema!

Lettera “Dum in sanctae” a tutto il popolo di Dio, (5 febbraio 552).

Il Papa, che si era rifugiato a Calcedonia per sfuggire all’imperatore, utilizza queste lettere per opporsi alle attività monofisite dell’imperatore.

Professione di fede di Papa Vigilio

412 – Sappiano dunque tutti che noi predichiamo, sosteniamo e proclamiamo quella fede che fu trasmessa dagli Apostoli e mantenuta inviolata dai loro successori, che il venerabile sinodo dei 318 padri di Nicea accolse con la luce dello Spirito Santo e diede la forma di un simbolo, e che fu poi pubblicata dagli altri tre santi sinodi, cioè quelli di Costantinopoli… di Efeso… di Calcedonia.

413 – Così nostro Signore, contro la ferocia di errori di questo tipo, ha armato dal cielo il ministero pastorale che aveva affidato al beato apostolo Pietro con una triplice ingiunzione, dicendo: “Pasci i miei agnelli”. E giustamente la cura di nutrirli fu affidata a colui la cui eccellente professione di fede fu lodata dalla bocca del Signore… con l’ammirevole brevità di una domanda e di una risposta confessò che uno e lo stesso (Cristo) è Figlio dell’uomo e Figlio di Dio: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Mt XVI, 16, esprimendo con ciò il mistero della santissima Incarnazione, poiché nell’unità della Persona e conservando la proprietà delle due nature era allo stesso tempo uomo e Dio, e rimase ciò che prese al tempo della sua sempre Vergine Madre e ciò che è prima dei secoli nascendo dal Padre. Ma unendosi alla carne, senza confusione, senza divisione, senza cambiamento e sostanzialmente, è venuto Dio Verbo, il nostro Emmanuele, atteso grazie all’annuncio della Legge e dei profeti. “Il Verbo dunque si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, Gv 1,14, tutto in ciò che è suo, tutto in ciò che è nostro, prendendo carne dal grembo materno con un’anima razionale e intellettuale… Si è fatto iniziare in umanità per renderci coeredi della sua eternità; si è degnato di condividere la sorte della nostra natura perché noi partecipassimo alla sua immortalità; si è fatto povero pur essendo ricco perché noi fossimo arricchiti dalla sua povertà (cfr. 2 Cor VIII, 9); ha cancellato il registro accusatorio dei nostri peccati e ha perdonato tutto ciò che è nostro (cfr. Col II, 13s). … affinché il “mediatore di Dio e degli uomini, l’uomo Cristo Gesù” 1 Tm II, 5 liberi dalla maledizione in cui il primo uomo, terreno, era tenuto prigioniero nei legami della morte, essendo il secondo uomo, celeste 1 Cor XV, 47 che schiaccia la morte con la morte.

414 – Il Figlio di Dio ha sofferto per noi, è stato crocifisso nella carne, è morto nella carne ed è risorto il terzo giorno, affinché, rimanendo la natura divina impassibile e mantenendo la verità della nostra carne, potessimo professare sia le sofferenze che i miracoli dell’unico e medesimo Signore, il nostro Dio Gesù Cristo, affinché, considerando la glorificazione del nostro Capo, ciò che il corpo di tutta la Chiesa ha percepito come primizia dai morti nel nostro Capo, cioè in Cristo Dio e Signore, lo attenda anche in coloro che sono sue membra alla venuta della gloria futura. Il nostro stesso Redentore siede dunque alla destra del Padre, uno e medesimo senza confusione delle due nature, senza divisione della persona, e rimanendo, crediamo, in due nature e in due nature, e da lì verrà a giudicare i vivi e i morti.

415 –  Ma il Padre è con questo stesso Figlio unigenito e con lo Spirito Santo una sola cosa nella Divinità e di natura uguale e senza distinzione. La pienezza di questa fede il Signore l’ha comandata agli Apostoli dopo la resurrezione, dicendo: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” Mt XXVIII, 19. Ha detto “nel nome”, non ha detto “nei nomi”, affinché in coloro nei quali c’è una sola potenza, una sola forza, una sola divinità, una sola eternità, una sola gloria, una sola onnipotenza, una sola beatitudine, una sola operazione ed una sola natura, rimanga l’integrità di un solo nome. Infatti, nulla nella Divinità è diverso, poiché solo la proprietà manifesta delle Persone è designata dalla distinzione. Tutto ciò che la Trinità è, dunque, rimane una divinità consustanziale e senza differenze.

Costituzione (1), Inter innumeras sollicitudines sui “Tre Capitoli“, all’imperatore Giustiniano, 14 maggio 553.

Condanna degli errori del nestorianesimo in merito a l’umanità di Cristo.

416 – 1. Se qualcuno, salvata l’inconvertibilità della natura divina, non confessa che il Verbo si è fatto carne e che fin dal suo concepimento nel grembo della Vergine ha unito secondo l’ipostasi i principi della natura umana, ma dice che Dio Verbo era come con un uomo già esistente, in modo che così non si creda che la santa Vergine sia veramente la Madre di Dio, ma che questo appellativo sia solo verbale, sia anatema!

2. Se qualcuno nega che l’unità delle nature in Cristo sia fatta secondo l’ipostasi, ma dice invece che Dio Verbo abiti in un uomo che ha un’esistenza separata come in uno dei giusti, e quindi non confessa l’unità delle nature secondo l’ipostasi, per cui Dio Verbo è rimasto e rimane, insieme alla carne che ha assunto, una sola ipostasi o persona, sia anatema!

418 – (3) Se qualcuno nell’unico Cristo divide le parole del Vangelo e degli apostoli, così da introdurre una divisione delle nature che sono unite in lui, sia anatema.

419 – 4. Se qualcuno dice che l’unico Gesù Cristo, vero Figlio di Dio e vero Figlio dell’uomo, ignorava il futuro o il giorno dell’ultimo giudizio, e che poteva conoscere solo ciò che la divinità che abita in lui come in un altro gli rivelava, sia anatema!

420 – 5. Se qualcuno, in riferimento al passo dell’Apostolo in Eb V,7ss, in cui si dice che Cristo conobbe per esperienza cosa significava obbedire e presentò, con un grande grido e lacrime, preghiere e suppliche a Colui che poteva salvarlo dalla morte, attribuisce questo passo a Cristo come spogliato della sua divinità, divenuta perfetta attraverso gli sforzi della virtù, così che sembra introdurre così due Cristi o due Figli; E se non crede che un solo e medesimo Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, in due nature e in due nature inseparabili e indivise, debba essere confessato e adorato, sia anatema.

2° Concilio di Costantinopoli (5° ecumenico) 5 maggio-2 giugno 553

421-438. 8a sessione, 2 giugno 553: canoni.

Anatemi contro i tre capitoli.

421 – 1. Se qualcuno non confessa una sola natura o sostanza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, una sola potenza e una sola forza, una sola Trinità consustanziale, una sola Divinità adorata in tre ipostasi o persone, sia anatema. Perché c’è un solo Dio e Padre, del quale sono tutte le cose, un solo Spirito Santo, nel quale sono tutte le cose.

422. – 2. Se qualcuno non confessa che ci sono due generazioni di Dio Verbo, una prima dei secoli, dal Padre, senza tempo e incorporea, e l’altra negli ultimi giorni, dallo stesso Verbo che è disceso dal cielo e si è incarnato dalla santa e gloriosa Madre di Dio sempre vergine ed è stato generato da lei, sia anatema.

423 – 3. Se qualcuno dice che un altro è il Verbo di Dio che ha fatto miracoli e un altro il Cristo che ha sofferto, o dice che il Dio-Parola è unito al Cristo nato da una donna Ga 4:4 , o che egli è in lui come un altro in un altro; Ma che non sia lo stesso Signore nostro Gesù Cristo, il Verbo di Dio incarnato e fatto uomo, lo stesso autore di miracoli e soggetto di sofferenze che ha volontariamente sopportato nella carne, sia anatema.

424 – 4. Se qualcuno dice che l’unione di Dio Verbo con l’uomo è avvenuta per grazia o per operazione o per uguaglianza di onore, o per autorità, o per trasferimento, relazione o potere; o per benevolenza, come se Dio Verbo si fosse compiaciuto nell’uomo che aveva della sua stoltezza; Oppure secondo l’omonimia per cui i nestoriani, chiamando il Dio-Verbo Gesù e Cristo e nominando l’uomo preso a parte Cristo e Figlio, parlando evidentemente di due persone, fingono di parlare di una sola persona e di un solo Cristo dal punto di vista dell’appellativo, dell’onore, della dignità e dell’adorazione; ma se non si confessa che l’unione di Dio Verbo con la carne animata da un’anima ragionevole e pensante è avvenuta secondo la composizione, cioè secondo l’ipostasi, come hanno insegnato i santi Padri; e se per questo motivo non confessa la sua unica ipostasi, che è il Signore Gesù Cristo, uno della santa Trinità, che sia anatema.

425 – Infatti, questa unione è stata intesa in molti modi; alcuni, seguaci dell’empietà di Apollinare ed Eutiche, sostenendo la scomparsa degli elementi che si sono uniti, propugnano un’unione per confusione; altri, pensando come Teodoro e Nestorio, favorendo la divisione, introducono un’unione di relazione; tuttavia la santa Chiesa di Dio, respingendo l’empietà delle due eresie, confessa l’unione del Dio-Verbo con la carne secondo la composizione, cioè secondo l’ipostasi. Infatti, l’unione per composizione nel mistero di Cristo non solo conserva senza confusione gli elementi uniti, ma non ne ammette nemmeno la divisione.

426 – (Can. 5) Se qualcuno ammette l’unica ipostasi di nostro Signore Gesù Cristo come se implicasse il significato di più ipostasi, e con questo mezzo cerca di introdurre nel mistero di Cristo due ipostasi o due persone, e dopo aver introdotto due persone, parla di una sola persona, secondo la dignità, l’onore o il culto, come scrissero Teodoro e Nestorio nella loro follia; E se calunnia il santo concilio di Calcedonia, come se avesse usato l’espressione “una sola ipostasi” in questo senso empio; e se non confessa che il Verbo di Dio è stato unito alla carne secondo l’ipostasi, e che quindi non c’è che una sola ipostasi o persona, e che è in questo senso che il santo concilio di Calcedonia ha confessato una sola ipostasi di nostro Signore Gesù Cristo, che costui sia anatema. La Santissima Trinità, infatti, non ha ricevuto l’aggiunta di una persona o di un’ipostasi, nemmeno dopo l’incarnazione dell’unico membro della Santissima Trinità, il Verbo di Dio.

427 – (Can. 6). Se qualcuno dice che è in un senso improprio e falso che la santa, gloriosa e sempre vergine Maria è la Madre di Dio, o che lo è per trasferimento, come se un semplice uomo fosse stato generato da lei, ma non nel senso che il Verbo di Dio si è incarnato; ma la generazione dell’uomo da Maria è secondo loro attribuita per transfert a Dio Verbo come unito all’uomo che è nato, e se calunnia il santo Concilio di Calcedonia dicendo che esso dichiara la Vergine Madre di Dio nel senso empio immaginato da Teodoro; O se qualcuno la chiama madre dell’uomo o madre di Cristo, come se Cristo non fosse Dio, ma non confessa che è propriamente e veramente Madre di Dio, perché Dio Verbo, generato dal Padre prima dei secoli, si è incarnato da lei negli ultimi giorni, e fu con questo sentimento religioso che il santo concilio di Calcedonia la confessò Madre di Dio, costui sia anatema.

428 – (Can. 7) Se qualcuno dice “in due nature”, non confessa che nella divinità e nell’umanità si riconosce il nostro unico Signore Gesù Cristo, per significare con ciò la differenza delle nature da cui l’unione ineffabile è stata realizzata senza confusione, senza che il Verbo si sia trasformato nella natura della carne, né che la carne sia passata nella natura del Verbo (perché ciascuno rimane ciò che è per natura, anche dopo la realtà dell’unione secondo l’ipostasi), ma se prende tale espressione, a proposito del mistero di Cristo, nel senso di una divisione in parti, o se, confessando il numero delle nature nel nostro unico Signore, Gesù Cristo, Dio Verbo incarnato, non si limita alla mera considerazione concettuale della differenza dei principi di cui è costituito, differenza che non viene eliminata dall’unione (perché l’uno è dei due e i due dall’uno), ma se usa il numero a tal punto da avere nature separate, ognuna con la propria ipostasi, tale uomo sia anatema!

429 (Can. 8). Se qualcuno, confessando che l’unione della divinità e dell’umanità è stata fatta da due nature, o parlando di una sola natura incarnata di Dio Verbo, non prende queste formule nel senso in cui le hanno insegnate i santi Padri, cioè che, essendo stata fatta l’unione secondo l’ipostasi dalla natura divina e dalla natura umana, ne è risultato un solo Cristo; ma se per mezzo di queste espressioni intende introdurre un’unica natura o sostanza della Divinità e della carne di Cristo, che tale uomo sia anatema!

430. Infatti, quando diciamo che il Verbo unigenito fu unito secondo l’ipostasi, non diciamo che avvenne una sorta di fusione reciproca delle nature; pensiamo che il Verbo fosse unito alla carne, ciascuna delle nature rimanendo piuttosto quella che era. Perciò uno è Cristo, Dio e uomo, lo stesso, consustanziale al Padre secondo la sua divinità, consustanziale a noi secondo la sua umanità. La Chiesa di Dio, infatti, respinge e anatemizza anche coloro che dividono o tagliano in parti il mistero della divina economia di Cristo e coloro che vi introducono confusione.

431 (Can. 9). Se qualcuno dice che Cristo è adorato in due nature, da cui introduce due culti, uno proprio di Dio Verbo, l’altro proprio dell’uomo; o se qualcuno, con l’intenzione di sopprimere la carne o confondere la divinità e l’umanità, si forma l’idea mostruosa di una sola natura o sostanza dei principi uniti, e così adora Cristo: ma se non adora con un’unica adorazione Dio Verbo incarnato con la propria carne, come la Chiesa ha ricevuto fin dall’inizio, tale uomo sia anatema!

432 – (Can. 10). Se qualcuno non confesserà che Colui che è stato crocifisso nella carne, il Signore nostro Gesù Cristo, è vero Dio, Signore della gloria, e uno della santa Trinità, costui sia anatema!

433 – (Can. 11). Se qualcuno non anatemizza Ario, Eunomio, Macedonio, Apollinare, Nestorio, Eutiche e Origene, e i loro empi scritti, e tutti gli altri eretici condannati e anatemizzati dalla santa Chiesa cattolica e apostolica e dai quattro santi Concili sopra menzionati, come pure tutti coloro che hanno tenuto o tengono opinioni simili a quelle dei suddetti eretici, e hanno persistito nella loro empietà fino alla morte, costui sia anatema!

434. (Can. 12). Se qualcuno difende l’empio Teodoro di Mopsuestia, che afferma che un altro è il Dio-Parola e un altro il Cristo, il quale, turbato dalle passioni dell’anima e dai desideri della carne, si liberò a poco a poco dalle attrattive inferiori e così, reso migliore dal progresso delle sue opere e divenuto del tutto irreprensibile con la sua condotta, fu battezzato come un semplice uomo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; e, con il battesimo, è stato ritenuto degno di ricevere la grazia dello Spirito Santo e l’adozione filiale; e, come un’immagine regale, è adorato nella persona del Verbo Dio; e dopo la sua resurrezione è diventato immutabile nei suoi pensieri e totalmente irreprensibile. Lo stesso empio Teodoro disse che l’unione del Dio-Parola con Cristo era dello stesso ordine di quella di cui parla l’Apostolo per l’uomo e la donna: “Saranno due in una sola carne” Ef 5,31 . E oltre alle sue altre innumerevoli bestemmie, osò dire che dopo la risurrezione, quando il Signore soffiò sui suoi discepoli dicendo: “E quest’uomo dice anche che la confessione di Tommaso, quando toccò le mani e il costato del Signore dopo la Risurrezione, il “Mio Signore e mio Dio”, Gv 20,28, Tommaso non lo disse di Cristo, ma che stupito per la meraviglia della Risurrezione, Tommaso lodò Dio che aveva risuscitato Cristo.

435. Nella sua interpretazione degli Atti degli Apostoli, lo stesso Teodoro paragona Cristo a Platone, Mani, Epicuro e Marcione; come ognuno di loro, dice, dopo aver inventato la propria dottrina, fece chiamare i suoi seguaci platonici, manichei, epicurei e marcioniti, così, dopo che anche Cristo ha inventato una dottrina, i cristiani sono chiamati come lui. Se dunque qualcuno difende il suddetto empissimo Teodoro e i suoi empi scritti, nei quali ha diffuso le bestemmie menzionate e innumerevoli altre contro il nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo, e non anatematizza lui e i suoi empi scritti e coloro che lo accolgono, lo difendono o dicono che le sue esposizioni sono ortodosse, e coloro che hanno scritto a suo favore e in  coloro che hanno scritto a favore di lui e dei suoi empi scritti, e coloro che hanno o potrebbero avere opinioni simili e sono rimasti fino alla fine in tale eresia, siano anatema.

436 – (Can. 13). Se qualcuno difende le opere empie di Teodoreto contro la vera fede, contro il primo e santo Concilio di Efeso, contro San Cirillo e i suoi dodici capitoli (vedi 252-263); di tutto ciò che ha scritto a favore dell’empio Teodoro, di Nestorio e di altri che hanno le stesse opinioni dei suddetti Teodoro e Nestorio, e che accolgono loro e la loro empietà; e se per loro chiama empi i Dottori della Chiesa che sostengono che l’unione di Dio Verbo è stata fatta secondo l’ipostasi; e se non anatematizza gli scritti empi menzionati, coloro che hanno tenuto o hanno le stesse opinioni di loro, tutti coloro che hanno scritto contro la fede ortodossa o contro San Cirillo e i suoi dodici capitoli, e che sono finiti in tale empietà, che tale uomo sia anatema!

437 – (Can. 14). Se qualcuno difende la lettera che si dice sia stata scritta da Ibas a Maris il Persiano, in cui si nega che il Dio-Verbo incarnato da Maria, la santa e sempre vergine Madre di Dio, si sia fatto uomo; in cui si dichiara che fosse un semplice uomo ad essere generato da Lei, un uomo che chiamano Tempio, come se uno fosse il Dio-Verbo e l’altro l’uomo; dove San Cirillo, l’araldo della vera fede dei cristiani ortodossi, è accusato di essere eretico e di aver scritto gli stessi errori dell’empio Apollinare; dove il primo santo Concilio di Efeso è rimproverato di aver deposto Nestorio senza giudizio e senza indagine. La stessa empia lettera definisce empi e contrari alla retta fede i dodici capitoli di San Cirillo 252-263 e giustifica Teodoro e Nestorio e le loro empie dottrine e scritti. Se dunque qualcuno difende la lettera citata e non anatemizza la lettera e coloro che la difendono e dicono che è ortodossa, almeno in parte, coloro che hanno scritto o scrivono in suo favore o in favore delle empietà che essa contiene in nome dei santi Padri e del santo Concilio di Calcedonia e che rimangono fino alla fine in questi errori, costui sia anatema!

438 – Dopo aver così confessato tutti questi punti che abbiamo ricevuto dalla Sacra Scrittura, dall’insegnamento dei santi Padri e dalle definizioni dell’unica e medesima fede fatte dai quattro santi Concili sopra menzionati; dopo aver condannato gli eretici e la loro empietà, e anche l’empietà di coloro che hanno giustificato o stanno giustificando i tre capitoli sopra menzionati, e che hanno perseverato o continuano a perseverare nel loro stesso errore; se qualcuno si impegna a trasmettere, insegnare o scrivere ciò che è in opposizione alle dichiarazioni che abbiamo formulato, se è un Vescovo o iscritto al clero, poiché agirebbe in modo incompatibile con lo stato sacerdotale ed ecclesiastico, sarà privato dell’episcopato o dell’ufficio clericale; se è un monaco o un laico, sarà anatemizzato.

TUTTO IL DENZINGER SENTENZA PER SENTENZA (da Pelagio I a Bonifacio V) (9)